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No al nucleare - Comitato per un’alternativa energetica, basata sulle fonti rinnovabili e il risparmio

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venerdì, 27 febbraio 2009

Era solare - http://www.rinnovabili.it/

Giorni fa è stata inaugurata a Bonn una nuova Agenzia per le energie rinnovabili (Irena, International Renewable Energy Agency) che si propone di stimolare tutti i governi del mondo perché potenzino l’uso delle energie rinnovabili e incoraggino le ricerche e le applicazioni di tali fonti di energia.

Forse senza accorgercene stiamo vivendo una rivoluzione tecnico-scientifica e merceologica che va al di la della crisi economica. Forse questi primi anni del XXI secolo saranno ricordati come l’inizio di quell’era neotecnica di cui aveva parlato il sociologo americano Lewis Mumford nel suo libro “Tecnica e cultura”, già nel 1933.

Al di là delle bizzarrie del prezzo del petrolio, delle prospettive di impoverimento delle riserve di combustibili fossili e dei mutamenti climatici dovuti all’inquinamento atmosferico, ci sono molti segni di tale transizione. Già il presidente degli Stati Uniti Obama, nel suo discorso di insediamento, pochi giorni fa, ha detto: “Impiegheremo il Sole e i venti e le ricchezze del suolo per far camminare le nostre automobili e far funzionare le nostre fabbriche”.

Negli stessi giorni le Nazioni Unite hanno lanciato il 2009 come anno mondiale delle fibre tessili naturali, fonte di ricchezza e di lavoro per molti paesi poveri, rilanciate dopo anni di stasi dovuti alla concorrenza delle fibre tessili sintetiche derivate dal petrolio; i pur contestati carburanti per autoveicoli derivati dalla biomassa vegetale si stanno affermando e stimolano ricerche e innovazioni per renderli compatibili con il rispetto ambientale. La sfida dell’Irena è molto realistica e appare chiara dai conti esposti nelle sue prime pubblicazioni, disponibili in Internet.

Nel 2008, con una popolazione mondiale di 6700 milioni di persone, i consumi mondiali di energia sotto forma di carbone, petrolio, gas naturale, energia idroelettrica e nucleare sono stati di circa 480 esajoule (l’esajoule è una unità di misura dell’energia). L’energia solare che raggiunge in un anno le terre emerse è 1800 volte di più, circa 900.000 esajoule. Quello che conta è che tale energia è disponibile sempre uguale ogni anno, mentre i combustibili fossili, una volta estratti dai pozzi e dalle miniere e bruciati, non ci sono più. L’energia del Sole mette in moto i venti, la cui energia ammonta a oltre 40.000 esajoule all’anno, produce la biomassa vegetale in ragione di circa 100 milioni di tonnellate di materia organica che si forma ogni anno sulle terre emerse e che ha un valore energetico di circa 4.000 esajoule. Il vento provoca il moto ondoso che ha una energia di circa 1000 esajoule all’anno.

Inoltre il Sole alimenta il ciclo dell’acqua che continuamente cade sui continenti e scorre verso il mare avendo “dentro di se” una quantità di energia di circa 500 esajolule all’anno, equivalente a circa 150.000 miliardi di chilowattora all’anno; di questa energia le centrali idroelettriche di tutto il mondo catturano soltanto una piccola frazione, circa tremila miliardi di chilowattora all’anno. Infine l’interno della Terra “contiene” una riserva potenziale di calore geotermico equivalente ad un flusso annuo di 5000 esajoule di energia. Come si vede, le energie rinnovabili assicurerebbero calore, elettricità, ed energia meccanica per molte generazioni future senza esaurirsi mai.

Qualcosa comincia a muoversi in vari paesi, anche in Italia; cominciano ad apparire sui tetti delle case i pannelli fotovoltaici che trasformano la radiazione solare in elettricità; compaiono dei motori eolici la cui elettricità può essere venduta alle grandi compagnie elettriche che così evitano di usare un po’ di petrolio e carbone; Sole e vento cominciano ad attirare anche perché chi li usa ottiene dei soldi dallo stato. Ma si può dire che siamo nell’infanzia dell’era neotecnica. Le fonti di energia rinnovabili possono essere utilizzate in molte altre maniere, alcune delle quali appena si intravedono; centinaia di ricercatori e inventori si dedicano alla scoperta di pannelli fotovoltaici meno costosi di quelli attuali basati sul silicio; è possibile inventare macchinari e mezzi di trasporto che utilizzano energie rinnovabili

Un lavoro enorme per studiosi nelle Università e nelle industrie; un lavoro anche per gli storici della tecnica perché nel passato sono state descritte molte invenzioni basate sull’utilizzazione delle fonti rinnovabili, proposte poi abbandonate davanti all’illusione dell’esistenza di grandissime riserve di petrolio a basso prezzo. Adesso che sta svanendo la speranza di un futuro basato sulle fonti energetiche fossili, che il nucleare mostra quanto le sue promesse siano fallaci, adesso che l’attenzione per i mutamenti climatici sta polarizzando l’attenzione dei governanti – quante frettolose conversioni ecologiste e solari si stanno osservando anche in questi giorni ! – la riscoperta e il perfezionamento di tante idee abbandonate è molto promettente.

Eppure in Italia esiste soltanto un archivio, a Brescia, della storia dell’energia solare e delle energie rinnovabili alle quali in passato molti scienziati anche italiani hanno pur dato importanti contributi. In secondo luogo bisogna rendersi conto che solare, vento e biocarburanti sono soltanto alcuni dei molti beni energetici, industriali e di consumo che possono liberarci dalla schiavitù del petrolio: materie plastiche, materiali da costruzione, tessuti, detersivi, tutti basati su materie prime rinnovabili, possono ridare vita ad attività economiche abbandonate, nel campo agricolo e forestale e creare nuovi posti di lavoro nelle industrie.

Ma soprattutto l’impegno per le energie e risorse rinnovabili offre il più grande contributo allo sviluppo umano e sociale dei paesi arretrati, è la più genuina assicurazione per sgominare le tensioni politiche alimentate dalla povertà dei poveri. Perché sono proprio i paesi oggi arretrati che possiedono su più larga scala le risorse energetiche legate al Sole, risorse che essi non sanno o non possono utilizzare per mancanza di soldi e di conoscenze tecniche. L’era neotecnica può mostrare un mondo futuro in cui energia e materie prime vengono prodotte nei paesi poveri assicurando lavoro e pace, e vengono scambiate con i paesi oggi industriali che possono fornire tecnologie e conoscenze. Se questo sarà davvero il ruolo della nuova agenzia Irena, in molti nel mondo gliene saranno riconoscenti. Giorgio Nebbia


postato da: oscarboscaro alle ore 21:17 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: energia, social prosumer
giovedì, 26 febbraio 2009

LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI FA PRODURRE, COMMERCIARE, AQUISTARE, CONSUMARE


Ricostruire fiducia, ripristinare ottimismo, far finta di niente: questo i più ritengono occorra per uscire dalla crisi, per ridare vita alla Domanda.

Perchè la fiducia dei Consumatori fa produrre, fa commerciare, acquistare e consumare.

Ed io, sciagurato, pensavo occorresse reddito per rimettere in moto la Domanda: meglio così!

Siamo Noi Consumatori i depositari della fiducia, quella che conta?

Ah, beh allora: fiducia, fiducia, fiducia.

Basterà fare training autogeno per rassodare i nostri umori; occorrerà poi vestire a festa, sognare a colori, pensarci in allegria e così abbindolare gli astanti: un ottimismo di maniera ad “usum altri”.

Un dubbio: occorrerà altrettanta fiducia pure per vedere rimessi i nostri debiti o sarà necessario che so, magari, veder riconosciuto lo statuto del lavoro per quella pratica del consumare che produce ricchezza ?

Ottenere così un reddito, buono per rifocillare davvero il nostro ottimismo e attender, fiduciosi, sorgere il sol dell'avvenir e, che so, nottetempo cominciar ad acquistar.



Mauro Artibani

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categorie: consumi, crisi, domanda, social prosumer
mercoledì, 25 febbraio 2009

Il Viola che non dovrebbe mancare mai sulla nostra tavola

A tavola per ottenere un invidiabile benessere fisico: certo che si può! Basta scegliere gli alimenti che più aiutano a stimolare il sistema immunitario, cioè a potenziare i nostri naturali meccanismi di difesa. Si è visto, infatti, che introdurre nella dieta specifici nutrimenti contribuisce realmente a migliorare la capacità di risposta del nostro “sistema di protezione”.
Tra gli alimenti che non dovrebbero mancare sulla nostra tavola, i mirtilli. In più golosi tra i frutti di bosco sono una vera delizia per il palato e hanno un basso contenuto calorico: 25-40 calorie per 100 g. In più, sono ricchi di potassio, calcio, fosforo, vitamine A e C e di pigmenti dalla proprietà portentose. I mirtilli fanno bene:
- alla pelle, perché desensibilizzano la cute particolarmente fragile e contrastano l’azione antietà dei radicali liberi;
- alle gambe, perché proteggono e rinforzano le pareti dei capillari, li mantengono elastici, aiutano a proteggere la salute dei vasi sanguigni e contrastano dunque la sensazione di gonfiore e pesantezza;
- all’intestino, perché svolgono una preziosa azione regolatrice e depurativa e tengono alla larga infezioni e infiammazioni;
- alle vie urinarie, perché ostacolano l’adesione dei batteri alle pareti degli organi.

Concentriamoci su quest’ultimo punto. I mirtilli contengono dei pigmenti chiamati antocianosidi: sono i responsabili della loro colorazione blu-violacea, hanno un’azione antibatterica e sono utili soprattutto in caso di infezioni come la cistite.
La cistite, che quasi tutte le donne conoscono bene, è generalmente provocata dalla presenza di batteri nell’uretra che possono diffondersi verso l’alto, nella vescica (in particolare, l’escherichia coli è responsabile del 90% delle infezioni urinarie). Il suo primo e più evidente sintomo è un forte stimolo a urinare, con dolore e bruciore. Può colpire durante l’estate, complice il cambio di clima e di alimentazione, il sudore e le maggiori difficoltà ad evacuare, ma anche e soprattutto d’inverno, quando l’organismo ha un calo delle difese.
Il miglior antidoto contro la cistite è tenere pulito l’intestino, cercando di liberarsi ogni volta che se ne sente la necessità e non trascurando attività fisica, dieta ricca di frutta, verdura, fibre e tanta acqua. In aggiunta, largo ai mirtilli (o agli integratori a base dei loro estratti), che abbassano il pH rendendo l’ambiente più acido, quindi impediscono ai batteri cattivi di attecchire alle pareti della vescica. Nel frattempo, occhio ai detergenti intimi: devono essere neutri. Un consiglio: durante il bidet, lavarsi sempre dal davanti al dietro, mai viceversa, per non contaminare i genitali con i germi dell’intestino. Lo stesso vale per l’uso della carta igienica.


fonte qui


Influenza, addio ai termometri al mercurio

Sono tra gli oggetti più familiari in ogni casa, sempre sul comodino quando si ha la febbre, ma hanno i giorni contati.

Dal 3 aprile prossimo i termometri al mercurio saranno messi al bando. Da tale data entra in vigore infatti il decreto ministeriale del 30 luglio 2008, emanato in attuazione di una Direttiva CE per evitare che i termometri finiscano tra i rifiuti e così pure il mercurio, che danneggia l'ambiente e, a lungo termine, la salute umana. Le alternative sono ancora in fieri: è già sul mercato ad esempio un termometro in vetro che contiene all'interno del capillare una lega di Gallio, Indio e Stagno chiamata 'Galinstan', in grado di misurare la temperatura in tre minuti ma non tossico per l'ambiente.

"Comunque -ricorda Massimiliano Dona, Segretario generale dell'Unione Nazionale Consumatori- le famiglie non dovranno buttare i termometri al mercurio che hanno in casa, poichè la norma riguarda soltanto quelli che saranno fabbricati. Anzi, sono esclusi dalla disposizione tutti gli oggetti contenenti mercurio che risalgono a più di 50 anni fa. La norma non si applica neanche ai barometri a mercurio fino al 3 ottobre 2009. Entro questa data, la Commissione europea esamina la disponibilità di alternative affidabili e più sicure che siano tecnicamente ed economicamente realizzabili per gli sfigmomanometri e le altre apparecchiature di misura contenenti mercurio utilizzate nel settore sanitario e per altri usi industriali e professionali".


postato da: Dilia61 alle ore 08:15 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: consumi, abitare sostenibile, salute - rimedi naturali
martedì, 24 febbraio 2009

Fissati gli incentivi alla produzione energetica da biomasse - http://www.rinnovabili.it/

Arrivano le misure di promozione della produzione di energia elettrica da biomassa agricola in impianti a produzione diffusa.

Solo pochi giorni fa il Fiper chiedeva al Governo una risposta concreta e tempestiva alla mancata attuazione della normativa, inerente gli incentivi per la produzione energetica da biomasse agroforestali. Le tariffe sono ora state inserite nel disegno di legge sul rafforzamento della competitività nel settore agroalimentare. Approvata lo scorso venerdì dal Consiglio dei Ministri, la normativa punta a rilanciare il settore-agroalimentare, introducendo importanti novità tra cui, per l’appunto, all’articolo 3 la Promozione della produzione diffusa di energia elettrica da biomasse. Il disegno di legge prevede una tariffa onnicomprensiva di 0,28 euro/kWh per gli impianti di taglia non superiore a 1 MW alimentati da biomasse e biogas derivanti da attività agricola, allevamento e forestale, sottoprodotti inclusi, lasciando fuori dunque biocombustibili liquidi ad eccezione degli oli vegetali puri di origine comunitaria. “Si tratta – ha dichiarato il Ministro delle Politiche Agricole Zaia – della migliore soluzione per lo sviluppo delle aziende agricole e per un loro reale beneficio economico. La ridotta dimensione degli impianti garantisce inoltre, in perfetta sintonia con l’idea di filiera corta che sosteniamo e promuoviamo con convinzione, che l’approvvigionamento sarà prevalentemente circoscritto al mercato locale”.


postato da: oscarboscaro alle ore 20:11 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: energia, social prosumer
lunedì, 23 febbraio 2009

LA CRISI DEL MECCANISMO DI GENERAZIONE DELLA RICCHEZZA


Quale crisi?

E' in crisi il meccanismo di generazione della ricchezza, quel meccanismo che per potersi sostenere ha finito con il produrre lavoro precario, redditi insufficienti, relazioni umane lacerate, inquinamento; in ultimo, smentendo clamorosamente la sua mission, debito.

Un'economia delle diseconomie da revisionare, buttare o da sostituire?

Questo sarà il dilemma che assillerà il dibattito economico-politico dei prossimi tempi.

I tempi stringono però, occorre mettere pezze.

Una facile facile.

Se venisse riconosciuto alla pratica del consumare l'esercizio di lavoro si otterrebe un reddito; la sempiterna pratica del consumare renderebbe istituto il lavoro a tempo indeterminato, altro che precarietà.

L'etica del lavoro troverebbe il modo di fare i conti con l'ambiente; la solidarietà nelle relazioni di lavoro potrebbe mitigare le solitudini; con due redditi poi potremmo rimettere i nostri debiti e ricominciare daccapo.

Sarà pure una pezza, che pezza però!


Mauro Artibani

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postato da: prosumer alle ore 09:33 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: economia, consumi, crisi, reddito, social prosumer
sabato, 21 febbraio 2009

Superfici fredde contro il calore urbano - http://www.rinnovabili.it/

L’assorbimento del carico termico solare, ed il conseguente surriscaldamento, è uno dei principali problemi ambientali delle nostre città. Una valida soluzione è costituita dai “cool roofs”. Facciamo il punto sullo stato dell’arte. Tra le strategie alternative all’uso della vegetazione per la mitigazione del clima urbano, le così dette “superfici fredde”, ovvero superfici in grado di assorbire minor energia termica solare, possono essere sfruttate nel campo delle costruzioni al fine migliorare il microclima urbano e ridurre i fabbisogni energetici legati alla climatizzazione estiva. Esse infatti assumono temperature superficiali inferiori ai consueti materiali da costruzione, anche di 20 – 30 ºC, contribuendo così alla riduzione della temperatura dell’aria dell’ambiente urbano, l’escursione termica con le zone rurali circostanti, la formazione di smog fotochimica, migliorando così le condizioni di benessere psicofisico di chi vive lo spazio cittadino. Queste superfici sono caratterizzate da un alto valore di albedo ed un’alta emissività. Un albedo alto comporta una maggiore capacità della superficie di riflettere le radiazioni solare ad onda corta, ovvero quella che incorpora una maggiore quantità di energia, facendo in modo che il materiale da costruzione accumuli minor energia possibile. Un’alta emissività (proprietà che indica l’“attitudine” di un corpo che si trova a temperature maggiori dello zero Kelvin ad emettere più o meno energia) rappresenta la maggior capacità da parte della superficie di emettere istantaneamente tutta l’energia incorporata mantenendo così bassa la propria temperatura. Detto ciò e consapevoli del fatto che il colore di una superficie è una delle caratteristiche che regolano l’assorbimento di radiazione solare nel campo del visibile (nel quale è presente circa il cinquanta percento dell’energia solare incidente), si evidenzia come la gradazione cromatica gioca un ruolo fondamentale nella caratterizzazione di una superficie fredda. Ecco perché, tali superfici sono spesso caratterizzate da tonalità chiare, principalmente il bianco, al quale è associato un alto valore di albedo. In edilizia l’impiego di questi materiali avviene soprattutto in copertura come manto discontinuo o come manto impermeabilizzante; la chiusura così realizzata assume il nome di “cool roofs”. Esistono però problematiche e considerazioni che devono essere affrontate in fase di progetto nell’utilizzo dei cool roofs. Tra questi aspetti un ruolo fondamentale lo gioca l’invecchiamento. Una copertura di colore chiaro, in seguito ad una continua esposizione solare e agli agenti atmosferici, per effetto dell’invecchiamento, tende a diminuire il suo albedo iniziale; per assurdo una copertura nera, per lo stesso motivo, tende ad aumentarlo. Studi in materia hanno dimostrato che una copertura chiara non manutenuta può, anche nel giro di pochi anni, subire una riduzione del 20% del valore di albedo iniziale. Questo problema può essere risolto prevedendo un programma di manutenzione e di lavaggio; questo ultimo è però criticabile in quanto, oltre a comportare un costo aggiuntivo, può portare ad un inquinamento delle falde acquifere. La soluzione più efficiente e conveniente potrebbe essere quella di utilizzare materiali caratterizzati da un valore di albedo medio che risentono nel tempo in maniera meno drastica del decadimento prestazionale rispetto a materiali con alti valori iniziali. L’ASHRAE, ad esempio, ha deciso di occuparsi del problema attraverso il documento “ASHRAE Standard 90.1” incentivando l’utilizzo dei cool roofs con una albedo iniziale molto alto in modo che, in seguito a fenomeni di invecchiamento del materiale nonché del deposito di polveri e particolato, si ottenga nel tempo un valore di albedo residuo soddisfacente. I rivestimenti che più vengono utilizzati sono di colore bianco, generalmente vernici acriliche o membrane impermeabili di tipo polimerico applicate essenzialmente a coperture piane. Le prestazioni possono essere ulteriormente migliorate introducendo in fase di produzione degli impasti o dei materiali dei pigmenti in grado di riflettere determinate lunghezze d’onda dello spettro di radiazione solare aumentando cosi le proprietà riflettenti anche di materiali che per le proprie caratteristiche intrinseche assorbono una grande quantità di energia solare. L’uso di pigmenti permette di utilizzare materiali come piastrelle, tegole in argilla o in calcestruzzo come elementi in grado di aumentare il proprio albedo mantenendo l’aspetto del materiale originario e tradizionale. Lo stesso tipo d’intervento è applicato anche su coperture metalliche con lo scopo di aumentare ancora di più la loro riflettanza in quanto caratterizzate da bassi valori di emissività. Lo sfruttamento dell’effetto di determinati pigmenti consente di poter intervenire sul raffrescamento superficiale anche delle coperture inclinate, ovviando al problema di eventuali fenomeni di abbagliamento e di possibili impatti estetici negativi che una copertura bianca può portare. Inoltre intervenire su coperture inclinate riduce le problematiche legate alla pulizia e alla manutenzione della superficie dato che questa viene dilavata naturalmente dai depositi superficiali. Si potrebbe pensare che l’adozione di “materiali freddi” applicati ad edifici climatizzati, nella stagione invernale possa portare ad un aumento dei fabbisogni energetici; studi in materia hanno però dimostrato che questo aumento è stimabile di piccola entità rispetto ai benefici ottenuti nella stagione estiva, orientando così la progettazione verso una politica di riduzione dell’effetto isola di calore . Data l’efficacia di questa strategia si sono promossi dei codici di progettazione, di origine principalmente statunitense, al fine di favorire l’uso delle cool roofs in modo da ridurre i carichi di climatizzazione soprattutto per aree residenziali e commerciali.
Hanno collaborato Marco Comi, Feliciano Farina

postato da: oscarboscaro alle ore 17:18 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: energia, social prosumer
giovedì, 19 febbraio 2009

TOH IL BISOGNO, CON QUESTA CRISI TORNA A FARSI PREPOTENTE


Toh, il bisogno, il tanto bistrattato bisogno con questa crisi torna a farsi prepotente.

La fa da padrone: esilia piacere, emozione, passione che avevano accompagnato, deliziando fin qui, la nostra vita.

Co 'sta crisi ho sicuramente bisogno di mangiare, non di ingrassare; di abbigliarmi, non di vestire alla moda; per essere informato bastano le free press; per comunicare, il telefonino vecchiotto è okkei; altro che fitness, per stare in forma basta camminare.

La crisi questo fa. Io mi adeguo, altri si stanno adeguando.

La Domanda scende, non ce la faccio a sostenerla, va tutto in vacca.

Un domanda allora: non è che si sia preteso di sostenere questa Domanda di tutto con redditi insufficienti?

Di retorica in retorica, altra domanda: non è che questo meccanismo produttivo, fatto per produrre ricchezza, oggi sia in grado di generare solo debito?

Ah bè allora, se la domanda non comanda, l’offerta deperisce e finisce nel bel mezzo di un’altra rima:

con i redditi randagi si fa strage di seguaci

per campare occorre soldo

se assoldati torneremmo tra i beati.

Ci faremmo allor gran vanto proprio tanto consumando

per cotanto adeguamento si fa tanto movimento.

Fieri?

Si ma stanchi pure, del gran far che fa scintille

si vabbè però che P.I.L.LE


Mauro Artibani

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martedì, 17 febbraio 2009

Usa/ Pacchetto anticrisi creerà 100mila impieghi nelle rinnovabili - http://notizie.virgilio.it/

Roma, 17 feb. (Apcom-Nuova Energia) - Il pacchetto di aiuti contro la crisi dell'economia messo in campo dal presidente Usa Barack Obama creerà 100mila nuovi posti di lavoro nel settore delle rinnovabili. Lo sostiene la AEE, l'Associazione americana degli Ingegneri energetici, che se da una parte giudica positivamente i provvedimenti presi da Obama - su 789 miliardi di dollari, 30 sono stati stanziati per misure destinate a ridurre l'impatto ambientale e stimolare lo sfruttamento delle rinnovabili - dall'altra lancia l'allarme sulla mancanza di mano d'opera specializzata.

"Molti progetti legati alle rinnovabili potrebbero naufragare a causa della difficoltà di reclutare un numero sufficiente di lavoratori specializzati", riferisce una nota della AEE.

Secondo l'Associazione, sarebbe necessario mettere in moto un programma nazionale di training legato alle nuove opportunità lavorative nelle rinnovabili.


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categorie: politica, economia, energia, social prosumer
lunedì, 16 febbraio 2009

EGREGI LEADERS DEL G7: PER I CONSUMATORI REDDITO DA CONSUMO


Egregi leaders del G7, del G8, del G20, del G etc. etc.,

vi scruto, vi ascolto, prendo appunti ma:

Non vi è chi non veda che per garantire quella crescita economica, della quale siete garanti, il consumare debba darsi indifferibile.

Non vi è chi non veda che per dar corso a cotanta indifferibilità i Consumatori debbano mettere in campo il loro Tempo sottratto al tempo libero, l’Attenzione per dipanare l’offerta, il Denaro per smaltire il prodotto, la Fiducia prodroma alle fiducie altrui, necessaria per investire, per produrre, per commerciare, per……

Non vi è chi non veda che tale impiego di risorse renda esplicito un esercizio di Lavoro.

Non vi è chi non veda che, a fronte di tale lavoro, non si rintraccino redditi idonei a dare ristoro alla pratica e magari supporto alla Domanda.

Non vi è chi non veda come il Debito, surrogato di un insufficiente reddito da lavoro, abbia sostenuto egregiamente, per almeno 15 anni, il meccanismo economico.

Non vi è chi non veda che il Credito, surrogato del debito, abbia fatto altrettanto fino a fare SBOOM.

Non vi è chi non veda come quello stesso meccanismo economico che per decenni ha generato ricchezza, generi oggi debito.

Non vi è chi non veda come il tallone di Achille di tutto questo stia in quel reddito insufficiente, non nel credito creativo.

Chiarissimi, il problema sta tutto in quell’insufficienza che incaglia il meccanismo produttivo; sta qui pure la soluzione: fornire ristoro economico a chi lavora consumando.

Non oboli, né social card, nemmeno bonus: REDDITO.

Solo a Voi questo ordine di vedere sembra far difetto: con sguardi appannati proponete sgravi fiscali e politiche anticicliche finanziate da casse statali strozzate dal debito.

Lucido sguardo invece per rintracciare responsabilità a cui opporre standars etici che potranno avere ragione e corso solo dopo che si sarà diradata la nebbia che avvolge tutto.


Intanto, occhio alla penna.

Mauro Artibani

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sabato, 14 febbraio 2009

Crotone: al via "mille tetti fotovoltaici"

che sia da esempio alle altre ammnistrazioni!


La giunta provinciale, riunitasi questa mattina, ha approvato una serie di delibere tra le quali il progetto denominato “1.000 tetti fotovoltaici nella provincia di Crotone”, elaborato dalla società PIER S.c. a r.l. (Polo Innovazione Energie Rinnovabili).


Si tratta di un progetto, redatto gratuitamente dal Pier, che prevede l’installazione gratuita per le famiglie che ne faranno richiesta, di tetti fotovoltaici.


L’approvazione dell’importante progetto, approvato nella giornata odierna dalla giunta provinciale, rientra nelle politiche ambientali che l’amministrazione Iritale sta mettendo in campo sin dal suo insediamento. “Le fonti rinnovabili rappresentano, secondo l’Unione Europea, - è scritto nella considerazioni della delibera di giunta - una componente sempre più decisiva all’interno del mix energetico. Oltre a rappresentare un valido aiuto per il controllo delle emissioni in atmosfera, le fonti rinnovabili mostrano un interessante potenziale di sviluppo economico. Il progetto proposto raggiunge lo scopo di minimizzare l’onere dell’investimento iniziale a carico dei soggetti pubblici e privati, che intendono dotarsi di tali impianti, nonché delle spese amministrative e di quelle di manutenzione, individuando, nel contempo, le funzioni di garanzia e di risoluzione delle problematiche che dovessero presentarsi. La realizzazione di tale progetto consentirà, a regime, di ridurre considerevolmente la spesa energetica delle famiglie, anche nell’ipotesi di un aumento dei consumi elettrici e del costo delle fonti primarie. Più in generale la realizzazione di tale progetto consentirà una consistente riduzione delle emissioni di CO2, con evidenti vantaggi a favore dell’ambiente, ed una riduzione dell’impronta ecologica del territorio provinciale”.


Nei prossimi giorni la Provincia di Crotone fornirà ulteriori notizie sul progetto che porterà il territorio ad una minore emissione nocive per l’ambiente oltre che un notevole risparmio economico per le famiglie ed una produzione di energia pulita.

da Strill.it


venerdì, 13 febbraio 2009

Il Coraggio di Cambiare - http://www.rinnovabili.it/ - di Vittorio Marletto


Entro il 2020 gli Usa potrebbero sostituire tutti i veicoli circolanti nel 2007 con mezzi elettrici a batteria alimentati da 73-144mila macchine eoliche da 5 MW, un numero di turbine inferiore ai 300mila aeroplani che vennero costruiti durante la seconda guerra mondiale, riducendo di un buon terzo le emissioni di CO2 degli Stati Uniti ed eliminando praticamente tutte le 15mila morti all’anno connesse all’inquinamento atmosferico veicolare.

Questo conto l’ha pubblicato di recente Mark Jacobson, dell’università di Stanford in California, nell’ambito di un’accurata comparazione tra diverse fonti energetiche. Dai suoi calcoli la combinazione eolico/veicoli a batteria risulta di gran lunga la più conveniente in termini di economia, salute, indipendenza energetica, emissioni di inquinanti e gas serra, uso dell’acqua e salvaguardia della produzione di cibo

 E pensare che cento anni fa la maggior parte degli esperti americani di mobilità la pensava esattamente nello stesso modo, come si legge nell’avvincente – e non tradotto in italiano – “Internal combustion” di Edwin Black, noto giornalista del New York Times.

Black, documenti alla mano, dimostra nel libro che se gli Usa sono nella situazione trasportistica ed energetica in cui sono, questo lo si deve a una serie fenomenale di complotti messi in campo da industriali e speculatori senza scrupoli per stroncare lo sviluppo di batterie efficienti e leggere per le auto elettriche da parte del leggendario inventore Thomas Alva Edison, stroncare il trasporto pubblico di massa su tram, fiorentissimo negli Usa fino agli anni trenta, stroncare persino l’elettrificazione delle ferrovie, che paradossalmente proprio in America venne inventata, per poi essere copiata in Europa e abbandonata negli Usa.

Il bello è che in quel paese circolano attualmente un numero piccolissimo di Suv Toyota Rav4 completamente elettrici con speciali batterie agli idruri metallici, che i fortunati proprietari ricaricano con corrente fotovoltaica autoprodotta sul tetto di casa senza spendere un centesimo. Il bello è che l’azienda che produceva quelle batterie, acquisita dieci anni fa dalla Chevron-Texaco, è stata rapidamente smantellata, proprio per evitare che il “virus” dell’autosufficienza energetica si diffondesse a macchia d’olio tra gli automobilisti, in un paese che è stato la patria del petroliere per antonomasia Rockefeller e che ha mantenuto Bush padre e figlio, entrambi petrolieri, per ben sedici anni al comando supremo della nazione più potente della Terra… Speriamo che il messaggio di Jacobson venga ascoltato dalle attente orecchie del nuovo presidente, che mostra segni di profondo cambiamento rispetto alle politiche del predecessore.

E da noi? In Italia l’auto elettrica vivacchia, con un solo vero produttore e prezzi alti, che risentono della scarsissima diffusione di questi mezzi con i quali, posso garantire per esperienza personale quasi quotidiana, si gode di una mobilità urbana del tutto normale, anzi, in virtù dell’assenza del complicato, sporco e rumoroso motore a scoppio, si evitano le perdite di tempo e i costi dei rifornimenti, delle manutenzioni, dei cambi d’olio ecc. In Italia abbondano invece i motori a combustione interna – record europeo con 600 veicoli ogni 1000 abitanti – in particolare i mefitici diesel, di conseguenza non mancano anche i morti di cancro, dovuto all’inalazione di polveri e altri micidiali prodotti di scarico. Solo nella provincia di Bologna le morti premature imputabili alla scarsa qualità dell’aria sono 200 l’anno, come calcola la locale azienda sanitaria, da moltiplicare per tutte le province della valle padana, il cui livello di inquinamento brilla persino nelle carte da satellite, al pari di quello della Ruhr e della costa cinese.

E l’eolico? Dice l’Anev che abbiamo raggiunto i 3000 MW installati, ma l’energia elettrica prodotta col vento è appena il 2% di quella consumata, contro percentuali ben più rilevanti non solo in Germania e Danimarca ma persino in Spagna, che senza dire niente a nessuno in dieci anni si è costruita un parco eolico impressionate, con una potenza di 15mila MW, e conta di raddoppiarlo entro qualche anno. Insomma, se vogliamo usare un eufemismo, abbiamo molte opportunità per migliorare. Bisogna vedere se c’è qualcuno “lassù” che ha il coraggio di intraprendere l’unica strada che porta fuori dal disastro in cui ci siamo o ci hanno cacciati.

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categorie: energia, social prosumer

Il motore che va ad aria

Roma - In comune hanno la capacità di far risparmiare carburante e il fatto che sfruttino il normale funzionamento dell'auto in movimento per svolgere il loro compito. Una delle due invenzioni viene dalla Svizzera, precisamente da Zurigo, l'altra dal MIT (quindi dagli USA): la prima sembra già destinata a finire al più presto nelle vetture civili, la seconda invece potrebbe fare il suo debutto sui campi di battaglia di mezzo mondo tra pochi mesi.

Le invenzioni del team di ricercatori dello Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo e di un team di ex-studenti del Massachusetts Institute of Technology hanno in comune anche l'idea di sfruttare componenti già a bordo del veicolo per funzionare: nel primo caso si tratta dei pistoni, perennemente in movimento e in grado dunque di spostare una buona massa d'aria migliaia di volte al minuto. Nel secondo, invece, si tratta delle sospensioni.

Il professore elvetico Lino Guzzella, che guida il team europeo di ricerca, sta lavorando ad un motore ibrido di nuova concezione: in luogo di un motore elettrico da affiancare a quello tradizionale, il ricercatore ha preferito sfruttare una più semplice bombola dove accumulare aria sotto pressione. Ad ogni movimento in su e in giù dei pistoni, come accade in tutte le macchine, il sistema sfrutta la compressione e la decompressione nel cilindro per riempire la bombola.
In questo modo, una certa quantità di energia viene immagazzinata sotto forma di un gas: quando questa energia serve, vale a dire quando il veicolo si muove, il gas può venire liberato all'interno della camera di scoppio proprio come in un motore turbo. L'iperventilazione garantisce la detonazione di un maggiore quantitativo di carburante (in questo caso gasolio), e quindi prestazioni migliori con percorrenze maggiori. Al momento il risparmio è stimato attorno al 32 per cento rispetto ad un motore tradizionale.

Per consentire al tutto di funzionare non occorre neppure dotare l'auto di un motore di grossa cilindrata: il progetto attuale ha una cubatura di appena 750cc, ma secondo il professor Guzzella è quanto basta per garantire una velocità di crociera adeguata - ovviamente sostenuta dall'iperalimentazione dell'aria compressa. Al momento non esiste ancora un prototipo del nuovo motore, che dovrebbe costare una frazione di quanto oggi costi produrre un ibrido "tradizionale", ma i ricercatori annunciano novità entro aprile.

Più concreta invece la vicenda di GenShock, un nuovo tipo di ammortizzatore studiato e realizzato da un gruppo di studenti del MIT. Preso in esame il funzionamento del veicolo, e appurato che i sistemi di recupero di energia dalla frenata sono già abbastanza efficienti, il gruppo si è messo alla ricerca di un altro elemento potenzialmente in grado di fornire un buon ritorno d'energia: una ricerca che li ha portati dritti dritti alle sospensioni.

GenShock altro non è che un cilindro con pistone pieno di liquido, che ogni qual volta viene compresso (ad esempio se si finisce in una buca) fluisce attraverso un tubicino all'interno del quale si trova una piccola turbina. Il fluido scorre, le pale si muovono, l'energia prodotta viene immagazzinata o utilizzata per sopperire all'alternatore o persino ad altri sistemi di bordo (ad esempio il condizionatore). In questo caso il risparmio di carburante si aggira attorno al 10 per cento, quindi inferiore al caso precedente, ma la prospettiva di utilizzare nella realtà questa invenzione in tempi brevi è decisamente più concreta.

I ragazzi, che nel frattempo hanno racimolato capitali e fondato una società, hanno infatti fissato l'estate come il termine per lo sviluppo della versione definitiva di GenShock. Alcuni prototipi sono già stati montati su un Humvee della Hummer - messo a disposizione dal produttore, molto interessato a sfruttare questa tecnologia - e potrebbero costituire il fiore all'occhiello delle prossime forniture di autoveicoli dell'esercito a stelle e strisce. Risparmiare carburante garantirebbe a qualsiasi forza armata di viaggiare più leggera, più rapida e più a lungo del nemico.

Luca Annunziata - Punto Informatico

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categorie: energia, consumi, abitare sostenibile
giovedì, 12 febbraio 2009

Clima/ Google mette a punto contatore energia online su consumi

PowerMeter permetterà a utenti monitoraggio consumo casalingo

 (Apcom-Nuova Energia) - Un servizio consultabile online, chiamato PowerMeter, che permetterà agli utenti il monitoraggio del consumo energetico casalingo. Al momento il servizio è in fase di prova, ma il gigante della rete si è già messo alla ricerca di partner industriali e gestori del settore. Non è escluso che, il nuovo servizio possa essere indirizzato direttamente agli utenti finali.

PowerMeter elaborerà informazioni sul consumo casalingo, prese da un "misuratore intelligente", mostrandole agli utenti sulla home page di iGoogle. Il nuovo servizio di Google sarà 'free' e disponibile direttamente in rete. Questo rischia di mettere in difficoltà i produttori dei tradizionali misuratori energetici.

Ecco come, il colosso del web descrive e presenta PowerMeter sul suo blog ufficiale: "informazioni in tempo reale sul consumo energetico aiutano le persone a fare le scelte giuste, riducendo così la bolletta e il consumo dell'energia. Gli studi dimostrano che, se in possesso di informazioni dettagliate, gli utenti abbattono i costi energetici del 5-15%. È quindi un diritto dei consumatori".

http://www.google.org/powermeter/


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categorie: energia, consumi, abitare sostenibile

SIGNORI CONSUMATORI, ROMPETE LE RIGHE


Tra il“pericolo di affondamento assoluto” di Joe Biden ed il “bisogna agire prima che la crisi diventi una catastrofe” di Barack Obama, sta la crisi; questo sta davanti a noi consumatori.

Deliziosa pure la chiosa presidenziale: “ la festa è finita, è insostenibile che l’economia si regga solo sui consumi.”

Signori Consumatori: rompete le righe.

All’alba di un nuovo giorno, senza l’incombenza di dover consumare, potremo godere della libera uscita.

Certo, avremo necessità di mangiare, abitare, abbigliarci, divagare, informarci; perche no, anche bere, parcheggiare; pure prendersi cura; magari pure godere, insomma vivere.

Vuoi vedere che per poter vivere questa vita dovremo acquistare tutte queste funzioni nel frattempo divenute merci?

Vuoi vedere che occorrerà denaro per poter esercitare la libera uscita?

Già, vuoi vedere che il “dover agire” obamiano sarà speso per un nuovo piano di stimoli per racimolare posti di lavoro?

Vuoi vedere che questo lavoro servirà a generare redditi sufficienti per consentire di vivere la libera uscita?

Vuol vedere Mr. Obama che quei 4 milioni di nuovi posti di lavoro riusciranno a malapena a compensare quelli già perduti e che mancheranno quindi i redditi per vivere?

Molto sommessamente, Presidente: se irrinunciabile è il vivere, et voilà consumare, perchè non retribuire quel nostro obbligato esercizio di consumo, magari come veloce scorciatoia per sostenere la domanda; magari solo per poter vivere?


Mauro Artibani

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www.professioneconsumatore.org


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categorie: economia, consumi, social prosumer, banche e assicurazioni
mercoledì, 11 febbraio 2009

Olio 100% italiano?? Perché non quello calabrese!!

Il ritorno al buon olio di casa nostra come risposta alle tante frodi alimentari.

Gli ultimi controlli effettuati dai varie nuclei e autorità antisofisticazioni alimentari, con contestuali sequestri di partite di prodotti confezionati e pronti per esser posti in commercio anche in regioni (vedi Toscana e Liguria) dalle forti tradizioni “olearie”, hanno riacceso il dibattito sulla opportunità di ritornare a consumare un olio veramente nostrano.

 

Etichette contraffatte, oli di semi colorati ad arte ed indebitamente ed inopportunamente spacciati come oli extravergine, artifici più disparati sul prodotto, hanno affollato le cronache degli ultimi tempi: il tutto con l’obiettivo ultimo, data la contingenza sfavorevole del periodo, di offrire un prezzo concorrenziale sugli scaffali della distribuzione. Tutto ciò induce il consumatore a dubitare fortemente sui prezzi da “gassosa” che contraddistinguono tante referenze, con una criticità, dunque, più accentuata rispetto al passato, che lo spinge a svolgere una attenta analisi della relativa filiera di produzione: ci si è resi conto, insomma, che non regala niente nessuno.

 

Le più recenti normative in materia, in particolare, hanno fortemente facilitato il compito di ricerca sulla origine del prodotto, così come stabilito dal Comitato di gestione olio di oliva della Commissione europea di modifica al regolamento per l'etichettatura dell'olio, imponendo l’obbligo di indicare sulle etichette la provenienza delle olive molite. Si tratta di una svolta storica per l'Europa, che interpreta il bisogno di sicurezza e trasparenza dei cittadini.

 

Sarà un problema di vitale importanza per tante aziende, conosciute come “italiane” e massivamente presenti nella grande distribuzione, ma che in realtà non utilizzano più del 30/40% di olio nazionale nelle loro allettanti proposte.

 

Per fortuna ci sono i prodotti D.O.P., certamente costano qualcosa in più, ma ci garantiscono quella sicurezza alimentare oggi dimenticata dal mondo globale, che fa fatto perdere la gioia del rapporto rispettoso con la terra, l'unica cosa che fa valere il lavoro dei contadini, riconsegnando al consumatore il gusto della buona tavola ed un prodotto sano e prezioso come una volta.

 

 

L’olio calabrese, ad esempio, proposto su siti di commercio elettronico di prodotti tipici, che rida il piacere di gustare olio d'oliva verace, attraverso una maggiore conoscenza delle esigenze del consumatore e la vecchia regola del "poco,ma buono".

 

Oli di ottima qualità, gusto schietto e sincero, con caratteristiche date dalla particolare posizione geografica e le perfette condizioni meteorologiche che solo la collina litoranea calabrese è in grado di offrire. Produzioni da oliveti curati secondo l’agricoltura integrata ed a basso impatto ambientale, dalla fioritura sino alla raccolta, con tipologie Meridionali quali la Carolea e la Nocellara messinese, inseriti in appezzamenti di terreno magari corredati da tipici alberi di agrumi della regione.    
 
La raccolta inizia precocemente, attorno ai primi di ottobre,  con olive ancora verdi o appena invaiate. Le eventuali olive già cadute a terra non vengono  raccolte, piuttosto vengono successivamente interrate con la lavorazione, per garantire al prodotto un minimo grado di acidità.

             
Riguardo alle tecniche di lavorazione delle olive, la raccolta è quella tradizionale, che prevede l'uso di pettini manuali e meccanici con caduta del frutto su reti, dopodiché il raccolto viene posto in cassette da 20 kg. Il sistema più diffuso di estrazione è a ciclo continuo a freddo (T. max 27 ° C), con consequenziale estrazione quotidiana di olio entro 2 ore massimo dalla fine della raccolta in azienda.. Dopodiché l'olio viene opportunamente conservato in contenitori in acciaio inox ed in ambienti freschi, asciutti e lontano da fonti di calore, ad una temperatura compresa tra i 10 e i 18°C. Si provvede al relativo imbottigliamento solo nel momento della contestuale commercializzazione.

In questa situazione ottimale la qualità del prodotto è eccellente, con una bassissima acidità, un gusto decisamente unico e pronto ad essere testato da solo (…come tradizione insegna!!) su di una buona fetta di pane casereccia, mantenendo le sue caratteristiche per circa 24 mesi.

Gli stessi portali, ovviamente, non disdegnano l’offerta di oli opportunamente aromatizzati, quali l’olio diavola al peperoncino, o olio santo (come si definiva una volta), da riservare per particolari usi originali in cucina: si usa, infatti, per condire spaghetti, insalate, legumi e frutti di mare. Anche in tal caso, ovviamente, l’importante è che la materia prima utilizzata sia un buon olio italiano e peperoncino tipico calabrese.


martedì, 10 febbraio 2009

PERCHÉ ASPETTARE ANCORA TRE ANNI, PER RISPARMIARE ENERGIA E INQUINARE DI MENO?

Dal 2012 bandite dall'Europa le lampadine a bassa efficienza energetica.

Il sito web ARPAKIDS dell'ARPA Sicilia, pubblica periodicamente notizie inusuali sull'ambiente, la natura, gli animali, corredate da spunti e suggerimenti didattici: divulghiamo oggi la notizia e lo spunto di ricerca della settimana.

Chi ha inventato quel bulbo di vetro, con dentro un filamento che diventa incandescente ed emette luce? Provate a fare questa domanda: la risposta sarà, quasi sempre, Edison. I più colti diranno anche il nome completo: Thomas Alva, e forse anche la data, 1879. In realtà, a inventare questa sorgente di luce, che da 131 anni ci accompagna in mille modi e forme diverse, è stato un orologiaio tedesco emigrato in America: Heinrich Goebel, nel 1854. Non se ne accorse quasi nessuno, così che, qualche anno dopo, nel 1860, un altro inventore, Joseph Swan, ebbe maggior fortuna. Edison entrerà in scena ancora più tardi: diventò socio di Swan e insieme lavorarono al perfezionamento della "primordiale" lampadina, presentata pubblicamente nel 1879. Edison acquistò poi i diritti dell'invenzione di Goebel, finalmente riconosciuti dopo la sua morte. Nessuno di questi tre personaggi, se fosse ancora vivo, però si dispiacerebbe di quanto sta per accadere alla loro invenzione. Alla… luce (è proprio il caso di dirlo) di quanto succede oggi nel mondo in materia di energia, di incremento dei consumi, uso di combustibili fossili, inquinamento atmosferico e dei cambiamenti climatici, alla "vecchia" lampadina non potrà più essere richiesto soltanto di illuminare, ma per continuare a farlo dovrà consumare sempre meno energia. In questa direzione vanno, infatti, le decisioni prese dall'Unione Europea alla fine del 2008 (e anche dal nostro Paese): tutte le lampade dovranno essere almeno di classe "C", escludendo di fatto dal mercato tutte quelle ad incandescenza, che sono di classe superiore. La normativa europea sarà però implementata gradualmente: da Settembre 2009 dovranno essere almeno di classe "C" le lampade da 100 Watt o più, mentre tutte le altre dovranno essere almeno di classe "E".

In seguito, entro Settembre 2012, anche tutte le lampade di potenza minore di 100 Watt dovranno rientrare (almeno) nella classe "C". Faranno eccezione le lampade dei frigoriferi e dei forni. Questa decisione, che dovrebbe sembrare "ovvia", però non ha mancato di suscitare polemiche, sia "pro", sia "contro". Le polemiche dei "pro" (l'Associazione Greenpeace in testa) s'incentrano sul fatto che l'uso di lampade ad alta efficienza e basso consumo non solo si traduce in minori costi della "bolletta" (è calcolata una media di cinquanta Euro l'anno in meno), ma anche in una riduzione di oltre quindici milioni di tonnellate di emissioni di CO2 l'anno. La decisione è quindi considerata troppo "timida": per incidere di più sugli scenari che intende affrontare, i tempi di applicazione avrebbero dovuto essere accorciati, portandoli, al più tardi, alla fine del 2010.

Sull'altro fronte, i produttori delle "vecchie" lampade a incandescenza lamentano che la conversione a lampade alogene, o a "LED", delle fabbriche europee non sarà in grado di reggere la concorrenza della Cina, dove è concentrato il maggior numero di industrie di questo tipo e che questa scelta potrà causare la perdita di più di temila posti di lavoro nel vecchio continente. A questa osservazione, i "pro" ribattono con tre domande: come mai i cinesi (che ad oggi non sono certo un modello di produzione ecologica) ci hanno pensato prima? Non si dimostra che l'innovazione, la ricerca e le produzioni industriali per una maggiore compatibilità ambientale dello sviluppo creano posti di lavoro? E noi, cosa aspettiamo a innovare? In attesa di trovare le risposte e per evitare che, come sempre, a farne le spese sia il nostro Pianeta, forse sarebbe il caso di cominciare subito a cambiare tutte le nostre lampadine. Abbiamo la presunzione di credere che Edison e soci sarebbero senz'altro d'accordo.

Parks-it


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categorie: politica, economia, energia, consumi, abitare sostenibile
lunedì, 09 febbraio 2009

ENCOMIABILI CONSUMATORI: DIAMOCI DA FARE!


Encomiabili, perché un encomio non si nega a nessuno.

Consumatori perché, se la vita viene spesa a fare la spesa, chi più di noi può fregiarsi di tal titolo?

Diamoci da fare perché la crisi ci sta travolgendo; perché le ricette anticicliche messe in campo non mostrano l’efficacia necessaria.

Si, diamoci da fare. Utilizziamo le nostre utilità: messe a regime possono limitare questo default economico.

Ecco, per esempio, due opzioni tattiche. Si, tattiche e bellepronte.

Mettiamo la sordina ai nostri lacerati umori. Millantiamo fiducia nonostante tutto: un ricostituente per l’ottimismo di investitori, produttori, commercianti. Non mi sembra poco.

La politica si ingegna in strategie keynesiane?

Queste politiche mirano a creare lavoro, quindi reddito da spendere per tornare a consumare e far crescere l’economia: piani di stimolo. Benissimo!

Attenzione però! Con il nostro debito pubblico, quella politica avrà il fiato corto e anche un fianco scoperto.

Per garantire il riavvio del processo di crescita nazionale, con quel reddito si dovrà acquistare il “made in Italy” altrimenti….

Altrimenti quelle politiche si mostreranno inefficaci; produrranno solo altro debito pubblico.

Insomma dovremo, in incognito, acquistare solo l’italica produzione.

Magari in sordina, in forme reticenti, in mercati neri; si dovrà farlo in barba alle nostre convenienze d’acquisto che si trovano, magari, nei mercati globalizzati. Ma tant’è.

Un vero e proprio “pronto soccorso” economico ad una crisi che sta lacerando il meccanismo produttivo nazionale.

Questo pronto soccorso darà lustro alla nostra Responsabilità ed alla nostra capacità dirigente.

A fine crisi si potrà rivendicare questo credito.


Mauro Artibani

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categorie: economia, consumi, banche e assicurazioni
venerdì, 06 febbraio 2009

Solare Termico fotovoltaico, ancora passi avanti

Dagli Stati Uniti e da una società di ricerca italiana nuovi prototipi altamente efficienti per l’applicazione ibrida della tecnologia del solare termico e fotovoltaico. La MTPV Corporation, un’azienda di Boston, USA, ha recentemente investito 10 milioni di dollari in un progetto che ha lo scopo principale di testare un nuovo prototipo per la conversione del calore in energia elettrica attraverso la tecnologia del solare denominato “Termico fotovoltaico” (TPVs), immediatamente applicabile nelle aziende del settore produttivo nelle quali si rende possibile utilizzare a tale scopo il calore di scarto delle macchine. I pannelli termici fotovoltaici convertono la radiazione solare che viene irradiata da una superficie calda in elettricità. In questo tipo di sistema o circuito, la luce del sole viene “concentrata”, convogliata su un materiale che in questo modo si surriscalda, emettendo di conseguenza la luce che viene poi trasformata in energia elettrica. Proprio a causa delle altissime temperature che il materiale raggiunge in fase di surriscaldamento, questa tecnologia fino ad ora non si è resa molto idonea per applicazioni commerciali (nel termico fotovoltaico convenzionale era di 1500°C, mentre negli ultimi prototipi questa è scesa fino ai 1000°C). Il sistema applicato nel prototipo della MTPV Corporation permette di aumentare di dieci volte il flusso di fotoni dal materiale surriscaldato alla cella solare rispetto ai pannelli termici fotovoltaici finora in uso, come afferma Robert DiMatteo, ricercatore della MTPV, prevedendo di poter produrre sistemi meno complessi e di dimensioni molto ridotte a parità di energia prodotta ma con minor impiego di materiale. Inoltre nel sistema termico fotovoltaico l’efficienza raggiunta è dell’85%, poiché il materiale impiegato nello strato sottoposto al flusso di calore è selezionato in modo che nel momento in cui quest’ultimo si surriscalda esso emette una radiazione luminosa ad una lunghezza d’onda che la pila solare può convertire in modo assolutamente efficiente. Infatti, mentre in un convenzionale pannello termico fotovoltaico la maggior parte dei fotoni generati dal materiale surriscaldato vengono riflessi nuovamente all’interno del materiale una volta raggiunta la superficie, nel prototipo del Professor DiMatteo il materiale sottoposto al flusso di calore e la superficie della pila solare sono estremamente ravvicinati: in questo modo la lunghezza d’onda della luce emessa è breve, la luce viene letteralmente intrappolata, poiché il flusso di fotoni si sposta da un materiale all’altro come se non ci fosse alcun tipo di distacco. In questo modo la carica energetica viene trasferita agli elettroni dell’uno e dell’altro lato di questo piccolissimo gap tra i materiali. Esiste poi un progetto, messo a punto dal SIT, Scienza Industria Tecnologia, una società di ricerca con sede nella città di Pisa, attiva in settori altamente tecnologici ed innovativi quali optronica laser, energia ambiente, medico sanitario, controllo di processo. Questa società ha ideato impianti ibridi in cui calore ed energia elettrica vengono abbinate in un unico sistema costituito da un modulo fotovoltaico schermato da uno strato d’acqua. Il pannello, chiamato TESPI, è costituito da uno strato di cinque centimetri d’acqua (1), separato dalla cella fotovoltaica (3) attraverso una sottile intercapedine d’aria (2). Un secondo strato d’acqua di 2 centimetri (4), posto posteriormente alla cella, asporta parte del calore (che viene trasportato in speciali canali (5), raggiungendo una temperatura di circa 45°C, che garantisce l’assorbimento della componente infrarossa dello spettro solare. L’acqua del primo strato del dispositivo raggiunge circa i 70°C e può essere estratta ed immagazzinata in un serbatoio coibentato e successivamente fruttata a fini domestici. Questo tipo di sistema raggiunge un’efficienza termica pari all’80% di un pannello termico ed una resa elettrica di poco diversa rispetto a quella di un convenzionale sistema fotovoltaico. Il brevetto del TESPI è italiano, segno che anche il nostro Paese ha risorse tecnologiche, ma soprattutto “cervelli”, in grado di competere a livello internazionale per l’applicazione di tecnologie sostenibili all’avanguardia.
Fonti:
www.scintec.it
www.technologyreview.com
http://www.rinnovabili.it/

postato da: oscarboscaro alle ore 20:56 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: solare, fotovoltaico, social prosumer

TVN: LA CENTRALE ENEL DI CIVITAVECCHIA, CON L’AIA SCADUTA, DOVE OLTRE AL CARBONE VOGLIONO BRUCIARE I RIFIUTI. ECCO LE CARTE
 
L'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) prevista dal D. L.vo 59/05 si basa sul principio del miglioramento periodico degli impianti per ridurre l'inquinamento delle centrali termoelettriche. La norma prevede il rinnovo dell'AIA ogni 5 anni. Se la centrale è registrata EMAS ((Environmental Management and Audit Scheme, procedura di controllo ambientale che coinvolge molto le popolazioni locali!)) il rinnovo avviene ogni 7 anni. La centrale di TVN non ha una registrazione EMAS specifica come centrale a carbone e la sua AIA è scaduta il 24 dicembre scorso. Ma l'Enel è l'Enel e, complici il Governo, i Sindaci, la Regione Lazio e la Provincia di Roma, tenta di far passare come registrazione Emas del nuovo impianto quella rinnovata nel 2006 per la centrale ad olio pesante dismessa. Dal 24 dicembre scorso la centrale di TVN non può bruciare più niente. Ancora una volta i sindaci e i consiglieri comunali tacciono, resi silenti dalle compensazioni, dagli ordini di partito e da una certa mancanza di coraggio. Non disdegnano però di prendere provvedimenti pro-Enel e contrari a chi ad Enel si oppone. Sindaci e consiglieri sono muti anche a proposito di osservazioni al riesame dell'AIA. L'ente elettrico chiede un limite di 100 mg/Nm3 per l'acido cloridrico (HCl) ma il limite fissato dal competente organismo europeo è 5. Se verrà autorizzato il limite 100 Enel potrà riversare oltre 6 quintali di pericoloso acido cloridrico, ogni ora per 6500 ore all'anno su Civitavecchia, Tarquinia, Allumiere, Tolfa e Santa Marinella (totale 39.000 quintali all'anno), se il limite sarà 5 la quantità si ridurrà a 30 kg ogni ora (1.950 quintali all'anno). Leggete ora la motivazione dichiarata …. valori limite più bassi di quelli indicati comporterebbero onerose limitazioni di approvvigionamento del combustibile, che implicherebbero l’impossibilità di accesso ad importanti aree di fornitura del mercato”, che in altre parole significa  chiudete un occhio!, lasciateci usare valori di comodo, inquinare di meno ci costerebbe troppo!. È chiaro che per i cittadini non è una questione di limiti, l'autorizzazione non trasforma i veleni in sostanze benefiche. Invece va compreso a fondo quel valore “100”, raffrontandolo con la quantità attesa massima che è “25”. Perchè tutto questo margine? La risposta va cercata non nel carbone ma nei rifiuti, che bruciando producono un'enorme quantità di acido cloridrico (Hcl). Stanno preparando le carte per bruciare i rifiuti nella centrale a carbone di Civitavecchia TVN (Torre Valdaliga Nord), nel silenzio di tutti. I cittadini liberi continuano a lottare per fermare la centrale.
 
COMITATO DEI CITTADINI LIBERI

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