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Io, dietrologo per professione, di fronte alla crisi mi cruccio, mi indigno; cinicamente ipotizzo.
Puoi, tu Consumatore, tentare di resistere, acquistando oltre il possibile?
Non ti bastano i soldi e fai debito?
Perché, diavolo di un Consumatore, non presenti il conto se reggi tu il meccanismo economico?
Chi paga?
Ti pagano, ti pagano!
Smetti di acquistare, si andrà in deflazione; i prezzi scenderanno, tu avrai vantaggi di spesa.
Se resisti e attendi, scenderanno ancora e poi ancora.
Con la deflazione le merci costeranno meno, recupererai capacità di spesa.
Et voilà: un Reddito da Consumo contrattato.
Contrattato si, perché sarai tu e per il tuo tornaconto economico a decidere quando, quanto e come acquistare.
Un consiglio: scordati il debito.
Se c’è deflazione il Valore del denaro da restituire aumenta: non è un bel vedere!
Mauro Artibani
P.S. Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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C’è ancora nebbia fitta nell’aria che non lascia scorgere con nitidezza l’efficacia delle azioni, dei fatti, delle soluzioni proposte per contrastare la crisi economica.
Stimoli fiscali e monetari, disponibilità di credito vanno per la maggiore; misure insomma che facciano aumentare la spesa dei Consumatori.
Perché sgravi fiscali?
Buon dio, per aumentare il reddito disponibile, cos’altro sennò? Con quell' incentivo finanzio il reddito e, da buon consumatore-contribuente, consumo.
Perché stimoli monetari?
Semplice: per integrare il reddito a sostegno dell’espansione della domanda.
Perché maggiore disponibilità di credito?
Per mettere pezze al debito, continuando a fare debito.
Ma che cacchio di soluzioni sono queste: coperte corte che lasciano i piedi al freddo.
Se torna a crescere l’inflazione, cresce il costo del denaro da restituire; con la deflazione cresce, invece, il valore di quel denaro. Brrrrrrr!
Se il debito pubblico si fa insostenibile, verremo richiamati all’ordine contributivo. Brrrrrrr!
Se tutto questo accade, chi metterà le pezze?
Ma come chi, i Consumatori, chi altri sennò?
Un new “new deal” dei Consumatori. Buono per chi investe, chi produce, chi lavora, chi commercia; pure per gli esattori, insomma per tutti.
Essipperchè se i Consumatori consumeranno ci sarà chi investirà per produrre, ci sarà chi vorrà produrre, ci sarà bisogno di lavoro per produrre e chi vorrà commerciare quel prodotto; rimpingueremo pure le casse erariali, anche gli altri dovranno farlo!
Per sostenere questo ruolo salvifico, occorre andare oltre il debito. Occorre denaro, reddito, piccioli, cash per compensare il valore produttivo delle azioni messe in campo, per retribuire quel Lavoro di Consumo; per garantirne la continuità, al riparo da rovesci congiunturali.
Chi altri potrà fare di più e meglio?
Dare ai Consumatori quel che è stato fin qui dei Cesari, questo quel che occorre.
Potrà Cesare sottrarsi?
Mauro Artibani
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Importance of Research Infrastructures for Europe - http://europa.eu/
Importance of Research Infrastructures for regional development
Coordination of national policies
Role of Structural Funds
Synergies of EC funding mechanisms
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commenti 
di Denis Falconieri - AostaSera.it

Questa crisi sfianca; lascia tutti esposti a ogni folar di vento.
Se c’è bonaccia restiamo fermi, depressi, indebitati, inebetiti: scorte industriali che si svalutano; dal lattaio il latte caglia; l’assordante ticchettìo degli abiti che passano di moda sugli scaffali ossessiona i commercianti; l’invenduto dei quotidiani incarta il pesce; quelli del credito a guardarsi in cagnesco; quelli che lavorano si girano i pollici; i consumatori sfaccendati.
Tutti stressati, ingolfati e in trepida attesa.
Se dopo la bonaccia però si alza il vento dell’inflazione, aumenta il costo del debito e sono cacchi!
Se c’è deflazione poi, aumenta il valore del nostro debito e giù altri cacchi.
Se c’è inflazione si riduce pure la capacità di acquisto, si ferma la produzione, si riduce il lavoro, non si commercia, aumentano le sofferenze creditizie.
Stessa cosa con la deflazione: si rimanda l’acquisto a prezzi più convenienti, i produttori lì in attesa, i lavoratori a braccia conserte, i commercianti sulla porta sbadigliano, quelli del credito ingrigiscono.
Realtà, surrealtà? Ce n’è per tutti o forse per nessuno.
La “democrazia della crisi” si dice. Tutti nelle piste perché chiunque si sia, si è pure Consumatori.
Impiegati e operai, consumatori; c’è chi è consumatore e magari libero professionista; ci sono pure i produttori che consumano; per i commercianti stessa cosa. Sono consumatori pure i pensionati e i precari: precari nel lavoro, precari nel consumo. Per i disoccupati neanche quello: ex nel lavoro e nel consumo.
Siamo tanti, tutti insomma, diversi e variopinti.
C’è chi da, chi ha dato, chi vorrebbe dare e chi non può: altro che tutti uguali!
L’indicatore della “propensione al consumo” espone le differenze: tra chi consuma e risparmia, chi ha consumato senza risparmio, chi ha consumato a debito, chi ha consumato fino allo stremo, chi non ha più da consumare.
Orsù signori, questo squilibrio nel Dare va ricomposto. La crisi non fa sconti, per uscirne: voilà nuovi Acconti.
I primi dovranno essere richiamati all’ordine del dare mettendo le mani al gruzzolo; ai secondi un encomio solenne, ai terzi e quarti bisognerà dare… che so un Reddito da Consumo perché possano tornare a dare.
Eccola la democrazia, affinché si possa contribuire all'esercizio della crescita tutti ed in egual misura.
Mauro Artibani
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Dal Giappone arrivano i vestiti che non si impregnano di cattivi odori e si asciugano subito: ideali per gli astronauti, che saranno i primi a testarli. Vestiti a prova di cattivi odori provenienti dal Giappone. Non si tratta di una strana offerta dell'ultimo minuto volta a ingannare qualche consumatore credulone. La notizia arriva dalla Japan Women University, dove un gruppo di ricercatrici con a capo la dottoressa Yoshiko Taya ha messo a punto un nuovo tessuto che non si impregna di cattivi odori, si asciuga molto velocemente e isola perfettamente il corpo della persona che lo indossa.
L'invenzione ?ivolta principalmente agli astronauti. In orbita infatti ?olto difficile che ci siano delle lavatrici e si tende a portar il minimo indispensabile a bordo delle navicelle spaziali. Dagli alimenti agli accessori, ai vestiti. I test effettuati hanno dimostrato che dopo gli esercizi fisici i vestiti costituiti del particolare tessuto rimangono esenti da qualsiasi odore e perfettamente asciutti
Koichi Wakata, astronauta piuttosto noto in Giappone, ha da poco raggiunto i colleghi della Nasa sull'International Space Station (Iss). In orbita c'erano ad aspettarlo anche Michael Fincke, Greg Chamitoff e Yuri Lonchakov della Rfsa (Russian Federal Space Agency). Con ogni probabilit?aranno tutti molto invidiosi di Wakata adesso. Chiss?e l'astronauta prester? suoi vestiti immuni da qualsiasi tipo di maleodore a qualcuno dei suoi colleghi. Probabilmente no, tenendo presente che Wakata dovr?imanere sulla International Space Station per ben 3 mesi.
Giovanni Carzana - Fonte
Cos’ è e dove acquistare questa chicca tutta calabrese.
Avvertenze d’uso: diffidare dalle imitazioni.

Per i più si chiama rosamarina, per altri sardella salata, alcuni ancora la conoscono come garo, bianchetto, o mustica, altri infine la definiscono come il caviale calabrese. Comunque la si nomini, si tratta in ogni caso dell’originale preparato proveniente dai mari di quella regione, punta di diamante dei prodotti tipici della gastronomia calabrese, acquistabile anche presso siti di commercio elettronico di quelle zone.
La sua disponibilità, anche in rete, non è sempre garantita, in quanto la originale rosamarina, come fortemente sottolineato dai relativi produttori e commercializzatori della referenza, è pesantemente vincolata dal fermo biologico, vigente in particolari periodi dell’anno, dato che la ricetta madre richiede che si utilizzi “tassativamente” neonata di mare calabrese (in genere sarde ed acciughe) e visto che il menzionato stop alla pesca è opportunamente imposto per garantire il ripopolamento della fauna ittica.
Tale vincolo di pescaggio pone notevoli problemi di redditività per le tante aziende ittiche, prevalentemente a conduzione familiare, le quali, mediante la commercializzazione del prodotto, riescono ad ottenere un adeguata fonte di sostentamento, e considerato che, tra impiegati diretti ed indotto, coinvolge ed interessa migliaia di addetti della Calabria. Ecco dunque che sovente ne è stato sollecitato dalle popolazioni il prolungamento del periodo in cui l’attività di pesca è lecitamente ammesso, richiedendosi adeguati provvedimenti straordinari in materia. La stragrande maggioranza dei pescatori esercita, infatti, la piccola pesca artigianale a strascico, storicamente utilizzata nella pratica del novellame, ma che nel contempo crea indubbi disagi e disfunzioni nell’eco-sistema marino.
Sicché occorrerebbe opportunamente studiare una soluzione che contemperi e medi le contrapposte esigenze: quelle legittime dei pescatori, che nel prodotto trovano una essenziale fonte di mantenimento per le famiglie; e quelle più che giuste del rispetto e della tutela dell’ ambiente marino. Tuttavia, per come attestato dalla ricerca scientifica, la relativa pesca non minaccia affatto l’equilibrio riproduttivo di altre specie, in un periodo in cui si manifesta una grande abbondanza di pesce azzurro, che, se scarsamente remunerativo in taglia adulta,raggiunge nella forma giovanile un elevato pregio e valore commerciale. Giustificata, dunque, nella cultura popolare calabrese, l’attestazione di “caviale”, tanto da assurgere a vera e propria tipicità tradizionale nazionale, come attesta l’inserimento della rosamarina calabrese nell’elenco dei prodotti tipici stilato dal ministero delle Politiche agricole e forestali.
Disponendo della materia prima, con tutta l’esperienza e secondo il più ferreo rispetto della tradizione ittica, questa viene opportunamente lavata in acqua dolce, riposta su ripiani di marmo, adeguatamente immessa in salamoia entro recipienti di terracotta (terzaruli) per alcune settimane, amalgamata con peperoncino rosso macinato (all’occorrenza, dolce o piccante), e confezionata in opportuni vasetti. Il relativo composto si presenta, così, come una pasta di colore rosso, odore intenso, sapore più o meno piccante. Pronta per l’uso, si conserva per un periodo, in genere, discretamente lungo ( 6/12 mesi), mantenendola a temperature fresche.
La originalità e squisitezza della rosamarina, che spinge tendenzialmente verso una latente domanda da parte del mercato in ogni periodo dell’anno, ha fatto sì che anche per questa referenza si sia, inopportunamente, provveduto a creare un mercato del “falso” o del “taroccato”. Si ricorre, infatti, ad offrire un prodotto simile, ma che poco o nulla a che vedere con quello indigeno della Calabria, utilizzando pesce di provenienza asiatica (Cina), in particolare neosalanx tangkahkeii o pesce ghiaccio di acqua salmastra dolce. Ma per i buongustai del caviale dei poveri non esiste problema, la differenza in termini di gusto e di sapore è facile da individuare. Per i curiosi della buona cucina, invece, vale la regola di chi sa ben acquistare: occhio all’etichetta!!
Per quando riguarda le modalità più opportune per gustare questa sciccheria gastronomica, i siti di commercio elettronico che commercializzano il prodotto “originale”, per come sopra inteso, propongono delle vere e proprio chicche d’uso nelle relative schede tecniche, spaziando dall’utilizzo su crostini e bruschette, per originali antipasti,condendola preventivamente con dell’olio, affinché questo possa assorbire parte del sale utilizzato nella preparazione, e magari un po’ di cipolla sminuzzata finemente; ovvero sulla pizza; o ancora integrando e rendendo alternativa la classica pasta, aglio ed olio.
Non c’è che dire, un caviale tutto da provare, ma a prezzo certamente più abbordabile rispetto al suo decisamente più rinomato omonimo.
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commenti 
La crisi finirà?
Certo, magari saremo più poveri perché quel maledetto debito non potrà più essere consentito, l'allegro credito neanche; tra Reddito e Consumi occorrerà trovare un diverso equilibrio; verrà comprensibilmente generata meno ricchezza, meno soldi da distribuire, insomma, meno PIL per tutti.
Egregi Consumatori, non tutto il male vien per nuocere, avremo forse meno sfizi, più spazi, meno inghippi, più tempo, meno stress; qualche sbadiglio e un po’ di noia.
A meno che,
a meno che non ci venga retribuito il Consumo di Eccesso.
Si, quello d'eccesso, proprio quello con cui si è prodotto ricchezza; che ha fatto crescere il PIL, a cui si è potuto dar corso con l’eccesso di debito, che ha ingolfato il credito; quello che ha prodotto sprechi, inquinamento, che ha speso la nostra esistenza a fare la spesa.
Signori l’occasione è ferma e risoluta.
Dovrete decidervi: la crisi morde, il tempo stringe e noi potremmo scegliere il fare probo.
Mauro Artibani
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Sfruttare moto ondoso e vento in un colpo solo, grazie ad un sistema applicabile alle pale eoliche off-shore. L'invenzione di un'azienda scozzese promette di rendere più convenienti gli impianti in mare aperto.
Eolico off-shore ed energia dalle maree in un impianto unico: produrre più energia ammortizzando così i costi di installazione, particolarmente onerosi sia per l’eolico in mare aperto che per gli impianti che sfruttano le onde. L’idea, semplice ma molto promettente, è venuta ad un’azienda scozzese.
Wave Treader questo il nome dell’invenzione di Green Ocean Energy Ltd è una macchina (vedi immagine) che si applica alla base dei pilastri delle pale eoliche marine capace di convertire in elettricità l’energia delle onde. Le due braccia dell'apparecchio si alzano e si abbassano seguendo il moto ondoso, e, tramite un sistema idraulico, fanno girare delle turbine producendo elettricità che viene convogliata negli stessi cavi di quella della pala eolica. In pratica si sfruttano le fondamenta e il cablaggio dell’impianto eolico che ospita il Wave Treader, con ovvio vantaggio economico. La macchina secondo l’azienda avrà una durata garantita di 25 anni.
Un prototipo da 500 kW sarà operativo entro il 2010, la commercializzazione dovrebbe avvenire nel 2011. Sistema particolarmente adatto ai campi eolici situati molto al largo, in zone in cui il moto ondoso è sostenuto, il Wave Treader si potrà applicare anche a turbine già impiantate. Ancora una volta vediamo come le innovazioni più interessanti nel campo delle rinnovabili siano quelle che riescono ad aumentare l’efficienza delle tecnologie esistenti, riducendo i costi, spesso con soluzioni relativamente semplici.
da QualEnergia
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commenti Da uno studio italiano dell'istituto Besta di Milano e del Mario Negri Foundation a New York arriva una buona notizia per i malati di Alzheimer, la più comune forma di demenza. E una speranza per il futuro.
di Arianna Luciani
UN IMPORTANTE AIUTO CONTRO L’ALZHEIMER – Uno studio ‘made in Italy’ che porti alla sperimentazione per avviare lo sviluppo di farmaci contro l’Alzheimer. È il risultato di un progetto importante contro una malattia molto diffusa, ma sulle cui cause e terapie la ricerca è al lavoro. A tutt’oggi, l’Alzheimer fa parte delle malattie definite incurabili, di quelle per le quali la scienza non è stata ancora in grado di trovare una soluzione: solo in Italia, colpisce 450mila persone, in Europa 6 milioni e 20 milioni in tutto il mondo. Cifra che è destinata ad aumentare fino a raddoppiare nel 2050, per l'atteso aumento del numero di anziani, che ne sono i più colpiti. Si comincia perdendo a poco a poco la memoria, dimenticando il nome di oggetti e persone. Poi, le lacune diventano sempre maggiori, sempre più estese; e arrivano i primi disturbi: difficoltà nel compiere attività quotidiane, disturbi del linguaggio, e spesso il disorientamento spaziale, temporale e topografico. Ma la malattia può solo peggiorare, e insieme a lei la vita del paziente e dei suoi familiari.
UNO STUDIO E UNA SPERANZA – Oggi sembra arrivare una speranza da un progetto italiano, sviluppato dal Mario Negri Institute Fondation di New York e dall'istituto Besta di Milano, che hanno lavorato in collaborazione con l`Università degli Studi meneghina, il Centro Sant`Ambrogio-Fatebenefratelli di Cernusco sul Naviglio e il Nathan Kline Institute di Orangeburg (New York, Usa). È stata infatti identificata una forma mutata di beta proteina in grado di bloccare, per ora in vitro, la produzione delle amiloidi, placche che sono alla base del morbo. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica ‘Science’, necessiterà di ulteriori test che saranno eseguiti su animali prima di approdare all'uomo. Il prossimo passo sarà quello di riuscire a trasformare la scoperta in un farmaco capace di agire efficacemente su questa devastante malattia che colpisce sempre più persone anche in giovane età e che non è più, quindi, caratteristica esclusiva dell'età avanzata.
Tutto è cominciato dal caso di un paziente, di 36 anni, che presentava , nonostante l’età, una grave forma di demenza senile senza però avere alcuna predisposizione familiare alla malattia. Nel caso di ereditarietà del morbo, infatti, nell’albero genealogico familiare sono normalmente presenti più persone colpite dal morbo. Ed è sufficiente ereditare, nel proprio patrimonio genetico, una sola copia del “gene della demenza” per ammalarsi anche gravemente. Ma non era questo il caso del paziente preso in esame.
L’ALZHEIMER, QUESTO SCONOSCIUTO – Individuata per la prima volta dallo psichiatra tedesco Alois Alzheimer nel 1906, per motivi non ancora chiariti la malattia è causata dall'accumulo nel cervello di un frammento proteico chiamato 'beta-proteina' che si aggrega generando depositi insolubili: le placche amiloidi. Nei soggetti sani, la beta-amiloide deriva dalla proteina APP (progenitrice dell’amiloide) in una reazione biologica catalizzata dall’alfa-secretasi che produce una beta-amiloide costituita da 40 amminoacidi. Sebbene non sia ancora chiaro come, nei pazienti l’enzima che interviene sull’APP non è l’alfa-secretasi ma una sua variante, la beta-secretasi, che porta alla produzione di una beta-amiloide anomala, che ha 42 amminoacidi e non 40. Questa beta-amiloide si aggrega in placche sulla membrana dei neuroni, e queste placche innescano un processo infiammatorio che, alla fine, danneggia irreversibilmente i neuroni. Quindi, se la proteina APP è presente in doppia copia (ovvero codificata da entrambi gli alleli del gene corrispondente), la variante della proteina beta-amiloide mutata scatena l’Alzheimer; ma se è presente solo in singola copia, allora si rivela protettiva. Questo perché l’azione della proteina beta-amiloide normale si lega a quella mutata e ne blocca l’attività, impedendo così lo sviluppo della malattia. In questo caso, il soggetto diventa portatore sano della malattia ma non la sviluppa.
L’AIUTO DALLA PROTEINA BETA-AMILOIDE – Quello che hanno scoperto i ricercatori milanesi è stato che anche la proteina beta-amiloide mutata può danneggiare il funzionamento di quella sana. E da qui, è arrivata una nuova, più importante scoperta, ottenuta in laboratorio quasi per caso: aggiungendo la proteina beta-amiloide mutata alla proteina normale che iniziava ad alterarsi, i ricercatori sono infatti riusciti ad arrestare il processo di degenerazione. L’importanza di questa scoperta è quella di cambiare il modo di concepire le radici genetiche della malattia. L’Alzheimer, infatti, nei casi precedentemente identificati, presenta mutazioni genetiche ereditarie di tipo ‘dominante’, mentre in questo caso la mutazione genetica sarebbe ‘recessiva’.
Spiega il processo il direttore del dipartimento di Biochimica molecolare dell'istituto Mario Negri, Mario Salmona: "Sostanzialmente, in un paziente con forma familiare di Alzheimer, si è scoperto che la malattia si sviluppava da solo negli omozigoti e non negli eterozigoti. Questa scoperta ci ha fatto capire come ci fosse una forma mutabile della malattia, e studiando i segmenti e le proteine alla base della mutazione abbiamo scoperto come si possa interrompere in vitro lo sviluppo della malattia. Abbiamo costruito un ‘pezzetto’ di gene, con la nuova mutazione, scoprendo che questo impediva la formazione delle amiloidi". Una ricerca dunque sulla proteina alla base della mutazione, come spiega Fabrizio Tagliavini, direttore del Dipartimento di malattie Neurodegenerative dell'Istituto Besta, "che ha identificato una forma mutata di beta-proteina la quale ha un comportamento sorprendente: si lega alla beta-proteina normale e blocca la formazione di amiloide e di conseguenza lo sviluppo dell'Alzheimer". È dunque possibile creare un farmaco che combatta la malattia? “La strada è molto lunga - prosegue il professor Salmona - e stiamo analizzando se sia possibile costruire dei farmaci che in qualche modo riproducano la mutazione che impedisce la formazione delle amiloidi. Ripeto, siamo ancora in fase di comprensione, per creare una buona cura farmacologica". Molto cauto anche Tagliavini, che aggiunge: "I tempi sono lunghi, perché in questi modelli animali le lesioni si sviluppano dopo molti mesi e occorre osservarli per oltre un anno prima di poterli utilizzare. Se tutto va bene, dovranno passare almeno cinque anni prima di poter avere un farmaco. Ma questo è già un inizio promettente per una malattia attualmente incurabile". La ricerca è stata finanziata dal Ministero della Salute e dalla Fondazione Cariplo, ma per gli sviluppi futuri sono già stati interessati anche il National Intistute of Health americano e le autorità europee.
Ad oggi, sono 20 milioni i pazienti che, nel mondo, soffrono di Alzheimer. Moltiplicando il numero per due, per tre o per quattro, si ha una misura di quante siano le persone coinvolte. Uno studio in questo campo riveste quindi un’importanza fondamentale e dà a molti una speranza per il futuro.
Arianna Luciani

Lo stato dell’economia dei consumi: pessimo.
Quello degli operatori del mercato, ancor di più.
I produttori: con margini di profitto smozzicati da un cronico eccesso di offerta.
I commercianti: stremati da costose pratiche di fidelizzazione per affrancarsi dalla concorrenza.
Quelli dell’informazione: sfiancati dal tentativo di raccattare l’attenzione di consumatori in tutt’altre faccende affaccendati.
I pubblicitari: fiaccati dal confezionare slogan per attenzioni ingolfate.
Quelli del marketing, stressati dal compito più arduo: confezionare la Domanda per acquirenti squattrinati.
I Consumatori: chiusi in un decoroso riserbo, costretti da redditi insufficienti, non rispondono alla Domanda.
E siamo all’oggi.
Se tutto questo E’, chi investirà per produrre invenduto? Chi commercerà quell’invenduto? Chi inventerà slogan per l’invenduto? Chi confezionerà domanda di invenduto?
Eccola la crisi. Si, crisi su crisi.
Tutti cercano tutele, tutti vanno tutelati.
Tutelano gli Stati bolsi e indebitati?
Tutelano quegli istituti di credito che non tutelano manco se stessi?
Tutelano forse i governatori del denaro mal distribuito?
Tutela una politica screditata e priva di idee?
Signori, siamo alle solite: tutti fingono di non sentire; tutti fan finta di non capire.
Per sbloccare il meccanismo della crisi occorre il Reddito per sostenere la Domanda.
Altro che tutele!
Questo il modo, l’unico, per far tornare redditizio il nostro fare di Consumatori, poi il fare di tutti.
Se assoldati, oplà, tutori del Mercato: acquisteremo l’eccesso, l’invenduto; presteremo attenzione, risponderemo alla domanda, torneremo fedeli al nostro Lavoro di Consumo.
Potrete scommetterci, sarà tutto come prima.
Mauro Artibani
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I ricercatori del Massachussets Institute of Techonology (MIT) hanno scoperto un nuovo materiale per le batterie al litio, che sono quelle attualmente utilizzate nei telefoni cellulari ed in tanti altri tipi di apparecchiature tecnologiche come i lettori Mp3, registratori, Gps ecc.
La spiegazione scientifica è abbastanza complessa, ma il risultato è che con questa composizione di materiali, utilizzando sempre il litio come materiale di base, sarà possibile caricare ( e scaricare) le batterie in pochi secondi, anziché impiegare alcune ore. Oltre a questo, come è riportato nell’articolo del MIT, le batterie potranno essere più piccole e più leggere, a parità di capacità.
Questa velocità è attribuita ad un materiale che, combinato al litio, permette un trasferimento della corrente estremamente più rapido.
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Modello Ikea applicato all’edilizia.
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commenti Nei test effettuati su una membrana realizzata con germanio, piombo e tellurio Kanatzidis ha impiegato con una complessa miscela di monossido di carbonio, idrogeno, anidride carbonica e metano; la struttura ha dimostrato di essere di circa quattro volte più selettiva nella separazione dei suoi componenti rispetto ai metodi convenzionali permettendo per prima la diffusione dell’idrogeno.
Il passaggio delle sue molecole attraverso il materiale poroso avviene con estrema facilità dal momento che interagisce molto debolmente con i composti della membrana ed è seguito, con difficoltà crescente, nell’ordine dal monossido di carbonio, dal metano e dal biossido di carbonio. “Stiamo sfruttando ciò che chiamiamo atomi “soft” come mattoni strutturali delle pareti della membrana”, ha spiegato il chimico. “Questo muro interagisce con le altre molecole soffici rallentandone il passaggio. L’Idrogeno, il più piccolo elemento, è al contrario una molecola “dura” che pertanto viaggia spedita”. Un altro vantaggio è la possibilità di svolgere il processo in un intervallo di temperature non estreme, ovvero tra zero gradi Celsius e la temperatura ambiente. “Un processo più selettivo significa un minor numero di cicli produttivi per ottenere la purezza, aumentando l’efficienza”, e di conseguenza costi inferiori.
Il budget di Obama boccia il progetto del sito di stoccaggio unico di Yucca Mountain e per il segretario di Stato all'energia "non è un opzione da considerare". La soluzione del problema scorie negli Usa è più lontana che mai. Un duro colpo per l'industria dell'atomo.
Oltre ai costi che aumentano e all’esclusione dal pacchetto stimolo dei fondi di garanzia per costruire le centrali, arrivano altri problemi per il nucleare americano. Obama lo aveva detto in campagna elettorale e lo ha confermato nel primo documento di programmazione economica: il deposito nazionale per le scorie di Yucca Mountain non si farà e infatti il budget presentato la settimana scorsa taglia quasi tutti fondi destinati al progetto.
Il futuro del controverso sito di stoccaggio nazionale sembra dunque essere segnato. Yucca Mountain, una montagna di roccia vulcanica a 100 chilometri da Las Vegas, in Nevada, fin dagli anni '80 è stato candidato a deposito nazionale, ma un parere concorde della comunità scientifica non è mai arrivato. Nel 1987 fu il Congresso a individuarlo come sito predestinato, nel 2000 Clinton fermò il progetto, due anni dopo l’amministrazione Bush lo riprese e accellerò con determinazione. Nel 2005 un carteggio riservato tra geologi dell’U.S. Geological Survey reso pubblico parlava di falsificazione dei dati e riaccendeva i dubbi sull’idoneità del sito, che sarebbe soggetto a infiltrazioni d’acqua che porrebbero rischi d’inquinamento per le falde acquifere. Nel 2006 i tecnici del Department of Energy avevano approvato il progetto, ma la popolazione del Nevada, per il 60% contraria al deposito, non ne è mai stata tranquillizzata.
Ora, nel budget proposto, Obama ha lasciato al progetto solo i fondi sufficienti affinché la Nuclear Regulatory Commission completi il suo studio e dia un parere tecnico sul sito e, ieri, il segretario per l’energia Steve Chu ha dichiarato pubblicamente che Yucca Mountain non è più un’opzione da tenere in considerazione. Sembra dunque improbabile che il sito nel deserto del Nevada accolga le 700 mila tonnellate rifiuti radioattivi americani a partire dal 2020, come era in programma. Il materiale radioattivo resterà invece con ogni probabilità ancora per molto stoccato presso le centrali, dove è fermo da decenni.
I 10,4 miliardi di dollari spesi finora per trovare un posto ai rifiuti del nucleare americano dunque finora non sono serviti a nulla. Anzi, adesso, riporta il New York Times, c’è il rischio che i gestori delle centrali facciano causa al Governo federale, chiedendo altre decine di miliardi di dollari per i costi sostenuti per lo stoccaggio, causati dall’incapacità del governo di individuare un sito adatto. La legge, infatti, ha già riconosciuto all’industria nucleare rimborsi per un miliardo di dollari perché il governo non ha tenuto fede all’accordo siglato in passato, di prendersi in carico le scorie entro il 1998. Ora è probabile che le compagnie dell’atomo chiedano indietro anche i 22 miliardi pagati al DOE per individuare un sito e non ancora spesi.
Il governo Obama dovrà cercare un’altra via d’uscita, se non la troverà una futura amministrazione potrà tirare in ballo nuovamente Yucca Mountain. Quello che è certo è che il problema delle scorie negli Usa, dopo 50 anni, oggi è più lontano che mai da una soluzione. Un duro colpo che va ad aggiungersi ai molti problemi di un’industria che sta pensando di costruire adesso le prime centrali dopo più di trenta anni.
da QualEnergia

Si è tentato, con il concorso attivo dei Consumatori, di fare di ogni cosa commercio, poi di smerciare ogni commercio. Per fare questo si è andati oltre il reddito, oltre il debito, oltre il credito et voilà: «L'economia globale calerà con ogni probabilità quest'anno per la prima volta dalla seconda guerra mondiale e la crescita sarà di almeno 5 punti percentuali al di sotto del suo potenziale». Questo prevedono gli economisti della banca mondiale nel rapporto preparato in vista del G20 dei ministri finanziari, in programma sabato a Londra. «La produzione industriale a livello globale per la metà del 2009 sarà scesa fino al 15% sotto i livelli di un anno fa e il commercio mondiale rischia di registrare il suo maggiore declino in 80 anni, con perdite molto significative nell'Estremo Oriente».
Signori attenzione, si prospetta per noi Consumatori un'occasione niente affatto trasurabile per uscire dalla crisi economica.
Bisogna commerciare la salvezza del commercio, non possiamo sottrarci.
Non paghi di aver dato fondo alle risorse economiche per sostenere la crescita, possiamo mettere all'asta la nostre istanze, le nostre attitudini, financo i nostri stili di vita tanto appetiti dai nostri estimatori.
Si, le risorse: istinto, ingordigia, cupidigia e prodigalità che sono il nostro vanto.
Il valore di questo armamentario: un tesoro.
Si un tesoro in grado di far tornar a splendere il sole, sta qui in bella mostra: acquistiamo ben oltre il bisogno, smaltiamo per far riprodurre, impieghiamo fiducia, utilizziamo il nostro tempo, l'attenzione pure i nostri denari.
Tutto questo ha reso prospero il commercio; questa la nostra merce.
Lotti di merci preziose per rifocillare il nostro reddito.
Signori l'asta è avviata: chi offre di più?
Mauro Artibani
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Il LADY BAG
Quando si dice l’invenzione del secolo. La tedesca Roadbag, dopo millenni di disagio, ha risolto il problema della limitata capacità della vescica femminile e della nota impossibilità di fare pipì con la stessa nonchalance dei maschietti. La società, che con la sua invenzione spera di superare la crisi economica che attanaglia l’interno pianeta, ha sviluppato una sorta di mini sacca da borsetta che permette così al gentil sesso di abbattere l’ultimo ostacolo alla parità tra i sessi.
L'invenzione che proprio mancava - Il “Ladybag”, così è stato ribattezzato il rivoluzionario prodotto, può essere usato tutte quelle volte in cui, per mille motivi, ci si trova lontani da una toilette. Dotata di un’apertura sufficientemente grande il bagno da borsetta permette di conservare temporaneamente fino a 700 millilitri di orina.
Speciali granelli imprigionano l'orina - La bustina per ovvi motivi usa e getta, ha un costo di circa 2 euro ed è caratterizzata dalla forma che richiama alla mente la tipica foglia di Eva e dall’esser ripiena di speciali granelli di gel assorbente, in grado di catturare in ogni tipologia di liquido e trattenere gli odori sgradevoli. Una variante del prodoto, che cambia soltanto nel suo aspetto esteriore, è stata realizzata anche per tutti gli automobilisti uomini che, impegnati in un lungo viaggio, non hanno modo di fermarsi in una stazione di servizio.