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Eravamo utenti, siamo clienti. Da poco più di un anno, dal 1° luglio 2007, le famiglie possono scegliere liberamente il fornitore di elettricità. E da anni si può cambiare in tutta libertà il fornitore di metano. Solamente negli ultimi mesi la competizione elettrica è entrata nel vivo anche per il settore domestico, con le offerte delle aziende elettriche. Molto più cauto il mercato del metano: si può cambiare in tutta libertà da un giorno all'altro l'azienda del gas, ma sono poche le offerte, le aziende scoraggiano i fuggitivi facendo intravedere impedimenti che non esistono, e nella maggior parte dei casi i clienti rimangono ancorati alle circa 350 aziende locali del gas, senza osare il cambiamento.
Prezzi non tutelati
Oggi qualunque famiglia può decidere senza alcuna difficoltà. Chi preferisce la libertà di scelta esce dal settore tutelato le cui tariffe sono regolate dall'Autorità dell'energia ed entra nel mercato libero.
Il mercato libero è un vantaggio, almeno sul fronte dei costi. Basta pensare che oggi o domani l'Autorità dell'energia dovrà assegnare una sonora batosta tariffaria ai consumatori che non hanno scelto il mercato libero, mentre chi ha accolto i prezzi fissi proposti da diverse aziende non subirà alcuno scossone sulla bolletta.
Per passare da un fornitore all'altro basta un paio di firme in fondo al contratto, oppure qualche click sul sito internet. O, ancora, basta dichiarare chiaramente a voce nel telefono l'adesione al nuovo contratto. Se si è stanchi o delusi, si cambia di nuovo. Tutto qui. Ma solamente pochi consumatori conoscono queste regole semplicissime: la maggior parte delle famiglie risponde alle proposte commerciali con generiche frasi di circostanza. «Grazie, ci penserò».
Si stima che abbiano abbandonato la tariffa regolata dall'Autorità dell'energia per passare al mercato libero 1,8 milioni di consumatori elettrici, in apparenza il 7% del mercato. In realtà non più di 350-400mila hanno veramente cambiato azienda.
Secondo i sondaggi d'opinione, i timori che tengono i consumatori lontani dalla liberalizzazione sono riconducibili a due argomenti. Il primo: sarà un bell'impegno; gli operai dovranno cambiare contatore, fili elettrici, tubi. Ingenuità imperdonabile. Non serve cambiare né tubi (per il metano), né fili elettrici (per la corrente). Non ci sono contatori da sostituire, a meno che non siano i vecchi contatori ormai sfiatati da decenni di lavoro e quindi imprecisi.
Il secondo timore è che se ci si rivolge a un'azienda diversa da quella solita potrà mancare l'erogazione. Sul mercato libero dell'energia lavorano società serissime, più serie di tante microaziende locali del gas. I furbastri del mordi-e-fuggi nel segmento libero non ci sono, e c'è un motivo: il business energetico non dà margini alti in poco tempo e i guadagni delle imprese si misurano sui clienti fedeli e costanti nel tempo. Inoltre elettricità e gas sono servizi di pubblica utilità, quindi i venditori devono essere accreditati e ci sono le salvaguardie.
Costi fissi e «prepagate»
Le offerte spesso sono meno innovative di quanto si pensi. Schiere di venditori bussano a ogni porta per convincere i consumatori dell'azienda energetica a lasciare il segmento "vincolato" (a tariffe dell'Autorità dell'energia) e a stipulare un contratto libero con la stessa azienda di prima.
Quali le offerte più interessanti? Ce ne sono molte, di operatori locali (è il caso di A2A o di Hera, per esempio, che hanno proposte assai interessanti in Lombardia o in Emilia Romagna) o di operatori nazionali.
Per il metano sono molto attive l'Eni e soprattutto l'Enel, che sta conquistando consumatori in tutta Italia a colpi di migliaia per volta.
Per l'elettricità le offerte più rilevanti sono quelle dell'Enel, dell'Eni, dell'Mpe che ha lanciato una tariffa prepagata, simile al telefonino, e dell'Edison. La bresciana La220 propone solamente un'eticissima ed ecologicissima elettricità da fonti rinnovabili.
Ricorrenti le proposte di prezzo fisso, in genere per due anni, alcune anche con soluzioni che ribassano il prezzo di anno in anno. Costano un pochino di più delle tariffe ufficiali, ma se il chilowattora rincara ci si può fare beffe delle pazzie del greggio, come accade ora con i rincari dell'Authority. Ora tocca a noi consumatori scegliere.
Jacopo Giliberto - da Sole24Ore
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