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mercoledì, 16 luglio 2008

L´indagine della Camera di commercio sulle famiglie torinesi: si taglia sul cibo, resiste l´hi-tech. Solo l´inflazione "gonfia" l´importo della spesa

Comprano meno carne e pesce, ma non rinunciano alle vacanze. Scelgono di non rinnovare il guardaroba o di farlo con capi meno costosi, eppure hanno in casa sempre più beni tecnologici. Spendono, sì, ma quanto gli anni scorsi. Consumi che crescono, ma in realtà rincorrono solo l´aumento dei prezzi, rivelando un quadro se non di grossa crisi, di desolante stagnazione.
È questa la tendenza che emerge dalla ricerca dell´undicesimo Osservatorio sulle spese delle famiglie torinesi nel 2007, realizzato in collaborazione con Ascom e Confesercenti, presentata dalla Camera di Commercio di Torino e condotta su un campione di 240 famiglie, sulle 438mila residenti a Torino.

Alla persona responsabile per gli acquisti è stato consegnato un libretto su cui annotare le spese correnti per un periodo di 10 giorni e da queste informazioni, oltre a un questionario sulle spese più saltuarie, è emerso che una famiglia residente a Torino in media spende 2.438 euro. Si tratterebbe di una crescita del 3,4 per cento rispetto al 2006, ma se si tiene conto dell´inflazione, che l´anno scorso è stata del 2 per cento e nei primi mesi del 2008 è salita oltre il 3 per cento, si capisce che i consumi non sono affatto aumentati. La metà delle famiglie fa acquisti al supermercato o negli ipermercati, ma per pane, carne e abbigliamento si preferiscono i negozi e il 60 per cento predilige i mercati per frutta e verdura.
In crescita gli acquisti on line, passati dal 9 al 13 per cento, mentre è costante il ricorso alle rate, utilizzate dal 14 per cento del campione.

«Una cosa che abbiamo notato è che, nonostante la crisi, anche chi guadagna poco cerca comunque di risparmiare qualcosa», spiega Luigi Bollani, docente alla facoltà di Economia e autore della ricerca. Anche se la metà dichiara di non riuscirci e un quarto mette da parte appena il 15 per cento.



La spesa alimentare media è stata di 307 euro, il 13 per cento del totale: 75 euro per carne e salumi, 17 per il pesce, 57 per frutta e verdura. Ma la media nasconde situazioni assai diverse. Un single spende 218 euro, una coppia con figli 413 euro, ovvero meno del doppio. Fino a 25 anni si spende 177 euro al mese, tra i 41 e i 65 la spesa sale a 336.

Rispetto all´anno scorso si sono spesi 3 euro in più, che con l´aumento dei prezzi che c´è stato significa un deciso calo. Metà del campione ha detto infatti di limitare l´acquisto di carne e pesce o di comprare prodotti di qualità inferiore, mentre il 45 per cento risparmia sulla frutta e verdura. Stabile il consumo di prodotti equi e solidali, mentre è in crescita quello dei cibi biologici: il 3 per cento dichiara di usarli abitualmente e il 49 per cento saltuariamente.

Ben più articolata la spesa per i generi non alimentari, che in media sono di 2.131 euro al mese. Quasi la metà se ne va per la casa: 698 euro per l´abitazione in sé, ma senza la manutenzione, e altri 324 tra mobili e bollette. Il resto finisce in scarpe e vestiti (119 euro), trasporti (339 euro, senza calcolare l´acquisto dell´auto), ricreazione e spettacoli (148 euro) e poi in assicurazioni, viaggi, ristorante, prodotti per la cura della persona, che in tutto arrivano a 372 euro al mese. Non si rinuncia al ristorante: i torinesi ci vanno con frequenza mensile e la spesa è di 64 euro. «Negli ultimi tre anni - ha commentato Bollani - abbiamo notato che le vacanze, ad esempio, hanno raggiunto lo stesso ammontare del tempo libero trascorso in città, mentre una volta era molto inferiore. I viaggi sono un bene "normale", molto più che in passato. E le famiglie sembrano stringere più sui beni primari e meno sugli spettacoli, anche se dichiarano di avere la percezione di aver compresso i consumi».

Anche per le spese non alimentari chi vive in coppia risparmia il 27 per cento rispetto ai single, mentre per i nuclei di 4 persone si arriva al 59 per cento. Molto diversa, però, la propensione al consumo nelle diverse fasce sociali. Chi ha la licenza elementare spende infatti il 45 per cento meno della media (1.143 euro al mese), mentre un laureato il 45 per cento in più (3.187). Invece se in famiglia entra un solo stipendio in media si spendono 1.764 euro, che diventano 2.597 con due fonti di reddito. Se un operaio spende 1.767 euro al mese, un impiegato ne spende 2.692, un lavoratore in proprio 2.574 e un libero professionista o un imprenditore arriva a 3.272 euro.

(16 luglio 2008) di  Federica Cravero - da Repubblica.it

postato da: Dilia61 alle ore 12:08 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: economia, consumi, inchieste, social prosumer

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