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domenica, 31 agosto 2008

Consumi, boom di denunce al Garante

Sono quasi 3000 le segnalazioni, arrivate al call center delle Camere di Commercio a disposizione dei cittadini per la denuncia delle anomalie ''economiche''. Da febbraio a oggi, le denunce riguardano soprattutto i rincari del pane, del latte fresco, della pasta e della benzina

Consumi, boom di denunce al Garante Con i prezzi alle stelle, gli italiani hanno imparato a fare la spesa con gli occhi ben aperti e se notano delle anomalie sono i primi a segnalarle direttamente a Mr Prezzi, invocandone un intervento. Da febbraio a oggi, il call center delle Camere di Commercio a disposizione dei cittadini per raccogliere denunce e lamentele da girare al Garante Antonio Lirosi, ha infatti ricevuto quasi 3.000 segnalazioni. Le chiamate dei consumatori sono partite soprattutto di fronte ai rincari del pane, già finito sotto la lente di Mr Prezzi e dell'Antitrust, e lievitato di circa il 12% ad agosto. Su 2.749 segnalazioni totali ricevute al call center, più di 200, emerge dai dati aggiornati delle Camere di Commercio, hanno riguardato proprio il pane. A ruota il prezzo del latte fresco (142 telefonate) e poi ancora della benzina (127) e della pasta (123), cioè di tutti i prodotti che negli ultimi mesi hanno registrato le impennate più significative. Il pressing dei cittadini è stato però ancor più vasto e ha riguardato anche le utenze di casa: il gas, l'acqua, il metano, la telefonia fissa. Per non parlare dell'assicurazione auto e moto. Persino il prezzo del gelato è stato oggetto di sospetto. La città da cui sono partite più segnalazioni nei sei mesi di attività del call center è stata Roma, con 335 chiamate. Seguono Milano, Napoli e Torino. Le città in cui invece l'andamento dei prezzi sembra meno anomalo, stando alle chiamate, sono Parma, Caserta, Bergamo e Vicenza.

da UnioneSarda


postato da: Dilia61 alle ore 21:54 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: economia, truffe, consumi, inchieste, tocchiamoli, social prosumer

Scoperta la culla dei ricordi

Scoperta la culla dei ricordi dove fissiamo fatti e parole

ROMA - Come abbiamo fatto a dimenticare un vecchio amore, o il nome del compagno di banco delle elementari, o la prima volta che abbiamo visto il mare? Ma anche il più banale: "dove ho lasciato le chiavi della macchina"? Tutti questi ricordi potrebbero trovare una risposta grazie alla ricerca degli scienziati americani, che hanno scoperto la culla dei ricordi nella nostra mente. Un semplice trucco mnemonico, di quelli usati dai bambini per imparare poesie ed elenchi, ha aiutato i ricercatori dell'University of California Davis (Usa) a scoprire il ruolo finora sottovalutato di un'area del cervello, la corteccia peririnale, che contribuisce alla formazione dei ricordi.

Come un puzzle. La scoperta, si legge su Neuron, aumenta la comprensione dei meccanismi che ci permettono di fissare nella mente fatti e parole. Il cervello mette insieme diversi elementi come le tessere di un puzzle - cosa, chi, dove e quando - per formare un ricordo completo. "Si pensava che tutto questo procedimento si verificasse interamente nell'ippocampo, ma sembra proprio non sia così" spiega Charan Ranganath, docente del Centro di neuroscienze dell'ateneo e del Dipartimento di psicologia, che ha diretto lo studio. "Volevamo sapere come le aree cerebrali che codificano la memoria fossero organizzate - aggiunge Ranganath - per capire se, quando la memoria fa cilecca per colpa dell'età o dell'Alzheimer, c'è un modo di sapere se possiamo contare su altre strutture cerebrali, che ancora funzionano bene".

La ricerca. Così il gruppo di studiosi è ricorso alla risonanza magnetica funzionale e a un gruppo di "cavie umane", per vedere quale parte del cervello fosse attiva, quando i volontari erano impegnati in un semplice esercizio: memorizzare coppie di parole come "motore e orso" o '"fegato e albero". In questo esperimento i volontari hanno memorizzato le coppie sia come parole separate che potevano essere unite in una frase, sia come componenti di una nuova parola, ad esempio "orso a motore". "Insomma, abbiamo usato una sorta di trucco della memoria", spiegano i ricercatori.

La culla dei ricordi. Quando i volontari hanno memorizzato le coppie di parole sotto forma di composti, i ricercatori hanno visto accendersi la corteccia peririnale. E proprio questo fenomeno permetteva di prevedere se i volontari sarebbero poi stati in grado di ricordare con successo queste coppie di parole, anche in futuro. Insomma, questa parte del cervello è una sorta di culla dei ricordi, destinata a registrare semplici associazioni. Queste informazioni, poi, vengono passate all'ippocampo, che può creare ricordi più complessi, come ad esempio fissare il memento e il luogo in cui abbiamo visto un oggetto o una persona, spiegano gli autori del lavoro, finanziato anche dai National Institutes of Health americani.

da Repubblica.it


postato da: Dilia61 alle ore 21:51 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
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Un naso anti-graffiti

Un 'naso elettronico' anti-graffiti, che individua i vapori delle vernici spray e allerta istantaneamente gli agenti di sicurezza. E' l'invenzione di sei scienziati dell'Ente australiano di ricerca Csiro. Il congegno usa una ventola per 'inalare' i fumi delle bombolette spray. Il naso elettronico mantiene un monitoraggio continuo dell'aria, anche a una distanza di 45 metri. Quando riconosce i fumi della vernice, manda un messaggio radio per avvisare gli agenti di sicurezza.

da 055news


postato da: Dilia61 alle ore 21:48 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: abitare sostenibile

Energia - In Vaticano debutta il solare, si parte da aula Nervi

Roma (Apcom) - E' quasi pronto il primo impianto a energia solare del Vaticano. Verrà installato tra settembre e ottobre. "L'obiettivo è di concludere e di far entrare in funzione il tutto entro e non oltre la fine dell'anno", spiega all''Osservatore romano' l'ingegner Mauro Villarini, responsabile dei progetti sulle fonti di energia rinnovabile nello Stato della città del Vaticano.

L'installazione avverrà sulla copertura dell'Aula Paolo VI (aula Nervi) che, per la sua moderna struttura, si presta bene allo scopo. "Si tratta dell'installazione di un impianto fotovoltaico", spiega Villarini. "In un certo senso, l'architetto Nervi fece quasi una progettazione premonitrice, utilizzando delle tegole frangisole costituite da una metà rivolta perfettamente a sud e da una metà a nord. In pratica, noi non andiamo a fare altro che sostituire le tegole rivolte a sud con dei pannelli fotovoltaici. I pannelli a nord saranno sostituiti con materiale altamente tecnologico, la cui peculiarità è di riflettere una parte della radiazione solare, aumentando così la produttività dell'impianto".

Complessivamente la potenza media dei quasi 2.400 moduli fotovoltaici sarà di circa 220 kilowattora. Essa servirà l'Aula Paolo VI, pur non coprendone l'intero fabbisogno. Ci saranno momenti, però, nei quali l'Aula non assorbirà tutta l'energia prodotta e allora potremo immettere l'energia eccedente nella rete dello Stato della Città del Vaticano. "Per farci un'idea dell'entità della produzione, con quello che produrremo dall'impianto, andremmo a soddisfare i consumi annui equivalenti a quelli di un centinaio di famiglie", spiega Villarini. In Vaticano ci sono anche altri progetti in corso. Tra gli altri, la copertura della mensa di servizio in Vaticano, un impianto solare, questa volta non più per la produzione di energia elettrica, ma per la produzione di calore, sotto forma di acqua calda. I lavori inizieranno entro ottobre e l'impianto potrà entrare in funzione entro l'anno.

"La nostra sfida - conclude l'ingegner Villarini - è che lo Stato della Città del Vaticano raggiunga gli obiettivi europei prima dell'Europa. Il traguardo ben noto, infatti, è che al 2020 gli Stati europei abbiano almeno il 20% di contributo energetico da fonti rinnovabili. Con questi primi impianti previsti in Vaticano, ci attesteremo a qualche punto percentuale".

http://www.tendenzeonline.info/


postato da: oscarboscaro alle ore 15:21 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: social prosumer
sabato, 30 agosto 2008

Autorita energia elettrica: interventi a favore dei piccoli impianti idroelettrici

hydroelectric

A sostegno delle fonti rinnovabili e della tutela ambientale. L ’Autorità per l’energia ha aggiornato i prezzi minimi garantiti per l’energia elettrica prodotta, nel 2008, da impianti mini-idro. I nuovi corrispettivi pagati ai produttori assumono valori incentivanti e tali da sostenere la quota di energia elettrica assicurata dalle fonti rinnovabili idroelettriche di piccola taglia. A questo scopo e per remunerare anche le piccolissime produzioni, è stata pure prevista l’introduzione di un nuovo scaglione fino a 250.000 kWh. Con questo provvedimento, l’Autorità intende assicurare la remunerazione anche degli impianti di produzione mini-idro (di potenza fino ad 1 MW) che non avessero i requisiti e le capacità di accedere direttamente al mercato. Tutto ciò per non trascurare i benefici assicurabili da tali impianti a fonte rinnovabile, in termini di tutela ambientale, sviluppo delle risorse marginali o residuali e diversificazione delle coperture energetiche.

Le altre modalità di funzionamento del meccanismo di ritiro dedicato previste dalla delibera n. 280/07, rimangono immutate. Per gli anni successivi al 2008, l’Autorità intende rivedere con ulteriori provvedimenti la struttura dei prezzi minimi garantiti, estendendoli in maniera differenziata anche per le altre fonti rinnovabili. www.autorita.energia.it

http://www.mondocasablog.com/


postato da: oscarboscaro alle ore 12:39 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: social prosumer

Costo minimo, pochi consumi, zero emissioni. E' l'auto dei sogni

Ma potremmo aggiungere anche: ingombri ridotti, buona abitabilità, sicurezza passiva e attiva, spese contenute per manutenzione e riparazioni, pochi cavalli (che vuol dire spendere meno di bollo, assicurazione, passaggio di proprietà…). Insomma oggi è questa l’auto dei sogni di qualsiasi automobilista, ma esiste sul mercato? Chi deve acquistare una nuova vettura cosa trova in realtà? E le case automobilistiche cosa hanno in serbo?

Autunno caldo, o freddo a seconda dei punti di vista. Dai più prestigiosi economisti delle università americane, all’assessore del più piccolo comune di casa nostra, fino a chi deve far quadrare i conti del bilancio familiare, c’è questa volta una sostanziale concordanza di previsioni e presentimenti. E appunto l’autunno sarà freddo per i consumi, per le borse, per i tassi di crescita dell’economia e caldo, o forse caldissimo, per il rialzo dei prezzi (petrolio e derivati su tutti), per le proteste di chi oggi non arriva alla quarta settimana e, dopo aumenti dei prezzi e tagli sui servizi sociali, nei prossimi mesi rischierà di non arrivare alla terza.
I fondamentali dell’economia sono tutti preceduti dal segno “meno” e di questo ovviamente risente un’industria fondamentale per l’economia stessa, non solo dei singoli paesi, ma anche del mercato mondiale, quella automobilistica. Dagli Stati Uniti dove soffrono anche colossi come la Gm e Ford (a luglio rispettivamente -14,9% e -26,7%) che stanno passando una crisi decisamente pericolosa, alle marche europee, fino alla nostra Fiat che, alla riapertura delle fabbriche, non ha riconfermato i quattromila lavoratori già in mobilità.
E allora? La verità è che in società ricche, come quelle occidentali, se si inizia a fare molta attenzione alle spese indispensabili (abitazione, alimentari, energia, scuola, cure sanitarie, abbigliamento…) si tagliano drasticamente quelle superflue (divertimenti, vacanze, libri, giornali, cinema, teatro, sport…).
Le automobili si trovano a metà. In molte famiglie l’uso della vettura è tra il “quasi indispensabile” e il “molto utile”, quando non necessaria per l’attività lavorativa. In molti casi quindi l’uso della vettura privata non può essere sostituita dal trasporto pubblico o da un mezzo più economico come ad esempio lo scooter.
Così, anche le automobili subiscono quel rallentamento nel turnover di ricambio. I tempi si allungano e un cappotto o un’utilitaria devono durare di più.
E in considerazione della grave situazione dell’inquinamento ambientale, servono in più modelli che consumino meno (emettendo così poca Co2), sia in assoluto che in relazione alle prestazioni. I costruttori di auto lo sanno benissimo ed è ormai da qualche anno che lavorano in questa direzione, anche in Usa dove fino a qualche anno fa la benzina veniva inghiottita a go-go da motori da 4000/5000 di cilindrata… per poi poter andare a non più di 90 mp/h.
Qui di seguito cercheremo di fare una panoramica sia della direzione che la ricerca ha intrapreso nella soluzione dei problemi che abbiamo illustrato e poi faremo una sintetica rassegna di alcuni modelli che si trovano già in vendita, o lo saranno presto nei saloni dei concessionari.
Potremmo anche parlare dei carburanti e soprattutto del Gpl e del metano, che potrebbero essere una soluzione immediata ed economicamente più praticabile, ma il capitolo dei carburanti e della loro distribuzione lo affronteremo in altra sede.

Le prossime normative Ue

I giapponesi in questo campo sono un passo avanti agli altri. Ma partiamo dal vecchio continente. Il primo obiettivo è quello di rispettare la nuova normativa Euro 5. Secondo la direttive Ue è prevista la circolazione di questi motori fin dal 1 gennaio 2011, mentre per l’Euro 6 si parla di 1 settembre 2015. Sono diverse le case automobilistiche che hanno già dichiarato conformi all’Euro 5 i propri propulsori, in base ai valori di emissioni. Ma al momento non è consentito riportare questa specifica sui libretti di omologazione nè, sembra sarà possibile in futuro un’estensione della omologazione attuale, pur avendo già emissioni in linea con le suddette direttive europee.
Qui di seguito riportiamo il testo della direttiva su Euro 5 ed Euro 6, con la specifiche delle nuove modalità di emissioni, che si può consultare integralmente sulla pagina della
Sintesi della legislazione dell’Attività dell’Unione europea

Norma Euro 5 sarà applicabile a partire dall’ 1 settembre 2009 per quanto riguarda il rilascio dell’omologazione e dall’ 1 gennaio 2011 per quanto riguarda l’immatricolazione e la vendita dei nuovi tipi di veicoli

Emissioni prodotte da veicoli diesel: – monossido di carbonio: 500 mg/km; particolato: 5 mg/km (ossia una riduzione dell’80% delle emissioni rispetto alla norma Euro 4) – ossidi di azoto (NOx): 180 mg/km (ossia una riduzione del 20% delle emissioni rispetto alla norma Euro 4) – emissioni combinate di idrocarburi e di ossidi di azoto: 230 mg/km.

Emissioni prodotte da veicoli a benzina, a gas naturale o a GPL: – monossido di carbonio: 1000 mg/km – idrocarburi non metanici: 68 mg/km – idrocarburi totali: 100 mg/km – ossidi di azoto (NOx): 60 mg/km (ossia una riduzione del 25% delle emissioni rispetto alla norma Euro 4); – particolato (unicamente per i veicoli a benzina a iniezione diretta che funzionano a miscela magra): 5 mg/km (limite non previsto dalla norma Euro 4).

Norma Euro 6 sarà applicabile a partire dal 1° settembre 2014 per quanto riguarda il rilascio dell’omologazione e dal 1° settembre 2015 per quanto riguarda l’immatricolazione e la vendita dei nuovi tipi di veicoli.

Con l’entrata in vigore della norma Euro 6 le emissioni di ossidi di azoto prodotte da veicoli a motore diesel dovranno essere ridotte in misura considerevole. Ad esempio, le emissioni prodotte dalle automobili e da altri veicoli destinati al trasporto non potranno superare il limite massimo di 80 mg/km (ossia una riduzione supplementare di più del 50% rispetto alla norma Euro 5). Le emissioni combinate di idrocarburi e di ossidi di azoto prodotte da veicoli diesel verranno anch’esse ridotte e non potranno superare un certo limite: ad esempio, per le automobili e altri veicoli destinati al trasporto il limite è fissato a 170 mg/km.

Cosa fanno le case automobilistiche

Nonostante si parli molto di studi, prototipi e nuove soluzioni tecnologiche, dati alla mano, sembra che più di tanto le case automobilistiche non riescano a fare per rispettare i target dettati dall’Unione Europea: cioè una riduzione di emissioni di anidride carbonica media nei veicoli a 130 g per km. La Bmw ha realizzato risultati sostanziali, tagliando gli inquinanti, nel 2007, del 7,3% rispetto al 2006, Quattro volte di più della media Ue. Abbastanza bene Hyundai (-3,9% di CO2) e Daimler (-3,5%). Indietro rimangono Fiat (-2%), PSA Peugeot-Citroen (-0,8%) e Renault (-0,5%).

Invece i giapponesi della Suzuki, che hanno presentato in luglio la city-car Splash, ne commercializzano una versione da 1242 cc. a quattro cilindri da 86 CV che, quanto ad emissioni di Co2, dichiara 131 g/km. Come vedete, siamo poco al di sopra della media indicata dalla Ue (anche se quello è un valore che si riferisce alla media della gamma e non al singolo modello).
Molte sono le iniziative che cercano di sensibilizzare i costruttori e informare il consumatore, come il premio “Green Award” istituito al Salone dell’Auto di Londra dal giornale “What Car” e che premia l’auto che offre il miglior rapporto prezzo/emissioni/efficienza energetica. Quest’anno è andato alla Ford Focus 1.6 TDCi insignita un po’ a sorpresa, visto che non si tratta di una vettura di nuova progettazione e dotata di un propulsore tradizionale.


Le strade da battere sono diverse, ad esempio, come ha dichiarato Jochen Betsch, responsabile dello sviluppo dei motori diesel per la Mercedes, “Il prossimo passo sarà quello di aumentare ulteriormente i bar di pressione per superare il conflitto di fondo fra la riduzione dei consumi e l’aumento della potenza. L’obiettivo è quello di arrivare ad una nebbia più sottile possibile per un bruciamento completo della miscela con emissioni. Quando arriveremo a bruciare tutto ciò che entra nei cilindri, avremo anche con il gasolio un inquinamento zero… Ma tutti i componenti di una vettura devono progredire in questo senso. Per raggiungere questi obiettivi assieme ai motori è necessario lavorare verso molti altri componenti dell’auto. A cominciare dal peso perchè se noi riusciamo a offrire vetture ugualmente sicure con un peso nettamente inferiore, vuol dire che abbiamo bisogno di minor potenza per ottenere le prestazioni di oggi”.

Anche Fiat, però si sta muovendo e proprio in questi giorni è giunta la notizia di un prossimo modello della Fiat 500, la Ibrida, programmata per il 2011, e che avrà molto in comune alla già vista concept-car “500 Aria”. Sarà dotata di un propulsore bicilindrico da 900 cc., abbinato ad un motore elettrico. La vettura avrà emissioni bassissime, inferiori ai 90 g/Km di Co2, con consumi di circa 2,9 litri per 100 Km.

La Citroen si adegua presentando un piccolo monovolume (in vendita da gennaio 2009), la C3 Picasso, dotata di propulsori di nuova generazione particolarmente “puliti”. Tra le varie motorizzazioni, ad esempio, il diesel 1.6 HDi da 90 CV che arriva ad un livello di emissioni pari a 125 g/km di Co2.

Chi sembra fare davvero sul serio è la Honda con la sua FCX.
Questo modello è dotato di un motore elettrico da 129 CV, che viene alimentato dalla elettricità prodotta da un gruppo di fuel cell da 100 kW. Il miglioramento nella realizzazione di queste celle a combustibile è continuo. Sono state introdotte nella sperimentazione Honda già nel 1999, e da allora, grazie alla continua ricerca, ogni anno l’energia prodotta aumenta circa del 40%. Non solo, ma gli ingombri, sulla ultima versione della FCX sono del 20% in meno e del 30% meno pesanti dei precedenti, pur erogando 14 kW in più.
 Stavolta poi le fuel cell sono state alloggiate in un tunnel centrale, soluzione che ha consentito di ottenere una berlina dal design elegante, slanciato e bassa da terra. L’idrogeno necessario è contenuto, ad una pressione di 350 atmosfere, in un serbatoio di oltre 170 litri che dovrebbe consentire un’autonomia ben oltre i 400 km.
La “FCX” è equipaggiata inoltre con una batteria compatta, agli ioni di litio, che raccoglie la corrente che non viene utilizzata e che altrimenti andrebbe perduta. La commercializzazione è per ora prevista per il 2008 solo in Giappone e in Usa.



da Rinnovabili.it


Usa: arriva il cellulare per i non udenti

Arriva negli Stati Uniti il telefonino per non udenti.

Un gruppo di ricercatori di Washington ha infatti sviluppato un software che consente di comunicare usando il linguaggio dei segni. Oggi le persone affette da problemi di udito utilizzano il cellulare solo per scrivere messaggi. "Ma il punto è che vorrebbero comunicare nel loro linguaggio nativo - spiega Eve Riskin, ingegnere dell'università di Washington - cioè il linguaggio dei segni". Come spiega la psicologa Jessica DeWitt, infatti, il video permette di comunicare meglio le emozioni grazie alle espressioni del volto.

Il funzionamento del prototipo del cellulare per non udenti è dimostrato da un video che è stato caricato sul sito di YouTube. Con questa invenzione gli Stati Uniti si accodano a Svezia e Giappone, due paesi in cui il linguaggio dei segni via cellulare è già realtà.

da UnioneSarda


venerdì, 29 agosto 2008

Airwash... la lavatrice senza acqua nè detersivi!

Airwash-machine1

Funziona a ioni negativi, usa aria compressa e deodoranti. Pulisce i vestiti senza usare nè acqua nè detersivi,  riduce conseguentemente anche il logorio causato dalle classiche lavatrici, ha un'ingombro ridotto ed un stupendo design!

Airwash-machine2


postato da: Dilia61 alle ore 21:04 | link | | Add to Technorati Favorites commenti (4)
categorie: eco gadget, abitare sostenibile

Coldiretti : Troppi ricarichi su frutta e verdura

(Adnkronos) - Le distorsioni presenti nel settore ortofrutta, dove i prezzi n media aumentano del 200 per cento dalla produzione al consumo, sono evidenti anche nel caso del prezzo del latte che dalla stalla alla tavola aumenta del 241 per cento o nel settore dei salumi e della carne on le stalle che stanno chiudendo perche' i ricavi non riescono a coprire i costi di produzione saliti a livelli insostenibili,, nonostante i prezzi al consumo alle stelle.

E' quanto afferma la Coldiretti che, nel commentare l'anali sulla filiera ortofrutta, sottolinea come in media per l'insieme dei prodotti alimentari i prezzi aumentano di cinque volte dal campo alla tavola e che per ogni euro speso dai consumatori ben i 60 centesimi vanno alla distribuzione commerciale, 23 all'industria e' solo 17 centesimi agli agricoltori.

Le inefficienze evidenziate nel settore ortofrutticolo sono alla base di ricarichi ingiustificati che stanno provocando una riduzione dei consumi con cali del 2,6 per cento per la frutta e dello 0,8 per le verdure, nel primo semestre del 2008 secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ismea Ac Nielsen. ''Si tratta di un trend allarmante per alimenti che sono alla base della dieta mediterranea ed indispensabili per la salute per i quali, peraltro, l'Italia - sottolinea la Coldiretti - detiene il primato quantitativo e qualitativo a livello comunitario. Il peso eccessivo delle intermediazioni sui prezzi finali dell'ortofrutta e' alla base del successo ottenuto nei mesi estivi dalle vendite nelle bancarelle dietro le quali sempre piu' spesso si trova un agricoltore''.


Ambiente ed energie alternative, Costa annuncia la rapida approvazione del Piano provinciale per far fronte a consumi cresciuti dell'80% in 11 anni ALL'INAUGURAZIONE DELLA GRANDE FIERA D'ESTATE IL PRESIDENTE SPIEGA CHE GIA' IL 17% DELLA PRODUZIONE CUNEESE DERIVA DA FONTI RINNOVABILI

http://www.cuneocronaca.it/


All'inaugurazione della 33°Grande Fiera d'Estate di Cuneo è intervenuto anche il presidente della Provincia, Raffaele Costa, che ha approfondito i temi legati all'ambiente ed energia, in particolare alle energie alternative, derivanti da fonti cosiddette sostenibili.

”L’Unione europea – ha detto Costa - sta dicendo agli Stati membri, ai cittadini e alle aziende di casa nostra, a tutti noi, che entro il 2020 bisognerà fare tre cose: aumentare fino al 20% la produzione di energia da fonti rinnovabili; ridurre del 20% le emissioni di anidride carbonica in atmosfera e, da ultimo, avere un beneficio di un ulteriore 20% dal risparmio energetico. Un triplice obiettivo ambizioso, che chiama in causa tutti, attività produttive e istituzioni”.

“La Provincia di Cuneo – ha precisato Costa - approverà entro l’anno in corso il Piano energetico provinciale: lo farà, ovviamente, non senza averne condiviso linee guida e prospettive con tutte le associazioni di categoria. Nel frattempo, molto lavoro è stato fatto, molto lavoro si sta facendo proprio per avere una fotografia della situazione nel suo complesso e nella sua dinamica”.

La situazione presenta aspetti critici, come evidenziato poche settimane fa in occasione dell’Assemblea Annuale di Confindustria Cuneo. Il consumo energetico annuale della Granda è stato nel 2006 pari a 4.788 gigawattora. Erano 3203 ancora nel 1995: +80% in undici anni, secondo un trend che trova riscontro anche nelle dinamiche nazionali. Il consumo procapite dei cuneesi è peraltro sensibilmente più alto: 8500 kilowattora/anno a fronte 5800 della media nazionale, segno inequivocabile di una notevole vivacità economica. In effetti, l’industria pesa per il 71% sul totale dei consumi, mentre l’agricoltura supera di poco il 3%, il terziario si ferma al 13%, la medesima percentuale sulla quale si attestano le utenze domestiche. In base a dati forniti da Terna SpA, la produzione di energia del Cuneese, perlopiù mediante impianti di

cogenerazione e idroelettrico, copre appena il 66% dei fabbisogni. Il restante 34 dipende dall’importazione di energia prodotta altrove, perlopiù in Francia.

“Molte risposte – ha aggiunto Costa - devono venire da un nuovo piano energetico nazionale, al quale il Governo sta lavorando e che dovrà farsi carico di scelte importanti. Come Provincia, il nostro Piano Energetico farà propri gli obiettivi comunitari: maggiore sfruttamento delle fonti rinnovabili, riduzione dei consumi energetici, riduzione delle emissioni inquinanti. Per quanto riguarda l’energia termica e a quella derivante da biomasse, il dato da cui parte la Granda sulle rinnovabili è tutt’altro che trascurabile: oltre il 17% dell’energia prodotta deriva da fonti rinnovabili, a un passo dall’obiettivo citato dell’Unione europea, una situazione lusinghiera rispetto alla situazione nazionale”.

Altri dati incoraggianti: il fotovoltaico sta avendo una grande impennata: nel 2006 la produzione elettrica da fotovoltaico non arrivava ad una potenza di picco complessiva di 500 kilowattora, nel 2007 superava i 1.500 (più 400 per cento) e per il 2008 supererà i 2500.

postato da: oscarboscaro alle ore 10:44 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: social prosumer
giovedì, 28 agosto 2008

E chi l'avrebbe mai pensato?

Muori di caldo in ufficio? Ecco la cravatta condizionatore che si collega al pc con un cavo USB


postato da: Dilia61 alle ore 19:49 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: eco gadget

Teleriscaldamento e illuminazione: Piove di Sacco è all’avanguardia

Migliaia di euro risparmiati secondo i primi dati dell’Ufficio tecnico

L'Espresso - PIOVE DI SACCO. Interventi a tutto campo per favorire l’utilizzo di energie alternative e il risparmio energetico: l’amministrazione comunale di Piove di Sacco sta mettendo in atto diversi progetti e alcuni stanno già dando buoni frutti.
I primi dati disponibili che ha potuto raccogliere l’Ufficio tecnico in materia di risparmio energetico per il Comune, è quello relativo al sistema di telegestione degli impianti di riscaldamento di cui sono state dotate la scuola elementare Zanella, la scuola media Jacopo da Corte e palazzo Jappelli, sede del municipio. «La telegestione - illustra l’assessore Giorgio Bovo - consente di controllare a distanza, tramite telefono, web o gsm tutti gli impianti tecnologici, razionalizzando enormemente i consumi».
Alla scuola elementare è stato registrato un risparmio energetico di 50 ore mensili, pari a poco di 1.600 euro. Alla media si risparmiano 20 ore di funzionamento del riscaldamento ogni mese, pari a quasi 900 euro. Al risparmio energetico va aggiunto quello determinato dai minori interventi di manutenzione sugli stessi impianti telegestiti. «Non disponiamo - fa notare Bovo - di dati precisi sul risparmio energetico del municipio a causa della complessità degli impianti. E’stata rilevata comunque una significativa riduzione di ore di funzionamento sia del riscaldamento sia del condizionamento e sono scesi i consumi di gas ed energia elettrica».
Nei mesi scorsi è stato realizzato un innovativo progetto di illuminazione pubblica con lampade ad altissima efficienza. L’impianto pilota ha interessato piazza Carlo Rosso: è costituito da armature stradali a «led» con una tecnologia di recentissima acquisizione a livello mondiale (nano ottiche) che consente di ridurre consumi e interventi di manutenzione. «L’intervento è costato circa 56 mila euro e ci consente di risparmiare oltre 15 mila euro l’anno di energia elettrica - sottolinea l’assessore all’Ambiente - e a fronte di una durata di vent’anni, il costo dell’intervento verrà ammortizzato in appena tre».
Da qualche settimana, infine, il Comune, quale socio del Consorzio Cev, ha ricevuto la certificazione Recs (Renewable energy certificate system): il titolo garantisce che tutto l’approvvigionamento di energia elettrica dell’ente proviene da fonti pulite. «Sono piccoli passi - sostiene l’assessore Giorgio Bovo - che vanno in direzione della difesa dell’ambiente, della riduzione dei costi per il Comune e per una maggiore efficienza».


Il potere delle idee

Il successo economico di un'invenzione dipende dalla capacità dell'inventore e dai finanziamenti che ottiene. Non tanto dall'ente che paga

 Capitale umano ed economico. Questi i fattori che determinano il successo monetario di un brevetto. Lo evidenzia uno studio presentato oggi all’Università Luigi Bocconi di Milano, durante il congresso annuale della European Economic Association (Eea), e in corso di pubblicazione sulla rivista European Management Review.

Il gruppo di ricercatori, composto da Alfonso Gambardella dell’Università Bocconi, Dietmar Harhoff dell’Università di Monaco e Bart Verspagen della Eindovhen University of Technology, ha considerato oltre 9mila brevetti depositati da circa 27mila inventori francesi, tedeschi, italiani, olandesi, spagnoli e britannici, nell’ambito del progetto europeo PatVal-EU. Gli studiosi hanno analizzato l’organizzazione che aveva promosso il brevetto, gli sviluppatori, l’ambiente competitivo, l'invenzione in sé e il luogo in cui era stata sviluppata.

"Il valore economico delle invenzioni non è distribuito uniformemente" afferma Gambardella. La maggior parte delle idee tradotte in brevetto, infatti, non avrebbe garantito un grande ritorno monetario. Ma le poche che lo hanno ottenuto, sono state sviluppate dagli inventori più efficaci, quelli che già in passato hanno presentato altre invenzioni. Oltre al talento inventivo, il finanziamento ottenuto per sviluppare l'idea sarebbe fondamentale per il successo. “Evidenza", sottolinea Gambardella, "cui dovrebbe corrispondere un’adeguata politica economica: per ottenere un guadagno, si deve investire in ricerca e sviluppo”.E questo, secondo lo studio, indipendentemente dalle dimensioni, dal tipo (pubblico o privato), e dalla struttura organizzativa dell'ente finanziatore. (a.g.)

da Galileo


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categorie: economia, inchieste

CONSUMATORI ALLA CACCIA DEL TESORO



Tempo di vacanze per i Consumatori.

A zonzo col cervello, a caccia del tesoro: un passatempo facile, facile.

Il premio: un arcano.

La crescita economica genera ricchezza facile no?

La pratica del consumo genera il 70% di quella ricchezza. Uh, Uh… che ruolo il nostro Ruolo!

Il premio: redditi insufficienti, risparmio allo stremo, debito.

Per chiudere il cerchio abbiamo pure imbrattato il mondo.

Gia, il cerchio non si chiude però.

Deve è finita la ricchezza?

Chi ha scippato il tesoro?

Aridatece er malloppo!

 

Mauro Artibani

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categorie: economia, consumi, societĂ , social prosumer
mercoledì, 27 agosto 2008

STUDIO GB SULLA QUALITA' DELLA VITA : SPAGNA PRIMA ITALIA SOLO SETTIMA

AGI - In Spagna si vive molto meglio che in Italia. E' la conclusione di uno studio britannico sulla qualita' della vita che piazza il Bel Paese solo al settimo posto su una classifica di dieci nazioni europei.

L'indice stilato dal sito uSwitch.com tiene conto di diversi fattori: il costo del carburante, dell'energia e della spesa; l'assistenza sanitaria, l'aspettativa di vita, l'istruzione, l'eta' pensionabile, il numero di ore di lavoro e l'emigrazione, ma anche le ore di luce solare e il numero di giorni di festa.

Peggio dell'Italia fanno solo Polonia, Gran Bretagna e Irlanda. In cima alla lista svettano invece la Spagna e la Francia, mentre le civilissime Svezia e Danimarca devono accontentarsi di meta' classifica. Nonostante le famiglie spagnole abbiano il reddito annuo piu' basso, possono contare su una delle pressioni fiscali piu' lievi, su un numero di ore di luce solare piu' alto persino dell'Italia e sul prezzo del carburante piu' basso.

L'Italia, invece, oltre ad avere un basso reddito familiare, ha anche un'alta pressione fiscale, una bassa spesa per l'istruzione e pochissimi giorni di vacanza. Per non parlare del prezzo del carburante, secondo solo a quelli di Gran Bretagna e Olanda. Comprare una casa a Roma e' piu' costoso che a Madrid: in media 4.800 euro al metro quadrato contro i 4.500 della capitale spagnola. Ma decisamente meno dei 12.600 di Londra o gli 8.800 di Parigi.

Nel complesso, secondo uSwitch, in Italia si guadagna nettamente meno della media europea, si lavora di piu', si spende meno per l'istruzione e si paga di piu' per il carburante e il gas. In compenso si hanno piu' ore di sole, si va in pensione prima, si vive piu' a lungo, il cibo costa meno e la bolletta dell'energia elettrica e' un po' meno cara.


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categorie: politica, societĂ , inchieste, abitare sostenibile
martedì, 26 agosto 2008

Ingannevoli gli slogan di alcuni cibi. Indagine Efsa

Non è scientificamente provato che i latticini aiutano la salute dentale, né che i semi di lino e soia riducono il rischio di osteoporosi. Da un'indagine dell'Agenzia europea per la sicurezza alimentare emerge che il 90% degli slogan di alcuni prodotti è ingannevole

cesto di prodotti alimentariLa maggior parte dei prodotti che promettono di migliorare la salute di chi li consuma, non ha una base scientifica che lo dimostra. A mettere in guardia i consumatori arriva una recente analisi che l'Efsa, l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare, ha svolto dopo aver ricevuto un mandato dall'Ue.

L'indagine dell'Efsa ha valutato la relazione esistente tra gli slogan pubblicitari salutistici e le reali proprietà benefiche dei prodotti alimentari. Nello specifico, i prodotti presi in considerazione sono stati 8, i cui slogan indicano benefici per la salute dei bambini, e 7 di questi non hanno superato la prova, cioè non mantengono quello che promettono. La percentuale è quindi del 90%.

E' falso quindi che 3 razioni al giorno di latte e formaggi garantiscono un peso salutare a bimbi e adolescenti, poiché non c'è alcuna relazione di causa-effetto; non è dimostrato, neanche, che i latticini aiutano la salute dentale; nessuno studio scientifico sostiene che le pastiglie di semi di lino e soia riducono il rischio osteoporosi, né che quelle di fichi d'India migliorano il colesterolo.

E' vero, ma soltanto nell'ambito di una dieta equilibrata, che gli acidi linoleico e alfa-linoleico (acidi grassi essenziali omega 3 e omega 6) favoriscono lo sviluppo. Ancora non è dimostrato che un integratore alimentare derivato da frutta e fermenti con lactobacilli e batteri lattici stimola e aiuta il sistema immunitario dei bambini, né che alcuni estratti di piante di cacao e polioli contro il sovrappeso.

L'unico slogan che ha passato la prova, supportato da 41 studi clinici, è stato quello sulla diminuizione del rischio cardiaco collegata all'assunzione di steroli vegetali. La normativa europea sui reclami nutrizionali è esplicita, perché non consente che siano decantate virtù salutari senza una base scientifica di supporto. Le aziende hanno tempo fino al 2010/2015, a seconda del tipo di prodotto che pubblicizzano, per adattarsi modificando i loro messaggi ingannevoli. Le pagelle dell'Efsa ora saranno inviate alla Commissione europea e agli Stati membri.

Nel frattempo l'Aduc, l'associazione per i diritti di utenti e consumatori, ha chiesto un intervento del dipartimento Sanita' del ministero del Welfare, "perché ci faccia sapere come intende muoversi nel contesto italiano". Soprattutto informando i consumatori di questa situazione che, stante l'autorizzazione alla commercializzazione di questi prodotti con etichette ingannevoli, potrebbe causare danni. Intanto la senatrice Donatella Poretti ha preannunciato una interrogazione parlamentare in merito.

da Helpconsumatori.it


Politiche energetiche: l’Europa non aspetta!

rinnovabili

Il nuovo “Rapporto Energia e ambiente” dell’ENEA evidenzia la debolezza strutturale dell’Italia sul fronte dell’innovazione e del cambiamento tecnologico in campo energetico e ambientale. Investire nell’innovazione. Per l’Italia, più che una raccomandazione, si tratta di una vera e propria necessità. La marginalità del nostro Paese nello scenario delle nuove tecnologie energetiche è infatti già oggi evidente, mentre il rispetto degli impegni assunti in sede comunitaria non ammette ulteriori ritardi nella strada che porta all’ammodernamento tecnologico.
È racchiuso in queste considerazioni il messaggio di fondo contenuto nel nuovo rapporto “Energia e Ambiente 2007” presentato dall’ENEA. L’Italia è chiamata ad uscire dall’impasse di cui soffre da lungo tempo in materia energetica attraverso uno sforzo teso a sviluppare sul suo territorio tutte le fonti disponibili per porre le basi di uno scenario energetico a bassa intensità di carbonio. E si tratta di uno scenario che, mentre assegna un ruolo fondamentale alle fonti rinnovabili nel mix di produzione elettrica e all’innovazione tecnologica sul fronte dell’efficienza energetica, chiama in causa necessariamente anche le tecnologie nucleari e quelle relative al carbone “pulito”. In altri termini, il Rapporto ENEA ribadisce come alle questioni dell’approvvigionamento, della sicurezza e del costo dell’energia si debba rispondere efficacemente rendendo più equilibrato l’apporto delle diverse fonti, mentre alle sfide del cambiamento climatico e dell’espansione dei consumi sia necessario rispondere non solo con l’efficienza energetica e con la promozione delle energie a emissione zero, ma soprattutto con l’accelerazione del cambiamento tecnologico.

Un ritardo che pesa sulla competitività: Le sfide poste dai cambiamenti climatici, dalla sostenibilità ambientale e dalla sicurezza degli approvvigionamenti energetici rappresentano, peraltro, solo un aspetto della questione. Queste stesse sfide, infatti, diventano cruciali per accrescere la competitività del nostro apparato industriale sui mercati internazionali. Rappresentano cioè anche sfide economiche che l’Italia ha una estrema necessità di raccogliere e affrontare.Tutto ciò, del resto, è racchiuso nello spirito del SET Plan, il Piano strategico per le tecnologie energetiche che l’Unione Europea ha adottato proprio per far fronte ai vincoli della dipendenza energetica e della sostenibilità ambientale, assicurando nel contempo la necessaria competitività alla crescita del proprio sistema economico. Come sottolineato dal presidente dell’ENEA, Luigi Paganetto, durante la presentazione del nuovo rapporto, «non si tratta di una questione meramente ambientale, ma di una possibilità di crescita economica dell’intero sistema Paese, di una gara con forti implicazioni sulla competitività del sistema industriale».
Di fronte a questa sfida l’Italia parte da posizioni arretrate. In particolare è grave il ritardo del ruolo pubblico, che è invece stato fondamentale per il decollo dei nuovi settori energetici in tutti i Paesi che appaiono oggi più competitivi. L’analisi contenuta nel rapporto ENEA evidenzia la forte contrazione della spesa pubblica per le attività di ricerca e sviluppo in campo energetico. Negli ultimi cinque anni questo valore specifico di R&S è precipitato rispetto al PIL e il confronto con quanto avvenuto nei principali Paesi europei marca impietosamente la distanza che ci separa dall’Europa. In modo particolarmente evidente nel settore delle fonti rinnovabili, ove la struttura delle industrie manifatturiere nazionali mostra una minore concentrazione, una dimensione media di impresa inferiore ed un grado d’innovazione modesto, ancorché con qualche eccezione di rilievo.
Rinnovabili un’occasione mancata: Si tratta di un ritardo che peserà presto anche in termini economici su quello sviluppo tecnologico cui l’Italia è chiamata comunque a partecipare.Chi non avrà investito in ricerca e sviluppo nelle nuove tecnologie – sottolinea a chiare lettere il rapporto ENEA – si troverà infatti da un canto a dover pagare per incentivare la produzione di energia dalle rinnovabili, e d’altro canto ad importare la relativa tecnologia da quei Paesi che si sono mossi con lungimiranza. Inoltre dovrà anche pagare il mancato rispetto degli impegni assunti a livello internazionale per la riduzione della CO2.
Il che, del resto, è quanto sta già avvenendo nel nostro Paese, dove l’incentivazione della generazione elettrica dalle nuove fonti rinnovabili sta già comportando oneri pesanti per il “sistema Paese”. A tutto ciò segue la constatazione che nei confronti di questo settore industriale l’Italia sta sprecando un’occasione irripetibile. Oltre alla riduzione degli impatti ambientali – sottolinea infatti il Rapporto ENEA –lo sviluppo delle tecnologie per la produzione di energia rinnovabile consente di entrare in mercati ad elevati tassi di crescita. La dinamica delle esportazioni mondiali nel settore delle fonti rinnovabili mostra, infatti, incrementi superiori a quelli della media degli altri settori manifatturieri. Con tendenze di espansione dei mercati che risultano ulteriormente rafforzate dalla vertiginosa ascesa dei prezzi petroliferi. Nel 2007 il settore delle rinnovabili ha attirato su scala mondiale investimenti per 148 miliardi di dollari, con un incremento di quasi il 60% rispetto all’anno precedente. Le imprese del settore hanno rappresentato il 19% di tutto il capitale addizionale che è stato investito nel comparto energetico. Nello stesso anno il 23% della nuova potenza installata a livello mondiale, pari a circa 31.000 MW, è riferibile a fonti rinnovabili. Il mercato che si profila è, dunque, immenso, mentre il tempo che resta a disposizione per entrarvi – per quei Paesi che, come l’Italia, ne sono ancora tagliati fuori - si sta esaurendo.

www.enel.it


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lunedì, 25 agosto 2008

ANNOI, OZI DEL MONDO ABBIENTE



C’è crisi economica in Gran Bretagna  ma, a sorpresa, c’è chi si frega le mani. Mentre le banche perdono miliardi e il settore immobiliare e' in affanno, i consumi di cioccolato e pizza sono in forte crescita. Le cause: la prima migliora l'umore e la seconda costa meno che andare al ristorante. In aumento anche le vendite di padelle e macchine per il caffe'.

Non stupitevi se c’è pure chi aneli alle bollicine del Cavalier Gazzoni.

Amenità.

Amenità, si, annoi, ozi del mondo abbiente,  barcamenato tra ugge, sospiri e sopiti incanti, stretto tra indisponibili possibilità e roventi calure estive.

Ci si riposa, con seltz, ma ci si riposa.

Lasciano correre il tempo, andare l’attenzione i britisc. Nondimeno fanno le dottrine economiche, rimarcano fallacie altroché amenità, mostrano tristezze mai sopite

Si prende fiato, si profilano stravolgimenti.

Nuove alchimie hanno da imporsi che i Consumatori dobbono coniugare; equilibri nuovi di zecca, pratiche di consumo la cui Misura deve trovare nuovi assetti così da rinfrancare redditi, rimpinguare risparmi  dare adito  a nuovi equilibri la cui risoluzione si mostrerà difficile, complessa, severa.

Le risorse di responsabilità dovranno trovare sprone; difficile dire di più, non è il tempo, la bruma ancora alta.

 

Mauro Artibani

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Eolico e nucleare

Anche in Francia, come in Italia, il grande assente dal discorso sul futuro dell´energia è il risparmio energetico, l´eliminazione dell´immenso spreco non solo domestico e industriale, ma anche nelle produzione e distribuzione dell´energia. Così, per giustificare le nuove centrali nucleari e non fermare quelle vecchie si invocano i superconsumi che secondo gli ambientalisti francesi sono «un vero sport nazionale».

I nuclearisti francesi (e probabilmente quelli italiani tra poco) si lamentano che la Contribution au service public de l´électricité (Cespe), ben visibile sulle fatture Edf, sia destinata alle energie rinnovabili, anche se si tratta di un´infima frazione di questa tassa, la sola cosa che "obbliga" l´Edf a investire anche nell´eolico che, dal punto di vista della progettazione e dei costi di costruzione (e degli immensi finanziamenti pubblici che riceve) è molto meno interessante. Negli ultimi 12 anni in Europa sono stati installati circa 45.000 megawatt di eolico, con una capacità produttiva teorica che equivale a quella di una ventina di reattori nucleari che quindi, con una politica di risparmio energetico efficace, non avrebbero bisogno di essere costruiti.

Durante questo periodo solo uno o due reattori sono entrati in servizio in Europa, il rilancio del nucleare è avvenuto grazie all´aumento del prezzo del petrolio e del gas e per il nuovo protagonismo russo nel settore che ha spinto soprattutto francesi ed americani a proporsi sui mercati mondiali (soprattutto cinese, asiatico e medio-orientale) con una campagna sul nucleare pulito e sicuro che sfrutta sia la paura per la penuria energetica che la dimenticanza per la catastrofe nucleare di Cernobyl. Lo stallo del costoso e non gradito nucleare aveva permesso di spostare risorse e finanziamenti verso le energie alternative, dando all´Europa un ruolo di guida nel settore che ora rischia di perdere proprio mentre viene chiesto di raggiungere il 20% di energie rinnovabili e il 20% di risparmio energetico entro il 2020.

E´ indubbio che in questi ultimi anni sia stata la filiera dell´eolico a svilupparsi di più e che un pezzo di industria nucleare ha cercato di adeguarsi e di occupare parte di questo nuovo e "fastidioso" mercato: in Francia il gruppo Jeumont, che appartiene al gigante nucleare pubblico Areva, è uno dei maggiori produttori di pale eoliche. Il problema per gli anti-eolico e pro-nucleare è che per realizzare un impianto eolico in Europa sono necessari in media 5 anni, per costruire una centrale nucleare ce ne vogliono almeno 10 e che il MW eolico installato costa la metà di un MW nucleare.

Se si prende a riferimento il programma energetico tedesco per gli ultimi 6 anni, si scopre che per ogni giorno lavorativo sono stati installati da 9 a 10 MW di eolico e che questa è diventata un´operazione routinaria e che ormai in Germania (al contrario dell´Italia) tra la fine dei lavori per gli impianti eolici e la loro messa in servizio passano pochi giorni. Invece, la costruzione di una nuova centrale nucleare Epr richiede teoricamente 6 o 7 anni (molti di più in realtà), con una fase di collaudo di molti mesi e un´entrata in piena produzione ancora più tardi.

Con lo stesso investimento iniziale di 3 miliardi di euro (che diventeranno molti di più alla fine della realizzazione dell´Epr come dimostra l´esperienza in atto in Finlandia) a ritmi tedeschi si potrebbe costruire in un anno un parco eolico da 3 GW, che in 5 o 6 anni avrebbe già prodotto l´equivalente di quanto farà l´Epr al momento della sua problematica entrata in servizio.

In un contesto di liberalizzazione del mercato dell´elettricità il dinosauro pubblico dell´industria nucleare, che richiede investimenti per miliardi di euro e l´assicurazione di un rischio che rimane e si accresce con il numero delle centrali e l´invecchiamento di quelle esistenti (con lo Stato che dovrà gradualmente ritirarsi), la realizzazione di centrali nucleari potrebbe diventare più complicata. E´ forse per questo che c´è la spinta ad accelerare per le nuove centrali e che le grandi aziende energetiche cercano un riposizionamento sul mercato nucleare finché ci sono soldi pubblici, infilandosi in particolare in quello dei Paesi ex sovietici. Ma è anche per questo che Paesi nucleari, civile ed ancor più militare, come Russia, Cina, India e Pakistan, stringono la presa dello Stato sulla filiera nucleare, nonostante tutti sappiano che a questo ritmo le riserve di uranio rischiano di non essere più sufficienti entro la fine del secolo.

Ma c´è un altro fattore che gioca in favore dell´eolico rispetto al nucleare: l´occupazione e il consumo di territorio. Se si prende come esempio una centrale nucleare Edf, si scopre che produce 100 GW per ettaro occupato (di più in riva al mare, ma in questo caso il paragone dovrebbe essere fatto con l´eolico off shore), mentre un impianto eolico si sviluppa in verticale ed occupa una superficie a terra di non più del 10% in rapporto all´ampiezza delle sue pale, quindi installabili tranquillamente anche in un´area agricola, un rapporto densità energetica - superficie occupata che è equivalente. Ma l´eolico, una volta installato, non ha bisogno delle enormi quantità di acqua delle centrali nucleari (che quindi non possono essere realizzate ovunque) e soprattutto non ha bisogno di un perimetro di sicurezza che tenga lontano i terroristi, mantenga il segreto e faccia da cuscinetto per i ripetuti incidenti piccoli e grandi all´interno delle centrali e che richiede altra occupazione di suolo.

da:
http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=15087

Ora ditemi guardando le foto messe a confronto... perche' quelle a destra vanno bene mentre l'eolico fa gridare all'impatto ambientale? Produce energia pulita e non ci sono problemi di elettrosmog o radiazioni!

immagine

Etere - Monte Limbara da bel_riose.


domenica, 24 agosto 2008

Chi l'ha visto : Che fine ha fatto THOR?

Già non se ne parlava prima... adesso è proprio sparito... questo è l'ultimo  articolo che ho trovato...

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THOR non è la figura mitologica dei Vikinghi, noto come il terribile dio del tuono, ma l’acronimo di un sistema snello e rivoluzionario di eliminazione radicale dei rifiuti solidi urbani di realizzazione totalmente italiana.

Questa notizia che circola di tanto in tanto sui “piccoli” media è di quelle che fanno tremare i polsi e le tasche dei magnati degli inceneritori, chiamati impropriamente termovalorizzatori.

I grandi media si son ben guardati dal diffonderla, forse perché ancora in fase di sperimentazione o magari proprio per la sua semplicità come l’uovo di Colombo.


THOR, acronimo di “Total HOuse waste Recycling” o riciclaggio completo dei rifiuti domestici, è una tecnologia ideata e sviluppata interamente in Italia dalla ricerca condotta dalla Società ASSING SpA di Roma e convalidata dall’equipe del dottor Paolo Plescia dell’ISMN-CNR (Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati del CNR), massimo organo di consulenza per i ricercatori dei nostri atenei.

L’impianto che occupa non più di 300 mq. ed è trasportabile, è in fase di avanzata sperimentazione e si basa proprio su un processo di raffinazione a freddo dei materiali indifferenziati che vengono trattati separando tutte le componenti utili dalle sostanze dannose. I rifiuti solidi urbani, dopo la separazione, vengono ridotti a dimensioni microscopiche inferiori a dieci millesimi di millimetro. In altre parole il Thor è un sistema che permette di recuperare e raffinare tutti i rifiuti indistinti e trasformarli in una poltiglia omogenea, purificata dalle parti dannose, per essere riutilizzata come combustibile dall’elevato potere calorico, bypassando completamente la raccolta differenziata che tanto assilla i cittadini.

Secondo i comunicati stampa del CNR, il THOR si propone come soluzione alternativa ai grandi impianti di smaltimento in discarica e di incenerimento e al concetto del concentramento dei rifiuti in mega-impianti di trattamento, che determinano alte concentrazioni di inquinanti, contaminanti e fumi zeppi di sostanze pericolose per la nostra salute.

La polvere che se ne ricavava (10 Kg. ogni tonnellata di rifiuti), pallettizzata, diventa un combustibile paragonabile ad un carbone di prima scelta, utilizzabile con qualunque tipo di sistema termico, e pirolizzata se ne ricavano olii per biodiesel, per caldaie a vapore, per sistemi di riscaldamento centralizzati e per impianti di termovalorizzazione delle biomasse senza produrre pericolo di diossina sprigionata dai comuni inceneritori in commercio. Il prototipo THOR, tra i primi impianti meccano-chimici al mondo, testato nel piccolo Comune di Montelibretti nei pressi di Roma, tritura mediamente fino a otto tonnellate l’ora e non ha bisogno di un’area di stoccaggio; non è termico e quindi non è necessario tenerlo sempre in funzione, anzi può essere acceso alla bisogna. Poiché è trasportabile, è utile per contrastare le emergenze e in tutte le situazioni dove è necessario trattare i rifiuti velocemente e senza scorie; ha un costo estremamente contenuto: un impianto da 8 tonnellate/ora costa 2 milioni di euro a fronte di almeno 600 milioni dei termovalorizzatori. Quanto all’emergenza Campania, con questi dati, basterebbero 37 THOR ed una spesa di 74 milioni di euro per dire addio alla produzione di immondizia dell’intera regione. Mentre con 100 “macinatori” THOR in un solo anno potrebbero sparire 7 milioni di tonnellate di ecoballe accumulate negli anni alimentando inoltre numerosissimi riscaldamenti centralizzati, poiché è in grado di ricavare cinque volte l’energia per chilo rispetto ad un inceneritore con spese di costruzione 33 volte inferiori ed un impatto ambientale zero.Siti di stoccaggio, discariche ed inceneritori verrebbero definitivamente mandati in soffitta.

Significative dichiarazioni di Plescia:

”abbiamo un impianto a Torrenova (ME) che sta lavorando mediamente 4 tonnellate di tal quale al giorno e fra breve verrà spostato su Catania. Stiamo realizzando un secondo impianto nel Lazio e, a fronte di un accordo con uno dei più grandi gruppi di cementiere europee nel Piemonte, stiamo per realizzare una delle più importanti reti di impianti CDR vero, non le porcherie che fanno le varie NU del mondo”. “Trattasi di un impianto di taglia medio-piccola da 20 mila tonnellate di rifiuti l’anno che presenta costi di circa 40 euro per tonnellata di materiale trattato”, a fronte di ameno 250 per un inceneritore. Il prodotto che esce da THOR è sterilizzato perché le pressioni che si generano nel “mulino”, dalle 8000 alle 15000 atmosfere, determinano la completa distruzione delle flore batteriche; non produce odori da fermentazione; resta inerte dal punto di vista biologico, ma combustibile”.

Lo scienziato mi assicura infine che la conclusione della sperimentazione, la realizzazione e commercializzazione di un primo impianto industriale, completo di tutte le parti tecnologicamente innovative, è prevista tra sei mesi e comunque entro il 2008. “Al momento l’applicazione THOR può essere utile per comunità abitative fino a 40.000 abitanti e dove scarseggia l’acqua potabile”, tanto che è già stata commissionata dal sindaco dell’isola di Procida (Napoli) e dal cui uso ne trarrà energia termica per alimentare un dissalatore.

(non mi ricordo dove ho preso l'articolo... sorry)

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Precedente post di Social Prosumer :

 qui il filmato fatto dalla TV La7


Ascolta l'intervento tenuto dall' ing. Paolo Plescia alla manifestazione organizzata dalla CGIL giorno 7 maggio 2008, (www.tempostretto.it ):