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«La sola speculazione internazionale sui cereali, stimata al valore medio indicato dagli analisti del 30%, è costata al sistema Paese nell'ultimo anno circa 400 milioni di euro». Il presidente della Coldiretti, Sergio Marini nel rivolgersi alla platea dell'assemblea nazionale, va giù duro e ribadisce che ora l'unica strada resta, «la gestione delle scorte» che «assume un ruolo strategico soprattutto perchè - dice - se abbiamo possibilità di stoccaggio possiamo far rimanere nel nostro Paese i profitti che le speculazioni internazionali realizzano anche sulle nostre produzioni e essere meno dipendenti da escursioni o fluttuazioni incontrollabili dei prezzi».
Nella sua relazione Marini sottolinea poi come «la causa, forse più importante del rialzo dei prezzi», sia «da ricercare anche nei tanti anni, troppi, di prezzi eccessivamente bassi per i prodotti agricoli» tanto che «in termini reali - precisa - il prezzo dei cereali e semi oleosi ha subito, negli ultimi tre decenni, un costante decremento».
Sempre sul tema del rialzo dei prezzi il presidente della Coldiretti, ricordando come «nel passaggio, dall'origine al dettaglio, i centesimi diventano euro», ha sottolineato che «in Italia, al momento attuale, l'incidenza della distribuzione sul valore finale medio della spesa in prodotti agroalimentari è pari al 60%, quella dell'industria è del 23%, quella dell'agricoltura è scesa al 17% e si riduce ancora». «Senza voler colpevolizzare nessuno questi dati ci segnalano che nella filiera dell'agroalimentare italiano persistono alcuni squilibri» e per questo - aggiunge Marini - «come Coldiretti ci impegneremo a costruire un sistema di accorciamento e razionalizzazione della filiera che consenta di contenere gli aumenti del prezzo al consumo e allo stesso tempo di ripartire più equamente il valore aggiunto creato nella filiera».
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