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"Arriva da Alpha Elettronica un nuovo accessorio che permette di azzerare in modo automatico e con massima praticità i consumi "nascosti" generati dalle elettroniche in stand-by. Vediamo come funziona quest'apparecchio "Salva Energia", in grado contemporaneamente anche di proteggere le elettroniche ad esso collegate da eventuali sbalzi di tensione"
È ormai cosa nota alla maggior parte degli utenti, il fatto che la maggior parte degli apparecchi, (da quelli che compongono la propria catena audio/video ai PC e così via) continuino ad assorbire copiosamente energia dalla rete elettrica di casa nonostante si trovino in posizione di stand-by o da spenti.
AF Digitale ha pubblicato negli ultimi mesi numerose inchieste dedicate a questo argomento "scottante" (ne puoi consultare alcune cliccando qui, qui o qui).
In aiuto agli ignari consumatori che vedono lievitare le spese della bolletta ENEL arriva oggi Ioff, il dispositivo "Salva Energia" di Alpha Elettronica che permette di risparmiare energia spegnendo automaticamente tutti gli apparecchi in stand-by ad esso collegato, eliminando così l'inutile assorbimento di energia nel periodo in cui le apparecchiature non sono utilizzate.
Per risvegliare tutte le elettroniche collegate a Ioff basterà premere il tasto di accensione di uno qualsiasi dei telecomandi, che ridarà vita a tutto l'impianto: contemporaneamente Ioff contribuisce a proteggere le apparecchiature collegate dagli eventuali sbalzi di tensione.
Per maggiori informazioni e per consultare il resto del catalogo Alpha Elettronica ecco il sito web dell'azienda.
da AfDigitale
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commenti (1)
Il protocollo di intesa tra Enel e Regione prevede di investire 1 miliardo di euro per potenziare l'eolico, il fotovoltaico e l'idroelettrico sul territorio e rendere più concreta l'ambizione del Piemonte all'indipendenza dal petrolio
Con il “Manifesto per l'indipendenza energetica dal petrolio”, presentato il 24 maggio scorso, la Regione Piemonte si è assunta l'impegno, articolato in 10 punti, a condividere gli obiettivi fissati dalla Commissione Europea di ridurre entro il 2020 (rispetto ai valori del 1990) del 20% le emissioni di CO2 che causano l’effetto serra, del 20% il consumo di energia primaria e di soddisfare, sempre entro il 2020, almeno il 20% del fabbisogno di energia primaria mediante l’utilizzo di fonti rinnovabili. “Il Piemonte importa l'89% dell'energia che utilizza – aveva spiegato la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso – e il costo del petrolio continua a salire senza sosta. Questo scenario drammatico deve indurci ad accelerare i tempi per renderci sempre più indipendenti sul piano energetico”.
Una tappa importante nel cammino del Piemonte verso l'indipendenza energetica è rappresentata dalla firma il 25 luglio di un protocollo di intesa tra Enel e la Regione Piemonte che prevede l'investimento di 1 miliardo di euro sulle energie rinnovabili, in particolare idroelettrico, eolico e fotovoltaico. Con la collaborazione tra i due Enti è prevista l'installazione di una decina di impianti eolici sui crinali montuosi a cavallo fra Piemonte e Liguria - i soli in grado di garantire venti costanti - e di una ventina di impianti fotovoltaici sull’intero territorio. L'obiettivo è arrivare ad ottenere una potenza installata di 150 megawatts per l’eolico e 120 per il fotovoltaico e di utilizzare le risorse idriche per uso potabile, irriguo ed energetico. I lavori per la realizzazione degli impianti partiranno dopo circa un anno di studio per l'individuazione dei siti e la messa a punto del progetto.
“Nella nostra Regione l'energia da fonti rinnovabili sfiora appena l'8% del fabbisogno ed è sostanzialmente rappresentata dall'energia idroelettrica”, spiega la presidente Mercedes Bresso. “Il protocollo firmato con Enel rappresenta un'altra tappa importante per perseguire quegli obiettivi di indipendenza energetica dal petrolio che ci siamo posti e che abbiamo lanciato anche in occasione della manifestazione “Uniamo le energie”: per farlo dobbiamo sfruttare al meglio tutte le fonti rinnovabili che abbiamo a disposizione”.
L’attuale consumo energetico del Piemonte è di 27 miliardi di kwh, di cui 21 prodotti sul territorio e sei importati dalla Francia. Grazie all’intesa fra tre anni sarà in grado di produrre 1,5 miliardi di kwh di energia in più, pari a un quarto della quantità che attualmente importa dalla Francia.
da Casa e Clima
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commenti 
Ci risiamo!
L’ISAE riferisce: a luglio la fiducia delle imprese scende ai valori minimi dal 2003.
Ente impietoso, l’ISAE, con fare notarile ci racconta pure come la fiducia dei commercianti mostri segnali di forte rallentamento.
Pure il morale degli uomini d’affari va maluccio.
Mi è parso di vedere pubblicitari depressi:
Ho visto un marketing-man in piedi sul davanzale della finestra con lo sguardo fisso nel vuoto.
I bancari vedono a rischio baracche e burattini.
Cosè tutta st’epidemia?
La sfiducia dei consumatori. Cos’altro sennò?
Se tanto mi da’ tanto, possono ragionevolmente fare investimenti i produttori?
E i commercianti possono intravedere il sol dell’avvenire?
I pubblicitari mancano di convinzione nel convincere; quelli del marketing producono Domanda inascoltata.
I bancari incupiti: hanno finanziato spensieratamente.
Signori, potrei parlarvi della nostra tristezza di Consumatori, della nostra esausta volontà, del nostro debito di ottimismo verso il futuro.
Per farla breve: è tutta questione di soldi, quelli che ci mancano per continuare a recitare le nostre liturgie del consumo.
Sfiduciati pure noi: ne abbiamo ben donde.
Tra tante Sfiducie: voilà la soluzione.
Una soluzione tutta interna alle regole del mercato: Domanda e Offerta.
La nostra Fiducia può ridare sprone all’intera filiera economica.
Dare smalto agli investimenti, luci alle vetrine, furore ai pubblicitari, nuova vis alla Domanda del marketing fino a ripristinare credito e crediti ai creditori.
Questo può la nostra Fiducia; questo il suo Valore economico.
Questo il Valore della nostra Offerta.
Non faremo mancare la Domanda se,in cambio, otterremo utili che serviranno a rinvigorire le nostre finanze.
Tornare a consumare sarà la cangiante verifica della qualità della merce offerta.
Loro avranno fatto un buon acquisto.
Mauro Artibani
www.professionalconsumer.splinder.com
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PARIGI (Reuters) 29 luglio - I dipendenti della centrale nucleare di Tricastin, nel sud-est della Francia, sono stati evacuati oggi dopo che è scattato un allarme interno, anche se un portavoce di Edf, la società elettrica di Stato, ha detto che non c'è stato alcun incidente e che il segnale si è acceso in modo accidentale.
"Non c'è un incidente, si è trattato di un allarme intempestivo", ha detto il portavoce della società elettrica francese.
L'Autorità per la sicurezza nucleare (Asn), che pure non ha usato la parola "incidente", ha reso noto di non essere in grado di confermare lo scenario indicato da Edf.
Mentre erano in corso alcuni lavori di manutenzione, intorno alle 10.40, è scattato un allarme-radioattività, ha detto un portavoce dell'Asn, e nella centrale sono state attuate le procedure di routine.
I 127 dipendenti presenti nell'impianto sono stati evacuati, i 45 più vicini all'area dove è scattato il segnale di pericolo sono stati portati in infermeria. L'esame di due persone ha rilevato lievi tracce di contaminazione radioattiva.
Secondo l'Asn, però, queste tracce risalgono probabilmente all'incidente avvenuto il 23 luglio scorso. "Non c'è stata fuga radioattiva", ha detto un vice capo di divisione.
In precedenza, il canale tv francese Lci aveva annunciato che nella centrale era avvenuto un incidente.
Dall'inizio del mese, nello stesso sito, sono avvenuti due incidenti definiti non gravi dalle autorità.
Il primo è accaduto il 7 luglio alla Socatri, una filiale di ritrattamento di rifiuti del gigante francese del nucleare Areva. Oltre 70 chili di uranio erano finiti in due corsi d'acqua a causa di una fuga seguita alla pulizia di una vasca di ritenzione.
La locale prefettura aveva vietato la balneazione e l'uso delle acque, poi dopo alcuni giorni le misure di sicurezza erano state tolte. Nel frattempo è stata aperta un'inchiesta giudiziaria e la Gendarmeria ha compiuto alcune perquisizioni presso la Socatri.
Il secondo incidente è avvenuto il 23 luglio nella centrale: un centinaio di dipendenti sono stati leggermente contaminati da particelle radioattive, ma senza conseguenze per la loro salute, ha assicurato Edf. In questo caso è stata aperta un'inchiesta tecnica.
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commenti (AGO PRESS) A partire dal prossimo mese di agosto nelle ore pomeridiane entrare negli stabilimenti balneari costerà la metà. E' quanto prevede l’accordo siglato stamane tra il ministero dello Sviluppo economico e le associazioni degli stabilimenti balneari per il lancio dell’iniziativa "Pomeriggio convenienza".
L'intesa, infatti, prevede uno sconto del 50 per cento, da praticare solo nella fascia oraria pomeridiana, sul costo dei servizi degli stabilimenti balneari: ingresso, affitto ombrelloni, lettini e sedie a sdraio. L'iniziativa, inoltre, prevede anche la collaborazione tra ministero e associazioni per migliorare la trasparenza e permettere al consumatore di comparare i prezzi e scegliere lo stabilimento in base al rapporto qualità-prezzo.
L’accordo, inoltre, si colloca nell’ambito degli approfondimenti avviati la scorsa settimana dal Garante per la sorveglianza dei prezzi, Antonio Lirosi, per contrastare il caro-prezzi su indicazione del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola.
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commenti DETERSIVO fai da te PER I PIATTI e PER LAVASTOVIGLIE ecologico al 100%, a basso costo e funziona davvero
Ingredienti: 200 gr sale grosso
100 gr aceto bianco
400 gr acqua
3 limoni con buccia tagliati a pezzetti.
Preparazione: mettere i limoni e il sale nel frullatore e tritare per 20 secondi. Mettere sul fuoco e aggiungere l'acqua e l'aceto, far bollire per circa 15 min. sbattendo con una frusta. Conservare in barattolo di vetro.
Dosi: due cucchiai nella vaschetta della lavastoviglie o quanto basta sulla spugna per lavaggi a mano.
Per piatti particolarmente sporchi e untuosi nell'acqua per lavare i piatti o nella lavastoviglia si può mettere
anche mezzo limone.
Il brillantante lo si puo' sostituire con l'aceto e il sale per lavastoviglie con sale grosso da cucina.
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commenti Ideare, disegnare e rivendere magliette, gadget, cartoline, libri: ormai online si può tutto. Sempre più siti lo permettono. E l'utente diventa designer, rivenditore, editore, imprenditore, consumatore.
In un mondo in cui gli intermediari scompaiono continuamente, c'è un nuovo business che scommette sulla creatività degli utenti e sui mercati di nicchia. Si tratta del design fai-da-te (in inglese, do it yourself) che rivaluta l'originalità degli individui e condanna il mercato di massa, portando la filosofia di eBay all'apoteosi. E i venditori si trasformano in creativi. Oltre a Ponoko.com, ecco una selezione di siti al servizio della creatività.
Presentarsi con stile - Il primo passo per avvicinarsi al mondo del design online fai-da-te è certamente rappresentato dalle cartoline e dai biglietti da visita. Molti sono i siti che offrono questi sevizi personalizzati, ma Moo.com è sicuramente l'esempio migliore. Grazie all'integrazione con molti siti di condivisione come Flickr.com, le cartoline di Moo possono essere personalizzate sia nel formato che nei colori, realizzando in pochi clic biglietti d'auguri natalizi per tutta la famiglia, magari con le fotografie preferite, oppure adesivi colorati anche nelle versioni firmate da grandi artisti e designer. I prodotti più venduti da Moo restano però i biglietti da visita che vantano un taglio agile e originale che rompe con la tradizione.
Indossare la fantasia - Quando si è stufi dei soliti capi d'abbigliamento che portano sempre i soliti marchi, bastano cinque minuti e un po' di creatività per creare una maglietta originale e metterla in vendita su Spreadshirt.com, decidendo anche quanto si vuole guadagnare su ogni pezzo venduto. Fotografie, disegni e scritte possono essere combinati con diversi modelli. Questi negozi derivano direttamente dall'economia dei blog: il sito personale diventa vetrina e i lettori sono i potenziali utenti. Non si fanno grandi numeri su questi servizi, ma si risponde a una richiesta specifica che non può essere soddisfatta dalle marche.
Accessori personalizzati - Con lo stesso meccanismo, Zazzle.com offre, oltre all'abbigliamento, una grande scelta di oggetti che variano dalla tazza da cappuccino alle spille. I negozi virtuali sono tematici, dando spazio a personaggi famosi – hollywoodiani, musicali, ma anche politici – attirando così l'attenzione sui proprio prodotti. Resta però l'opportunità di creare gadget e di metterli in vendita sul proprio sito, e il servizio stampa unicamente su commissione, senza investimenti pre-vendita.
Un editore per tutto - Il sito Lulu.com è conosciuto ormai in tutto il mondo per essere un vero e proprio editore che permette a chiunque di pubblicare un libro e di metterlo in vendita online a costo zero. Ma oltre a questo, Lulu permette di condividere – e di vendere – anche calendari e album fotografici. Il libro, in questo caso, può essere considerato come un supporto per lavori creativi che vanno al di là dei racconti fatti di parole.
Imprenditori online - L'esperienza più completa è data da Cafepress.com, servizio che permette all'utente di realizzare, in pochi clic, un vero negozio online. Gratuitamente, si può applicare il proprio disegno a qualsiasi supporto – come per esempio tazze, magliette, boxer e grembiuli – selezionando la propria soglia di guadagno sulle vendite. Basta sottoscrivere un abbonamento mensile di cinque euro per creare molteplici negozi a tema e diffondere in tutto il mondo le proprie idee.
Rivincita manifatturiera - Oltre alla categoria gadget, è in pieno rinnovamento il settore dei manufatti artigianali. Su Etsy.com, per esempio, si trovano gioielli, accessori, ceramiche e giocattoli, fino ai dettagli per un matrimonio da sogno. Ogni singolo prodotto è un pezzo unico realizzato a mano e messo in vendita dal creatore in persona. Nato nel 2005, Etsy conta già 10mila venditori in giro per il mondo, soprattutto negli Usa, in Inghilterra e in Australia. Il sito si propone come alternativa a grandi catene come Wal-Mart, in cui l'acquisto è indifferenziato e basato sulle grandi quantità, elogiando al contrario un modello di commercio pre-industriale in cui ogni oggetto è un manufatto unico nel suo genere e non riproducibile.
da VisionPost
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commenti Di Antonio Rispoli
A Tokorozawa, cittadina a nord di Tokyo, in Giappone, hanno deciso di dichiarare guerra ai bicchierini "usa e getta" che si usano con i distributori automatici, a causa del loro eccessivo uso. E così hanno allestito dei distributori automatici "fai da te". Cioè se ci si porta il proprio bicchiere, dopo avere inserito gli 80 yen (pari a circa 47 centesimi) per ottenere la bevanda richiesta, si preme un apposito pulsante che indica che si utilizza il proprio bicchiere e così la macchinetta provvede ad erogare la bevanda e restituisce 10 yen (circa 6 centesimi).
La soluzione per ora è sperimentale, ma sta procedendo bene. E per un Paese che ha sei milioni di questi distributori, risparmiare sul consumo di plastica e di altre materie prime è un obiettivo importante.
da JulieNews
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commenti Le vacanze al mare possono diventare fonte di stress se i numerosi vicini di obrellone si comportano come se stessero su di un'isola deserta. E' necessaria un pò di educazione e di rispetto verso il proprio vicino per godersi un pò di atmosfera marina. Il bon-ton da spiaggia spiega quali sono le cose da evitare assolutamente come la suoneria del cellulare, non urlare, non sporcare...
In spiaggia ci si stressa più di quanto non succeda se si rimane in casa. Nella propria vita ognuno ha dei vicini di casa e sono più o meno sempre gli stessi e ci si abitua in fondo alle abitudini altrui ma in spiaggia invece di vicini se ne hanno tantissimi, sempre diversi e bisogna sempre appellarsi alla buona sorte per avere un po’ di pace.
Non ci sono delle “regole” ben precise adatte alla vita da spiaggia che non siano poi quelle generiche di una convivenza civile ed educata. Tutti i bagnanti e i villeggianti desiderano riposarsi ed ognuno lo fa a modo proprio ma la condizione fondamentale perché ognuno possa decidere come rilassarsi è avere intorno a sé quel minimo silenzio indispensabile per dormire, per leggere, per perdersi nei propri pensieri, per ascoltare la musica.
Il bon-ton da spiaggia prevede delle regole ben precise:
1. Assolutamente bandite le grida di mamme e nonne che richiamano i propri figli o nipotini pestiferi immersi nell’acqua, urlando a squarciagola il loro nome dalla spiaggia. Ci si deve alzare, raggiungere il bagnasciuga e richiamare il pargolo a sé, perché un urlo del genere fatto dentro le orecchie del vicino che si era addormentato, è fastidioso a dir poco se non pericoloso per il risveglio di soprassalto che può causare.
2. Vietato nascondere le cicche delle sigarette sotto la sabbia. Si raccolgono e si buttano perché la spiaggia è di tutti e soprattutto è un luogo che offre tutto sé stesso e va rispettato, con gratitudine.
3. Non si ascoltano i discorsi dei vicini se non con un po’di discrezione.
4. E le telefonate al cellulare? Perché se chi ha deciso di lasciare il cellulare a casa è costretto a sorbirsi telefonate interminabili del vicino che parla a voce alta, che ride a squarciagola?
5. Le famose ore del silenzio vanno rispettate anche in spiaggia quindi no ai racchettoni, al pallone e alle grida dalle ore 14:00 alle ore 16:30.
6. Pollice verso a chi non si degna di rispondere «No, grazie» all’offerta di un qualsiasi ambulante ed ingaggia faide internazionali contro onesti lavoratori.
Il Codacons ha pensato a come evitare che la vacanza al mare diventi uno stress con un “Bon-ton da spiaggia” ovvero dieci regole per godere e far godere agli altri mare e sole. Risulta prima in classifica la suoneria del cellulare che dovrebbe essere esclusa; evitare tuffi che possano schizzare gli altri, utilizzare gli appositi cestini per non ridurre la spiaggia una pattumiera e assolutamente non usare saponi sotto la doccia.
Affinché ci si possa riposare ovunque bisogna prima di tutto essere delle persone educate e non credere che tutto ruoti intorno a sé stessi. Il rispetto in spiaggia è possibile solo quando ci si rispetta sempre, tutto l’anno e ovunque, anche nel traffico!
di alessandra zarfati - daccsnews
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Dal novecento93 sono trascorsi 15 anni nuovi di zecca. Per Noi nuovi consumi, nuove utenze.
Il televisore satellitare diventa un appuntamento/servizio; Internet ci connette, a tariffa, con il mondo in tempo reale; il servizio di telefonia mobile cambia lo statuto dello stare; Trenitalia mette a profitto il sostare presso i suoi impianti di mobilità, altri seguiranno.
Approposito di mobilità, il navigatore satellitare ci dice il come andare; i servizi digitali….cosa fare, i programmi di fitness mobilitano gli immobili.
Si è detto dei telefonini; poi arrivano la TV al plasma e quella LCD, l’Hi Phone, il PC, il notebook, il forno a microonde, per sostenere i destini poi….lotterie e “Gratta e Vinci”.
Passata l’atavica fame cibi snob, stranezze alimentari, integratori a più non posso fino ad ingrassare.
Ciccioni? Si dimagrisce a furor di diete ipocaloriche e sport di tutti i tipi.
Curiosi? E giù informazioni come se piovesse.
Benestanti e affrancati dal bisogno iniziano gli acquisti di senso; passione ed emozioni scorribandano et voilà con lo shampoo al cioccolato e gli extention per i capelli: i prodotti d’esperienza invadono l’essere.
Poi, in maniera subdola con modalità tecniche, viene drasticamente ridotto il ciclo di vita dei prodotti, un modo per moltiplicarne l’acquisto nell’unità di tempo.
Ad occhio e croce questo è quanto, da quella data, si sono trovati a loro disposizione i forzati dell’acquisto con il relativo contributo da pagare, pezzo più pezzo meno.
Noi Consumatori ci siamo dati un gran da fare.
Abbiamo fatto del nostro meglio.
Così il consumare diviene agire economico dotato di Valore.
L’altro giorno, Il Governatore di Bankitalia Draghi ci sveglia di soprassalto confessando candidamente che da 15 anni percepiamo pressappoco lo stesso stipendio.
Ma porc…. Ecco perché i redditi non bastano più, i risparmi sgocciolano e i debiti crescono. Matematico no?.
Niente paura. Il Ministro Tremonti, con sagacia creativa, pensa a rinfrancarci: “dobbiamo salvaguardare i risparmi degli Italiani, sono un bene prezioso”.
Un consiglio Ministro: ad occhio e croce o si aumentano i redditi per trattenere i risparmi oppure…
oppure si riducono i consumi: faccia Lei Onorevole!
Mauro Artibani
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Gli italiani (ma non solo loro) stanno riducendo i consumi, persino quelli di generi alimentari: non capitava da 30 anni! Gli analisti della situazione economica mondiale sono preoccupati. Confindustria è, addirittura, “preoccupatissima”. E se invece fossimo al principio di quella che alcuni chiamano “decrescita felice”? A sperarci – unici, per ora – sono infatti i teorici dell’insostenibilità dell’attuale sistema economico-produttivo che vedono nel calcolo del Pil, come è stato finora concepito, il vero ostacolo al miglioramento delle condizioni generali di vita. Eh sì perché a star dietro al totem del Prodotto interno lordo che deve salire ogni anno, a tutti i costi, si prendono per positivi dati che, sul piano del benessere individuale e globale, non portano forse tutti questi vantaggi.
Partiamo dal mercato delle armi, ad esempio: c’è qualcuno – costruttori e lavoratori del settore a parte – che può considerare positiva una maggiore diffusione di armamenti nel mondo? Eppure il 2007 ha visto l’affermarsi di un nuovo record per il nostro export, che ha sfiorato i 2,4 miliardi di euro, con un incremento del 9,4% rispetto al 2006, a tutto vantaggio del Pil nazionale.
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Così è ad esempio per l’aumento del consumo di farmaci antidepressivi
Il G8 giapponese si è appena concluso e in quella sede il premier britannico Gordon Brown ci ha tenuto a sottolineare che gli Inglesi gettano nei rifiuti il 30% del cibo che acquistano. Beh, non crediate che gli Italiani siano tanto meno spreconi visto che l’Adoc (Associazione nazionale per la difesa e l'orientamento dei consumatori - www.adoc.org) ha calcolato che, in media, ogni famiglia italiana getta nell'immondizia 600 euro l’anno, circa il 12% degli alimenti che acquista. E più i prezzi crescono e maggiore è il valore di questo spreco. I dati del Banco Alimentare (www.bancoalimentare.it) fanno ancora più paura, se possibile, e ci dicono che in un anno ogni italiano butta nella spazzatura 27 chilogrammi di cibo (il 19% del pane, il 17% di frutta e verdura, il 39% di prodotti freschi come carne e latte). I supermercati, invece, mandano al macero in media 170 tonnellate di merce. Fatevi i conti in tasca, allora, pensando che il rapporto Istat sui consumi degli italiani nel 2007 parla di una spesa media delle famiglie di 2.480 euro al mese, di cui 466 destinati ad alimentari e bevande. E intanto il Pil sale, anche se di poco.
Se infine si pensa ai consumi energetici il quadro peggiora ulteriormente. Secondo studi recenti il consumo energetico delle case ammonta mediamente a 20 metri cubi di metano o 20 litri di gasolio al mq all’anno. Circa un terzo di questo gasolio o di questo metano è però potenzialmente sprecato, considerando che esistono metodi costruttivi delle abitazioni capaci di abbattere il consumo energetico a meno di 7 litri/mq, arrivando fino a valori prossimi al litro e mezzo per metro quadro l’anno nelle case edificate coi sistemi e i materiali più avanzati: a chi fa comodo questo spreco? Maurizio Pallante (presidente del Movimento per la decrescita felice – www.decrescitafelice.org) non ha dubbi e mette sotto accusa il sistema industriale: “Non si produce più per consumare o, meglio, per utilizzare, ma si costringe, si convince, si usa una serie di meccanismi psicologici per indurre le persone a comprare affinché si possa continuare a produrre. Si spreca per far crescere l’economia. In una società finalizzata alla crescita economica si mettono in moto questi meccanismi, tant’è vero che organismi come Onu e Unione Europea stanno cercando criteri diversi per calcolare il benessere, perché si sono accorti che il Pil lo misura fino a un certo punto. Da un certo punto in avanti le curve di Pil e di benessere divergono, l’una cresce mentre l’altra diminuisce, ciò nel momento i cui si consuma per produrre e non viceversa: se comincio a comprare materiale coibentante invece che petrolio, dopo che l’acquisto di tale materiale si è ripagato con la riduzione dell’acquisto di petrolio, a quel punto si ha una decrescita economica che si traduce in un miglioramento qualitativo della vita, perché sto al caldo consumando di meno”.
È quindi forse già in atto la rivoluzione della misurazione del benessere, ma non tutti sembrano d’accordo. Gli attori dell’attuale sistema economico resistono alle ipotesi di cambiamento e finiscono sul banco degli imputati. Così è infatti per il mercato pubblicitario. Eh sì perché anche la pubblicità conterà pur qualcosa nella spinta all’acquisto, no? I dati Nielsen dicono che, nonostante l’evidente riduzione di crescita dei consumi, gli investimenti pubblicitari del 2007 sono saliti in Europa del 7,5% rispetto al 2006. Gli addetti ai lavori, d’altra parte, sostengono che la pubblicità tenda ad essere più anticiclica che ciclica, ovvero tenda a ridursi nei periodi di crisi e ad aumentare invece quando le cose vanno bene, senza perciò riuscire a forzare in modo significativo la situazione del mercato.
Non sappiamo che opinioni abbiano in merito le famiglie ma la Banca d’Italia dice che nel 2007 l’ammontare delle sofferenze bancarie, cioè i debiti non onorati dagli italiani, è cresciuto del 8,45% e ha sfondato quota 11 miliardi euro. Il problema è insomma quanto la pubblicità abbia indotto al consumo indiscriminato – se consumo indiscriminato c’è stato – drogando il mercato? Secondo il professor Emiliano Brancaccio (docente di Macroeconomia presso l'Università del Sannio) “Qui bisogna fare una considerazione a mio modo di vedere interessante. Prendiamo ad esempio gli Stati Uniti: a causa di una depressione dei salari, larghe fasce di popolazione hanno cominciato a indebitarsi per sostenere i consumi correnti, compresi alcuni voluttuari. Il credito al consumo negli Usa ha fatto registrare un vero boom. In America, quindi, abbiamo avuto da un lato i redditi che non crescevano e dall’altra lo stimolo commerciale e pubblicitario che spingeva a contrarre debiti per sostenere il proprio consumo; e il tutto sulla base di tassi d’interesse molto bassi, che sembravano favorire questa propensione all’indebitamento di lavoratori comunque non ricchi. Oggi sappiamo purtroppo come è andata a finire: negli Usa ci sono molti cittadini in gravissima difficoltà. Questa caratteristica dell’ultimo, recentissimo capitalismo sta riguardando anche l’Europa e l’Italia. Quindi è il sistema che porta molti soggetti ad andare al di là delle proprie possibilità”.
In attesa di una parola definitiva, prosegue la battaglia tra i misuratori del Pil attuale come simbolo del benessere e i propugnatori della decrescita, felice o meno, necessaria a recuperare uno stato di cose che, conti alla mano, ad oggi sembra puntare dritto verso la tanto temuta “recessione”.
Corrado Fontana - da AffariItaliani.it
: la prescrizione a carico del Servizio Sanitario Nazionale e cresciuta di ben il 17,1% tra gennaio e settembre 2007 rispetto allo stesso periodo 2006: questa spesa fa crescere la bilancia commerciale dell’Italia ma non si può certo dire che sia un buon sintomo per la salute della popolazione. Ma l’elenco dei beni che consumiamo senza che ciò si traduca in benessere non si ferma qui.
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commenti Si paga ancora per la guerra di Abissinia del 1935 e per la crisi di Suez del 1956
Il Movimento Difesa del Cittadino del Friuli V.G.(MDC FVG) per bocca del suo presidente Raimondo Gabriele Englaro invita i Cittadini del Friuli V.G., a sottoscrivere la petizione volta ad ottenere la diminuzione immediata delle accise sulla benzina.
L'accisa è un tributo indiretto che colpisce singole produzioni e singoli consumi, le accise italiane sono del 57,1% superiori al minimo UE. In Italia le accise più importanti sono quelle relative ai prodotti energetici, all'energia elettrica, agli alcolici e ai tabacchi.
Sui carburanti vige in Italia una quadrupla tassazione: accisa, Iva sul prezzo, Iva sull'accisa, tassazione dei profitti delle compagnie.
Ecco le imposte e le accise (alcune oramai assurde e ingiustificabili) che ancora paghiamo e che sarebbe opportuno ed equo tagliare: - 1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935; - 14 lire per la crisi di Suez del 1956; - 10 lire per il disastro del Vajont del 1963; - 10 lire per l'alluvione di Firenze del 1966; - 10 lire per il terremoto del Belice del 1968; - 99 lire per il terremoto del Friuli del 1976; - 75 lire per il terremoto dell'Irpinia del 1980; - 205 lire per la missione in Libano del 1983; - 22 lire per la missione in Bosnia del 1996; - 0,020 euro per rinnovo contratto autoferrotranviari 2004 Il tutto per un totale di 486 lire, circa 0,25 euro!
Chi vollesse sottoscrivere la petizione lo può fare tramite il sito del movimento promotore dell'iniziativa all'indirizzo www.mdc.fvg.it
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commenti
AL VIA L'EDIZIONE 2008 DEL PREMIO PIMBY
Il Premio vuole contribuire a portare alla luce esperienze virtuose nel campo della corretta informazione, della comunicazione e del coinvolgimento dei portatori di interesse di un territorio, stimolando un dibattito serio e privo di pregiudizi sulle modalità con cui realizzare quelle opere di cui il Paese ha bisogno.
Saranno presi in considerazioni progetti che ricadano in una delle seguenti macro categorie di infrastrutture: energia, gestione dei rifiuti, mobilità.
Questi i criteri/aspetti che, a titolo non esclusivo, verranno valorizzati dalla Giuria al momento della valutazione: impatti sulle potenzialità di sviluppo del territorio, politiche per la tutela dell'ambiente, processi di inclusione dei portatori di interessi (e loro riproducibilità), velocità di realizzazione e rispetto della tempistica legata all'iter decisionale, capacità di coordinamento e raccordo dei processi amministrativi.
Le candidature devono essere inviate alla segreteria dell'Associazione entro il 30 settembre 2008.
I progetti devono riguardare opere che siano state pienamente autorizzate, cantierizzate o realizzate nel quinquennio 2003-2008.
L’istanza di partecipazione dovrà essere corredata dalla seguente documentazione: a) descrizione del progetto; b) relazione sintetica illustrante le procedure di inclusione e coinvolgimento dei portatori di interesse nei processi decisionali della pubblica amministrazione.
Il Premio verrà consegnato alla fine di Novembre 2008, nel corso di una serata di gala organizzata a Roma, dove saranno invitati autorevoli esponenti del mondo politico ed economico
IL PREMIO
Troppo spesso ci si lamenta per quella cultura del 'no' che frena ogni investimento. Passare dalla sindrome del 'Nimby' (Not in my back yard) a quella 'Pimby' (Please in my back yard) sarebbe un significativo passo in avanti.
Associazione Pimby ha deciso di promuovere un apposito Premio per valorizzare quelle Amministrazioni Locali che hanno scelto di realizzare opere coniugando rispetto delle regole con il consenso dei cittadini, quelle amministrazioni locali che hanno avuto il merito (e il coraggio) di dire 'Sì' ad investimenti sul proprio territorio.
Il Premio vuole contribuire a portare alla luce esperienze virtuose nel campo della corretta informazione, della comunicazione e del coinvolgimento dei portatori di interesse di un territorio, stimolando un dibattito serio e privo di pregiudizi sulle modalità con cui realizzare quelle opere di cui il Paese ha bisogno. Per una volta, speriamo che sotto i riflettori dei media finiscano quelli che le opere pubbliche, le infrastrutture, si impegnano a realizzarle davvero, e con il consenso delle popolazioni.
Il Premio è assegnato dall’Associazione ai migliori progetti pervenuti. Possono candidarsi all'assegnazione del Premio le Regioni, le Province, i Comuni, gli Enti Parco, le Comunità Montane e le forme associative dei predetti enti.
Sono ammessi a partecipare anche altri soggetti che rappresentano il territorio su cui è stato realizzato l'impianto. Saranno presi in considerazioni progetti che ricadano in una di queste tre macro categorie di infrastrutture: energia, gestione dei rifiuti, mobilità.
Questi i criteri/aspetti che, a titolo non esclusivo, verranno valorizzati dalla Giuria al momento della valutazione: impatti sulle potenzialità di sviluppo del territorio, politiche per la tutela dell'ambiente, processi di inclusione dei portatori di interessi (e loro riproducibilità), velocità di realizzazione e rispetto della tempistica legata all'iter decisionale, capacità di coordinamento e raccordo dei processi amministrativi.
Le candidature devono essere inviate alla segreteria dell'Associazione entro il 30 settembre 2008.
I progetti devono riguardare opere che siano state pienamente autorizzate, cantierizzate o realizzate nel quinquennio 2003-2008. L’istanza di partecipazione dovrà essere corredata dalla seguente documentazione:
a) descrizione del progetto; b) relazione sintetica illustrante le procedure di inclusione e coinvolgimento dei portatori di interesse nei processi decisionali della pubblica amministrazione.
Il Premio verrà consegnato alla fine di Novembre 2008, nel corso di una serata di gala organizzata a Roma, dove saranno invitati autorevoli esponenti del mondo politico ed economico. L'organizzazione del Premio Pimby è possibile grazie al sostegno di Cofathec Spa, Enel Spa, Terna Spa.
La Giuria del Premio
Maria Baroni, Segretario Generale, Fondazione ANCI Ideali
Matteo Bartolomeo, Avanzi Srl, Osservatorio Gestione Conflitti Ambientali
Luca Biamonte, editoriale “La Nuova Ecologia”
Alessandro Beulcke, Direttore Nimby Forum, Presidente Aris
Donata Cappelli, esperta di strategie di sviluppo locale, LEMAN
Stefano Clerici, Osservatorio "I costi del non fare"
Giacomo D'Arrigo, coordinatore nazionale ANCI GIOVANE
Piercarla Del Piano, Responsabile Relazioni Istituzionali AIPA Spa
Pierciro Galeone, Amministratore Unico Cittalia Srl
Roberto Longo, Presidente APER, Associazione Produttori Energia da Fonti Rinnovabili
Angelo Lozito, Ricercatore Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Alfredo Macchiati, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”
Marco Meloni, Ricercatore Arel
Umberto Minopoli, Consigliere del Ministro dello Sviluppo Economico
Carlo Mochi Sismondi, Direttore Generale Forum PA
Eriuccio Nora, Coordinamento Nazionale Agende 21 Locali
Paolo Palombelli, Commissione Economia e Contabilità Ambientale, C.N. Dottori Commercialisti
Rossana Revello, Presidente Chiappe Revello Associati
Walter Sancassiani, Focus Lab Srl
Fabio Terragni, Associazione Italiana delle Agenzie di Sviluppo Locale e Marketing Territoriale
Simone Togni, Segretario Generale Associazione Nazionale Energia del Vento
Antonio Valente, Lorien Consulting
MANIFESTO PIMBY Partecipare per Decidere
Per rendere l’Italia un Paese più moderno e competitivo, pur nella salvaguardia dell'ambiente e del territorio, servono anche nuove e più efficienti infrastrutture.
Le lentezze burocratiche, le incertezze sui processi di autorizzazione, le
contestazioni dei comitati locali, hanno reso però ogni investimento sempre più difficile. Non bisogna dimenticare che obiettivi quali il risparmio energetico, la diminuzione delle emissioni di CO2 o la corretta gestione del ciclo di smaltimento
dei rifiuti sono raggiungibili solo se tutti noi ci sentiamo chiamati in causa.
Di fronte a sfide sempre più complesse, efficacia e sostenibilità non possono essere altro che il frutto della co-responsabilità. Per questo, crediamo serva un radicale cambio di passo: servono strumenti per metterci nelle condizioni di prendere decisioni strategiche che siano allo stesso tempo legittimate ed efficaci; strumenti in grado di garantire, sin dalla fase di progettazione, una maggiore partecipazione dei cittadini ai processi decisionali delle pubbliche amministrazioni.
Tempi certi per la discussione di un progetto, modalità di inclusione predefinite, responsabilità chiare e condivise, regole precise per eventuali compensazioni di carattere ambientale o territoriale, certezza del diritto, velocità di esecuzione una volta ottenute tutte le autorizzazioni necessarie: questi devono essere gli ingredienti alla base di una nuova stagione di investimenti nelle infrastrutture.
Abbiamo bisogno che questi aspetti vengano regolamentati a livello nazionale, superando le difficoltà introdotte dalla modifica del titolo V della Costituzione. Il confronto con i territori deve essere promosso e gestito in modo strutturato per
non restare in balia di quell'impasse decisionale che è ormai da anni sotto gli occhi di tutti.
LA PROPOSTA
La nostra proposta consiste nell’introduzione nel nostro Paese di una legge che, ispirandosi all'esperienza francese della Commissione Nazionale sul Dibattito Pubblico, regolamenti le modalità di partecipazione dei cittadini ai processi decisionali che riguardano quelle opere di interesse strategico che hanno un impatto rilevante sui nostri territori.
Solo tramite un percorso strutturato, aperto e trasparente è possibile arrivare ad identificare e risolvere le criticità connesse alla progettazione di grandi interventi.
La procedura del Dibattito Pubblico serve a garantire una piena e trasparente informazione su un intervento in corso di progettazione a tutti i cittadini che vivono in un determinato territorio e a dare loro la possibilità di esprimere il proprio parere sull'intervento sia come singoli sia come gruppi organizzati. L'organizzazione di un Dibattito Pubblico è curata da una parte terza indipendente che, valutatane l'ammissibilità, ne stabilisce sia la durata (non superiore a sei mesi) che le modalità, assicurando la parità di tutti i punti di vista coinvolti e condizioni di eguaglianza nell'accesso ai luoghi e ai momenti del dibattito.
Le tappe fondamentali di un Dibattito Pubblico sono:
 la predisposizione di un documento di discussione che spieghi la natura e le finalità dell'intervento in fase di progettazione;
 l´organizzazione di una serie di assemblee pubbliche in cui si illustra l´intervento, si prospettano eventuali alternative e si confrontano le ragioni di sostenitori e oppositori;
 la raccolta e la pubblicazione online delle opinioni dei cittadini singoli o organizzati;
 la stesura di un rapporto sul Dibattito Pubblico - a cura del soggetto indipendente che lo ha gestito - di cui il committente del progetto terrà conto nel prendere le proprie decisioni definitive.
Il Dibattito Pubblico rappresenta dunque una importante tappa dei processi decisionali che riguardano scelte destinate ad avere impatti rilevanti sui sistemi socio-economico-ambientali locali.
Non è né il luogo della decisione né quello della negoziazione, ma costituisce una necessaria fase di trasparenza e dialogo nel corso della quale tutti i soggetti portatori di interesse possono informarsi ed esprimere il loro parere secondo regole ben definite. Le decisioni finali saranno poi prese dai soggetti competenti, ma questi avranno l'obbligo di confrontarsi con quanto emerso dal Dibattito Pubblico, motivando esplicitamente le loro scelte.
L’Italia ha bisogno di decisioni. E non ci sono decisioni se non c’è partecipazione e responsabilità.MANIFESTO PIMBY Partecipare per Decidere
Per rendere l’Italia un Paese più moderno e competitivo, pur nella salvaguardia dell'ambiente e del territorio, servono anche nuove e più efficienti infrastrutture.
Le lentezze burocratiche, le incertezze sui processi di autorizzazione, le
contestazioni dei comitati locali, hanno reso però ogni investimento sempre più difficile. Non bisogna dimenticare che obiettivi quali il risparmio energetico, la diminuzione delle emissioni di CO2 o la corretta gestione del ciclo di smaltimento
dei rifiuti sono raggiungibili solo se tutti noi ci sentiamo chiamati in causa.
Di fronte a sfide sempre più complesse, efficacia e sostenibilità non possono essere altro che il frutto della co-responsabilità. Per questo, crediamo serva un radicale cambio di passo: servono strumenti per metterci nelle condizioni di prendere decisioni strategiche che siano allo stesso tempo legittimate ed efficaci; strumenti in grado di garantire, sin dalla fase di progettazione, una maggiore partecipazione dei cittadini ai processi decisionali delle pubbliche amministrazioni.
Tempi certi per la discussione di un progetto, modalità di inclusione predefinite, responsabilità chiare e condivise, regole precise per eventuali compensazioni di carattere ambientale o territoriale, certezza del diritto, velocità di esecuzione una volta ottenute tutte le autorizzazioni necessarie: questi devono essere gli ingredienti alla base di una nuova stagione di investimenti nelle infrastrutture.
Abbiamo bisogno che questi aspetti vengano regolamentati a livello nazionale, superando le difficoltà introdotte dalla modifica del titolo V della Costituzione. Il confronto con i territori deve essere promosso e gestito in modo strutturato per
non restare in balia di quell'impasse decisionale che è ormai da anni sotto gli occhi di tutti.
LA PROPOSTA
La nostra proposta consiste nell’introduzione nel nostro Paese di una legge che, ispirandosi all'esperienza francese della Commissione Nazionale sul Dibattito Pubblico, regolamenti le modalità di partecipazione dei cittadini ai processi decisionali che riguardano quelle opere di interesse strategico che hanno un impatto rilevante sui nostri territori.
Solo tramite un percorso strutturato, aperto e trasparente è possibile arrivare ad identificare e risolvere le criticità connesse alla progettazione di grandi interventi.
La procedura del Dibattito Pubblico serve a garantire una piena e trasparente informazione su un intervento in corso di progettazione a tutti i cittadini che vivono in un determinato territorio e a dare loro la possibilità di esprimere il proprio parere sull'intervento sia come singoli sia come gruppi organizzati. L'organizzazione di un Dibattito Pubblico è curata da una parte terza indipendente che, valutatane l'ammissibilità, ne stabilisce sia la durata (non superiore a sei mesi) che le modalità, assicurando la parità di tutti i punti di vista coinvolti e condizioni di eguaglianza nell'accesso ai luoghi e ai momenti del dibattito.
Le tappe fondamentali di un Dibattito Pubblico sono:
 la predisposizione di un documento di discussione che spieghi la natura e le finalità dell'intervento in fase di progettazione;
 l´organizzazione di una serie di assemblee pubbliche in cui si illustra l´intervento, si prospettano eventuali alternative e si confrontano le ragioni di sostenitori e oppositori;
 la raccolta e la pubblicazione online delle opinioni dei cittadini singoli o organizzati;
 la stesura di un rapporto sul Dibattito Pubblico - a cura del soggetto indipendente che lo ha gestito - di cui il committente del progetto terrà conto nel prendere le proprie decisioni definitive.
Il Dibattito Pubblico rappresenta dunque una importante tappa dei processi decisionali che riguardano scelte destinate ad avere impatti rilevanti sui sistemi socio-economico-ambientali locali.
Non è né il luogo della decisione né quello della negoziazione, ma costituisce una necessaria fase di trasparenza e dialogo nel corso della quale tutti i soggetti portatori di interesse possono informarsi ed esprimere il loro parere secondo regole ben definite. Le decisioni finali saranno poi prese dai soggetti competenti, ma questi avranno l'obbligo di confrontarsi con quanto emerso dal Dibattito Pubblico, motivando esplicitamente le loro scelte.
L’Italia ha bisogno di decisioni. E non ci sono decisioni se non c’è partecipazione e responsabilità.scarica il bando facsimile per le candidature
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commenti Presentati ieri a Roma, presso la sede del GSE in via Pilsudski, il rapporto 2007 sullo stato delle fonti rinnovabili in Italia e i risultati conseguiti nel primo semestre del 2008 dallo stesso Gestore dei Servizi Elettrici.
In particolare, il Rapporto e’ il resoconto delle attività 2007 realizzate dal GSE, con riferimento ai meccanismi di incentivazione della produzione da fonti rinnovabili e della cogenerazione ad alto rendimento.
Secondo i dati, a livello europeo, il 2007 è stato un anno sintomatico per le politiche europee in materia di promozione della sostenibilità energetica, grazie all'approvazione del pacchetto integrato di azioni per il conseguimento dei tre obiettivi al 2020 (riduzione del 20% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, aumento al 20% della quota di energie rinnovabili a copertura del consumo interno lordo di energia, riduzione dei consumi finali del 20% rispetto ai livelli tendenziali previsti al 2020).
Per quanto riguarda la situazione italiana, nonostante continuino a nascere nuovi impianti a fonti rinnovabili, i dati del rapporto hanno evidenziato un assestamento al 20% della quota di produzione elettrica sul totale della produzione nazionale. Ciò e’ da attribuire all'aumento dei consumi e alla riduzione negli anni della produzione idroelettrica, pur a fronte di un aumento della potenza efficiente lorda degli impianti rinnovabili nell'ultimo decennio da circa 17.000 MW nel 1997 ad oltre 21.000 MW nel 2006.
Nonostante ciò, l’energia ceduta al GSE durante lo scorso anno ha raggiunto i 46,6 TWh, di cui 38,3 TWh da fonti assimilate e 8,2 TWh da fonti rinnovabili.
Inoltre, grazie al sistema di incentivazione dell’energia fotovoltaica del primo Conto Energia, a fine 2007 sono risultati in esercizio 4.003 impianti (49 MWp) e l’energia prodotta ha raggiunto i 10 milioni di kWh, cui e’ stato corrisposto un incentivo di 25,5 milioni di euro. Sempre a fine 2007, ma grazie al nuovo Conto Energia, gli impianti in esercizio sono risultati essere 838 (3,8MWp) e l’energia prodotta ha raggiunto 1,3 milioni di kWh, con un incentivo però di mezzo milione di euro. Il GSE ha poi agevolato l’accesso all’incentivazione delineando il percorso da seguire per una efficace e corretta predisposizione delle domande in Conto energia, domande che spesso venivano respinte perché incomplete o sprovviste dei documenti richiesti.
Per quel che riguarda, invece, gli impianti da fonte rinnovabile qualificati IAFR (ossia assegnatari dei Certificati Verdi) sono passati da 1.469 al primo gennaio 2007 a 2.296 al 31 dicembre 2007, di cui 1.335 in esercizio e 961 a progetto. Il quantitativo d’obbligo di produzione per il 2007 e’ stato di 5,8 miliardi di kWh.
Infine, a seguito dell’entrata in vigore del DL n.20/2007 sulla promozione dell’uso della cogenerazione ad altro rendimento (CAR), il GSE ha il compito di rilasciare la Garanzia di Origine all’elettricità prodotta da tali tipi di impianti, i quali ex decreto hanno la possibilità di usufruire del regime di scambio sul posto fino ad una potenza di picco pari a 200 kW. Nello scorso anno, tali impianti, con riferimento alla produzione 2006, hanno rappresentato una potenza installata di circa 8.600 MW e hanno fatto conseguire un risparmio del 28% rispetto all’energia che si sarebbe consumata producendo separatamente energia elettrica e calore.
A conclusione, sebbene il rapporto GSE 2007 non denunci una decrescita del settore, così come evidenziato durante la presentazione del rapporto, occorre valorizzare ulteriormente il ruolo delle rinnovabili in relazione al loro contributo al mix energetico italiano futuro. ISES ITALIA, al pari di altre associazione di settore, auspica la rimozione celere degli ostacoli allo sviluppo e alla diffusione delle fonti rinnovabili al fine di raggiungere l’obiettivo europeo di produzione entro il 2020. Si rende strettamente necessario avere delle linee guida a livello nazionale che regolino in modo chiaro ed univoco il procedimento di autorizzazione degli impianti a rinnovabili, scongiurando così i ritardi nella diffusione di queste tecnologie a causa di discipline regionali disomogenee e contraddittorie.
da il Solea360gradi
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Prato, 24 lug. - (Toscanatv/Ign) - E' stato acceso nei giorni scorsi l'impianto fotovoltaico di ASM. Per l'azienda si tratta di una nuova conquista sotto il profilo ambientale ed economico. I pannelli che coprono la palazzina degli uffici amministrativi e la pensilina sotto la quale trovano riparo i mezzi elettrici, consentono di compensare quasi per intero i consumi di energia elettrica e di ridurre in modo significativo l'emissione di anidride carbonica in atmosfera.
Il sindaco di Prato, Marco Romagnoli, ha fatto visita questa mattina alla sede di ASM. E' stato il presidente Adriano Benigni ad illustrare i termini dell'iniziativa e a mostrare al sindaco i pannelli. Una piccola visita guidata a cui hanno partecipato anche l'ingegner Roberto Meoni di ASM ed il progettista dell'impianto Andrea Carlesi.
"Soddisfazione per quanto fatto dall'azienda - ha detto il sindaco - è un'iniziativa che consente autosostenibilità da un punto di vista economico e che permette di influire direttamente sul sistema ambientale non soltanto per il fatto che si produce energia dal sole, ma anche perché si evitano ulteriori emissioni in atmosfera". Il fotovoltaico è un sistema a cui si fa ricorso sempre più spesso perché ambientalmente sostenibile in quanto, sfruttando il sole, non pregiudica le risorse naturali e riduce gli sprechi. E' uno dei sistemi che permette di produrre energia da fonti rinnovabili: capta i raggi solari durante il giorno e, attraverso un complesso meccanismo, inverte l'energia elettrica ricavata da corrente continua a corrente alternata che può essere utilizzata per le comuni apparecchiature elettriche (lampade, computer, elettrodomestici, alimentatori).
"E' stato naturale scegliere di dotarsi di un impianto fotovoltaico - ha spiegato il presidente Benigni - il rispetto dell'ambiente è un concetto a tutto tondo che include anche i rifiuti, ma non solo quelli. L'impegno di ognuno, qualsiasi sia la forma e la misura scelta, è un beneficio per la collettività".
Nel dettaglio: la sede amministrativa di ASM è dotata di un sistema di illuminazione che, sulla base dell'intensità dei raggi solari e dell'esposizione di ogni locale, regola la quantità di luce artificiale emessa; in pratica, quando di giorno la luce è scarsa, automaticamente viene impostata una maggiore quantità di luce artificiale; al contrario, quando la luminosità è maggiore, il sistema immette solo la quantità di luce artificiale necessaria a creare condizioni ottimali. Un sistema che da solo fa risparmiare circa il 40 per cento di energia elettrica, impiegando ogni anno circa 17mila kWh anziché oltre 28mila.
Con l'impianto fotovoltaico, si producono ogni anno circa 14mila kWh e dunque si compensa quasi per intero il consumo di energia elettrica per l'illuminazione degli uffici. Non solo: si evita di sprigionare in atmosfera circa 9.800 chilogrammi di gas serra l'anno. La compensazione è invece totale per l'energia elettrica indispensabile al funzionamento dei mezzi elettrici. In questo caso, i pannelli sono montati a copertura della pensilina sotto la quali i mezzi vengono parcheggiati per la ricarica. I sei mezzi assorbono ogni anno 28.800 kWh e il fabbisogno è coperto dall'energia prodotta con il fotovoltaico. Maggiore, naturalmente, la quantità di gas serra che non viene liberata in atmosfera: circa 20.160 chilogrammi ogni anno. All'ingresso della sede di ASM è stato installato un monitor che visualizza, in tempo reale, la produzione di energia e il minor quantitativo di gas serra in atmosfera.
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commenti (2)Un tempo la galenica era l'equivalente della moderna tecnologia farmaceutica: l'antica disciplina dei farmacisti e degli speziali che si occupava della preparazione di farmaci e rimedi a partire da droghe grezze o sostanze chimiche presenti in natura.
Il nome deriva dal medico dell'antichità Galeno (o Galenus).
La galenica tradizionale è oggi l'arte di preparare fitorimedi, i rimedi naturali estratti dalle parti di piante ed erbe che contengono sostanze farmaceuticamente attive.
Le piante essiccate sono la base per la maggior parte delle preparazioni galeniche, come le polveri, le tinture, i macerati, gli infusi, i decotti e le creme.
Il sapere relativo alle piante medicinali, alla loro preparazione e all'applicazione terapeutica vengono tramandati in erbari e ricettari galenici.
L'esercizio della galenica richiede solide conoscenze erboristiche e una cucina ben attrezzata: requisiti non proibitivi che ne hanno reso nei secoli una pratica legata alla cultura popolare.
L'area dove vengono preparati i prodotti galenici è divisa in due zone; una per la preparazione di soluzioni, pomate, paste, gel, l'altra per la preparazione di compresse, cachet, cartine, capsule e polveri in genere.
Tutto ciò per evitare contaminazioni crociate anche grazie ad un sistema di
filtri a carboni attivi ed HEPA con efficienza del 99,999%.
Le materie prime arrivano nell'area "merce da controllare" dove stazionano fino a che il Responsabile del Laboratorio non non né ha verificato la conformità secondo la Farmacopea e la corrispondenza tra certificato di analisi del fornitore e le prove di laboratorio.
Tutte le materie prime vengono sottoposte ad analisi organolettiche, chimico fisica, se possibile di punto di fusione secondo le indicazioni della Farmacopea Ufficiale e poi registrate e messe in carico attraverso un software che gestisce tutte le attività del laboratorio.
Tutte le procedure effettuate per la realizzazione di un preparato galenico vengono registrate e trascritte su appositi moduli dove in accordo con le norme di sicurezza ( D. Lgs 626/24 ) e le procedure di igiene (Haccp D.Lgs. 155/97) vengono elencate le varie fasi di pesata, miscelazione, ripartizione o riempimento e confezionamento fino allo stoccaggio del prodotto finito in apposito luogo a temperature ed umidità controllati .
Tutto ciò garantisce la rintracciabilità di ogni operazione effettuata in modo da garantire al medico prescrittore ed al paziente utilizzatore finale, un prodotto di qualità ed altamente professionale.
Perché il galenico
Il preparato galenico, ovvero quello allestito dal farmacista preparatore è un'arte specifica della nostra professione, che riporta il nostro servizio ad una personalizzazione del rapporto con il paziente e ad una sua fidelizzazione.
In particolare, ci sono alcune opportunità offerte dal preparato galenico che vanno prese in considerazione.
Innanzitutto la possibilità per il medico di personalizzare la prescrizione, cosa che l'industria farmaceutica non è in grado di fare; poi la possibilità di allestire dei preparati "orfani" ovvero prodotti che le aziende produttrici hanno ritirato dal mercato perché a loro non più convenienti; ed infine la possibilità per il medico di prescrivere prodotti modificando gli eccipienti in modo da eliminare quelli che possono provocare particolari intolleranze al singolo paziente.
per approfondimenti :
I livelli di spesa più elevati sono quelli delle famiglie con persona di riferimento imprenditore o libero professionista che, in media, spendono 3.624 euro al mese, il doppio di quanto viene speso dalle famiglie con persona di riferimento in altra condizione non professionale (disoccupati, casalinghe o persone in altra condizione non professionale). Il più elevato livello di spesa si articola in una diversa composizione rispetto ai vari beni e servizi: all’aumentare della spesa totale cresce la quota di spesa destinata ad altri beni e servizi (massima tra i lavoratori in proprio), al tempo libero e all’istruzione (massima tra i dirigenti e impiegati), all’abbigliamento e calzature (prossima all’8% tra imprenditori e liberi professionisti).
Al contrario, le famiglie con maggiori vincoli di bilancio (quelle di operai, ritirati dal lavoro e persone in altra condizione non professionale) destinano quote di spesa più elevate ai generi alimentari (prossime e superiori al 20%) e all’abitazione (inclusi arredamenti), spese che per le famiglie con persona di riferimento ritirata dal lavoro o in altra condizione non professionale rappresentano quasi i due terzi della spesa totale (63,1% e 62,6% rispettivamente).
Glossario
Spesa media mensile familiare, errore relativo ed intervallo di confidenza per capitolo di spesa/per ripartizione geografica - Anni 2005-2007
Note informative
Per informazioni: www.istat.it

Quando si deve Consumare per far crescere l’economia ed il denaro si mostra insufficiente alla bisogna, bisogna allora inventarlo.
Se lo si inventa si può spendere.
Allora si inventa l’inventabile: tassi di interesse bassi, marchingegni di credito e il denaro corre a fiumi.
Denaro meno caro, lo acquistano creditibili ed increditibili. Meglio di così!
Così farciti si acquista chessò…. un immobile. Non è male.
Anche altri lo fanno.
I prezzi di quelle abitazioni crescono, aumenta il PIL.
Si torna in banca, si ricontratta il mutuo in cambio dell’aumentato valore dell’immobile, si ottiene altro denaro, con quello si può tornare a spendere: riaumenta il PIL.
Nel frattempo gli istituti di finanziamento hanno bisogno di altro denaro per continuare a finanziare e rifinanziare: cartolarizzano i mutui, impacchettandoli in opacissimi strumenti, che vendono a chicchessia.
Tutto bene fin quando i valori immobiliari si gonfiano come bolle di sapone. Quando però la bolla si sgonfia, perché si sgonfia, si è nelle piste.
I debitori si ritrovano le case pignorate ma piene di merci. Solo, negli USA, 8.500 famiglie al giorno, 250 mila al mese: stanno perdendo la casa, dovranno ridurre i consumi.
Le banche, invece, gonfie di case pignorate e svalutate, costrette ad ingolfare un mercato immobiliare altrettanto svalutato.
Quei debiti inesigibili, ficcati dentro i pacchetti in giro per il mondo, svalutano i possessori.
E pensare che proprio con i rifinanziamenti immobiliari si sono sostenuti i consumi, quindi l’economia USA e pure quella del mondo.
Il giocattolo va in frantumi e la mancanza di liquidità, che si è venuta a produrre, fa tremare le vene ai polsi.
Mancano i soldi ai “prestatori”? Chiedere la restituzione dei debiti: una possibilità.
A chi?
Ai debitori di credito, ai debitori al consumo, a chi altri sennò?
I prodromi di fallimenti individuali “very american” già si intravedono: negli ultimi 25 anni sono aumentati del 400%......brrrrrrr…..
Così anche quest’altro mirabile alambicco creditizio, che ha generato negli ultimi tempi un +0,7% di PIL, mostra la corda.
Come faremo a perseguire il nostro obbligo di Consumatori?
L’invenzione del denaro che non c’è per foraggiare i consumi che foraggiano la crescita che foraggia la ricchezza mostra evidenti segnali di affaticamento.
Tutto questo è sostanza economica o un bluff?
L’invenzione del denaro: un azzardo.
Il denaro vero c’è. Redistribuito, in ragione magari del contributo fornito dagli attori del mercato alla produzione, costituisce l’opportunità.
Proprio quel contributo che nel lavoro di consumazione dispensiamo oltre misura per smaltire le merci e consentirne la riproduzione.
Avremo tutto da guadagnarci smontando, vivaddio, le estemporanee ed alquanto ingegnose alchimie finanziarie.
Mauro Artibani
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org


verticali profondi da 70 a 150 metri (detti generalmente sonde geotermiche).
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