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Tempi duri per l’antimafia, filo da torcere per i magistrati impegnati in prima linea a indagare, investigare e togliere coperchi da pentole bollentissime...
Indignato dalle cronache giudiziarie di questi mesi neri e da una politica troppo spesso spudoratamente connivente, un gruppo di libere cittadine e liberi cittadini ha deciso di organizzare una serata al Teatro Carcano di Milano dal titolo BREAK THE MAFIA.
Una serata per rompere il silenzio, per abbattere il muro sempre più alto dell’indifferenza, ma anche per smuovere le coscienze, per informare senza filtri mediatici, per risvegliare il senso civico, per ....
Per queste e molti altre ragioni, con il sostegno prezioso e la collaborazione fattiva di due associazioni, Ammazzatecitutti e Liberi di pensare, il gruppo organizzatore è riuscito ad avere come ospiti sul palco (in ordine alfabetico): Sonia Alfano, Salvatore Borsellino, Luigi De Magistris, Pino Masciari e Aldo Pecora.
Alla serata prenderà parte anche Clementina Forleo come ospite speciale.
Introduzione ed epilogo della serata, una performance di Break Dance, la danza di strada, tutta incentrata e giocata sul delicato tema.
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commenti Sono i 402 mila euro dell'accordo con l'Acea a influenzare positivamente la manovra del riequilibrio di bilancio di novembre al Comune di Orvieto ma, come ha affermato il sindaco Stefano Mocio in conferenza stampa, il punto ancor più importante per la città è che si è finalmente definita, per le politiche dei rifiuti, una configurazione di certezza e stabilità. Scartate le soluzioni ponte che avrebbero potuto favore economicamente l'amministrazione nel breve periodo (vedi emergenza Campania), in sintonia con la Regione che ha deliberato chiarendo il principio di prossimità e in concomitanza con l'attesa autorizzazione della Provincia, il Comune ha siglato un accordo con la società Acea (che ha acquisito la società SAO), accordo che oltre a garantire vantaggi economici importanti chiude tutto il quadro della questione rifiuti permettendo di delineare per l'avvenire una strategia molto nitida. L'aspetto più interessante è l'entrata del Comune di Orvieto nella compagine azionaria di Sao con l'acquisizione del 3% delle azioni. Questa partecipazione, seppur non troppo consistente in termini azionari, consentirà di poter intervenire e partecipare alla definizione delle politiche industriali e aziendali su un tema decisivo come quello dei rifiuti. Sulla base di questi principi, la nuova convenzione con la società Sao verrà stipulata nel termine di 45 giorni. Garanzie e sicurezza sono state ribadite dal Sindaco per quanto riguarda la discarica orvietana de Le Crete. Tipologie e quantità dei rifiuti da smaltire in discarica sono infatti fissate e stimate dal Piano Regionale: per Orvieto, è fissato al 10% del volume residuo della discarica il volume da destinarsi agli speciali non pericolosi, stimati a 129 mila tonnellate circa ogni anno fino al 2016, il resto è destinato agli urbani. L'aggio di 7 euro a tonnellata riconosciuto al Comune di Orvieto dovrebbe portare alle casse comunali circa un milione di euro l'anno. Questo quadro di tranquillità – su cui, ha detto il Sindaco, è ora di smetterla di rimestare politicamente – permetterà al Comune di Orvieto da un lato di giocare un ruolo forte, nella costituenda multiutility provinciale, proprio in questo settore, dall'altro di definire prospettive politiche di lungo respiro nel campo delle energie rinnovabili. Proprio a questo fine, oltre che per intavolare una fase di partecipazione e distensione con l'ambientalismo, l'assessore all'ambiente Nazareno Desideri, convocherà a breve il Tavolo di Agenda 21 per discutere di queste tematiche, riprendendo il documento del recente Convegno a tema e dando l'avvio a quel progetto "Orvieto ecocity" che era rimasto finora nel cassetto. Uno degli aspetti ancora da definirsi dell'accordo con Acea, prevede anche, al di là del rapporto con Sao, la possibilità di collaborare proprio su progetti relativi a fonti energetiche rinnovabili.
Nella quotidianità, invece, la stabilità economica dovrebbe permettere di investire maggiormente nella raccolta differenziata e nello spazzamento, per stessa ammissione del Sindaco funzioni entrambe trascurate. http://www.orvietonews.it/
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commenti da RAINEWS24
foto: AP
Nelle ultime settimane la situazione in Darfur è ancora peggiorata. Le Nazioni Unite e le principali organizzazioni umanitarie lanciano l' allarme : "le condizioni di sicurezza in questa regione sono così peggiorate che non riusciamo piu' a garantire il nostro aiuto agli sfollati rinchiusi nei campi profughi".
Mentre la richiesta di aiuti aumenta costantemente le risorse a disposizione diminuiscono questo sia problemi politici che per le difficoltà di far arrivare gli aiuti a chi ne ha bisogno.
Si crea cosi un divario sempre piu grande tra le aspettative e i mezzi a disposizione. Nel 2007 questo divario aumenterà ulteriormente. La sicurezza dei campi è il problema principale. Negli ultimi mesi sono aumentati furti e imboscate ai convogli di aiuti. Dodici operatori umanitari hanno perso la vta negli ultimi due mesi. e oltre 25 veicoli sono stati rubati sotto la minaccia delle armi, per lo piu' ad opera dei ribelli..C'e' una fiducia ridotta ai minimi termini nei confronti della comunità internazionale di cui la macchina umanitaria costituisce l'avamposto.
Sui numeri stessi dell'emergenza non c'è chiarezza. Come per il bilancio delle vittime del conflitto negli ultimi tre anni: migliaia, decine o centinaia di migliaia. Chissà? Le Nazioni Unite la definiscono "la piu' grave emergenza umanitaria in atto nel mondo". Parlano di 300.000 morti e tre milioni di profughi.
Lo scontro con gli USA e il difficile rapporto con le Nazioni Unite. I conflitti interni: autonomie e guerra di classe
La situazione e' resa piu difficile dal rifiuto di Kharthoum di accettare un contingente Onu come previsto dalla risoluzione 1706 che prevede l' invio di 20.000 caschi blu. La missione Onu e' pero' subordinata al consenso del governo sudanese. La comunita' internazionale chiede al governo di khartoum di fermare le milizie sue alleate, i Janjaweed, accusati di massacri, econsentire l'accesso degli aiuti umanitari nel Darfur ed avviare un processo politico con i ribelli della regione.
Bush e Colin Powell, nel 2004, hanno parlato di genocidio.
Si è ipotizzato anche un intervento Nato che in questo caso diventa possibile. La commissione d'inchiesta, guidata dal giudice italiano Antonio Cassese, ha riconosciuto i crimini di guerra e contro l'umanità, ma ha stabilito che di genocidio non si può parlare.
Il presidente sudanese Omar al Bashir dice che il suo Paese non diventerà un nuovo Iraq. Sostiene che gli USA vogliono destabilizzare il Sudan per giungere ad un cambio di governo, e che utilizzano le Nazioni Unite per questo scopo. Per al Bashir, Stati Uniti e Gran Bretagna vogliono utilizzare la vicenda del Darfur per ricolonizzare il Sudan.Jan Pronk, l'inviato di Kofi Annan, è stato dichiarato "persona non grata" ed espulso ad ottobre, proprio con l'accusa di ingerenza negli affari interni del Paese.
Le violenze sono aumentate negli ultimi anni soprattutto a causa degli scontri in atto tra tra il Governo di Khartoum e i gruppi ribelli del Darfur (SLA, Sudan Lliberation Army e JEM, Justice Equality Movement), al quale prendono parte anche i cosiddetti Janjaweed, i "diavoli a cavallo", miliziani nomadi spesso utilizzati dal governo sudanese contro i propri nemici e accusati di crimini contro l'umanità. Tanto che, recentemente, Al Bashir si è impegnato a disarmarli.
Sono stati ad esempio usati durante la guerra civile contro il Sud Sudan di John Garang. E' molto probabile che i gruppi ribelli del Darfur ricevano grossi aiuti dal vicino Ciad, paese amico dI USA e Francia, e che il governo sudanese ("paese canaglia"), per contraccambiare dia una mano ai ribelli del Ciad. (r.f.)

Le cause della crisi
foto: Reuters
L' accesso alle risorse. La lotta per l' acqua e quella per il petrolio
Una causa di questa crisi, la più antica, è la lotta per l'acqua tra tribù di sedentari e nomadi. Il processo di desertificazione in corso negli ultimi decenni, per l'aumento della temperatura del pianeta, si fa sentire anche così. E poi la causa piu recente il petrolio. Sembra ormai certo che questa regione arida ai confini del deserto ne sarà in futuro ottima fornitrice. Negli ultimi anni la produzione annua è arrivata a 600.000 barili di greggio e, secondo gli esperti, crescerà ancora di molto.
Il petrolio del vicino Ciad, grazie al Fondo Monetario Internazionale e alla Esso, prende la rotta degli Usa e dell'Occidente attraverso l'oleodotto che lo porta sull'Atlantico. Il petrolio del Sudan invece, che si estrae per ora solo in Sud Sudan (venti anni di guerra civile, centinaia di migliaia di morti), è finito soprattutto nelle mani dei cinesi, che hanno approfittato dell'embargo statunitense.
C'è un oleodotto di 1600 km che va dal Kordofan, regione confinante con il Darfur, fino al Mar Rosso e da lì verso l'Asia. Guardando una cartina ci accorgiamo subito che il Darfur sta proprio nel mezzo e in poche centinaia di km di nuovo oleodotto, il petrolio se ne va facilmente da una parte o dall'altra. Verso gli Stati Uniti o verso la Cina. Forse proprio qui sta la causa principale dello scontro in atto sul Darfur. Mettere le mani sulle future risorse petrolifere di quest' area.
Si puo' parlare anche di una guerra di classe (come l'ha definita il collega Massimo Alberizzi, inviato del Corriere della Sera.). La guerra dei poveri contro i ricchi. I poveri sono gli africani, diseredati ai confini del deserto, che lottano per un accesso alle risorse e per poter far sentire la loro voce. I ricchi sono l'elite araba che comanda nel Paese.
Le cause di questo conflitto, come abbiamo visto, sono molte. Dalle rivalità tra etnie fomentate dall'uno e dall'altro, alle armi fornite con generosità un po' a tutti in cambio di temporaneee alleanze. Dall'antica lotta per l'acqua tra le tribù, a quella più recente per il petrolio. Un mix esplosivo che ha molte somiglianze con i tanti conflitti in corso negli altri paesi africani.
Che sia in atto una gravissima emergenza umanitaria è certo, così come sono certe le violenze ai danni della popolazione civile: villaggi bruciati, stragi, donne violentate e bambini rapiti. Lo scenario tragico di tutte le guerre.

Ma è forte il sospetto che questa emergenza venga strumentalizzata un po' da tutti. Dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni umanitarie che la utilizzano come immagine forte per sensibilizzare l'opinione pubblica mondiale e raccogliere fondi che non bastano mai. Poi dalle parti in conflitto, dai gruppi ribelli per acquisire visibilità internazionale e far conoscere la propria causa.
Dal governo di Khartoum, su due fronti: quello interno per accusare di complotto internazionale e far piazza pulita delle istanze autonomiste, quello esterno per regolare i conti con il vicino Ciad. E, al di sopra di tutti questi, non si puo' ignorare l'interesse delle potenze mondiali, Stati Uniti e Cina, che vogliono mettere le mani sulle risorse di quest' area. (r.f.)
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commenti L'appello di Peace Reporter

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commenti 26.11.2007 - Ministero Interno
Il 30 novembre il decreto in Gazzetta Ufficiale: 170.000 i cittadini stranieri non comunitari che si potranno assumere per «motivi di lavoro subordinato non stagionale e di lavoro autonomo». Dal 1° dicembre il datore di lavoro italiano, o straniero regolarmente soggiornante in Italia, dovrà registrarsi su www.interno.it
Il programma telematico per la presentazione delle domande è scaricabile da oggi dai principali siti d’informazione. Venerdì sarà disponibile anche su interno.it.
Gli speciali pubblicati su interno.it e sui siti internet di informazione potranno essere utili per "socializzare" e prendere dimestichezza con questa nuova procedura.
Addio file alla Posta. Il decreto contiene ben due importanti novità: la procedura esclusivamente telematica, voluta con l’obiettivo di non ripetere le code davanti agli uffici postali, e l’invio delle domande scaglionate in tre date successive per evitare ingorghi telematici delle richieste per aggiudicarsi uno dei posti disponibili.
Consigli utili per chi 'farà da sé'. Il datore di lavoro deve installare il programma sullo stesso computer da cui sarà compilata e inviata la domanda. Importante: serve la connessione ad internet.
Chi, invece, necessita di assistenza. Se non si preferisce chiedere assistenza sarà possibile rivolgersi alle associazioni e ai patronati che, in base a protocolli firmati con il ministero dell’Interno, garantiranno assistenza completamente gratuita.
Anche se il programma è scaricabile da oggi dai principali siti di informazione, solo a partire dal 1° dicembre sarà possibile procedere con la compilazione della modulistica.
Le cinque tappe della procedura on-line:
Installazione del programma: solo questa operazione è possibile fare fin da ora. Per le altre si deve attendere le date stabilite.
Attenzione: è possibile segnalare domande e perplessità al “Punto di contatto” di interno.it (home page – barra a destra – Sportello immigrazione – Punto di contatto). Il 1° dicembre, invece, sarà attivato l’help desk.
Le domande in formato digitale dovranno essere inoltrate telematicamente nei termini indicati dal decreto e seguendo criteri di scaglionamento che prevedono l’invio:
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commenti Non a caso è stato Stefano Rodotà, componente del Comitato italiano per la governance di Internet, a illustrarne i dettagli: una società aperta e democratica non può tollerare censure e repressioni governative in Rete, né lasciare alle corporation il controllo sulla circolazione dell’informazione. Va riaffermato, in maniera globale e partecipata, il valore dei diritti umani su Internet, della sua centralità come strumento universale e pubblico. Ciò è possibile solo tramite un confronto aperto, dal basso e soprattutto capace di riunire intorno al tavolo della discussione i molti stakeholder coinvolti. E come ha ribadito lo stesso Rodotà, «la formula del Bill of Rights ha forza simbolica, mette in evidenza che non si vuole limitare la libertà in rete ma, al contrario, mantenere le condizioni perché possa continuare a fiorire. Per questo servono garanzie “costituzionali”».
A Rio il processo ha dunque compiuto un altro passo importante, condensato nella dichiarazione congiunta firmata dalle delegazioni brasiliana e italiana, ora aperta all’adesione di altri Paesi. Lo stesso Vint Cerf, uno dei “padri” di Internet, ha riconosciuto a conclusione dei lavori dell’IGF che «ora la proposta è sul tavolo e può rappresentare un grosso impegno per il futuro». La questione sarà infatti al centro della prossima sessione dell’IGF, prevista per inizio dicembre 2008 a New Delhi, nonché discussa in altri eventi in via di organizzazione. Chiaro che non è tutto e rose e fiori. Si chiede ad esempio Arturo di Corinto, osservatore attento e presente a Rio de Janeiro, «come possa essere implementata la carta, quali saranno i mezzi per applicarla, come farne una bandiera per lo sviluppo futuro di Internet». Mentre, fra le varie critiche, qualcuno avanza l’ipotesi che «un set di regole definite limiti la flessibilità d’intervento delle istituzioni nella risoluzione di dispute internazionali relativamente al cyber-crime, alla tutela della proprietà intellettuale, all’electronic warfare di alcuni Stati contro altri».
Oltre a svariati resoconti nella blogosfera italiana, altro intervento degno di nota è quello di Robin Gross, direttore di IP Justice, uno dei pochi gruppi statunitensi impegnato nella definizione dell’Internet Bill of Rights e gestore della relativa mailing list di discussione. Secondo Gross, occorre tenere in debito conto anche l’anonimato, «importante diritto umano che abbraccia sia la privacy sia la libertà d’espressione», nonché le annose questioni sul copyright per esplorare piuttosto nuovi business model che «traggano vantaggio dalla facilità di copiare e distribuire materiali, anziché limitare simili pratiche». Posizioni queste tutt’altro che popolari nel mainstream Usa, come conferma un recente questionario (o presunto tale) inviato dalla Copyright Alliance ai candidati presidenziali dove le domande sono confezionate in modo da assicurare che i fondamenti dell’attuale, iper-restrittivo diritto d’autore non vengano toccati ma anzi riaffermati dal prossimo Presidente, chiunque sarà.
D’altronde sia i grandi media che le testate specializzate online statunitensi hanno tranquillamente ignorato il meeting di Rio de Janeiro, né potrebbe essere altrimenti in questi giorni dedicati al mega-lancio delle festività, che sono un tutt’uno da Thanksgiving a Natale, e soprattutto al Black Friday, momento clou dello shopping annuale. Né è un mistero come, più in generale, il tema dei diritti online ottenga attenzione solo se e quando si tratti, ad esempio, dei Privacy Principles di Microsoft, delle manovre auto-tutelari di Google o, peggio, degli improvvisi dietro-front legali di Yahoo!. Un ulteriore gap nel non facile processo di stesura e applicazione di questa Magna Charta, le cui sorti restano così affidate al fattiva partecipazione dei singoli oltre che alla spinta di paesi come Italia e Brasile.
Quale il futuro dell’Internet Bill of Rights, a questo punto? «Non mancano dubbi e perplessità su che cosa farne in pratica, su come applicarlo in maniera efficace», spiega Andrea Glorioso, presente a Rio per conto del Nexa al Politecnico di Torino). «La strada è comunque puntare alla discussione aperta e al coinvolgimento diretto di tutti gli stakeholder della Rete». Rimboccarsi le maniche, insomma. Che è poi l’oggetto dell’ultimo messaggio diffuso nell’omonima mailing list, onde tirare le fila degli iscritti una volta tornati nelle rispettive residenze dopo il meeting brasiliano. Dove vengono anche dettagliate “the action items” che vanno implementate al più presto, non solo a livello nazionale: dalle bozze della “Lettera di Rio” all’attivazione di una piattaforma integrata di strumenti operativi alla raccolta di analoghi documenti formali internazionali. Tutto ben specificato nell’apposito wiki.
Bernardo Parrella, giornalista e traduttore sui temi del digitale, vive da tempo negli Stati Uniti e scrive su Apogeonline fin dal suo lancio (1998).
http://www.apogeonline.com/
lunedì 26 novembre 2007 - Marcello Foa - da Legnostorto.com
Il Dalai Lama sta per arrivare in Italia e le nostre autorità sono in imbarazzo. Riceverlo o no? Qualche settimana fa la Merkel ha deciso per il sì, Bush gli ha addirittura conferito una delle massime onoreficenze statunitensi. Ma si tratta di eccezioni. Ora Prodi deve decidere come comportarsi e così il governatore della Lombardia Formigoni e il sindaco di Milano Moratti. Cosa rischiano è noto: un pesante boicottaggio economico. In particolare Milano è in una posizione delicata perchè è in corsa per l’assegnazione di Expo 2015 e il presidente della Bie l’Ufficio internazionale delle fiere è un cinese.
Una lettrice di questo blog, Francesca Bosi, mi ha scritto: “Vorrei permettermi di dare a quest’uomo coraggioso e tenace un umile consiglio: smetta di fare il pacifista, mandi i suoi monaci a farsi esplodere in qualche centro commerciale, in metropolitana o in una delle tante China Town sparse nel mondo; usi donne e bambini come scudi umani, contrabbandi armi di ogni tipo nascondendole nelle statue del Buddha, minacci di sterminare con ogni mezzo chi opprime il suo paese e ha già sterminato il 20% dei suoi connazionali; e trasformi ogni tempio in centri di addestramento per bomabaroli (e altro). Come per incanto si vedrà invitato, osannato e aiutato.”
La sua è una provocazione, ma il dilemma c’è tutto. Come devono comportarsi le nostre autorità? Io dico che questi gesti se li possono permettere leader pienamente consapevoli, come la Merkel e , in questo caso, Bush. Prodi, Formigoni e la Moratti hanno la stazza politica per fare altrettanto? Temo di no, anche, e mi chiedo se sia possibile un compromesso tra la solidarietà umanitaria a uno dei leader più pacifici del mondo e la salvaguardia degli interessi nazionali. Un altro leader di peso Sarkozy ha fatto una scelta chiara. Il Dalai Lama non lo riceverà mai. Ora è in Cina, non ha rinunciato a sollevare toccato la questione dei diritti dell’uomo ma non è andato oltre le consuete dichiarazioni. Tornerà a casa con contratti per venti miliardi di euro. Quale linea deve realisticamente seguire l’Italia? Più Sarko o più Merkel?
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Riporto questo commento che mi trova in perfetta sintonia
25 novembre 2007, di Cinzia Sbardella
Ciao a tutte, sono stata anch’io alla manifestazione e vorrei dire qualcosa a proposito. E’ stato un corteo bellissimo, ricco di colori, idee e partecipazione. Una bellissima onda umana. Sono andata in quanto donna non legata a nessun movimento a portare il mio contributo. Sono andata, anche se non sono stata, e ancora meno lo sono adesso, d’accordo nell’escludere gli uomini, che pur non essendo protagonisti sono comunque comprimari in questo scenario di violenza contro le donne. Penso anzi, che sia ora prendano parte assumendosene la responsabilità, delineando una netta posizione, senza essere relegati a ruolo di spettatori (fin troppo facile da sostenere). Ma quello che più di tutto mi ha dato tristezza è stato dover rivedere, ancora dopo tanti anni e con un decisivo sostegno delle vecchie generazioni, quell’antico atteggiamento di chiusura totale e violenta verso gli "altri", come insostenibile contraddizione in seno ad un movimento che rivendica una linea di pace e apertura. Mi spiego meglio, per esempio la sig.ra Prestigiacomo s’infila nel corteo, lo percorre velocemente, ne guadagna la testa seguita dal solito stuolo di giornalisti, man mano aggregati, avidi di quella notorietà che si vende meglio. Anche fosse stata la sua una provocazione strumentale (ed è probabile che lo sia), non sarebbe stato meglio farle il vuoto intorno, allontanare civilmente i giornalisti, (che non possono e non devono utilizzare il corteo per fare le loro sporche e servili interviste) e magari chiederle con tutta calma a che titolo e con che ruolo si era presentata alla manifestazione. Farle presente che se era venuta in quanto donna, poteva accomodarsi, ma alla coda del corteo. Dando così, a lei (in quanto fascista) una VERA dimostrazione di civiltà e allo stesso tempo alla cosa in se una giusta dimensione. E invece no, vecchi schemi: accalcarsi, spintonare, urlare improperi, qualcuna se non fosse stata fermata dalle stesse manifestanti, gli avrebbe anche e volentieri messo le mani addosso. Strategicamente la strumentalizzazione che, è possibile, la sig.ra ha voluto mettere in atto, si dimostra perfettamente riuscita. Pensate invece, che figura infima avrebbe fatto alla coda del corteo, seguita dalla stampa; forse qualcuno dei giornalisti tra i più intelligenti avrebbe anche potuto tirarci su un bel pezzo, di stile pasoliniano. Poi l’arrivo in piazza, e forse qui il problema può essere stato creato senza volere, ma solo per non averlo previsto, dall’organizzazione dei movimenti stessa. Di fatto la prima immagine entrando è un gazebo rialzato, certo a scambiarlo per un palco ci vuole fantasia, ma in assenza di altro esplicitamente visibile e in risposta alle aspettative di una folla manifestante, lo si identifica come tale. In realtà il gazebo appartiene ad una tv, la meno in vista tra quelle note, ma in ogni modo l’unica ad aver organizzato dei servizi per testimoniare la nostra presenza lì. Ovviamente chi più è abituato per mestiere a trattare con i media, meglio sa come sfruttarli e cavalcare la tigre. Le Ministre erano già lì, belle belle sembrava avessero fatto la maratona per arrivare prime e farsi intervistare. Così la piazza arrabbiata, invece di fermare la diretta e spiegare le proprie ragioni, invece di far intervistare le donne che hanno organizzato e partecipato al corteo, per far arrivare una testimonianza VERA anche a quelle tantissime rimaste a casa che fa? Occupa il “palco straniero” e caccia via i giornalisti. Tutto senza dare la benché minima possibilità al dialogo e allo scambio di idee. Ho sentito solo urlare addosso agli "altri". Bhè, scusate ragazze ma io non ho parole! Gli "altri" siamo noi e non lo abbiamo ancora capito. La mia delusione è tanto più cocente perchè sono una donna, reduce degli anni ’70, che ancora crede nella politica e nell’impegno sociale. Con affetto e rispetto per tutte, Cinzia
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E' 4000 volte più debole delle stelle distinguibili ad occhio nudo
L'astronomo Andrea Boattini ha scoperto nei giorni scorsi l'astro con la 'chioma'. E' stato denominato C/2007 W1 (Boattini). La prima conferma della sua esistenza è arrivata dagli astrofili di Remanzacco. Potrebbe diventare osservabile nel 2008
Libero Santarpia, dottore di ricerca in Scienze Endocrinologiche e Metaboliche sperimentali dell’ateneo Peloritano, ha pubblicato recentemente uno studio internazionale sulle alterazioni molecolari nei carcinomi della tiroide.
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commenti | UNA SEMPLICE SPESA PER AIUTARE CHI HA BISOGNO | |
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In tutta Italia la giornata di sabato 24 novembre è il giorno della Colletta Alimentare, giunta quest'anno alla sua 11° edizione. Organizzata dalla Fondazione Banco Alimentare Onlus e dalla Federazione dell'Impresa Sociale Compagnia delle Opere, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, consentirà ai cittadini italiani di aiutare concretamente i poveri del nostro Paese acquistando in oltre 6800 supermercati alimenti non deperibili (preferibilmente olio, omogeneizzati ed alimenti per l'infanzia, tonno e carne in scatola, pelati e legumi in scatola) che saranno distribuiti a più di 1.360.000 indigenti attraverso gli oltre 8.100 enti convenzionati con la rete Banco Alimentare (mense per i poveri, comunità per minori, banchi di solidarietà, centri d'accoglienza, ecc.). 
Che sarà del nostro futuro?
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