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In questi giorni un bel po’ di italiani si sta preparando per il grande esodo delle vacanze e infila in valigia abbronzanti e creme solari. Obiettivo tintarella. Ma con buco nell’ozono che si è allargato il sole fa ancora bene o fa male Quali prodotti usare (o evitare) per non tornare a casa rossi come gamberi o con la pelle macchiata? Dalla Ue, proprio oggi, è arrivato un invito perentorio: diffidate di creme e flaconi su cui è scritto Protezione totale. Sono ingannevoli. I consigli giusti, intanto, li chiediamo a una dermatologa molto qualificata, la dottoressa Elisabetta Bianchi docente di dermocosmesi alla Scuola internazionale di medicina estetica dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma. Cominciamo dalle creme per i bambini che sono i più delicati.
Per loro è meglio sceglierle senza coloranti, senza profumi e con un filtro esclusivamente “fisico” , come ossido di zinco o biossido di titanio.
Se poi sono bambini dalla pelle chiara, (ma il consiglio vale anche per gli adulti con la stessa caratteristica) una quindicina di giorni prima della partenza sarebbe utile assumere degli antiossidanti per sole di ultima generazione, tipo i licopeni carotenoidi, che sono degli integratori da sole con fermenti lattici.
Ovviamente il tutto va concordato col dermatologo.
Come si fa ad orientarsi fra i numeri di protezione scritti sulle confezioni?
Intanto sfatiamo il luogo comune che un filtro alto blocchi l’abbronzatura. Una protezione alta significa semplicemente che si può stare al sole più tempo senza danno, senza, per esempio, che venga un eritema.
La protezione alta o bassa si sceglie in base alla fotosensibilità della pelle. Attenzione alla tirchieria: se nel cassetto c’è una confezione già aperta dell’anno passato, va assolutamente buttata.
Diverso è se la confezione è integra: controllare la scadenza e, soprattutto, annusare. Se l’odore è sospetto, spazzatura senza pietà.
Sulla confezione di molti solari c’è scritto che sono “waterproof”, cioè resistenti all’acqua. Questo indurrebbe a pensare che anche facendo il bagno mantengano la loro capacità protettiva, mentre invece è sempre prudente spalmarli di nuovo ogni volta che si esce dal mare. Questo vale doppiamente per i bambini che, si sa, non amano troppo stare sotto l’ombrellone.
Ovviamente bisogna evitare il sole nei giorni seguenti.
In quanto ai rimedi della nonna, ognuno è sicuro che il suo funzioni: c’è chi mette sull’eritema il pane raffermo bagnato nell’acqua, chi le fettine di patata sbucciata… ora, sarà anche vero che pane e patate contengono amido che ha leggere proprietà antinfiammatorie, ma il mio consiglio è sicuramente quello di usare direttamente pomate lenitive all’aloe o alla calendula. Se l’eritema è serio, con vescicole e febbre, mai fare da sé, ma andare dal medico.
Ci sono i patiti della tintarella che la usano, altri che si preparano intrugli al bergamotto o alle noci per abbronzanti “fai da te”.
Spesso ottengono solo di procurarsi pericolose fotodermatiti. Succede, così, che chi voleva tornare a casa abbronzato come un tahitiano, torni dalle ferie con la pelle a macchia di leopardo.
Partiamo dal concetto che il sole fa bene: aumenta il calcio, fa allegria, regala salute. Ma va preso con equilibrio.
Non dimentichiamo che l’atmosfera, è cambiata. Il buco nell’ozono lascia passare radiazioni solari molto più potenti che in passato e queste radiazioni sono sommatorie. Significa che la quantità di sole che si prende ogni anno si somma con quella dell’anno precedente e a quello successivo. Questo muta via via la pelle in modo esponenziale per quanto riguarda, per esempio, le famigerate macchie scure. Una raccomandazione che vale soprattutto per le donne che hanno l’epidermide più delicata degli uomini: prendere troppo sole invecchia precocemente e in modo irreversibile la pelle.
Prendere invece il sole, usando buone protezioni e per un ragionevole numero di ore, aiuta a mantenerla giovane ed elastica più a lungo.
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