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lunedì, 31 marzo 2008

NOI, CONTESTATORI O CONSUMATORI DAL ’68?


A 40 anni di distanza, il ’68 impone la sua taglia.

Per quel che ricordo, andava pressappoco così:

Mio padre, un operaio di “classe”.

Nel ’68 ho 17 anni, me ne sto in provincia a leggere: da Marcuse a Pasolini, dall’Utopia, fino  agli Scritti Corsari; con Fromm scelgo l’essere, con Lenin imparo il comunismo, con Marx  infilo “l’oggettività” nel mio pensiero.

Con i Beatles divento beat – le scuse a Jack Kerouac  sono dovute -  poi arrivano i Rolling Stones che gridano la loro “in…satisfatcion” ed io con loro.

Ginsberg urla: “Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, nude, isteriche, trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di una droga rabbiosa”. La carica poetica  fragorosa, ne uscii raggelato.

Tuttintorno disuguaglianza, violenza, sopraffazione e le regole….troppe e già tutte scritte.

Insomma, stare contro non era una scelta era un obbligo: apocalittici allora!

Alla rinfusa mi tornano in mente le mie buone compagnie: Sartre, Allen, Ghandi, Malcom X , Luther King, McLuhan, Baudrillard, Kennedy, Che Guevara, Cèline, James Dean, Mandela, Allende, Andy Warhol, Goddard.

In un impeto empatico faccio mia la loro cultura, la loro politica, l’ideologia.

Difficile ancor oggi prendere distanza da quei totem, ancor più rinnegarli.

Oramai forte, rispetto al mondo, reclamo la mia differenza; nel farlo devo affermare la mia    identità. Lo faremo in molti, quasi tutti.

Nasce, sotto i migliori auspici, in quegli anni una nuova categoria antropologica: il GIOVANE.

Prima non c’era: da bambino ad adulto senza fermate intermedie.

A questa categoria bisogna fornire un CARATTERE.

Il carattere, si sa, è distinzione.  Bisogna distinguersi allora: pantaloni lunghi, la Vespa, la birra, le sigarette, i flirts, il ballo, i dischi, la moda. Ecco stabilita la distanza dai bambini.

Poi: le parolacce, il vietato vietare, la controcultura, jeans e T-shirts, gli spinelli, la libertà sessuale, i capelli lunghi, il twist; distanze incolmabili dai “matusa”.

Siamo grandi, belli, forti, siamo CONTRO: vogliamo l’IMMAGINAZIONE AL POTERE; RIBELLARSI E’ GIUSTO si grida nelle piazze. VIETATO VIETARE è il nostro credo. PRENDO I MIEI DESIDERI PER LA REALTA’ PERCHE’ CREDO NELLA REALTA’ DEI MIEI DESIDERI, lo slogan è buono, io ci credo. I miei desideri? Giustizia, libertà, rivoluzione: ce la faremo !

Quando sono rilassato leggo, d’un tratto:”per la barba di un beat:  PRORASO” sta scritto in un box in alto a sinistra, a pagina 34 di  “Ciao Amici”, la mia rivista di adozione …..GULP !

Alla radio la notizia: il dottor Sabin, proveniente da New York e Mary Quant  da Londra sono atterrati a Fiumicino; ad accoglierli uno sparuto drappello di accademici per l’uno; una folla festante invece per quella della “minigonna” …SIC !

Esco di casa contrariato, passeggio per il corso: un fischio, mi giro, è Franco un impavido della contestazione globale, studente alle Belle Arti di Roma. Si avvicina,  con un sorriso sornione stampato in faccia, mi mette un braccio sulla spalla e: “Oggi abbiamo contestato Dante”        “SDONG!”

E’ troppo: sono frastornato, lascio Franco in piazza e torno a casa.

Approposito della mia identità: ce l’ho eccome !

Antoine mi consiglia di indossare la camicia a fiori; con i Beatles mi allungo i capelli; i pantaloni di velluto a coste come quelli di Johnny Hallyday; la cinta in cuoio da 5 cm., quella invece è una invenzione mia e….vai! Sono diverso dagli altri.

Non ci credete?  Il controllore del bus  che mi porta a scuola, per marcare la SUA differenza  non mi oblitera più il biglietto.                                          

Fin qui la cronaca dei miei avvenimenti.

40 anni sono passati, oggi affetto da congenita adultità, di quella cronaca posso tentare di fare storia.

Con il mio amico Franco la contestazione si fa MANIERA; la guerra in Vietnam è la mia occasione per gridare la PACE mentre  indosso spavaldo l’ultimo jeans e la maglia rossa con su Che Guevara. Carpe Diem: la moda  di soppiatto si fa sponsor della CONTESTAZIONE.

Debbo confessare che da un po’ di tempo un dubbio mi arrovella la mente: Noi, contestatori o consumatori dal’68 ?

Ve lo propongo nella forma del questionario da rotocalco. Può risultare idoneo per il diletto e non solo.

¨     I “giovani” trovano nella remise en question del mondo il modo per riconoscersi. Diritti civili, emancipazione femminile, rivoluzione sessuale catalizzano questa identità. Il nuovo stile di vita deve trovare RAPPRESENTAZIONE. Il vestiario, la musica, la cosmesi possono dare confezione a questa visibilità. La prodigalità dell’industria verrà utilizzata copiosamente.

¨     Il sistema industriale affetto da sovraccapacità produttiva ha  l’esigenza di trovare adepti per smaltire quelle quantità. Il terzo Mondo  manca di reddito; il Mondo socialista si mostra ideologicamente ostile alle pratiche del consumo; nel Mondo occidentale matura una cospicua opportunità: tra il 1945 e il 1960 il boom delle nascite genera  una legione di bambini: i BABY BOOMERS saranno solo negli USA 70 milioni. Allevarli sarà un’occasione irripetibile. Bisognerà scovarli, dar loro visibilità e molto altro: verranno “nutriti” a dovere! Farli rivendicare li impasterà di orgoglio. Un modo per riconoscersi: farsi additare.Questo avranno da fare.

¨     VOGLIAMO TUTTO E SUBITO, mai slogan fu più acconciato di neutralità. Si può rivendicare l’opportunità della rivoluzione ovvero la liceità del consumare ad oltranza. L’efficacia: sorprendente!

 

Mauro Artibani

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categorie: politica, societĂ , social prosumer, informazione & editoria

Avete un libretto al portatore in Banca o alla Posta? dal 30 aprile cambiano i massimali

Antiriciclaggio: nuovi limiti per i libretti al portatore

Le disposizioni antiriciclaggio, contenute nel Decreto Legislativo numero 231 del 2007, stabiliscono che il limite massimo del saldo dei libretti al portatore deve essere pari ad Euro 5.000,00. Il Ministero dell’Economia ha precisato, con una circolare sottoscritta nella giornata del 20 Marzo 2008, che tutti i titoli emessi prima del 30 Aprile 2008, possono essere regolarizzati fino al 30 Giugno 2009.

Fonte: Il Sole 24 Ore - preso da Fisco&Tasse


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categorie: social prosumer, informazione & editoria
domenica, 30 marzo 2008

Reti aziendali, "always on" con WiFi Extender

Scegliere le tecnologie Wireless per la connessione di rete nel proprio ufficio può aiutare le piccole e medie imprese a creare un ambiente più dinamico ed efficiente, oltre che più flessibile e ordinato in virtù dell'assenza di cavi, mantenendo al contempo prestazioni di qualità professionale in qualsiasi zona della propria azienda.

Barriere architettoniche o bassa potenza dei segnali, però possono creare problemi di copertura della rete Wi-Fi, compromettendone l'utilizzo. La soluzione proposta da Hercules - presentata pochi giorni fa e disponibile a partire da aprile - WiFi Extender viene incontro proprio a questo tipo di problematiche.

È un dispositivo che promette di raddoppiare la portata della rete Wi-Fi, permettendo di raggiungere anche gli angoli più remoti della propria azienda.

Extender stabilisce una connessione wireless con il router aziendale e ne estende la portata mantenendo inalterate le proprietà della rete, come ad esempio nome o chiave di sicurezza. Questo, in maniera del tutto indipendente dal utente. Sarà quindi possibile spostarsi liberamente nell'area coperta dal router o in quella coperta dall'Extender.

L'installazione guidata aiuta ad individuare il punto migliore in cui collocare il WiFi Extender all'interno dell'ufficio, così da garantire accesso a Internet da ogni angolo, in ogni stanza, fin nei punti più lontani.

WiFi Extender (HWGEXT-54) rispetta l'ultimo standard Wi-Fi ufficiale: 802.11g, fino a 54 Mbps di larghezza di banda ed è compatibile con le altre periferiche 802.11b e 802.11g.

Oltre alla modalità Extender, la periferica dispone anche di quella Access Point, che permette la creazione di una rete Wi-Fi basata sulla connessione di un router o modem router cablato. http://www.pmi.it/

Prevenire è importante, salva molte vite

Tumori: 150 mila morti l'anno in Italia, 50% per scarsa prevenzione

Roma (Adnkronos Salute) - E' come se un volo di linea cadesse ogni giorno senza alcun superstite, registrando 205 morti. E' l'immagine descritta da Francesco Schittulli, presidente della Lilt (Lega italiana per la lotta ai tumori), quella che più di ogni altra raffigura la strage che si consuma ogni giorno in Italia a causa della scarsa prevenzione dei tumori. Delle 150.000 persone che muoiono ogni anno di cancro nel nostro Paese, oltre 75.000 potrebbero salvarsi "se diventassero protagonisti della propria salute", sottolinea il presidente della Lilt, che ha illustrato i dati, oggi a Roma, in occasione della presentazione della Settimana nazionale per la prevenzione oncologica, in una conferenza a Palazzo Chigi.

Ogni giorno nel nostro Paese si ammalano di cancro più di 700 persone, per un totale di 270.000 nuovi casi all'anno. Il tasso di guaribilità è del 54%, "ma potrebbe raggiungere l'80% - sottolinea Schittulli - se ognuno di noi cominciasse ad adottare stili di vita corretti e a sottoporsi con regolare periodicità a opportuni controlli clinico-strumentali". Ma sono molti gli italiani che dimenticano di farlo. "Quattro 'morti bianche' al giorno sono inaccettabili - tuona Schittulli riferendosi agli incidenti mortali sul lavoro - ma altrettanto vergognosi sono 205 decessi al giorno che potremmo evitare". Ad oggi le persone che hanno un 'vissuto' di cancro alle spalle sono un milione e 800 mila - un numero superiore agli abitanti di una città come Milano - 900 mila quelle che si stanno sottoponendo a delle cure per combatterlo e 180 mila quelli in fase terminale.

Nell'ultimo quinquennio - ha riportato ancora la Lilt - al 23% della popolazione maschile è stato diagnosticato un cancro e il 9% dei pazienti non ce l'ha fatta a sopravvivere. Minori, anche se di poco, le percentuali relative alle popolazione femminile: 21% con un tasso di mortalità del 7,5%. Il tumore alla mammella registra la più alta percentuale di guaribilità (87%), seguito dai linfomi (85%), dal cancro al collo dell'utero e dal melanoma (84%), dal tumore al colon (59%), al retto (56%), all'ovaio (26%) e dal cancro al polmone (21%). Fondamentale, in una storia di tumore, è la diagnosi: più è precoce e maggiori sono le possibilità di salvarsi. Per questo, secondo Schittulli, "il nostro Servizio sanitario nazionale andrebbe ripensato - afferma il presidente della Lilt -

Dovremmo avere ambulatori dove sottoporre i cittadini a diagnosi in ogni quartiere, lasciando agli ospedali il solo compito di curare e coinvolgendo anche il 'privato' in questa importante sfida, perché il pubblico sta perdendo innegabilmente terreno. Solo così potremmo salvare vite umane e abbattere liste d'attesa. Se non riusciremo ad organizzarci, tra 70 anni saremo allo stesso punto". Ogni giorno, dunque, un virtuale aereo di linea continuerà a schiantarsi al suolo, bruciando la vita di 205 persone: "Quelle che - sottolinea ancora Schittulli - hanno perso di vista la prevenzione, ovvero non si sono sottoposti agli esami diagnostici previsti e non hanno seguito le regole di uno stile di vita sano. Non possiamo più permetterlo - conclude categorico Schittulli - E' ora di correre ai ripari".


sabato, 29 marzo 2008

Quanto incidono le scelte alimentari sull'ambiente? Moltissimo!

La scelta vegetariana (e ancor più quella vegana) sono direttamente coinvolte nella salvaguardia del pianeta.

scienzavegetariana
Il consumo di energia e risorse vegetali
Nel trasformare vegetali in proteine animali, un'ingente quantità delle proteine e dell'energia contenute nei vegetali viene sprecata: il cibo serve infatti a sostenere il metabolismo degli animali allevati, ed inoltre vanno considerati i tessuti non commestibili come ossa, cartilagini e frattaglie, e le feci.

Esiste il cosiddetto "indice di conversione", che misura la quantità di cibo necessaria a far crescere di 1 kg l'animale. Ad un vitello servono 13 kg di mangime per aumentare di 1 kg, mentre ne servono 11 a un vitellone (un bue giovane) e 24 ad un agnello. I polli richiedono invece solo 3 kg di cibo per ogni kg di peso corporeo. Se si considera poi che l'animale non è tutta carne, ma vi sono anche gli "scarti", queste quantità vanno raddoppiate.

Il rendimento delle proteine animali è ancora più basso.
Un bovino, ad esempio, ha un'efficienza di conversione delle proteine animali di solo il 6%: consumando cioè 790 kg di proteine vegetali, produce meno di 50 kg di proteine.

Oltre allo spreco di energia necessaria per il funzionamento dell'organismo, va contata l'energia necessaria per la coltivazione del cibo per gli animali e per il funzionamento degli allevamenti stessi.

Dal punto di vista dell'uso di combustibile fossile, per ogni caloria di carne bovina servono 78 calorie di combustibile, per ogni caloria di latte ne servono 36, e per ogni caloria che proviene dalla soia sono necessarie solo 2 calorie di combustibile fossile, un rapporto di 39:1 a sfavore della carne.
Il consumo d'acqua

Il 70% dell'acqua utilizzata sul pianeta è consumato dalla zootecnia e dall'agricoltura (i cui prodotti servono per la maggior parte a nutrire gli animali d'allevamento). Quasi la metà dell'acqua consumata negli Stati Uniti è destinata alle coltivazioni di alimenti per il bestiame.

Gli allevamenti consumano una quantità d'acqua molto maggiore di quella necessaria per coltivare soia, cereali, o verdure per il consumo diretto umano. Dobbiamo sommare, infatti, l'acqua impiegata nelle coltivazioni, che avvengono in gran parte su terre irrigate, l'acqua necessaria ad abbeverare gli animali e l'acqua per pulire le stalle.

Una vacca da latte beve 200 litri di acqua al giorno, 50 litri un bovino o un cavallo, 20 litri un maiale e circa 10 una pecora.

Il settimanale Newsweek ha calcolato che per produrre soli cinque chili di carne bovina serve tanta acqua quanta ne consuma una famiglia media in un anno.

Le deiezioni
In Italia gli animali da allevamento producono annualmente circa 19 milioni di tonnellate di deiezioni a scarso contenuto organico, che non possono essere usate come fertilizzante. Attualmente, lo smaltimento di questi liquami avviene per spandimento sul terreno, il che provoca un grave problema di inquinamento da sostanze azotate, che causa inquinamento nelle falde acquifere, nei corsi d'acqua di superficie, nonché eutrofizzazione nei mari.

Anche i farmaci somministrati agli animali possono passare nell'ambiente con i reflui e residuare nei suoli, nei vegetali, nelle acque e quindi negli alimenti di cui si ciba l'uomo, come le verdure o il pesce.

Calcolando il carico equivalente, ovvero trasformando il numero di animali in quello equivalente di popolazione umana che produrrebbe lo stesso livello di inquinamento da deiezioni, in totale, in Italia, gli animali equivalgono ad una popolazione aggiuntiva di 137 milioni di cittadini, cioè più del doppio del totale della popolazione.

Le ripercussioni sul clima
Le conseguenze più drammatiche del consumo di latte e carne si verificano nel Terzo Mondo: il disboscamento operato per far posto agli allevamenti di bovini destinati a fornire proteine animali all'Occidente ha distrutto in pochi anni milioni di ettari di foresta pluviale.

Ogni anno scompaiono 17 milioni di ettari di foreste tropicali. L'allevamento intensivo non ne è la sola causa, ma sicuramente gioca un ruolo primario: nella foresta Amazzonica l'88% dei terreni disboscati è stato adibito a pascolo e circa il 70 % delle zone disboscate del Costa Rica e del Panama sono state trasformate in pascoli. A partire dal 1960, in Brasile, Bolivia, Colombia, America Centrale sono stati bruciati o rasi al suolo decine di milioni di ettari di foresta, oltre un quarto dell'intera estensione delle foreste centroamericane, per far posto a pascoli per bovini. Per dare un'idea delle dimensioni del problema, si pensi che ogni hamburger importato dall'America Centrale comporta l'abbattimento e la trasformazione a pascolo di sei metri quadrati di foresta.

Paradossalmente, questa terra non è affatto adatta al pascolo: nell'ecosistema tropicale lo strato superficiale del suolo contiene poco nutrimento, ed è molto sottile e fragile. Dopo pochi anni di pascolo il suolo diventa sterile, e gli allevatori passano ad abbattere un'altra regione di foresta. Gli alberi abbattuti non vengono commercializzati, risulta più conveniente bruciarli sul posto.

La geografa Susanna Hecht racconta che il 90% degli allevamenti di bestiame nella ex-foresta amazzonica cessa l'attività dopo circa otto anni, per ricominciare in altre zone. Si possono percorrere centinaia di chilometri di strada nella foresta amazzonica senza trovare altro che terre abbandonate dove cresce una vegetazione secondaria.

Nelle zone semiaride, come l'Africa, lo sfruttamento dei suoli per l'allevamento estensivo (i cui prodotti vengono esportati nei paesi ricchi) porta alla desertificazione, cioè alla riduzione a zero della produttività di queste terre. Le Nazioni Unite stimano che il 70% dei terreni ora adibiti a pascolo siano in via di desertificazione.

Anche alcune parti delle Grandi Pianure del "West" americano si stanno trasformando in deserto. Ampi fiumi sono diventati ruscelli o si sono prosciugati del tutto lasciando spazio a distese di fango. Dove prima vi erano vegetazione ed animali selvatici di ogni specie, oggi non cresce più nulla e non vi è più vita animale. L'allevamento estensivo di bovini è stato, e continua a essere, la causa di tutto questo.


Libri di scrittori indipendenti che spiegano il WIMAX

di Xiao Yang - Computers - 2007 - 423 pagine - Anteprima limitata
Written under the leadership of editor Yang Xiao, member of the IEEE 802.11 working group, WiMAX/MobileFi: Advanced Research and Technology represents the most cutting-edge survey ofWiMAX technologies.

Emerging Technologies in Wireless LANs: Theory, Design, and DeploymentEmerging Technologies in Wireless LANs: Theory, Design, and Deployment

a cura di Benny Bing - Technology & Engineering - 2007 - 850 pagine - Anteprima limitata

This indispensable book provides you with the key practical tools and background knowledge for deploying WiFi networks, as well as a solid appreciation of the emergingtechnologies.

Carfree Area Project: invito ai comuni a presentare progetti

Il CCRE e la World Carfree Network (rete internazionale che unisce le organizzazioni il cui obiettivo consiste nel promuovere le alternative all’uso di automobili) invitano i comuni europei ad esprimere il proprio interesse a far parte del progetto “Carfree Area Pilot Project ”che prevede la realizzazione di zone modello senza automobili. I comuni saranno selezionati da una giuria e la proposta di progetto sarà in seguito sottoposta alla Commissione europea nel quadro del programma Energia intelligente – Europa”. I comuni interessati potranno inviare proposte di siti idonei per la realizzazione del progetto: si tratterà di aree di dimensioni tali che possano consentire di far esperienza dei vantaggi di città senza automobili (sicurezza, assenza di rumori..) e con una densità importante di popolazione che permetta ugualmente l’attuazione di sistemi di trasporto pubblici. La nuova data di scadenza per la presentazione di progetti è il 30 aprile prossimo:

SEARCH FOR MUNICIPALITIES

interested in realising a model settlement within the Carfree Area Pilot Project

Organised by: World Carfree Network (WCN)

Supported by: Council of European Municipalities and Regions (CEMR)

 

Municipalities from all over Europe are invited to express interest in co-operating to realise carfree model settlements in their area, demonstrating sustainable and liveable urban environments.

Three of the responding municipalities will be selected by a jury of international experts to participate in the international Carfree Area Pilot Project.

Benefits for participating municipalities

They can elaborate plans for a carfree model settlement, advised by an international expert team on carfree urban development, exchanging information and experiences with other municipalities and possibly with financial support by the European Commission.

Benefits of a Carfree Area

A Carfree Area offers reduced air and noise pollution and a lower risk of injuries by traffic accidents. There is more space for people in an attractive, quiet, safe and healthy environment, promoting a slower-paced, more relaxed, healthier and thus more sustainable lifestyle. This allows more personal interaction with neighbours resulting also in the presence of more people in public areas during day and night thus creating a greater sense of community. And such developments contribute to diversify the housing market, giving people more choices about how they want to live.

Criteria

Interested municipalities are asked to send proposals for appropriate sites. Most important is the availability of an area of sufficient size to allow the advantages of carfree living (space for people, safety, lack of noise pollution, etc.) to be experienced and to accommodate a population and urban density high enough to support internal retail businesses and services (about 10 hectares), integrated in an axis of settlements with sufficient population to support attractive local public transport. In the carfree area the ownership of private cars should be avoided as far as possible.

The Carfree Area Pilot Project

The main matter of this project will be the development of concepts for the model settlements in the selected municipalities (including the design of master plans) by a planning team in each municipality advised by the World Carfree Network Expert Team. A proposal for the project shall be submitted to the European Commission under the programme “INTELLIGENT ENERGY – EUROPE” in the field of Energy in transport (STEER). For more information, write to World Carfree Network - E-mail: capp@worldcarfree.net

- Download CAPP in english (PDF, 267 kb)

- Download CAPP abstract in english (PDF, 43 kb)

- Download CAPP abstract in german (PDF, 46 kb)

Project coordination:

- Franz Skala, Institute of Ecological Urban Development, A-Vienna

- Markus Heller, Autofrei Wohnen / Carfree Living, D-Berlin

- Randall Ghent, World Carfree Network, UK-York

e-Mail: capp@worldcarfree.net


CONSUMATORI, E' L'ORA DELLA RESPONSABILITA'


Non possiamo continuare a cincischiare.
Se vogliamo il riconoscimento della nostra azione di consumazione come esercizio di LAVORO e da questo ottenere un REDDITO, dobbiamo assumere per intero la responsabilità del nostro ruolo.
Un Codice Deontologico per il nostro agire si rende indispensabile.

 Il presente Codice è in fase di gestazione. Chi ritiene di poter fornire un contributo alla sua redazione, lo faccia!

CODICE DEONTOLOGICO DEL PROFESSIONAL CONSUMER

 PREMESSA

Il CONSUMO è espressione culturale “essenziale” dell’identità  dei paesi che hanno raggiunto il benessere economico.
Il consumo si fonda su un insieme di valori etici, economici, di costume  - che contribuiscono a determinare le condizioni di vita dell’uomo - non può essere pertanto ridotto a mero fatto commerciale.
La Società dei consumi tende a sopravvivere alla sua nascita, ai detrattori, ai suoi utenti. Si fonda sull’ interesse pubblico e costituisce un patrimonio del consorzio umano.
La tutela di questo interesse è uno degli scopi primari  dell’azione professionale e costituisce il fondamento etico della professione.
La Società ha dunque interesse a garantire un contesto nel quale il consumo possa essere espresso al meglio, favorendo la formazione della coscienza civile, dei suoi valori e la partecipazione dei cittadini alle decisioni concernenti il loro interesse.
I Professional Consumers hanno il dovere, nel rispetto dell’interesse presente e futuro della Società, di attenersi al fondamento etico proprio della loro disciplina………..

…..OMISSIS……

PRINCIPI GENERALI

…..OMISSIS…..

-   Art 13 – Costituisce prerogativa inalienabile del P.C. il possesso della propria ATTENZIONE, del TEMPO e delle istanze EMOTIVE delle proprie azioni.

a)      Risulta indispensabile per l’esercizio professionale saper dislocare, nella comunicazione pubblicitaria, la funzione informativa dalla propaganda  e dalla produzione di significato. Saper gestire  con utilità il tempo dello stare sul mercato; saper gestire la propria attenzione, le emozioni e le passioni; saper cogliere gli spazi di azione del consumo nel sistema della produzione; saper intercettare il valore economico della nostra azione di consumo; saper sconnettere le asimmetrie informative che affollano il mercato;saper governare l’intera gamma delle proposizioni di acquisto: dalla prodigalità all’avarizia. La gestione di queste capacità rende esplicito il possesso di una adeguata dotazione di Capitale Umano.

b)      Si ritiene indispensabile istituire una stretta integrazione tra Capitale Umano e Capitale Sociale al fine di costruire una rete di relazioni, simpatie, finanche di dazi informativi in grado di rafforzare la coesione dei consumatori per poter gestire al meglio le risorse comuni, dispiegare con efficacia le risorse impiegate al fine di aumentare la produttività della nostra azione professionale…………..

Mauro Artibani
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Jacques Attali: «Chi non promuove l'accesso a internet è condannato al declino»

Jacques Attali (LaPresse)Un Paese che non promuove l'accesso a internet è condannato al declino. Esattamente come chi qualche anno fa non ha intuito la portata dall'invenzione del telefono. Jacques Attali era tra gli ospiti più attesi all'Innovation forum di Idc che si è appena concluso a Milano. E la sua difesa di internet, in particolare dell'importanza dell'accesso universale alla banda larga, è stata una delle parti più decise del suo intervento. Il presidente della commissione incaricata da Sarkozy di individuare proposte di riforme in senso liberale da qualche mese gode di fortissima popolarità, in particolare in Italia. Forse proprio per questo ci ha tenuto subito a chiarire un concetto: "non sono qui per recitare il ruolo dello straniero che critica il Paese di cui è ospite". Anche perché il concetto stesso di straniero, nell'ecosistema dell'innovazione, è ormai messo in discussione. "Per fare innovazione ci vuole innanzitutto apertura – ha detto Attali -. Gli innovatori non si dimenticano che uno dei fondatori di Google, Sergey Brin, è russo, così come il fondatore di Ebay, Pierre Omidyar, è iraniano".
Questo per dire che gli Stati Uniti non sono l'unico baricentro. Che altri Paesi si sono affacciati come protagonisti (Attali ha citato più volte la Corea), che lo scambio dei cervelli tra i Paesi è fondamentale. "Le università sono i posti dove si gioca l'innovazione di domani i ricercatori devono essere attirati e pagati bene - ha proseguito, azzardando un paragone vagamente ironico: – le squadre di calcio sono disposte a sborsare cifre astronomiche per i talenti, perché portano vantaggi a tutto il gruppo". Anche le città vanno pensate collettivamente come luoghi dell'innovazione: Mountain View, dove ha sede Google, oppure alcune città coreane ne sono un esempio. Anche perché di fronte abbiamo un orizzonte che muta in fretta. "Presto avremo l'internet degli oggetti – ha spiegato Attali – tutto sarà collegato alla rete". Non solo. "Le nanotecologie sono già qui, in un chip di 10 nanometri si può mettere tutto quello che oggi sta su un normale microchip". Poi le neuroscienze che aprono scenari inediti nell'interazione tra cervello umano e informatica.

Infine è passato all'analisi della situazione italiana. "L'Italia ha due problemi in particolare: il primo è la debolezza dello Stato". Il presidente della commissione per la liberazione della crescita francese ha aggiunto che in Francia il problema è esattamente il contrario: "lo stato è onnipresente". Anche se il problema italiano "più grave" è il digital divide. A corredo della sua analisi i dati appena presentati dal terzo rapporto del forum dell'Innovazione digitale: la diffusione della banda larga nelle aree rurali in Italia è due terzi rispetto alla media europea, lo stesso dato riguarda la percentuale di famiglie che ne hanno l'accesso.

"Entro il 2011 in Francia porteremo la banda larga al 100% delle persone", ha invece promesso. Anche perché "tra dieci anni vivremo nell'era della ubiquità nomade: saremo sempre connessi, sempre informati". E' per questo che un Paese che oggi decide di non promuovere l'accesso alla rete "è condannato al declino". Esattamente come chi qualche anno fa non ha "realizzato l'importanza dell'invenzione del telefono".

di Luca Salvioli - ILSOLE24ORE.COM


venerdì, 28 marzo 2008

Non è vero che l'ora legale fa risparmiare energia

L'ora solare incrementa i consumi d'energia.

Non e' vero che passare dall'ora solare a quella legale faccia risparmiare energia alle utenze private. Al contrario, sostengono i ricercatori californiani che per tre anni hanno valutato i dati dei contatori di oltre sette milioni di abitazioni nello Stato dell'Indiana. Il cambio d'orario ha incrementato i consumi annuali tra l'1% e il 4%, per una spesa aggiuntiva di 8,6 milioni di Usd l'anno. Gli autori hanno anche calcolato quanto abbiano inciso sull'inquinamento questi maggiori consumi: da 1,6 a 5,3 milioni di dollari l'anno.
Lo Stato dell'Indiana e' stato scelto perche', nel 2006, l'ora legale e' stata introdotta su tutto il territorio, mentre prima riguardava solo 15 distretti su 92. L'analisi indica che "in primavera si verifica un leggero risparmio, abbondantemente vanificato nell'estate inoltrata e in autunno". Motivo? La necessita' di accendere il riscaldamento la mattina presto e il maggior uso d'aria condizionata nei lunghi pomeriggi e nelle calde sere d'estate. 

...senza contare che crea squilibri al nostro corpo

L'ora legale fa male alla salute?

La manipolazione del tempo alla quale siamo sottoposti due volte l’anno ha un impatto negativo sul nostro orologio biologico, che si è evoluto seguendo i ritmi del sole. “La luce del mattino è il fattore più importante tra quelli che servono a sincronizzare il nostro orologio biologico”, spiega David Avery, psichiatra dell’University of Washington. “Quando le strategie di risparmio energetico e l’ora legale hanno come conseguenza la diminuzione della luce del mattino percepita, ecco che la depressione stagionale tende a aumentare in molte persone. Non è naturale alzarsi col buio. Quello che i nostri antenati facevano era alzarsi all’alba, a qualsiasi ora l’alba arrivasse".

“Da un punto di vista biologico”, sostiene il neurobiologo Horacio de la Iglesia, “l’ora legale non ha senso”.

Fonte: Paulson T. Scientists shed light on effects of clock change. Seattle Post-Intelligencer 2/11/2007.

giovedì, 27 marzo 2008

Wireless - La famiglia 802.11...
Avendo studiato solo 802.11a, b, g in passato, sono stato sorpreso di scoprire che ci sono molti altri protocolli di 802.11.  Il testo sotto riportato e stato tenuto rigorosamente in lingua Inglese perchè mi risulta troppo complesso tradurlo in un linguaggio tecnico:

802.11 family is getting quite big - http://3g4g.blogspot.com/
See which ones do you know:
  • 802.11a - 54 Mbps standard, 5 GHz signaling (ratified 1999)
  • 802.11b - 11 Mbps standard, 2.4 GHz signaling (1999)
  • 802.11c - operation of bridge connections (moved to 802.1)
  • 802.11d - worldwide compliance with regulations for use of wireless signalspectrum (2001)
  • 802.11e - Quality of Service (QoS) support (2005)
  • 802.11f – Inter access point protocol to support roaming clients (2003)
  • 802.11g - 54 Mbps standard, 2.4 GHz signaling (2003)
  • 802.11h - Enhanced version of 802.11a to support European regulatory requirements (2003)
  • 802.11i - Security improvements for the 802.11 family (2004)
  • 802.11j - Enhancements to 5 GHz signaling to support Japan regulatoryrequirements (2004)
  • 802.11k - WLAN system management
  • 802.11l - Skipped to avoid confusion with 802.11i
  • 802.11m - Maintenance of 802.11 family documentation
  • 802.11n - Future 100+ Mbps standard
  • 802.11o – Voice over WLAN, faster handoff, prioritize voice traffic over data
  • 802.11p – Using 5.9GHz band for ITS (long range)
  • 802.11q – Support for VLAN 802.11r – Handling fast handoff when roaming between APs
  • 802.11s – Self-healing/self-configuring mesh networks
  • 802.11t - Wireless Performance Prediction
  • 802.11u - Interworking with External Networks
  • 802.11v - Wireless Network Management standard
  • 802.11w - Protected Management Frames standard
  • 802.11x – Summarize all 802.11 standards, but it is not a standard.
  • 802.11y - Contention Based Protocol Study Group
For a quick introduction see the following links:

Fuga di cervelli : Lotta al tumore al cervello

Costretti ad abbandonare l'Italia fanno una straordinaria scoperta scientifica grazie anche al contributo della Provincia di Benevento

Scoperto il meccanismo che alimenta alcuni tumori del cervello. Ma il ricercatore sannita, insieme alla moglie, nel 2000, fuggì via dal nostro Paese

 

Il merito è di due ricercatori italiani, Michele Pagano della New York University e Antonio Iavarone della Columbia University, che hanno così compiuto un importantissimo passo in avanti nella lotta a queste devastanti malattie.

Le loro ricerche sono state pubblicate sulla prestigiosa rivista scientifica in lingua inglese Nature in edicola dal 20 marzo scorso. Al loro fondamentale lavoro ha dato un significativo contributo anche la Provincia di Benevento che ha co-finanziato un complesso programma di sviluppo delle ricerche anticancro e di un Centro medici di alta specializzazione sul territorio sannita, il “Mediterranean Institute of Biotechnology”.
L’articolo scientifico di Nature che illustra i contenuti del lavoro di Pagano e Iavarone ha il titolo: ”Control of chromosome stability by the betaTrCP-REST-Mad2 axis”. Come ha affermato il prof. Iavarone, nelle pagine della pubblicazione “si rende finalmente chiaro il motivo per cui alcuni tumori del cervello contengono forme anomale della proteina REST. Ciò è dovuto al fatto - spiega il ricercatore beneventano da tempo trapiantato nella Grande Mela - che quelle forme anomale diventano resistenti alla degradazione mediata da betaTrCP con conseguente aumento della malignità del tumore”.
Nella sezione “Acknowledgements” del predetto articolo di Nature sono quindi riportati i ringraziamenti ufficiali alla Provincia di Benevento per il sostegno finanziario concesso al borsista dott. Daniele Guardavaccaro, collaboratore dei ricercatori principali Pagano e Iavarone. Il dott. Guardavaccaro, nell’ambito di un protocollo d’intesa siglato nel dicembre del 2005 tra Ministero del lavoro italiano e Provincia di Benevento, è uno degli studiosi partecipanti al progetto di ricerche anticancro in tre Università statunitensi (oltre alle citate, fa parte del programma anche Harvard), finalizzato ad acquisire esperienze scientifiche e know how da trasferire quindi nel Mediterranean Institute of Biotechnology, un Centro di ricerca medica ed oncologica che la Provincia di Benevento intende realizzato in un fondo di sua proprietà nel capoluogo sannita.
Il presidente della Provincia Carmine Nardone, appresa la notizia della scoperta scientifica dei prof. Pagano e Iavarone, ha voluto personalmente congratularsi con i due ricercatori ed in particolare con il concittadino Iavarone, premiato, peraltro, proprio dalla Provincia con il “Gladiatore sannita”, ed esprimere la gratitudine di tutta la comunità amministrata per i fondamentali passi in avanti da loro registrati.
I concreti risultati delle indagini scientifiche dei dottori Pagano e Iavarone, ha affermato Nardone, confermano la giustezza della nostra scelta di finanziare la ricerca scientifica internazionale: questa strategia ha consentito al nostro territorio sannita di dialogare con il mondo e rientrare in un contesto di relazioni e rapporti internazionali del più alto livello.

Metropolitan Apache


mercoledì, 26 marzo 2008

La RFID aiuta a ricostruire Ground Zero

Tra i moltissimi ambiti in cui le tecnologie RFID stanno trovando applicazione, è interessante segnalare l’uso di etichette di questo tipo anche per la costruzione della Freedom Tower, l’edificio centrale del complesso che prenderà il posto delle Torri Gemelle a New York. Il progetto, che comprende cinque grattacieli, è già in fase esecutiva, e la Freedom Tower in particolare, che sarà situata esattamente nel sito del precedente WTC (World Trade Center), sarà alta 1.776 piedi, cioè oltre 540 metri (il 1776 è la data della dichiarazione d’indipendenza degli USA), e sarà pronta nel 2011-2012. Per l’intera Freedom Tower e le strutture circostanti verranno utilizzate circa 20mila etichette RFID. Si tratta di un edificio che sarà un simbolo, un punto di riferimento fondamentale per molti aspetti, compreso quello delle tecniche costruttive, conclude Linke. “Il fatto che sia così grande pone diverse sfide ingegneristiche, e siamo particolarmente orgogliosi del fatto che le nostre etichette RFID permettano di risolverne alcune”.

La sua costruzione è già in corso, e i tag RFID sono utilizzati per facilitare la posa del cemento armato per le fondamenta e le strutture principali (muri e solette) dell’edificio, come spiega Peter Linke, CEO e presidente dell’austriaca Identec Solutions, selezionata per fornire le etichette RFID iQ 32 Temperature Tracking. “Spesso è difficile capire quando il cemento messo in posa si è sufficientemente solidificato, ed è pronto per sostenere carichi, ed è qui che entrano in gioco le etichette RFID”, spiega Linke, intervistato da Computerworld USA.

Il tempo di solidificazione è difficile da determinare a priori, e dipende da temperatura, umidità e dalla composizione della miscela. Storicamente progettisti e ingegneri usano formule più o meno empiriche, ovviamente soggette a errore, oppure mandano campioni al laboratorio per test specifici: una procedura costosa e che richiede tempo.

La RFID invece semplifica di molto il lavoro: “Basta buttare un’etichetta attiva con un sensore di temperatura nel cemento ogni volta che si sta gettando un muro o una soletta – precisa Linke -: la batteria interna permette la lettura della temperatura anche attraverso più di sei metri di cemento”. Gli operai, dotati di lettori wireless, possono trasmettere i dati di temperatura delle varie parti della struttura al sistema informativo centrale, cosa che permetterà una visibilità unica e completa dei lavori in tutta la struttura. http://www.cwi.it/


Il porto di Genova sarĂ  elettrificato con energia pulita (eolico e fotovoltaico)

Le strutture lungo la diga foranea e in ambito portuale e aeroportuale

Genova, Enel costruisce impianto eolico e fotovoltaico

Siglato un protocollo d'intesa con la Regione per un investimento di 40 milioni di euro

Genova - (Adnkronos) - La realizzazione di un impianto eolico lungo la diga foranea di Genova-Voltri e di impianti fotovoltaici in ambito portuale e aeroportuale, per un investimento di 40 mln di euro, e il contributo in termini di know how e di innovazione tecnologica al progetto di elettrificazione del porto genovese sono gli impegni sottoscritti da Enel nel protocollo d'intesa per la produzione di energie rinnovabili siglato con la Regione Liguria.

Il documento e' stato firmato oggi dall'amministratore delegato e direttore generale dell'Enel, Fulvio Conti e dal presidente della Regione Liguria Claudio Burlando. Con questa iniziativa Enel e Regione Liguria si impegnano alla realizzazione di sistemi eolici e fotovoltaici finalizzati alla produzione di energia elettrica per una potenza complessiva di circa 22 mw. Per l'impianto eolico sono previste pale alte 100 metri, 10 se da 2 mw, 14 se da 1,5 mw.

Quello per l'elettrificazione del porto di Genova e' un progetto pilota realizzato e finanziato dalla Regione Liguria e dal ministero dell'Ambiente, con la collaborazione progettuale della facolta' di ingegneria di Genova, che prevede un sistema di alimentazione tramite la rete elettrica nazionale degli impianti e delle apparecchiature elettriche delle navi attraccate nelle banchine portuali, in modo da non costringere le navi a tenere i motori accesi per produrre energia elettrica.


martedì, 25 marzo 2008

Ecco cosa risponde l'Agenzia delle Entrate a proposito del canone RAI

Canone RAI sui Pc
Dispositivi elettronici e canone RAI

L'Agenzia delle Entrate risponde all'ADUC

Non spetta alle Entrate individuare le tipologie di apparecchi


L'Agenzia delle Entrate ha risposto con una propria risoluzione alla richiesta di chiarimenti che era stata formulata dalla associazione consumeristica ADUC. Quest'ultima intendeva avere precise indicazioni sull'interpretazione da dare alla espressione "apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni" di cui al regio decreto-legge n. 246/1938.

In particolare l'ADUC avrebbe voluto un chiaro pronunciamento ufficiale che escludesse dal novero delle apparecchiature, il cui possesso fa scattare l'obbligo di pagamento del canone, computer, mp3 player con display e videocellulari.

Con propria risoluzione (la n. 102/E) l'Agenzia delle Entrate ha ribadito che il canone di abbonamento ha, secondo il consolidato orientamento della Corte Costituzionale, natura di "prestazione tributaria, fondata sulla legge, non commisurata alla possibilità effettiva e alla volontà di fruire dei programmi della Concessionaria del servizio pubblico", ma si è rifiutata di dare una propria interpretazione alla norma in questione, chiamando in causa il Ministero delle Comunicazioni cui spetterebbe, secondo le Entrate, di procedere a tale individuazione.

Se, dunque, come ora affermano le Entrate, occorre un preciso atto di individuazione del Ministero delle Comunicazioni perché sia operante l'obbligo di pagamento del canone, rimane da capire per quali ragioni migliaia di utenti abbiano ricevuto l'intimazione di pagamento in ragione del possesso di personal computer, videocellulari, ipod, etc.

Si riporta di seguito il parere dell'Agenzia delle Entrate.

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RISOLUZIONE N. 102/E

AGENZIA DELLE ENTRATE

Roma, 19 marzo 2008

OGGETTO: Consulenza giuridica - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori.

Canone di abbonamento TV ai sensi del regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246
Con consulenza giuridica n. ….., concernente chiarimenti in merito alla corretta applicazione del canone di abbonamento TV ai sensi dell’articolo 1 del RDL 21 febbraio 1938, n. 246, l’ADUC ha esposto il seguente

QUESITO

l’ADUC – Associazione per i diritti degli utenti e consumatori – ha chiesto chiarimenti in merito all’obbligo di pagamento del canone di abbonamento alla televisione in dipendenza del possesso di determinati apparecchi.

In particolare l’ADUC chiede se alla nozione di “apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni” soggetto al pagamento del canone di abbonamento TV ai sensi del Regio decreto-legge n. 246 del 1938 e decreto legislativo luogotenenziale n. 458 del 1944 siano riconducibili anche i seguenti apparecchi:

1. computer senza collegamento Internet;
2. computer con collegamento Internet tramite modem analogico (56k);
3. computer con collegamento Internet a banda larga (o Adsl);
4. computer senza monitor;
5. monitor senza computer;
6. modem Adsl;
7. modem analogico 56k;
8. ipod ed altri Mp3 player con display capace di riprodurre sequenze video;
9. videocellulare;
10. videocitofono;
11. videocamera digitale con display;
12. macchina fotografica con display capace di riprodurre sequenze video;
13. videoregistratore Vhs;
14. riproduttore Dvd;
15. decoder.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

L’istante ritiene che solo gli apparecchi televisivi (cd. “televisione”) sono soggetti al pagamento del canone di abbonamento alle radiodiffusioni.

PARERE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE

In base alla disposizione recata dall’articolo 1 del RDL 21 febbraio 1938, n. 246, il detentore di “(…) uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento giusta le norme di cui al presente decreto. (…)”.

La stessa Corte Costituzionale, con sentenza del 26 giugno 2002, n. 284, ha ribadito che “(…) il collegamento dell’obbligo di pagare il canone alla semplice detenzione dell’apparecchio, atto o adattabile alla ricezione anche solo di trasmissioni via cavo o provenienti dall’estero (…), indipendentemente dalla possibilità e dalla volontà di fruire dei programmi della concessionaria del servizio pubblico, discende dalla natura di imposta impressa al canone, che esclude ogni nesso di necessaria corrispettività in concreto fra obbligo tributario e fruizione effettiva di servizio pubblico. (…).”.

La Consulta, tra l’altro, ricorda come oramai rappresenti un suo consolidato orientamento ritenere che il canone di abbonamento alla televisione vada configurato come “imposta” e non come “tassa” (v. sentenza della Corte Costituzionale n. 81 del 1963 richiamata nella sentenza n. 284 del 2002).
Sull’argomento in trattazione è intervenuta anche la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, la quale ha ribadito che il canone di abbonamento radiotelevisivo non trova la sua ragione nell’esistenza di uno specifico rapporto contrattuale che leghi il contribuente, da un lato, e l’ente Rai dall’altro, ma si tratta di una prestazione tributaria, fondata sulla legge, non commisurata alla possibilità effettiva di usufruire del servizio de quo (sentenza Corte di Cassazione – SS.UU. del 20 novembre 2007, n. 24010).

Per quanto attiene, invece, l’individuazione della tipologia di apparecchi che determinano l’obbligo del pagamento del canone RAI, si osserva che la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 284 del 2002, sopra citata, ha precisato che: “non è fondata la censura di disparità di trattamento tra chi riceva le trasmissioni televisive attraverso la normale televisione e chi eventualmente le riceva con altri mezzi, o non le riceva affatto. Ancora una volta, ciò che viene in rilievo, come presupposto dell’imposizione, è la detenzione degli apparecchi (ed è questione di mera interpretazione della legge stabilire quali siano tali apparecchi), non rilevando, ai fini della costituzionalità di tale imposizione, la circostanza che l’utente riceva o meno le trasmissioni del servizio pubblico. E la scelta legislativa discrezionale di fondare l’imposizione (genericamente) sulla detenzione di apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive non appare irragionevole.”

In merito agli apparecchi il cui possesso determina l’obbligo di corrispondere il canone per l’abbonamento televisivo si fa presente che detta attività esula dalla competenza istituzionale della scrivente, in quanto spetta al Ministero delle Comunicazioni procedere a tale individuazione. In ragione di ciò, al predetto Ministero, con nota n. 67800 del 2007, è stato chiesto di fornire precisazioni riguardo la problematica in trattazione.

In conclusione, la soluzione della problematica concernente l’assoggettamento al pagamento del canone RAI da parte di detentori di computer, monitor, modem, ipod, Mp3, videocellulare, videocitofono, videocamera, macchina fotografica, videoregistratore, riproduttore dvd, decoder così come elencati nel quesito in esame, è correlata e successiva alla individuazione degli apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni televisive.

Le Direzioni Regionali vigileranno affinché i principi enunciati nella presente risoluzione vengano applicati con uniformità.

Fonte ADUC


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categorie: politica, giustizia, consumi, social prosumer, iniziative & eventi

LA PRECARIETA' AFFLIGGE I CONSUMATORI



Dai dati emersi dall'Unione nazionale consumatori, il costo del pranzo di Pasqua costera' in media il 40% in piu' rispetto al 2001.Tenendo in considerazione i tassi medi d'inflazione, quest'anno arriveremo a sborsare per una tavolata di 8 persone circa 161.81 euro, contro i 134.54 del 2004 e i 115.3 del 2001: una differenza di quasi 50 euro.
Cresce, insomma, il costo del pranzo di Pasqua: il 40% in più dal 2001. Ci mancava anche questa.
I risparmi invece dal 2001 si sono ridotti, pure i redditi non sono cresciuti. I debiti quelli si crescono.
Crescono le spese, pure gli sprechi, crescono le montagne di rifiiuti che smaltiamo.
A voler andare per il sottile crescono pure i disagi nell'intessere relazioni umane.
Lo spirito indomito che ci ha sostenuto vacilla; ce n'è ben donde.
La precarietà affligge la nostra condizione di consumatori.
Seppoi giovani ci mettiamo pure la precarietà del lavoro, se anziani la precarietà della salute fa il paio con quella del reddito pensionistico.
Quale contributo alla crescita economica è ragionevole attendersi a fronte di cotanta insicurezza?
La vita spesa a fare la spesa? Una chimera!
Ansi se va avanti così si dovrà abdicare all'acquisto, concentrarci sulla DOMANDA, selezionarla, vagliarla. Ridurla? Paura eh!
Avete bisogna della nostra FIDUCIA per produrre, della nostra ATTENZIONE per poter pubblicizzare le merci, del nostro TEMPO per gli acquisti! Giacchecisiamo disponiamo pure di passioni ed emozioni che possono essere sollecitate.
Queste sono le nostre risorse; sono un valore, possiamo metterle a reddito per rifocillare il nostro POTERE di acquisto.
Voi produttori, voi venditori di professione, voi dispensatori di credito, per quanto ancora potrete sottrarvi all'acquisto?

Mauro Artibani
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org

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categorie: consumi, societĂ , social prosumer
lunedì, 24 marzo 2008

Farmaci anche senza ricetta in caso di urgenza

Roma - (Adnkronos Salute) - Farmaci anche senza la ricetta del camice bianco, per garantire la non interruzione della terapia nei casi di patologie croniche e acute, o in occasione di dismissioni ospedaliere. Con l'Intesa raggiunta ieri in Conferenza Stato-Regioni è possibile infatti, in caso di emergenza, che il farmacista dispensi medicinali con obbligo di prescrizione medica anche in assenza di ricetta. "Il provvedimento risponde - spiega una nota del ministero della Salute - all'esigenza dei pazienti in situazioni di emergenza e valorizza la professione del farmacista e il suo rapporto con i cittadini". Anche se dalla misura sono stati esclusi tutti quei medicinali che rientrano nelle tabelle delle sostanze stupefacenti.

Il decreto ministeriale approvato dalla Conferenza unificata "è frutto del dialogo con la Federazione degli ordini professionali dei farmacisti e dei medici", e salvaguardia "la tutela della salute pubblica e il ruolo del medico, che è l'unico ad avere la facoltà di prescrivere un medicinale", tiene a precisare il dicastero guidato da Livia Turco. "L'erogazione di farmaci, in tali situazioni, non avviene a carico del Servizio sanitario nazionale. In caso di patologia cronica quale diabete, ipertensione, broncopneumopatia cronica ostruttiva - spiega il ministero - il farmacista può consegnare il medicinale a condizione che siano disponibili elementi che confermino che il paziente è in trattamento con il farmaco, quali l'esibizione da parte del paziente o della persona che si reca in farmacia in sua vece di uno dei seguenti documenti: un documento rilasciato dall'autorità sanitaria attestante la patologia per la quale è indicato il farmaco; un documento originale firmato dal medico attestante la patologia cronica di cui il paziente è affetto con l'indicazione del farmaco utilizzato per il relativo trattamento; una ricetta scaduta da non più di trenta giorni.

Altre condizioni che consentono al farmacista di poter consegnare il medicinale sono "la presenza nella stessa farmacia di una precedente ricetta, o la conoscenza diretta dello stato di salute del paziente da parte del farmacista".

In caso di patologia acuta che implica la necessità di non interrompere un trattamento, "il farmacista può consegnare il medicinale richiesto a condizione che siano disponibili elementi che confermino che il paziente è in trattamento con il farmaco, quali: la presenza in farmacia di una prescrizione medica rilasciata in una data che faccia presumere che il paziente sia ancora in trattamento con il medicinale richiesto o l'esibizione, da parte del cliente, di una confezione inutilizzabile, ad esempio un flaconcino danneggiato. Nei casi in cui dai documenti, relativi a una patologia cronica ed esibiti dal cliente, non si evinca il nome del farmaco, l'acquirente è tenuto a sottoscrivere una dichiarazione di assunzione di responsabilità circa la veridicità del trattamento con il medicinale richiesto, che sarà conservata dal farmacista. La stessa dichiarazione deve essere rilasciata da coloro che richiedono la consegna di un medicinale a fronte dell'esibizione di una confezione inutilizzabile".

Il farmacista può consegnare il medicinale richiesto anche "in caso di esibizione da parte del cliente di documentazione attestante la dimissione ospedaliera, emessa nel giorno di acquisto o nei due giorni immediatamente precedenti, dalla quale risulti prescritta, o comunque raccomandata, la prosecuzione della terapia con il farmaco richiesto".

"La consegna non è effettuabile per medicinali iniettabili, tranne in casi quali la dimissione ospedaliera, la consegna di insulina o di antibiotici monodose. Inoltre la consegna non può riguardare i medicinali inseriti nelle tabelle delle sostanze stupefacenti. Si è ritenuto opportuno - spiega inoltre la nota del ministero - prevedere che sia consegnata una sola confezione con il più basso numero di unità posologiche, con l'esclusione dei soli antibiotici iniettabili monodose, che potranno essere forniti in numero sufficiente per assicurare continuità di trattamento fino al contatto con il medico. Al fine di ricondurre la situazione di 'emergenza' alla normalità, il farmacista è tenuto a ricordare al cliente che la consegna del farmaco senza ricetta è una procedura eccezionale e che deve comunque informare il medico curante. Con questo obiettivo il farmacista consegna al cliente una scheda, da inoltrare al medico, contenente la specificazione del medicinale consegnato. Ai fini del monitoraggio del ricorso a tale modalità 'eccezionale' di consegna di un medicinale, infine, i farmacisti sono tenuti a registrare ogni consegna effettuata. I dati saranno utilizzati per la valutazione di eventuali integrazioni o correzioni della disciplina in questione da parte dell'autorità sanitaria".


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categorie: consumi, social prosumer, salute - rimedi naturali
domenica, 23 marzo 2008

Auguri a tutti i Bloggers


La resurrezione porte pace ed amore in tutti i cuori del mondo

B U O N A    P A S Q U A


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sabato, 22 marzo 2008

APPUNTI PER IL CODICE DEONTOLOGICO DEI CONSUMATORI



Il nostro ruolo di Consumatori e le nostre responsabilità possono trovare espressione in azioni dal cipiglio lapidario?
SII? Bene!
Il Codice deontologico dei consumatori dovrà darne forma scultorea.
Proviamo:
COMPITO D’ISTITUTO DEL PROFESSIONAL CONSUMER: MIGLIORARE LA PRODUTTIVITA DEL LAVORO DI CONSUMAZIONE ATTRAVERSO LA GESTIONE ATTIVA DELLA DOMANDA.
QUANDO, NELL’AGONE DEL MERCATO, VIENE A MANCAR L’ESERCIZIO DI TALE GESTIONE SI DEVE RITENERE DISECONOMICA LA PRATICA DELL’ACQUISTO.
UN’ APPLICAZIONE DI TALE PRINCIPIO?
In un mercato farcito da “asimmetrie informative” e consolidati processi di FIDELIZZAZIONE, si producono squilibri nella formazione del prezzo.
Quel prezzo “opaco” non esprime l’equilibrio di una chiara contrattazione con i gestori della DOMANDA.
Con la nostra forza, la insostituibilità del nostro ruolo, le nostre prerogative di azione sul mercato non dobbiamo consentire tutto questo.
E,in men che non si dica, rendere chiaro quel prezzo.
Memori delle nostre prerogative: se dobbiamo consumare, abbiamola FORZA di decidere  quando, come, perché e soprattutto a quale PREZZO farlo.

MAURO ARTIBANI
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org

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categorie: consumi, social prosumer
venerdì, 21 marzo 2008

Aiutamo Amnesty International per i diritti umani nel Tibet

Amnesty International - Vai alla home page

Lobsang, Age: 15, Oenpo (dbun po) Monastery.
Lobsang, Age: 15, Oenpo (dbun po) Monastery (uno degli arrestati del 10 marzo)

Repubblica popolare cinese: 15 monaci tibetani in carcere

Data di pubblicazione dell'appello: 19.03.2008
Status dell'appello: attivo

Secondo informazioni provenienti dal Centro tibetano sui diritti umani e la democrazia (Tchrd), 15 monaci tibetani (Samten, Trulku Tenpa Rigsang, Gelek Pel, Lobsang, Lobsang Thukjey, Tsultrim Palden, Lobsher, Phurden, Thupdon, Lobsang Ngodup, Lodoe, Thupwang, Pema Garwang, Tsegyam e Soepa) sono in carcere dal 10 marzo per aver preso parte a una manifestazione pacifica a Barkhor, Lhasa, la capitale della Regione autonoma tibetana. Non si hanno ulteriori informazioni sul luogo in cui sono detenuti né su eventuali accuse formulate nei loro confronti. Amnesty International teme rischino di subire torture e altri maltrattamenti.

Il 10 marzo, centinaia di monaci hanno dato vita a una marcia dal monastero di Drepung verso Barkhor. Un altro gruppo, di cui i 15 monaci ora in carcere facevano parte, ha iniziato a marciare dal monastero di Sera ma è stato subito bloccato dalle forze di sicurezza cinesi. I monaci chiedevano al governo di Pechino di porre fine alla campagna di “rieducazione patriottica”, che li obbliga ad abiurare il Dalai Lama e li sottopone alla propaganda governativa.

Le manifestazioni a sostegno dei monaci arrestati si sono estese ad altri monasteri e hanno coinvolto settori più ampi della popolazione, a Lhasa e nelle province vicine del Qinghai, del Gansu e del Sichuan, popolate in larga parte da tibetani. Il 14 marzo le proteste si sono fatte violente; alcuni dimostranti hanno assalito e incendiato esercizi commerciali cinesi e hanno aggredito persone di altri gruppi etnici.

Il governo di Pechino ha sollecitato i manifestanti ad arrendersi entro la mezzanotte del 17 marzo, ora locale, promettendo un trattamento indulgente a coloro che avrebbero rispettato l’ultimatum.

Attualmente le strade di Lhasa sembrano essere per lo più calme e sgombre, mentre giungono notizie di disordini nelle province del Gansu e del Sichuan. La polizia e i militari cinesi stanno rastrellando le case di Lhasa, dalle quali alcuni testimoni hanno visto trascinare via persone con la forza, e pare stiano ricorrendo a un uso eccessivo della forza contro manifestazioni sporadiche ancora in corso a Lhasa e in altri centri del Tibet. Il fatto che un gran numero di truppe sia stato dispiegato nella regione fa temere che possano essere commesse ulteriori violazioni dei diritti umani.

Le autorità cinesi hanno imposto un blocco pressoché totale delle notizie provenienti dal Tibet e dalle zone limitrofe. Dal 12 marzo ai giornalisti non viene più permesso l’ingresso nella regione. Gli inviati che già si trovavano in Tibet sono stati costretti a rimanere alla larga dalle province del Gansu, del Sichuan e del Qinghai.

Il governo cinese ha il diritto e il dovere di difendere tutte le persone e le proprietà dagli atti di violenza. Allo stesso tempo, il diritto internazionale richiede che le autorità affrontino una crisi come quella tibetana rispettando i diritti umani fondamentali e i principi della necessità e della proporzionalità nell’uso della forza.

Il Tchrd ha raccolto le fotografie di 14 dei 15 monaci in carcere, disponibili alla pagina:
http://www.tchrd.org/press/2008/p001.html

Firma on line questo appello

Testo dell’appello

 

Eccellenza,
Egregio Presidente,

siamo sostenitori di Amnesty International, un’organizzazione non governativa che lavora in maniera imparziale in difesa dei diritti umani dal 1961.

Vi esortiamo a rilasciare 15 monaci (Samten, Trulku Tenpa Rigsang, Gelek Pel, Lobsang, Lobsang Thukjey, Tsultrim Palden, Lobsher, Phurden, Thupdon, Lobsang Ngodup, Lodoe, Thupwang, Pema Garwang, Tsegyam e Soepa), così come tutte le altre persone arrestate per aver esercitato pacificamente il loro diritto alla libertà di espressione, associazione e riunione.

Vi esortiamo inoltre a rendere pienamente conto delle persone arrestate durante le manifestazioni, assicurando che i detenuti non siano torturati né maltrattati, abbiano accesso ad avvocati e a cure mediche, siano portati di fronte a un tribunale imparziale e sia data loro la possibilità di contestare la detenzione.

Vi chiediamo di garantire che le persone incriminate siano accusate di reati internazionalmente riconosciuti e processate secondo gli standard internazionali sui processi equi.

Vi chiediamo inoltre di concedere ai giornalisti e ad altri osservatori indipendenti accesso completo e privo di impedimenti al Tibet e alle aree limitrofe e di consentire un’indagine indipendente delle Nazioni unite sugli eventi della settimana scorsa, accordando l’accesso ai luoghi ove sono avvenuti gli scontri, ai testimoni e ai detenuti e garantendo che tale accesso sia consentito agli osservatori indipendenti, tra cui i giornalisti e le organizzazioni non governative per i diritti umani.

Vi ringraziamo per l’attenzione.