***********************
Scrivi anche tu in questo blog
***********************

...»VIRGILIO NOTIZIE
26 NOVEMBRE 2008
Germania/ Peta: uova da galline in gabbia rivendute come "bio"
Associazione denuncia azienda in Brandeburgo per truffa
Berlino - Secondo l'associazione animalista Peta, in Germania ogni giorno circa 300.000 uova provenienti da galline in gabbia vengono rivendute nei supermercati come "biologiche" o come ottenute da animali in libertà. La sezione tedesca dell'organizzazione ha diffuso oggi un video che dimostra come un'azienda del Brandeburgo tenga gli animali in gabbia (in condizioni "catastrofiche", si legge in una nota); in seguito le uova vengono rietichettate come "bio" (per biologico) o "Freiland" (il marchio che individua le uova prodotte da galline tenute all'aperto). Le uova finiscono poi sugli scaffali di quattro grosse catene di supermercati tedesche, dove vengono rivendute a prezzo maggiorato. Secondo Peta, anche un produttore di alimenti per bambini riceve le false uova biologiche. L'associazione stima in 10 milioni di euro il danno economico complessivo. Peta ha denunciato per truffa sia l'azienda del Brandeburgo che una fattoria specializzata nell'agricoltura biologica, responsabile per la rietichettatura delle uova.

Il primo numero in etichetta indica il tipo di allevamento: 0 corrisponde all’allevamento biologico, 1 quello all’aperto, 2 a terra, 3 in batteria. Lo 0 del biologico indica sia l’alimentazione della gallina che lo spazio (tanto!) che essa ha a disposizione per razzolare.
… “All’aperto con sistema estensivo” : 1 gallina per 10 metri quadrati di terreno all’aperto con vegetazione
… “All’aperto”: 1 gallina per 2,5 metri quadrati di terreno all’aperto con vegetazione
… “A terra”: 7 galline per 1 metro quadrato con terreno coperto di paglia o sabbia, ecc.
… “In voliera”: 25 galline per 1 metro quadrato con posatoi che offrono almeno 15 cm per gallina
Nel 2005 il 96,4% delle uova in commercio in Italia veniva da allevamenti in batteria, il 2,4% da allevamenti a terra, lo 0,7% era bio, lo 0,5% allevato a terra. Nel resto d’Europa va un pochino meglio, l’87% delle galline ovaiole vive in batteria.
Le uova scadono 28 giorni dopo la deposizione. Sulla confezione troverete solo la data di scadenza, per cui potete risalire alla deposizione sottraendo un mese scarso. Il periodo durante il quale le uova restano “Extra fresche” è di nove giorni dalla deposizione e sette dalla data di imballaggio.
- Come si verifica se un uovo è fresco -
Le uova fresche (da bere) se immerse in un bicchiere di acqua salata (con almeno 25 gr di sale da cucina) si adagiano sul fondo. Un uovo che abbia dai 2 ai 20 giorni si posiziona a diverse altezze nel bicchiere, un uovo vecchio (da buttare) galleggia in superficie, sporgendo dall’acqua.
Curarsi mangiando? Un sogno, almeno fino a qualche anno fa. Poi sono comparsi gli studi su alimenti che promettono di aiutare la salute, regolarizzando la funzione intestinale, aiutando a ridurre il colesterolo, favorendo la prevenzione delle infezioni. Ma si può davvero credere a queste cose? Nel prossimo futuro – a partire dal 2010 - probabilmente i consumatori avranno un’arma in più per sapere se davvero quanto stanno assumendo. «Il legislatore europeo ad introdurre nel 2006 una serie di specifiche norme che stabiliscono i criteri per decidere se un alimento può o meno dichiarare una relazione tra il suo consumo e la salute – spiega Lorenzo Morelli, Ordinario di Biologia dei microrganismi, presso la Facoltà di Agraria dell’Università Cattolica di Piacenza -.
Il regolamento è stato pensato per tutelare i consumatori, visto l’altissimo numero di prodotti ormai disponibili sul mercato, dai molteplici e/o presunti effetti sulla salute. Inoltre, sempre secondo questa norma, alcuni specifici alimenti non sono autorizzati a sottomettere la richiesta per ottenere l’indicazione salutistica, come ad esempio le bevande alcoliche che contengano una quantità più dell’1,2 per cento di alcol, gli alimenti troppo grassi o troppo calorici. Questo regolamento vedrà il suo coronamento nel gennaio 2010, quando gli alimenti, che hanno presentato la domanda e che hanno ricevuto una specifica autorizzazione sulla base di un dossier scientificoclinico, potranno comunicare al consumatore i propri effetti benefici sulla salute legati al loro consumo».
Sotto l’aspetto pratico, ciò significa che i ricercatori per la prima volta sono chiamati ad affiancare l’industria alimentare, non solo per sviluppare prodotti nuovi, ma anche e soprattutto per validarne gli effetti sulla salute. E per alcuni cibi si prospetta un futuro molto simile a quello dei farmaci, proprio perché prometteranno di avere effetti sul benessere dell’individuo. «Quando un’industria farmaceutica richiede la registrazione di un farmaco deve presentare un dossier che contiene tutte le informazioni sul farmaco - fa sapere Morelli -. Anche le industrie alimentari sono chiamate a presentare un dossier molto simile a quello del farmaco, per dimostrare la fondatezza scientifica delle proprie affermazioni e per ottenere l’autorizzazione alla comunicazione».
La pubblicità, quindi, non potrà più mentire. Anche quando promette salute. «Attualmente quattromila claims (cioè messaggi) derivanti da circa 40.000 presenti sul mercato sono oggetto di ulteriore valutazione a Parma, presso l’Autorità Europea sulla Sicurezza Alimentare (Efsa) – conclude Morelli -. Nel gennaio 2010 verrà pubblicata la lista dei claims ammessi e, a partire da quella data, solo questi saranno comunicabili». A tutto vantaggio dei consumatori.
da IlSecoloXIX
|
commenti Coop si tinge di verde. Dopo "Coop for Kyoto", un progetto destinato alle aziende fornitrici della catena della grande distribuzione, che ha coinvolto 101 siti produttivi italiani per ridurre le emissioni di gas serra, adesso si parte con una campagna diretta ai consumatori. La nuova iniziativa si chiama "Risparmia le energie", un percorso annuale antisprechi di formazione e sensibilizzazione, rivolto questa volta alle famiglie.
Dai fornitori ai consumatori, dalle fabbriche alle mura di casa. All’interno della community online (www.risparmialeenergie.ecoop.it) i partecipanti, circa 1500 nuclei familiari, si scambieranno idee, consigli, affiancati da tutor ed esperti, con l’obiettivo di riuscire a ridurre il proprio impatto ambientale. Una piccola rivoluzione verde sotto il tetto di casa che prevede la collaborazione attiva dei volontari.
Le 1500 famiglie riceveranno un kit di materiali e di testi: un dossier scientifico, un manuale per il risparmio energetico, e anche 7 lampade a basso impatto e 3 riduttori di flusso. Si parte con un questionario iniziale, così da stabilire il punto zero, per poi aggiornare i trend di consumi in un diario di bordo, nel quale evidenziare le scelte e le modifiche apportate al modo di fruire l’energia. Inoltre ogni tre mesi le famiglie dovranno rispondere a un monitoraggio. Il traguardo da centrare per l’iniziativa (che ha il patrocinio di due ministeri, associazioni di consumatori e ambientaliste) è simile nella portata, anche se su scale diverse, al successo di "Coop for Kyoto", progetto triennale grazie al quale sono state risparmiate quasi 19 mila tonnellate di emissioni di Co2. Come se 1000 famiglie italiane rinunciassero all’energia elettrica per circa 12 anni. Un aiuto all’ambiente, ma anche un sollievo per il portafogli. «In una fase di carovita ha ricordato nel corso della presentazione della campagna il presidente di Ancc Coop Aldo Soldi i prezzi degli alimentari sono saliti del 5%, mentre la voce energia è cresciuta del 13%. Risparmiare sulla corrente diventa sempre più importante». (ch.b.)
|
commenti Antitrust ovvero l´Autorita Garante della concorrenza e del mercato ha sanzionato 13 società, tra le quali c´è Telecom Italia, CSINFO, Aurora Uno, Telegest Italia, Elsacom, Eutelia, Teleunit ed altre ancora, per aver attuato pratiche commerciali scorrette nel confronto dei loro consumatori. I consumatori di queste società telefoniche si sono ritrovate nella bolletta chiamate satellitari internazionali e chiamate ai numeri speciali non consapevolmente effettuate da pagare, le multe ammontavano a 2,430 milioni.
Le lamentele dei consumatori su chiamate satellitari internazionali e connessioni verso numeri speciali addebitati sulla loro bolletta hanno poi sprigionato le inchieste. Questo fenomeno è dovuto all´installazione automatica di dialers: un programma che viene installato ed altera i parametri della connessione ad internet impostati sul computer dell´utente che poi arriva fino alla linea telefonica e altera i numeri sostituendoli con numeri satellitari internazionali.
In oltre, Telecom Italia era a conoscenza di questo fenomeno e come soggetto responsabile della rete, avvrebbe dovuto prendere precauzioni dall´indebita intrusione di dialers. La società non ha preso le misure neccessarie e non ha nemmeno avvisato i suoi consumatori del danno commesso. Ha inoltre minacciato il ricorso all´esecuzione coattiva se gli utenti non avessero pagato la bolletta.
da Hwstation
|
commenti Roma - Dopo la pubblicazione dell'articolo Cos'è un Blog, in cui commentavo aspramente tutte le varie proposte di legge esistenti sul tema "Blog e Libertà di Stampa", sono stato contattato dai promotori di una di esse e mi è stato chiesto di esprimere la mia opinione. Lo faccio qui di seguito, in modo che se ne possa discutere apertamente.
Requisiti di una Proposta di Legge
Una proposta di legge su questo tema che voglia essere degna di attenzione dovrebbe fornire gli strumenti necessari per ottenere entrambi i seguenti due effetti.
1)Garantire ai cittadini il diritto di esprimere la loro opinione (e svolgere le loro attività associative e politiche) come previsto dalla Costituzione.
2)Impedire alle aziende e ad altre organizzazioni di sfruttare questi spazi di libertà al solo scopo di sottrarsi agli obblighi di legge previsti per le attività editoriali.
Preciso subito che, personalmente, credo che la stampa non dovrebbe conoscere nessuna limitazione di nessun genere. Tuttavia, se non si prevedono dei limiti specifici per le attività professionali (giornalismo ed editoria) non ha più nessun senso discutere di questo tipo di "riforme", per cui sono costretto a partire da questi presupposti. Riprenderò questo argomento al termine di questo breve articolo.
Quello che ci interessa, per il momento, è che una legge su questo tema dovrebbe sia garantire la libertà di espressione ai privati cittadini sia impedire gli abusi da parte dei "professionisti" dell'editoria e del giornalismo. Come vedremo, quasi mai questi due punti vengono contemporaneamente garantiti dalle proposte di legge esistenti. Di conseguenza, queste proposte di legge sono quasi sempre inutili e prive di senso, prima ancora che dannose.
Editoria Cartacea ed Editoria Digitale
Molte di queste proposte di legge cadono nella tentazione di distinguere tra editoria "cartacea" ed editoria "digitale". Ovviamente, alle spalle di questo modo di separare il grano dalla pula c'è la convinzione che l'editoria "professionale" si faccia tuttora soprattutto su carta mentre sul web siano presenti più che altro dei blog di carattere personale. Non solo: dietro questo modo di pensare c'è la convinzione che le cose resteranno così ancora a lungo.
Questo però non è vero. Già adesso, quasi tutti i principali quotidiani ed i principali periodici del paese (e del mondo intero) hanno una loro versione digitale sul web. Questa versione digitale non ha nulla da invidiare a quella cartacea. Non solo: molte di queste testate stanno abbandonando la carta per ragioni di costo ed in futuro saranno disponibili solo sul web (o quasi).
Per essere più precisi, quasi tutte le testate giornalistiche, quotidiane o periodiche, tecniche o generalistiche, stanno andando verso un modello di editoria fortemente multimediale in cui la stessa notizia viene resa disponibile come "colonna" su carta, come pagina web, come video (file MPEG4 o stream), magari come podcast per non vedenti (MP3) e come "alert" via SMS.
Questa modalità di distribuzione in formati multipli, attraverso più canali paralleli, viene messa in atto già da tempo anche dalle piccole e piccolissime realtà. Un esempio eclatante è l'italianissima "Hacker Journal", che pubblica sia un sito web che una rivista cartacea (priva di pubblicità, venduta a 2 euro nelle edicole).
Basare la distinzione tra "editoria professionale" e "hobbysmo" sul media utilizzato è del tutto fuorviante e lo sarà sempre di più in futuro.
Tra l'altro, se venisse riconosciuto uno status particolare, più libero, a coloro che operano sul web, le aziende più spregiudicate ne approfitterebbero immediatamente per buttare a mare la versione cartacea e tutti i suoi vincoli. Molti giornali fanno già adesso una fatica enorme a tenere in piedi la struttura redazionale tipica di un giornale, imposta loro dalla nostra legge, e sarebbero ben contenti di spacciarsi per un sito di comunità, libero da questi vincoli.
Verrebbe quindi meno il rispetto del punto 2 delle mie specifiche per una proposta di legge "seria": le aziende potrebbero facilmente "abusare" di una libertà che il legislatore non intendeva riconoscere loro.
Editoria Professionale ed Editoria Hobbystica
Naturalmente, ciò che interessa davvero i legislatori è distinguere tra l'attività editoriale professionale e quella hobbystica. Detto in altri termini, interessa loro distinguere tra un privato cittadino che esprime delle opinioni personali ed un giornalista che riporta delle notizie.
In quasi tutti i casi, le varie proposte di legge tentano di distinguere tra "professionismo" e "volontariato" basandosi sul fatto che esista uno "scopo di lucro" e/o una "remunerazione" dietro all'attività giornalistica ed editoriale. Se l'editore incassa dei soldi dalla pubblicità o dalla vendita in edicola, allora è editoria professionale. Se la pubblicazione non produce introiti, è volontariato. Se il giornalista viene pagato per il suo articolo, è attività professionale, diversamente è volontariato. Questo modo di distinguere i due casi, tuttavia, è palesemente inefficace.
Esistono casi famosissimi di editoria professionale che non ricavano un soldo né dalla vendita in edicola né dalla pubblicità. Uno di questi casi è Altro Consumo che vive solo dei finanziamenti dei soci. Più in generale la stragrande maggioranza delle testate pubblicate dai partiti politici, dalle associazioni e dai sindacati, pur essendo testate giornalistiche a tutti gli effetti, non ricavano un euro dalla loro attività.
Non solo: la stragrande maggioranza dei "giornalisti" già adesso non ricava un soldo dalla propria attività. Con la crescita del fenomeno del "Citizen Journalism" e con l'aumento dell'offerta di giornalisti (anche "certificati") questa sarà sempre di più la regola. Si scrive e si pubblica soprattutto per comunicare ("per farsi conoscere e per fasi sentire"), non per soldi. I soldi, se arrivano, arrivano sempre più spesso da altre fonti.
Più in generale, l'attività editoriale sta diventando sempre di più un'attività collaterale a qualcos'altro ed è sempre meno caratterizzata dallo scopo di lucro. Per molte testate (soprattutto quelle che hanno una forte componente politica e sindacale) sarebbe forte la tentazione di rinunciare ai già magri introiti se questo permettesse loro di godere di tutta la libertà d'azione che la legge dovrebbe concedere ai privati cittadini. Una volta eliminata la struttura redazionale imposta dalla legge e tutti i suoi costi, il bilancio tornerebbe comunque in pareggio.
Dall'altro lato, è francamente assurdo classificare il blog di un privato cittadino come "testata giornalistica" solo perché ricava pochi o molti soldi dalla pubblicità (AdSense e simili). Cosa pubblica quel sito? Come ricava i propri soldi. Fa informazione? Pubblica notizie?
Stampa, Comunicazione Aziendale e Opinionistica Personale
Ovviamente, si può sempre dire: "Se la testata giornalistica è gestita da un partito politico, da un sindacato, da una associazione o da una azienda, allora è comunque una testata giornalistica ed è comunque soggetta alle regole previste per l'editoria professionale". In altri termini, tutto ciò che è gestito da una "persona giuridica" (invece che da una "persona fisica), è "editoria professionale" e tutti coloro che pubblicano attraverso queste testate sono giornalisti professionisti, non semplici cittadini.
Questo, per inciso, è proprio il modo in cui si distinguono questi due casi in molti altri paesi del mondo: è un professionista chi agisce in associazione con altre persone perché, inevitabilmente, opera per conto di altre persone o rappresenta comunque le opinioni di un gruppo. Chi pubblica qualcosa da solo, non importa come, rappresenta solo se stesso e viene trattato come privato cittadino.
Però... Una "rivista" non deve pubblicare per forza 100 articoli al mese per essere tale. Un singolo individuo può benissimo pubblicare e gestire la propria rivista personale, pubblicando un paio di brevi articoli al giorno. Paolo De Andreis ha fatto esattamente questo quando ha creato Punto Informatico. Io stesso ho fatto la stessa cosa con Oceani Digitali (ora defunta, dopo un paio d'anni di attività). Se la pubblicazione ha successo, può diventare un punto di vista autorevole su un certo tema ed i suoi articoli possono sicuramente "fare male". Il blog di Beppe Grillo ne è un esempio lampante.
Dividere il grano dalla pula diventa quindi sempre più difficile.
Libertà d'espressione di Prima e di Seconda Classe
In realtà, come dicevo all'inizio, è il concetto stesso di "editoria professionale" e di "giornalismo professionale" che non ha nessun senso. Non ha senso pretendere di imporre due diversi livelli di libertà per chi svolge una certa attività a livello professionale (qualunque cosa voglia dire) e per chi lo fa per volontariato.
Così come ha diritto di esprimere la propria opinione un privato cittadino su un blog, ha ovviamente diritto di farlo anche un giornalista professionista che riporta una notizia sul suo giornale. Semmai, il problema sarà del suo editore che dovrà decidere se gli sta bene quel comportamento o meno.
Nei paesi civili, il giornalista gode addirittura di una maggiore libertà di manovra del privato cittadino (può legittimamente nascondere le proprie fonti). In tutte le proposte di legge (ed in tutte le leggi italiane esistenti), il giornalista italiano gode invece di una minore libertà di manovra. Questo a causa di un malinteso senso di "professionalità".
In modo speculare, non si può certo pretendere di riservare ai "giornalisti professionisti" l'accesso ai mezzi di comunicazione, qualunque essi siano, e la libertà di esprimere le proprie opinioni.
Se una differenza può esistere (o deve esistere) tra giornalisti e privati cittadini, non può certamente riguardare la libertà di esprimere il proprio pensiero e di accedere ai mezzi di comunicazione (stampa, web etc.). Non possono esistere cittadini di serie A e cittadini di serie B da questo punto di vista.
Obblighi già esistenti
Si tenga presente che chiunque pubblichi (od anche solo dica a voce) qualunque cosa, da sempre e dovunque nel mondo, è tenuto ad attenersi ai seguenti cinque criteri.
1)Non deve dire cose false perché rischierebbe una denuncia per calunnia.
2)Non deve offendere nessuno perché rischierebbe una denuncia per ingiurie.
3)Non deve rivelare informazioni imbarazzanti senza che ciò sia necessario per informare correttamente il pubblico su qualcosa che riguarda la vita sociale, politica e finanziaria del paese o su qualche aspetto del mercato che riguarda il lettore. Diversamente si ricade nel reato di diffamazione.
4)Non deve rivelare informazioni personali perché rischierebbe una denuncia per violazione della privacy.
5)Non deve demolire l'immagine di una azienda o di un prodotto senza fondato motivo, diversamente rischia una denuncia per danni.
Le cosiddette "persone fisiche" (gli individui) e le cosiddette "persone giuridiche" (associazioni, partiti, sindacati, aziende e via dicendo) sono quindi già adesso più che tutelate nei confronti di ciò che può dire su di loro, in pubblico, una persona qualunque, sia essa un privato cittadino od un giornalista.
Non c'è nessuna ragione di aggiungere ancora un nuovo strato legislativo a questa già robustissima "corazza". Anzi: ci sarebbero tutte le ragioni per toglierne qualcuno.
Snellire l'Articolo 21 della Costituzione
Come abbiamo visto, le proposte di legge che sono state presentate finora (e le leggi che sono state effettivamente promulgate), non riescono a garantire contemporaneamente la libertà di espressione del privato cittadino e l'assenza di abusi da parte degli "operatori della comunicazione" professionali. I due criteri che ho citato all'inizio non vengono rispettati e quindi queste proposte di legge sono prima di tutto inutili ed inefficaci, prima ancora che dannose. Tanto varrebbe riconoscere a tutti gli stessi diritti e le stesse modalità operative, senza preoccuparsi di queste sottili (ed assurde) distinzioni tra "libertà di espressione" e "informazione".
In realtà, l'unico intervento che dovremmo augurarci su questo tema sarebbe una drastica e coraggiosa opera di snellimento e di semplificazione dell'Articolo 21 della Costituzione. Lo potete vedere nella sua forma attuale qui: Costituzione. Alla fine, questo articolo dovrebbe recitare soltanto quanto segue:
"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure."
Punto e basta. Senza distinzioni prive di senso tra giornalisti e privati cittadini, tra libertà di espressione e informazione, tra blogging ed editoria. Senza cavilli e senza remore.
Un'altra semplificazione, necessaria e lungamente attesa, sarebbe l'abolizione dell'ordine dei giornalisti. Quello, comunque, lo sta già abolendo, di fatto, il libero mercato.
Alessandro Bottoni
Segretario Associazione Partito Pirata da PuntoInformatico.it
|
commenti Chi l'ha provato non vorrebbe scendere. E i plaudenti aggettivi scivolano via che è una bellezza. Si chiama «snowcrossboard»: metà bici e metà tavola da neve. Un mezzo ibrido che permette l'ebbrezza di discese mozzafiato alle più tranquille passeggiate lassù sui monti. Il brevetto è tutto bergamasco. A inventare quello che abbreviato passa come SnowX è un appassionato 47enne di motocross di Terno d'Isola. Abbinando le evoluzioni delle due ruote con i pendii innevati delle nostre Alpi, Angelo Mattellini si è lanciato nella produzione con il fratello Danilo di un «giocattolo ammortizzato in tubolare d'acciaio» alternativo per le discese invernali. Per chi è un neofita dei panorami di Foppolo, Santa Caterina Valfurva o Cortina D'Ampezzo il mezzo permette di trascorrere giornate divertenti sulle piste da sci.
![]() |
Un'invenzione che arriva alla versione definitiva dopo cinque anni di lavoro dentro un capannone in un rincorrersi di prototipi via via alleggeriti dai vari difetti che si evidenziavano sulle prove in pista. L'illuminazione arriva nel 2003. L'intuizione non era chiara come un'aurora spazzata dal vento ma già l'essenza del risultato finale Mattellini l'aveva. In pratica escogitare un qualcosa che sposasse la tecnica delle moto da cross allo snowboard. Il risultato, detto rozzamente, consiste in una tavola con sopra una sella con una sorta di manubrio che permette di sterzare. La sella è utile in caso di risalita (tra l'altro opzionale e amovibile). Si può guidare stando in piedi sulle pedane, così come avviene nella guida motociclistica fuoristrada, oppure seduti, come nel caso delle moto stradali. Tra le caratteristiche ci sono la sicurezza (piedi non bloccati in attacchi), la comodità (possibilità di usare scarponcini soft), maneggevolezza (manovre intuitive per i neofiti senza lo stress delle articolazioni).
Il prodotto (brevettato nel 2007) sarà disponibile ai primi richiedenti tra dicembre e gennaio ed è il risultato di un complesso di leve meccaniche e ammortizzatori che permette di replicare i movimenti del rider e indirizzare la tavola nella direzione voluta. L'invenzione sembra adattarsi in modo perfetto a qualsiasi terreno. Anche l'utilizzo dello SnowX in fuoripista è possibile grazie agli ammortizzatori che rendono l'esperienza (questo è il giudizio degli esperti) assolutamente nuova e indimenticabile. Un consiglio però è da ribadire per il fuoripista: chi è alle prime armi è bene che s'accompagni alla supervisione di personale esperto, e porti con sé un trasmettitore per segnalare la sua posizione nell'eventualità di valanga. Per frenare basta metterlo di traverso.
La bella notizia è che con SnowX non si hanno i piedi bloccati sull'attrezzo. I maestri di sci che l'hanno sperimentato lo caldeggiano soprattutto per gli inesperti. Quindi se siete in montagna e all'improvviso vedete sbucare da una boscaglia una compagine che serpeggia su una bici da neve non spaventatevi. Non sono extraterrestri, ma i primi che non hanno resistito all'invenzione di Mattellini.
da Eco.bg

La porta chiusa, dentro gli inquirenti in bianche livree si danno un gran da fare.
Fuori, la gente: Massimiliano? Ma quale massimiliano, mi pare Mario.
Forse… ecco si Donato.
Poveraccio. Era uno di noi: la vita spesa a fare la spesa.
Macchì, Donato, er Mollica? Porcoggiuda, era ‘n pezzo de pane.
Al terzo piano le voci si rincorrono; nello scendere sento voci salire: è morto l’acquistone, quello che comprava tutto, mi sorridono ammiccando le due bruttine stagionate dirimpettaie del cadavere.
Prendo al volo l’ammicco: “In morte di un consumatore”, mi sembra okkei per il pezzo
Davanti la guardiola una voce mi rincorre: una giornalista che vuol sapere di Donato, vero?
Si ricorda tempo fa la pubblicità alla televisione del Tizio che, uscendo dal negozio con le buste in mano, riceveva grazie da tutti quelli che passavano?
Beh, quello era lui.
Qui da noi per quel fatto aveva firmato addirittura autografi.
Gli avevano detto che quella reclame significava che se si compra si produce la ricchezza, per questo è importante.
C’aveva creduto e ne faceva una missione, come i preti.
Mi ricordo, diceva: così si fa il PIL!
E per fare ‘sto PIL tutti i giorni mi toccava portargli su, fino al pianerottolo, ‘sti pacchi di roba comprata e poi ‘buongiorno’ e ‘buonasera’ e niente di più.
Poveraccio però!
Mi svincolo e da presso mi lascio risucchiare da un drappello di condomini sulla porta che parlottano: ‘si è suicidato’, biascica un giovanottone di un metro e novanta.
Un inquirente la per indagare, con aria inquisitoria, si frappone ai convitati. Ficca il naso, storce la bocca, squadra pure me e : probabilmente mente!
Nel silenzio sbigottito che accompagna quella sentenza, un rumore anzi due, uno sbattere di porta; poco dopo, in fondo all’androne, la frenata dell’ascensore.
Ne esce una figura in controluce: un colonnello dei RIS.
Mi scorge, lo scorgo. Mi addita: ‘Ficcanaso, Lei vorrà sapere tutto?
Si allunga, mi prende sottobraccio camminando verso l’uscita e,
la porta era chiusa dall’interno con lucchetti e catenacci, pure le finestre sbarrate: era un timorato del prossimo. Nell’appartamento stava tutto in ordine, nella credenza cerano prodotti scaduti, i cassetti pieni di 3x2, gli armadi pieni di saldi ; dei soldi neppure la traccia.
Al centro del soggiorno un televisore ancora acceso, nuovo di zecca, di quelli che si toccano, touch screen mi pare
il Donato sulla poltrona, gli occhi sbarrati, le membra afflosciate; a terra 15 carte fedeltà scarabocchiate, quelle di credito sfregiate, quella revolving morsicata.
Il decesso?
Il PIL lo ha ucciso, sta scritto qua sventoladomi sotto il naso un ritaglio di giornale bagnato e spiegazzato: PER 1 $ DI PIL MONDIALE 3,7 DI DEBITO.
Ha tentato di ingoiarlo, ne è rimasto soffocato.
Si svincola: tanto le dovevo per debito d’ufficio.
Mi saluta ed esce proprio mentre il portiere semichiude il portone per comunicare il lutto a passanti, in tutt’altre faccende affaccendati.
Mauro Artibani
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org
|
commenti Produrre idrogeno a basso costo. Come? Con dispositivo messo a punto quasi due secoli fa dal fisico italiano Giuseppe Botto.
da intrage.it
|
commenti 
Stop al carovita. Il tentativo è dei baristi iscritti a Fipe, la federazione leader del settore, con la campagna “Un prezzo da amico”. Si tratta del blocco dell’intero listino a partire dal 1 novembre prossimo. Facendo leva sul fattore prezzo e avviando nel contempo altre iniziative promozionali, il canale bar vuole facilitare il rilancio dei consumi.
|
commenti Su direttiva dell'Unione Europea, i ministeri dello Sviluppo Economico, dei Trasporti e dell'Ambiente hanno messo a punto una guida per gli automobilisti: una lunga serie di accorgimenti e di consigli mirati a ridurre consumi ed emissioni di CO2. Rispetto ambientale, quindi, ma anche (di conseguenza) un risparmio per le tasche degli italiani, in cima alla classifica mondiale per numero di auto private pro-capite.
La guida, che riporta i dati dei consumi nei cicli urbano, extraurbano e misto e delle emissioni di tutti i modelli sul mercato al 31 marzo 2008, sarà diffusa in 35 mila copie attraverso concessionari, camere di Commercio, enti ed operatori del settore.
Si va dal classico evitare accelerazioni, frenate brusche e inutili cambi di marcia al prestare attenzione regolarmente ad alcuni aspetti della manuntezione, come cambio olio e pressione delle gomme. Inoltre, sarebbe opportuno rimuovere portasci e portapacchi dopo l'uso, non viaggiare con i finestrini aperti e utilizzare i dispositivi elettrici soltanto il tempo necessario. Niente di nuovo, dunque. Ma, come si dice, "repetita iuvant".
La guida è scaricabile anche sul sito del ministero per lo Sviluppo economico.
|
commenti Regole più stringenti per assicurare la massima tempestività nella gestione dei reclami e nella rettifica di ogni eventuale errore di fatturazione, prevedendo anche indennizzi automatici a favore dei consumatori in caso di violazione delle nuove norme. Sono alcune delle principali novità del Testo integrato della regolazione della qualità dei servizi di vendita (TIQV) emanato dall’Autorità per l’energia per migliorare le tutele dei consumatori di elettricità e gas naturale, nei diversi momenti del rapporto commerciale con il venditore di energia elettrica e di gas (reclami, fatturazioni, richieste di informazioni, etc).
Il rimborso automatico è di 20 euro e scatta se il venditore non risponde entro 40 giorni dal reclamo del cliente o se l’errore di doppia fatturazione non viene rettificato entro 20 giorni dalla richiesta, oppure se la rettifica della fatturazione non viene fatta entro 90 giorni dalla richiesta.
Il nuovo provvedimento è stato approvato al termine di una procedura di consultazione pubblica che ha consentito di recepire anche indicazioni delle Associazioni di consumatori e degli operatori del settore. Il nuovo Testo integrato accorpa in modo organico la precedente regolazione sulla qualità della vendita; ad esempio anche quella per i call center dei venditori che ha fissato obblighi di servizio riguardanti la semplicità del risponditore automatico, l’orario di apertura, la gratuità delle chiamate, l’informazione ai clienti, nonché precisi standard per il tempo medio di attesa, il livello di servizio e l’accessibilità.
In dettaglio, il Testo integrato (delibera ARG/com 164/08, disponibile sul sito www.autorita.energia.it ) prevede:
Gli indennizzi automatici stabiliti dal Testo integrato sono:
Le principali disposizioni del Testo integrato entrano in vigore già dall’1° gennaio 2009.
L’Autorità ha inoltre avviato una seconda consultazione (DCO 35/08, disponibile sul sito www.autorita.energia.it) per arrivare a definire ulteriori regole di maggior dettaglio entro fine anno. In particolare:
I soggetti interessati ad inviare le proprie osservazioni su queste nuove proposte possono inviarle all’Autorità entro il 12 dicembre 2008
Milano, 21 novembre 2008 da Autorità per l'Energia
|
commenti
E' partito il 1 agosto il progetto che unisce Comune di Reggio e Associazione nazionale famiglie numerose
Le stime calcolano un risparmio a bambino di oltre 1000 euro. Con una riduzione drastica dell'inquinamento. La sperimentazione metterà alla prova la loro praticità e funzionalità
Si chiamano Mosè, Martino, Davide e Laura. Sono i quattro primi eroici sperimentatori (altri due si aggiungeranno nelle prossime settimane) che proveranno sulla loro pelle gli ecopannolini riciclabili.
Un progetto che unisce il Comune di Reggio e l'Associazione nazionale famiglie numerose (riunisce le famiglie con almeno quattro figli). Dal 1 agosto si cimenteranno con i pannolini di cotone lavabili in lavatrice Mosè (cinque mesi), Martino (7 mesi), Davide (10 mesi) e Laura (un anno). In ottobre e novembre nasceranno i loro compagni di avventura per completare la squadra di questi audaci, piccoli reggiani.
<E' un progetto che unisce due temi che ci stanno particolarmente a cuore - dice Luigi Picchi, coordinatore provinciale dell'Associazione -. Avere tanti bambini significa credere nel futuro e fare i conti con il presente. E oggi il futuro significa grande preoccupazione per l'ambiente, trovare un'alternativa ai pannolini usa e getta è un gesto che permette un risparmio ambientale di dimensioni insospettabili. Mentre il presente significa anche fare i conti con l'enorme risparmio economico che i pannolini riciclabili, se si riveleranno efficaci, daranno alle famiglie>.
<La sperimentazione lanciata con le Famiglie numerose reggiane - dice l'assessore all'ambiente Pinuccia Montanari - è l'occasione per combattere uno dei materiali più ostici presenti nei rifiuti. I pannolini usa e getta non sono ovviamente recuperabili. Se l'alternativa si rivelerà efficace, avremo un'arma importante nella nostra battaglia per ridurre i rifiuti a monte>.
La prova metterà sotto esame soprattutto comodità ed efficacia del prodotto. Mentre dal punto di vista economico ed ecologico saranno effettuate delle verifiche dei vantaggi che i pannolini riciclabili sembrano offrire.Un bimbo del Nord del mondo ha un peso ambientale pari a quello di 50 bambini africani: lo spreco proviene da giocattoli, abiti, arredi, ma soprattutto dai pannolini monouso composti da cellulosa e plastica. La pipì e la popò di dei nostri bimbi consuma, in un anno, all’incirca 600.000 tonnellate di pasta di legno dato che, in Italia, ogni giorno si usano circa 6 milioni e mezzo di pannolini. In Europa occidentale il numero è spropositato....22 miliardi di pannolini all’anno. Una montagna di cellulosa e plastica, con crescenti costi di smaltimento - dice Paolo Patria, coordinatore delle Famiglie Numerose della città di Reggio -. E stime altrettanto impressionanti vengono proposte dal punto di vista economico: i pannolini per i primi tre anni di vita del bambino costerebbe in tutto 250-300 euro usando quelli riciclabili, per arrivare ai 1500-2000 euro degli usa e getta>. E poi c'è il benessere del bambino: il cotone, di cui sono fatti questi pannolini, evita arrossamenti ai bambini, e mantiene le parti intime a una temperatura naturale.
Che cosa verificheranno le famiglie numerose reggiane? <Che i pannolini riciclabili funzionino bene - dice Picchi -. Che la loro gestione, i lavaggi, l'asciugatura possa essere affrontata senza creare troppe difficoltà a famiglie con tanti figli>. <E' evidente che la sperimentazione non parte dall'idea di arrivare a un risultato positivo - dice l'assessore Montanari -. Ma il test fatto dalle famiglie numerose permetterà di valutare e diffondere i pregi e gli eventuali limiti di questo prodotto>.
Ma come sono fatti i pannolini riciclabili, versione rivoluzionaria dei vecchi, ingestibili ciripà? Una mutandina di cotone, alla quale applicare uno o due inserti, costituisce la parte lavabile in lavatrice. Mentre all'interno si mette un sottile velo raccogli “popò’”destinato a essere gettato nel water al momento del cambio. I pannolini sporchi possono essere tenuti in ammollo in una bacinella, per essere poi lavati normalmente con la lavatrice insieme alla biancheria bianca.
In tutto - dice Paolo Patria- sono cinque le famiglie (una partecipa con due bambini), le situazioni vedono protagonisti nuclei familiari che hanno da tre a otto figli>. La ditta coinvolta nell'iniziativa è la piemontese Ecobimbi, sede nel comune montano di Roburent (Cuneo), che produce un prodotto in cotone. Entro ottobre sarà elaborata una prima valutazione e, se il progetto darà buoni risultati,, saranno fatte altre verifiche nel 2008.
Il Comune ha messo a disposizione delle Famiglie numerose che partecipano all'esperimento uno stock di pannolini riciclabili. <Prossimamente i pannolini ecologici saranno disponibili sugli scaffali dei principali punti vendita Conad e Coop di Reggio Emilia all'interno del progetto SPESA VERDE"- dice l'assessore Montanari -. Abbiamo riscontrato un grande interesse verso questo prodotto e ci è sembrato giusto dare la possibilità a tutti di poterli provare. Crediamo che se questo prodotto supererà una prova impegnativa come l'uso in famiglie con quattro, sei, otto figli, sarà davvero difficile pensare che non possano essere utilizzati da tanti altri bambini...>.
Per informazioni:
URP 0522 456600
Centro Educazione Ambientale 0522 456566
per acquistarli basta cerca "pannolini lavabili" su google
quando si e' fuori, i pannolini sporchi basta metterli nella sacca impermeabile:
|
commenti Il raffreddore è un'infiammazione acuta delle vie respiratorie causata dall'azione dei virus sulle mucose di naso e gola.
Estremamente contagioso, si trasmette attraverso le goccioline di saliva e le secrezioni emesse con starnuti e colpi di tosse, o per contatto diretto di naso e occhi con le mani che hanno raccolto il virus. Naso che cola, debolezza, starnuti: questi i campanelli di allarme quando siamo stati contagiati dal raffreddore. Miele, latte caldo e infusi: rimedi naturali contro la tosse I rimedi naturali per combattere la tosse e liberare le vie respiratorie dal muco in eccesso sono da sempre uno dei cavalli di battaglia delle nonne: a chi non è mai stato consigliato un latte caldo con miele o un infuso di erbe?
La tosse è invece un riflesso fisiologico, una violenta contrazione della cavità toracica che serve prevalentemente a liberare le vie respiratorie dal muco in eccesso.
Nel caso dell'azione benefica del miele, ci sono ormai numerosi studi scientifici che, come sempre più spesso accade, ne confermano l'efficacia.
Scopriamo insieme alcuni di questi segreti della medicina popolare.
Miele
Il miele (meglio se sciolto in una lazza di latte caldo) è di sicuro il migliore rimedio naturale per curare la tosse: le sue proprietà emollienti e addolcenti con forte azione antibatterica - già conosciute dagli antichi Egizi e dalla medicina tradizionale di molti popoli – lo rendono efficace nella cura della tosse e del mal di gola.
Latte e cipolla
Un'antica ricetta per calmare la tosse ha come “principio attivo” la cipolla: bollire in un po' di latte qualche fetta di cipolla, filtrare e bere caldo; sembra un intruglio malefico, ma l'aggiunta di miele lo renderà dolce e piacevole.
Infusi
La tradizione è ricca di infusi utile per eliminare tosse e catarro, da quello di bacche di ginepro pestate a quello di origano, passando per il decotto di liquirizia e salvia.
Tè ai chiodi di garofano
Il tè ai chiodi di garofano è un ottimo rimedio per raffreddore e tosse, sia bevuto sia inalandone i vapori provocati dall'acqua bollente.
Sciroppo di barbabietole
Tagliare delle barbabietole rosse a rondelle non troppo spesse, metterle in un piatto e ricoprirle di zucchero. Dopo qualche ora le barbabietole avranno prodotto uno “sciroppo” dolce rosso: un cucchiaio 3 volte al giorno serve a calmare la tosse.
Balsamo del tolù
Il tolù è un grande albero che cresce in Venezuela e da cui si raccoglie la resina (ricca di acidi fenolici) tramite incisioni nella corteccia.
Il balsamo di tolù svolge un’azione antibatterica su molti germi presenti nell’apparato respiratorio e favorisce la fluidificazione del catarro, con effetti espettoranti e disinfettanti.
|
commenti Ne abbiamo parlato con Mauro Artibani, professional consumer, blogger, e protagonista della nostra rubrica “Il consumo come mestiere”.
La crisi dei mercati finanziari si è trasformata in crisi dell'economia reale. Che effetto ha questo sui consumi della gente comune?
«La crisi finanziaria è figlia, invece, secondo me, della crisi dell'economia reale che è rimasta coperta, quasi nascosta, per anni. Le origini di questa crisi risalgono almeno a 10/15 anni fa. I redditi già allora non ce la facevano a sostenere la domanda. Questo ha portato alla pratica del ricorso al debito e il credito ha trasformato questo bisogno in un business evitando così il pericolo di un crollo del sistema. Nel momento in cui il settore immobiliare ha avuto le sue difficoltà, il sistema è collassato. Ma la crisi, era già in atto da tempo. Che cosa sta succedendo quindi oggi? Semplice. I consumatori non ce la fanno più perché non hanno più il supporto del credito per poter tamponare il loro debito e quindi quello che era stato coperto per oltre un decennio è venuto a galla adesso. A questo punto i consumatori devono riuscire a far rendere al massimo quel poco di reddito che hanno».
Quali sono state le cause di questa crisi latente?
«Diverse. Lo sviluppo tecnologico e la globalizzazione per prime. Queste hanno portato ad un eccesso di capacità produttiva, e di produzione da smaltire. E’ qui il nocciolo della questione. Ad una maggiore capacità produttiva corrisponde un aumento dell'offerta a cui la domanda deve adeguarsi. Ma, se c'è una maggiore automatizzazione dei processi produttivi, che aumenta la produttività dell'azienda, diminuisce di contro il potere contrattuale di chi ci lavora. L'azienda aumenta produttività, ma non ne beneficiano i lavoratori che continuano a perdere potere d'acquisto: con la globalizzazione entrano poi in campo eserciti di lavoratori del terzo mondo, che tengono i salari bassi».
La politica ha avuto un ruolo in tutto questo?
«Certo, la deregulation degli anni ’90 ha avuto un ruolo importante. Ha contribuito ha rimuovere i vincoli a far sì che il meccanismo dell'aumento di capacità produttiva potesse prosperare e l’economia potesse produrre sempre di più e mettere sul mercato sempre più merce. La deregulation non è figlia della politica, però, ma del meccanismo economico. E' stata l’economia a pretendere dalla politica la deregulation».
Lei dice che è stato il credito facile la causa vera di questa crisi. Ce lo vuole spiegare?
«Dal 2001 c'è stato un aumento della liquidità. Questo perchè il costo del denaro doveva essere tenuto basso per poter fluire facilmente. Poi Bush ha messo appunto nel 2004 il progetto politico della "società dei proprietari" per far sì che dopo il crollo delle Torri gemelle gli americani riacquistassero fiducia. Cosa c'era di più solido del business del mattone per farlo? La politica, in questo caso, è andata d'accordo con l'establishment finanziario. E' evidentemente una manovra non solo economica, ma anche psicologica: il mattone è solido e sicuro, ideale per dare fiducia».
Come può difendersi il consumatore da questa repentina perdita di potere d'acquisto?
«Una perdita di potere d'acquisto che dura anch'essa da almeno quindici anni, sempre coperta dall'accessibilità del credito. Per dare un'idea di quanto questo business del credito sia grande, basta pensare che per gli Stati Uniti conta per lo 0,7% del Pil. Quindi, c’è una quantità enorme di debito. Se non ci fosse stata tutto questo debito a sostenere i consumi saremmo già nei guai da un bel pezzo. Per difendersi dalla perdita di potere d’acquisto, il consumatore ha un'opzione di lungo termine ed una di breve. La prima, quella di lungo periodo, è realizzabile soltanto se si considera il consumo come mestiere, come faccio io, e quindi, come tutti i lavori, richiederebbe una retribuzione.
Un'ipotesi di più breve periodo prevede che il consumatore sia in grado di sfruttare in modo più produttivo il suo reddito per far fronte ai suoi impegni. Come? Selezionando oltre misura la domanda. Se non si segue pedissequamente la moda, per esempio, si comprano meno capi di abbigliamento e si utilizzano per più tempo. Il che non vuol dire astenersi dall'acquistare, bisogna selezionare fortemente l'acquisto! Se mi fornisco di una dieta alimentare adeguata, non ingrasso, non devo spendere soldi per smaltire il grasso, sto più in salute e spendo meno. Così il reddito rende di più».
Lei parla di reddito per l’attività di consumo, ma non è un ritorno a una forma di sussidio?
«No, non un sussidio, ma un reddito. I consumatori fanno due lavori: trasformano con l'acquisto la merce in valore e poi attraverso il consumo di questa merce, inneschiamo il meccanismo della riproduzione. E’ un lavoro che genera 70% del Pil! Pretendere utile da questo lavoro è oltremodo doveroso».
L'analisi
Per analizzare in profondità i risultati dell'indagine campionaria è stata realizzata un'analisi dei gruppi che consiste nel segmentare il campione di indagine in gruppi di intervistati il più possibile omogenei al proprio interno, in funzione delle risposte fornite, ed eterogenei tra di loro. Complessivamente sono stati identificati cinque Gruppi in funzione delle variabili considerate (variabili attive) e che sono stati descritti in funzione delle cosiddette "variabili illustrative" (sesso, età, carattere socio-professionale dei rispondenti, ecc.). Ogni gruppo è stato denominato con un nome di fantasia per facilitarne l'identificazione.
Gruppo 1 (19,9%)
"Men at work"
Per gli individui di questo gruppo i pasti sono momenti importanti di convivialità, ossia per stare insieme, per parlare con i propri colleghi di lavoro e amici, per conoscere altre persone (utili per il lavoro). Per alcuni il mangiare è il momento migliore della giornata. I componenti attribuiscono un livello di importanza "medio" alla colazione. Tutti danno molta importanza al pranzo. Non mangiano frutta o la mangiano assai raramente. Si occupano "qualche volta", o il più delle volte non si occupano per nulla, della spesa. Danno scarsa importanza alla marca del cibo, alla confezione dei prodotti e una importanza media al prezzo, alla facilità e alla rapidità d'uso. Grande importanza assumono la provenienza del prodotto (paese d'origine) e le informazioni nutrizionali (calorie, grassi). Capita assai di frequente di acquistare cibi già pronti o a preparazione rapida (piatti surgelati). Leggono raramente le etichette. Importanza "media" al confezionamento per il mantenimento dell'igiene e della sicurezza dei cibi. Tra le diverse patologie collegate all'alimentazione, preoccupa di più l'obesità. Preferiscono evitare una dieta ricca di grassi, di carboidrati, di sale, e di zuccheri semplici. Sono "mediamente" soddisfatti dell'informazione sui temi della sicurezza legata al cibo.
Considerazioni
Di fatto mangiare per il gruppo "Men at work" è un espediente per stare insieme ad altri, dove il cibo non rappresenta che una comparsa. Hanno idee scarse e lacunose, talvolta del tutto erronee, circa la preparazione dei cibi, il cucinare, ecc.
Gruppo 2 (13,6%)
"No food: the snack generation"
Questi non sembrerebbero avere un rapporto sereno, o quanto meno maturo, con il cibo. Alcuni si sentono perennemente a dieta. Non hanno l'abitudine di misurare le porzioni; non mangiano quasi mai, o mai frutta. Non si occupano della spesa. Leggono raramente le etichette. Non prestano attenzione al confezionamento dei prodotti per il mantenimento dell'igiene e della sicurezza dei cibi. Non sanno nulla delle regole più elementari riguardanti il modo di trattare e conservare gli alimenti a casa, dall'evitare il contatto tra cibi crudi e cibi cotti al controllare la temperatura del frigorifero. Per i materiali credono più nel cartone e nella plastica, che non nel vetro, che quasi nessuno degli appartenenti al gruppo identifica come materiale sicuro per entrare a contatto con gli alimenti. Preoccupazione scarsa o nulla per gli alimenti conservati male in casa, verso l'eventuale presenza di ormoni negli alimenti, verso gli Ogm. Non risultano per nulla preoccupati dei seguenti comportamenti: stile di vita troppo sedentario, una dieta troppo ricca di proteine e grassi e povera di frutta e verdura.
Considerazioni
"No food: the next generation" è un gruppo di giovanissimi, che hanno un rapporto immaturo con il cibo e l'alimentazione. Il cibo sembra una necessità alla quale doversi sottoporre ogni tanto, quando non una minaccia dalla quale non è possibile sottrarsi.
Gruppo 3 (27,9%)
"fast & technological food"
Questo gruppo è formato da individui che nonostante l'interesse verso la tradizione mangiano di corsa cose già pronte. Poco importanza alla colazione, e assai meno al pranzo, che molto spesso hanno l'abitudine di saltare passando direttamente alla cena. Quasi il 50% acquista alimenti arricchiti (cereali da prima colazione con vitamine o minerali, latte con omega-3, biscotti con fibra, ecc).
Oltre il 60% si occupa della spesa alimentare dando scarsa attenzione alle informazioni nutrizionali (calorie, grassi), media agli ingredienti, alla conservabilità, alla confezione, e alta alla provenienza del prodotto, alla marca, alla presentazione e all'aspetto del cibo e al prezzo. Oltre un terzo del gruppo compra cibi già pronti o a preparazione rapida. In cucina non lavano gli utensili, nonché le mani passando dalla lavorazione di un alimento a un altro, non scongelano i surgelati a temperatura ambiente. Per i materiali ritenuti più sicuri a contatto con l'alimento hanno più fiducia nel cartone e nelle lattine, che non nel vetro. Hanno minore preoccupazione per gli alimenti scaduti, per quelli conservati male nella catena di distribuzione e a casa, per pesticidi, ormoni, Ogm, additivi. Sono mediamente preoccupati per le malattie cardiovascolari e l'obesità. Non temono una dieta troppo ricca di carboidrati, di zuccheri semplici, di proteine.
Considerazioni
Manifestano un atteggiamento duplice nei confronti del cibo: da una parte è qualcosa che li aiuta a rilassarsi e prediligono i sapori e le abitudini della tradizione famigliare, dall'altra però sono anche i più forti consumatori di cibi pronti, di prodotti sostitutivi. Mangiano velocemente, mangiano "altre cose", prodotti arricchiti tecnologicamente, a volte senza neanche sedersi a tavola.
Gruppo 4 (16,3%)
"True food"
Hanno interesse per i cibi tradizionali, per i cibi che mangiavano o mangiano i propri genitori. Sono preoccupati di evitare i cibi adulterati. Grande importanza a tutti i pasti della giornata, in particolare alle cena e al pranzo, meno alla prima colazione. Non saltano mai il pranzo, che consumano prevalentemente a casa. Non utilizzano pasti sostitutivi come le barrette, non utilizzano dolcificanti, integratori di vitamine, minerali e alimenti arricchiti. Attenti agli alimenti conservati male in casa o scaduti. Preoccupano le allergie, il colesterolo e l'obesità. Tra i vari comportamenti associabili al modo di mangiare prestano attenzione allo stile di vita non sedentario, a non essere esposti ad una dieta povera di frutta e verdura, troppo ricca di sale.
Considerazioni
Sanno cucinare, e sanno come rapportarsi con il cibo e la cucina, ne conoscono le regole e la disciplina. Sanno evitare comportamenti scorretti per quanto concerne la salvaguardia delle elementari regole di sicurezza alimentare a casa propria. Hanno con il cibo un rapporto sereno.
Gruppo 5 (22,0%)
"genesi"
Hanno interesse per cibi nuovi e per quelli della tradizione italiana. Fanno attenzione alla dieta, che vivono in modo maturo e razionale, senza traumi. Le preferenze tengono in scarso conto della preoccupazione di evitare cibi contaminati o transgenici, delle indicazioni delle riviste o della televisione, nonché di motivazioni di carattere etico, religioso, o filosofico.
Hanno l'abitudine di misurare le porzioni, di pranzare e di cenare sempre nei giorni lavorativi. Non saltano i pasti. Utilizzano i prodotti sostitutivi (es. barrette, bibite ecc.), i dolcificanti alternativi (es. aspartame, saccarina, ecc.), gli integratori di vitamine e minerali e gli alimenti arricchiti. Nel corso della giornata mangiano spesso frutta. Si occupano della spesa. Nella scelta di acquisto del prodotto prestano attenzione alla provenienza, alle informazioni nutrizionali, al prezzo, alla marca, alla conservabilità, alla porzionatura, alla confezione, alla presentazione e all'aspetto del cibo. Non acquistano cibi già pronti o a preparazione rapida.
Leggono sempre le etichette. Tra i problemi, destano preoccupazione il diabete, l'obesità, il colesterolo e le allergie. Temono una dieta troppo ricca di grassi e di carboidrati, povera di frutta e verdura, e non amano uno stile di vita sedentario. Non ritengono soddisfacente l'informazione sulla sicurezza alimentare.
Considerazioni
Non hanno verso il cibo alcuna forma di timore e di paura. Tale forte orientamento verso i prodotti alimentari ad alto contenuto tecnologico e la giovane età degli individui del gruppo ci ha indotto a nominare il Gruppo n. 5 "Genesi", nell'ipotesi - comunque da dimostrare per mezzo di ulteriori studi sull'argomento - di una modificazione reale dei comportamenti alimentari degli italiani.
|
commenti (ANSA) - AOSTA, 20 NOV - Terminata la fase del confronto con la mediazione dell'assessore al commercio del comune di Aosta, Bruno Giordano, l'Amministrazione comunale e tutte le associazioni dei consumatori, dei sindacati e delle associazioni di categoria hanno sottoscritto oggi l'intesa per attuare il progetto 'Io C'entrò, teso a fronteggiare la crisi economica finanziaria in atto.
Dando atto "del senso di responsabilità manifestato dalle parti", Giordano ha espresso soddisfazione per "la sottoscrizione unanime del disciplinare e dell'accordo anche da parte di chi in un primo momento non aveva raccolto l'invito del Comune".
L'iniziativa, che sperimentalmente durerà fino a maggio, consiste, da parte dei commercianti e di chi eroga servizi (artigiani e altre categorie), nel praticare sconti nella quarta settimana del mese. "Pensiamo - ha precisato l'assessore - che così facendo si salvaguardano le famiglie a basso reddito ed i pensionati, ma al tempo stesso vogliano contribuire a produrre risparmi e rilanciare così i consumi".
Il disciplinare stabilisce le norme alle quali devono sottostare gli aderenti che riceveranno dal Comune una vetrofania che certifica l'adesione al progetto. L'Amministrazione si farà carico della campagna di informazione e dell'effettuazione dei controlli per il rispetto dell'intesa.
Gli esercizi che aderiscono a "Io c'entro", nella quarta settimana esporranno, tra l'altro, il prezzo originale del prodotto e quello scontato. Potranno anche bloccare il prezzo della merce o fornire servizi quali, ad esempio, consegnare la spesa a domicilio gratuitamente.
"A breve - ha concluso l'assessore - tutto il materiale informatico e la modulistica di adesione sarà disponibile sul sito web del Comune che pubblicherà anche l'elenco di tutti gli esercizi, agriturismi e alberghi compresi, che partecipano a 'io c'entro". (ANSA).
|
commenti