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Una nuova biomolecola sintetizzata dai ricercatori dell'Università di Firenze riesce a contrastare, almeno in provetta, l'invecchiamento e la morte delle cellule causate dai radicali liberi. I ricercatori spiegano che lo studio è stato condotto su cellule ottenute da pazienti affetti dal morbo di Alzheimer e che la sostanza studiata è prodotta dall'unione di due composti presenti naturalmente nel nostro organismo.
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commenti Ansa.it - Altro che cuore di mamma, bisognerebbe parlare di 'cervello di mamma'. Uno studio dell'università di Tokyo per la prima volta ha visto quali sono le aree del cervello femminile implicate nell'affetto materno. In particolare, spiega l'articolo pubblicato dalla rivista Biological Psychiatry, un'area specifica molto piccola si attiva soltanto quando la mamma sente il pianto del proprio bambino, e non di altri.
I ricercatori hanno usato la risonanza magnetica funzionale (fMri) per esaminare le aree del cervello attivate mentre alcune mamme guardavano video dei propri figli o di bambini sconosciuti sia piangenti che allegri. "Abbiamo trovato che un numero limitato di aree del cervello é dedicato per l'amore materno - spiega Madoka Noriuchi - e anche l'area stimolata dalla necessità di proteggere il bambino é limitata al proprio figlio". Gli autori hanno anche verificato che il cervello della mamma risponde maggiormente al pianto che al riso: "Un dato che é giustificato - spiega il ricercatore - dalla necessità biologica di assicurare la sopravvivenza del bambino".
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commenti Corriere della sera - Non nuoce alla salute e può essere «fumata» anche nei luoghi pubblici: è «Crown 7» la sigaretta elettronica senza fumo che promette di far perdere il vizio delle «bionde» anche ai più incalliti fumatori. Come raccontano i media americani questa rivoluzionaria invenzione, che proviene dalla Cina e che è venduta sul web, sta rapidamente conquistando il mercato a stelle e strisce: lunga quanto una penna e
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| La sigaretta elettronica (dal sito www.crown7.com) |
formata da una batteria, un vaporizzatore, una capsula-ricarica di nicotina, aroma di tabacco e glicol propilene (un additivo alimentare di solito usato nel taglio del tabacco per trattenere l’umidità) non contiene né prodotti chimici né sostanze tossiche e cancerogene.
PROCEDIMENTO - In questa sigaretta elettronica si inseriscono ricariche di nicotina sotto forma di piccoli filtri che vengono vaporizzate e inalate: ogni ricarica equivale a due pacchetti di sigaretta e costa due dollari, meno delle sigarette tradizionali, mentre il prezzo della e-sigaretta oscilla tra i 64 e i 149 dollari. Esistono infatti tre modelli differenti di sigarette elettroniche che rispondono ai diversi bisogni dei fumatori. La prima è rivolta a coloro che fumano le tradizionali sigarette, mentre le altre due dovrebbero essere acquistate dagli amanti dei sigari e della pipa
DOSI MINIME DI NICOTINA - Nella «Crown 7» sono inserite dosi minime di nicotina e ciò permette alle bionde elettroniche di conservare il gusto tradizionale. Tuttavia il processo di vaporizzazione fa in modo che l'utente invece di inalare fumo, respiri e cacci fuori vapore acqueo che si disperde nell'aria in pochi secondi. Infine questo stesso vapore è inoffensivo, non lascia odori sui vestiti e soprattutto non è nocivo per chi si trova nello stesso ambiente del “fumatore”.
ALTERNATIVA AL FUMO - «E' veramente un'alternativa al fumo» dice ai microfoni del network americana Abc Ron MacDonald, imprenditore americano che ha acquistato i diritti per commerciare questo prodotto negli Usa. «Tu puoi gustare la tua dose di nicotina in ogni luogo, bar, ristorante e anche sul posto di lavoro senza trasgredire la legge. Penso che questa invenzione rappresenterà il futuro dei fumatori». Ma non tutti sembrano entusiasti delle proprietà della «Crown 7»: «Non spenderei mai 100 dollari per un prodotto simile» afferma al New York Post Matt Leatherman, un giovane fumatore americano. «Mi sentirei davvero ridicolo con questa cosa in mano in un bar». «E’troppo luminosa» taglia corto Gaetoanne Michaux, un americano che assicura di averla provata. «Ha un sapore che ricorda quello delle fragole»
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commenti Aperto il concorso RegioStars 2009
Primi bilanci a poche ore dalla chiusura dell'asta pubblica per l'assegnazione delle licenze WiMax in Italia. Dopo nove giorni di aspra competizione fra big del settore Tlc e nuovi entranti - per lo più medie imprese in forte ascesa sul mercato - lo scenario è ormai chiaro. A dominare non sono stati i colossi come Fastweb, Mediaset & Co. come in molti temevano, ma piuttosto quelle aziende specializzate nel settore broadband e operanti da tempo nei mercati regionali, che ora si trovano aperte le porte del mercato nazionale, considerate le notevoli proporzioni delle macro-aree assegnate. Mentre dal punto di vista pubblico le prospettive sono quelle di un auspicabile lotta al digital divide nelle aree non cablate, da un'ottica più marcatamente business ci si interroga ora sulle future applicazioni della tecnologia senza filo, le cui potenzialità hanno attratto l'attenzione di esperti e imprese, monopolizzando la scena per mesi. Come impiegheranno, ad esempio, le frequenze di spettro accaparratesi le società AriADSL, E-Via e A.F.T., che assieme a Telecom Italia hanno praticamente fatto man bassa? Dopo aver sborsato cifre da capogiro per assicurarsi le licenze, quali potranno essere i volumi di investimento in servizi e soluzioni broadband wireless per gli utenti finali? Se lo chiedono i privati ma anche le aziende, e soprattutto le Pmi, che nei benefici offerti WiMax credono da tempo: rispetto a Wi-Fi, per sempio, il WiMax risulta superiore per velocità di trasmissione e range di copertura. In attesa di risposte certe, ricapitoliamo: nella zona UNO (Lombardia, Bolzano, Trento) le licenze sono andate ad AriADSL, A.F.T. ed E-Via, controllata Retelit. In quella DUE (Valle d’Aosta-Piemonte-Liguria-Toscana) sempre a E-Via e MGM Productions, mentre in quella TRE (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Marche) ancora una volta ad E-Via e AriADSL. Nella zona QUATTRO (Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise) ad A.F.T., AriADSL e Telecom Italia ed in quella CINQUE (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria) ancora ad AriADSL e Telecom Italia. In Sicilia si sono imposti l'onnipresente AriADSL, A.F.T. e Tourist Ferry Boat. Infine, per

La fiducia dei consumatori italiani è risalita a febbraio dopo il crollo di gennaio ma circa il 10% degli intervistati nel sondaggio mensile di Isae ha detto di non essere in grado di rispondere alle domande sul clima di fiducia.Lo ha detto Isae nel comunicare l'indice di febbraio, segnalando che questa percentuale di incertezza è la più alta da "quando l'inchiesta viene condotta con tecnica telefonica (gennaio 1995)".L'indice destagionalizzato elaborato da Isae a febbraio risale così a 103 da 102,2 grazie al recupero delle valutazioni sulla situazione economica del paese.Continuano a deteriorarsi invece "giudizi e previsioni circa la situazione finanziaria della famiglia", nota Isae. (Reuters)
La vedete l’incertezza?
Sarebbe meglio definirla reticenza. Si insomma, stiamo imparando a gestire le emozioni, celarle, rivelarle, tenerle in stand by.
Sono una risorsa. Ottimismo e pessimismo hanno un valore sul mercato, sono cosa nostra : usiamole.
Mostrando sfiducia si produce allarme per la crescita economica.
Le associazioni dei consumatori alzano barriere di protezione, i politici si lambiccano per rifocillare i nostri redditi, le Banche Centrali mettono liquidità nel sistema.
Non è semplice ma riuscire a simulare, addirittura una condizione psicologica depressa, indurrebbe a pensare alla depressione economica, si produrrebbe panico, verrebbero al nostro capezzale tutti, ma proprio tutti a somministrarci anti-stress e magari un regalino, la “moratoria sul debito”.
Non è fantasticheria questa.
Tra le righe degli ultimi avvenimenti economici già si intravvedono aumenti dei redditi da lavoro, si riaprono i rubinetti del credito per far tornare tutto tornare a scorrere.
Se tanto ci darà tanto, potremo ritenerci soddisfatti.
Si può fare di più.
Si può ottenere altro senza trucchi e senza inganni. Guardando vis-à-vis i nostri interlocutori e con fredda determinazione potremo rivendicare il possesso e la gestione della DOMANDA di CONSUMO e così salvaguardare il nostro POTERE: quello dell’acquisto.
Una gestione di tal fatta decide se, dove, quando, come, cosa consumare.
Il controllo di queste condizioni deve precedere l’acquisto.
Così mostra vanto l’impiego delle nostre RISORSE; qui si mostra responsabile la nostra azione. Così si fa concorrenza ai produttori e si istilla competizione in ogni dove
Così si possono controllare i prezzi, così si recupera credito al nostro fare…che fatica però: un vero e proprio LAVORO.
Proprio qui i Professional Consumers trovano ragione sociale, così si intravvede la possibilità di intercettare convenienze economiche in grado di dare ristoro alle nostre finanze.
Mauro Artibani
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org
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commenti ILSOLE24ORE.COM - di Antonio Pollio Salimbeni
BRUXELLES - Non è colpa dei produttori alimentari se i prezzi aumentano, ma della distribuzione e della tortuosa catena dell'intermediazione commerciale, l'anello finale prima che il consumatore acquisti. L'allarme viene lanciato quasi incidentalmente dalla Commissione europea. Il portavoce della commissaria europea all'agricoltura Fischer Boel ha detto chiaro e tondo che «si constatano rialzi di prezzi significativi nei supermercati europei, ma si constata anche che per il pane i cereali non rappresentano che il 5% del prezzo totale». Risultato: certi aumenti di prezzo «non sono giustificati». La Commissione europea non ha alcun potere sui prezzi al consumo nè fornisce consigli in merito al blocco dei listini. Talvolta si pronuncia a favore della cautela negli interventi sui prezzi amministrati ricordando ai governi la necessità di tenere conto del ritmo dell'inflazione e li invita a non agire unilateralmente sull'Iva (come ha fatto un anno e mezzo fa la Germania). Nel caso dei cereali, l'intervento comunitario è a monte: per raffreddare la scalata al rialzo dei prezzi sul piano globale, la cosiddetta 'agflation' (agricoltura+inflazione), ha tolto l'obbligo di mettere a riposo i terreni per aumentare la produzione del 10% rispetto al 2007, sospeso temporaneamente i diritti doganali sulle importazioni e proposto di aumentare del 2% le quote latte dal primo aprile per aumentare l'offerta. Sta di fatto che con un'inflazione prevista al 3,1% nel primo trimestre (dati Commissione Ue) non c'è da scherzare anche perchè prezzi e polemiche su inflazione statistica, inflazione personalizzata e percepita sono ormai quotidiane in molti paesi non solo in Italia. In dicembre il contributo dei prezzi alimentari all'aumento generale dell'inflazione è stato dello 0,9% (cereali, latticini e carne), lo stesso peso del settore energetico. E continuerà così per parecchio tempo. I casi di Italia, Spagna e Francia
In Spagna (come in Italia d'altra parte) l'aumento dei prezzi è argomento di campagna elettorale con i popolari che accusano il governo Zapatero per l'aumento del prezzo del pane (13%), delle uova (10%), del latte (29%), dei fagiolini (9,6%). In Spagna c'è il tasso di inflazione più elevato dei grandi paesi dell'eurozona, 4,4% stimato quest'anno, 1,3% punti sopra la media tanto che si parla apertamente di «superciclo inflazionistico». In Francia il governo Fillon ha annunciato una inchiesta sui comportamenti di industriali e distributori denunciando «gli abusi di chi approfitta dei rialzi delle materie prime agricole per accrescere i margini». Per il 10 marzo sono attese le conclusioni dell'Osservatorio dei prezzi e dei margini creato in novembre su un paniere di venti prodotti-guida. Il settore della distribuzione è sotto alta sorveglianza politica dopo che il mensile '60 millions de consommateurs' ha pubblicato la lista nera degli aumenti: burro, camembert, pasta, yogurt e pane in cassetta dal 5 al 48%. Viene denunciato uno scarto dei prezzi che raggiunge il 30% per lo stesso prodotto tra un supermercato tedesco e un supermercato francese. Per ora in Francia non si pensa a un 'mister prezzi' come in Italia, ma si parla dell'apertura di un tavolo di confronto tra le parti in causa per tentare un 'effetto calmiere'. Consultatissimo il sito dell'Innse (l'istituto nazionale di statistica e studi economici) attraverso il quale si può simulare l'indice dei prezzi «personalizzato» dato che, si riconosce esplicitamente, «il consumatore medio non esiste». Ovviamente c'è l'avvertenza: il risultato non sostituisce l'indice statistico. In Germania le polemiche cominciarono l'anno scorso quando il prezzo del burro volò del 36,6% dopo il nuovo contratto tra produttori e distributori in agosto. In novembre l'inflazione era al 3,1%, da tredici anni non era così alta (niente in confronto con il Regno Unito là dove i generi alimentari hanno registrato l'anno scorso rincari mai raggiunti prima). In gennaio i prezzi degli alimentari sono aumentati del 6,1%, livello più alto da sette anni: irrita il +60% in un anno del riso basmati. E in Belgio la banca centrale indica che i prezzi degli alimentari, specie pane, olio, burro e caffè, aumentano più velocemente che negli altri paesi dell'eurozona. (Radiocor)26 febbraio 2008
ILSOLE24ORE.COM - di Claudio Tucci
L'introduzione della class action fa compiere al Belpaese un importante passo avanti in Europa sul fronte delle tutele a favore dei cittadini. Tuttavia, le associazioni dei consumatori invocano prudenza e, puntando il dito su alcuni difetti dell'attuale legge che possono limitarne l'efficacia, forniscono un giudizio positivo, ma cauto dell'azione risarcitoria collettiva. «È - dicono - una base di partenza sulla quale occorre ancora lavorare molto». A sostenerlo sono le 16 associazioni del Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti (Cncu) nel corso del convegno "L'azione collettiva a tutela dei consumatori", organizzato, a Roma, assieme al ministero dello Sviluppo Economico, per discutere e tracciare un primo bilancio su prospettive, sfide e opportunità della nuova normativa. Lo strumento, in vigore dal 1° luglio 2008, che consentirà di richiedere, a nome di una classe di soggetti accomunati dallo stesso presunto danno, un risarcimento legale con un unico procedimento. «Spesso - sottolineano le 16 associazioni del Cncu - le informazioni riportate da alcuni "addetti ai lavori" non sono corrette e il rischio è quello di fare un buco nell'acqua e di cominciare con il piede sbagliato».
Forti sono, infatti, i timori delle associazioni dei consumatori su una limitata efficacia della class action a causa di alcuni aspetti normativi ancora da migliorare. Si parla, in primo luogo, di una procedura lenta e farraginosa, che rischia di allungare di molto i tempi della decisione della controversia. Inoltre, la mancanza di esecutività già della prima sentenza del giudice, indebolisce, nei fatti, il concreto (ed eventualmente accertato) diritto del consumatore a ottenere il risarcimento dovuto. I costi eccessivi, della procedura, poi, possono scoraggiare i soggetti legittimati a proporre l'azione.
Grave, aggiunge il Codacons, che non sia stata prevista almeno una qualche forma di gratuito patrocinio per le associazioni dei consumatori e onlus senza fini di lucro, che dovranno, quindi, affrontare il giudizio investendo soldi, mezzi ed energie, senza la previsione di alcun concreto rientro economico. Sul punto, da segnalare la proposta delle 16 associazioni di istituire un fondo spese alimentato con i proventi delle multe antitrust. Richiesto, infine, di ampliare gli ambiti nei quali l'azione risarcitoria collettiva può essere esperita, facendovi rientrare, per esempio, anche la Pubblica amministrazione.
A parte gli inconvenienti da correggere, numerose sono le voci positive delle 16 associazioni sulla class action, soprattutto a favore dell'impatto preventivo che lo strumento potrà avere per indurre le imprese a evitare comportamenti scorretti che penalizzano il cittadino. Giudizio favorevole, inoltre, anche per l'introduzione nel procedimento di una fase conciliativa, che mira a una soluzione concordata sulla determinazione delle somme da corrispondere o da restituire. Per alcune associazioni, però, non sono definite le conseguenze reali di un eventuale esito negativo della conciliazione, con il rischio, quindi, che il tutto si traduca in un ulteriore allungamento dei tempi. «Perché - è stato osservato - non prevedere una decisione a maggioranza visto che il collegio è composto da tre conciliatori?».
Tra i settori, infine, dove le associazioni dei consumatori intendono azionare la class action, oltre a tutelare i risparmiatori dai noti e recenti crack finanziari, spicca il trasporto ferroviario, per la dedotta illegittimità delle condizioni di trasporto, in relazione sia all'ammontare delle sanzioni comminate in caso di biglietto mancante o non convalidato sia ai danni provocati dai ritardi, che alla qualità del servizio. Azioni giudiziarie collettive preannunciate anche contro il comportamento di alcune società di finanziamento e contro le modifiche tariffarie da parte delle maggiori compagnie telefoniche che, secondo le associazioni, hanno costretto milioni di utenti a corrispondere aumenti non giustificati e, quindi, illegittimi.
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Anche chi ha solo il pc deve pagare. Esplode la protesta
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commenti Anche chi ha solo il pc deve pagare. Esplode la protesta
Il Garante del contribuente: toni minatori nelle lettere di sollecito
TORINO - Una pioggia di ricorsi contro il pagamento del canone Rai sta arrivando a Torino, nella sede piemontese del Garante per il contribuente. Meno di 200 segnalazioni due anni fa, quasi 600 l'anno scorso e il numero pare destinato ad aumentare. Sono le proteste di cittadini che pur avendo disdetto l'abbonamento alla televisione o pur non avendo un apparecchio televisivo, vengono rintracciati dal Sat, il Servizio abbonamenti televisivi che ha sede a Torino, e ricevono una lettera in cui li si invita, con toni severi, a regolarizzare la loro posizione e a pagare.
"Non si capisce con quale criterio il Sat invii queste lettere - afferma Silvio Pieri, il presidente dell'ufficio del Garante del contribuente del Piemonte, competente per territorio - ma è sicuro che hanno dei toni decisamente minatori. Si paventano blocchi amministrativi delle auto o pignoramenti senza che la legge lo preveda. Per questo stiamo valutando la possibilità di presentare un esposto in procura per abuso d'ufficio".
Molti pagano, ma sono sempre più numerosi coloro che si rivolgono al Garante, magari attraverso associazioni di consumatori. Come il Comitato per una libera informazione radio televisiva, attivo soprattutto nel Nordest, e l'Aduc di Firenze, che da anni si batte per l'abolizione del canone.
La questione, in effetti, è di dubbia interpretazione e soprattutto è regolamentata da un regio decreto del 1938, quando addirittura c'era soltanto la radio, che poco si adatta alle evoluzioni della tecnologia che da allora ci sono state. Secondo la norma deve pagare chiunque detenga un "apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni" e questo significa che anche un computer con una scheda tv, ma paradossalmente anche un videofonino, possono essere adattati per ricevere programmi tv. E infatti nelle lettere che la Rai invia nelle case si precisa "compresi personal computer, decoder digitali e altri apparati multimediali". Definizione altrettanto vaga: avere un pc senza scheda tv significa lo stesso avere un televisore?
"Un tempo chi comprava un televisore veniva registrato con nome e indirizzo, mentre adesso questo non si fa più e in effetti l'evasione è aumentata moltissimo - sostiene Silvio Pieri - Ma non si può rispondere all'illegalità con altra illegalità. A norma di legge per rescindere un contratto tv basta mandare una raccomandata, ma il Sat poi continua a tempestare di lettere chiedendo la compilazione di moduli. Inoltre quando si chiude un abbonamento si paga ancora una tassa di suggellamento che sarà pure di pochi euro, ma non c'è più nessuno che venga a impacchettare il televisore che non si usa più".
Ragioni invocate da più parti per l'abolizione del canone. "Credo sia opportuna una modifica della legge - conclude il Garante del Piemonte - una proposta potrebbe essere quella di una tassa sull'acquisto di un televisore in cambio dell'abolizione del canone. In effetti l'origine stessa del canone viene meno, visto che un tempo doveva servire per garantire il servizio pubblico anche nelle zone in cui non rendeva trasmettere, mentre ora con il satellite si arriva ovunque senza problemi".
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Crescono i prezzi di alimentari, carburanti, tabacchi, ristorazione, informazione: + 4,8% l’inflazione dei consumi incomprimibili.
Incomprimibili?
Se lo sono veramente siamo fregati, il mercato non fa sconti.
Senza troppi panegirici andiamo al sodo.
Se a dieta si sta meglio, se camminare un po’ di più fa bene all’organismo, se fumare meno fa meno male e meno informazione magari induce a più riflessione. Se l’after hour, fatto a turno in casa con gli amici, mitiga le solitudini da rosticceria e riscopre complicità, l’incomprimibile può essere compresso eccome.
Ci sono convenienze, utilità, possibilità nella “compressione”.
Se prima di acquistare insomma indugiamo, valutiamo, disponiamo, cerchiamo il tornaconto, si può modificare la DOMANDA di consumo.
Siamo tanti, TUTTI: la nostra forza d’urto potrà modificare anche l’OFFERTA.
Si possono controllare i PREZZI, mitigare le pressioni inflative, recuperare salute, relazioni solidali, ricostruire il nostro credito di ruolo e, vivaddio, risollevare la nostra FIDUCIA.
Questo può un’azione sapiente di consumo.
Questo può un Professional Consumer.
Questo deve per lubrificare i meccanismi del sistema ed evitare eccessi che ingolfano la nostra azione: facciamolo!
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Ora che sembra che la soluzione al dramma rifiuti in Campania sia affidata solo alla realizzazione dei termovalorizzatori, c'è da chiedersi se è così e se non esiste un altro sistema meno impattante, e più sicuro per la salute (oltre nel fare una capillare raccolta diffenziata).
Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), ente pubblico di rilevante competenza scientifica, una alternativa sembra averla trovata: è il Thor , che sta per “Total house waste recycling” (riciclaggio completo dei rifiuti domestici). e che permette di recuperare e raffinare tutti i rifiuti e trasformarli in materiali da riutilizzare e in combustibile dall'elevato potere calorico. La novità sostanziale sta anche nel fatto che non occorre neanche più separare i rifiuti. Che anche se rimane comunque un fattore essenziale quello del riciclo – per i materiali che si andranno a recuperare - può però diventare un fattore aggiuntivo.
Una volta poi trasformati i rifiuti, è possibile utilizzare questo prodotto sia come combustibile solido o pellettizzato oppure produrre bio-olio per motori diesel attraverso la 'pirolisi' (un processo di decomposizione termochimica di materiali organici, ottenuto mediante l’applicazione di calore)
E non c'è bisogno neanche di grossi aree da espropriare e da “sottrarre” all'agricoltura.
L'impianto è stato progettato anche come “mobile”, utile per contrastare le emergenze e in tutte le situazioni dove è necessario trattare i rifiuti velocemente: senza scorie e senza impegnare spazi di grandi dimensioni. Per non parlare poi dei costi, accessibili anche a piccoli comuni che si possono anche consorziare : un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro.
Il primo impianto- prototipo, realizzato con la società Assing, con sede a Monterotondo, Roma (è società leader in Italia nella fornitura di soluzioni e prodotti ad alta tecnologia per le aziende e istituti di ricerca), è attualmente in funzione in Sicilia, a Torrenova (provincia di Messina). Riesce a trattare fino a otto tonnellate l’ora e non ha bisogno di un’area di stoccaggio in attesa del trattamento; è completamente meccanico, non termico e quindi non è necessario tenerlo sempre in funzione, anzi può essere acceso solo quando serve, limitando o eliminando così lo stoccaggio dei rifiuti e i conseguenti odori.
"E' come un mulino di nuova generazione – lo sintetizza così il suo inventore, Paolo Plescia, ricercatore del Cnr - l'impianto Thor riduce i rifiuti a dimensioni microscopiche, inferiori a dieci millesimi di millimetro. Il risultato dell'intero processo è una materia omogenea, purificata dalle parti dannose e dal contenuto calorifico, utilizzabile come combustibile e paragonabile ad un carbone di buona qualità". Paolo Pescia, sostiene che si tratta di “un combustibile utilizzabile con qualunque tipo di sistema termico, compresi i motori funzionanti a biodiesel, le caldaie a vapore, i sistemi di riscaldamento centralizzati e gli impianti di termovalorizzazione delle biomasse”.
“Le caratteristiche chimiche del prodotto che viene generato dalla raffinazione meccanica dei rifiuti solidi urbani – spiega Plescia - una volta eliminate le componenti inquinanti sono del tutto analoghe a quelle delle biomasse, ma rispetto a queste sono povere in zolfo ed esenti da idrocarburi policiclici”.
Molti comuni anche dalla penisola sorrentina, si sono detti interessati a questo macchinario rivoluzionario, che potrebbe risolvere un'enormità di problemi. Se ovviamente “grossi interessi” fossero messi da parte. In nome del benessere della collettività.
La scheda
Che cosa: Thor (Total house waste recycling) sistema per il recupero e la raffinazione dei rifiuti solidi urbani
Chi: Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr
Per informazioni: Paolo Plescia, Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr, tel. 06.90672826, e-mail: paolo.plescia@ismn.cnr.it, p.plescia@assing.it
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Packaging e imballaggi ricavati dai residui vegetali: da oggi si può.
Dagli scarti dei pomodori, estraendo i polisaccaridi, è possibile ricavare materiale plastico biodegradabile. A fare questa “scoperta” sono stati i ricercatori dell’Istituto di chimica biomolecolare (Icb-Cnr), insieme ai colleghi dell’Istituto di chimica e tecnologia dei polimeri (Ictp-Cnr) e dell’Istituto di scienze dell’alimentazione (Isa-Cnr) del Consiglio nazionale delle ricerche di Pozzuoli e Avellino.
I ricercatori da tempo stanno lavorando sull’estrazione di polisaccaridi dagli scarti della lavorazione industriale dei pomodori, dove è possibile ottenere materiale plastico biodegradabile. Fino al 25 febbraio a Napoli, alla Mostra d'Oltremare, sarà possibile visionare questo materiale che potrebbe rivoluzionare un pò tutto.
Parte dei risultati conseguiti sono stati illustrati nel convegno dal titolo ‘Presente e futuro dei bioimballaggi attivi nella filiera dell’agroalimentare. Come trasformare i residui vegetali in ricchezza” che ha avuto luogo nell’ambito della mostra TIAM - MEDPACK 2008 ( Mostra d’Oltremare fino al 25 febbraio).
“Quest’operazione - sottolinea l'Icb-Cnr di Pozzuoli -può anche aiutare a risolvere un altro problema ambientale, dovuto all’eliminazione degli scarti dell’industria alimentare conserviera, consentendo inoltre una riduzione dei costi”.
Ma la scoperta non finisce qui: con una spruzzata di polimeri naturali ricavati dagli scarti di pomodoro è possibile sostituire anche gli antiestetici teloni di plastica nera usati per la pacciamatura, ossia per evitare la proliferazione di erbe infestanti.
La soluzione acquosa messa a punto dal progetto “Life Biocoagri”, coordinato dall’Ictp-Cnr, si solidifica come uno strato di vernice e può essere rimossa senza rischio di inquinamento.
Sarà possibile anche togliere di mezzo i contenitori di polistirolo (tray o nursery pots) sostituendo il polistirene con un materiale completamente biodegradabile, ottenendo contenitori altrettanto leggeri e resistenti che possono essere interrati con tutte le piantine dove vengono sistemate le piantine. Oggi i contenitori che vengono utilizzati sono fonte di grande inquinamento: non si sa come smaltirli, perché non possono essere riciclati neanche nella raccolta differenziata.
Tante piccole soluzioni che potranno apportare un ottimo aiuto all'ambiente e al riciclo dei rifiuti.
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