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Animalieanimali
18 AGOSTO 2009
A rispondere ad alcuni «annunci civetta» su internet per sondare le disponibilità di far sesso con un animale a quattro zampe, in pochi giorni sono arrivate 514 richieste di disponibilità dal Lazio, 112 da Roma.
Fare sesso con animali, gli annunci corrono sul web e da marzo a oggi sono state 7 le denunce nel Lazio: 5 a Roma, una a Latina e una a Frosinone. A rispondere ad alcuni «annunci civetta» su internet per sondare le disponibilità di far sesso con un animale a quattro zampe, in pochi giorni sono arrivate 514 richieste di disponibilità dal Lazio, 112 da Roma. Dalla capitale, tutti uomini, mentre dieci donne del resto della Regione hanno espresso la loro voglia di far sesso con un animale.
Sono questi alcuni dei dati elaborati dall'Aidaa, l'Associazione italiana per la difesa di animali e ambiente sulla «zoofilia», il sesso praticato con animali. In totale l'Aidaa ha presentato nel Lazio 7 denunce per zoofilia: 67 sono quelle presentate a livello nazionale. Tra le disponibilità, sottolineano dall'associazione ambientalista, anche quella di un allevatore del nord del Lazio «che offre i cavalli a trecento euro per incontro, con una possibilità di videofilmarli». «Lo denunciamo alla procura», dice Lorenzo Croce, presidente Aidaa. «Cercano cani di grossa taglia, cavalli ma anche maiali, molto ricercati. Ma non c'è solo questo: sono richieste anche varie specie di pollame per riti sacrificali a base di sesso. Prima fanno il rito, con un atto sessuale verso l'animale e poi alla fine lo uccidono sgozzandolo».
Secondo una stima di Aidaa segnalata da Croce ci sarebbero «mille zoofili a Roma e circa cinquemila nel Lazio». «In rete - dice Aidaa - esistono 8.810 siti italiani che contengono immagini, racconti o filmati di sesso con animali». A livello nazionale, sugli «annunci civetta» pubblicati dall'associazione siti internet dedicati all'argomento e su siti di annunci online per verificare l'ampiezza del fenomeno ci sono stati circa «7.000 contatti di persone pronte ad offrirsi per fare sesso con animali, ma anche di persone disposte a vendere a ore il proprio animale per incontri sessuali e da buon ultimo prostitute che si offrono per sesso a pagamento con animali». «Da un'analisi dei dati abbiamo avuto la conferma che in Italia almeno una persona su mille ha fatto sesso con animali o ne è stata in qualche modo coinvolta - proseguono dall'associazione - Si tratta di un giro di affari che tra filmini pornografici, incontri squillo, affitto di animali sfiora i venti milioni di euro l'anno e coinvolge mediamente 50-60.000 persone». «C'è bisogno - conclude Croce - di una legge che possa istituire il reato di zoofilia. Ora le denunce sono solo per maltrattamento e, nel caso si riesca a trovare filmati, per pornografia».
3822 i documenti sono stati trovati:
Documento 31
Titolo: Farmacologia delle sostanze elettrici rallentamento del battito cardiaco in un modello per la chiusura permanente dei vasi coronarici nel controllo esperimento sul cane ...
Contesto: Effetti di diversi farmaci su artificialmente indotta disturbi del ritmo cardiaco
Animali: 27 cani (i cani bastardo, 8 di loro sono morti durante gli esperimenti)
Anno: 1995
Autori:I. Aidonidis, J. Brachmann *, I. Rizos, A. Zacharoulis, I. Stavridis, P. Toutouzas, W. Kübler
Documento 32
Titolo: Influenza di infusioni di cellule del midollo osseo per la sopravvivenza del trapianto di pancreas senza radioterapia nei cani .....
Contesto: Influenza delle cellule del midollo osseo per la sopravvivenza del trapianto di cellule del pancreas senza irradiazione.
Animali: 27 cani (i cani bastardo)
Anno: 1995
Autori:Mathias D. Brendel *, SSKong, RDSchachner, T. Qian, G. Selvaggi, R. Alejandro, DHMintz, C. Ricordi, K. Federlin, RGBretzel
Documento 33
Titolo: ITF296 effetto della sostanza in quanto il diametro della arterie coronariche acute e durante il trattamento a lungo termine con l'orologio cane
Contesto: Studiare gli effetti di un farmaco sul diametro delle arterie coronariche
Animali: 12 cani (i cani bastardo)
Anno: 1995
Autori:Eberhard Bassenge *, Roberta Cereda, Bruno Fink
Documento 34
Titolo: Studi di cimurro connessi lesioni ossee nei giovani cani dopo infezione artificiale
Contesto: Indagine sul rapporto tra cambiamenti cimurro con osso
Animali: 38 cani (Beagles)
Anno: 1995
Autori:W. Baumgärtner *, R. W. Boyce, S.E. Weisbrode, pag Alldinger, M. K. Axthelm, Krakowka S.
Documento 35
Titolo: Danni al DNA di sangue e di cellule del midollo osseo nel cane dopo l'irradiazione del corpo intero .....
Contesto: Istruttoria delle radiazioni danni al DNA nel sangue e nel midollo osseo
Animali: 4 cani (Beagles)
Anno: 1996
Autori:Ludwika Kreja *, Christoph Selig, William Nothdurft
Documento 36
Titolo: Soppressione della formazione di coaguli di sangue nelle arterie cane in due modelli: un confronto di alcune sostanze .....
Contesto: Estensione del tempo di tenuta di una nave con la somministrazione di alcuni farmaci
Animali: 44 cani (i cani bastardo)
Anno: 1995
Autori:K. Rübsamen *, W. Hornberger, M. Kirchengast
Documento 37
Titolo: Chi la causa della bassa frequenza delle fluttuazioni della pressione arteriosa a guardare il cane
Contesto: Influenza dei farmaci sul sistema nervoso e la pressione sanguigna regolamento
Animali: 17 cani
Anno: 1995
Autori:A. Basta, CDWagner *, H. Ehmke, HRKirchheim, PBPersson
Documento 38
Titolo: Magnesio nella coronarica navi non protegge contro i danni causati da ri-perfusione nel cuore del cane minderdurchbluteten
Contesto: Indagare l'effetto protettivo di magnesio sul cuore dopo la temporanea inferiorità wiederdurchblutete perfusione
Animali: 14 cani (i cani bastardo)
Anno: 1995
Autori:W. Schlack, M. Beer, M. Schäfer, A. Uebing, P. Schäfer, U. Borchard, V. Thamer *
Documento 39
Titolo: Profili di depolarizzazione della corteccia cerebrale nei gatti con focale riduzione della perfusione cerebrale in relazione alla distribuzione di calcio e di produzione di ossido di azoto
Contesto: Istruttoria delle alterazioni del flusso sanguigno dopo la temporanea inferiorità del cervello
Animali: 13 gatti
Anno: 1997
Autori:Kouichi Ohta, Rudolf Graf *, Gerd Rosner, Wolf-Dieter Heiss
Documenti 40
Titolo: Evocati onde alfa nel EEG del cervello del gatto .......
Contesto: Misure di onde cerebrali in base alla stimolazione visiva e uditiva
Animali: 6 gatti
Anno: 1998
Autori:Martin Schuemann, Canan Basar-Eroglu, Erol Basar, *
Ulteriori risultati possono essere trovati nelle pagine seguenti:
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Se non vuoi finanziare la pratica della vivisezione, dannosa per l'uomo e per gli animali usati, occorre fare attenzione a:
1. non scegliere le associazioni per la "ricerca" che finanziano anche la vivisezione;
2. non scegliere solo il settore (sanità, ricerca scientifica, volontariato) senza mettere preferenze, perché gran parte del totale andrà a chi finanzia la vivisezione!
Ascolta la spiegazione per saperne di più su questo argomento
| Argomento: Salute/Ecologia della Nutrizione Notizia da: Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione (NEIC) |
Il Comitato Europeo sui cambiamenti climatici riconosce che e' necessario diminuire il consumo di carne. Sostegno all'iniziativa "Stop sussidi agli allevamenti" dal parlamentare europeo Jens Holm.
Il 2009 vuole essere l'anno, per il Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione, in cui portare davanti al Parlamento Europeo le istanze dei tanti cittadini di tutta Europa che hanno firmato e firmeranno nei prossimi mesi la petizione "Abolizione del sostegno economico all'allevamento e alla pesca da parte dell'Unione Europea".
Che la produzione di carne, pesce e in generale qualsiasi prodotto di origine animale, sia ormai insostenibile ambientalmente è confermato dai tanti studi scientifici sull'argomento. L'ultimo, in ordine di tempo, è il report pubblicato il 2 dicembre 2008 dal Comitato Temporaneo sui Cambiamenti Climatici dell'UE. Tra le raccomandazioni per l'implementazione di una politica europea per contrastare il riscaldamento globale, trova spazio infatti anche il problema della produzione e consumo di alimenti animali.
Al punto 84a si legge che il comitato "Riconosce che coltivare soia e cereali da utilizzare come mangime per il bestiame causa notevoli emissioni di gas serra; ricorda il report della FAO 'L'ombra lunga del bestiame' del novembre 2006, il quale afferma che l'industria zootecnica è responsabile del 18% delle emissioni totali di gas serra nel mondo; ritiene che il passaggio a un tipo di produzione estensiva sostenibile anziché intensiva dovrebbe essere incoraggiato, e che è necessaria una riduzione del consumo totale di carne, in particolare nei paesi industrializzati".
Anche l'on. Jens Holm, eurodeputato svedese, contattato dal NEIC per una dichiarazione in merito alla propria iniziativa di raccolta firme contro gli inaccettabili sussidi - pagati coi soldi di tutti i cittadini - dati a un'industria altamente inquinante e causa di enormi sprechi di risorse (energia, acqua, terreni, cibo), ha affermato:
Appoggio pienamente la petizione del NEIC che chiede di porre termine ai finanziamenti della Politica Agricola Europea rivolti all'industria dell'allevamento e della pesca. Dovremmo abolire le sovvenzioni all'industria della carne, lasciando che sia essa stessa a sostenere il proprio costo ambientale, e adoperarci per rendere i prodotti vegetariani piu' economici.
Attualmente, il sistema dispendioso di produzione della carne non sostiene i propri costi ambientali. Gettiamo quindi le basi per un consumo alimentare sostenibile e rispettoso dell'ambiente. La battaglia contro i cambiamenti climatici inizia proprio qui ed ora, a tavola.
In una risposta della Commissione Europea ad una mia interpellanza (24 aprile, 2007, H-0198-07), la Commissione riconosce che la produzione di carne ha un effetto negativo sui cambiamenti climatici. Cio' è positivo. Purtroppo, la Commissione non ritiene che sia il caso di adottare qualche misura in materia. Una pressione costante, e una diffusione di questi temi presso l'opinione pubblica sono attività assolutamente necessarie.
I promotori della petizione invitano tutti coloro che non hanno ancora firmato e che hanno a cuore l'ambiente, la propria salute e il benessere degli animali ad aggiungere la propria firma all'iniziativa "Stop sussidi agli allevamenti" alla pagina della Petizione on-line "Stop sussidi agli allevamenti"
Comunicato del NEIC - Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione - www.nutritionecology.org
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VIRGILIO NOTIZIE
26 NOVEMBRE 2008
Germania/ Peta: uova da galline in gabbia rivendute come "bio"
Associazione denuncia azienda in Brandeburgo per truffa
Berlino - Secondo l'associazione animalista Peta, in Germania ogni giorno circa 300.000 uova provenienti da galline in gabbia vengono rivendute nei supermercati come "biologiche" o come ottenute da animali in libertà. La sezione tedesca dell'organizzazione ha diffuso oggi un video che dimostra come un'azienda del Brandeburgo tenga gli animali in gabbia (in condizioni "catastrofiche", si legge in una nota); in seguito le uova vengono rietichettate come "bio" (per biologico) o "Freiland" (il marchio che individua le uova prodotte da galline tenute all'aperto). Le uova finiscono poi sugli scaffali di quattro grosse catene di supermercati tedesche, dove vengono rivendute a prezzo maggiorato. Secondo Peta, anche un produttore di alimenti per bambini riceve le false uova biologiche. L'associazione stima in 10 milioni di euro il danno economico complessivo. Peta ha denunciato per truffa sia l'azienda del Brandeburgo che una fattoria specializzata nell'agricoltura biologica, responsabile per la rietichettatura delle uova.

Il primo numero in etichetta indica il tipo di allevamento: 0 corrisponde all’allevamento biologico, 1 quello all’aperto, 2 a terra, 3 in batteria. Lo 0 del biologico indica sia l’alimentazione della gallina che lo spazio (tanto!) che essa ha a disposizione per razzolare.
… “All’aperto con sistema estensivo” : 1 gallina per 10 metri quadrati di terreno all’aperto con vegetazione
… “All’aperto”: 1 gallina per 2,5 metri quadrati di terreno all’aperto con vegetazione
… “A terra”: 7 galline per 1 metro quadrato con terreno coperto di paglia o sabbia, ecc.
… “In voliera”: 25 galline per 1 metro quadrato con posatoi che offrono almeno 15 cm per gallina
Nel 2005 il 96,4% delle uova in commercio in Italia veniva da allevamenti in batteria, il 2,4% da allevamenti a terra, lo 0,7% era bio, lo 0,5% allevato a terra. Nel resto d’Europa va un pochino meglio, l’87% delle galline ovaiole vive in batteria.
Le uova scadono 28 giorni dopo la deposizione. Sulla confezione troverete solo la data di scadenza, per cui potete risalire alla deposizione sottraendo un mese scarso. Il periodo durante il quale le uova restano “Extra fresche” è di nove giorni dalla deposizione e sette dalla data di imballaggio.
- Come si verifica se un uovo è fresco -
Le uova fresche (da bere) se immerse in un bicchiere di acqua salata (con almeno 25 gr di sale da cucina) si adagiano sul fondo. Un uovo che abbia dai 2 ai 20 giorni si posiziona a diverse altezze nel bicchiere, un uovo vecchio (da buttare) galleggia in superficie, sporgendo dall’acqua.
AGI) - Roma, 30 ott - Se gli ogm non si vedono in etichetta allora e’ un inganno per i consumatori. E’ quanto afferma Simona Capogna dell’Esecutivo Nazionale Verdi Ambiente e Societa’ (VAS). L’Europa procede con le autorizzazioni di nuove varieta’ di Ogm.
L’ultima, di ieri, consente l’importazione per 10 anni di una nuova varieta’ di cotone geneticamente modificato (LLCotton25) brevettato dalla Bayer CropScience. A settembre la stessa azienda multinazionale aveva esultato per essere riuscita a piazzare sul mercato europeo la soia transgenica A2704-12.
Questi prodotti vengono utilizzati soprattutto negli allevamenti (mangimi) e in parte come oli per l’alimentazione umana (per prodotti fritti, prodotti da forno e snack). In pratica, -rileva la Capogna - i consumatori hanno difficolta’ a rintracciare sull’etichetta la presenza degli Ogm: la legislazione non prevede di dichiarare l’utilizzo di Ogm nell’alimentazione animale, mentre per gli altri prodotti l’obbligatorieta’ subentra solo quando l’ingrediente transgenico supera la percentuale dello 0.9%. Mentre, quindi, e’ evidente il desiderio dei cittadini di informarsi per “mangiare sano” (il 78% degli italiani, secondo l’ultima indagine dell’istituto Demopolis non desidera mangiare Ogm), assistiamo ad un’invasione del mercato di prodotti “non desiderati” e non etichettati. (AGI)
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commenti 
ENPA
Ente Nazionale Protezione Animali onlus
IN UN ATTIMO PUOI FARE LA DIFFERENZA
Schierati dalla parte di chi, pur provando gioia e dolore,
emozioni e sentimenti, non ha neppure la parola per difendersi!
Aiutali concretamente con un semplice
gesto:
BATTI CINQUE
cifre d'amore sul tuo telefono
4.85.85
Tim, Vodafone, Wind, 3, Telecom
CON UN EURO RIEMPI UNA CIOTOLA
Dal 20 settembre al 10 ottobre, con un sms al 48585
doni 1 euro con una telefonata da rete fissa Telecom Italia al
48585 doni 2 euro (e di ciotole ne riempi due!)
FESTEGGIA GLI ANIMALI INSIEME A NOI!
Sabato 4 e domenica 5 ottobre
SCENDI IN PIAZZA PER LA GIORNATA DEGLI ANIMALI.
I volontari dell'Enpa ti aspettano per suggerirti i tanti modi in cui
puoi dare voce ai nostri amici con la coda.
L'elenco delle piazze sarà presto su www.enpa.it
Roma, 9 giu (Velino) - Emergenza climatica e geopolitica dell’energia e aumento dei profughi ambientali a livello internazionale. Spreco idrico, incuria del territorio e crescita della mobilità “insostenibile” per quanto riguarda l’Italia. È la fotografia scattata dal Rapporto sui diritti globali 2008 presentato oggi per quanto riguarda il settore ambiente e beni comuni dal titolo “Rivoluzione verde od olocausto ambientale”.
EMERGENZA CLIMATICA E GEOPOLITICA ENERGIA – “L’uso delle risorse, in primo luogo quelle energetiche - spiega il rapporto -, è sempre più al centro della geopolitica. L’emergenza climatica rischia di tramutarsi in un’eredità devastante per le prossime generazioni. Come ormai afferma la gran parte della comunità scientifica internazionale, basti pensare al Rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), il nesso diretto tra cambiamenti climatici e modello energetico è pressoché una certezza. Basterebbe questo per porre al centro delle politiche internazionali, nazionali e locali la conversione ecologica dei sistemi energetici e dell’intera economia. Un obiettivo che è nello stesso tempo un impegno politico e morale: diffondere il benessere su scala planetaria, evitando una deflagrante contesa per il controllo delle risorse. La poderosa crescita dei consumi energetici (il 22 per cento solo negli ultimi 10 anni), trascinata dallo sviluppo economico dei Paesi asiatici, determina infatti una crescente competizione sulle energie fossili. Al di là dei limiti fisici di queste risorse, è la disponibilità e la garanzia degli approvvigionamenti che sta già determinando forti tensioni e conflitti. Se i sistemi energetici resteranno così largamente dipendenti dalle fonti fossili, il rischio di una guerra mondiale più o meno strisciante per l’energia diventerà realtà. Anche i temi della povertà e dell’equità sono strettamente connessi agli effetti dei mutamenti climatici e alle azioni che i singoli governi e la comunità internazionale devono intraprendere per rallentarne, e in prospettiva fermarne, i tragici effetti sugli ecosistemi e sull’umanità. Il global warming mette e metterà a dura prova la possibilità per tutti gli Stati di far fronte a tragedie di enorme portata, aree più ricche del mondo comprese. Ma la maggior sofferenza e i più grandi pericoli sono per i Paesi più poveri e vulnerabili, dove siccità, desertificazione e alluvioni faranno sempre di più crescere fame, povertà, malattie e guerre”. (segue)
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commenti

Sarei immensamente grata se qualcuno di buon cuore e interessato al randagismo
potesse indicare
a chi rivolgermi per poter trovare una sistemazione per degli amici pelosi
che qui in paese rischiano di fare una brutta fine, per la scarsa sensibilità e degli amministratori e dei cittadini.
GRAZIE
La scelta vegetariana (e ancor più quella vegana) sono direttamente coinvolte nella salvaguardia del pianeta.
scienzavegetariana
Il consumo di energia e risorse vegetali
Nel trasformare vegetali in proteine animali, un'ingente quantità delle proteine e dell'energia contenute nei vegetali viene sprecata: il cibo serve infatti a sostenere il metabolismo degli animali allevati, ed inoltre vanno considerati i tessuti non commestibili come ossa, cartilagini e frattaglie, e le feci.
Esiste il cosiddetto "indice di conversione", che misura la quantità di cibo necessaria a far crescere di 1 kg l'animale. Ad un vitello servono 13 kg di mangime per aumentare di 1 kg, mentre ne servono 11 a un vitellone (un bue giovane) e 24 ad un agnello. I polli richiedono invece solo 3 kg di cibo per ogni kg di peso corporeo. Se si considera poi che l'animale non è tutta carne, ma vi sono anche gli "scarti", queste quantità vanno raddoppiate.
Il rendimento delle proteine animali è ancora più basso.
Un bovino, ad esempio, ha un'efficienza di conversione delle proteine animali di solo il 6%: consumando cioè 790 kg di proteine vegetali, produce meno di 50 kg di proteine.
Oltre allo spreco di energia necessaria per il funzionamento dell'organismo, va contata l'energia necessaria per la coltivazione del cibo per gli animali e per il funzionamento degli allevamenti stessi.
Dal punto di vista dell'uso di combustibile fossile, per ogni caloria di carne bovina servono 78 calorie di combustibile, per ogni caloria di latte ne servono 36, e per ogni caloria che proviene dalla soia sono necessarie solo 2 calorie di combustibile fossile, un rapporto di 39:1 a sfavore della carne.
Il consumo d'acqua
Il 70% dell'acqua utilizzata sul pianeta è consumato dalla zootecnia e dall'agricoltura (i cui prodotti servono per la maggior parte a nutrire gli animali d'allevamento). Quasi la metà dell'acqua consumata negli Stati Uniti è destinata alle coltivazioni di alimenti per il bestiame.
Gli allevamenti consumano una quantità d'acqua molto maggiore di quella necessaria per coltivare soia, cereali, o verdure per il consumo diretto umano. Dobbiamo sommare, infatti, l'acqua impiegata nelle coltivazioni, che avvengono in gran parte su terre irrigate, l'acqua necessaria ad abbeverare gli animali e l'acqua per pulire le stalle.
Una vacca da latte beve 200 litri di acqua al giorno, 50 litri un bovino o un cavallo, 20 litri un maiale e circa 10 una pecora.
Il settimanale Newsweek ha calcolato che per produrre soli cinque chili di carne bovina serve tanta acqua quanta ne consuma una famiglia media in un anno.
Le deiezioni
In Italia gli animali da allevamento producono annualmente circa 19 milioni di tonnellate di deiezioni a scarso contenuto organico, che non possono essere usate come fertilizzante. Attualmente, lo smaltimento di questi liquami avviene per spandimento sul terreno, il che provoca un grave problema di inquinamento da sostanze azotate, che causa inquinamento nelle falde acquifere, nei corsi d'acqua di superficie, nonché eutrofizzazione nei mari.
Anche i farmaci somministrati agli animali possono passare nell'ambiente con i reflui e residuare nei suoli, nei vegetali, nelle acque e quindi negli alimenti di cui si ciba l'uomo, come le verdure o il pesce.
Calcolando il carico equivalente, ovvero trasformando il numero di animali in quello equivalente di popolazione umana che produrrebbe lo stesso livello di inquinamento da deiezioni, in totale, in Italia, gli animali equivalgono ad una popolazione aggiuntiva di 137 milioni di cittadini, cioè più del doppio del totale della popolazione.
Le ripercussioni sul clima
Le conseguenze più drammatiche del consumo di latte e carne si verificano nel Terzo Mondo: il disboscamento operato per far posto agli allevamenti di bovini destinati a fornire proteine animali all'Occidente ha distrutto in pochi anni milioni di ettari di foresta pluviale.
Ogni anno scompaiono 17 milioni di ettari di foreste tropicali. L'allevamento intensivo non ne è la sola causa, ma sicuramente gioca un ruolo primario: nella foresta Amazzonica l'88% dei terreni disboscati è stato adibito a pascolo e circa il 70 % delle zone disboscate del Costa Rica e del Panama sono state trasformate in pascoli. A partire dal 1960, in Brasile, Bolivia, Colombia, America Centrale sono stati bruciati o rasi al suolo decine di milioni di ettari di foresta, oltre un quarto dell'intera estensione delle foreste centroamericane, per far posto a pascoli per bovini. Per dare un'idea delle dimensioni del problema, si pensi che ogni hamburger importato dall'America Centrale comporta l'abbattimento e la trasformazione a pascolo di sei metri quadrati di foresta.
Paradossalmente, questa terra non è affatto adatta al pascolo: nell'ecosistema tropicale lo strato superficiale del suolo contiene poco nutrimento, ed è molto sottile e fragile. Dopo pochi anni di pascolo il suolo diventa sterile, e gli allevatori passano ad abbattere un'altra regione di foresta. Gli alberi abbattuti non vengono commercializzati, risulta più conveniente bruciarli sul posto.
La geografa Susanna Hecht racconta che il 90% degli allevamenti di bestiame nella ex-foresta amazzonica cessa l'attività dopo circa otto anni, per ricominciare in altre zone. Si possono percorrere centinaia di chilometri di strada nella foresta amazzonica senza trovare altro che terre abbandonate dove cresce una vegetazione secondaria.
Nelle zone semiaride, come l'Africa, lo sfruttamento dei suoli per l'allevamento estensivo (i cui prodotti vengono esportati nei paesi ricchi) porta alla desertificazione, cioè alla riduzione a zero della produttività di queste terre. Le Nazioni Unite stimano che il 70% dei terreni ora adibiti a pascolo siano in via di desertificazione.
Anche alcune parti delle Grandi Pianure del "West" americano si stanno trasformando in deserto. Ampi fiumi sono diventati ruscelli o si sono prosciugati del tutto lasciando spazio a distese di fango. Dove prima vi erano vegetazione ed animali selvatici di ogni specie, oggi non cresce più nulla e non vi è più vita animale. L'allevamento estensivo di bovini è stato, e continua a essere, la causa di tutto questo.
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commenti
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commenti
Non mangiare nessun animale, gli animali sono tutti uguali, uguali al cane o gatto che hai a casa o che conosci dai tuoi amici. Tutti provano sentimenti: paura, dolore, ma anche gioia, affetto, amore. Non c'è giustificazione per ammazzarli.
Così la tua Pasqua sarà davvero "buona".
Guarda il filmato che ti mostra quanto sono dolci e affettuosi agnelli e pecore in libertà, e come invece vengono trattati durante i trasporti e nei macelli:
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commenti (1)A leggere i commenti dei fautori del transgenico alla notizia data da Nature Biotechnology circa lo sviluppo di insetti resistenti alla tossina Bt espressa dal cotone transgenico c'è da rimanere basiti:
gli Ogm non reggono all'usura del tmepo ed il loro successo in termini di adozione su vaste superfici rappresenta anche il loro più macroscopico limite, visto che nel contempola natura si adegua, eppure leggiamo che "non ci sono assolutamente pericoli grazie a tutte le precauzioni (?) prese nelle colture Ogm". Tra quelle, le ditte che vendono sementi Ogm impongono ai coltivatori di creare le cosiddette "zone rifugio", ma queste servono a minimizzare le probabilità di resistenza e non a prevenirle. Tra l'altro i programmi Usa sulle zone rifugio non sono affatto obbligatori, negli stessi Usa c'è allarme sul loro tasso di non adozione e in molti Paesi non sono neanche adottati! Quindi l'industria biotech ha in fase di sviluppo nuove varietà transgeniche che esprimono diverse varianti della tossina letale proprio per aggirare le resistenze.
Sembra prorpio di essere all'alba di una "spirale del transgenico" del tutto simile a quella "spirale dei veleni" che abbiamo conosciuto in agricoltura con l'introduzione dei fitofarmaci, con la loro progressiva perdita di efficacia dovuta alle resistenze e con il ricorso a principi attivi più aggressivi e pericolosi.
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commenti (1)L'acqua del rubinetto assomiglia veramente all'acqua venduta a caro prezzo in bottiglia? In alcuni casi è addirittura identica. Il liquido che arriva nelle case di comuni come Gualdo Tadino e Nocera Umbra, per sempio, è lo stesso che la Co-Ge-Di confeziona e mette in commercio col marchio Rocchetta. La multinazionale proprietaria anche di altri brand famosi, come Uliveto e BrioBlu, ogni anno estrae dalle falde umbre circa 400 milioni di litri di acqua, che paga alla Regione, proprietaria del territorio sovrastante, 0,05 centesimi per litro e r ivende ai consumatori a 40 centesimi al litro guadagnandoci quasi mille volte in più (e non vi diciamo poi se la ordinate al ristorante, pub o pizzeria che sia). Il business è così fiorente che la CoGeDi ha pensato di aumentare li numero degli impianti per l'estrazione.
Le risorse idriche della zona, però, sono a secco, prosciugate non solo dala scarsità di precipitazioni, ma anche dai continui prelievi. Le sorgenti del fiume Feo, che fino a qualche tempo fa attraversava i paesi nei dintorni, sono state già prosciugate. (per noi questo si avvicina ad una specie di crimine contro l'umanità oltre che contro la natura). Ora la popolazione locale teme che i nuovi pozzi faranno scomparire anche un altro corso d'acqua, il Rio Fergia, che alimenta proprio gli acquedotti di Gualdo Tadino e Nocera Umbra.
Anche da queste parti incombe l'emergenza idrica, tanto che la scorsa estate l'amministrazione comunale di Gualdo Tadino è stata costretta e rifornire molte famiglie con le autobotti.
A voi i giudizi sul caso.
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commenti (1)Tratto da vari articoli giornalistici.
Un vero paradosso: nella regione Campania dove proseguono gli incendi di scarti industriali nocivi e dove nel solo triangolo Acerra-Nola-Basso casertano e nel litorale domizio-flegreo per anni sono stati sversati grandi quantità di rifiuti tossici, il Piano nazionale residui, definito ogni anno dal ministero della Salute per le analisi sulle diossine, ha previsto di sottoporre solo una manciata di campioni ad analisi specifiche.
Ma c’è un altro paradosso, in questa regione manca anche un laboratorio dedicato alle diossine. “Lo chiediamo da tanto tempo, ora forse dopo quattro anni si realizzerà”, dice lo sconsolato commissario dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Meridione con sede a Portici, in provincia di Napoli. Per questo hanno una convenzione con l’Istituto zooprofilattico di Roma.
E’ ovvio che la diossina è presente sugli alimenti ma lo screening ambientale diossine, sul terreno e sull’erba, effettuato dall’Agenzia regionale per l’ambiente (l’Arpa Campania) non segnala problemi, se non in maniera localizzata. Un giallo che in molti non si spiegano facilmente, a meno di non essere maliziosi. Tanto che nel dicembre scorso è stato varato un Piano triennale straordinario di sorveglianza sulla contaminazione di diossina e così in questo anno 2008 i campioni saliranno a 120 e per la prima volta saranno sottoposti a test anche i vegetali.
Ricordiamo che l’emergenza diossina non è tanto legata all’immondizia lasciata per strada, quanto invece agli sversamenti illegali di sostanze tossico-nocive che per decenni hanno ammorbato i paesi tra le province di Napoli e Caserta. E gli incendi di questi inquinanti, sprigionano diossine che per deposizione contaminano ambiente e coltivazioni.
E’ nato anche il Sebiorec (Studio epidemiologico biomonitoraggio regione Campania), tramite esso sono appena cominciati prelievi di sangue e latte materno che coinvolgeranno 780 cittadini e 50 donne in allattamento di 14 comuni della provincia di Napoli e Caserta. I prelievi sono realizzati per il più ampio screening mai effettuato in Italia , sulla presenza di diossine, furani e metalli pesanti nel corpo umano.
Nelle due province sono stati censiti 226 siti di smaltimento, comprese le discariche ed i siti illegali, e di questi la maggior parte ed anche quelli in condizioni peggiori sono concentrati nei sette comuni ad elevata pressione ambientale.
Volete sapere quali comuni a rischio?
Castel Volturno, Villa Literno Marcianise, Aversa, Giugliano in Campania, Caivano, Acerra sono quelli a rischio ambientale elevato.
Maddaloni, Qualiano, Villaricca, Nola sono i comuni con rischio ambientale intermedio.
Casapesenna, Mugnoano di Napoli, Brusciano sono i comuni con rischio ambientale basso.
Volete sapere quali sono i cibi inquinati?
A forte rischio: latte, formaggi, carne, pesce e molluschi.
A rischio: zucchine, cavoli, carciofi, mais.
Dubbi: finocchi, patate.
Quindi “prendiamo tutto ciò che è possibilmente a rischio e mandiamoli al macero”, più che una provocazione è il monito di Giorgio Calabrese, docente universitario di alimentazione e nutrizione. Soprattutto perché i prodotti agroalimentari della Campania sono a forte rischio di immagine.
Dopo l’inchiesta pubblicata dalla rivista “Il Salvagente” su questi temi finalmente anche la macchina istituzionale sembra muoversi alla stessa velocità della cronaca. Una riunione si è tenuta la settimana scora a Napoli alla presenza del ministero della Salute, delle autorità sanitarie campane, dell’Agenzia regionale per l’ambiente e dei servizi veterinari locali, per capire qual è la situazione del rischio diossina nella regione. Anche se molti sono scettici sul loro da fare, perché tutti hanno il timore che nelle istituzioni potrebbero esserci interessi poco raccomandabili.
In ogni caso sia l’emergenza rifiuti che l’incubo, taciuto, della diossina stanno paralizzando le vendite dei prodotti alimentari provenienti dalla Campania. I consumatori se non messi nella condizione di capire l’esatta entità del problema si tutelano non comprando i prodotti locali.
30 tonnellate di rifiuti bruciati in 3 mesi sono dati che fanno tremare.
Secondo il rapporto Ecomafia 2007 di Legambiente la Campania si conferma in testa alla classifica sull’illegalità nel cicolo dei rifiuti. Con 448 infrazioni accertate, 422 persone denunciate, 31 arresti e 175 sequestri, lo scorso anno nessuna regione d’Italia ha fatto peggio. Soprattutto il Triangolo dei veleni, tra Acerra, Marigliano e Nola. Ma anche la Terra dei fuochi, il territorio tra Giugliano, Villaricca e Qualiano. Sono queste, secondo il rapporto ecomafia le zone in cui i clan camorristici organizzano principalmente lo sversamento e poi l’incenerimento abusivo di scarti di conceria, fanghi industriali, solventi ed altre materie tossico-nocive. Nella Terra dei fuochi è facile vedere colonne di fumo nero che si liberano in cielo: le sostanze da bruciare vengono infatti sistemate sopra un letto di combustione fatto di copertoni.
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ROMA - Mutamenti climatici, malattie ed inquinamento sono le cause principali della grave moria delle api in Italia: in un anno il numero degli insetti si è dimezzato. Una cifra enorme con rischi gravi per i delicati equilibri dell'ecosistema e per il ciclo naturale, con danni economici stimati in 250 milioni di euro.
Il disastro interessa tutta l'Europa, con una perdita tra il 30% e il 50% del patrimonio di api; ed è ancora più grave negli Stati Uniti, con punte anche del 60-70% in alcune aree per il fenomeno da spopolamento definito Ccd (Colony collapse disorder). L'allarme è emerso oggi nel corso del workshop organizzato dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente e i servizi tecnici (Apat).
Se è scontato pensare immediatamente al miele, primo alimento pregiato ora a rischio, l'insufficiente impollinazione delle piante ha conseguenze più ampie, portando ad una drastica riduzione del raccolto. E le cifre parlano chiaro: in Italia l'apporto economico dell'attività delle api al comparto agricolo è di circa 1.600 milioni di euro l'anno (pari a 1.240 euro per alveare). Considerando la scomparsa di circa 200mila alveari nel 2007, la perdita economica per mancata impollinazione delle piante è stata quantificata in circa 250 milioni di euro.
Geograficamente la crisi più grave è al nord, dove si sono persi fino alla metà degli alveari. Pesanti danni sono stati registrati anche al centro, mentre le cose sembrano andare meglio nel Mezzogiorno. Tra le ragioni dell'alto tasso di mortalità fra le api ci sono sicuramente le condizioni igienico-sanitarie degli alveari, i cambiamenti climatici e di conseguenza la disponibilità e qualità del pascolo e dell'acqua, l'insalubrità del territorio. Non si può quindi dare la colpa a un'unica causa scatenante, anche se gli esperti sono concordi nell'attribuire forti responsabilità all'inquinamento da fitofarmaci, a quello elettromagnetico e a una recrudescenza delle infezioni da virus e della varroa, malattia causata da un acaro che attacca sia la covata che l'ape adulta.
Ma il clima non è da sottovalutare: un suo andamento irregolare può interrompere il flusso normale di nutrienti che sono necessari alle api per la loro crescita e sviluppo, indebolendo le difese dell'alveare; occorre quindi essere pronti a intervenire con idonee integrazioni alimentari che sostituiscano il nettare e il polline raccolti dalle api.
A rischio sono diverse varietà di frutta e verdura, persino la carne: "Prodotti come mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e colza - avverte Coldiretti - dipendono completamente o in parte dalle api per la produzione dei frutti. Ma le api sono utili anche per la produzione di carne con l'azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle colture foraggere da seme, come l'erba medica e il trifoglio, fondamentali per i prati destinati agli animali da allevamento".
L'allarme interessa quindi l'intero ecosistema, ricorda Ermete Realacci, presidente della commissione ambiente della Camera: "Sarebbe un errore pensare alla moria come un problema che riguarda solo gli apicoltori. Questi insetti sono, infatti, un indicatore molto sensibile dell'equilibrio ambientale".
(29 gennaio 2008) - LaRepubblica.it
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commenti (2)VIVISEZIONE : COMINCIAMO A BOICOTTARE I PRODOTTI TESTATI SUGLI ANIMALI, ECCO LA LISTA......
Ogni giorno possiamo fare qualcosa per disturbare la vivisezione e
coloro che l'appoggiano.
Basta cambiare piccole scelte quotidiane nella nostra vita.
Si può cominciare evitando di scegliere i prodotti della Procter &
Gambles.
Procter & Gambles testa deodoranti, prodotti per i capelli, detergenti
per pulizia, dentifrici e altri prodotti causando la morte migliaia di
conigli, cavie, topi, ratti cani e gatti.
Loro non possono farsi sentire fuori dai laboratori, pensiamo solo al
fatto che a molti di loro vengono tagliate le corde vocali, perché il
loro guaire provoca fastidio ai vivisezionisti, quindi l'unica speranza
è di far sentire la nostra di voce.
Quindi non lasciamoli soli, cominciamo a rifiutarci di acquistare i
prodotti della catena P&G:
Prodotti per animali
Eukanuba, Iams
Deodoranti
Avon, Infasil, Old spice, Secret
Prodotti per bambini
Infasil, Milton, Napisan, Pampers
Alimentari
Pringles
Prodotti per capelli
Aussie, Head & Shoulders, Herbal Essences, Keramine H, Infasil,
Pantene Pro-V, Wash & Go, Wella
Igiene
Tampax, Douss Douss, Lines, Linea Lei
Prodotti per la casa
Ariel, Ace, APC, Bold, Baleno, Bounce, Dash, Dreft, Fabreze, Fairy,
Lenor, Mastrolindo, Mister Verde, Nelsen, Polin, Può, Spic&Span,
Swiffer, Tide, Tuono, Viakal, Zest
Batterie
Duracell
Prodotti
Braun
Igiene Orale
Crest, Fixodent, Linea AZ, Kukident, Oral B
Prodotti di carta
Asciuga tutto, Bounty, Charmin, Poffy, Senza'acqua, Tempo
Saponi
Camay, Infasil, Fairy, Zest
Creme e cosmesi
Clearasil, Cover Girl, Demak'up, Max Factor, Noxell, Noxzema, Oil of
Olaz, Vidal, Topexan
Prodotti farmaceutici
Cacit 100, Carbicalcin, Clavucar, Didro-kit, Macrodantin, Monocid,
Neoduplamox, Nabuser, Pepto-Bismol, Vicks
Pannolini
Always, Dignità, Intervallo, Lines, Linidor, Ultra Pampers, Tampax
Profumi
Dolce & Gabbana, Laura Biagiotti, Lacoste, Hugo Boss, Giorgio Beverly
Hills
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"salvare la vita degli animali, rovinare quella degli aguzzini"
(100%animalisti)
"Gli animali saranno rispettati o perché la gente li ama, o perché la
gente avrà paura di quello che gli potrebbe accadere se non li si
tratta con rispetto!" (screaming wolf)
Siccome i detersivi per la casa sono tutti testati su animali per via
delle sostanze chimiche di cui sono composti vi do dei piccoli consigli
cruelty free:
PAVIMENTI
Un ottimo prodotto adatto per la pulizia dei nostri pavimenti di casa
può essere ottenuto versando in un secchio di acqua calda un bicchiere
di aceto di vino bianco. Il potere sgrassante e pulente è pari a quello
dei migliori, costosi ed inquinanti, detergenti presenti in commercio.
Non preoccupatevi se, dopo aver passato lo straccio sentirete un forte
odore di aceto, in quanto svanirà dopo pochissimi minuti.
Per pulire i parquet possono essere invece utilizzate le cere naturali
come quelle ricavate dalla carnauba e dalla canna da zucchero oppure la
cera vergine d'api.
LAVELLO ED ALTRE SUPERFICI LAVABILI
Può essere utilizzata una pasta composta da acqua e bicarbonato di
sodio, passandola direttamente sulla superficie utilizzando una
spugnetta. Essa sarà in grado di eliminare dal lavello, in acciaio o in
ceramica, e dalle altre superfici da pulire, i residui di opacità,
ridonando la luminosità iniziale e senza graffiare. Dopodiché si
risciacqua abbondantemente con acqua e si asciuga con un panno. Il
bicarbonato offre inoltre il vantaggio di consentire una elevata
capacità di igienizzazione, senza il rilascio di residui chimici ed è
pertanto indicato per pulire quelle superfici, anche delicate, che
vanno a contatto con gli alimenti.
FORNELLI
Passare con una spugna imbevuta di acqua calda e bicarbonato (il
bicarbonato ha un´azione emolliente e sgrassante) oppure acqua calda e
aceto di vino bianco. L´aceto è sgrassante e rende le superfici
luminose ed è particolarmente indicato per i fornelli in acciaio.
VETRI
Un metodo semplice, economico ed efficace consiste nel pulirli
utilizzando la carta di un quotidiano appallottolata e appena imbevuta
con dell´acqua. Grazie agli inchiostri e ad altri componenti chimici
presenti nella carta di giornale, i vetri torneranno splendenti. In
alternativa si può utilizzare una bottiglia a spruzzo riempita in parti
uguali di acqua ed aceto, dopodiché bisogna risciacquare con acqua pura
ed asciugare.
I PANNI IN MICROFIBRA: UNA SOLUZIONE PER OGNI PROBLEMA
Una validissima alternativa per effettuare molte pulizie domestiche in
modo ecologico è costituita dai panni "magici" in microfibra (composti
da semplice fibra di poliestere e poliammide) che permettono di
rimuovere polvere, sporco e grasso, attirandoli ed assorbendoli, senza
utilizzare detersivi. Possono essere utilizzati sia asciutti (per
spolverare mobili, parquet e altre superfici) che bagnati (per pulire
mobili, vetri, specchi, pavimenti, piastrelle, lavelli in acciaio,
scrivanie, sanitari ecc..) e permettono di risparmiare tempo, fatica,
denaro ed acqua.
Hanno il vantaggio di poter essere utilizzati centinaia di volte in
quanto per rinnovare il loro effetto pulente basta sciacquarli o
bollirli con del normale sapone di Marsiglia.
FORNO
Innanzitutto va ricordato di evitare assolutamente l´utilizzo di molti
prodotti presenti in commercio (che spesso contengono soda caustica,
solventi ed altre sostanze nocive), i cui residui non riescono mai ad
esser rimossi del tutto, ed evaporando potrebbero penetrare nei cibi
cotti successivamente.
La prima regola da seguire consiste nel pulire il forno spesso,
utilizzando acqua calda in cui sia stato sciolto bicarbonato e/o limone
e/o aceto bianco.
Per sgrassare i forni molto incrostati si può mettere all´interno una
pentola piena di acqua bollente con un cucchiaio di ammoniaca e
lasciarla per una notte. Il giorno successivo il grasso potrà essere
facilmente rimosso con una spugnetta
WATER
Per pulirlo si può utilizzare lo scopino su cui si è versato del
bicarbonato di sodio. Per disincrostarlo si può anche utilizzare
dell´aceto puro, diluito in poca acqua caldissima, e passandolo sulla
superficie col suddetto scopino.
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MILANO - Quando si ritrova a testa in già, appeso per una sola zampa ad un nastro scorrevole, il coniglio è ancora vivo. Una cinghiata sul viso non è bastata a stordirlo e con le poche forze che si ritrova cerca inutilmente di dibattersi per sfuggire a quella posizione innaturale. Forse, poi, intuisce che il peggio deve ancora venire. E il peggio infatti arriva dopo pochi secondi, quando la la lama di un coltello gli recide la gola e il povero animale resta a dissanguarsi a testa in giù, prima di arrivare nella fase successiva della «lavorazione», quando un macchinario gli strappa in un colpo solo l'intera pelle dal corpo. La scena è stata documentata da un video chock prodotto dall'associazione portoghese Animal e reso pubblico in Italia dalla Lav, la Lega antivivisezione. Che parla di quello dei conigli come di un massacro sconosciuto, perpetuato nell'indifferenza generale (â– Il video dal sito della Lav).
COLLI E IMBOTTITURE - L'opinione pubblica viene molto colpita dalle notizie di volpi e visoni scuoiati vivi da produttori senza scrupoli in Paesi come la Cina dove, salvo alcune eccezioni (basti pensare alla tutela che viene data al panda), non si fa poi molto per evitare l'accanimento e le violenze inutili nei confronti degli animali. E anche dall'idea che ad essere trasformati in colli pelosi e imbottiture per giacconi siano i mantelli di cani e gatti. Più raro assistere a mobilitazioni e prese di posizione a favore del coniglio, un animale che fa tra l'altro parte della tradizione culinaria di molte nazioni occidentali, tra cui l'Italia. Tuttavia, fa notare la Lav, non sempre gli animali macellati vengono destinati al consumo alimentare.
I NUMERI - Le cifre sono da capogiro: ogni anno vengono uccisi nel mondo 900 milioni di conigli, di cui 350 milioni nell'Unione Europea e altrettanti nella sola Cina. Il coniglio è l’animale maggiormente utilizzato nel campo della pellicceria, in particolare come bordatura di capi d’abbigliamento (colli, cappucci, maniche, ecc.) e accessori. La sua pelliccia non è un è un semplice sottoprodotto della carne: «Alcune razze - spiegano alla Lav - sono state selezionate geneticamente proprio per sfruttare economicamente le proprietà del pelo, come nel caso del coniglio cincillà Rex, il cui pelo è molto simile al pregiato cincillà, ma è meno costoso, e del coniglio Orylag, allevato esclusivamente in Francia enon sono allevati in nessuna parte del mondo e la cui commercializzazione è sottoposta a procedure di certificazione e numerazione della singola pelle».
VITA IN GABBIA - Quella documentata dagli attivisti di Animal è una vita predestinata alla sofferenza. Fin dalla nascita i cuccioli di coniglio vengono tenuti in gabbiette di piccole dimensioni, dove cresceranno circondati dalle loro stesse feci. In queste condizioni la mortalità è altissima: un animale su quattro muore prima della macellazione e le immagini del video testimoniano l'eliminazione degli esemplari morti dalle gabbie. Quando arriva il momento della macellazione, poi, gli esemplari "pronti" vengono presi per la collottola e gettati al volo dentro a contenitori di plastica, con cui vengono portati al reparto scuoiatura. La procedura è poi quella descritta all'inizio.
«SERVONO LEGGI» - Non tutti gli allevamenti funzionano come quello raccontato da Animal e peraltro il primato della produzione di pelli di coniglio non spetta alla Cina bensì a tre Paesi europei, l'Italia, la Francia e la Spagna che insieme mettono insieme il 76% del totale. In Italia, tra l'altro, in zone rurali è ancora molto diffuso l'allevamento famigliare dove ovviamente non vengono effettuati controlli. Secondo la Lav è necessario un intervento legislativo che imponga delle regole chiare per i produttori di pellame. «L'allevamento dei conigli - spiega Roberto Bennati, vicepresidente della Lav - non è disciplinato da alcuna norma comunitaria o nazionale specifica, permettendo così abusi e il mancato rispetto delle esigenze etologiche degli animali. L’intervento da parte dei legislatori comunitari e nazionali su questa materia è una priorità: chiediamo una forte e convinta mobilitazione, come quella che ha portato all’approvazione, il 26 novembre scorso, del Regolamento UE che vieta l’importazione e il commercio di pelli di cani e gatti su tutto il territorio dell’Unione Europea».
A. Sa.
03 dicembre 2007