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(AGI) - Bologna, 30 giu. -In un anno 248,4 MWh di energia pulita, grazie all'impiego di una tecnologia a 0 emissioni.
E' il risultato del primo anno di esercizio della centrale fotovoltaica installata da Hera sul tetto di uno dei capannoni dell'Interporto di Bentivoglio (BO) a copertura di una superficie di circa 1.300 mq. Un impianto pilota, il primo realizzato dal Gruppo Hera e il piu' grande dell'Emilia-Romagna, per la produzione di energia elettrica dai raggi solari. I 1.096 pannelli fotovoltaici da 185 W cadauno ad alta efficienza, hanno generato energia sufficiente al consumo stimato di circa 96 appartamenti, ma con una notevole riduzione degli impatti ambientali legati alle emissioni. La centrale fotovoltaica ha prodotto infatti 140 tonnellate in meno di CO2 rispetto a un impianto convenzionale e minori consumi di combustibili fossili calcolati in circa 52 tep/anno.
Un contributo importante al raggiungimento degli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto e dal Piano Energetico Nazionale sulla limitazione delle emissioni climalteranti. Dotata di un avanzato sistema di telecontrollo in grado di rilevare i parametri funzionali e i valori delle grandezze metereologiche di interesse, la centrale ha dato il suo massimo rendimento nei mesi di luglio e agosto 2007 con una produzione di 60.1 MWh, mentre 67,3 sono i MWh di energia elettrica forniti nei primi 4 mesi del 2008. Prodotta in corrente continua, l'energia viene successivamente trasformata in corrente alternata, prima di essere ceduta al Gestore dei Servizi Elettrici e immessa nella rete nazionale. A un anno dall'inaugurazione dell'impianto, il fotovoltaico si va ad aggiungere alle fonti rinnovabili gia' impiegate da Hera sul territorio di Bologna: cogenerazione, biogas, turboespansione e idroelettrico per un totale di circa 50.000 MWh prodotti nel 2007. (AGI)
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commenti 
Signori ci siamo!
Se i redditi non sono più sufficienti; se nel contempo si è drasticamente ridotto il risparmio; se aumenta repentinamente il sovraindebitamento si corre il rischio di dover porre dei limiti al nostro lavoro di consumazione, a fronte di tante, tante ma tante merci esposte al mercato.
Se tanto ci da’ tanto, come Operatori del Consumo, ci si trova dinanzi ad un dilemma la cui risoluzione appare non più procrastinabile: smettere di esercitare l’acquisto ovvero ricevere un Reddito da Consumo che compensi il nostro lavoro e rifocilli il nostro potere di acquisto?
Si rende del tutto evidente che la risoluzione del dilemma, per non adire conflitti di interesse, non possa giovarsi del nostro contributo.
Tale risoluzione pertanto deve essere assunta, con sollecitata urgenza, dalle forze sociali economiche e politiche di questo paese in piena coscienza e responsabilità.
Confortati, si resta in vigile attesa.
Mauro Artibani
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org
Quando si parla di eolico, pensiamo istintivamente ai parchi. Torri gigantesche. Pale e rumore.
Le applicazioni delle tecnologie eoliche, in effetti, mal si coniugano ancora con la generazione distribuita.
Ma a quanto pare, ancora per poco.
La Swift Wind Turbine dovrebbe essere, infatti, sul mercato a partire dal mese di luglio.
La turbina eolica personale progettata e realizzata dalla Cascade Engineering, società statunitense, è costituita da cinque lame all'interno di un anello esterno che provvede a diffondere il flusso di aria originato dalle lame.
La scheda tecnica è davvero sorprendente: l'impatto acustico, in particolare. Meno di 35 decibels (dB).
Per capire di cosa stiamo parlando, facciamo qualche esempio.
Un sussurro equivale a 40 dB, una conversazione normale a 60 dB, uno stereo per macchina da 100 watt a 110 dB.
La differenza rispetto alle turbine eoliche tradizionali è che mentre queste ultime producono rumore a causa dell'aria che fluisce lungo le lame, l'anello esterno della turbina Swift diffonde, come detto, il flusso d'aria lungo le lame ed all'esterno dell'anello stesso, riducendo, in tal modo, il rumore provocato.
L'energia elettrica generata dalla Swift Wind Turbine si aggira intorno ai 2.000 kWh annui.
Mario Delfino - da paroleverdi
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commenti (2)Questo tipo di impianto consente di produrre energia in luoghi dove il vento è a carattere sporadico Integrando la produzione solare durante le ore diurne e in caso di vento dall’eolico anche nelle ore notturne; questo tipo di impianto consente un notevole risparmio economico rispetto a un impianto totalmente solare, garantendo un buon funzionamento anche in caso di cielo nuvoloso o coperto; estremamente importane è pero il corretto dimensionamento dell’ impianto non solo per garantirne il funzionamento ma anche per ottenere un costo corretto e non eccessivo.
http://www.kruberh.it/impianti_ibridi_solari_fotovoltaici_per_casa_o_altre_applicazioni.htm
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Kyoto Club annuncia che presenterà dieci alternative al nucleare, dimostrando come una pluralità di tecnologie e soluzioni di efficienza energetica possano far risparmiare decine di miliardi di KWh ed evitare di costruire inutili reattori nucleari di vecchia generazione. Il primo esempio di Kyoto Club è sull'illuminazione pubblica.
In un comunicato dell'organizzazione si legge che la scelta del Governo di riportare il nucleare in Italia è profondamente sbagliata per motivazioni tecnologiche, organizzative e soprattutto economiche.Si legge nella nota che 'l'opzione nucleare nel nostro paese richiederebbe un massiccio impiego di risorse pubbliche che avrebbe l'immediato effetto di distogliere per i prossimi anni ingenti investimenti dal settore delle fonti rinnovabili e dell' efficienza energetica'.
Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club, citando in un suo articolo uno studio del 2006 di Amory Lovins del RMI, ha messo in evidenza che 'nel contesto statunitense per ogni centesimo di dollaro speso per 1 kWh nucleare si potrebbero acquistare 1,2-1,7 kWh eolici o si potrebbe risparmiare fino a 10 kWh grazie ad interventi di efficienza energetica'.
L'illuminazione pubblica è uno di quei settori che potrebbe essere migliorato per efficienza energetica. Si è stimato che l'illuminazione pubblica italiana ha un consumo elettrico di circa 6,5 TWh all'anno: utilizzando un lampione a LED è possibile avere una riduzione dei consumi fino al 70% rispetto ai lampioni tradizionali. Nel comunicato si lege come i LED ormai siano una tecnologia matura, di notevole affidabilità nel tempo, con una durata commerciale 10 volte superiore a quella dei lampioni convenzionali, che lavora a bassa tensione e che, producendo un flusso luminoso unidirezionale, elimina automaticamente l'inquinamento luminoso, riduce i consumi, le emissioni inquinanti associate e la potenza impegnata.
Kyoto Club fa sapere che se lo Stato e le Regioni promuovessero un piano nazionale di cinque anni che completasse la conversione di tutte le reti di illuminazione pubblica con lampioni a LED si otterrebbe un risparmio di energia elettrica di circa 4 miliardi di kWh corrispondente allo spegnimento o non accensione di una centrale nucleare di piccola taglia pari ad una potenza di circa 570 MW, cioè grande più del doppio della ex centrale di Trino Vercellese.
(F.Baglivi) - AmbienteEnergia.it
ed usare i led + i lampioni con pannelli fotovoltaici????? sarebbe meglio ancora!
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Arriva in Italia il corso per imparare a costruire, installare e mettere in marcia un generatore eolico da 1 KW con pale rotoriche in legno di circa 3 metri di diametro.
Il Corso si svolgerà a Matera dal 15 al 19 Luglio 2008 e sarà tenuto dall' Ing. Antonio Cecere, docente di Elettrotecnica presso l'I.P.S.I.A. di Fasano, autore di articoli di divulgazione sull'energia eolica sulla rivista 'FARE ELETTRONICA' : L'Ing. Cecere è anche il traduttore del manuale 'How to build a wind turbine' di Hugt Piggott, l'ideatore di persorsi formativi per la costruzione di generatori eolici utilizzando materiale riciclato, sia in Scozia dove è riuscito a creare una comunità che nel resto del Mondo.
Durante il corso saranno messi a disposizione gli utensili e le attrezzature necessarie per le varie lavorazioni, così come tutto il materiale occorrente, i fogli di lavorazione e le dispense tecniche. Ogni sessione di lavoro sarà preceduta da una presentazione che illustrerà le scelte tecniche di progetto. Si costruira quindi una pala eolica che sarà assegnata a sorteggio tra i partecipanti del corso.
(F.Baglivi) - AmbienteEnergia.info
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commenti Una manciata di microrganismi geneticamente modificati e scarti cellulosici ed ecco fatto un nuovo carburante sostenibile. E’ questa la risposta della Silicon Valley al caro petrolio.
LE TECNONEWS DELLA SETTIMANA – L’utilizzo delle specie microbiche nella produzione di combustibile verde non è una novità, ma l’esperimento condotto da Greg Pal è davvero unico nel suo genere. Attraverso la LS9 società della Silicon Valley, di cui è Senior Director, Mr. Pal è riuscito a creare un prodotto assolutamente intercambiabile con il petrolio, denominato “Oil 2.0”, ottenuto a partire da biomasse cellulosiche e batteri geneticamente modificati. In realtà a fare da apripista è stata la statunitense Sapphire Energy che soltanto lo scorso 28 maggio aveva annunciato la creazione una benzina chimicamente identica a quella a 91 ottani in commercio, ma ottenuta a partire dalle alghe e quindi neutra dal punto di vista dell’anidride carbonica. Comune denominatore delle ricerche è la California, terra fertile per la sperimentazione e sede della LS9 che con il suo carburante è già riuscita a convincere un veterano dell’industria petrolifera come Robert Walsh dopo 26 anni alla Royal Dutch Shell. Il processo parte dai lieviti industriali o ceppi non patogeni di Escherichia Coli (una delle specie principali di batteri che vivono nell’intestino di animali a sangue caldo e necessari per la corretta digestione del cibo) sottoposti ad un processo di modifica del DNA affinché convertano efficacemente gli acidi grassi (prodotto della fermentazione microbica) in idrocarburi. Il substrato per la loro crescita in questo caso è fornito dagli zuccheri contenuti negli scarti cellulosici, come la paglia o le potature forestali. Il successivo processo fermentativo è molto simile a quello compiuto dai normali batteri per la produzione di etanolo, ma il prodotto ottenuto non necessita di distillazione, e del quantitativo energetico ad essa associato, essendo praticamente pronto per il distributore. “Solo cinque anni fa, che il meccanismo avrebbe richiesto mesi e un investimento di centinaia di migliaia di dollari”, spiega Greg Pal “Ora richiedere alcune settimane e un costo intorno ai 20.000 dollari”. Il prototipo della LS9 è giunto a produrre 1000 litri di “Oil 2.0” da un macchinario per la fermentazione in grado di funzionare perfettamente con i motori odierni. Ora la società intende perfezionare i propri batteri geneticamente modificati per produrre etanolo e approfondire la ricerca in modo da risolvere alcuni quesiti come la possibilità di creare grandi impianti per ottenere gli stessi risultati su tutto il territorio. “I nostri progetti puntano ad avere un prototipo su larga scala operativo entro il 2010 in modo da essere già pronti per una commercializzazione degli impianti su scala minore e per uso commerciale, entro il 2011”. www.rinnovabili.it
L’interessante iniziativa della Provincia sarda che prevede il finanziamento di dieci impianti fotovoltaici da 20 kWp su altrettanti istituti. La Provincia di Nuoro, cattura il sole dotando 10 Istituti Superiori di impianti fotovoltaici di 20 kW per la produzione di energia elettrica. E’ il primo passo per l’attuazione del Piano Energetico Provinciale nel contesto del progetto “Polo Energetico Integrato”. La Regione, infatti, ha finanziato i progetti presentati all’Assessorato Ambiente, Urbanistica ed Energia della Provincia e coordinati dal CIRPS dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, che riguardano gli istituti Superiori di Nuoro, Siniscola e Macomer. Si tratta di un intervento organico per contribuire non solo al futuro sostenibile, introducendo nelle aule, e più in generale nel cittadino, il valore della cultura ambientale quale elemento trasversale e di legame tra le dimensioni della sostenibilità (economia, società ed ambiente) per migliorare la qualità della vita delle generazioni presenti e future, ma anche per ottenere ritorni economici positivi di risparmio nel bilancio della Provincia. Di fronte alla richiesta di un taglio del 6,3% delle emissioni di CO2, che la Commissione UE ha fatto all’Italia, contestualmente all’approvazione del Piano nazionale italiano 2008-2012 per l’assegnazione delle percentuali di emissione di anidride carbonica, risultano preminenti gli sforzi per contribuire all’applicazione e alla diffusione delle energie rinnovabili, prima tra tutte quella solare fotovoltaica, in rapidissima espansione. Un impianto fotovoltaico produce mediamente, per ciascun kW di picco installato, dai 1.200 ai 1.400 kWh annui in Italia ed evita l’emissione di circa 800 kg di CO2 che, detto in altre parole, significa che ogni kWh prodotto dal sistema fotovoltaico evita l’emissione di circa 0,57 kg di anidride carbonica. Sulla base dei dati come quelli riportati e sulla base dell’impegno verso le sfide sul futuro energetico, la Provincia di Nuoro propone la realizzazione di 10 impianti solari fotovoltaici di potenza nominale complessiva di 200 kWp. L’impianto consentirà sia benefici in termini economici, sia benefici in termini di contributo alla salvaguardia dell’ambiente, in quanto:
• Verranno risparmiate 19 Ton di petrolio per anno per un totale di 570 Ton per la durata utile dell’impianto (30 anni)
• Verranno evitate emissioni per circa 3.701 Ton di anidride carbonica per la durata utile dell’impianto (30 anni)
Con il suo contributo, la Provincia di Nuoro afferma il suo impegno ad ottimizzare al massimo questa fondamentale ed inesauribile fonte di energia, in modo che le generazioni future possano ancora godere delle bellezze di questo nostro Pianeta. Una scelta obbligata dalla quale oggi non si può più prescindere. I dati scientifici sul riscaldamento climatico e sul suo legame con l’aumento delle emissioni di CO2 sono allarmanti, e lo sono ancora di più se si considera che il 65% delle emissioni di CO2 è connesso al consumo energetico. Alla luce di tale constatazione, numerosi Paesi si sono già impegnati, sottoscrivendo il protocollo di Kyoto, a ridurre le rispettive emissioni di CO2. Sulla base del principio di “comuni, ma differenziate responsabilità”, il Protocollo di Kyoto impegna i paesi industrializzati e quelli in transizione economica ad una riduzione delle emissioni dei principali gas ad effetto serra rispetto ai valori del 1990. I Paesi soggetti a vincolo di emissione sono 39 ed includono, fondamentalmente, i paesi europei (inclusi quelli dell’est ). Gli obiettivi specifici di riduzione delle emissioni sono stati quantificati per il periodo 2008-2012, mentre, per i periodi oltre il 2012 saranno negoziati nuovi obiettivi che potrebbero includere un numero di paesi maggiore. Il Protocollo di Kyoto diventerà vincolante quando sarà ratificato da un numero di paesi le cui emissioni totali, al 1990, rappresentino almeno il 55% delle emissioni di gas serra di tutti i paesi con vincoli. L’Italia, così come gli altri paesi dell’Unione Europea, rientra fra i paesi che hanno ratificato il Protocollo di Kyoto. Il forte interesse, sviluppatosi in questi ultimi anni, verso soluzioni nel settore energetico ed inquadrabili in un contesto di sviluppo compatibile, non poteva non destare l’interesse di un gran numero di interlocutori, che sempre più spesso decidono di rivolgersi a tecnologie rinnovabili e, tra queste, in particolare, al fotovoltaico. Tra le energie rinnovabili, il solare fotovoltaico è in veloce espansione in tutto il mondo perché facile, accessibile e adeguatamente incentivato da molti governi attraverso la promozione di iniziative e l’erogazione di contributi per la sua diffusione. Il fotovoltaico è un processo che consente di trasformare direttamente la luce solare in energia elettrica in corrente continua, sfruttando il cosiddetto “effetto fotovoltaico”. Questo effetto si basa sulla proprietà che hanno alcuni materiali semiconduttori, opportunamente trattati (fra cui il Silicio, elemento diffuso in natura) di generare energia elettrica quando vengono colpiti dalla radiazione solare. Gli impianti fotovoltaici sono puliti, facili da gestire e possono godere di diversi finanziamenti e incentivi. Di recente, il settore ha vissuto un’importante trasformazione per quanto riguarda la concessione di contributi; si è passati infatti dai contributi in conto capitale (contributi a fondo perduto fino al 70-75% del costo dell’investimento) ai contributi in conto energia (si riceve un contributo per la quantità di energia autoprodotta ed eventualmente autoconsumata). Ecco perché, sui bilanci economici, l’installazione di un impianto fotovoltaico è un investimento importante. Ulteriori vantaggi dei sistemi fotovoltaici sono la modularità, le esigenze di manutenzione ridotte (dovute all’assenza di parti in movimento), la semplicità d’utilizzo e soprattutto, un impatto ambientale estremamente basso. In particolare, durante la fase di esercizio, l’unico vero impatto ambientale è rappresentato dall’occupazione di superficie. Tali caratteristiche rendono la tecnologia fotovoltaica particolarmente adatta all’integrazione negli edifici in ambiente urbano. In questo caso, infatti, sfruttando superfici già utilizzate, si elimina anche l’unico impatto ambientale in fase di esercizio. I benefici ambientali ottenibili dall’adozione di sistemi fotovoltaici sono proporzionali alla quantità di energia prodotta, supponendo che questa vada a sostituire dell’energia altrimenti fornita da fonti convenzionali. La possibilità di utilizzare questa tecnologia, di far conoscere, e quindi apprezzare, il fotovoltaico quale strumento destinato a rivoluzionare il settore energetico, a cominciare dagli edifici pubblici e dalle scuole, significa gettare nelle nuove generazioni il seme del rispetto e della tutela dell’ambiente. Significa dunque puntare a un investimento sul piano didattico-formativo oltre che su quello economico. www.rinnovabili.it

Utilizzando prodotti innovativi, Limpo intende proporre il lavaggio a secco sul territorio nazionale ed internazionale, trasformando un prodotto per pochi in un vantaggio per la comunità. Limpo ha l’obiettivo ambizioso di rivoluzionare il concetto stesso di “pulizia dell’auto” e di trasformarlo in cura e rispetto del proprio veicolo.
Non utilizzare né acqua né elettricità per il lavaggio delle automobili, oltre a rappresentare una formula per avere una macchina veramente pulita e lucida, significa rispettare l’ambiente. Limpo è possibilità concreta per il consumatore di ottenere un servizio: sicuro, rapido, efficace, indiscutibilmente nuovo.
- Non utilizza l'acqua, con ricadute positive in primo luogo sull'economia domestica, e in seguito anche sull'ambiente e sulle qualità della vita
- Non utilizza energia elettrica, che contribuisce con fatti concreti a salvaguardare l'ambiente in cui noi tutti viviamo: per produrre 1 kWh di energia elettrica occorrono circa 0,2 kg di petrolio!
- Non produce residui inquinanti da smaltire!! Il lavaggio Limpo, al contrario del lavaggio tradizionale, non produce le acque reflue.
Cos'è limpo
Limpo è un innovativo sistema di trattamento che consente di ottenere un risultato perfetto in termini di pulizia e lucidatura della propria automobile, direttamente a domicilio e senza utilizzo di acqua ed energia elettrica.
Nato dalla progettualità della Edo srl di Potenza, Limpo ha raggiunto, attraverso l'impiego di prodotti tecnologicamente avanzati, immessi per la prima volta sul mercato italiano, uno straordinario risultato: coniugare la pulizia e la cura dell'auto con l'amore per l'ambiente.
Il cliente che sceglie Limpo sceglie un servizio di lavaggio dell'auto veloce, efficace e soprattutto ecosostenibile, perchè effettuato con una linea di prodotti che non utilizza neppure un goccio d'acqua e garantisce, già con il pacchetto base, un risultato perfetto in termini di pulizia e lucidatura con circa il 50% di risparmio sui costi previsti per il servizio di lucidatura tradizionale.
E il vantaggio è anche in termini di tempo e risparmio di carburante. La pulizia avviene comodamente a domicilio, grazie ad una semplice prenotazione che consente di rimanere a casa propria senza doversi spostare o fare file. Sarà l'operatore Limpo pià vicino, dotato di tutta l'attrezzatura necessaria, ad effettuare il servizio direttamente a domicilio.
Trattare l'auto con il metodo Limpo vuol dire scongiurare una serie di rischi e inconvenienti in cui non si immagina di incorrere affidandosi al lavaggio tradizionale.
Con Limpo la carrozzeria non si graffia, perchè il prodotto utilizzato non solo la pulisce ma una volta applicato crea anche un film protettivo e lucidante che la preserva dall'attacco degli agenti atmosferici e impedisce che si sporchi dopo pochi giorni. I pannetti impiegati per stendere il preparato, a differenza delle spugne, non sono abrasivi. Puliscono perchè rimuovono lo sporco scheggiato via dal prodotto e non lasciano segni ed aloni.
Affidarsi alle cure degli affiliati Limpo significa pulire la macchina senza l'utilizzo di un solo goccio d'acqua, evitando l'inconveniente che il liquido possa insinuarsi nell'interno della vettura corrodendola e intaccando le guarnizioni o che possa sgocciolare dalla carrozzeria anche dopo il lavaggio.
Tutti i prodotti sono a base naturale. Sono anallergici e non inquinano. Non sono nemici della tappezzeria nè degli esterni dell'auto. E, soprattutto, sono amici della natura.
Sostituire l'autolavaggio tradizionale con il lavaggio Limpo significa lasciare un Mondo più pulito alle future generazioni.
Non sono disponibili foto, quindi qui sotto ho messo delle foto di altri sistemi di lavaggio a secco
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Roma – Lo scorso 15 maggio Enel e Sharp hanno siglato un importante accordo per lo sviluppo del fotovoltaico in Italia. La partnership strategica nel settore prevede che Enel e Sharp analizzino in dettaglio la realizzazione di un impianto industriale per la produzione integrata di pannelli fotovoltaici basati sulla tecnologia esclusiva di Sharp, il film sottile a tripla giunzione. Ora le due Società dovranno trovare un posto dove sviluppare l’impianto che sarà destinato a soddisfare la sempre crescente richiesta di tecnologia nel settore fotovoltaico. Il piatto è apparso molto ricco al presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, che due giorni fa ha inviato una lettera all'Amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti. La Provincia di Roma nella lettera di Zingaretti si è resa disponibile ad ospitare la sede dello stabilimento. "Le scrivo – dice Zingaretti nella lettera a Conti - per esprimere il grande interesse da parte della Provincia di Roma in relazione al recente accordo sottoscritto tra Enel e Sharp (…). Interesse che mi spinge ad avanzare la candidatura della Provincia di Roma per la localizzazione della sede dell’impianto produttivo,(…). Nel programma dell’Amministrazione provinciale intendiamo promuovere un piano pluriennale di investimenti che avrà l’obiettivo di collocare il territorio della Provincia di Roma tra quelli che impiegano in misura considerevole le tecnologie del fotovoltaico per la produzione di energia elettrica, con l’intenzione di sviluppare l’intero settore, aiutando in questo modo la ricerca e l’innovazione". "Proprio per questo - continua Zingaretti - a partire dagli edifici scolastici di nostra competenza, per i quali è già operativo un primo progetto finanziato con 3,5 milioni di Euro, sarà definito un consistente programma di installazione di pannelli con lo scopo di incrementare la capacità produttiva di energia, perseguendo con forza l’impegno di investire nelle fonti rinnovabili e nella competitività del territorio”.
Sharp ed Enel.si, società di Enel leader in Italia del settore, svilupperanno e realizzeranno nuovi campi fotovoltaici, da completare entro il 2011, per un totale di 161 MWp in grado di produrre a regime oltre 220 GWh annui di energia, capaci di soddisfare i consumi di 81.500 famiglie e di evitare emissioni di CO2 pari a circa 110.000 tonnellate annue.
Nella lettera, Zingaretti, inoltre, propone di definire una formale collaborazione, tra la Provincia di Roma e l’Enel, nel campo delle fonti rinnovabili “allo scopo – spiega - di rafforzare l’impegno avviato, con ulteriori e significativi risultati per la politica energetica. Questa collaborazione potrà rappresentare un passo concreto nella realizzazione di politiche di sostenibilità così come indicato nell’Accordo-quadro proposto dalla Regione Lazio in relazione alla centrale ENEL di Torrevaldaliga".
Con l’accordo con Sharp, Enel, ha in programma di crescere in questo settore e nelle nuove tecnologie amiche dell’ambiente, prevedendo investimenti per 7,4 miliardi di euro entro il 2012.
Alessandro Sassone - PreviewOnline.info
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commenti La Fondazione ANIA per la Sicurezza Stradale ha realizzato il progetto Black Point per dare ai cittadini la possibilità di segnalare direttamente i punti più pericolosi sulle strade italiane.
I Black Point, punti neri, indicano quei tratti di strade che presentano buche, incroci pericolosi, segnaletica mancante o deficitaria.
Attraverso le segnalazioni ricevute, la fondazione ha creato una mappa dei punti critici sul territorio nazionale, costantemente aggiornata, che può essere consultata sul sito che ANIA ha appositamente dedicato al problema: www.smaniadisicurezza.it.
L’utente, inoltre, può scaricare dal sito un software per trasferire i dati sul proprio navigatore, che provvederà a segnalare acusticamente l’avvicinarsi di un punto critico.
La Fondazione ANIA ha anche ideato il Black Point Show, il tour che ha toccato alcune città italiane volto a sensibilizzare gli automobilisti sui pericoli delle strade e a promuovere l’iniziativa legata al portale. Gli utenti possono fare riferimento a un numero verde (800.433.466), a un numero per gli SMS (331.2687575) e all’indirizzo e-mail info@smaniadisciurezza.it.
Il progetto è nato un anno fa e nella tappa romana del tour sono stati forniti i numeri relativi al Lazio. A Roma e provincia sono stati registrati ad oggi 564 punti critici, 443 su strade urbane, 109 su strade extraurbane e 12 su tratti autostradali. Roma è seguita da Latina (29 punti critici, Viterbo (27), Rieti (18) e Frosinone (17).
«La nostra iniziativa permette a tutti i cittadini di segnalare le criticità delle infrastrutture stradali» ha dichiarato Umberto Guidoni, segretario generale della Fondazione ANIA «dalla buca al fondo stradale sconnesso, dalla scarsa visibilità della segnaletica agli incroci, dalla cattiva illuminazione alle curve pericolose. Grazie ai cittadini laziali abbiamo registrato oltre 600 punti pericolosi e, probabilmente, siamo riusciti a prevenire qualche incidente. In queste settimane stiamo rafforzando la collaborazione con la Regione Lazio, la Provincia ed il Comune di Roma affinché la stessa possa essere proficua.
Il primo obiettivo della Fondazione ANIA è quello di supportare gli Enti competenti in un'attività così complessa».
Autore: Pierluigi Emmulo - WebmasterPoint.org
Sette consumatori su dieci in Emilia Romagna hanno fatto almeno una volta acquisti direttamente dal produttore agricolo. E' quanto risulta da una indagine Coldiretti, che testimonia - secondo Coldiretti Emilia Romagna - il desiderio di recuperare il gusto dei prodotti del territorio. Un desiderio al quale nella nostra regione danno risposta le 4.500 aziende agricole che fanno vendita diretta e i numerosi mercati contadini che stanno nascendo nelle principali città.
Di questo argomento parlerà sabato sera, alle 18,30, a Forlimpopoli, nell'ambito della Festa Artusiana, la responsabile dell'area economica di Coldiretti Emilia Romagna, Sara Paraluppi, durante il convegno "Mangiare è una atto agricolo" , cui interverranno, tra gli altri, Cheryl Cohen direttore dei London Farmers Markets, Gigi Frassanito della Fondazione Slow Food per la Biodiversità, Charles Cavanna consigliere delegato del comune di Villeneuve Loubet della Provenza-Costa Azzurra.
"Il recupero del cibo legato al territorio - afferma Coldiretti - significa recuperare il legame di ciò che si porta a tavola con il prodotto agricolo nel campo. E' quindi un modo per riscoprire la stagionalità e valorizzare i prodotti a chilometri zero, che garantiscono la freschezza e la salvaguardia dell'ambiente perché non sono stati sottoposti allo stress di lunghi viaggi e riducono in questo modo le emissioni di anidride carbonica (CO2) in atmosfera dovute al consumo di carburante per il trasporto".
Al convegno della Festa Artusiana, Sara Paraluppi, presenterà una serie di aziende come esempio di rapporto diretto tra produttore e consumatore, sulla scia del "Patto con il consumatore" lanciato da Coldiretti nel 2000, che ha consentito di recuperare la fiducia tra le parti e di riscoprire sapori che hanno rischiato di scomparire a causa di una alimentazione sempre più "industrializzata". Tra gli esempi ci saranno le 52 aziende biologiche del Consorzio Biopiace che ha fatto di alcune zone di montagna della provincia di Piacenza, dove l'agricoltura rischiava di sparire, la Natural Valley, un'area di prodotti biologici che vanno dal latte ai cereali, dal formaggio alla frutta, venduti direttamente o consegnati alle mense scolastiche di 20 comuni del piacentino. La riscoperta del sapore e del gusto del latte fresco intero è l'offerta dell'azienda Michelini di Castenaso, che in tre punti vendita, uno dei quali montato su un furgone, svolge anche un servizio ambientale, in quanto la bottiglia di vetro che i consumatori riutilizzano ad ogni prelievo consente di risparmiare ogni volta una bottiglia di plastica. Secondo stime di Coldiretti Emilia Romagna, se ogni famiglia utilizzare il vetro, in Italia si risparmierebbero 5,5 miliardi di bottiglie di plastica, con una notevole riduzione della produzione dei rifiuti da smaltire in discarica. Dall'azienda "La Polita" di Solarolo in provincia di Ravenna viene la dimostrazione della validità dell'utilizzo di varietà di frutta scelta per le qualità organolettiche e gustative. Proprio puntando su queste caratteristiche l'azienda ha valorizzato la frutta anche attraverso la raccolta più vicina possibile alla maturazione fisiologica, che ne esalta il giusto gusto, abbandonando i metodi di raccolta anticipata, che consento di far sopportare le lunghe trasferte al prodotto, ma lo lascia senza sapore. L'azienda vende il prodotto direttamente, anche sotto forma di macedonia fresca di cui rifornisce bar, ristoranti e distributori automatici in diverse scuole e della provincia di Ravenna.
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Altroconsumo denuncia: attenzione a truffe e alti costi che si celano dietro carte prepagate e revolving. Alcune hanno commissioni altissime a carico del titolare o si rivelano "veri e propri prestiti da rimborsare a rate con tassi di interesse alti".
Attenzione alle truffe e agli alti costi che si celano dietro carte prepagate e revolving: alcune hanno commissioni altissime a carico del titolare oppure "si rivelano essere veri e propri prestiti da rimborsare a rate con tassi di interesse alti". È quanto denuncia l'associazione Altroconsumo nell'ambito della campagna "Più informati, meno spennati".
L'associazione ha confrontato le condizioni economiche e giuridiche delle carte prepagate, carte revolving e carte di credito più diffuse. Quali dunque i risultati? Le carte prepagate risultano "molto care e poco sicure": "le banche infatti - scrive l'associazione - applicano alte commissioni sui costi di ricarica e di prelevamento di contante, in più, in caso di smarrimento o furto della carta, la responsabilità ricade in molti casi tutta sul titolare". Le prepagate risultano invece vantaggiose per chi fa acquisti on line se non è titolare di una carta di credito e per i giovani che vanno all'estero.
Le carte revolving, afferma Altroconsumo, "sono veri e propri finanziamenti con tassi di interesse altissimi e sono quindi da evitare". Su 94 carte revolving analizzate nell'inchiesta, considerando una spesa di 1.000 euro e un fido di 1.500 euro, il Taeg medio è molto elevato e pari a quasi il 17%, che in qualche caso arriva anche a 26,53%. "Sicure e affidabili" sono invece considerate le carte di credito tradizionali.
L'associazione prende spunto dall'inchiesta per ricordare la necessità di prestare attenzione alle truffe e a tutti i fenomeni connessi, come phishing e trashing. Bisogna sempre tenere a portata di mano il numero di emergenza fornito dalla banca per bloccare la propria carta. E in più, ricorda Altroconsumo:
2008 - redattore: BS - HelpConsumatori
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Cosa c’è di più gustoso e sano, quando fa caldo, della frutta di stagione, saporita e dissetante. Per comprendere meglio il rapporto tra i consumatori e questo prodotto, l’Ossevatorio sul gusto della frutta coordinato da Stefano Predieri e Massimiliano Magli, ricercatori della sede di Bologna dell’Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Cnr, ha condotto un’indagine on line sulle caratteristiche associate all’idea di qualità della frutta.
I cinque aspetti proposti sono stati: sicurezza (assenza di pesticidi, Ogm, etc.); salubrità e genuinità (aspetti nutrizionali, vitamine, antiossidanti); comodità di conservazione e consumo; presenza di marchi di qualità; aspetti edonistici e sensoriali. Gli oltre 200 consumatori che hanno partecipato all’indagine considerano la sicurezza un requisito base che, insieme alla salubrità e genuinità, ha raggiunto l’80% del risultato. “Il dato però più interessante”, commenta Predieri, “è che lo stesso livello di importanza è attribuito agli aspetti edonistici, giudicati molto importanti dall’83% degli intervistati. Queste cifre indicano che la qualità della frutta comprende appunto inscindibilmente: sicurezza, salubrità, aspetti nutrizionali e gusto”.
Relativamente inferiori nel determinare la qualità complessiva sono stati ritenuti invece gli aspetti relativi all’informazione, quali la presenza di marchi di origine: circa il 40% li ritiene molto importanti, il 35% abbastanza importanti. La comodità di conservazione e consumo sono indicati solo dal 20% degli intervistati molto importanti, dal 40% abbastanza importanti, il resto li giudica poco o per nulla influenti.
Un’approfondita indagine sul gusto è stata svolta per la regina delle tavole estive, la pesca. “Ai consumatori”, spiega Massimiliano Magli, “è stato chiesto di indicare il grado di soddisfazione nei confronti delle pesche gustate e la rispondenza tra gli attributi della pesca ‘ottimale’ e quella trovato sul mercato”.
I 300 intervistati hanno giudicato pesche e nettarine come ‘abbastanza buone’ (voto medio di 6 su scala 1-9), tuttavia solo la metà degli intervistati ha espresso giudizi di soddisfazione per il prodotto acquistato, mentre il segnale negativo è che circa un quarto si è dichiarato insoddisfatto.
Entrando nel dettaglio delle caratteristiche gustative considerate, l’attributo che più si distacca dai desideri del consumatore è l’aroma, che dovrebbero essere quasi il doppio di quello attuale. “Questo risultato può essere interessante per i produttori: il profumo e il sapore sono ‘facce diverse’ dell’aroma, sono gli aspetti più delicati, penalizzati dalla scelta di varietà scadenti, da una produzione sbilanciata, da una raccolta troppo anticipata, da un trasporto troppo lungo o non curato. Al tempo stesso sono quelli che più ‘parlano’ al consumatore”, concludono i due ricercatori.
Altri attributi che si vorrebbe fossero esaltati sono freschezza, dolcezza e succosità. Viene anche indicata la richiesta di frutti un po’ meno acidi e consistenti. Per quanto concerne gli aspetti esteriori, viene valutata positivamente la dimensione, mentre sarebbero graditi frutti più colorati.
Anche quest’anno, in occasione dell’inizio della stagione peschicola del 2008, l’Osservatorio del gusto dell’ Ibimet-Cnr vuole rilanciare l’indagine on line, per proseguire nel progetto della creazione di un canale di comunicazione diretto tra consumatori e produttori per ottenere una riconoscibile qualità ‘made in Italy’.
E sul sito rqpa.ibimet.cnr.it è stata lanciata l’indagine su un altro dei frutti amati dagli italiani: la ciliegia.
da Encanta.it
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ROMA - Italiani consumatori di farmaci per il sistema cardiocircolatorio in primis e poi medicine gastrointestinali e per il sistema nervoso centrale, a cominciare dalla depressione. Il ramipril, antipertensivo, è la sostanza più prescritta, seguita dall'acido acetilsalicilico (Aspirina e analoghi) usato come antiaggregante piastrinico, l'amplodipina (antipertensivo: un calcio antagonista selettivo), l'atorvastatina (anticolesterolo), la furosemide (diuretico), la simvastatina ( anticolesterolo), l'enalapril (antipertensivo).
Per spesa l'anticolesterolo atorvastatina è al primo posto, seguito dal lansoprazolo (gastroprotettivo), poi salmeterolo e fluticasone (apparato resipratorio), l'antipertensivo amlodipina, l'esomeprazolo (gastroprotettivo), il ramipril, l'altro gastroprotettivo omeprazolo. la simvastatina e infine, in qusta particolare top ten, l'associazione valsartan-idroclorotiazide (antipertensivo+ diuretico) e l'anticolesterolo rosuvastatina.
Il quadro del consumo farmaceutico relativo al 2007 in Italia, è contenuto nell'ottavo Rapporto Osmed, a cura dell'Istituto Superiore di Sanità, Aifa e con la collaborazione della Società Italiana di Medicina generale, e coordinato da Roberto Raschettti. Nello studio il calcolo del consumo di farmaci è fatto sulla base delle "dosi standard al giorno" (DDD, dosi definite die, che rapppresentano per ciascuna sostanza la dose necessaria a coprire una giornata di terapia nell'adulto).
Ogni cittadino italiano ha consumato in media circa 525 dosi di farmaci nel 2007: oltre 30 miliardi di dosi complessive, il 70% a carico del Servizio Sanitario Nazionale (farmaci di fascia A). Ha acquistato 29 confezioni di farmaci (stesso dato del 2006), 17 della quali rimborsate dal servizio sanitario. L'aumento di dosi dal 2000 al 2007 per cittadino si aggira intorno al 52%. Il Lazio è la regione con più elevato consumo (1020 dosi ogni 1000 abitanti, media nazionale 881 dosi), Bolzano è al valore più basso con 670 dosi.
La spesa farmaceutica pubblica, nonostante l'aumento delle ricette e delle dosi, è diminuita rispetto al 2006 (-2,6%), ma quella privata è invece aumentata del 4%. La Sicilia ha il record di spesa pubblica sui farmaci rimborsati dalla Stato (272,3 euro pro capite), la Provincia di Bolzano resta con la quota più bassa (151,6 euro ogni cittadino).
I farmaci generici-equivalenti conquistano, anche per la fine di alcuni importanti brevetti, circa un terzo dei consumi delle dosi (nel 2000 era al 13%): anche questo ha portato ad un calo della spesa e dei prezzi dei farmaci. La spesa procapite per gli over 75 è di oltre 11 volte superiore a quella di una persona di età compresa tra i 25 e i 34 anni (+ 17 volte in termini di dosi).
"Il miracolo e la novità", sorride il curatore Raschetti, "è esssere riusciti a pubblicare l'ottava edizione di questo Rapporto. Quest'anno l'attenzione particolare è andata all'appropriatezza, cioé l'uso corretto, delle terapie. Emergono due elementi: la sottovalutazione di alcuni rischi e quindi un uso ridotto degli strumenti farmacologici e, dalll'altra, una non aderenza al trattamento, che equivale ad uno spreco".
Due elementi contraddittori, dunque: da una parte, dicono gli esperti, servirebbe un uso maggiore di farmaci (nell'ipertensione si calcola una sottovalutazione che sfiora il 50%) che farebbe aumentare la spesa farmaceutica, ma dall'altra spendere in farmaci senza portare a termine una cura è un'evidente boomerang in termini di spesa sanitaria pubblica. "Occorre coinvolgere le Società medico scientifiche in un'opera di informazione ed uso corretto del farmaco", sostiene Raschetti. Fa eco il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Enrico Garaci: "La contrazione della spesa farmaceutica nel 2007 è un effetto amministrativo: quel che serve davvero e ciò che auspichiamo è un cambiamento culturale insieme ai medici di medicina generale".
di MAURIZIO PAGANELLI - Repubblica.it
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commenti TOKYO (Reuters) - Nokia offrirà l'accesso gratuito dai suoi cellulari alle reti wireless pubbliche in Giappone, per cercare di far fronte alla concorrenza, che già offre servizi di questo tipo.
Lo afferma oggi la società in un comunicato.
Nokia, il produttore di telefonini più grande al mondo, detiene meno dell'1 per cento di quota di mercato in Giappone, il mercato più avanzato del mondo per i dispositivi portatili, controllato da produttori come Sharp, Matsushita e NEC.
Nokia fornirà l'accesso alla rete locale con il suo cellulare X02NK a partire da venerdì.
WASHINGTON - Siete così dipendenti da internet che vorreste usare il computer o l’iPod o un supergadget elettronico anche in auto, mentre guidate, per mandare una email, o che altro? Desiderio esaudito: basta che compriate una nuova Chrysler 2009 - verranno messe in vendita tra poche settimane - e sarete subito collegati internet con il sistema wireless.
DI MASSA - La casa numero tre di Detroit ha annunciato giovedì che, su richiesta, le sue rivendite installeranno il sistema UConnect web (collegati alla rete) su numerosi modelli. Auto dotate di wireless esistono già in America, ma solo per modelli di lusso: la differenza è che la Chrysler intende fare del sistema wireless un accessorio di massa. Ha dichiarato Keefe Leung, uno dei dirigenti della casa: «Le nostre auto diverranno parte integrante di internet, è il nostro asso nella manica». L’annuncio della Chrysler ha scatenato immediate polemiche: è già pericoloso guidare parlando al cellulare, ha protestato la Polizia stradale, guidare lavorando al computer sarebbe criminale. Leung ha ribattuto che, come è vietato impugnare il telefono mentre si è al volante, così sarà sicuramente vietato adoperare l’elaboratore. «UConnect web», ha affermato, «è per i passeggeri, soprattutto quelli sui sedili posteriori, il guidatore dovrà servirsene sono quando la vettura è ferma».
TENTAZIONE - Ma il guidatore saprà resistere alla tentazione, si è chiesto Usa Today? Non metterà mano al computer quando il semaforo sarà sul rosso? E non si distrarrà nel tratto successivo? Come è già accaduto per i cellulari, il problema verrà affrontato dalle autorità locali, ma non è escluso che il Parlamento emani una legge federale, come vorrebbe la Polizia stradale. Robert Wray, il direttore della Mp3Car, una compagnia hi–tech, crede che «l’auto wireless sia l’auto del futuro». Riferisce che i pochi automobilisti che già ne dispongono usano internet in cento modi: per le previsioni del tempo, le quotazioni in borsa, i film, il prezzo della benzina, i giochi elettronici. Leung è convinto che in auto le famiglie faranno anche la spesa, prenoteranno il ristorante, programmeranno le vacanze e così via. A suo parere, l’auto sarà in parte casa, in parte ufficio e in parte teatro. Per i bambini, verrà disposto uno schermo dietro i sedili anteriori.
COSTO - UConnect web costerà circa 500 dollari (318 euro) e l’abbonamento mensile circa 30 (19 euro). Sarebbe possibile introdurre un dispositivo che impedisca al guidatore di accedere a internet, un particolare che ha attratto l’attenzione dei responsabili della sicurezza stradale. I primi modelli wireless in vendita – il prossimo agosto – saranno le Chrysler, le Dodge e le Jeep. Con essi, la casa di Detroit spera di competere con le più forti rivali General motors e Ford. La prima offre un sofisticato sistema di comunicazione satellitare, la seconda si accinge a lanciare un furgone o camioncino con un sistema internet incorporato: sarebbe come trasportare l’ufficio sul posto dove si lavora.
«Libero il 40% degli arenili» Sanzioni per i Comuni inadempienti. Ma le vecchie concessioni restano
La legge anti-cabine ottiene l’approvazione della Regione Liguria sotto il segno del compromesso: per la prima volta si obbliga ogni Comune a preservare una quota percentuale di spiagge libere, ma lo si fa senza togliere o rimettere in discussione concessioni assegnate anni fa e diventate nel tempo una risorsa importante dell’economia turistica regionale. Questi i contenuti più importanti del provvedimento approvato ieri all’unanimità dal consiglio regionale: la somma delle superfici occupate dalle spiagge libere e dalle spiagge libere attrezzate dovrà ricoprire una percentuale non inferiore al 40% del totale delle zone balneabili; ogni Comune (ma anche l’Autorità portuale di Savona, che ha giurisdizione sulle spiagge attorno al secondo capoluogo di provincia della regione) dovrà dotarsi di un Progetto di Utilizzo delle aree Demaniali (Pud) che comprenda il posizionamento - ogni 200 metri - di cartelli con indicati gli accessi liberi alla battigia; ogni esercente sarà comunque obbligato a far passare chiunque voglia raggiungere la battigia per farsi un bagno; la Regione avrà l’ultima parola sulle nuove concessioni, permesse soltanto in caso di miglioramento vero di un tratto di litorale e in presenza di più del 40% di spiagge libere; i titolari di una concessione che si rendano responsabili di gravi violazioni edilizie potranno vedersi ritirare la stessa concessione; le spiagge libere attrezzate, infine, dovranno riservare la metà dello spazio a disposizione alla libera e “non attrezzata” fruizione. La proposta di legge che modifica una legge del ‘99 è stata presentata diverso tempo fa dai consiglieri Verdi Cristina Morelli e Carlo Vasconi, ed è stata emendata da diverse richieste della minoranza. È nata assieme alla polemica, che ha coinvolto anche diverse associazioni di utenti, di chi chiedeva libero accesso a un bene di tutti, il mare. La proposta segue la norma nazionale inserita nella legge Finanziaria del 2007 che prevede, oltre al riequilibrio, il libero accesso alle spiagge attraverso gli stabilimenti balneari anche per fare il bagno e non più solo per il transito verso la battigia, e prevede sanzioni salate (da 250 a 10 mila euro) ai Comuni che non rispetteranno quanto fissato in termini di limiti, percentuali e doveri da osservare. Vasconi e Morelli esprimono soddisfazione per il risultato raggiunto. «È la prima legge che ci vediamo approvare - dice la Morelli - non è facile, per noi che non abbiamo neppure un assessore. Eppure era sacrosanto, con la continua e selvaggia proliferazione di concessioni alle quali i Comuni volevano abituarci, porre un limite alle speculazioni e a un processo di blindatura di un bene universale». La modifica della legge non prevede che un Comune ritiri concessioni già affidate né che le rimetta in discussione quando, dopo sei anni, scadano. Ma porrà limiti per future concessioni, che dovranno sottostare a regole più restrittive. «Crediamo sia una legge positiva - dice Nicola Abbundo (Moderati per il Pdl) - così non era all’inizio, credo che il testo finale salvaguardi le imprese che da anni lavorano in questo campo». «Condividiamo questo testo, e crediamo sia frutto di una lavoro approfondito e serio - commenta Stefano Salvetti, presidente di Adiconsum Genova, una delle associazioni che lanciarono l’anno scorso la “guerra dell’arenile” - ora si tratta di mettere in pratica la legge. Pensiamo a situazioni come Corso Italia a Genova, un arenile davvero impenetrabile». La legge prevede che a tutti venga concesso di arrivare alla battigia ma anche di muoversi - orizzontalmente - tra uno stabilimento e l’altro. Non prevede però l’abbattimento di manufatti “abusivi”. Sempre in materia di spiagge, ieri il consiglio regionale ha approvato l’ordine del giorno (firmatari Matteo Marcenaro e Nicola Abbundo) che impegna la giunta ad attivarsi presso il ministero dello Sviluppo economico, «affinché venga riconosciuto che il 2008 non ha costituito un periodo di normale svolgimento dell’attività ai fini fiscali per gli stabilimenti balneari».