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Industria 2015 ha scelto 30 progetti innovativi per le aree tecnologiche efficienza energetica e fonti rinnovabili. Coinvolte 234 imprese e 160 enti di ricerca. Investimenti per oltre 500 milioni di euro.
Ricerca, innovazione, ricaduta industriale e occupazione queste sono le parole chiave del bando Efficienza energetica di “Industria 2015” che si era chiuso lo scorso 15 settembre e che lunedì 19 gennaio ha definito ufficialmente i 30 progetti ammessi sugli 86 presentati.
Da un’analisi per grande linee si può notare che i progetti innovativi approvati sono così suddivisi (vedi elenco più dettagliato in allegato):
Questi sono dunque i 30 progetti di ricerca e innovazione ammessi ai 200 milioni di incentivi del secondo bando di Industria 2015, con il coinvolgimento di 234 imprese, 160 enti di ricerca. Insieme attiveranno circa 500 milioni di investimenti in attività di ricerca e sviluppo, di cui oltre il 20% sarà realizzato nel Mezzogiorno.
Ogni progetto avrà diritto ad una quota di contributo pubblico pari al 35% dell’investimento previsto che oscilla dai circa 11 milioni ad un massimo di 27 milioni di euro per progetto.
Il 54% delle imprese interessate sono piccole e medie imprese, ma nel ruolo di capofila ci sono anche grandi industrie come Riello, Indesit, Enel, Telecom, Merloni Termosanitari, Beghelli, Whirpool. Presente anche la Fiat con il suo Centro di Ricerche.
Ciascun progetto di efficienza energetica o di fonti rinnovabili ammesso al finanziamento è proposto da partenariati qualificati, che puntano alla realizzazione di nuovi prodotti o servizi in grado di determinare positive ricadute industriali.
I progetti sono distribuiti in aree tecnologiche con alto potenziale innovativo come ad esempio il fotovoltaico e la bioenergia (almeno il 65% degli investimenti previsti e il 56% delle imprese proponenti) e in aree con alto potenziale applicativo (circa il 35%) come l’eolico, i materiali ad alta efficienza per l'edilizia o i sistemi e sottosistemi ad elevata efficienza per usi finali.
Il programma Industria 2015, lanciato con la finanziaria 2007 dal Governo Prodi e dal dicastero dello Sviluppo Economico di Bersani (il bando Efficienza era coordinato da Pasquale Pistorio) è nato con la caratteristica che i progetti debbano essere presentati da consorzi costituiti tra centri di ricerca pubblici e imprese, devono avere un notevole grado di novità e innovazione, una forte e certa ricaduta industriale, essere valutati da una agenzia esterna che si avvalga di valutatori indipendenti e, infine, essere monitorati. Iniziative di questo tipo sono strategiche per accrescere la competitività nazionale su mercati in espansione come quelli dell’efficienza energetica e delle rinnovabili. E’ sperabile quindi che il Governo Berlusconi e il Ministro Scajola in particolare, ripropongano al più presto un nuovo bando su questa area tecnologica.
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commenti (2)
Nel 2008 l’energia eolica ha rappresentato il 42% di tutta la potenza elettrica installata negli States nell'anno, con 8.300 MW. Le rinnovabili elettriche nell’era Obama dovranno raddoppiare in tre anni, ma molto dipenderà dai sistemi incentivanti in discussione. L'editoriale di Gianni Silvestrini.
Un altro record per l’eolico statunitense. Dopo i 5.200 MW installati nel 2007, lo scorso anno sono stati collegati alla rete ben 8.300 MW, una potenza pari al 42% di tutta la potenza elettrica (carbone, cicli combinati, rinnovabili, ecc.) installata negli Usa nel 2008. Complessivamente sono ora in funzione 25.170 MW eolici, un valore che pone gli Usa al primo posto del mondo come energia producibile, grazie alle buone condizioni anemologiche. Anche se i risultati finali delle installazioni per l’Europa non sono ancora definitivi, sembra che gli Stati Uniti si posizionino al primo posto anche per la potenza eolica installata, sorpassando quindi la Germania che da un decennio manteneva la leadership mondiale.
La creazione di un forte mercato ha favorito l’insediamento di numerose industrie di produzione di aerogeneratori sul territorio americano, consentendo di incrementare la copertura della domanda interna dal 30% del 2005 all’attuale 50%. Complessivamente gli occupati nel comparto eolico negli Usa sono 85.000, con ben 35.000 posti di lavoro creati nell’ultimo anno e con 9.000 addetti nelle industrie produttrici di componenti di windmills.
Con questo ritmo di crescita sarebbe facilmente raggiungibile l’obbiettivo indicato da un recente studio del Dipartimento dell’Energia di copertura con il vento del 20% della domanda elettrica entro il 2030.
In realtà, dopo il recente exploit, il settore eolico è piuttosto preoccupato. Il futuro del comparto è infatti strettamente legato alle modalità con le quali verrà convertito dal Congresso il pacchetto di 825 miliardi di dollari destinati a risollevare l’economia, una parte dei quali destinati alle rinnovabili. Il fatto è che le agevolazioni consistenti in detrazioni fiscali non funzionano nell’attuale momento di crisi economica. Così si sta tentando di trasformare il sistema delle detrazioni in incentivi diretti. Il Congresso aveva accettato questa nuova impostazione, ma il Senato non l’ha fatta propria. Insomma la battaglia è aperta e nelle prossime settimane si capirà se sarà possibile spianare il terreno per la continuazione del boom delle rinnovabili.
Una cosa è certa. Obama ha affermato di volere raddoppiare la quota di elettricità da rinnovabili in 3 anni con un incremento di 460.000 addetti nel settore energetico e intende fare dell’efficienza energetica, delle rinnovabili e della mobilità sostenibile gli elementi centrali del rilancio dell’economia. Non è un caso se, qualche giorno prima di giurare, il futuro presidente abbia tenuto una conferenza stampa proprio in una fabbrica di componenti di turbine eoliche nell’Ohio.
Del resto la scelta “ambientale” è confortata dai risultati di chi questa strada l’ha già imboccata. Sono appena stati infatti resi noti i dati della California che indicano come i posti di lavoro “verdi” siano aumentati del 10% dal 2005 a fronte di un aumento complessivo limitato all’1% (California Green Innovation Index).
Gianni Silvestrini - QualEnergia.it
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commenti Lavastoviglie da incasso Techna Green, Rex Electrolux. Garantisce condizioni di lavaggio ottimali con minimi consumi di acqua ed energia, pari a circa la metà di quello che si consumerebbe lavando 12 coperti a mano. Costruite per gestire al meglio l’alimentazione diretta ad acqua calda, sono in grado di riconoscere le temperature e regolare automaticamente i tempi e le fasi di lavaggio
Costano di più ma alla lunga convengono. Gli elettrodomestici di nuova generazione fanno a gara per migliorare le proprie caratteristiche tecniche in vista di una riduzione dei consumi e, a fronte di un maggiore investimento iniziale, consentono di risparmiare nel tempo, in termini ambientali ma anche economici. Impiegare meno energia significa infatti aiutare sia l’ambiente sia il proprio portafoglio e se avremo bollette più o meno alte, dipenderà da due fattori: il grado di efficienza energetica degli elettrodomestici e il modo in cui li usiamo. Ecco quindi una guida per immagini delle novità del settore e qualche consiglio per ottenere il massimo rendimento con il minimo spreco di energia.
INNOVAZIONE E RISPARMIO. Il sistema di asciugatura con Zeolite, utilizzato da Bosch per la nuova lavastoviglie ActiveWater e nel modello Energic Speed Water di Neff, sfrutta le proprietà del materiale, che grazie alla sua porosità naturale trattiene l’umidità sviluppata nella fase di lavaggio, per rilasciarla poi sotto forma di puro calore durante la fase dell’asciugatura, consentendo un risparmio energetico del 20%.
Le nuove lavastoviglie Techna Green di Rex Electrolux, tutte in tripla classe A e raccomandate dal WWF, sono costruite per gestire al meglio l’alimentazione diretta ad acqua calda. Grazie al nuovo software elettronico evoluto riconoscono le temperature e regolano automaticamente i tempi e le varie fasi di lavaggio.
La tecnologia a vapore, sfruttata dalla nuova lavatrice LG, assicura un risparmio d’acqua del 35% grazie ad un sensore che rileva automaticamente il peso del bucato, regolando di conseguenza il lavaggio. Un risparmio del 20 % circa è garantito anche sul piano energetico, mentre la capienza del cestello da 63 litri permette di ridurre il numero dei lavaggi.
E’ ancora in fase progettuale ma rappresenta un ottimo esempio di come l’attenzione per l’ambiente e il design possano combaciare perfettamente. Greta è una cappa proposta da Elica che assomiglia in tutto e per tutto ad una abat-jour e che, grazie al sistema Pure Energy, consuma 65 Watt alla massima velocitaÌ€, abbattendo il consumo energetico del 50% rispetto all’assorbimento di un’aspirazione tradizionale.
Tra i frigoriferi, si fanno notare gli apparecchi VarioCooling di Gaggenau, rigorosamente di classe A+ nonostante le grosse dimensioni, il modello Bottom Mount a tre porte di Frigo/General Electric, in cui il compressore modifica la velocità in funzione dello stato delle temperature e quello a doppio cassetto di Whirlpool, che offre la possibilità di gestire indipendentemente i vani.
E poi ancora: la lavabiancheria Allwater di Miele che permette di sfruttare l’acqua calda della rete idrica o il modello LiquidWash, dotato di un sistema di dosaggio automatico dei detersivi liquidi. All’avanguardia nel contenimento dei consumi, anche il nuovo forno SC115A di Smeg e quello ecologico di Candy.
ACCORGIMENTI QUOTIDIANI. Avere elettrodomestici all’avanguardia a volte non basta: bisogna anche saperli usare in modo corretto. Modificare i propri comportamenti può essere molto importante e spesso bastano semplici accorgimenti per ridurre notevolmente i consumi.
Per quanto riguarda il frigorifero, ad esempio, è sempre meglio posizionarlo lontano da fonti di calore, lasciando uno spazio di almeno 10 cm tra parete ed apparecchio per garantire la necessaria ventilazione. O ancora, lasciare un po’ di spazio tra i cibi e le pareti interne, non mettere mai cibi caldi e cercare di non lasciare aperta la porta più del necessario. Allo stesso modo, non aprire il forno se non è indispensabile ed evitare di tenerlo acceso fino a cottura ultimata: spegnendolo un po’ prima si ottiene lo stesso risultato.
Per quanto riguarda la lavabiancheria, meglio evitare temperature troppo elevate, quasi sempre inutili, e fare sempre lavaggi a pieno carico. L'asciugatrice è un mezzo molto dispendioso quindi è sempre preferibile stendere il bucato all'aperto o in casa. Se proprio non se ne può fare a meno, è d’obbligo scegliere un'asciugatrice di classe energetica A, che costa di più, ma permette di risparmiare molto sui consumi.
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Gli emendamenti approvati all’articolo 29 del decreto 185 riportano il 55% alla sua originale efficacia. La detrazione spalmata su 5 anni. Un respiro di sollievo per operatori e cittadini e un risultato ottenuto a furor di popolo.
Dietrofront del governo sulla detrazione fiscale. Tutto torna come prima o quasi. Se non ci saranno modifiche dell’ultima ora, almeno per i prossimi due anni verrà mantenuto il 55% e soprattutto il suo impatto visto che non ci saranno più limiti di spesa annuali, come quelli indicati nel decreto 185/08.
Alleghiamo il testo degli emendamenti apportati all’articolo 29 del decreto 185 (con la versione originale), il cosiddetto decreto “anti-crisi”, che tratta appunto della detrazione fiscale del 55% per interventi di riqualificazione energetica dell’edificio. Il testo è quello approvato dalle Commissioni riunite di Bilancio e Finanza della Camera. L’esame in aula è iniziato lunedì e dovrà poi passare al Senato. Il Governo ha richiesto la fiducia sul provvedimento che resterà quindi pressoché immutato, scatenando le critiche delle opposizione e dello stesso Presidente della Camera dei Deputati.
Tuttavia per quanto riguarda la detrazione fiscale del 55% per interventi di efficienza energetica e di utilizzo delle rinnovabili in edilizia, come detto, tutto o quasi viene riportato alle precedenti disposizioni, per capirsi quelle in vigore nel 2007-2008. Con alcune eccezioni.
La detrazione dell’imposta lorda resta del 55% ma dovrà essere ripartita in 5 rate annuali di pari importo (quindi non più tra 3 o 10 anni). Non ci sono limiti annuali per la detrazione, che avrebbero inficiato il provvedimento e costretto ad una doppia presentazione cautelativa della richiesta di detrazione, una per il 55% e un’altra per il 36%. Ma molto più probabilmente avrebbero scoraggiato questi interventi e favorito i lavori in nero. E’ inoltre eliminata la procedura del “silenzio-dissenso” da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Il testo emendato rispetto al decreto sopprime nell’art 29, comma 1 la frase “alle detrazioni per interventi di riqualificazione energetica degli edifici, di cui all’articolo 1, commi da 344 a 347, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.”
Quindi i limiti di risorse finanziarie annuali, che si leggono nel comma 7 modificato, sono relativi solo a crediti di imposta per le spese per attività di ricerca.
Altra novità riguarda una comunicazione preventiva all’Agenzia delle entrate che dovranno fare i contribuenti interessati alle detrazioni. La comunicazione, che ha l’obiettivo di monitorare l’andamento delle richieste, dovrà essere definita nei termini e secondo le modalità previsti con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate (sarà emanata entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto).
Come abbiamo detto su queste pagine, sarebbe stato un suicidio per l’economia (oltre che per rilanciare l’efficienza energetica in edilizia) non prorogare per i prossimi anni questo provvedimento che ha dimostrato la sua validità. Un provvedimento praticamente a costo nullo per lo Stato e portatore di innumerevoli benefici per moltissimi settori manifatturieri, per i progettisti e gli installatori presenti in Italia. E per gli stessi utenti, i cittadini e le imprese. Una delle vere soluzioni anti-crisi e per questo un risultato ottenuto a furor di popolo.
LB - QualEnergia
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La soluzione della crisi: per gli “esperti”, dare sostegno alla produzione e all’occupazione.
Se la crisi economica è crisi della Domanda, lecito incentivare l’Offerta?
Sostenere l’occupazione per avere più redditi, più possibilità di spesa?
Ma santiddio, chi investe, chi assume se l’Offerta manca di Domanda per sostenere i consumi?
Signori bando alle ciance: occorre dare a Cesare quel ch’è di Cesare.
Si. Ai consumatori, che con il loro Lavoro di Consumo danno corso alla domanda, generano ricchezza mediante l’acquisto, si deve retribuire quell’esercizio.
Non sostegni, né oboli ristoro invece: Reddito.
Si può magari, vincolarlo al lavoro d’acquisto effettivamente esercitato; ma reddito.
Un modo per rendere redditizio quel reddito, per chi lo eroga, per chi lo percepisce.
Et voilà: nuovo impulso all’acquisto, nuova produzione, più lavoro, nuova offerta, nuova domanda, e…vai col tango.
Mauro Artibani
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org
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commenti Ricercatori statunitensi hanno identificato una sostanza che libera gli eccessi di colesterolo accumulati nelle cellule degli organi, secondo lavori condotti su topi e pubblicati ieri.
La scoperta fa chiarezza sul modo in cui il colesterolo è trasportato nelle cellule del corpo e potrebbe aprire la strada a una terapia per la malattia di Niemann-Pick di tipo C, sottolineano i ricercatori. Si tratta di una malattia metabolica ereditaria rara caratterizzata da tassi anormalmente elevati di colesterolo in tutti gli organi.
La malattia risulta da un difetto genetico nel trasporto cellulare dei lipidi, la cui accumulazione causa la comparsa di gravi problemi neurologici e si manifesta più spesso nella sua classica forma infantile tra i tre e i quindici anni. La forma adulta, circa il 10 per cento dei casi, si manifesta soprattutto con problemi neurologici e psichiatrici. "Ciò che abbiamo dimostrato con questa ricerca è che molto rapidamente dopo l'iniezione di questa sostanza chiamata Cyclo, una enorme quantità di colesterolo accumulata nelle cellule è immediatamente liberata prima di essere normalmente metabolizzata" spiega il dottor John Dietschy, professore di medicina interna all'università sudoccidentale del Texas e principale autore di questi lavori apparsi negli Annali dell'Accademia nazionale delle scienze con la data del 26 gennaio. "Con una sola dose, si è ottenuta l'escrezione di un terzo dell'accumulo anormale di colesterolo nelle cellule" ha detto il ricercatore.
da CNR

Cogliere l’occasione offerta da una crisi economica che sconvolge il mondo per poter ridiscutere per intero ruoli e finalità del meccanismo economico, sollecita l’appetito.
Un modo per uscire dalla subordinazione di ruolo dei Consumatori, che ha compromesso il nostro fare e le nostre finanze: la tentazione è forte.
Il tempo stringe però. Gli eventi sopravanzano i rimedi messi in campo; si svalutano gli esercizi tattici: investimenti per produrre offerta senza domanda, sovvenzioni per un lavoro che non c’è, Stati sovraindebitati che affrontano impotenti opzioni keynesiane.
Il tempo è poco, i problemi molti; poco utile rincorrere giuggiole.
I have a dream: un nuovo fondamento al produrre ricchezza.
In quattro mosse un sogno per notti insonni; una nuova strategia per la crescita, altro che tattiche: parola di Professional Consumer.
Questa la formula: (- , + , + ,- ) = PPC.
( - ) Ridurre la Domanda.
De-privatizzare quelle nostre risorse indebitamente rese merci: l’acqua e la sosta automobilistica, per esempio e così poter rifocillare le nostre finanze.
( + ) Aumentare la Domanda.
Mettere le nostre merci sul Mercato: Tempo, Attenzione, Fiducia.
Si, la Fiducia dei Consumatori senza la quale non si investe, non si produce, non si commercia, non si acquista; non saremo noi ad acquistare; saremo noi ad ottenere guadagni: un Reddito!
( + ) Più acquisti da chi meno acquista: quelli della bassa propensione al consumo.
I benestanti, renitenti allo spendere, devono espiare il loro misfatto. Il richiamo al loro dovere contributivo di consumatori: un obbligo civile.
( - ) Meno tasse sul lavoro di consumazione.
L’IVA all’acquisto e la TARSU per lo smaltimento del consumato sono un prelievo fiscale iniquo; viene così tassato inopinatamente il nostro lavoro di consumo.
PPC : Provare Per Credere.
Si da’ così l’avvio ad una gigantesca redistribuzione della ricchezza insomma, un nuovo potere d’acquisto, eppercchennò, un nuovo Fare, buono per raddrizzare la barca.
Per tornare a navigare a gonfie vele occorre pure una nuova responsabilità
Passata la buriana dovremo riparlarne.
Mauro Artibani
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org
Entro il 2020 le fonti rinnovabili elettriche e termiche potrebbero creare in Italia più di 200mila posti di lavoro. A partire dagli obiettivi del position paper governativo del 2007 si iniziano a stimare investimenti e ricadute occupazionali.
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commenti (2)parte seconda
Bromidrosifobia
La bromidrosifobia è un anormale e ingiustificato fastidio per i cattivi odori, soprattutto per quelli corporei.
Questa fobia si manifesta spesso con vere e proprie allucinazioni olfattive, in modo che chi ne è colpito “sente” odori sgradevoli anche in loro completa assenza.
Ceraunofobia
La ceraunofobia è la paura di tuoni e fulmini. E' molto comune nei bambini, ma colpisce anche adolescenti e adulti.
I sintomi sono comuni ad altre fobie e includono attacchi di panico, difficoltà a respirare, tachicardia, sudorazione e nausea.
I ceraunofobici di solito tendono a controllare la loro paura nascondendosi durante i temporali in luoghi chiusi senza finestre,
Chiraptofobia
La chiraptofobia è l'irrazionale ed eccessiva paura di essere toccati.
E' un'alterazione di quella che potrebbe essere una “normale” risposta, collegata da un semplice meccanismo evolutivo: il contatto di un altro essere umano potrebbe essere pericoloso in quanto “attacco”. Il chiraptofobico – spesso in seguito a un evento traumatico – non riesce però a distinguere tra contatti innocui e aggressioni.
Cinofobia
La cinofobia è un'anormale paura dei cani e di essere aggrediti e morsi da essi.
Il cinofobico perde completamente il controllo davanti a un cane, anche se questi non è pericoloso. Raramente però estende la sua paura ad altri animali.
La cinofobia non è necessariamente collegata a un'aggressione da parte di cani, ma a a volte è sintomo di paure inconsce relative all'aggressività e alla sessualità.
Claustrofobia
La claustrofobia (dal latino “claustrum”, luogo chiuso) è la paura di luoghi chiusi (camerini, ascensori, sotterranei, metropolitane).
Il claustrofobico va in crisi nel momento in cui si ritiene privo di libertà spaziale, manifestando un malessere generale caratterizzato da attacchi di panico, senso di oppressione, difficoltà di respirazione, iperventilazione, sudorazione e nausea.
La claustrofobia - a differenza dell'agorafobia - non mette in pericolo l'autonomia sociale di chi ne soffre, che di solito cerca di evitare solo quelle particolari situazioni in cui perde il controllo.
Coprofobia
La coprofobia è un'irrazionale paura delle feci.
Il coprofobico ritiene le feci umane e animali fonti di contagio infettivo ed è letteralmente ossessionato dal poter entrare in contatto accidentalmente con esse.
Dendrofobia
La dendrofobia (dal greco “dendro”, albero) è la paura degli alberi e di tutto ciò che li riguarda (foglie, rami, foreste).
I sintomi principali includono attacchi di panico, difficoltà respiratoria, eccessiva sudorazione, vertigini, palpitazioni, afasia, nausea e conati di vomito.
Emetofobia
L'emetofobia è la paura di vomitare.
E' irrazionale e priva di fondamento, perché provocata non da reali crisi di vomito ma solo dall'idea di non poter prevedere e controllare eventuali conati.
L'emetofobico soffre soprattutto quando è in compagnia di altre persone e alla vista del cibo (molti hanno sviluppato particolari “rituali” per cucinare e mangiare); può essere colpito da nausea anche quando a vomitare sono altri. Le crisi ansiose sono caratterizzate da forte nausea, anche in assenza di un'effettiva patologia fisica.
Emofobia
L'emofobia (dal greco “aima”, sangue) è la repulsione eccessiva per il sangue, specialmente il proprio.
Un disgusto moderato per il sangue e le ferite è naturale, ma gli emofobici vengono colpiti da veri e propri sintomi fisici - palpitazioni, innalzamento della pressione arteriosa, nausea, pallore, sudorazione - fino ad arrivare allo svenimento.
Entomofobia
L'entomofobia è un'irrazionale ed esagerata paura di insetti e vermi.
E' una delle fobie più diffuse, e probabilmente la più comune fobia legata ad esseri viventi.
L'entomofobia provoca reazioni emotive che possono andare da lievi forme di ansia fino a forti attacchi di panico.
Chi ne soffre tende ad evitare i luoghi dove potrebbero esserci insetti,
Ergofobia
L'ergofobia (dal greco “ergon”, lavoro) indica un'anormale paura del lavoro o delle incombenze.
E' detta anche ergasiofobia e otrebbe essere in realtà una combinazione di varie fobie,
Glossofobia
La glossofobia (dal greco “glÅssa”, lingua) è la paura di parlare in pubblico.
E' la più comune fobia di situazione; chi ne soffre va in crisi solo al pensiero di dover comunicare in pubblico e cerca di evitare ogni occasione che possa metterlo al centro dell'attenzione.
I sintomi sono sia fisici (crisi d'ansia, tachicardia, pressione alta, pupille dilatate, sudorazione alterata, iperossigenazione, irrigidimento dei muscoli del collo e delle spalle, bocca secca, nausea) che verbali (voce tremante, afonia, ripetizione di mormorii).
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La fobia è una paura intensa, persistente e irrazionale nei confronti di certe situazioni, oggetti o persone che non rappresentano una reale minaccia.
Lefobie comportano in chi ne soffre stati ansiosi e di disagio profondo, fino ad arrivare a vere e proprie crisi di panico: il fobico deve evitare l'oggetto o la situazione lo spaventa e non può sottrarsi volontariamente alla sua paura; nei casi più gravi, le fobie arrivano a limitare profondamente l'autonomia del soggetto.
Le fobie possono essere classificate
L'acluofobia (o scotofobia - dal greco “paura dell'oscurità”) è una classica fobia di situazione che comporta l'intensa ed incontrollata paura del buio.
L'acluofobico ha paura dell'oscurità in generale, sia dovuta alla notte che ad ambienti non illuminati, nonostante razionalmente si renda conto che non vi è nessuna reale minaccia.
Se la paura è invece limitata solo alla notte, si tratta di nictofobia (paura della notte).
La paura del buio è comune nei bambini, per poi essere risolta man mano che si cresce. Diventa però una vera e propria fobia se persiste anche nell'età adulta e compromette la normale vita del paziente (ad esempio, non gli permette di accedere a uno spazio non illuminato,
L'acrofobia (dal greco “àkros”, elevato) è la paura dei luoghi elevati.
Le persone che soffrono di questa fobia soffrono di un'immotivata paura delle altezze e non riescono, ad esempio, ad affacciarsi da un balcone o a salire su un grattacielo.
L'acrofobia spesso nasce da un'esperienza negativa precedente,
essere anche la conseguenza di conflitti interiori di altra natura.
E' una fobia di situazione piuttosto diffusa e comporta sintomi di tipo ansioso: tachicardia, tremori, giramenti di testa, sudorazione eccessiva, crisi respiratorie e attacchi di panico.
Con il termine aerofobia (o aviofobia) viene definita la paura di volare.
Nonostante l’utilizzo ormai molto diffuso dell’aereo, la paura di volare è molto comune e può manifestarsi con diversi livelli di intensità: c'è chi riesce ad affrontare il volo anche se soffre di sintomi ansiosi (spesso prendendo l'aereo solo se strettamente necessario) e chi invece non riesce in nessun modo a controllare la fobia e a “costringersi” a volare.
La paura di volare in genere è legata all’idea di non avere la situazione sotto controllo e alla necessità di doversi affidare a un pilota.
I sintomi dell'aerofobia – tremori, tachicardia, difficoltà a respirare, vertigine, paura di morire - si presentano in maniera più intensa prima dell'imbarco, nelle fasi del volo percepite
L'agorafobia (dal greco "agorà", piazza) è una sensazione di grave disagio che l'individuo prova quando deve deve attraversare uno spazio aperto o quando si ritrova in ambienti esterni e non familiari.
L'agorafobico ha paura di non riuscire a controllare la situazione, soprattutto in caso di un eventuale pericolo che lo costringa a dover fuggire e mettersi in salvo, e preferisce non uscire mai dalla propria abitazione, che considera invece un luogo sicuro.
Alcune teorie definiscono l'agorafobia
E' una delle manifestazioni più invalidanti, in quanto chi ne soffre spesso non riesce ad uscire di casa senza soffrire di forti attacchi di panico.
L'amaxofobia (dal greco “amaxos”, carro) è la paura di guidare un'automobile o un motociclo.
Chi ne soffre tende a evitare la guida (soprattutto se è da solo e in circostanze in cui ritiene “critiche”,
Le cause possono essere essenzialmente due: l'amaxofobia può essere dovuta ad insicurezza cronica o può nascere in seguito a un trauma causato da un incidente, che può aver coinvolto diretto o di persone care in incidenti stradali.
L'aracnofobia (dal greco “aracno”, ragno) è una irrazionale paura dei ragni.
L'aracnofobia - una classica fobia di animali - può presentarsi in vari livelli, dal semplice disgusto a forme più forti di repulsione, fino a un livello di orrore incontrollabile (in alcuni casi anche la foto di un ragno può scatenare la fobia) che può causare veri e propri attacchi di panico.
È una fobia molto diffusa ed è legata a molti dei significati che il folklore e l’immaginario collettivo associano ai ragni.
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commenti Intervista Ing. Gerardo Montanino - http://www.rinnovabili.it/
A tre anni di vita dei decreti in “Conto Energia” facciamo il punto delle loro applicazioni con l’Ing. Montanino, Direttore tecnico del GSE
Ing. Montanino, l’opportunità italiana per lo sviluppo del fotovoltaico, costituita dal Conto Energia, compie già tre anni. Forse è il momento per fare qualche considerazione. Prima di parlare di numeri, sono stati secondo lei raggiunti gli obiettivi strategici posti alla base dei Decreti?
Non è facile rispondere a questa domanda, poiché gli obiettivi che il Conto energia si propone di raggiungere sono molteplici. Posso provare ad evidenziarne qualcuno.
Sicuramente il conto energia si prefiggeva di far decollare il numero delle installazioni fotovoltaiche in Italia. Nel quinquennio 2000 – 2005, durante il quale è stato operativo lo schema d’incentivazione in conto capitale del programma “Tetti fotovoltaici”, il volume di fotovoltaico annualmente installato ristagnava su valori di pochi megawatt. Con la partenza del “Conto energia”, dopo una prevedibile inerzia iniziale, il ritmo delle installazioni annue è completamente cambiato e, dai 70 MW del 2007, siamo arrivati ai circa 200 MW del 2008. Pertanto da un punto di vista quantitativo siamo sulla strada buona.
Parallelamente alla potenza installata, era prioritario anche sviluppare e formare gli operatori fotovoltaici in Italia (produttori di moduli e componenti, installatori, progettisti), presupposto indispensabile per una crescita armoniosa e duratura del mercato e per evitare di diventare una terra di conquista da parte di prodotti ed operatori stranieri. Su questo fronte la partita è ancora tutta da giocare e l’esito non è certo.
Infine, un terzo obiettivo, strettamente legato ai primi due, è rappresentato da una progressiva riduzione del costo dell’impianto per l’utente finale. Anche su questo punto non è possibile esprimere un giudizio, perché il mercato non evidenzia al momento segnali che ci possano indicare che in Italia si sia imboccata la strada giusta. Anzi, è sempre presente il rischio che, nelle varie fasi del processo, si possano radicare costi parassiti (senza valore aggiunto), che potrebbero rallentare, se non impedire, l’auspicata riduzione dei costi.
Quali sono state le principali innovazioni del secondo Decreto rispetto al primo?
Il Decreto del 19 febbraio 2007, che ha definito l’attuale quadro di riferimento normativo per il Conto energia, ha permesso di superare alcune criticità che avevano di fatto inceppato il cammino del meccanismo d’incentivazione e rischiavano di compromettere la crescita e la continuità del nascente mercato del fotovoltaico in Italia. In particolare le novità più rilevanti sono:
Veniamo ai numeri. Mi risultano ben 23.185 gli impianti collegati attualmente in rete. E’ un dato esatto ? E comunque sono stati confermati i target di potenza istallata che sicuramente il GSE si era posto nell’applicazione dei Decreti?
Il preconsuntivo (da consolidare nei prossimi mesi) della potenza cumulata in esercizio in Italia con il “Conto energia” alla fine del 2008 è di circa 280 MW per un totale di oltre 25.000 impianti. Per fine 2009 il GSE prevede che la potenza possa raggiungere i 550 MW per un numero complessivo di impianti pari a circa 50.000. Con questo scenario la potenza totale di 1200 MW incentivabile con il nuovo conto energia potrà essere raggiunta già nel corso del 2012. E’ opportuno ricordare che a questi 1200 MW vanno sommati circa 250 MW (sui 380 MW ammessi) che si prevede saranno realizzati con le regole del primo conto energia.
Nel confronto dell’Italia con la Germania, o l’Olanda, notiamo ancora importanti differenze nello sviluppo del fotovoltaico. Quali sono, secondo lei, gli elementi che ancora frenano l’affermazione piena del fotovoltaico nel nostro paese?
Il 70% dei moduli prodotti nel mondo viene venduto e installato in Europa, che attualmente, grazie ai meccanismi di incentivazione, è leader per capacità cumulativa installata. In Europa, dopo la Germania e la Spagna, il nuovo “hot market” è sicuramente l’Italia. La Germania a fine 2008 ha superato i 5000 MW di potenza fotovoltaica cumulativa installata (a fine 2007 il dato era 3900 MW), ma questo è stato possibile grazie ad un sistema di incentivazione, il “Renewable Energy Sources Act” (EEG) che ha messo in moto il mercato nel 2000, cinque anni prima che in Italia partisse il primo conto energia. Se osserviamo i dati in Germania dopo tre anni di incentivazione, i megawatt installati erano meno di 400 (a cui vanno sottratti tutti gli impianti realizzati con il programma “100.000 tetti fotovoltaici”). Il bilancio in Italia non è così diverso, a tre anni dall’avvio del sistema di incentivazione, da quello tedesco in termini di potenza cumulativa installata. Rimangono le differenze sui prezzi degli impianti, (4.400 €/kWp, fonte BSW Solar 2008 – German Solar Industry Association, a fronte di oltre 6.000 €/kWp in Italia, dato rilevato da GSE su quanto dichiarato in sede di richiesta degli incentivi), sulla stabilità “normativa”, oltre che sulle barriere di ordine amministrativo per le autorizzazioni e per le connessioni alla rete.
In conclusione parliamo in generale di rinnovabili. Dal suo osservatorio privilegiato, crede che il nostro Paese riuscirà a raggiungere gli obiettivi posti a livello europeo?
L’obiettivo del 17% di consumi complessivi di energia da fonti rinnovabili al 2020 è ambizioso ma non impossibile; i dati di mercato ci mostrano che, nonostante la crisi economica, gli investimenti nelle rinnovabili continuano. E’ comunque necessario lo sforzo di tutti gli attori coinvolti in un processo dove le istituzioni, l’industria e gli investitori lavorano insieme puntando ad un unico obiettivo, che poi è quello della riduzione dei costi.
Last but not least, una considerazione. Poichè l’obiettivo è in percentuale del consumo finale, il suo raggiungimento passa necessariamente attraverso un uso consapevole dell’energia da parte dell’utente finale, con un conseguente cambiamento del nostro stile di vita.
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Cosa è, dove trovarla, come utilizzare al meglio questa unicità calabrese.
La nduja è la bandiera dei salumi Calabresi, senza dubbio uno dei più originali, più sanguigni, più accesi, focosi e irresistibili dei prodotti tipici calabresi. Forte e decisa, ma al tempo stesso carezzevole, la nduja Calabra, insaccata a mano in budello naturale, è preparata con un trito finissimo di carni scelte di suino sapientemente aromatizzate. Colpisce per il caratteristico profumo di peperoncino ed il colore rosso acceso. Il sapore è dapprima dolcissimo e poi esplode in tutta la forza del peperoncino calabrese. Parla del Meridione d’Italia e dà allegria, passione e buonumore. Si tratta di un prodotto davvero gustoso, forte e piccante ma allo stesso tempo delicato. In tale “concerto di sapori” il peperoncino bilancia perfettamente la parte grassa.
Secondo antica ricetta, viene fatta con frattaglie e parti grasse del maiale, impastate con il peperoncino (…molto!), insaccate, fatte affumicare in un primo momento e poi stagionate. Risponde appieno ai principi della economia domestica calabrese (povera!!), secondo la quale “del maiale non si butta via nulla”.A differenza degli altri salumi tipici calabresi, compatti e solidi per via della loro stagionatura, la nduja mantiene nel tempo il suo carattere “morbido” per consentirne il suo uso spalmabile
Le ipotesi sull’origine del nome “‘nduja” sono molte: probabilmente deriva dal francese “andouille”, (salsiccia), e potrebbe essere stata importata nel periodo della dominazione napoleonica nel Regno di Napoli, di cui la Calabria faceva parte. I calabresi l’hanno ovviamente reinterpretata e personalizzata, aggiungendo l’ingrediente più importante della loro gastronomia, il peperoncino.
E' quasi superfluo sottolineare come la nduja, grazie al gusto squisito e al piccante dovuto a tanto peperoncino calabrese (scherzosamente detto "il viagra calabrese"), viene da alcuni considerata afrodisiaca. Si puo' anche essere scettici al riguardo, ma sicuramente la nduja ha benefici effetti sul sistema cardiocircolatorio.
Certo, la distribuzione di tipo ordinaria (tradizionale o moderna che sia), volta alla ricerca di referenza che facciano “volume” a discapito del “sapore” non sempre dispone di questa ghiottoneria culinaria, dunque non sempre c’è la possibilità di deliziarsene “liberamente ed a piacimento”; per cui occorre sovente far capo alla rete, ricorrendo ad affidabili siti di commercio elettronico , i quali offrono un prodotto certificato e dalle eccellenti qualità , offerto sia nella specifica in budello naturale (che è quella di cui alla tradizionale preparazione calabrese) ovvero in vasetto.
Qualunque sia la modalità di acquisto, l’ importante è che si tratti di un referenza “tassativamente” prodotta in Calabria, secondo specifica di tipo artigianale, preferibilmente nei mesi invernali, allorquando è di consuetudine per i calabresi macellare il maiale (si tratta di vere e proprie sagre di vicinato), utilizzando solo carne di suini allevati localmente secondo le antiche tecniche di alimentazione, e peperoncino tipico calabrese.
Riguardo all’uso della nduja, si parte da quello più scontato, ovvero spalmata su fette di pane o crostini, per farne gustosi, stuzzicanti ed originali antipasti; ad usi molto più complessi e/o sofisticati.
A tal proposito questi stessi portali di commercio elettronico, infatti, offrono nelle scheda prodotto innumerevoli soluzioni a riguardo, per deliziarsi in modo veramente diverso, ovvero sorprendere con originalità i propri commensali: in ciò la nduja dimostra tutta la sua versatilità in cucina. Un motivo in più per il quale la nduja è stata introdotta fra i prodotti dell'Arca del Gusto di Slow Food, progetto nato per il recupero e la salvaguardia di piccole produzioni di eccellenza gastronomica minacciate dall'agricoltura industriale, dal degrado ambientale, dall'omologazione.
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C’è un comandamento: quello della Crescita Economica che conforma le azioni, i gesti di tutti noi; che da’ sostanza alla politica, fiducia ai Consumatori.
Di qua passa il lavoro, la ricchezza, il futuro, l’ottimismo. Per la stessa via si produce, si commercia, si acquista senza posa.
Quella crescita arricchisce, magari ingrassa, spreca, inquina ma tant’è.
Un precetto insomma nelle corde di tutti, nella speranza degli esclusi, nei proclami dei politici, nella dottrina degli economisti.
Esegeti di ogni dove, giurati della continuità, cantori del “guai ai vinti” affollano il mondo.
Il PIL, per quanto abbia perso l’appeal dei giorni migliori, è il totem attorno a cui danzano instancabili i facinorosi della crescita.
I produttori, nel produrre un eccesso di offerta rispetto ai redditi disponibili; i consumatori, a smaltire quell’eccesso con il debito; quelli del credito a spalmare, su tutto e tutti, credito sul debito; le banche centrali a mettere liquidità per sostenere quel credito; i politici a corroborare prodiga fiducia; gli economisti a predicare sviluppo: tutti costretti a recitare il mantra della crescita.
Tutti insomma ben oltre il lecito per dovere d’ufficio.
Da questo alla crisi il passo è breve.
Et voilà il paradosso: si è ubbidito, questa la colpa.
Non ci sono colpevoli!
Mauro Artibani
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org
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commenti Il 2009 avrebbe potuto iniziare con il festeggiamento da parte dei cittadini italiani di un'importante conquista per la tutela dei loro diritti: l'entrata in vigore anche nel nostro Ordinamento dell'istituto della class action.
Come è noto, purtroppo così non è stato. Il governo è intervenuto, infatti, in extremis, e ancora per decreto, con un rinvio di ulteriori sei mesi, dopo il primo rinvio deciso a giugno scorso e la promessa, non mantenuta, che il testo sarebbe stato migliorato e definitivamente approvato entro fine 2008.
Per ALTROCONSUMO, associazione indipendente di consumatori , si è trattato di una straordinaria occasione perduta per rendere finalmente effettiva la tutela per tutte quelle situazioni nelle quali i consumatori, avendo subito ingiuste vessazioni avrebbero potuto difendere collettivamente i loro diritti, considerato anche che, allo stato, non vi sono strumenti veramente efficaci ed accessibili sul piano dell'azione individuale.
Leggi e firma la petizione di AltroConsumo

Dolci, dolci e ancora dolci. Si sa, i bambini ne sono ghiotti, e a volte è davvero difficile dire di no alla richiesta dell'ennesima caramella. Come fare a mettere d'accordo genitori e figli?
Facile, con queste due semplici ricette per fare in casa, con ingredienti genuini, caramelle e lecca-lecca:
Ingredienti:
Preparazione:
Per prima cosa metti i fogli di gelatina in un recipiente con acqua per 10 minuti;
Nel frattempo poni in un pentolino lo zucchero con i 2 cucchiai di limone e i 10 cucchiai di succo di frutta (ananas, arancia, fragola...);
Fai bollire per 5 minuti;
Dopodiché togli dal fuoco e aggiungi i fogli di gelatina dopo averli strizzati bene;
Mescola fino a quando non si saranno sciolti completamente;
Con il composto così ottenuto, riempi degli stampini in silicone (da evitare stampini con forme strane, visto che non è facile togliere le caramelle, vanno bene quelli a semisfera, sfera o quadrato...);
Metti lo stampo in frigo e attendi un paio d'ore;
Tolte dallo stampo, rotola le caramelle nello zucchero.
Ingredienti:
Preparazione:
Poni in un pentolino lo zucchero con il burro e un cucchiaio di acqua;
Mettilo sul fuoco e cuoci il composto fino ad ottenere una massa trasparente;
Cola il composto a cucchiaiate su una superficie piana e unta d'olio: si allargherà formando dei dischetti traslucidi;
Al centro di ogni dischetto colloca un bastoncino e fissalo con un'altra goccia di zucchero cotto;
Lascia riposare per un paio d'ore.
Nota: anche se composte da alimenti genuini, si tratta comunque di caramelle ricche di zuccheri. Quindi è sempre meglio consumarle con parsimonia senza esagerare.
da BuonaIdea
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commenti Arance, limoni, pompelmi, mandarini e poi i meno utilizzati lime, cedro e mapo. Gli agrumi sono da sempre sinonimo di salute perché contengono vitamina C, che aiuta il sistema immunitario a rafforzarsi, e antiossidanti che combattono l'invecchiamento dei tessuti.
Il limone
È l'agrume con la minore quantità di calorie ed è quindi il condimento ideale per chi è a dieta. Ha un succo ricco di acido citrico che gli fornisce quel suo caratteristico sapore amarognolo ed è ricco di vitamina C. Viene utilizzato come dissetante ed astringente. Il suo maggior pregio è quello di essere trovato fresco per tutto l'anno grazie al fatto che le diverse varietà disponibili coprono tutto l'arco dei dodici mesi. Inoltre, il limone si mantiene perfettamente anche per un mese intero se messo a conservare nella parte più bassa del frigorifero (cioè quella più fredda). Attenzione però alla temperatura, poiché temperature troppo fredde lo seccano irrimediabilmente. È quindi sempre consigliabile acquistarne la quantità che si pensa di utilizzare a breve.
L'arancia
Ideale soprattutto come spremuta, l'arancia contiene diverse sostanze utili al nostro organismo, quali innanzitutto la vitamina C (50 mg in 100 grammi di arance), acido citrico, zuccheri, fosforo, calcio e quasi il 90% di acqua. È importante fare attenzione quando si comprano le arance; bisogna sempre scegliere quelle sode, senza macchie e senza parti molli o con un colore leggermente sbiadito. Infatti, se il frutto non è perfetto, è facile che si possano formare delle muffe all'interno. Per conservarle, scegliete un luogo fresco o il frigorifero e se decidete di fare una spremuta, è consigliabile berla subito, poiché l'esposizione all'aria e alla luce fanno degradare velocemente la vitamina C.
Il mandarino
Essenzialmente raccolto tra dicembre e gennaio, il mandarino ha anch'esso una grande quantità di vitamina C, sebbene leggermente minore dell'arancia, ed è ricco anche di potassio e calcio. Negli ultimi tempi, con la comparsa delle clementine (o mandaranci) senza semi, è stato messo un po' da parte. Nell'acquisto scegliete i frutti con la buccia sottile e lucida dal colore arancio forte; un buon mandarino, quando aperto, emana un odore penetrante caratteristico di questo frutto. Conservatelo nella parte bassa del frigorifero (resiste per alcune settimane) oppure per qualche giorno a temperatura ambiente.
Il pompelmo
Tipicamente associato alle diete dimagranti, il pompelmo ha proprietà disintossicanti ed è ricco di vitamina A, B, C e sali minerali quali potassio e magnesio. Originario dell'India, viene coltivato in Italia nelle regioni della Campania, della Liguria e della Sicilia. Si presenta come un frutto simile ad un limone, ma di dimensioni maggiori, con colore giallo e sapore amarognolo. La varietà più diffusa è quella a polpa bianca e buccia sottile. Per l'acquisto, scegliete sempre i frutti grandi e ancora con il picciolo attaccato, assicurandovi che non ci siano tracce di muffa. Conservate i frutti nel frigorifero nei cassetti degli ortaggi per non più di una decina di giorni.
Lime, cedro e mapo
Meno conosciuti degli agrumi descritti in precedenza, questi frutti stanno trovando spazio sempre maggiore sulle nostre tavole. Il lime è un agrume con la scorza giallo-verde proveniente dalla Malesia; è molto simile al limone, sia nel sapore che nelle quantità di vitamina C, zuccheri e sali minerali. Il cedro, invece, è originario del Medio Oriente ed è molto voluminoso. Ha poca polpa ed un sapore meno acido del limone; contiene vitamina C in grandi quantità, zuccheri, fibre e sali minerali. Il mapo è un frutto ottenuto dall'incrocio tra mandarino Avana e pompelmo Duncan. Presenta buccia e polpa gialla e sapore dolce-amaro. Può essere consumato sia fresco che spremuto
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commenti Un sorriso smagliante illumina il viso ed è un ottimo “biglietto da visita” nelle relazioni interpersonali. Per questo motivo tutti vorrebbero avere sempre dei denti bianchi e belli.
Il colore dei denti, al contrario di quanto comunemente si pensi, non dipende dallo smalto, che non possiede un colore proprio, è traslucido e lascia trasparire il colore della dentina sottostante.
Purtroppo, però, con il passare del tempo lo smalto tende a macchiarsi, assorbendo pigmenti da cibi e bevande, e a perdere lucentezza: i principali nemici del sorriso sono il tartaro, il fumo di sigaretta e i coloranti presenti in alimenti e bevande (the, caffè, coca cola).
Ma non bisogna disperare! I progressi nel campo dell'odontoiatria estetica permettono a tutti lo sbiancamento dei denti, un procedimento che prevede l'applicazione di un gel capace di decolorare lo smalto e la dentina, rendendo nuovamente i denti bianchi e luminosi.
Sbiancamento professionale
La prima operazione necessaria è una seduta d’igiene orale dal dentista. Eliminati placca e tartaro, lo specialista stabilirà il trattamento più consono per i vostri denti: sedute di laser, mascherine personalizzate o faccette di porcellana.
Nelle sedute di laser, dopo aver applicato un gel viscoso ad elevata concentrazione di “perossido di idrogeno”, i denti vengono esposti alla luce di speciali lampade al plasma. La luce è in grado di accelerare l’effetto di penetrazione della sostanza sbiancante contenuta nel gel. La procedura dura da 30 a 90 minuti, a seconda della colorazione iniziale dei denti, e sono necessarie di solito una o due sedute.
Nelle sedute con mascherine personalizzate viene fatto il calco delle arcate dentarie del paziente per realizzare la mascherina di silicone morbido (assicurando una perfetta aderenza sui denti). Le mascherine – sulle quali viene spalmato un gel sbiancante - vengono quindi applicate sulle arcate dentarie. La durata del trattamento viene stabilita dallo specialista.
Le faccette ceramiche sono sottili lamine in ceramica che vengono applicate sulla superficie esterna dei denti; vengono applicate nei casi più difficili, in cui i denti sono talmente rovinati che nessun trattamento risulta efficace.
Lo sbiancamento è destinato a durare per 4 o 5 anni, anche se i denti tendono ad ingiallire se nuovamente esposti al fumo e al caffè.
Cosmetici
Lo sbiancamento dei denti va affidato periodicamente al dentista, ma in commercio ci sono diversi prodotti che possono aiutare il nostro sorriso.
I dentifrici con agenti sbiancanti agiscono sulle macchie che opacizzano lo smalto. Si trovano in commercio nelle farmacie e nei supermercati.
Le mascherine “fai-da-te”, rivestite con gel sbiancante a base di “perossido di carbamide”, si applicano sulle arcate dentarie superiore e inferiore ogni sera prima di andare a letto e vanno tenute tutta la notte.
Rimedi naturali
La buccia di limone è utile per sbiancare i denti e ridurre il tartaro.
La polpa di fragole passata sui denti aiuta a renderli più bianchi e ad avere un alito più fresco.
Anche il bicarbonato ha proprietà sbiancanti, ma va utilizzato non più di 1 o 2 volte al mese, perché potrebbe provocare abrasioni allo smalto dei denti.
Infine, una speciale pasta dentifricia all'argilla si può preparare in casa mescolando 1 goccia di olio essenziale di menta, 1 cucchiaio di glicerina, 1 cucchiaio di acqua e 2 cucchiai di argilla.
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Ridotto il tempo dedicato alla preparazione dei pasti
Roma, . (Adnkronos) - Gli sprechi raggiungono livelli record per i single che sono costretti a spendere per gli acquisti alimentari il 60% in più rispetto alla media delle famiglie italiane. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai consumi delle famiglie. La spesa media per alimentari e bevande di un single è di 300 euro al mese, superiore di oltre il 60% rispetto - sottolinea la Coldiretti - ai 186 euro al mese destinati alla tavola da ogni singola componente di una famiglia tipo italiana formata da in media da 2,5 persone.
Ad incidere sulla spesa mensile dei single sono nell'ordine - precisa la Coldiretti- la carne (62 euro), l'ortofrutta (59 euro), pane, pasta e derivati dai cereali (49 euro), latte, yogurt e formaggi (41 euro), bevande (28 euro), pesce (25 euro), zucchero, caffé (23 euro) e per ultimo olii e grassi (13 euro).
Secondo l'Istat le famiglie italiane con un singolo componente sono circa 6 milioni, oltre un quarto del totale, e negli ultimi anni tendono ad aumentare con tassi superiori al 5%. I motivi della maggiore incidenza della spesa sono certamente da ricercare nella necessità per i single di acquistare spesso maggiori quantità di cibo per la mancanza di formati adeguati che comunque anche quando sono disponibili risultano molto più cari di quelli tradizionali.
Ad incrementare la spesa alimentare - continua la Coldiretti - è quindi anche l'elevata presenza di sprechi perché è facile dimenticare in fondo al frigorifero la confezione di latte aperto, la mozzarella, la confezione di insalata aperta, i tortelloni iniziati, tutto inesorabilmente destinato a finire nella pattumiera.
I single sono anche - precisa la Coldiretti - un segmento di popolazione con uno stile di vita attento a risparmiare tempo a favore del lavoro e soprattutto dello svago, che privilegia il consumo di piatti pronti a più elevato valore aggiunto che incidono maggiormente sulla busta della spesa. Una scelta che - sottolinea la Coldiretti - aumenta notevolmente la spesa poiché i cibi pronti per il consumo arrivano a costare anche cinque volte il prezzo delle materie prime impiegate. Nonostante la crisi economica e il rialzo dei prezzi, anche per effetto dell'aumento dei single, i preparati e i piatti pronti hanno fatto registrare un aumento delle vendite in volume del 9,5% in Italia nei primi sei mesi del 2008, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ref-Iri Infoscan.
Nella classifica dei prodotti che si sono distinti la maggiore crescita nei volumi di vendita ci sono tra gli altri i primi piatti pronti (+16%) e i sughi pronti secondo le elaborazioni Ref per Ancc-coop. In Italia - conclude la Coldiretti - si è progressivamente ridotto il tempo dedicato alla preparazione dei pasti che è di appena 34,9 minuti per quello di mezzogiorno, il 4,7% in meno rispetto all'anno precedente, e di 33,1 minuti per la cena (-2,7%) secondo un sondaggio Gpf
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