socialprosumer
No al nucleare - Comitato per un’alternativa energetica, basata sulle fonti rinnovabili e il risparmio

Chi siamo

Bloggers che mettono a disposizione le proprie conoscenze, piccole o grandi, dirette o di cui siano venuti a conoscenza, che possano essere utili alla collettività

CHI E' IL SOCIAL PROSUMER

***********************
Scrivi anche tu in questo blog
***********************

Google

 JOIN! Disclamer & Banner


MigliorBlog.it

Petizioni in corso







PeaceReporter - la rete della pace. Quotidiano online e agenzia di servizi editoriali. Storie, dossier, interviste, reportage, schede conflitto, schede paese e buone notizie da tutto il mondo

Links

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato <$BlogCounter$> volte
visitato *loading* volte

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog
Add to Technorati Favorites

http://www.wikio.it

free web site hit counter


Image Hosted by ImageShack.us

www.tocchiamoli.com

giovedì, 31 gennaio 2008

CONSUMATORI SI, MA PROFESSIONISTI: NON C'E' ALTRA STRADA

Mettiamoci d'accordo una volte per tutte: chi può ragionevolmente credere che il meccanismo produttivo funzioni sulla scorta di un automatico succedersi di produzione-consumo?
"Senza soldi non si canta messa": occorre danaro affinchè mediante l'acquisto il Valore prodotto si trasmuti in Ricchezza.
Già, il danaro!
Se il reddito è insufficiente si dovrà utilizzare il risparmio.
Se il risparmio non ce la fa più si deve utilizzare il debito.
Se il debito cresce oltre la capacità di ripagarlo, viene allora a mancare il quibus:  il meccanismo si inceppa.
Il Valore prodotto resta Ricchezza inespressa, non è  cosa da poco.
Se manco al mio ruolo di acquirente, agli altri mancheranno profitti, stipendi, salari, stock-options; mancheranno pure gli introiti fiscali allo Stato; chi potrà acquistare il debito nazionale?
Questo è quanto.
I soliti bene informati, dati alla mano, affermano che il risparmio degli italiani - rispetto ai colleghi europei e americani - resta ancora elevato mentre il debito risulta entro limiti fisiologici.
Insomma dobbiamo continuare a consumare.
Abbiamo scorte a cui attingere; per la patologia del debito c'è  ancora tempo.
A conti fatti gli informati non hanno tutti i torti: noi non avremo scampo.
Ma c'è un MA grosso come una casa a cui non potremo indefinitamente sottrarci con cui anzi, in questi tempi di vacche magre, potremo trovare trastullo e sprone.
L'esperienza umana dell'acquisto-consumo che sembra esaurire il nostro compito mostra la corda.
Si parte dall'affanno economico, poi l'inquinamento come risultato della consumazione; il ruolo acquisitivo della nostra azione, svolto tutto al singolare, impoverisce le relazioni umane; l' "adesso" della nostra azione ci imbraga in un eterno presente negando il futuro.
Non è un bel vedere.
La pratica dilettante del consumare non basta più: occorre uno scatto d'orgoglio, competenza e mestiere.
Consumatori si, ma professionisti: non c'è altra strada.
La insostituibilità del nostro ruolo lo suggerisce; la responsabilità della nostra azione lo impone: diamoci da fare.
Dalla vita spesa a fare la spesa per produrre ricchezza, alla vita impiegata a scovare BENESSERE e distribuirlo.
Il passo non è breve, non è facile ma risoluto: si può fare.
Oltre moneta e merci, altro.
Niente paura: ricchezza + sintonia con il mondo e le cose, condivisione con i senzienti.
Questo fa virtuoso il nostro esercizio, autoritario il nostro dire.
Se la nostra capacità di spesa non basta, siano altri a spendere.
Acquistare le nostre risorse in OFFERTA, quelle che muovono la nostra azione, tanto appetite da lorsignori.
Poi, costretti a marcare una pratica austera, produciamo DOMANDA di merci: potremo qualificare l'offerta e controllare i PREZZI.
Questo, in soldoni, quanto fare per agire.
Questa l'espressione compiuta del nostro lavoro.
Già, il lavoro: una rinnovata dignità per il nostro esercizio, un compito edificante per il nostro fare, pure relazioni solidali tra gli astanti.
Dulcis in fundo: recuperare il potere di acquisto smarrito nella pratica dilettante.

Mauro Artibani
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org


postato da: prosumer alle ore 10:39 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: politica, giustizia, consumi, solidarietà, social prosumer

Come funziona il passaparola sul Web

Il word of mouth marketing sta facendo furori in America, divenendo uno dei settori di marketing in più rapida crescita. Secondo la ricerca del PQ media, è aumentato del 35,9% nel 2006 e le ultime previsioni parlano di 1 miliardo di dollari nel 2007. Mentre negli Stati Uniti il marketing alternativo traina l'economia, in Italia siamo ancora agli albori: si stanno muovendo in questa direzione i soliti big ma anche dei piccoli outsider. Le tecniche di marketing alternativo, che sono racchiuse nel termine word of mouth, hanno indubbi vantaggi e soprattutto sono alla portata di budget molto più limitati rispetto alle cifre astronomiche richieste dai media tradizionali come televisione o stampa. Per questo il word of mouth è ottimale per una piccola media impresa che ha voglia di crescere e di farsi conoscere. Ma cos'è questo word of mouth? Spesso abbreviato con l'acronimo WOM, tradotto in Italiano significa passaparola.

Di cosa si fidano i consumatori?

Secondo una ricerca del Forrester Research il 90% degli utenti si fida del passaparola e lo usa per prendere una decisione. Certo, succedeva anche una volta, quando per comprare un'auto ci si fidava più del meccanico o del vicino di casa che della pubblicità in TV. Oggi il fenomeno si è enormemente potenziato grazie al Web: le statistiche segnalano come la fiducia negli spot televisivi sia in caduta libera. Secondo il Napa Consulting Group solo il 18% degli spot TV generano un rientro positivo dell'investimento economico (ROI), e solo il 14% della popolazione crede nella pubblicità televisiva. Ed il dato più rilevante è che ormai i giovani dai 16 ai 24 anni preferiscono navigare in Internet che guardare la televisione, dedicando al Web il 10% in più di tempo. I dati dell'European Interactive Advertising Association (Eiaa) hanno rilevato che ormai il 57% degli europei (ben 169 milioni di persone) si connette regolarmente ad Internet. Se poi andiamo ad osservare quali sono le attività online preferite dagli europei, troviamo che dopo le ricerche e la posta elettronica, che superano di gran lunga l'80%, al terzo posto si colloca il social networking con un solido 42% (in Italia il 40%). Quindi l'attività di comunicazione attraverso le reti sociali, caratteristica che ha preso prepotentemente il sopravvento nel Web di questi ultimi anni, conferma quanto le persone abbiano una fortissima necessità di raccontarsi e di leggere le opinioni altrui riguardo alle decisioni, dalle più banali a quelle più importanti, come l'acquisto di un'auto o di una casa. Prova ne è il successo clamoroso di portali di user generated content (contenuti generati dagli utenti) come ad esempio Yahoo Answers, Ciao.it, Venere.com, dove gli utenti sono allo stesso tempo cacciatori di informazioni ed utili consiglieri riguardo alle decisioni d'acquisto altrui.

In Yahoo Answers si possono ad esempio trovare professionisti che gratuitamente rispondono a domande sull'utilizzo di sistemi che producono o utilizzano energie rinnovabili con informazioni spesso più tecniche ed aggiornate rispetto a quelle dei rivenditori sotto casa di quella stessa categoria di prodotti. In Ciao.it i consumatori dispensano consigli e caratteristiche dei prodotti acquistati con un dettaglio ed una precisione davvero unici, nulla in confronto ai giovani commessi dei grandi centri commerciali che a mala pena sanno elencare le caratteristiche base di un elettrodomestico, magari leggendolo direttamente dall'etichetta posta sull'espositore. Sul portale Venere.com sono i viaggiatori stessi che raccontano agli altri l'esperienza in un determinato hotel in una qualsiasi località del mondo, senza risparmiare eventuali commenti al vetriolo sulla mancata pulizia o su caratteristiche delle stanze che discordavano dai servizi promessi dagli albergatori. Questi casi sono solo un piccolo esempio di come in Internet si sia diffuso all'ennesima potenza il passaparola. Il principio è lo stesso di sempre, quello di consigliare o sconsigliare agli altri l'esperienza di un prodotto. Con una fondamentale differenza. Oggi non si parla più solo alla ristretta cerchia di amici che si conosce personalmente nella vita quotidiana, ma ci si espone su di un palco virtuale, dove i possibili interessati sono centinaia, migliaia, milioni. E dove anche i prodotti più particolari, le soluzioni più speciali ed i viaggi più inusuali hanno una nicchia di persone che possono essere interessate e possono trovare informazioni dettagliate, oggettive, esperienziali. Questa trasformazione dei consumatori da fruitori di servizi a potenziali opinionisti – commentatori del prodotto acquistato ha portato inevitabilmente ad una disaffezione della pubblicità televisiva ed in generale al modo di promuovere i prodotti con l'ormai obsoleto stile di comunicazione unidirezionale dall'azienda ai clienti. Oggi i consumatori sono diventati gli opinionisti più potenti ed autorevoli. Ma le aziende non devono temere. Devono solo adeguarsi a questo nuovo stile, adottando di conseguenza nuove tecniche di marketing che non a caso si rifanno allo stesso principio del passaparola.

Le diverse tipologie di WOM

Una volta che si è compreso che i potenziali clienti non si accontentano più della brochure, del sito vetrina e della pubblicità istituzionale con zero interattività, per una piccola e media impresa ci sono due strade. Informarsi ed attivare campagne di WOM marketing su misura con il proprio business e con gli obiettivi aziendali, oppure stare a guardare, perché queste tecniche spesso sono ancora sperimentali, richiedono un alto grado di creatività e hanno una base di rischio. Chi opta per la seconda strada, deve tenere presente che comunque i suoi clienti stanno già informandosi online sui propri prodotti e su quelli dei competitor, magari instaurando discussioni su forum, blog, community. Creando nuovi linguaggi, nuove tendenze. Che sono utili al competitor più attento al passaparola su Web. Per questo motivo è consigliabile anche per una piccola media impresa addentrarsi nella prima strada, quella del word of mouth marketing. Che ha molte soluzioni, adattabili a tutti i tipi di aziende.

Buzz marketing. Da brusio, significa trovare agganci, organizzare eventi speciali e promozioni, tutto per far parlare del brand online e offline, in pratica un mix tra vecchio e nuovo passaparola.

Viral marketing. Attraverso strumenti di condivisione online stimolare la diffusione capillare di messaggi, advergames, video, etc che promuovono il brand (sta spopolando l'autoproduzione di video di promozione aziendale realizzati in ufficio, utilizzando come attori i dipendenti e condendo con una buona dose di autoironia, che spesso viene premiata con un'ottima visibilità su Web e un conseguente rientro di immagine positivo).

Influencer marketing. Individuare gli opinion leader e far parlare bene del brand, anche in questo caso rispetto alle classiche pubbliche relazioni la differenza consiste nel fare amicizia con i blogger e forumisti del proprio settore, ormai divenuti più potenti dei giornalisti nell'influenzare i consumatori.

Evangelist marketing. Trasformare i migliori clienti in sostenitori / avvocati (questa tecnica va coltivata con un rapporto molto personale con i migliori clienti, ed il sito Web può diventare un ottimo veicolo per registrare in presa diretta videointerviste delle referenze più illustri e soddisfatte, con un messaggio che ha una potenza molto forte nel convincere i potenziali clienti).

Street marketing. Interagire nei posti offline più popolari dei clienti promuovendo il brand: in questo caso il Web interviene a monte per diffondere l'evento nelle community di potenziali clienti. Per l'evento vero e proprio si esce dal virtuale e si torna nel mondo reale, con qualcosa che stupisce, che fa parlare di sè, che viene fotografato e quindi genera un passaparola che ritorna su Web dove viene amplificato tramite blog e communiy.

Per una Pmi questo è proprio il momento buono: fare un'azione di marketing alternativo prima del competitor significa mettersi in vista, scatenare un passaparola positivo, avere un ottimo ritorno di immagine. Certo, ci vuole organizzazione, un piano integrato con la strategia aziendale e ci si deve affidare a dei professionisti perché l'improvvisazione non paga mai, oppure può sortire solo un effetto temporaneo. Ma il word of mouth è la risposta più coerente di porsi di fronte ai potenziali clienti di oggi. Con tanta voglia di METTERSI IN GIOCO, sapendo che un prodotto di qualità, che funziona e che soddisfa, coadiuvato da una comunicazione aziendale aperta al dialogo, sarà sempre il miglior punto di partenza per un passaparola positivo, online e offline. http://www.pmi.it/


postato da: oscarboscaro alle ore 09:19 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: politica, consumi, social prosumer

LuMiR e la salute corre in rete

Un click sul computer per conoscere la storia clinica del paziente che si sta visitando. E’ quanto promette LuMiR, l’ambizioso progetto realizzato dall’Itb-Cnr per la regione Basilicata, che consentirà ai medici lucani di condividere i dati utili alla cura della salute del cittadino

Esami clinici ripetuti inutilmente più volte, mancanza di scambio di informazioni tra strutture sanitarie diverse, e talvolta anche all’interno della stessa. Quanti pazienti si sono trovati a soffrire disagi dovuti a banali gap di comunicazione? A queste difficoltà si oppone la possibilità di integrare servizi come il fascicolo sanitario elettronico, la cartella virtuale e il libretto sanitario elettronico. Se ne discuterà domani, martedì 29 gennaio, a Potenza, nel corso del convegno “Il fascicolo sanitario elettronico”, organizzato dalla Regione Basilicata e dall’Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Itb-Cnr).

L’iniziativa rappresenta l’avvio del progetto LuMiR (Lucania Medici in Rete), realizzato dall’Itb-Cnr per l’assessorato alla salute della regione Basilicata e che intende sperimentare l’informatizzazione integrale del sistema sanitario lucano.

“Con un semplice click, gli operatori sanitari autorizzati potranno conoscere la storia clinica dei pazienti mediante informazioni sintetiche o complete sui loro eventi clinici (malattie, visite mediche, ricoveri, etc.)”, spiega Fabrizio Ricci, della sezione ‘sanità elettronica’ dell’Itb-Cnr e responsabile di LuMiR. “Ma soprattutto la rete coinvolgerà i medici specialisti, i centri diagnostici ed i laboratori di analisi, i presidi ed i reparti ospedalieri, le farmacie e le Asl, modificando definitivamente la comunicazione in tema di salute”.

Il progetto intende favorire la comunicazione e condivisione delle informazioni tra gli operatori socio-sanitari della Regione attraverso l’integrazione telematica e si innesta nel contesto del progetto nazionale Rmmg (Rete dei medici di medicina generale), che prevede la realizzazione di un sistema in grado di fornire l’interconnessione in rete tra medici e l’accesso interattivo dei cittadini al Sistema informativo sanitario regionale.

“La ‘salute in rete’ rappresenta un’opportunità per la comunità sanitaria lucana e, speriamo, il trampolino di lancio a livello nazionale”, prosegue Ricci. “La costruzione di una comunità virtuale tra i medici consentirà di migliorare l’appropriatezza degli interventi terapeutici, evitare ripetizioni di indagini diagnostiche, utilizzare al meglio i poli ospedalieri, in una frase: favorire la continuità della cura superando i vincoli di spazio e tempo in una struttura sanitaria virtuale”.

Inoltre, l’applicazione di LuMiR darà modo di potenziare gli attuali sistemi tecnologici ed informativi, presenti già da tempo in Basilicata. “Saranno organizzati adeguati corsi di formazione residenziale che coinvolgeranno in prima battuta i medici di base”, conclude Ricci. “Nei prossimi mesi è prevista una prima fase di sperimentazione in alcune Asl con il diretto coinvolgimento dei medici su specifiche patologie, come lo scompenso cardiaco, e sui relativi servizi sanitari”.

“Si tratta di un'attività assai ambiziosa di telemedicina”, afferma l’assessore Antonio Potenza, “che pone la Regione Basilicata all'avanguardia nel processo in atto di informatizzazione del Servizio sanitario nazionale”.

Roma, 28 gennaio 2008

In allegato: programma del convegno

La scheda
Chi: Istituto di tecnologie biomediche (Itb),Cnr Roma
Che cosa: avvio progetto LuMiR (Lucania Medici in Rete) nell’ambito del convegno “Il fascicolo sanitario elettronico”
Dove: Potenza, Regione Basilicata, Sala Inguscio, Via della regione Basilicata 9 Quando: 29 gennaio, ore 9.00
Per informazioni: Fabrizio Ricci, Istituto di tecnologie biomediche (Itb) del Cnr, Roma, tel. 06/441622, e-mail
fabrizio.ricci@itb.cnr.it

Ufficio Stampa Cnr: Anna Capasso, tel. 06/4993.2959, e-mail anna.capasso@cnr.it
Capo Ufficio stampa: Marco Ferrazzoli, tel. 06/4993.3383, e-mail
marco.ferrazzoli@cnr.it

da CNR.IT


PER LE DONNE E' 44 ANNI L'ETA' PIU' A RISCHIO

La vita iniziera' pure a quarant'anni, ma - sostiene uno studio - subito dopo cominciano anche gli anni piu' bui. Una ricerca dell'Universita' britannica di Warwick e del Dartmouth College, negli Stati Uniti, dimostra che 44 anni e' l'eta' piu' a rischio depressione. Il dato, ricavato dalle interviste di due milioni di persone in 80 Paesi, riguarda sia gli uomini, sia le donne. Soltanto negli Stati Uniti si e' registrata una significativa differenza tra i generi: per il sesso femminile l'infelicita' raggiunge un picco attorno ai 40 anni, mentre per gli uomini occorre aspettare i 50 anni.

Il nuovo studio, che sara' pubblicato da 'Social Science & Medicine', assume particolare significato se si considera che tutte le ricerche precedenti sostenevano che il rischio di depressione e' costante e non varia in funzione dell'eta'. Il professore Andrew Oswald, un economista dell'Universita' di Warwick, ha affermato che i ricercatori non sono stati in grado di identificare la causa dell'aumento della depressione nella mezza eta'. "Succede agli uomini e alle donne, ai single e alle persone sposate, ai ricchi e ai poveri, e a coloro che hanno bambini", ha osservato, la "depressione e' una condizione complessa che pone sfide, rimane poco compresa, anche se almeno un malato grave su dieci arriva a togliersi la vita".

Una delle possibilita' che possono spiegare i risultati della ricerca - ha osservato - e' che "gli individui imparano ad adattare le loro forze e le loro debolezze e nella mezza eta' devono fare i conti con  le loro aspirazioni irrealizzate". Vi e' inoltre - ha avvertito Oswald - "una specie di processo comparativo in persone che vedono coetanei morire che fa dar loro piu' valore agli anni che hanno ancora davanti. Forse, in un modo o nell'altro le persone imparano ad accontentarsi". Il periodo buio si supera toccati i cinquanta - conclude Oswald - e, compiuti i 70 anni, "se si e' in forma fisica, si e' felici e in piena salute mentale come un ventenne".   
AGI.IT


postato da: Dilia61 alle ore 08:48 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: donne, social prosumer, salute - rimedi naturali

Rifiuti: arriva Thor, il sistema di riciclaggio ‘indifferenziato’

Quanto sia oneroso e problematico il trattamento dei rifiuti, lo dimostra la “tragedia” della Campania alla quale media e istituzioni stanno prestando la loro allarmata attenzione in questi giorni. Ma i rifiuti solidi urbani, com’è noto, possono rappresentare anche una risorsa. In questa direzione va Thor, un sistema sviluppato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche insieme alla Società ASSING SpA di Roma, che permette di recuperare e raffinare tutti i rifiuti e trasformarli in materiali da riutilizzare e in combustibile dall’elevato potere calorico, senza passare per i cassonetti separati della raccolta differenziata.

Un passo oltre la raccolta differenziata e il semplice incenerimento, con cui i rifiuti diventano una risorsa e che comporta un costo decisamente inferiore a quello di un inceneritore. Thor (Total house waste recycling - riciclaggio completo dei rifiuti domestici) è una tecnologia ideata e sviluppata interamente in Italia dalla ricerca congiunta pubblica e privata, che si basa su un processo di raffinazione meccanica (meccano-raffinazione) dei materiali di scarto, i quali vengono trattati in modo da separare tutte le componenti utili dalle sostanze dannose o inservibili.

Come un ‘mulino’ di nuova generazione, l’impianto Thor riduce i rifiuti a dimensioni microscopiche, inferiori a dieci millesimi di millimetro. Il risultato dell’intero processo è una materia omogenea, purificata dalle parti dannose e dal contenuto calorifico, utilizzabile come combustibile e paragonabile ad un carbone di buona qualità.

“Un combustibile utilizzabile con qualunque tipo di sistema termico”, aggiunge Paolo Plescia, ricercatore dell’Ismn-Cnr e inventore di Thor, “compresi i motori funzionanti a biodiesel, le caldaie a vapore, i sistemi di riscaldamento centralizzati e gli impianti di termovalorizzazione delle biomasse. Infatti, le caratteristiche chimiche del prodotto che viene generato dalla raffinazione meccanica dei rifiuti solidi urbani, una volta eliminate le componenti inquinanti sono del tutto analoghe a quelle delle biomasse, ma rispetto a queste sono povere in zolfo ed esenti da idrocarburi policiclici”. E’ possibile utilizzare il prodotto sia come combustibile solido o pellettizzato oppure produrre bio-olio per motori diesel attraverso la ‘pirolisi’. L’impianto è completamente autonomo: consuma infatti parte dell’energia che produce e il resto lo cede all’esterno.

Il primo impianto THOR, attualmente in funzione in Sicilia, riesce a trattare fino a otto tonnellate l’ora e non ha bisogno di un’area di stoccaggio in attesa del trattamento; è completamente meccanico, non termico e quindi non è necessario tenerlo sempre in funzione, anzi può essere acceso solo quando serve, limitando o eliminando così lo stoccaggio dei rifiuti e i conseguenti odori. Inoltre, è stato progettato anche come impianto mobile, utile per contrastare le emergenze e in tutte le situazioni dove è necessario trattare i rifiuti velocemente, senza scorie e senza impegnare spazi di grandi dimensioni, con un costo contenuto: un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro.

L’impianto può essere montato su un camion o su navi. In quest’ultimo caso, la produttività di un impianto imbarcato può salire oltre le dieci tonnellate l’ora e il combustibile, ottenuto dal trattamento, reso liquido da un ‘pirolizzatore’, può essere utilizzato direttamente dal natante o rivenduto all’esterno.

“Un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20 mila tonnellate di rifiuti l’anno presenta costi di circa 40 euro per tonnellata di materiale”, spiega Paolo Plescia. “Per una identica quantità, una discarica ne richiederebbe almeno 100 e un inceneritore 250 euro. A questi costi vanno aggiunti quelli di gestione, e in particolare le spese legate allo smaltimento delle scorie e ceneri per gli inceneritori, o della gestione degli odori e dei gas delle discariche, entrambi inesistenti nel Thor. Quanto al calore, i rifiuti che contengono cascami di carta producono 2.500 chilocalorie per chilo, mentre dopo la raffinazione meccanica superano le 5.300 chilocalorie”.

Un esempio concreto delle sue possibilità? “Un’area urbana di 5000 abitanti produce circa 50 tonnellate al giorno di rifiuti solidi”, informa il ricercatore. “Con queste Thor permette di ricavare una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, 3 tonnellate di vetro, 2 tonnellate tra metalli ferrosi e non ferrosi e 1 tonnellata di inerti, nei quali è compresa anche la frazione ricca di cloro dei rifiuti, che viene separata per non inquinare il combustibile”. Il resto dei rifiuti è acqua, che viene espulsa sotto forma di vapore durante il processo di micronizzazione. Il prodotto che esce da Thor è sterilizzato perché le pressioni che si generano nel mulino, dalle 8000 alle 15000 atmosfere, determinano la completa distruzione delle flore batteriche, e, inoltre, non produce odori da fermentazione: resta inerte dal punto di vista biologico, ma combustibile”.

Un’altra applicazione interessante di Thor, utile per le isole o le comunità dove scarseggia l’acqua potabile, consiste nell’utilizzazione dell’energia termica prodotta per alimentare un dissalatore, producendo acqua potabile e nello stesso tempo eliminando i rifiuti soldi urbani.

Roma, 7 gennaio 2008

La scheda
Che cosa: Thor (Total house waste recycling) sistema per il recupero e la raffinazione dei rifiuti solidi urbani
Chi: Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr
Per informazioni: Paolo Plescia, Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr, tel. 06.90672826, e-mail:
paolo.plescia@ismn.cnr.it, p.plescia@assing.it

Ufficio Stampa Cnr Rosanna Dassisti
tel. 06.4993.3588
rosanna.dassisti@cnr.it

da CNR.IT


Sicurezza: attenti alla Osas, sindrome pericolosa per chi guida

Andkronos.com - Porta anche alla riduzione della concentrazione e dell'attenzione

Il Cnr sta studiando la sindrome dell'apnea ostruttiva nel sonno: chi ne soffre è quasi come se si mettesse al volante ubriaco o sotto l'effetto di droghe

Tra le conseguenze di questa patologia la riduzione dell'attenzione risulta particolarmente preoccupante, soprattutto per la guida di un veicolo
Roma, 28 gen. (Adnkronos) - Si chiama Osas ed e' una sindrome pericolosa per chi guida. A parlarne sono un team di ricercatori del Cnr che alla sindrome dell'apnea ostruttiva nel sonno stanno dedicando studi e ricerche, convinti che chi ne sia affetto possa provocare danni alla propria e all'altrui salute, quasi come un guidatore che si mette al volante ubriaco o sotto l'effetto di droghe. "L'articolo 32 della Costituzione tutela la salute, intesa come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettivita'. Questo vuol dire, ovviamente, curare le patologie piu' gravi e diffuse, ma anche disturbi apparentemente meno importanti" avverte il Cnr.
"Tra i tanti fastidi che turbano il benessere garantito dal nostro statuto -continua- c'e' il russamento abituale e persistente che, con le apnee notturne, i risvegli associati a sensazione di soffocamento, la sonnolenza diurna, la cefalea mattutina e la riduzione della concentrazione e dell'attenzione, costituisce i sintomi della sindrome Osas.
''Si tratta di un problema -spiega Domenico Geraci, direttore dell'Istituto di biomedicina e immunologia molecolare (Ibim) del Cnr di Palermo- la cui importanza e' paragonabile alla guida sotto l'effetto di alcol o di droghe, un problema di salute pubblico con conseguenze sociali ed economiche pesanti''.
La Osas, spiegano gli esperti del Cnr, e' "una patologia di notevole gravita', ma finora sottostimata e poco conosciuta, sebbene in Italia colpisca oltre 1.600.000 persone. Tra le conseguenze cliniche e sintomatologiche di questa patologia la riduzione della concentrazione e dell'attenzione risulta particolarmente preoccupante, soprattutto per la guida di un veicolo".
"Uno studio pubblicato nel 2001, che ha analizzato il totale degli incidenti nel periodo 1993-'97 sulla rete autostradale italiana, indica -continuano gli esperti del Cnr- la sonnolenza come causa del 21% degli incidenti. Mentre un'indagine del Ministero della salute (anno 2002) rileva che il 15% degli incidenti extraurbani sarebbero causati da sonnolenza e tra questi l'Osas inciderebbe per circa la meta' (un totale 9.551 eventi con 367 vittime)".
''Vi e' ormai un'ampia letteratura che conferma l'associazione tra Osas e aumento del rischio di incidenti'', aggiunge Giuseppe Insalaco, pneumologo, ricercatore dell'Ibim-Cnr. Che continua: ''Per esempio, in base al ritardo dei tempi di reazioni tra pazientii Osas e soggetti normali, i primi percorrono mediamente a 130 km/h (velocita' massima consentita sulle autostrade italiane) 22 metri in piu' prima di iniziare a frenare''. E, nonostante il numero elevato di malati, solo 40.000 mila pazienti risultano sotto terapia.
''In Sicilia -continua il direttore dell'Ibim-Cnr Geraci- presso il nostro Istituto e' in corso da anni un'attivita' di diagnosi e terapia riconosciuta a livello internazionale. La diagnosi viene effettuata mediante registrazione poligrafica notturna e la terapia consiste in un trattamento, da effettuarsi mentre il paziente dorme, mediante applicazione di una pressione positiva continua nelle vie aeree. E' una terapia risolutiva nell'eliminare le apnee, nel migliorare il sonno notturno e ridurre il problema della sonnolenza''.
Ripristinare il sonno significa fornire un livello di sicurezza maggiore alla categoria professionale degli autisti. ''Senza dimenticare -conclude Insalaco- che i pazienti con patologia severa non trattata hanno una piu' alta incidenza di malattie cardiovascolari fatali (1.06x100 persone/anno) ed eventi cardiovascolari non fatali (2.13x100 persone/anno) rispetto a tutti gli altri pazienti, come hanno ampiamente dimostrato diversi studi osservazionali''.
Info: www.cnr.it

mercoledì, 30 gennaio 2008

Gli energy drink vanno a ruba, ma risuonano vari allarmi su di essi.

da GiovaniAgronomi 

Molti esperti mettono già in rielivo possibili effetti negativi sull'organismo umano. Essi sono usati in particolare dagli studenti durante quelle famigerate giornate e nottate passate sui libri. I caffè sono stati, in alcuni casi, sostituiti da queste  bevande le cui promesse di rapida energia mentale, incremento delle capacità di concentrazione ed attenzione, non solo hanno conquistato i frequentatori delle discoteche, gli automobilisti stanchi, ma hanno trovato terreno fertile anche negli studenti che, sepur amanti della notte, hanno bisogno anche di una certa efficienza diurna.

Dalle prime verifiche emerge che in alcuni individui queste bevande possono dare effetti collaterali di ansia e tachicardia, e dovrebbero stare in guardia anche gli ipertesi. In Francia, Norvegia e Danimarca c'è stato uno stop alla vendita, le preoccupazioni sono legate all'elevato tenore in caffeina (oltre 30 mg per 100 ml), mentre non esiste certezza alcuna sugli effetti di altre sostanze presenti, come la taurina ed il glucuronolattone.


postato da: Dilia61 alle ore 20:56 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: consumi, social prosumer, salute - rimedi naturali

Quando il biotech lascia senza terra


Dal nostro punto di vista la gravità della situazione ci fa pensare di riproporre ai lettori, per maggiore e precisa informazione, tal quale il seguente articolo informativo della rivista “il Salvagente” n° 44, di novembre 2007. Eccolo tutto intero.
 
In Argentina comprare pane fresco costa caro e il consumo di carne è ormai privilegio di pochi. Eppure il paese è noto come la terra del grano e della carne bovina. Non è più così. Le testimonianze, raccolte nel viaggio sulle tracce della soia dai geografi Riccardo Russo e Claudio Sica, raccontano di une generazione che sta crescendo senza avere cibo sufficiente per vivere, I prodotti che un tempo erano economici e abituali nella dieta anche delle persone più povere, oggi sono diventati d’élite. Il sistema produttivo si sta convertendo unicamente verso la coltivazione di soia e mai transgenici e l’obiettivo è l’esportazione. “I benefici di questo sistema produttivo sono degli imperi dell’industria degli Ogm. Dei coloni che vengono ad appropriarsi delle nostre terre e delle nostre risorse”, dichiara Graciela Lazzaro che vive in riva al Rio Paranà, in località Villa Gobernador Galvez, nella città di Rosario in Argentina. Proprio davanti alla sua casa la multinazionale Cargill ha dato vita a un megaimpianto per la trasformazione e stoccaggio della soia. La fabbrica è destinata a ospitare 2.500 camion al giorno provenienti da tutto il paese. Intanto l’aria è sempre più avvelenata. L’Università di Rosario ha condotto delle analisi specifiche. Sono state scoperte particelle di polvere nell’aria con residui di pesticidi tossici e cancerogeni, L’impiego dei pesticidi p una pratica che non conosce pause, l’uso non è limitato solo alla fase della coltivazione, ma è necessario anche per conservare il grano e la soia ed eliminare i microrganismi.
 
Nelle mense dei poveri di Buenos Aires, la soia ogm è entrata in maniera a dir poco subdola: la campagna Soja solidaria, una iniziativa dell’industria agricola, era stata presentata come la soluzione ai problemi alimentari dei poveri. “La soia ci veniva regalata e descritta come un alimento ricco di proteine, con lo stesso valore nutrizionale della carne, uova e latte”, racconta la signora Norma, volontaria della mensa popolare Villa 21 alla periferia di Buenos Aires. “Abbiamo, così, iniziato a fare dei corsi per imparare a cucinare la soia. Fare il caffé, le torte, la farina e altri alimenti. Non ci avevano detto, però, che la soia era transgenica. Quando lo abbiamo scoperto, questo regalo lo abbiamo rifiutato”. E non deve essere stato per nulla facile che Norma e per chi come lei a Villa 21 si trova a sfamare 253 persone tra grandi e bambini, molti dei quali sono denutriti.
 
“A causa della soia transgenica, denuncia Julia Franco, coordinatrice delle Donne rurali e indigene in Argentina, si sta contaminando l’acqua, l’ambiente. I boschi vengono distrutti e le persone uccise. Tutto questo per alimentare i bovini europei. Quello che mi fa più soffrire è che l’alimentazione delle vacche europee è più importante della vita della popolazione e delle risorse naturali dell’America Latina”.
Per le popolazioni indigene il bosco significa la vita. Ma cosa possono fare contro lo strapotere delle multinazionali? Fausto Altamarino, della comunità Tierra Nueva, capofamiglia indigeno racconta del disboscamento della foresta del Chaco. “Quello che vedo ogni giorno mi fa stare male, il disboscamento ci è caduto addosso come un fulmine. Come è possibile che chi viene da fuori abbia più potere di noi? Non abbiamo più alcun diritto. Non possiamo più cacciare perché le imprese recintano intere aree, non possiamo più raccogliere frutta selvatica, produrre e vendere miele. Il nostro miele è ormai contaminato a causa dei pesticidi che vengono sparsi su ettari di soia. Stiamo perdendo tutto”.
Le popolazioni indigene vivono in capanne di fango ricoperte di paglia. Vivono delle risorse che dà la natura e vogliono continuare a farlo. “Stiamo lottando per questo”, dichiara Simon Lopez, capo indigeno Wichi. “Ormai, non c’è molto da mangiare, vogliamo la nostra terra, nessuno può privarci del bosco”. Popolazioni che chiedono di vivere secondo la loro cultura, ma costrette a fare i conti con la soia transgenica che ha preso il sopravvento sui semi nativi. “Prima vivevamo del bosco e della nostra agricoltura”, racconta Benito, capo indigeno Guaranì,. “I pesticidi hanno contaminato i nostri campi, distrutto le nostre colture. L’unica soluzione che rimaneva era piantare soia ogm. Ne coltiviamo ettari a metà con un impresario. Vorremmo vendere questo terreno e tornare alla nostra vita”.

Washington: in Kenya è pulizia etnica

L'inviato americano Jendayi Frazer denuncia la classe politica del paese: "Non stanno facendo abbastanza per fermare le violenze"

"Quello che sta avvenendo in Kenya è pulizia etnica". Queste le parole di Jendayi Frazer, l'inviato per gli Stati Uniti in Africa. Washington ha così pubblicamente denunciato le sistematiche violenze contro l'etnia del presidente Mwai Kibaki iniziate subito dopo le contestate elezioni del 27 dicembre.

Secondo Frazer "né Kibaki né il suo principale avversario, il capo dell'opposizione Raila Odinga, stanno facendo abbastanza" per fermare quella che si sta drammaticamente trasformando in una guerra civile e che ha già lasciato sul terreno almeno 800 vittime. Secondo l'inviato, le violenze sarebbero appoggiate dallo stesso Odinga, che rivendica la vittoria alle recenti elezioni, contro l'etnia Kikuyu, a cui appartiene il presidente Kibaki.

"Chiediamo un'indagine su come sono iniziate le violenze e chi le sta continuando - ha concluso Frazer - Sappiamo che alcuni esponenti politici hanno fomentato la rivolta attraverso la radio prima della fine delle elezioni". Gli Stati Uniti stanno valutando di riconsiderare il programma di aiuti economici al Kenya - 450 milioni di dollari solo quest'anno - anche se la maggior parte dei fondi è destinato a associazioni non-governative che operano sul territorio e non al governo del paese africano.

LaStampa.it


postato da: Dilia61 alle ore 20:23 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: solidarietà, diritti delluomo

Artrosi, importante scoperta italiana

Pensiero Scientifico - Mer 30 Gen - 09.47

Artrosi: un gruppo di ricercatori italiani ha scoperto come “spegnere” le proteine che contribuiscono a provocarla. Lo studio è stato pubblicato sul numero di gennaio della prestigiosa rivista Arthritis and Rheumatism.

La cartilagine (il tessuto che ricopre le articolazioni) può essere il bersaglio di molte patologie reumatiche, tra cui l’osteoartrite, comunemente chiamata artrosi. Nei pazienti che ne soffrono, la cartilagine articolare si frammenta in superficie, si assottiglia, il numero delle cellule che la costituiscono si riduce e, molto spesso, compaiono il dolore e la disabilità.

Per lungo tempo considerata una malattia degenerativa da usura della cartilagine legata ai processi dell’invecchiamento, a fattori di rischio quali il sovrappeso e traumi pregressi delle articolazioni, a fattori genetici, l’osteoartrite è stata recentemente collegata anche a cause diverse: un’importante componente infiammatoria è alla base dei meccanismi che portano alla distruzione della cartilagine e molti “mediatori dell’infiammazione” sono implicati nel danno cartilagineo.

Controllare l’infiammazione può quindi significare prevenire o curare l’osteoartrite. Un importante sistema di controllo dell’infiammazione è rappresentato da una serie di proteine che si trovano dentro le cellule cartilaginee. Il gruppo di ricerca di Andrea Facchini del Laboratorio di Immunologia e Genetica dell’Istituto Ortopedico Rizzoli ha dimostrato, tramite sofisticate tecniche di biologia molecolare, che spegnendo a livello genico il sistema di attivazione di queste proteine vengono fermati importanti meccanismi infiammatori, responsabili del danno della cartilagine. Non solo: viene anche “corretta” la tendenza delle cellule cartilaginee osteoartritiche a perdere le caratteristiche di quelle normali, impedendo così che maturino impropriamente verso cellule dall’aspetto ipertrofico e destinate alla morte cellulare.

Questa scoperta può indirizzare verso lo sviluppo di farmaci in grado di inibire selettivamente alcune funzioni delle proteine al fine di riparare la cartilagine danneggiata dall’osteoartrite e verso lo sviluppo di metodi per ricostruire la cartilagine danneggiata e per la produzione di tessuto cartilagineo sano.

Fonte: Ufficio stampa Istituto Ortopedico Rizzoli, Bologna 2008.


La bistecca fa male alla Terra, l'effetto serra ci cambia la dieta

La produzione di bestiame mondiale è responsabile di più gas dell'intero sistema dei trasporti
Il consumo di carne raddoppierà entro il 2050, se non varieremo l'alimentazione

di MARK BITTMAN

<B>La bistecca fa male alla Terra<br>l'effetto serra ci cambia la dieta</B>NEW YORK - Un cambiamento epocale nell'uso di una risorsa che si dà per scontata potrebbe essere imminente. No, non si tratta di petrolio, ma di carne. Come il petrolio anche la carne è soggetta a una domanda crescente a mano a mano che le nazioni diventano più ricche e ciò ne fa salire il prezzo. E come il petrolio anche la carne è qualcosa che tutti sono incoraggiati a consumare in quantità minori. La domanda globale di carne si è letteralmente impennata negli ultimi anni, sulla scia di un benessere crescente, alimentata dal proliferare di vaste operazioni di alimentazione forzata di animali d'allevamento. Queste vere e proprie catene di montaggio della carne, che partono dalle fattorie, consumano quantità smisurate di energia, inquinano l'acqua e i pozzi, generano significative quantità di gas serra, e richiedono sempre più montagne di mais, soia e altri cereali, un fatto che ha portato alla distruzione di vaste aree delle foreste pluviali tropicali.

Proprio questa settimana il presidente brasiliano ha annunciato provvedimenti di emergenza per fermare gli incendi controllati e l'abbattimento delle foreste pluviali del Paese per creare nuovi pascoli e aree di coltura. Negli ultimi cinque mesi soltanto, ha fatto sapere il governo, sono andate perse 1.250 miglia quadrate di foreste.

Nel 1961 il fabbisogno complessivo di carne nel mondo era di 71 milioni di tonnellate. Nel 2007 si stima che sia arrivato a 284 milioni di tonnellate. Il consumo pro-capite di carne è più che raddoppiato in questo arco di tempo. Nel mondo in via di sviluppo è cresciuto del doppio, ed è raddoppiato in venti anni. Il consumo mondiale di carne si prevede che sia destinato a raddoppiare entro il 2050.

Produrre carne comporta il consumo di tali e tante risorse che è una vera impresa citarle tutte. Ma si consideri: secondo la Fao, la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, le terre destinate all'allevamento del bestiame costituiscono il 30 per cento delle terre emerse non ricoperte da ghiacci del pianeta. Questa stessa produzione di bestiame è responsabile di un quinto delle emissioni di gas serra della Terra, più di quelle emesse dai trasporti nel loro complesso. Uno studio dello scorso anno dell'Istituto nazionale di scienze dell'allevamento in Giappone ha stimato che ogni taglio di carne di manzo da un chilogrammo è responsabile dell'equivalente in termini di diossido di carbonio alle emissioni di una vettura media europea ogni 250 chilometri circa e brucia l'energia sufficiente a tenere accesa per 20 giorni una lampadina da 100 watt.

Cereali, carne e perfino energia sono collegati tra loro in un rapporto di interdipendenza che potrebbe avere spaventose conseguenze. Benché circa 800 milioni di persone di questo pianeta soffrano la fame o siano affette da malnutrizione, la maggior parte dei raccolti di mais e soia coltivati finiscono a nutrire bestiame, maiali e galline. Ciò avviene malgrado un'implicita inefficienza: per produrre le stesse calorie assimilate tramite il consumo di carni di bestiame allevato e il consumo diretto di cereali occorrono da due a cinque volte più cereali, secondo quanto afferma Rosamond Naylor, docente associato di economia all'università di Stanford. Nel caso di bestiame allevato negli Stati Uniti con cereali questo dato deve essere moltiplicato ancora per dieci. Negli Stati Uniti l'agricoltura praticata per soddisfare la domanda di carne contribuisce, secondo l'Agenzia per la Protezione Ambientale, a circa tre quarti dei problemi di qualità dell'acqua che caratterizzano i fiumi e i corsi d'acqua della nazione.

Considerato poi che lo stomaco delle bestie allevate è fatto per digerire erba e non cereali il bestiame allevato a livello industriale prospera soltanto nel senso che acquista peso rapidamente. Questo regime alimentare ha reso possibile allontanare il bestiame dal suo ambiente naturale e incoraggiare l'efficienza dell'allevamento e della macellazione in serie. È tuttavia una prassi che provoca problemi di salute tali che la somministrazione di antibiotici è da ritenersi usuale, al punto da dar vita a batteri resistenti agli antibiotici.

Questi animali nutriti a cereali contribuiscono oltre tutto a una serie di problemi sanitari tra gli abitanti più benestanti del pianeta, quali malattie cardiache, alcuni tipi di cancro e diabete. La tesi secondo cui la carne fornisce un apporto proteico è giusta, purché le quantità siano limitate. L'esortazione americana quotidiana a consumare carne - del tipo "guai a te se non mangi la bistecca" - è negativa.

Che cosa si può fare? Risposte facili non ce ne sono. Tanto per cominciare occorre una migliore gestione degli sprechi. A ciò contribuirebbe l'abolizione dei sussidi: le Nazioni Unite stimano che questi costituiscono il 31 per cento dei guadagni globali dell'agricoltura. Anche migliori tecniche di allevamento sarebbero utili. Mark W. Rosengrant, direttore della tecnologia ambientale e della produzione presso l'istituto senza fini di lucro International Food Policy Research afferma: "Occorrerebbe investire nell'allevamento e nella gestione del bestiame, per ridurre la filiera necessaria a produrre un livello qualsiasi di carne".

E poi c'è la tecnologia. Israele e Corea sono tra i Paesi che stanno sperimentando tecniche di sfruttamento delle scorie e del letame animale per generare elettricità. Altro suggerimento utile potrebbe essere quello di far ritorno al pascolo. Mentre la domanda interna di carne è ormai uguale ovunque, la produzione industriale di bestiame è cresciuta due volte più rapidamente dei metodi di base di sfruttamento delle terre, secondo quanto risulta alle Nazioni Unite. I prezzi reali di carne bovina, di maiali e pollame si sono mantenuti costanti, forse sono perfino scesi, per 40 anni e più, anche se ora stiamo assistendo a un loro aumento di prezzo. Se i prezzi elevati non costringono a cambiare le abitudini alimentari, forse sarà tutto l'insieme - la combinazione di deforestazione, inquinamento, cambiamento del clima, carestia, malattie cardiache e crudeltà sugli animali - a incoraggiare gradualmente qualcosa di molto semplice: mangiare più vegetali e meno animali.
Nel suo studio del 2006 sull'impatto dei consumi di carne sul pianeta, intitolato "La lunga ombra del bestiame", la Fao dice: "È motivo di ottimismo prendere atto che la domanda di prodotti animali e di servizi ambientali sono in conflitto tra loro ma possono essere riconciliate". Gli americani, in effetti, stanno comprando sempre più prodotti eco-compatibili, scegliendo carni, uova e latticini prodotti con metodi sostenibili. Il numero dei prodotti e dei mercati di questo tipo si è più che raddoppiato negli ultimi 10 anni.

Se gli attuali trend continueranno, invece, la carne diventerà una minaccia più che un'abitudine. Non diventerebbe del tutto insolito consumare carne, ma proprio come i SUV dovranno cedere il passo a vetture ibride, l'epoca dei 220 grammi al giorno di carne sarà giunta alla fine. Forse, dopotutto, non sarà poi così drammatico.
(copyright The New York Times)
(Traduzione di Anna Bissanti)


(28 gennaio 2008)


martedì, 29 gennaio 2008

Chi dice che il wireless è poco usato in Italia?

Digital Divide, una brutta parola che significa esclusione dai servizi di ultima generazione che si possono usufruire tramite collegamenti a banda larga.
Una delle tante soluzioni a questo problema in attesa del tanto agognato WiMax era quella di coprire le zone digital divise con soluzioni wireless come Hiperlan o Wi-Fi.
Fino ad oggi pensavamo che l’Italia fosse parecchio indietro in questo campo e invece… sorpresa, le tecnologie wireless sono largamente usate. A scoprirlo è stata AssoProvider, l’associazione che raccoglie i provider italiani indipendenti. L’associazione ha censito la copertura effettiva dei servizi wireless dei suoi iscritti. E’ emerso dunque che oltre il 10% dei comuni italiani (non solo quelli disagiati, ma anche aree urbane importanti) sono dotati di collegamenti a banda larga senza fili (prevalentamente hiperlan) fornita da piccoli provider locali. Una notizia davvero interessante che cambia notevolmente lo scenario della banda larga nostrana. Il poter sfruttare soluzioni che non richiedono costose licenze o complicate autorizzazioni ha permesso dunque l’espandersi di queste soluzioni. Ci si chiede dunque se il WiMax potrà fare altrettanto….
Il censimento è ancora in corso d’opera, ma per chi volesse già ora spulciare nel database provvisorio lo potrà scaricare direttamente dal sito di AssoProvider (richiede suite openoffice). http://www.oneadsl.it/


CONSUMATORI: CON GLI UTILI DEL NOSTRO COMMERCIO RIMPINGUEREMO LE NOSTRE FINANZE


Nuovi dati, vecchie storie.
Secondo l'Ufficio Studi di Confcommercio, il reddito risulta stagnante o decrescente da 20 anni con una crescita di appena l'1% dal 1980 al 2006.
I redditi sono allo stesso livello del 1992.
Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, parla di "riduzione della spesa pubblica e della pressione fiscale: solo così si può dare respiro alle famiglie, innescando un passando di fiducia. Mi rendo conto che è difficile, nella situazione che stiamo attraversando, ma per rilanciare la crescita è necessario rilanciare i consumi, non c'è altra strada".
Mirabile chiosa: i consumi sono indifferibili, non c'è altra strada.
Lo sospettavo.
C'è un però, però.
Se si chiede solo ai consumatori di ruolo di acquistare, la riduzione della pressione fiscale e la riduzione della spesa pubblica, per quanto auspicabili, rischiano di non riuscire ad invertire il trend.
Consumare tutti, questa può essere la risposta.
Si, TUTTI!
Pure i produttori, i commercianti, i pubblicitari; perchè no prestatori di denaro. Quelli insomma che stanno dall'altra parte: quelli che vendono.
I commercianti hanno bisogno di SOLERZIA per cercare l'acquisto migliore? Bene, noi siamo solerti, vendiamo solerzia.
I produttori hanno bisogno di garantirsi il TEMPO che dedichiamo al consumo? L'acquistino! E' in vendita.
I pubblicitari hanno bisogno della nostra ATTENZIONE perchè il loro prodotto risulti efficace? Benissimo, la possiamo impacchettare e mettere sul mercato.
Raschiando il fondo del barile dei nostri risparmi è stata rinvenuta una coppia di virtù, oramai neglette, che avevamo smarrito: MORIGERATO e TEMPERANTE.
Se con il controllo professionale si riescono a rianimare, quelli del credito al consumo avranno sussulti e qualche timore; vorranno acquistare a peso d'oro queste prerogative.
Li vedete gli acquirenti?
Così si amplia il mercato, aumentano i prodotti vieppiù immateriali, non inquinanti; diminuisce l'inflazione, si allarga la platea dei consumatori.
Con gli utili del nostro commercio rimpingueremo  le nostre finanze.
O no?

Mauro Artibani
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org

postato da: prosumer alle ore 21:29 | link | | Add to Technorati Favorites commenti (2)
categorie: politica, consumi, solidarietà

Hiv, gli stranieri i più esposti al contagio

L’incidenza del virus dell’Hiv sugli stranieri nel nostro paese è di 69 casi su 100 mila, contro l’8,7 degli italiani. Gli stranieri residenti nel nostro paese, insomma, hanno una probabilità sei volte maggiore di contrarre la malattia rispetto ai nostri connazionali. Lo rivela una indagine coordinata dal centro operativo Aids dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss) e presentata oggi a Roma.
I più colpiti sono gli africani (54%) e i cittadini dell’America Latina (25%). Metà dei contagi hanno origine in un rapporto eterosessuale e i più colpiti sono gli uomini, con un’età media di 31 anni.
«Le popolazioni immigrate – ha spiegato Barbara Suligoi, coordinatrice dell’indagine - risultano essere maggiormente vulnerabili rispetto all'infezione a causa di diversi fattori, primo fra tutti la provenienza da Paesi fortemente colpiti dall'Hiv».
Christian Poccia - BabiloniaMagazine.it

postato da: Dilia61 alle ore 19:37 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: immigrati, social prosumer, salute - rimedi naturali

Allarme api, in un anno dimezzate

<B>Allarme api, in un anno dimezzate<br>"Danni per 250 milioni di euro"</B>

ROMA - Mutamenti climatici, malattie ed inquinamento sono le cause principali della grave moria delle api in Italia: in un anno il numero degli insetti si è dimezzato. Una cifra enorme con rischi gravi per i delicati equilibri dell'ecosistema e per il ciclo naturale, con danni economici stimati in 250 milioni di euro.

Il disastro interessa tutta l'Europa, con una perdita tra il 30% e il 50% del patrimonio di api; ed è ancora più grave negli Stati Uniti, con punte anche del 60-70% in alcune aree per il fenomeno da spopolamento definito Ccd (Colony collapse disorder). L'allarme è emerso oggi nel corso del workshop organizzato dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente e i servizi tecnici (Apat).

Se è scontato pensare immediatamente al miele, primo alimento pregiato ora a rischio, l'insufficiente impollinazione delle piante ha conseguenze più ampie, portando ad una drastica riduzione del raccolto. E le cifre parlano chiaro: in Italia l'apporto economico dell'attività delle api al comparto agricolo è di circa 1.600 milioni di euro l'anno (pari a 1.240 euro per alveare). Considerando la scomparsa di circa 200mila alveari nel 2007, la perdita economica per mancata impollinazione delle piante è stata quantificata in circa 250 milioni di euro.

Geograficamente la crisi più grave è al nord, dove si sono persi fino alla metà degli alveari. Pesanti danni sono stati registrati anche al centro, mentre le cose sembrano andare meglio nel Mezzogiorno. Tra le ragioni dell'alto tasso di mortalità fra le api ci sono sicuramente le condizioni igienico-sanitarie degli alveari, i cambiamenti climatici e di conseguenza la disponibilità e qualità del pascolo e dell'acqua, l'insalubrità del territorio. Non si può quindi dare la colpa a un'unica causa scatenante, anche se gli esperti sono concordi nell'attribuire forti responsabilità all'inquinamento da fitofarmaci, a quello elettromagnetico e a una recrudescenza delle infezioni da virus e della varroa, malattia causata da un acaro che attacca sia la covata che l'ape adulta.

Ma il clima non è da sottovalutare: un suo andamento irregolare può interrompere il flusso normale di nutrienti che sono necessari alle api per la loro crescita e sviluppo, indebolendo le difese dell'alveare; occorre quindi essere pronti a intervenire con idonee integrazioni alimentari che sostituiscano il nettare e il polline raccolti dalle api.

A rischio sono diverse varietà di frutta e verdura, persino la carne: "Prodotti come mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e colza - avverte Coldiretti - dipendono completamente o in parte dalle api per la produzione dei frutti. Ma le api sono utili anche per la produzione di carne con l'azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle colture foraggere da seme, come l'erba medica e il trifoglio, fondamentali per i prati destinati agli animali da allevamento".

L'allarme interessa quindi l'intero ecosistema, ricorda Ermete Realacci, presidente della commissione ambiente della Camera: "Sarebbe un errore pensare alla moria come un problema che riguarda solo gli apicoltori. Questi insetti sono, infatti, un indicatore molto sensibile dell'equilibrio ambientale".

(29 gennaio 2008) - LaRepubblica.it


Scoperta la 'U' della felicita'

ROMA - StudioCelentano.it - La felicita' ha la forma di una 'U': ha un picco positivo in giovane eta', si appanna verso i 40 anni e si riprende in eta' avanzata. La scoperta ha coinvolto due milioni di persone di 80 paesi del mondo, condotto da Andrew Oswald dell'Universita' inglese di Warwick e David Blanchflower del Dartmouth College in USA.

All'approssimarsi dei 40 la felicita' scema, la depressione incalza, indipendentemente dalle condizioni di vita.

nel caso mio è così e nel vostro?


Studio di Fiorgen, basta test urine per diagnosi personalizzate

FIRENZE - LaStampa.it
Può bastare un test delle urine per tracciare la carta di identità metabolomica, ovvero relativa ai processi del metabolismo di un individuo: la scoperta, che permetterà di personalizzare diagnosi e terapie farmacologiche, arriva dalla Fondazione FiorGen.

Il team di studiosi, guidati dal professor Ivano Bertini, ha dimostrato che esiste un’identità metabolica personale e che attraverso un esame di campioni di urina è possibile distinguere un individuo da un altro: ciascuno di noi, di conseguenza, possiede una impronta digitale metabolomica unica e irripetibile.

Lo studio degli scienziati di FiorGen è stato pubblicato sul numero odierno della rivista dell’Accademia Americana delle Scienze “Pnas”. Analizzando 40 campioni di urina del mattino, raccolti nell’arco di tre mesi da un donatore sano, si può determinare l’impronta digitale metabolomica dell’individuo e identificarlo così rispetto agli altri donatori.

L’obiettivo dello studio, secondo i ricercatori, non è però semplicemente distinguere un individuo dall’altro, bensì «capire, ad esempio, se l’alterazione di un determinato metabolita è collegata all’insorgenza di malattie: disporre con facilità dell’impronta metabolomica permette di procedere a screening di massa a basso costo». Con questa scoperta «si aprono inoltre prospettive di sviluppo inedite - hanno aggiunto - per lo sviluppo di farmaci “intelligenti” calibrati sul metabolismo individuale, così da massimizzarne l’efficacia minimizzando il numero degli effetti collaterali».

Gli scienziati di FiorGen hanno dimostrato che è possibile distinguere la parte degli elementi variabili presenti nell’urina, collegati all’assunzione di cibo o medicinali, dagli elementi invariabili, che appunto costituiscono l’impronta digitale metabolomica: «È come se guardando i rifiuti lasciati fuori dalle abitazioni - spiegano ancora i ricercatori - si mettessero a fuoco le abitudini di una famiglia. Mentre il genoma offre la fotografia delle potenzialità di un individuo, il metaboloma dà un’istantanea della situazione reale di una persona: tiene conto, infatti, di fattori come l’età e gli stili di vita che non risultano nel genoma. Il genoma dice ciò che un individuo può essere, il metaboloma mette a fuoco come realmente è. Con l’esame di 40 campioni di urina si riesce a identificare un individuo con una sicurezza del 100%, esaminando 20 campioni c’è sempre un’ottima probabilità di riuscita, mentre con l’osservazione di soli 10 campioni non si riesce più a distinguere un donatore dagli altri».

Individuare l’impronta digitale metabolomica è più complesso che fare l’analisi del Dna perchè il metabolismo è un meccanismo dinamico e in continua trasformazione influenzato da molti fattori anche non genetici, come l’età, le malattie e gli stili di vita. La ricerca è stata condotta dai ricercatori di FiorGen presso i laboratori del Cerm di Firenze in collaborazione con i ricercatori tedeschi della Bruker, azienda specializzata nella realizzazione dei macchinari necessari per condurre questo tipo di studi. A donare i campioni di urina sono stati gli studenti del Centro. I ricercatori hanno studiato gli spettri ottenuti su campioni di urine di individui sani con la risonanza magnetica nucleare, e per la prima volta hanno individuato gli elementi invariabili caratteristici del metabolismo di ciascuno: il prossimo passo sarà identificare di quali molecole si componga la parte invariabile del metaboloma umano.


lunedì, 28 gennaio 2008

Brevettare un'invenzione in Italia

UnioneConsulenti.it - Come brevettare un' invenzione in Italia: i contenuti della domanda, l'accessibilità al pubblico, la tutela in pendenza del procedimento di brevettazione

Servizio aggiornamento gratuito a disposizione degli utenti registrati di Unione Consulenti.

Come depositare un brevetto in Italia
Il deposito della domanda di brevetto richiede, in via preliminare, la profonda comprensione del trovato, allo scopo di valutarne la brevettabilità, intesa come sussistenza dei noti requisiti di novità, originalità, industrialità, liceità.
L’accesso alla tutela brevettuale, al momento della domanda, non richiede la disponibilità di prototipi del trovato, essendo invece sufficiente fornire una descrizione delle modalità di realizzazione di esso. 

Dal punto di vista formale occorre in particolare preparare una documentazione tecnica comprendente una descrizione, le rivendicazioni, il riassunto e dei disegni che facciamo comprendere in che cosa consiste l’invenzione, evidenziando con chiarezza gli aspetti innovativi sui quali si chiede di ottenere la tutela. 
Questa documentazione di base deve quindi essere accompagnata dalla modulistica predisposta e ricevuta dai competenti uffici brevetti.
 
La domanda di brevetto deve anzitutto contenere una descrizione tecnica che metta in risalto lo scopo dell’invenzione, vale a dire il problema tecnico che l’invenzione vuole risolvere. 
La descrizione propriamente detta comprende un’esplicazione del contenuto delle tavole di disegno ed un approfondimento sulle caratteristiche costruttive dell’invenzione. 
In particolare, le tavole di disegno devono raffigurare in assonometria e, se opportuno, in sezione l’oggetto da brevettare. I disegni possono contenere solo numeri di riferimento, non scritte o diciture di altro genere. 

Superata la descrizione delle tavole, occorre entrare nei particolari costruttivi e di funzionamento dell’oggetto spiegando come è fatto e quale motivo, i vantaggi che offre costruirlo in un certo modo piuttosto che in un altro. Di solito si raccomanda di enunciare in un primo momento gli aspetti più innovativi in modo ampio, per poi dopo descriverli meglio uno ad uno nei loro dettagli.

Le rivendicazioni rappresentano comunque la parte che richiede più attenzione: esse rappresentano gli elementi sui quali si fonda l’interpretazione del brevetto e la valutazione della sua forza. Le rivendicazioni si formulano e sono lette "a cascata", nel senso che la prima è quella più importante che concerne il nucleo centrale dell’invenzione, mentre quelle successive sono delle specificazioni della prima.
Insieme alla descrizione devono essere compilato un apposito modulo (A per le invenzioni, U per i modelli di utilità). 

Anticipata accessibilità al pubblico
È possibile optare per l’anticipazione dell’accessibilità del pubblico alla domanda: anche se si è protetti fin dal momento del deposito della domanda di brevetto, gli effetti verso i terzi si hanno a decorrere dal momento in cui la domanda viene resa accessibile al pubblico. 
Ciò significa che fino a quel momento, rimanendo la domanda segreta e dunque non conoscibile dai terzi, non si potrà agire per contraffazione. 
Chiedendo l’anticipata accessibilità al pubblico, la domanda diventa pubblica dopo 90 giorni, in luogo dei normali 18 mesi. 

D’altronde, mantenere la domanda segreta più a lungo rimanda il momento in cui la concorrenza potrà leggere il testo della domanda ed organizzarsi di conseguenza. In questo secondo caso, si può inoltre agire per contraffazione notificando una copia della domanda di brevetto al contraffattore o proponendo un’istanza al Ministero perché venga resa immediatamente pubblica, rendendo illecito da quel momento il comportamento del contraffattore.

I tempi tecnici

Normalmente si cedono, si danno in licenza, si producono oggetti per i quali una domanda di brevetto è pendente: in queste situazioni occorre ricordare che si può comunque agire contro un contraffattore sulla base della sola domanda di brevetto pubblicata. 
In caso si conceda il brevetto in licenza a terzi, è inoltre opportuno inserire un’apposita clausola che eviti ogni responsabilità del licenziante nel caso in cui il brevetto non venga poi concesso. 

Articolo a cura del Dott. Barnaba Accardi


postato da: Dilia61 alle ore 20:51 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: consumi, social prosumer

'NDRANGHETA: RETE CON POLITICA PER GESTIRE AFFARI SANITA'

(AGI) - Reggio Calabria, 28 gen. - L'operazione denominata "Onorata sanita'" ha portato alla luce, secondo gli inquirenti, gli stretti legami tra ambienti mafiosi e mondo politico ed ha fatto emergere un'ampia rete di meccanismi truffaldini, che coinvolge dirigenti ed operatori dei servizi sanitari a livello regionale, provinciale e locale attraverso il quale si condizionavano le scelte delle strutture politico-amministrative per favorire attivita' ed interessi privati.
  Tra i destinatari dei 18 provvedimenti di custodia cautelare in carcere emessi dal Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, c'e' anche Giuseppe Pansera, medico, genero del boss Giuseppe Morabito, detto "tiradrittu", considerato uno dei capi della 'ndrangheta ed arrestato negli scorsi anni dopo un lungo periodo di latitanza. (AGI)


postato da: Dilia61 alle ore 13:46 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: politica, giustizia, social prosumer, salute - rimedi naturali

BANKITALIA: +0, 3% REDDITI FAMIGLIE TRA 2000-2006

(AGI) - Roma, 28 gen. - Tra il 2000 e il 2006 i redditi delle famiglie (con capofamiglia dipendente) sono rimasti in termini reali sostanzialmente stabili, facendo cioe' registrare un incremento di appena lo 0,3%: ma in realta', tale risultato rappresenta la media tra due periodi e cioe' tra il 2000-2004 e il 2004-2006. Vale a dire, nel periodo 2004-2006 i redditi di queste famiglie hanno mostrato un incremento pari al 4,3% e tale miglior andamento "compensa soltanto in parte la riduzione osservata fra il 2000 e il 2004".
  E' quanto emerge da uno studio della Banca d'Italia sui bilanci familiari nel 2006.
  E' andata decisamente meglio per le famiglie con capofamiglia lavoratore autonomo, il cui reddito e' cresciuto del 13,1%.


postato da: Dilia61 alle ore 13:45 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: politica, lavoro, consumi, social prosumer