***********************
Scrivi anche tu in questo blog
***********************

LE TECNONEWS DELLA SETTIMANA – Nasce nei laboratori dell’Ohio State University un nuovo materiale che supera due dei principali ostacoli ancora associati all’energia solare: assorbire in una sola volta tutta l’energia contenuta nella luce visibile e generare gli elettroni in modo da renderli più facilmente catturabili. Per ottenere queste performance un team di chimici ha combinato elettricamente la “plastica conduttiva”, vale a dire resine plastiche incorporate con polvere o fibre di carbonio, con metalli come il molibdeno e il titanio. Il risultato ottenuto è stato un materiale ibrido capace di catturare tutta la gamma dei colori dell’arcobaleno, quella porzione dello spettro elettromagnetico visibile dall’occhio umano, approssimativamente compresa tra 400 e 700 nanometri di lunghezza d’onda e che coincide con la regione di massima emissione da parte del sole. Nel processo fotovoltaico si ha nel materiale semiconduttore la creazione di una coppia di cariche (elettrone-lacuna) che vengono raccolte attraverso opportuni tipi di contatti elettrici. Per avere un’alta efficienza (in termini di numero di cariche elettriche raccolte per fotone incidente) si deve poter separare velocemente la coppia prodotta, per evitarne la ricombinazione con l’atomo da cui provengono. Gli elettroni, infatti, rimangono liberi per una piccola frazione di secondo prima ritornare negli atomi. Nel materiale ibrido, assicurano i ricercatori, le cariche hanno a disposizione tempi di separazione notevolmente più lunghi (200 microsecondi contro i 12 picoseconds). Questo lungo stato eccitato in cui si trova l’elettrone dovrebbe permetterci di manipolare meglio la separazione di carica”, ha spiegato Malcolm Chisholm, professore universitario e presidente del Dipartimento di Chimica all’Ohio State University. Alle condizioni attuali il materiale è ancora lontano anni da un possibile sviluppo commerciale, ma – ha aggiunto – questo esperimento fornisce una prova di concetto che offre un ulteriore linea di sviluppo per le celle solari. Chisholm dopo aver ricevuto il finanziamento della National Science Foundation sta ora lavorando con altri scienziati al fine di sviluppare ulteriormente il materiale, come parte dell’Advanced Materials Initiative, uno dei programmi TIE (Targeted Investment in Excellence) dell’università.
Le altre tecnonews
Human Pump: un passo, una goccia
Scorie italiche, dove finiranno?
Mentre si parla di centrali future il problema delle scorie radioattive italiane resta irrisolto. L'ipotesi del sito unico di stoccaggio si allontana ed emerge quella di esportarle negli Usa, da dove però potrebbero tornare al mittente.
Nucleare, una Fata Morgana in Finlandia
Il cantiere della centrale nucleare di Olkiluoto, esempio citatissimo dai nuclearisti europei, continua a ingoiare miliardi e così svanisce il miraggio dell’elettricità a basso costo.
Strategia globale per rottamare petrolio e nucleare
Il nuovo rapporto di Erec e Greenpeace parla di rivoluzione energetica: come soddisfare il 56% della domanda di energia primaria mondiale al 2050 con le rinnovabili e risparmiare 14mila miliardi di euro in combustibili fossili.
Il piccolo eolico britannico
La notevole crescita del micro e mini eolico nel Regno Unito e le prospettive soprattutto nel settore domestico e nelle piccole aziende. Oltre 2 milioni di utenze potenziali.
L'energia del pellet
L'Italia è prima in Europa per numero di stufe a pellet installate. La segatura pressata è un combustibile con diversi vantaggi e in continua crescita. Ne parliamo con Marino Berton, coordinatore dell'Associazione Italiana Pellets.
Mercato fotovoltaico, previsioni a breve
Secondo la ricerca di mercato della società tedesca EuPD Research le installazioni fotovoltaiche in Italia cresceranno in media fino al 2010 del 119% annuo. Il giro d’affari toccherà il prossimo anno 1,2 mld di euro
|
commenti
Il tentativo di resuscitare il nucleare rischia di far perdere all'Italia un altro treno per una leadership nelle tecnologie verdi. Venti anni fa non colse questa opportunità, e oggi verrebbero deviate risorse e intelligenze. L'editoriale di Gianni Silvestrini.
Il polverone sollevato in questi giorni sui costi legati al raggiungimento degli obbiettivi di Kyoto e la contemporanea svolta nucleare del governo impongono una riflessione di fondo sulle opportunità (mancate) del paese e sulle importanti decisioni dei prossimi mesi che rischiamo di replicare il film delle scelte perdenti.
Quando l’Italia uscì dal nucleare 20 anni fa, perse un’occasione storica per reindirizzare la propria politica energetica. Se avesse infatti puntato con determinazione sulle rinnovabili avrebbe creato nel corso degli anni Novanta una importante industria che, ora, in pieno boom mondiale delle energie verdi, potrebbe giocare un ruolo di rilievo con esportazioni per molti miliardi di euro all’anno.
Né si può dire che i tempi erano prematuri, perché proprio in quel periodo la California si lanciava nell’eolico e nel solare termodinamico, il Giappone e la Germania nel fotovoltaico, la Danimarca nell’eolico, mentre il nucleare entrava in un inarrestabile oblio.
Dunque, un’occasione persa per la mancanza di visione strategica della nostra classe politica e imprenditoriale.
Adesso ci troviamo in un altro momento critico, di svolta, se vogliamo di segno opposto. Infatti siamo di fronte ad un riorientamento degli investimenti verso le fonti rinnovabili, con una crescita rapidissima a livello internazionale, rafforzato in Europa dall’obbiettivo legalmente vincolante al 2020.
Non si tratta perciò questa volta di fare da apripista, ma di trovare uno spazio nel processo di gigantesca trasformazione avviatosi. Questo rinnovamento può offrire grandi opportunità alle nostre industrie ma, in mancanza di rapida reattività del sistema, rischia di relegarci nel ruolo di paese importatore di tecnologie verdi.
Dunque, invece di lamentarsi, governo e imprenditori dovrebbero comprendere come sfruttare l’obbiettivo del 2020 per creare una solida industria delle rinnovabili in grado, nel giro di 5-6 anni, di esportare tecnologie nel mercato energetico con i più alti tassi di crescita.
E invece? Sottraiamo intelligenze, tempo e risorse per inseguire una soluzione in cui partiamo da zero, non esiste un consenso politico e non riusciremo mai a ricavarci un reale spazio nella competizione internazionale.
Senza contare che i nostri reattori, entrando in funzione tra il 2022 e il 2030 non potrebbero aiutarci a raggiungere gli obbiettivi legalmente vincolanti della fine del prossimo decennio (rinnovabili e riduzione dei gas climalteranti), rendendo altamente probabile il rischio di forti sanzioni per il nostro paese.
E quando mai le centrali dovessero vedere la luce, dovrebbero confrontarsi con i costi delle rinnovabili che nel giro di 10-15 anni saranno diventate altamente competitive. Dunque, una scelta che dal punto di vista della politica industriale rischia di essere un altro fallimento, distogliendo l’attenzione dalla vera sfida di creare una solida industria dell’efficienza e delle rinnovabili.
Riepilogando: venti anni fa alla chiusura del nucleare non è seguito un cambiamento strategico di politica energetica, facendoci perdere un’occasione storica di leadership nelle tecnologie verdi. Adesso che il treno delle rinnovabili è già partito a livello internazionale, la riapertura del capitolo del nucleare rischia di farci perdere l’occasione di un riaggancio e di provocare una irreversibile marginalizzazione industriale.
Gianni Silvestrini
|
commenti AGI) - Roma, 30 ott - Se gli ogm non si vedono in etichetta allora e’ un inganno per i consumatori. E’ quanto afferma Simona Capogna dell’Esecutivo Nazionale Verdi Ambiente e Societa’ (VAS). L’Europa procede con le autorizzazioni di nuove varieta’ di Ogm.
L’ultima, di ieri, consente l’importazione per 10 anni di una nuova varieta’ di cotone geneticamente modificato (LLCotton25) brevettato dalla Bayer CropScience. A settembre la stessa azienda multinazionale aveva esultato per essere riuscita a piazzare sul mercato europeo la soia transgenica A2704-12.
Questi prodotti vengono utilizzati soprattutto negli allevamenti (mangimi) e in parte come oli per l’alimentazione umana (per prodotti fritti, prodotti da forno e snack). In pratica, -rileva la Capogna - i consumatori hanno difficolta’ a rintracciare sull’etichetta la presenza degli Ogm: la legislazione non prevede di dichiarare l’utilizzo di Ogm nell’alimentazione animale, mentre per gli altri prodotti l’obbligatorieta’ subentra solo quando l’ingrediente transgenico supera la percentuale dello 0.9%. Mentre, quindi, e’ evidente il desiderio dei cittadini di informarsi per “mangiare sano” (il 78% degli italiani, secondo l’ultima indagine dell’istituto Demopolis non desidera mangiare Ogm), assistiamo ad un’invasione del mercato di prodotti “non desiderati” e non etichettati. (AGI)
|
commenti 
C’è chi ce la mette proprio tutta.
Intervenendo il 23 ottobre ad una audizione al Senato, il governatore di Bankitalia,Mario Draghi, con soave candore dice:
''Calano i consumi delle famiglie, sotto il peso dell'erosione del reddito disponibile a causa dell'inflazione e dell'aumento del servizio del debito. Le inchieste congiunturali rilevano pessimismo tra imprese e famiglie''.
Beh, a questo punto, mi trovo costretto a fare le pulci al suo dire.
L’erosione del reddito era già iniziata al tempo della bonaccia inflativa; pure il debito, già oltre i livelli di guardia, quand’ anche il costo fosse sopportabile.
Il problema è che, da troppo tempo, c’è in giro troppa roba da dover acquistare per far crescere l’economia; troppo poco denaro per farlo: se senza soldi non si canta messa come sarà laicamente possibile consumare?
Se le inchieste congiunturali rilevano pessimismo, quelle strutturali – c’è da scommetterci – rileverebbero depressione.
Il giocattolo si è rotto!
Essì, troppa offerta, poco reddito, troppo debito, poca chiarezza sul credito, troppo alto il costo di una Domanda subita dai consumatori, un mondo già troppo “scarupato” e, per l’amor di Dio, mi fermo qui.
E se, stimatissimo governatore, Lei sembra fare il fintotonto, fintotonto per fintotonto accetto la sfida e da Professional Consumer faccio il fintotonto anch’io.
Se riduco i consumi, magari quelli d’eccesso, si riduce l’inflazione, aumenta il risparmio, si riduce il debito e il costo del debito.
In via subordinata, una moratoria sul debito dei consumatori: si fa pari e patta e si ricomincia.
Altrimenti un bel ricatto: se c’è una cosa appetibile sul mercato è la Fiducia, i Consumatori ne hanno scorte alla bisogna.
Manca solo il prezzo.
Mauro Artibani
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org
|
commenti Una bella doccia rilassante è l'ideale dopo una giornataccia in ufficio tra odiosi colleghi e il traffico beccato sul Raccordo. Una doccia lava via lo stress, è utile a sentirsi rigenerati. Sì ma, con moderazione. Spesso sotto la doccia si passano le ore, momenti solitari, o magari in ottima compagnia. Quello che è certo è che sotto la doccia passa il tempo e passa l'acqua. Per ovviare agli sprechi eccessivi un gadget più che utile: Eco Showerdrop.

A forma di simpatica goccia blu, il dispositivo seguirà chiunque volentieri sotto la doccia: il suo compito e uno solo e lo fa dannatamente bene. Basta settare un limite massimo di acqua da utilizzare per la doccia e al resto ci pensa lui: una volta raggiunto il limite desiderato, il cosino inizierà a emettere una serie di beep, che cesseranno solo quando il rubinetto sarà chiuso. Tutto grazie ad un sistema intelligente che calcola l'acqua erogata.

Lavi i panni e usi l'acqua di scarico per il water (meglio non fare il contrario...)
pagina web http://www.nikoladesign.com/portfolio4.html
Un portatile alimentato da energia solare ideato dal designer - Nikola Knezevic assolutamente fantastico. Il pannello solare è rimovibile e comprende ilGPS, al'ccesso internet e telefono satellitare
.

Nel 2007 trasformate nell'Unione europea 52,5 milioni di tonnellate di plastiche: e il recupero supera il 50%.
Le principali federazioni europee di settore - PlasticsEurope, EuPC, EuPR ed EPRO – hanno pubblicato nei giorni scorsi il report “Compelling Facts about Plastics 2007”, che contiene alcuni interessanti dati su consumi e riciclaggio di materie plastiche in Europa.
Nei 27 Paesi dell'Unione Europea più Norvegia e Svizzera (EU27+NO/CH) sono state trasformate lo scorso anno 52,5 milioni di tonnellate di materie plastiche, con una crescita del 3% rispetto all'anno precedente. I principali consumatori di plastiche si confermano Germania e Italia, ognuno con circa il 40% del trasformato europeo. Quasi il 50% dei polimeri processati sono poliolefine: 18% polipropilene; 17% LDPE e LLDPE; 12% HDPE. Seguono PVC (12%), polistirene ed EPS (8%), PET e PUR (ognuno con il 7%). I principali settori di destinazione delle materie plastiche sono l'imballaggio (37% del totale), Edilizia e costruzioni (21%), automotive (8%), elettrico/elettronico (6%).
I 29 Paesi presi in considerazione dallo studio producono il 25% delle materie plastiche a livello mondiale, per un volume intorno a 65 milioni di tonnellate. Tra i Paesi produttori, al primo posto si trova la Germania (7,5% della produzione a livello globale), seguita da Benelux (4,5%), Francia (3%) e Italia (2%).

Fonte: Compelling Facts about Plastics 2007
Le attività di recupero post-consumo sono cresciute di un punto percentuale, raggiungendo il 50% tra recupero energetico (cresciuto del 3%) e riciclaggio vero e proprio (+11%) su un totale di 24,6 milioni di tonnellate di rifiuti plastici (23,7 milioni nel 2006). In termini globali, il recupero energetico si situa intorno al 29,2%, per circa 7,2 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, mentre quello meccanico e chimico è salito dal 19,5% al 20,4% (5 milioni di ton).
In nove Paesi, che rappresentano il 29% della popolazione, si è raggiunta una quota di recupero superiore all'80%: questi paesi virtuosi sono Svizzera, Danimarca, Germania, Svezia, Belgio, Austria, Paesi Bassi e Norvegia. D'altro canto, in metà dei Paesi membri dell'Unione europea il recupero non arriva al 30%, anche a causa di alcuni limiti – più politici che tecnologici – al recupero energetico, che gioca un ruolo di primo piano nel ridurre la quantità di rifiuti conferiti in discarica. Nel complesso, lo scorso hanno sono finite in discarica 12,4 milioni di tonnellate di plastiche, volume rimasto immutato rispetto al 2006, nonostante la crescita dei consumi di polimeri.
Da rilevare che le esportazioni di rifiuti plastici post-consumo dai paesi considerati (EU27+NO/CH) continua a crescere: nel 2007 ha toccato le 650mila tonnellate, con una crescita del 3% rispetto all'anno precedente.
A livello mondiale, nel 2007 il consumo di materie plastiche si è attestato a 260 milioni di tonnellate contro 245 milioni di tonnellate del 2006.
Per scaricare lo studio: Compelling Facts about Plastics 2007
da Polimerica
|
commenti
|
commenti (ANSA) - I consumatori italiani sono sempre piu' sensibili alle tematiche ambientali, ma l'offerta e' ancora inadeguata da parte delle aziende. La fotografia emerge da ''Alla ricerca di nuovi giacimenti di consumatori retail: dal Green Stakeholder al Green Consumer'', uno studio condotto dalla societa' di consulenza internazionale Arthur D. Little su una popolazione di oltre 1.000 consumatori a livello nazionale, di eta' compresa fra i 18 e i 60 anni.
L'indagine rivela una forte consapevolezza da parte del consumatore al dettaglio rispetto alla sostenibilita' ambientale: l' 80% degli intervistati la ritiene un tema attuale ed urgente, mentre il 18% e' scettico e pensa che sia ormai troppo tardi per intervenire, e solo il 2% ritiene che sia un tema da rimandare ad un lontano futuro. Secondo i dati il 68% degli italiani si impegna quotidianamente a favore dell'ambiente nei propri acquisti, nelle modalita' di trasporto, nei consumi di energia e nella scelta dei servizi. Grande impegno e' richiesto dal campione alle aziende, sia per un dovere nei confronti dell'ambiente (44%) e sia per essere piu' attrattive (53%). Le aspettative maggiori vanno verso il settore della grande distribuzione organizzata (98%), ma anche l'industria dei servizi finanziari puo' e deve giocare un ruolo concreto in termini di sostenibilita' ambientale per l'81%. Secondo la ricerca, inoltre, il consumatore potenzialmente 'verde' chiede semplicemente di essere servito: piu' del 50% degli intervistati dichiara infatti di essere disposto ad acquistare piu' eco-prodotti a fronte di un aumento dell'offerta e dell'informazione. (ANSA).
|
commenti Oggigiorno è di moda riutilizzare i rifiuti, convertendoli in energia o trasformandoli persino in capi d'abbigliamento, vediamo come...
In tanti stanno scoprendo nuovi modi di sfruttare la spazzatura.
A Spittelau (Austria), si trova uno degli inceneritori più all'avanguardia di tutta Europa. Qui ogni anno, il 50% dei rifiuti viene utilmente convertito in calore, così come a Deptford, cittadina inglese a sud della capitale, è situata una centrale termoelettrica che funziona proprio grazie all'incenerimento di rifiuti.
Situazione ancora più singolare è quella esistente in Italia nella piccola città in provincia di Cesena, Sogliano al Rubicone, dove i cittadini non pagano le tasse, nè le rette per asili nidi e scuole materne, e le spese univeristarie vengono rimborsate. Tutto questo grazie ad un impianto di smaltimento dei rifiuti che ogni anno porta nelle casse comunali circa 11 milioni di euro.
Anche in Toscana, a Piccioli, l'inceneritore frutta un'ingente cifra al comune:15 milioni di euro l'anno. Qui l'energia prodotta con la spazzatura non costa quasi nulla, e le tasse sono a dei livelli minimi.
Ovviamente però esiste anche il rovescio della medaglia, gli ambientalisti reclamano contro l'inquinamento causato da discariche ed inceneritori e contro la loro pericolosità perchè emettono sostanze dannose. Quindi, piuttosto che costruire costosissimi impianti che trasformano i rifiuti in energia, gli ecologisti affermano che la cosa migliore da fare contro l'inquinamento resta la raccolta differenziata che permette di riutilizzare i materiali di scarto riciclandoli.
Esistono infatti varie aziende italiane con clienti da tutto il mondo che utilizzano vecchi rifiuti per farne: imbottiture per giacche a vento, tappetini per auto, maglioni, cartelli stradali, altalene, mobili da giardino, ecc..,usando le scaglie di bottiglie di plastica, gomma riciclata, e plastica in genere per ricavarne un materiale simile al legno.
Infine sono sempre utili alcuni accorgimenti per limitare la produzione di rifiuti individuale: preferire l'utilizzo dei contenitori di vetro invece di quelli di plastica, le confezioni di carta e cartone a quelle di plastica, cercare di evitare le bibite in lattina e i contenitori in alluminio, utilizzare la carta per le fotocopie su entrambi i lati e non gettare via apparecchiature ed elettrodomestici prima di avere davvero verificato l'impossibilità di ripararli.
da Archbio
|
commenti (1)Anche per il pneumatico si profila un futuro di economia gestionale e di rispetto ambientale. L’orientamento è emerso nella «Giornata dell'Innovazione» al Centro Tecnologico Michelin di Clermont-Ferrand, Francia, la struttura cardine della multinazionale francese che investe annualmente 600 milioni in ricerca e sviluppo. Operativa da metà Anni Sessanta, si estende su 450 ettari, ha 19 piste di prova (per complessivi 41 km) e impiega oltre 3.200 addetti. Il tutto a sovrintendere una produzione di circa 190 milioni di pneumatici/anno. «Oggi - ha spiegato Didier Miraton, uno dei top manager del Gruppo - il pneumatico è responsabile per il 30% del consumo di un autoveicolo; occorre quindi migliorare questo aspetto, curando parallelamente sicurezza e durata».
In campo automobilistico la risposta più avanzata di Michelin si chiama Energy Saver, sul mercato da un anno, che beneficia di nuovi procedimenti di fabbricazione e utilizza materiali che ne riducono il peso del 10% e ne ottimizzano il comportamento stradale. Un confronto fra due Mercedes C 220 CDI ha evidenziato come quella equipaggiata con Energy Saver abbia ottenuto una riduzione dei consumi pari a 0,2 litri ogni 100 km, corrispondenti a un abbattimento di CO2 di 4 g/km.
Inoltre, in una serie di test su bagnato a 70 km/h, questo pneumatico ha «firmato» una riduzione degli spazi d’arresto da 2,2 a 2,4 metri, assicurando un anno di vita in più (15mila km).
Alcune delle sue tecnologie sono estese al nuovo X Energy Saver Green per i veicoli industriali pesanti, settore dove il costo del carburante rappresenta oggi il 27% della spesa, contro il 19% di 10 anni fa. In pista si sono sfidati due pesanti Renault: inserendo il «folle» a 35 km/h, quello con coperture X Energy Saver Green ha percorso da 30 a 50 metri in più prima di fermarsi. Scorrevolezza si traduce nel primo ciclo di vita del pneumatico in 1.000 litri di gasolio risparmiati e in meno 2,5 tonnellate di CO2. Nell’agricoltura il prodotto più innovativo si chiama XeoBib, pneumatico per trattori con potenze da 80 a 200 Cv che, grazie alla formulazione delle mescole e al battistrada con profilo piatto, può essere utilizzato con una pressione inferiore o pari a 1 bar. Riduce drasticamente il compattamento del terreno e aumenta l'impronta del 24%, incrementando del 10% la trazione, con risparmio di tempo e carburante. Inoltre la durata aumenta del 25%, le vibrazioni si riducono e il comportamento stradale migliora.
Una evidente prova di forza viene fornita dal pneumatico 59/80R63 XDR che si pone al vertice della gamma cava/miniere a cielo aperto. E' da record: il più grande al mondo, con i suoi 4,03 metri di altezza, 1,50 di larghezza, oltre 5.000 kg di peso. La messa a punto è stata determinante nello sviluppo del Caterpillar 797B, in grado di trasportare 360 tonnellate di carico, per complessive 600 tonnellate. Garantisce una durata superiore del 25% rispetto allo standard e può essere completato dal sistema Mems per il controllo a distanza della pressione e della temperatura. Da record anche il suo costo: circa 63.000 dollari.
ALBERTO CALLIANO - da LaStampa.it
|
commenti La Lega Consumatori torna sulla pubblicità che in questi giorni 3 Italia sta mandando in onda sui maggiori canali televisivi (vedasi anche H3G a caccia di nuovi clienti). E lo fa con una nota ben esplicita.
“L’accattivante campagna pubblicitaria dell’operatore “3″ che in questi giorni impazza su tutti gli schermi televisivi - scrive l’associazione - sembra ricalcare il consiglio che le associazioni dei consumatori fornivano a tutti gli utenti, in occasione dei recenti aumenti dei due operatori mobili principali: “il tuo operatore aumenta le tariffe? Cambia operatore“. Peccato che proprio “3″ sia stata recentemente multata dall’Antitrust per aver limitato o ritardato “in misura sostanziale, la possibilita’ per i consumatori di migrare verso altri operatori di telecomunicazione“. Come dire: “fate come dico io, ma non fate come faccio io“
|
commenti La sostenibilità ambientale è uno dei fattori che maggiormente influenzano i consumatori francesi e spagnoli quando acquistano prodotti alimentari. Lo rivela una nuova ricerca presentata allo Sial di Parigi.
L'indagine, condotta dall'irlandese Bord Bia e presentata durante il Sial di Parigi, ha preso in esame le abitudini d'acquisto dei consumatori adulti di Francia, Germania, Spagna, Svezia e Olanda. Il 63% di quelli francesi, spiega lo studio, sceglie in base alla quantità di imballaggio, il 63% dei consumatori spagnoli, invece, preferisce le aziende produttrici sensibili ai temi ambientali.
La ricerca ha evidenziato come la consapevolezza dei consumatori in relazione alle tematiche etiche ed ambientali sia diversa tra Paese, così come in alcuni Stati non vi sia conoscenza del concetto di food miles. Gli spagnoli il 67% degli intervistati conferma di conoscere l'impronta ambientale di un prodotto(carbon footprints), in Olanda solo il 39%.
Per il 25% dei consumatori intervistati, di nazionalità spagnola, tedesca e svedese i temi ambientali hanno un impatto sulle scelte dello shopping alimentare. Il termine sostenibilità, risulta essere quello più conosciuti e di maggior effetto sulla percezione generale dei consumatori. Incide per la metà degli intervistati svedesi e più del 30% dei francesi.
E per sostenibilità, si intende innanzitutto "far fronte alle necessità del presente senza pregiudicare quelle del futuro", poi "pratiche produttive che non arrechino effetti futuri sull'ambiente".
Di notevole rilievo, inoltre, la provenienza dei prodotti; la maggioranza degli intervistati, infatti, vuole conoscere la provenienza dei prodotti. Gli Svedesi sono in cima alla lista, con la metà dei consumatori, per francesi e spagnoli, invece, la preferenza cade sulla certificazione di qualità. Per gli olandesi, fanalino di coda, la maggioranza degli intervistati non presta attenzione né alla qualità né alla provenienza
|
commenti Se la spesa nei supermarket su internet non sembra convincere più di tanto gli italiani, per quella piccola fetta di consumatori che acquistano frutta, verdura, carne e altri prodotti biologici e naturali, la ricerca si fa sul web.
Secondo Bio Bank le vendite dirette di prodotti da parte degli operatori bio - escludendo la distribuzione ordinaria - sono cresciute, nel 2008, del 17%, con un rialzo di ben il 92% rispetto il 2003. Gli operatori del biologico e-commerce, registrati da Bio Bank sono aumentati in due anni, dal 2005 al 2007, del 20%, passando da 88 a 106.
Questi dati, come sottolinea la Reuter, non tengono però conto delle vendite attraverso "mailing list" che sempre più produttori adottano per soddisfare le necessità di un numero crescente di clienti, che acquistano sia con la formula delle "cassette", che con la scelta dei singoli prodotti. Non sono inoltre inseriti nella casistica ufficiale i "gruppi d'acquisto", che vedono sempre più famiglie riunirsi per fare ordini di grosse dimensioni, puntando sulla qualità e, perché no, anche al risparmio.
Secondo uno studio del Politecnico di Milano del 2007, la cornice generale in cui si muovono il bio o la "filiera corta" - le vendite dirette o quasi dai produttori agroalimentari ai consumatori - online è quella di un settore, il grocery, che in Italia rappresenta ancora solo l'1% circa del commercio web. Dimostrando, però, margini di crescita sensibili.
"Si ampliano le formule di aggregazione, come i gruppi di offerta dei produttori, con migliaia di cassette di frutta e verdura bio consegnate ogni settimana a domicilio", è l'analisi di Bio Bank, secondo cui nel 2007 in Italia c'erano almeno 356 gruppi di acquisto, con una crescita del 60% rispetto al 2005.
"I gruppi di acquisto sono la cosa che funziona meglio oggi per il mercato bio - è il commento alla Reuters di Andrea Ferrante - di solito c'è un rapporto di fiducia preesistente tra consumatori e produttori, anche perché è difficile che si compri al buio".
Il concetto è molto semplice e si identifica nella possibilità appunto di spartire fra diversi investitori quote di un grande impianto fotovoltaico, riuscendo cosi ad abbattere uno dei grossi impedimenti, fino a questo momento, allo sviluppo del settore, che è appunto quello degli ancora elevati costi degli impianti e del loro avviamento. Ogni singolo investitore invece in questo modo, con un relativamente modesto apporto di denaro, potrebbe godere dei benefici derivanti dai generosi incentivi promossi dal Conto Energia per 20 anni e poi decidere cosa fare una volta scaduto il periodo dell’incentivo.
Acciona in Spagna ha già implementato 12 “orti solari” per una capacità di oltre 25 MW di potenza. Il più grande ha una potenza di quasi 10 Mw e circa 750 comproprietari, che hanno sborsato circa 50.000 euro per avere una fetta del grande impianto e godere dei generosi vantaggi economici del piano di incentivazione spagnolo. Nel complesso ai progetti spagnoli hanno aderito circa 2200 investitori che hanno acquistato complessivamente quote per 177 milioni di euro. Secondo i calcoli fatti dagli specialisti i soldi investito sono stati ammortizzati in circa 3-4 anni, e il reddito medio di una quota di solare si aggira introno all’8-10% all’anno.
Nel nostro Paese, che è ancora indietro rispetto al Paese spagnolo nello sviluppo delle fonti di energia rinnovabili, questa forma di multiproprietà del solare non ha ancora fatto la sua comparsa se non a livello sperimentale, come è il caso del progetto di condominio fotovoltaico, portato avanti nel 2006 dal Dipartimento di chimica industriale dell’Università di Bologna: in poche parole promuovere ed organizzare la comproprietà di una centrale fotovoltaica da 300 Kwp su un tetto industriale di un comune della cintura del capoluogo bolognese.
Oppure ancora qualcosa di simile è contenuto nel progetto di costruzione della fattoria Heliantide in Calabria, che sarà dotata di una centrale solare fotovoltaica ad inseguimento con una potenza di oltre 350 kWp e una producibilità attesa di 676.052 kWh l’anno. Heliantide potrà essere perciò la meta di investimenti da parte di coloro che saranno interessati a comprare quote sia della centrale fotovoltaica che delle multiproprietà dei villini residenziali. Si un pacchetto quote per un totale di 4.499.000 euro diviso in due parti: la prima per coloro rivolti ad investire nella centrale solare fotovoltaica da 352,8 Kwp; la seconda per coloro rivolti all’acquisto di multiproprietà degli impianti integrati nelle strutture ed dei villini residenziali.
Ma certo è che nel nostro Paese ancora non esiste nulla di organizzato come invece in Spagna. L’idea secondo alcuni potrebbe allargarsi anche alle imprese, che potrebbero creare dei veri e propri “distretti fotovoltaici”, consorziandosi ed acquistando porzioni di una grande centrale fotovoltaica che potrebbe essere utilizzata sia per fornire energia alle imprese e sia per ottenere gli incentivi dallo Stato sulla energia non consumata in loco.
Un posto umido, senza luce, con una temperatura media tra i 6 e i 7 gradi, è il luogo ideale per conservare i formaggi. A casa però, i consumatori ricorrono al frigorifero. Qui i formaggi devono essere sistemati nella zona meno fredda, chiusi in contenitori di vetro, sacchetti di plastica o pellicole di alluminio, in modo da non mescolarli con gli altri alimenti. Le mozzarelle invece si mantengono fresche se immerse in un recipiente con acqua e sale. Sono i consigli dell’Inran per la conservazione dei formaggi. L’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione poi, dà qualche indicazione sul consumo di questi prodotti
La qualità dei formaggi
I formaggi possono essere considerati veri e propri "concentrati" del latte ed il loro valore nutrizionale è quindi elevatissimo. Sono ricchi di proteine ad elevato valore biologico, di calcio e fosforo nel giusto rapporto, vitamina A e vitamine del gruppo B. Unico problema è la presenza dei grassi e, in particolare, del colesterolo. Inserendo però i formaggi in una alimentazione equilibrata o utilizzando – in caso di effettiva necessità - i prodotti “alleggeriti” nei grassi o a ridotto contenuto di colesterolo, il problema è facilmente superabile.
Per l’elevata quantità di energia e la qualità dei nutrienti forniti, i formaggi dovrebbero comunque essere considerati delle pietanze e non un “fine pasto” o un condimento!
Ma questo formaggio è buono?
domanda molto più difficile di quanto possa sembrare.
Un assaggiatore “non professionista” dovrebbe piuttosto chiedersi: Ma questo formaggio mi piace?
Tutti i nostri sensi sono coinvolti nella risposta. Il gusto e l’olfatto sono i primi giudici, ma anche la vista e l’udito possono dire la loro. Con la vista possiamo capire se un formaggio è ben stagionato: il colore e la struttura della pasta sono utili indicatori. L’udito richiede un maggiore esercizio, ma è ciò che utilizzano gli esperti per capire ad esempio, dalla risposta sonora di un martelletto d’acciaio, la qualità di una forma.
Il tatto infine ci aiuta a prevedere la sensazione che proveremo masticando un formaggio duro e compatto o un formaggio morbido ed elastico.
Quando poi saremo diventati più esperti potremo distinguere la differenza tra “odore” ed “aroma” di un formaggio. Il primo è ciò che percepiamo annusando il formaggio, il secondo è ciò che arriva al nostro naso dall’interno della bocca, durante la masticazione.
E per gli intolleranti?
L'intolleranza al lattosio non è un problema se si consumano formaggi stagionati dove questo zucchero è in gran parte fermentato durante il processo produttivo. La sua assenza non diminuisce però la qualità nutrizionale dei prodotti stagionati. Infatti il lattosio è essenziale solo nel primo periodo di vita in quanto fornisce il galattosio, zucchero molto importante per lo sviluppo del sistema nervoso,
I formaggi in etichetta
Spesso l’etichettatura dei formaggi si limita a indicare tre ingredienti: “latte, caglio e sale”. Con queste informazioni non siamo in grado di distinguere un formaggio dall’altro, nè sapere se è stato usato latte crudo o pastorizzato, caglio animale o vegetale. La presenza di sale (in che quantità?) può mettere in allarme gli ipertesi, ma sicuramente le informazioni non sono sufficienti né per l’intenditore di formaggi né per chi, vincolato da specifici dettami religiosi o per personale ideologia, non accetti il caglio animale.
A volte sono dichiarati altri ingredienti e tra questi i poco desiderabili additivi: soprattutto conservanti, ma anche agenti di rivestimento. Per esempio la “paraffina solida”, non fa un gran male e non è un problema eliminare questa pellicola cerosa dalla superficie del formaggio, ma ricordiamoci di farlo ed evitiamo di mangiarla!
Con grande soddisfazione possiamo osservare che la dichiarazione “senza conservanti aggiunti” diventa sempre più frequente anche per i formaggi.
Nella tabella che riporta le informazioni nutrizionali, oltre all’apporto di energia, proteine, carboidrati e grassi, vengono a volte indicati anche i contenuti di altri nutrienti come il calcio, il fosforo o alcune vitamine. In questo caso la legge stabilisce che insieme con il contenuto vada anche riportata la percentuale della razione giornaliera raccomandata dalla Comunità Europea (RDA) per quelle sostanze e garantita dal consumo di 100g di prodotto o di una porzione.
Come comprare il formaggio
I notevoli cambiamenti che, negli ultimi anni, si sono verificati nella struttura e nelle abitudini delle famiglie italiane hanno indotto l'industria casearia a modificare i prodotti offerti cercando di rispondere alle nuove esigenze. Sono oggi disponibili, ad esempio, formaggi in porzioni individuali o in grosse pezzature, ma sempre presentati in forma accattivante ed in confezioni pratiche ed igieniche, in vista delle diverse necessità del consumatore "single", o della famiglia più o meno numerosa. Inoltre per rispondere alle esigenze nutrizionali, ma anche alle indicazioni dietetiche e mediche, si tende oggi alla produzione di "prodotti alleggeriti" nella componente grassa, con particolare riferimento al colesterolo, senza trascurare le caratteristiche organolettiche e la presenza bilanciata dei nutrienti.
Non va dimenticato che il formaggio è un prodotto “vivace” dal punto di vista microbiologico e chimico ed un aumento di temperatura – pur se limitato alla distanza che separa il negozio dal nostro frigorifero - può avere effetti negativi sulle sue caratteristiche organolettiche ed igieniche. Per il trasporto fino a casa è quindi consigliabile, in particolare nei mesi estivi e nelle località più calde, l’impiego di una borsa refrigerata.
Come conservare il formaggio in casa
Una corretta conservazione del formaggio consente di bloccare la maturazione, salvaguardandone le caratteristiche organolettiche, ed anche di difenderlo da microrganismi esterni che porterebbero ad uno scadimento delle caratteristiche igieniche.
Per la conservazione del formaggio la soluzione migliore sarebbe quella di un locale privo di luce, leggermente umido con una temperatura mantenuta dai 6 ai 7°. Pochi tra noi sono però così fortunati da disporre di una grotta o almeno di una cantina idonea. In pratica si ricorre al frigorifero, dove si sistemano i formaggi, magari nella zona meno fredda, chiusi singolarmente in contenitori di vetro, sacchetti, film di plastica o di alluminio in modo che non si mescolino gusti ed aromi. Alcuni formaggi come la mozzarella si conservano meglio se immersi in un recipiente con dell'acqua e sale. Con questi accorgimenti il grado di conservazione dei formaggi supera largamente quello della carne ed anche di molte verdure.
Spesso, nelle nostre case, ma anche nei ristoranti, i formaggi vengono estratti dal frigorifero solo immediatamente prima del consumo che avverrà, di conseguenza, a temperatura comunque bassa (7-10°C). Dal punto di vista igienico-sanitario ciò è assolutamente corretto in quanto la crescita dei microrganismi è più rapida a temperatura ambiente, ma sfortunatamente queste sono anche le condizioni peggiori per gustare un formaggio. Ad una temperatura così bassa si “salvano” solo i formaggi freschi, i formaggi piccanti risultano troppo pungenti, i semistagionati lasciano in bocca una sensazione “burrosa”. Di profumo non se ne parla proprio, a 7-10°C il nostro naso percepisce ben poco. E allora cosa fare? Forse si dovrebbe prestare ai formaggi la stessa attenzione che si dedica ai vini di pregio per i quali la temperatura di degustazione è un parametro fondamentale. Magari togliamo dal frigorifero solo la quantità di formaggio che pensiamo di consumare e lasciamola a temperatura ambiente per una buona mezz’ora prima di servirla in tavola.
Il taglio dei formaggi
Ciascun formaggio va tagliato nel modo giusto, a seconda della forma e della consistenza. I formaggi rotondi a spicchi, quelli rettangolari prima a metà (per avere una “faccia” libera dalla crosta) poi a fette, quelli ovali a fette rotonde partendo da una estremità.
Esistono anche dei prodotti che non necessitano di taglio. Alcuni per le piccole dimensioni possono essere direttamente portati alla bocca altri, grazie alla consistenza cremosa, possono essere raccolti con un cucchiaio o con una spatola.
Le porzioni, dolenti note
Ad un soggetto “medio” per età e stile di vita è consigliato un consumo giornaliero di 0-1 porzione di formaggio fresco o stagionato. Per porzione si intende una quantità di 100g di formaggio fresco e 50g di formaggio stagionato
|
commenti