Uniamo le energie: Carlo Rubbia a Torino per discutere di solare e nucleare.
Si è conclusa Uniamo le energie, la due-giorni torinese di mobilitazione energetica voluta dalla Regione Piemonte, che ha avuto il suo momento di maggiore interesse ieri mattina al Palavela con l'intervento di Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica nel 1984.
Il programma della Regione (che ha dichiarato la prima "guerra d'indipendenza dal petrolio", uno slogan discutibile) prevede: ridurre i consumi di energia primaria del 20%, abbattere il livello dei gas serra del 20% rispetto al 1990 e coprire almeno il 20% del fabbisogno mediante l'uso di fonti rinnovabili.
Sono questi i tre macro-obiettivi proposti, da raggiungere entro il 2020.
L'intervento di Rubbia ha puntato sulle due risorse energetiche che nel futuro, secondo il suo parere, saranno le sole a poter soddisfare le esigenze di un'umanità sempre più abbondante (il premio Nobel ha insistito molto sull'estremo incremento demografico di questi ultimi anni, che ha acuito il problema del provvigionamento energetico): il solare e il nucleare di nuova generazione, ancora in fase di studio.
Ci si potrebbe chiedere quale sia l'utilità pratica di eventi come questo, in cui vengono sì discussi importanti argomenti ma manca, solitamente, la loro applicazione pratica.
Forse farà eccezione il caso di ieri, però: Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte, nel suo intervento conclusivo ha preso impegni concreti, promettendo sforzi e investimenti nel settore e andando nello specifico degli obiettivi che la Regione si è posta.
Nel corso della mattinata è stato presentato anche uno spot della Regione per il risparmio energetico, protagonista Arturo Brachetti (presente anche in sala per "rafforzare" il messaggio).
Il 38% dei consumi, infatti, vengono dal settore privato: si è insistito molto nel corso dell'evento su questo aspetto (anche dando a tutti i presenti una serie di guide e depliant informativi sul corretto modo di vivere per limitare i consumi: forse anche troppe, chissà quanta energia si è consumata nel produrle...), e lo spot è stato concepito proprio in tal senso, mostrando come solitamente sperperiamo risorse ed energie e come sarebbe invece semplice risparmiarle.
Nucleare, lite tra Rubbia e Veronesi
Il fisico: si occupi di oncologia.
Il medico: non mi scontro con lui
ROMA—Umberto Veronesi, diventato paladino del nucleare, non piace al Nobel Carlo Rubbia che lo zittisce pubblicamente: «Veronesi si occupi di oncologia, dove riesce benissimo, lasciando il nucleare a chi ne ha competenza». Un botta a risposta a distanza. Lo scontro fra l’oncologo, neo senatore Pd, e il premio Nobel per la Fisica si è consumato fra un convegno e l’altro, dopo l’annuncio del ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, di voler procedere alla costruzione di nuove centrali nucleari entro cinque anni. Veronesi aveva esultato, dichiarando quello che ormai ripete da tempo: «Il nucleare è una scelta inevitabile e sicura, per tutto ilmondo e per l’Italia in particolare».
Ma Rubbia, da anni impegnato a progettare una nuova generazione di centrali solari a concentrazione, non ha gradito: «Rispetto Veronesi come uomo e come scienziato, ma lasci il nucleare a chi ha passato anni a studiarlo». Veronesi non replica. Preferisce non alimentare una polemica fra big della ricerca scientifica. Lui, per l’esattezza, il nucleare ha tentato di rilanciarlo già un anno prima di Scajola. L’anno scorso, il 29 maggio, presentando con Marco Tronchetti Provera la «Conferenza mondiale sul futuro della scienza» di Venezia (dedicata all’energia), ha lanciato l’idea della costruzione in Italia di dieci centrali Epr (come quelle in costruzione in Francia e Finlandia) entro dieci anni. Rubbia invece pensa che questo nucleare, parente stretto della bomba atomica, sia da sostituire con uno più efficiente e sicuro, per esempio la fissione col torio. Nel frattempo? «Solare a go go».
Ma c’è, tra i competenti, chi scende in campo in difesa di Veronesi. L’ingegner Paolo Fornaciari, uno dei padri del «Progetto Unificato» Enel su cui si basava la filiera nucleare italiana degli Anni 80 sbotta: «Rubbia? Ma se non ha mai progettato nemmeno un chiodo di una centrale nucleare. Lui è un fisico delle particelle, di centrali nucleari non se ne intende affatto». E non perde l’occasione per presentare un suo progetto: «Ricostruire subito con 300 milioni di euro quelle parti di Caorso e Trino smantellate a caro prezzo da Bersani e fare ripartire queste due centrali entro appena dieci mesi!». Per il fisico Fabio Pistella, per anni direttore generale dell’Enea, oggi presidente del Centro informatico della pubblica amministrazione, Rubbia è troppo schematico: «Il nucleare è una terra di confine. E il cittadino si aspetta un contributo sia da Rubbia sia da Veronesi. Il primo è competente sui fenomeni della fissione, il secondo sulle conseguenze. Per valutare i pericoli della diffusione dei radionuclidi nell’ambiente, devo ascoltare Veronesi».
Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, spezza mezza lancia a favore del premio Nobel: «Sono d’accordo con Rubbia quando dice che devono pronunciarsi gli esperti; ma a rigore di termini nemmeno lui è un ingegnere nucleare. Per conto mio sono favorevole al ritorno delle centrali che però arriveranno fra dieci anni». Infine, il presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare Roberto Petronzio: «Polemica sterile. Per formarsi un’opinione corretta, valutare opportunità e rischi, è utile ascoltare tutti gli esperti con formazione scientifica». Rubbia vale Veronesi.