***********************
Scrivi anche tu in questo blog
***********************

In particolare è stato premiato un farmaco indicato per il trattamento dell'osteoporosi, l'acido zoledronico da 5 mg (Aclasta), che attraverso una sola assunzione annuale (tramite endovena) riduce del 28% la mortalità dopo la frattura al femore. Il farmaco è disponibile in Italia dal febbraio 2008, e consente un risparmio del 20% per la Sanità regionale.
"Dopo questo riconoscimento - afferma l'azienda - il traguardo è quello di favorire l'accesso al nuovo farmaco: fino a oggi solo un paziente su mille ha potuto beneficiare della terapia, nonostante costi meno dei generici. Il farmaco si somministra per endovena una volta l'anno in ospedale, è il primo farmaco che si e' dimostrato in grado di ridurre la mortalità dopo la frattura di femore ed è ritenuto più efficace rispetto a tutti gli altri bisfosfonati disponibili".
(ne avevate sentito parlare? a me non pare.... forse costa troppo poco e si fa una sola volta all'anno?)
|
commenti La malattia di Alzheimer è una patologia degenerativa, tra le cause più frequenti di demenza, che attacca il cervello e le sue funzioni più importanti, come la memoria, il linguaggio, la capacità di controllare il proprio corpo, ecc. Solitamente, sono i familiari ad occuparsi della cura dei malati di Alzheimer e spesso questa situazione porta in famiglia incomprensioni, sensi di colpa, senso di inadeguatezza. Sebbene non si possa del tutto risolvere la problematica, qualche consiglio di ?gestione? potrà essere utile per affrontare al meglio la cura del vostro congiunto.
Prima regola: renderlo utile
In circostanze come queste è bene pianificare la vita in famiglia secondo schemi ben precisi (laddove possibile). Questo permetterà all'ammalato di limitare le decisioni da prendere e sarà come un punto fermo a cui fare riferimento durante la giornata. È anche importante fargli sentire che nulla è cambiato, trattando cioè il proprio familiare come prima della malattia, sempre che le sue condizioni di salute (lo stadio della malattia) lo permettano. Inoltre, non emarginatelo, non fategli pesare la sua inabilità, ma, anzi, spronatelo a rendersi utile (per esempio, fategli apparecchiare la tavola) in modo che non perda autostima. Se prima della malattia era impegnato in qualche attività particolare per la quale nutre ancora molto interesse, fategli continuare quell'attività, se non rappresenta un potenziale pericolo per la sua incolumità.
Non lasciatelo mai da solo, però, perché potrebbe farsi male (tra le altre cose, anche la coordinazione dei movimenti viene intaccata dalla malattia) oppure vagare senza ricordarsi chi è o dove abita. A tal proposito, è bene che abbia con sé qualcosa che lo identifichi nel caso di smarrimento e che non vi mostriate mai arrabbiati quando viene identificato e riportato a casa. Evitate assolutamente discussioni in famiglia, soprattutto se hanno come soggetto il malato, perché i conflitti stressano sia lui, sia voi che lo assistete.
Seconda regola: la comunicazione
L'Alzheimer produce molti cambiamenti nel paziente che viene colpito, a partire dal suo umore. È importante, quindi, osservare bene il suo comportamento per sapersi adeguare a questi cambiamenti repentini e continui che progrediscono col progredire della malattia. Innanzitutto, fate attenzione alla comunicazione: parlate sempre lentamente e scandite bene le parole. Tenete anche conto che il malato di Alzheimer parla spesso con il corpo, in maniera gestuale; fate, quindi, attenzione alla gestualità sua, ma anche vostra. Dimostrategli calore ed affetto, guardatelo sempre negli occhi ed assicuratevi che la sua attenzione sia rivolta verso di voi prima di cominciare a parlare con lui.
Il suo umore potrà variare dall'ansia alla depressione, all'aggressività. In questi casi, se è depresso, cercate di fargli sentire maggiormente la vostra presenza ed il vostro affetto, se è aggressivo, non perdete la calma, ma cercate di indagare la causa scatenante, in modo da evitarla in futuro e cercate di deviare la sua attenzione su una attività che lo renda più tranquillo.
Terza regola: la vita quotidiana
Il paziente potrebbe anche mostrare di avere fissazioni particolari, per esempio, un attaccamento morboso alla persona che normalmente si occupa di lui, oppure essere convinto che qualcuno gli abbia rubato qualche oggetto per lui importante. Per le cose veramente importanti, tipo le chiavi di casa, è bene avere sempre un duplicato; per gli altri oggetti, vale la pena di controllare prima nel sacchetto della spazzatura o dove solitamente il paziente conserva le sue cose; in caso negativo, tranquillizzarlo dicendo che l'oggetto è stato smarrito ma che sarà presto ritrovato. A questi situazioni, si aggiungono spesso le allucinazioni, che non sono rare nella malattia di Alzheimer. Non discutete mai di queste allucinazioni con il paziente circa la loro reale esistenza, ma provate a distrarlo, magari facendogli vedere qualche oggetto a lui caro che lo riporti alla realtà.
Anche l'igiene personale va adeguatamente curata; e anche in questo caso, tentate di rendere autonomo il paziente senza mai lasciarlo solo. Permettetegli di fare le cose in autonomia, aiutandolo quando è necessario e installando nella vasca dispositivi antiscivolo, sbarre a cui appigliarsi, seggiolini e quant'altro possa rendere più sicuro il momento del bagno. Per quel che concerne l'abbigliamento, facilitategli il compito di vestirsi da solo, scegliendo abiti semplici da indossare e da chiudere, scarpe con suole antiscivolo e ponendo gli abiti nell'ordine in cui vanno indossati, in modo che il paziente non debba fare alcuno sforzo nel decidere cosa indossare per primo. Inoltre, per far sì che il vostro familiare non abbia problemi di insonnia, cercate di fargli fare un'attività fisica durante il giorno e limitate o eliminate del tutto la pennichella.
Infine, lo stile di vita. Il fumo va proibito al malato di Alzheimer, anche perché potrebbe essere pericoloso sia per i danni all'organismo, sia per l'eventualità di incendi; l'alcol, invece, se non compromette la terapia prescritta, può essere consumato con moderazione. Anche mangiare può rappresentare un vero e proprio problema per i pazienti affetti dal morbo di Alzheimer, quindi armatevi di pazienza e cercate di assisterlo a tavola. Tagliate il cibo in piccoli pezzi affinché il vostro familiare possa inghiottire il boccone senza problemi; assicuratevi che l'alimento che gli state proponendo non sia né troppo caldo, né troppo freddo assaggiandolo per primi: infatti, potrebbe aver perso questa capacità e scottarsi con i cibi fumanti. Potrebbe essere utile permettergli di mangiare con le mani, anziché con le posate se trova difficoltà.
Pensate anche a voi
È importante, per essere efficienti nell'aiutare il vostro familiare ammalato, pensare un po' anche a voi. È facile che la persona che si prende cura del familiare malato di Alzheimer vada indietro nel tempo con la memoria, a quando il proprio congiunto era una persona attiva, sveglia, magari si prendeva cura di tutta la famiglia in maniera energica. Questi ricordi possono far insorgere in chi si occupa del malato sentimenti di depressione nei confronti della situazione attuale. Inoltre, si potrebbero provare momenti di imbarazzo a causa del comportamento poco ortodosso che l'ammalato ha in pubblico. Questo inevitabilmente porta ad un sentimento di solitudine e al senso di colpa per essere imbarazzato o addirittura arrabbiato con il proprio congiunto. In tutti questi casi, può essere utile parlare con familiari di altri malati oppure con i gruppi di sostegno che aiutano i familiari dei malati di Alzheimer ad affrontare i momenti più terribili nel decorso di questa malattia.
Inoltre, fate in modo che ci sia ogni tanto qualcuno che vi possa dare il cambio nell'assistenza, non solo per poter sbrigare faccende importanti, ma pure per avere anche un solo giorno libero da dedicare interamente a voi, facendo compere, vedendo qualche amico con cui scambiare qualche parola che non abbia come argomento la malattia del vostro familiare. E poi, cosa più importante, lasciatevi aiutare, sia psicologicamente, che materialmente perché può risultare difficile affrontare tutto da soli.
|
commenti di GUGLIELMO VEZZOSI - La Nazione
QUASI UN anno di attesa per ottenere l’indennità di accompagnamento. Un tempo infinito, sopratutto quando si hanno 93 primavere, la salute è incerta e il fisico pieno di acciacchi che necessitano di aiuto e assistenza pressoché costanti e dunque i 465 euro al mese dell’indennità diventano fondamentali per pagare colf e badanti. Non a caso sono numerosi i casi di anziani che, mentre le pratiche sono ancora prigioniere nel tunnel della burocrazia, si sono dovuti indebitare per la badante e Dio solo sa come riusciranno a restituire i soldi. A puntare il dito su una ferita che non rimargina è la Lega Consumatori Acli: «E’ incredibile. Sono centinaia le persone che hanno bisogno di aiuto e non possono spendere 8-900 euro al mese per pagare una badante; avrebbero pieno diritto all’indennità di accompagnamento ma la pratica è sommersa tra migliaia di fogli» esclama il responsabile della Lega Consumatori, Mario Frangioli e aggiunge: «Continuamente riceviamo segnalazioni di attese infinite. Il caso della signora di 93 anni, che aveva fatto domanda nell’autunno 2007 e la cui pratica è stata evasa solo all’inizio di agosto è uno dei tanti, la punta di un iceberg immenso, che non fa onore alla pubblica amministrazione».
CENTINAIA di anziani sono in attesa. Molti di loro, purtroppo, non sono riusciti ad aspettare i tempi eterni della burocrazia e sono deceduti nel frattempo. E gli eredi rischiano di dover invecchiare a loro volta prima di avere ciò che spettava al loro congiunto defunto: sì, perché dopo il decesso, inutile negarlo, la faccenda si complica e tutto rallenta ulteriormente. «Occorre esaminare le carte della successione, degli aventi diritto e in ogni caso i vivi hanno necessariamente la precedenza» dice il neo-funzionario dell’Ufficio invalidi civili del Comune, Massimo Palla. E’ distaccato all’Inps insieme a sei colleghi: «Siamo in pochi. Fino all’anno scorso l’ufficio contava nove unità, ma nelle condizioni attuali posso destinare all’istruttoria delle pratiche solo due persone, di cui una a tempo parziale. L’amministrazione comunale ha bandito un concorso interno (scadenza metà settembre) per individuare altre due unità, una delle quali dovrebbe essere destinata proprio qui. Se arrivano rinforzi possiamo contare di smaltire l’arretrato nel 2009, altrimenti rischiamo che se ne crei di nuovo». Da quando è arrivato il nuovo funzionario (all’inizio dell’estate) sono state definite circa 400 pratiche, ma almeno mille devono essere integrate nella documentazione e poi c’è uno zoccolo duro di altre 800 che attendono da mesi e mesi. In un anno l’ufficio ne tratta in media 4.500 relative ai territori di Pisa, Pontedera e Volterra, ma il personale è ridotto all’osso».
IL CASO delle attese-infinite per le indennità scoppiò sui giornali nel mese di luglio dopo la dura denuncia dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil che puntavano il dito contro le «scandalose attese per l’esame delle pratiche delle indennità di accompagnamento e di quelle per gli assegni di invalidità civile». Questi ultimi, in particolare, richiedono controlli amministrativi più complessi (a partire da quelli sul reddito) svolti proprio dagli addetti comunali distaccati all’Inps, la cui commissione medica dà il primo parere, ma prima del disco verde per il pagamento dell’assegno occorre passare dall’istruttoria amministrativa svolta dal personale comunale. E pure avere informazioni non è facile: «In estate l’ufficio di piazza Guerrazzi riceve il pubblico solo il martedì e giovedì mattina (in orario invernale anche il giovedì pomeriggio), occorre presentarsi all’Inps, prendere il numerino per gli ‘invalidi civili’ e mettersi in coda. Se la pratica è stata definita e si vogliono notizie sulla liquidazione occorre invece prendere il numero per la fila ‘pensioni’ e aspettare ancora. Insomma tutto assomiglia a una lotteria. Possibile che il Comune non voglia aumentare il numero degli addetti e risolvere una volta per tutte questo vergognoso problema?».
|
commenti Sacconi indica la tutela dei pensionati con un basso reddito quindi come una priorità, ma parla anche della possibilità di accordi sindacati-imprese per dare sussidi a chi resta senza lavoro: "Il tema degli ammortizzatori sociali è tra i primi punti dell'agenda dell'autunno. E non è però detto che debbano essere solo finanziati con soldi pubblici".
|
commenti 10 luglio 2008 - Vedere le proprie ossa trasformarsi in 'pietra', una condizione che altera lo scheletro e che porta alla morte. È il terribile destino a cui vanno incontro i malati di osteopetrosi, patologia genetica che nel mondo colpisce un bimbo ogni centomila. Malattia tra le più rare al mondo, che oggi ha una speranza di cura in più grazie a uno studio dell'Istituto di tecnologie biomediche (Itb) del Cnr, presso l'Humanitas di Rozzano (Milano).
L'osteopetrosi, spiegano gli esperti, è idealmente il contrario dell'osteoporosi: le ossa, invece di rompersi facilmente, sono talmente dure da diventare inservibili. I ricercatori dell'Itb, guidati da Paolo Vezzoni e da Anna Villa, hanno ora identificato il gene responsabile di una particolare forma di osteopetrosi (quella da carenza di osteoclasti, le cellule che 'ammorbidiscono' le ossa per continuare a rinnovarle), e il loro studio è stato pubblicato sull'American Journal of Human Genetics. La ricerca, finanziata da Telethon e dalla Fondazione Cariplo, è una scoperta importante, "perché consentirà la diagnosi precoce dei bambini affetti dall'osteopetrosi da carenza da osteoclasti - spiegano gli scienziati - e l'identificazione dei portatori delle mutazioni.
Inoltre permetterà di effettuare la diagnosi prenatale, che potrebbe aprire la strada all'esecuzione del trapianto di midollo in utero". Il trapianto di midollo, spiega Vezzoni, "è infatti l'unica cura attualmente disponibile, ma non sempre ha successo perché spesso non riesce a modificare i danni instauratisi dopo la nascita". Una diagnosi precisa eseguita prima della nascita, concludono i ricercatori, consente comunque "di procedere immediatamente dopo il parto con l'operazione, evitando che il bambino appena nato possa cominciare a soffrire per le prime gravi conseguenze della malattia". (Ansa)
|
commenti 
Signori, vi prego attenzione.
Il governo sembra intenzionato a creare un Fondo di sostegno alle persone anziane e deboli «per acquisti di prodotti di base alimentari ed energetici» ha detto il ministro dell'Economia Tremonti. «Stiamo definendo un sistema per il quale con una carta prepagata una persona possa acquistare in assoluta riservatezza beni alimentari scontati. È solo l'inizio, ma è meglio questo che niente. La carta sarà consegnata alle poste quando si riceverà la pensione».
Eggiapperchè quei Tizi sono allo stremo: hanno dato, avranno difficoltà a dare.
Tessera annonaria, populismo, politiche di sinistra fatte a destra, fare compassionevole?
Le interpretazioni inevitabilmente ronzano.
Giàcchecisiamo infiliamo di soppiatto anche la nostra: quei tizi sono Consumatori.
Il sistema economico non può permettersi di escludere alcuna forza produttiva dal mercato.
Voilà, in incognito, viene consegnata loro una “carta sociale” per rifocillare le finanze e tornare a spendere: tutto qui.
Un Reddito da Consumo per i senza reddito sotto mentite spoglie?
Quel “è solo l’inizio” del bandito di Sherwood lo lascia intravvedere.
Attendiamo sviluppi.
Mauro Artibani
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org
Sono felice di segnalare il Comune di Basiglio (MI) che in soli 5 mesi è riuscito a realizzare un edificio socialmente utile, costruito in modo completamente ecologico ed energeticamente autosufficiente. E' la dimostrazione che se, c'e' la volontà, si può operare in modo efficiente, etico, veloce, ecosostenibile ed a costi inferiori. BRAVI AMMINISTRATORI DI QUESTO COMUNE! Fatti non parole! (Dilia)
Articolo di Daniela Uva - Il Giornale.it
Non solo un centro intergenerazionale dove giovani e anziani possono convivere e passare insieme il loro tempo libero. Ma anche una struttura all’avanguardia, costruita secondo i criteri dell’edilizia ecologica. La scuola della musica, della danza e centro anziani - inaugurata questa mattina a Basiglio, con il tradizionale taglio del nastro - è tutto questo e molto di più.
La struttura, che era stata promessa dall’amministrazione comunale ai cittadini, ospita una scuola di musica - due aule per lezioni teoriche e pratiche, un’aula coro e una sala prove -, una scuola di danza - due sale per i corsi collettivi e i relativi spogliatoi -, un centro anziani dotato di tutti i confort, uno spazio ricreativo multifunzionale e un’area ristoro. Il tutto racchiuso in 940 metri quadri interamente realizzati con materiali nobili e a zero impatto ambientale: legno, vetro, argilla, vernici atossiche, pannelli fotovoltaici e un impianto geotermico.
L’edificio è costato un milione 400mila euro circa, ma, tiene a precisare il sindaco di Basiglio Flavio cirillo, «i cittadini non hanno speso un solo euro. La scuola di musica faceva parte del programma elettorale. L’abbiamo realizzata come promesso. Si tratta di una risposta concreta, che ha necessitato di uno sforzo enorme». Che l’amministrazione di Basiglio ha realizzato in tempo record. La posa della prima pietra risale a soli cinque mesi fa: 24 novembre 2007. «Si tratta di una struttura poligenerazionale - continua il sindaco -. Crediamo sia importate mettere insieme giovani e anziani in uno spazio dove entrambi possano svolgere le proprie occupazioni e poi incontrarsi e confrontarsi».
L’edificio è autonomo dal punto di vista energetico e completamente eco-sostenibile. «Sarà certificato come classe A - conferma Cirillo - e sarà l’unica struttura pubblica polifunzionale in Italia ad avere queste caratteristiche». Il sistema costruttivo utilizzato è lo Steko, un sistema di elementi di legno componibili, con i quali sono state realizzate pareti e struttura esterna. Le rifiniture interne sono invece di intonaco di argilla, vetro e piastrelle. L’illuminazione, il riscaldamento e il condizionamento dell’aria sono autosufficienti, grazie a un sistema di pannelli fotovoltaici. Inoltre, l’edificio è orientato rispetto agli assi cardinali.
La scuola di musica è solo uno dei progetti realizzati a Basiglio. A breve sarà inaugurato il mulino della cascina Vione. Diventerà biblioteca, ludoteca, sala conferenze. E sarà dotato di piscina comunale e parco. Altro fiore all’occhiello dell’amministrazione è la rotonda che dà il benvenuto all’ingresso del comune di Basiglio.
|
commenti Tumori: 150 mila morti l'anno in Italia, 50% per scarsa prevenzione
Roma (Adnkronos Salute) - E' come se un volo di linea cadesse ogni giorno senza alcun superstite, registrando 205 morti. E' l'immagine descritta da Francesco Schittulli, presidente della Lilt (Lega italiana per la lotta ai tumori), quella che più di ogni altra raffigura la strage che si consuma ogni giorno in Italia a causa della scarsa prevenzione dei tumori. Delle 150.000 persone che muoiono ogni anno di cancro nel nostro Paese, oltre 75.000 potrebbero salvarsi "se diventassero protagonisti della propria salute", sottolinea il presidente della Lilt, che ha illustrato i dati, oggi a Roma, in occasione della presentazione della Settimana nazionale per la prevenzione oncologica, in una conferenza a Palazzo Chigi.
Ogni giorno nel nostro Paese si ammalano di cancro più di 700 persone, per un totale di 270.000 nuovi casi all'anno. Il tasso di guaribilità è del 54%, "ma potrebbe raggiungere l'80% - sottolinea Schittulli - se ognuno di noi cominciasse ad adottare stili di vita corretti e a sottoporsi con regolare periodicità a opportuni controlli clinico-strumentali". Ma sono molti gli italiani che dimenticano di farlo. "Quattro 'morti bianche' al giorno sono inaccettabili - tuona Schittulli riferendosi agli incidenti mortali sul lavoro - ma altrettanto vergognosi sono 205 decessi al giorno che potremmo evitare". Ad oggi le persone che hanno un 'vissuto' di cancro alle spalle sono un milione e 800 mila - un numero superiore agli abitanti di una città come Milano - 900 mila quelle che si stanno sottoponendo a delle cure per combatterlo e 180 mila quelli in fase terminale.
Nell'ultimo quinquennio - ha riportato ancora la Lilt - al 23% della popolazione maschile è stato diagnosticato un cancro e il 9% dei pazienti non ce l'ha fatta a sopravvivere. Minori, anche se di poco, le percentuali relative alle popolazione femminile: 21% con un tasso di mortalità del 7,5%. Il tumore alla mammella registra la più alta percentuale di guaribilità (87%), seguito dai linfomi (85%), dal cancro al collo dell'utero e dal melanoma (84%), dal tumore al colon (59%), al retto (56%), all'ovaio (26%) e dal cancro al polmone (21%). Fondamentale, in una storia di tumore, è la diagnosi: più è precoce e maggiori sono le possibilità di salvarsi. Per questo, secondo Schittulli, "il nostro Servizio sanitario nazionale andrebbe ripensato - afferma il presidente della Lilt -
Dovremmo avere ambulatori dove sottoporre i cittadini a diagnosi in ogni quartiere, lasciando agli ospedali il solo compito di curare e coinvolgendo anche il 'privato' in questa importante sfida, perché il pubblico sta perdendo innegabilmente terreno. Solo così potremmo salvare vite umane e abbattere liste d'attesa. Se non riusciremo ad organizzarci, tra 70 anni saremo allo stesso punto". Ogni giorno, dunque, un virtuale aereo di linea continuerà a schiantarsi al suolo, bruciando la vita di 205 persone: "Quelle che - sottolinea ancora Schittulli - hanno perso di vista la prevenzione, ovvero non si sono sottoposti agli esami diagnostici previsti e non hanno seguito le regole di uno stile di vita sano. Non possiamo più permetterlo - conclude categorico Schittulli - E' ora di correre ai ripari".
|
commenti A leggere i commenti dei fautori del transgenico alla notizia data da Nature Biotechnology circa lo sviluppo di insetti resistenti alla tossina Bt espressa dal cotone transgenico c'è da rimanere basiti:
gli Ogm non reggono all'usura del tmepo ed il loro successo in termini di adozione su vaste superfici rappresenta anche il loro più macroscopico limite, visto che nel contempola natura si adegua, eppure leggiamo che "non ci sono assolutamente pericoli grazie a tutte le precauzioni (?) prese nelle colture Ogm". Tra quelle, le ditte che vendono sementi Ogm impongono ai coltivatori di creare le cosiddette "zone rifugio", ma queste servono a minimizzare le probabilità di resistenza e non a prevenirle. Tra l'altro i programmi Usa sulle zone rifugio non sono affatto obbligatori, negli stessi Usa c'è allarme sul loro tasso di non adozione e in molti Paesi non sono neanche adottati! Quindi l'industria biotech ha in fase di sviluppo nuove varietà transgeniche che esprimono diverse varianti della tossina letale proprio per aggirare le resistenze.
Sembra prorpio di essere all'alba di una "spirale del transgenico" del tutto simile a quella "spirale dei veleni" che abbiamo conosciuto in agricoltura con l'introduzione dei fitofarmaci, con la loro progressiva perdita di efficacia dovuta alle resistenze e con il ricorso a principi attivi più aggressivi e pericolosi.
|
commenti (1)Una nuova biomolecola sintetizzata dai ricercatori dell'Università di Firenze riesce a contrastare, almeno in provetta, l'invecchiamento e la morte delle cellule causate dai radicali liberi. I ricercatori spiegano che lo studio è stato condotto su cellule ottenute da pazienti affetti dal morbo di Alzheimer e che la sostanza studiata è prodotta dall'unione di due composti presenti naturalmente nel nostro organismo.
|
commenti Tratto da vari articoli giornalistici.
Un vero paradosso: nella regione Campania dove proseguono gli incendi di scarti industriali nocivi e dove nel solo triangolo Acerra-Nola-Basso casertano e nel litorale domizio-flegreo per anni sono stati sversati grandi quantità di rifiuti tossici, il Piano nazionale residui, definito ogni anno dal ministero della Salute per le analisi sulle diossine, ha previsto di sottoporre solo una manciata di campioni ad analisi specifiche.
Ma c’è un altro paradosso, in questa regione manca anche un laboratorio dedicato alle diossine. “Lo chiediamo da tanto tempo, ora forse dopo quattro anni si realizzerà”, dice lo sconsolato commissario dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Meridione con sede a Portici, in provincia di Napoli. Per questo hanno una convenzione con l’Istituto zooprofilattico di Roma.
E’ ovvio che la diossina è presente sugli alimenti ma lo screening ambientale diossine, sul terreno e sull’erba, effettuato dall’Agenzia regionale per l’ambiente (l’Arpa Campania) non segnala problemi, se non in maniera localizzata. Un giallo che in molti non si spiegano facilmente, a meno di non essere maliziosi. Tanto che nel dicembre scorso è stato varato un Piano triennale straordinario di sorveglianza sulla contaminazione di diossina e così in questo anno 2008 i campioni saliranno a 120 e per la prima volta saranno sottoposti a test anche i vegetali.
Ricordiamo che l’emergenza diossina non è tanto legata all’immondizia lasciata per strada, quanto invece agli sversamenti illegali di sostanze tossico-nocive che per decenni hanno ammorbato i paesi tra le province di Napoli e Caserta. E gli incendi di questi inquinanti, sprigionano diossine che per deposizione contaminano ambiente e coltivazioni.
E’ nato anche il Sebiorec (Studio epidemiologico biomonitoraggio regione Campania), tramite esso sono appena cominciati prelievi di sangue e latte materno che coinvolgeranno 780 cittadini e 50 donne in allattamento di 14 comuni della provincia di Napoli e Caserta. I prelievi sono realizzati per il più ampio screening mai effettuato in Italia , sulla presenza di diossine, furani e metalli pesanti nel corpo umano.
Nelle due province sono stati censiti 226 siti di smaltimento, comprese le discariche ed i siti illegali, e di questi la maggior parte ed anche quelli in condizioni peggiori sono concentrati nei sette comuni ad elevata pressione ambientale.
Volete sapere quali comuni a rischio?
Castel Volturno, Villa Literno Marcianise, Aversa, Giugliano in Campania, Caivano, Acerra sono quelli a rischio ambientale elevato.
Maddaloni, Qualiano, Villaricca, Nola sono i comuni con rischio ambientale intermedio.
Casapesenna, Mugnoano di Napoli, Brusciano sono i comuni con rischio ambientale basso.
Volete sapere quali sono i cibi inquinati?
A forte rischio: latte, formaggi, carne, pesce e molluschi.
A rischio: zucchine, cavoli, carciofi, mais.
Dubbi: finocchi, patate.
Quindi “prendiamo tutto ciò che è possibilmente a rischio e mandiamoli al macero”, più che una provocazione è il monito di Giorgio Calabrese, docente universitario di alimentazione e nutrizione. Soprattutto perché i prodotti agroalimentari della Campania sono a forte rischio di immagine.
Dopo l’inchiesta pubblicata dalla rivista “Il Salvagente” su questi temi finalmente anche la macchina istituzionale sembra muoversi alla stessa velocità della cronaca. Una riunione si è tenuta la settimana scora a Napoli alla presenza del ministero della Salute, delle autorità sanitarie campane, dell’Agenzia regionale per l’ambiente e dei servizi veterinari locali, per capire qual è la situazione del rischio diossina nella regione. Anche se molti sono scettici sul loro da fare, perché tutti hanno il timore che nelle istituzioni potrebbero esserci interessi poco raccomandabili.
In ogni caso sia l’emergenza rifiuti che l’incubo, taciuto, della diossina stanno paralizzando le vendite dei prodotti alimentari provenienti dalla Campania. I consumatori se non messi nella condizione di capire l’esatta entità del problema si tutelano non comprando i prodotti locali.
30 tonnellate di rifiuti bruciati in 3 mesi sono dati che fanno tremare.
Secondo il rapporto Ecomafia 2007 di Legambiente la Campania si conferma in testa alla classifica sull’illegalità nel cicolo dei rifiuti. Con 448 infrazioni accertate, 422 persone denunciate, 31 arresti e 175 sequestri, lo scorso anno nessuna regione d’Italia ha fatto peggio. Soprattutto il Triangolo dei veleni, tra Acerra, Marigliano e Nola. Ma anche la Terra dei fuochi, il territorio tra Giugliano, Villaricca e Qualiano. Sono queste, secondo il rapporto ecomafia le zone in cui i clan camorristici organizzano principalmente lo sversamento e poi l’incenerimento abusivo di scarti di conceria, fanghi industriali, solventi ed altre materie tossico-nocive. Nella Terra dei fuochi è facile vedere colonne di fumo nero che si liberano in cielo: le sostanze da bruciare vengono infatti sistemate sopra un letto di combustione fatto di copertoni.
|
commenti (1)
|
commenti Pensiero Scientifico - Mer 30 Gen - 09.47
Artrosi: un gruppo di ricercatori italiani ha scoperto come “spegnere” le proteine che contribuiscono a provocarla. Lo studio è stato pubblicato sul numero di gennaio della prestigiosa rivista Arthritis and Rheumatism.
La cartilagine (il tessuto che ricopre le articolazioni) può essere il bersaglio di molte patologie reumatiche, tra cui l’osteoartrite, comunemente chiamata artrosi. Nei pazienti che ne soffrono, la cartilagine articolare si frammenta in superficie, si assottiglia, il numero delle cellule che la costituiscono si riduce e, molto spesso, compaiono il dolore e la disabilità.
Per lungo tempo considerata una malattia degenerativa da usura della cartilagine legata ai processi dell’invecchiamento, a fattori di rischio quali il sovrappeso e traumi pregressi delle articolazioni, a fattori genetici, l’osteoartrite è stata recentemente collegata anche a cause diverse: un’importante componente infiammatoria è alla base dei meccanismi che portano alla distruzione della cartilagine e molti “mediatori dell’infiammazione” sono implicati nel danno cartilagineo.
Controllare l’infiammazione può quindi significare prevenire o curare l’osteoartrite. Un importante sistema di controllo dell’infiammazione è rappresentato da una serie di proteine che si trovano dentro le cellule cartilaginee. Il gruppo di ricerca di Andrea Facchini del Laboratorio di Immunologia e Genetica dell’Istituto Ortopedico Rizzoli ha dimostrato, tramite sofisticate tecniche di biologia molecolare, che spegnendo a livello genico il sistema di attivazione di queste proteine vengono fermati importanti meccanismi infiammatori, responsabili del danno della cartilagine. Non solo: viene anche “corretta” la tendenza delle cellule cartilaginee osteoartritiche a perdere le caratteristiche di quelle normali, impedendo così che maturino impropriamente verso cellule dall’aspetto ipertrofico e destinate alla morte cellulare.
Questa scoperta può indirizzare verso lo sviluppo di farmaci in grado di inibire selettivamente alcune funzioni delle proteine al fine di riparare la cartilagine danneggiata dall’osteoartrite e verso lo sviluppo di metodi per ricostruire la cartilagine danneggiata e per la produzione di tessuto cartilagineo sano.
Fonte: Ufficio stampa Istituto Ortopedico Rizzoli, Bologna 2008.
|
commenti (2)(ANSA) - AOSTA, 4 GEN - "La sfida dei prossimi anni del Welfare regionale della Valle d'Aosta riguarderà proprio l'assistenza agli anziani e la valorizzazione della persona anziana, in quanto portatrice di conoscenze ed esperienze è un valore umano innegabile". Antonio Fosson, assessore regionale alla Sanità e alle Politiche sociali, risponde così a Entraide, il periodico diretto da Nathalie Grande edito dal Centro di Servizio per il Volontariato della Valle d'Aosta.
"So - sottoliena Fosson - che il 15% dei volontari valdostani ha più di 65 anni. Il loro entusiasmo nell'impegno sociale va incoraggiato perché la loro è una testimonianza importante e un valore può trasmettersi nella vita di ciascuno di noi solo attraverso la testimonianza. Ciò non esclude ovviamente - precisa l'assessore - iniziative politiche a sostegno, ma credo che l'esperienza vissuta, contagi molto di più di qualunque provvedimento perché lo fa attraverso le persone e non i ruoli, per questo si radica".
Secondo quanto pubblicato da Entraide, il peso degli anziani (over 65 anni) nel 2050 salirà al 35% della popolazione residente in Valle d'Aosta, contro l'attuale 20%. Di più, nel 2050 le persone con oltre 80 anni rappresenteranno il 15.04% della popolazione. Secondo Fosson si devono dunque attuare "politiche di solidarietà tra generazioni e di equità di accesso ai servizi sulla base dell'effettivo bisogno, perché solidarietà ed equità sono principi che garantiscono l'etica in tutte le politiche che pongono al centro la persona".
Per l'assessore Fosson, "la sfida dei prossimi anni del Welfare regionale della Valle d'Aosta riguarderà proprio l'assistenza agli anziani e per questo motivo la Regione ha già attivato alcuni correttivi attraverso la definizione dei nuovi standard minimi, della loro uniformazione e la razionalizzazione dei servizi". Infatti l'assessore sottolinea a Entraide che "quella degli anziani è una problematica sociale che riguarderà non solo il futuro, ma che coinvolge già adesso risorse regionali rilevanti, visto che per il 2008 la Regione ha già stanziato quasi 21 milioni di euro a favore degli enti gestori dei servizi per anziani e inabili". (ANSA).
|
commenti