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giovedì, 12 febbraio 2009

SIGNORI CONSUMATORI, ROMPETE LE RIGHE


Tra il“pericolo di affondamento assoluto” di Joe Biden ed il “bisogna agire prima che la crisi diventi una catastrofe” di Barack Obama, sta la crisi; questo sta davanti a noi consumatori.

Deliziosa pure la chiosa presidenziale: “ la festa è finita, è insostenibile che l’economia si regga solo sui consumi.”

Signori Consumatori: rompete le righe.

All’alba di un nuovo giorno, senza l’incombenza di dover consumare, potremo godere della libera uscita.

Certo, avremo necessità di mangiare, abitare, abbigliarci, divagare, informarci; perche no, anche bere, parcheggiare; pure prendersi cura; magari pure godere, insomma vivere.

Vuoi vedere che per poter vivere questa vita dovremo acquistare tutte queste funzioni nel frattempo divenute merci?

Vuoi vedere che occorrerà denaro per poter esercitare la libera uscita?

Già, vuoi vedere che il “dover agire” obamiano sarà speso per un nuovo piano di stimoli per racimolare posti di lavoro?

Vuoi vedere che questo lavoro servirà a generare redditi sufficienti per consentire di vivere la libera uscita?

Vuol vedere Mr. Obama che quei 4 milioni di nuovi posti di lavoro riusciranno a malapena a compensare quelli già perduti e che mancheranno quindi i redditi per vivere?

Molto sommessamente, Presidente: se irrinunciabile è il vivere, et voilà consumare, perchè non retribuire quel nostro obbligato esercizio di consumo, magari come veloce scorciatoia per sostenere la domanda; magari solo per poter vivere?


Mauro Artibani

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categorie: economia, consumi, social prosumer, banche e assicurazioni
lunedì, 09 febbraio 2009

ENCOMIABILI CONSUMATORI: DIAMOCI DA FARE!


Encomiabili, perché un encomio non si nega a nessuno.

Consumatori perché, se la vita viene spesa a fare la spesa, chi più di noi può fregiarsi di tal titolo?

Diamoci da fare perché la crisi ci sta travolgendo; perché le ricette anticicliche messe in campo non mostrano l’efficacia necessaria.

Si, diamoci da fare. Utilizziamo le nostre utilità: messe a regime possono limitare questo default economico.

Ecco, per esempio, due opzioni tattiche. Si, tattiche e bellepronte.

Mettiamo la sordina ai nostri lacerati umori. Millantiamo fiducia nonostante tutto: un ricostituente per l’ottimismo di investitori, produttori, commercianti. Non mi sembra poco.

La politica si ingegna in strategie keynesiane?

Queste politiche mirano a creare lavoro, quindi reddito da spendere per tornare a consumare e far crescere l’economia: piani di stimolo. Benissimo!

Attenzione però! Con il nostro debito pubblico, quella politica avrà il fiato corto e anche un fianco scoperto.

Per garantire il riavvio del processo di crescita nazionale, con quel reddito si dovrà acquistare il “made in Italy” altrimenti….

Altrimenti quelle politiche si mostreranno inefficaci; produrranno solo altro debito pubblico.

Insomma dovremo, in incognito, acquistare solo l’italica produzione.

Magari in sordina, in forme reticenti, in mercati neri; si dovrà farlo in barba alle nostre convenienze d’acquisto che si trovano, magari, nei mercati globalizzati. Ma tant’è.

Un vero e proprio “pronto soccorso” economico ad una crisi che sta lacerando il meccanismo produttivo nazionale.

Questo pronto soccorso darà lustro alla nostra Responsabilità ed alla nostra capacità dirigente.

A fine crisi si potrà rivendicare questo credito.


Mauro Artibani

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categorie: economia, consumi, banche e assicurazioni
giovedì, 05 febbraio 2009

LA CRESCITA ECONOMICA DISPONE L’OBBLIGO DEL LAVORO DI CONSUMAZIONE

Inutile girarci attorno: la crescita economica dispone l’obbligo del lavoro di consumazione; altrettanto obbligo per il lavoro produttivo nel dover riprodurre quanto consumato.

Il lavoro nella produzione produce Offerta, quello di consumo produce Domanda.

Il primo lavoro produce redditi insufficienti; il secondo non genera reddito, lo spende.

Un arzigogolo di tal fatta rende evidente l’insostenibilità della Domanda di merci.

Sta qui il problema: queste le ragioni della crisi, il resto è fuffa.

Si, fuffa: quell’arzigogolo ha generato debito poi credito, poi il gioco sul credito, poi SBOOM.

Quello sboom genera individui senza lavoro, quindi senza reddito: il meccanismo si inceppa.

E siamo ai giorni nostri: peggio che andar di notte, buio pesto.

Fornire reddito ed in fretta per riattivare il meccanismo: questa la necessità!

Due le chances: occorre scegliere.

Fornire reddito al lavoro produttivo che non c’è per mancanza di Domanda.

Fornire reddito al Lavoro di Consumo che troverebbe dapprima riconoscimento e ristoro, dappoi fornirebbe incentivo velocissimo alla Domanda che, consumata, genererebbe nuova produzione, quindi offerta, vieppiù nuova domanda: alè nuovo reddito.

I renitenti al lavoro non potranno sottrarsi: 2 redditi sono meglio che 1 per consumare.

Mi auguro di non dover attendere i posteri per dirimere l’ardua sentenza.


Mauro Artibani

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categorie: economia, consumi, social prosumer, banche e assicurazioni
lunedì, 02 febbraio 2009

LA CRISI: UN NUOVO EQUILIBRIO TRA CONSUMA E CHI RISPARMIA?


Al World Economic Forum 2009 di Davos , il premier cinese Wen Jiabao, occupa il centro della scena:

«Bisogna ritrovare un equilibrio tra manifattura e finanza,tra chi consuma e chi risparmia. Solo così la primavera è dietro l'angolo e l'inverno passerà».

Prosa limpida, toni enfatici in questa epica orientale.

Personaggi e interpreti: le formiche cinesi, le cicale yankees.

La Cina produce Offerta, consuma poco = Risparmio.

Gli USA producono Domanda superiore alla loro capacità di spesa = Debito.

Questo lo squilibrio: la crisi.

Un nuovo equilibrio, dice Wen?

Fattomi più realista del re, mi metto a caccia di equilibri.

1 – I consumatori yankees, con redditi insufficienti, si fanno avari; quelli cinesi prodighi. Si produce quindi una riduzione del PIL USA da compensare con un aumento di Offerta al mondo. Impossibile, a fronte di un sistema inabile alle esportazioni.

2 – Il piano Obama prevede sgravi fiscali e politiche keynesiane per fornire lavoro e reddito agli stremati Consumatori, propensi però ad acquistare le convenienti merci cinesi. Barriere daziali allora. Già! E se i cinesi non finanziano più quel debito sempre più grande?

3 – I cinesi finanziano il Reddito per il consumo nazionale con il surplus di bilancio; si sfiancano e, finchè dura, si salvano. Gli americano no, il mondo neppure.

Ipotesi mistiche, accipicchia. Difficile scorgere l’equilibrio.

Nell’irrealismo delle ipotesi però si mostra lampante una costante: il Reddito, o meglio, l’insufficienza di quel Reddito per sostenere la Domanda, causa prima della crisi.

Riequilibrare questo squilibrio, sta qui un nuovo equilibrio.

Nel mondo sviluppato vivono consumatori che mancano di reddito adeguato per far fronte al carico di consumo necessario per generare ricchezza; sorte analoga per i consumatori dei paesi in via di sviluppo: poco reddito per dar corso alla pratica del consumo, per saldare le differenze rispetto al mondo abbiente. E che dire degli abitanti del terzo mondo? Con un reddito di 1 $ al giorno ma quale ricchezza!

Riconoscere allora, nell’esercizio obbligato del consumo, un Lavoro a garanzia della crescita economica risulta un punto di equilibrio possibile.

Toh! Con un tal lavoro di consumo si rigenera la produzione, si rigenera il lavoro, si ri-rigenera la ricchezza, la si distribuisce.

Non un’opzione: una necessità.

Il Reddito da Consumo: un doppio Ristoro.

A chi parrebbe di poter scorgere così un nuovo equilibrio di sistema, scorga. Scorga pure.


Mauro Artibani

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categorie: economia, consumi, reddito, banche e assicurazioni
giovedì, 29 gennaio 2009

CRISI DELLA DOMANDA, LECITO INCENTIVARE L’OFFERTA?


La soluzione della crisi: per gli “esperti”, dare sostegno alla produzione e all’occupazione.

Se la crisi economica è crisi della Domanda, lecito incentivare l’Offerta?

Sostenere l’occupazione per avere più redditi, più possibilità di spesa?

Ma santiddio, chi investe, chi assume se l’Offerta manca di Domanda per sostenere i consumi?

Signori bando alle ciance: occorre dare a Cesare quel ch’è di Cesare.

Si. Ai consumatori, che con il loro Lavoro di Consumo danno corso alla domanda, generano ricchezza mediante l’acquisto, si deve retribuire quell’esercizio.

Non sostegni, né oboli ristoro invece: Reddito.

Si può magari, vincolarlo al lavoro d’acquisto effettivamente esercitato; ma reddito.

Un modo per rendere redditizio quel reddito, per chi lo eroga, per chi lo percepisce.

Et voilà: nuovo impulso all’acquisto, nuova produzione, più lavoro, nuova offerta, nuova domanda, e…vai col tango.


Mauro Artibani

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giovedì, 22 gennaio 2009

CRISI: QUESTA LA COLPA, NON CI SONO COLPEVOLI


C’è un comandamento: quello della Crescita Economica che conforma le azioni, i gesti di tutti noi; che da’ sostanza alla politica, fiducia ai Consumatori.

Di qua passa il lavoro, la ricchezza, il futuro, l’ottimismo. Per la stessa via si produce, si commercia, si acquista senza posa.

Quella crescita arricchisce, magari ingrassa, spreca, inquina ma tant’è.

Un precetto insomma nelle corde di tutti, nella speranza degli esclusi, nei proclami dei politici, nella dottrina degli economisti.

Esegeti di ogni dove, giurati della continuità, cantori del “guai ai vinti” affollano il mondo.

Il PIL, per quanto abbia perso l’appeal dei giorni migliori, è il totem attorno a cui danzano instancabili i facinorosi della crescita.

I produttori, nel produrre un eccesso di offerta rispetto ai redditi disponibili; i consumatori, a smaltire quell’eccesso con il debito; quelli del credito a spalmare, su tutto e tutti, credito sul debito; le banche centrali a mettere liquidità per sostenere quel credito; i politici a corroborare prodiga fiducia; gli economisti a predicare sviluppo: tutti costretti a recitare il mantra della crescita.

Tutti insomma ben oltre il lecito per dovere d’ufficio.

Da questo alla crisi il passo è breve.

Et voilà il paradosso: si è ubbidito, questa la colpa.

Non ci sono colpevoli!


Mauro Artibani

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lunedì, 12 gennaio 2009

POTENTI DI TURNO, ANIME CANDIDE: DECIDETEVI !


Io cliente. Io che vivo in un mondo di merci dove tutto si deve acquistare; dove il rapporto con le persone, il mondo e le cose trovano dazio da pagare; dove colgo il senso all’agire, il significato al fare: non so fare altro.

Ecco, si, proprio in questo mondo il reddito non da' più supporto all’esser clienti; proprio qui “si sta ora, come d’autunno, sugli alberi le foglie”: non è un bel vedere!

Bè, toccherà allora mettere a punto un nuovo fare.

Costruire nuovi abiti di senso dove far abitare nuove abitudini per dare riparo a gente scioperata, ad umanità gracili ed attonite, a folle di prodighi sbandati; dare supporto ai timorati del prossimo, sprone a coscienze inquinate: un modo nuovo di stare al mondo.

A chi giova tal garbuglio?

Alle imprese agli impresari, ai commerci ai commercianti, al lavoro, ai lavoranti?

Parliamoci chiaro: forse è tempo di veder riconosciuto un reddito per quel prono esercizio- altro che sussidi, altro che sgravi- e così poter rinverdire antichi splendori, alleviare bisogni, sollazzare passioni, emozioni finanche esperienze.

Signori del potere, uomini di stato, potenti di turno, anime candide: quel tempo stringe!


Mauro Artibani

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giovedì, 08 gennaio 2009

CONSUMATORI: RESTITUIRE VALORE AL DENARO DA' ORGOGLIO AL NOSTRO FARE


Certo, c'è chi auspica il tornare a consumare, c'è chi lo consiglia; altri invocano di non smettere, c'è pure chi non sa far altro.

Se non cambia poi il modello di sviluppo cari colleghi Consumatori non avremo scampo, dovremo tornare a farlo.

C'è chi, come il Professional Consumer, rivendica per questo fare un adeguato Reddito da Consumo, per non finire in malora ancora una volta.

Beh, comunque vada, un consiglio di inizio anno mi sembra doveroso: per le mie idiosincrasie un obbligo, un comandamento per voi.

Imparate a chiedervi se le ore passate al lavoro, per guadagnare denaro, valgono la spesa per gli acquisti che vi accingete a fare.

Questo un modo per restituire valore al denaro e spenderlo con dovizia.

Avremo così reso un servizio a noi stessi, migliorato la produttività dei nostri gesti e quella dell'intero sistema perchè, giova rammentarlo, spendere bene evita sprechi, inquinamenti e da' orgoglio al nostro Fare.


Mauro Artibani

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lunedì, 05 gennaio 2009

PROFESSIONAL CONSUMERS: DUE LE SOLUZIONI PER LA CRISI


“L’economia USA”, lì dove si produce il deficit commerciale pari all'avanzo del resto del mondo, “è in pericolo di affondamento assoluto”. A dirlo il neo vicepresidente USA, Joe Biden.

Un bel pronostico, una bella prospettiva per il 2009.

Per dare risposta ad una crisi, che appare di sistema, cosa c'è di meglio dell'attrezzare alambicchi congiunturali da parte di stati nazionali bolsi per sovrabbondante indebitamento?

Per dare respiro a redditi insufficienti e inventare lavoro: sgravi fiscali e politiche keinesiane.

Per il respiro delle imprese, il contrario: cassa integrazione e riduzione dell’orario di lavoro.

Un bell'arzigogolo: ai redditi insufficienti si risponde con la contrazione dei redditi per salvare aziende che non potranno vendere perché i consumatori non avranno redditi adeguati per acquistare...fiuuuu.

Insomma tutto ed il contrario di tutto.

Soluzioni monche, di corto respiro, che non affrontano il nocciolo della questione nell' attesa messianica della ripresa dell'economia mondiale.

Ripresa quale? Ripresa come? Ripresa quando e soprattutto perché?

La somma di tante variegate politiche congiunturali non vale una sola risoluzione strutturale al problema del reddito insufficiente per sostenere la domanda.

Impera, insomma, una debordante approssimazione che a quell’affondamento non sa opporre salvagenti adeguati per efficaci galleggiamenti.

Beh, allora tocca ai Professional Consumers dare risposte.

Se i redditi non ce la fanno a sostenere la domanda, due le soluzioni:

* Si ridistribuiscono le quote di consumo nel mondo oggi decisamente squilibrate -gli stakanovisti USA consumano il 20%, i cinesi solo il 3- per dare respiro a chi non ce la fa.

* Si danno ricostituenti monetari a quei consumatori estenuati, magari compensando il loro lavoro.

Un modo per rifocillare il meccanismo dando corso legale al Reddito da Consumo.

Due scosse quasi legali per uscire dalla crisi ricusando le cause che l’hanno generata.

Chi è in grado di dire altro, lo dica. In fretta però.


Mauro Artibani

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lunedì, 29 dicembre 2008

AI CONSUMATORI: UNA ODE AL VALORE DELLA CONOSCENZA


Fare economia in tempo di crisi si può, si deve.

Fare economia della conoscenza no, non si può.

In memoria di ciò, tra lazzi, frizzi ed un po' di noia mi sono dato l'ardire di una filastrocca da mandare a memoria nel tempo delle feste.

Un ode al valore della conoscenza, per non dimenticare i nostri compiti di Consumatori, le nostre responsabilità; la necessità di sapere, capire, volere perché, giova rammentarlo, chi misconosce spende male e consuma peggio.

Tra informazione e conoscenza c’è una bella differenza /

se ascolto disattento pago solo e nulla prendo /

va veloce chi ci informa /

va veloce e ci conforma /

Si potesse andar più piano, giurerei con questa mano/

che potesse benedire tutti quelli c’han da dire, da dare, financo da comprare.

Acchiappare conoscenza pur tra tanta effervescenza, non sarebbe poi un gran male, anzi forse un carnevale /

Un pensiero occorrerebbe svelto, lucido, sapiente .

Acciocché così cangiante monderebbe i nostri vezzi, forse pure l’officiante.


Mauro Artibani

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lunedì, 22 dicembre 2008

NAUFRAGA IL POTERE D'ACQUISTO DEI CONSUMATORI: CRISI NERA


Naufraga il potere d’acquisto dei Consumatori.

Manca il reddito per sostenere la Domanda. Hanno provato con il debito, è finito tutto in vacca: crisi nera.

Eppure, li vedete i commercianti ed i produttori in attesa, rinvigoriti e speranzosi?

Si è sparsa la voce che il prossimo anno, a seguito della riduzione del costo di petrolio, gas, energia e del debito, le famiglie italiane potranno disporre di 24.000.000.000 di risorse finanziarie aggiuntive da spendere.

Verrà rinvigorito così il potere d’acquisto: alè, di nuovo clienti, baci e abbracci.

C’è di più, se ne parla meno: in sede di Commissione Europea si sta concordando un testo-direttiva per portare gli orari di lavoro settimanale da 45 a 65 fino a 78. Bella no ?

Così si potranno arrabattare incrementi di reddito, buoni per non perdere il vizio di consumare.

Ci risiamo: si tenta di fare le nozze con i fichi secchi; insomma tutto come prima.

Quelli del “potere” miopi come talpe.

Sì, avrò più soldi in tasca ma ,con quell'orario di lavoro, più fatica da smaltire da non avere voglia di andare a zonzo a spendere soldi. Tanto sonno da non riuscire ad abbeverarmi di informazione pubblicitaria vieppiù necessaria per gli acquisti. Mi lascerò anzi intrattenere dalla calde lenzuola; calmerò i prodighi ardori tra le braccia di Morfeo.

Non c'è che dire, un bel guadagno!

Della miopia si è detto e di una dabbenaggine che appare sospetta?

Si continua a ritenere che i Consumatori consumino, consumando reddito, risparmio, tempo; accumulando stress pure inquinando per dare ristoro ai loro Bisogni.

Bisogno?

Quello di ingrassare mangiando, come fanno quei 75.000.000 di americani obesi e non so quanti europei?

Quello di abbigliarsi, vestendo alla moda che passa di moda, scartando più abiti di quanti si riesca ad indossarne?

Ma quale bisogno d'Egitto: provate a chiedere ai pubblicitari e a quelli del marketing cosa ne pensano.

Si deve consumare perché questo il nostro ruolo nel meccanismo economico; questo il modo per generare ricchezza: non possiamo sottrarci.

Operatori di mercato, altro che Consumatori!

Mi sembra del tutto evidente che i meccanismi che si “sperano”, che si ingegnano, che si tenta di disporre, risultano del tutto inadeguati per oliare i meccanismi del sistema: quando cala la Domanda la crisi affonda il mondo.

Credo pertanto debba essere riconsiderato, per intero e senza infingimenti il Valore, la quantità, l'insostituibilità del nostro esercizio.

Il nostro ruolo, la nostra forza e un adeguato ristoro economico, potranno invece garantire la continuità del ciclo della crescita al riparo di ogni stormir di fronde.


Mauro Artibani

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giovedì, 18 dicembre 2008

UN NUOVO EQUILIBRIO DI SISTEMA, PAROLA DI PROFESSIONAL CONSUMER


La crisi?

Io tu noi voi, tutti clienti. Clienti di tutto.

Tutto si è fatto merce, tutto business: tutto deve essere consumato.

Proprio a questo tutto non siamo più in grado di corrispondere.

Ci abbiamo provato. Oh, se ci abbiamo provato.

Abbiamo messo in gioco le nostre risorse: prima i redditi poi i risparmi infine il debito su cui il credito a fatto sboom.

Sta qui la crisi: non siamo più in grado di sostenere questa Domanda di tutto.

Le Istituzioni, tutte, di ogni ordine e grado, per tutta risposta confezionano tutto: sussidi, bonus, ricette congiunturali per dare sostegno alle famiglie, per sostenere i consumi, che possano sostenere le imprese, che sostengono l’occupazione e tutti felici e contenti.

Già, così però la domanda resta sovralimentata e le risposte solo congiunturali.

Congiunturali appunto, con il fiato corto.

C’è bisogno d’altro.

Occorre un nuovo equilibrio di sistema: parola di Professional Consumer.

Tre mosse: scacco matto!

La prima, una provocazione ma non troppo: riduzione della Domanda.

Mettiamola così: restituire alla collettività le risorse indebitamente rese merci.

Due per tutte: l’acqua e la sosta automobilistica; una parte insomma di quelle cose che necessitano per tirare a campare.

Verrebbe ridimensionata la Domanda complessiva. Con i risparmi ottenuti si può rifocillare il reddito per consumare la domanda restante e generare ricchezza.

Altra provocazione: ampliamento della Domanda mediante l’ampliamento dell’Offerta, la Nostra.

Pure qui due esempi per tutti.

Attenzione e Tempo sono nella disponibilità dei Consumatori. Sono risorse scarse, merci sofisticatissime, immateriali ed ecocompatibili, cedute a titolo gratuito o quasi.

C’è chi sul mercato dell’informazione, della pubblicità, dell’intrattenimento possa fare a meno della nostra attenzione?

C’è chi tra i venditori non abbia bisogno del nostro tempo, al fin di rendere acquistabile l’acquistabile?

Queste nostre risorse vanno messe a reddito!

Dulcis in fundo, restituire dignità al Lavoro di Consumo, non sussidi alle famiglie.

Questo il precetto: riduzione dell’IVA sui prodotti acquistati e della TARSU sullo smaltimento del consumato.

Un modo per fornire risorse “ premio” a quegli individui che hanno mostrato una maggiore propensione al consumo; proprio Quelli dei redditi insufficienti.

Perché Signori, è inverecondo chiedere di consumare per produrre ricchezza fino allo sfinimento economico e veder tassare questo esercizio di Lavoro.

Sissignori, ci sarà un costo da sostenere, non un cent in più di quello previsto dai Sussidiatori con in più i benefici: Dignità, Riscatto, Orgoglio e, ve lo giuro, continuità d’esercizio.


Mauro Artibani

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lunedì, 15 dicembre 2008

UM MEDICAMENTO ANTIDEPRESSIVO: FIDUCIA DEI CONSUMATORI



I produttori: sfiduciati; i commercianti: sfiduciati; quelli del credito: sfiduciati.

Sfiduciati pure i politici, i capi di stato finanche i governatori delle banche centrali, insomma tutti.

Tanta gente che rischia la depressione.

Non si produce, non si vende, non si dà credito; la politica cincischia, i capi di stato mettono pezze, i governatori immettono liquidità, niente da fare: crisi nera.

Tocca darsi da fare.

Ligio al dovere, il Professional Consumer si fa ,alla bisogna, pure pubblicitario: non tutto ma di tutto.

Essiperchè c’è un prodotto, di cui si dicono meraviglie, che tutti dovrebbero acquistare, in grado di sanare tutti, proprio tutti questi stati d’ansia.

Un  medicamento antidepressivo: “FIDUCIA DEI CONSUMATORI”. Tre pastiglie al dì o giù di lì.

Indicato per la salute mentale dei più e per il portafoglio, il Nostro.

Non viene dispensato dal SSN, si paga!

 

Mauro Artibani

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giovedì, 11 dicembre 2008

UN CAPITALISMO NUOVO DI ZECCA, QUELLO DEI CONSUMATORI


Crisi economica, altro che crisi finanziaria!

Il meccanismo produttivo si è incagliato nel dover smaltire l’offerta con Redditi insufficienti.

Questo il fatto. Si tenta ora di riparare il guasto fornendo sussidi, bonus, social card. Si approntano sgravi fiscali, detassazioni; si pompa liquidità a fiumi per tamponare e mettere pezze a un meccanismo squilibrato.

Reddito insufficiente, credito facile, debito, sprechi, inquinamento: questa sequenza lineare non risulta più sostenibile. Qui si è verificato il corto circuito che ha reso ingestibile il sistema costretto a smaltire l’eccesso di Offerta mediante un eccesso di Domanda.

Bene, diamo pure credito a che le politiche congiunturali keynesiane tappino la falla ma dopo cosa accadrà?

Per i Consumatori dilettanti,  complici della crisi, occorre dotarsi di un agire professionale adeguato per prendere in carico quanto dovrà accadere.

Difficile sottrarsi a una generale riconsiderazione dei precetti che sostengono il meccanismo economico: si dovranno mettere in campo nuovi equilibri di sistema.

Se hanno più bisogno i produttori di vendere che i Consumatori di acquistare  chi meglio di Noi, la “lobby più forte di tutte le altre”, potrà reclamare la parola per dare nuove regole per l’esercizio economico?

Al centro la gestione dei Fattori del Consumo per un capitalismo nuovo di zecca: quello dei Consumatori, in grado di istituire una idonea correlazione tra Reddito e Acquisto et voilà Misura e strategia di azione per generare ricchezza.

Selezionare le Domanda, condizionare l’Offerta: questo il dovere operativo.

Così, prodroma all’acquisto, la gestione della Domanda mette in campo strategie di selezione della qualità e quantità dei prodotti, in grado di sollecitare la competizione tra produttori e tra Noi e Loro.

Viene così controllata l’Offerta e il meccanismo di formazione dei Prezzi, necessari per il nostro tornaconto.

Un’accorta Domanda di merci ecocompatibli risarcisce l’ambiente e costringe i produttori a ritrovare smarrite compatibilità.

Si può fare di più: mettere a Reddito la nostra azione.

Tempo, Attenzione pure Fiducia e Denaro vengono utilizzati nell’esercizio di consumazione. Sono risorse scarse, hanno un cangiante valore di mercato; potremo farne Offerta, si produrrà nuova Domanda. Ne trarremo beneficio.

Non vi è chi non veda come cotanto fare consegni al meccanismo economico un corposo aumento di produttività e a noi le credenziali per rivendicare lo status di “classe dirigente”.

 

Mauro Artibani

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martedì, 09 dicembre 2008

MALEDETTI CONSUMATORI, LA CRISI E’ COLPA VOSTRA


Sono le 1 ¼ in Via Ragazzi del ’99.

Stessa ora, stessa strada; passo sempre di qua, poca gente: uggia.

Stavolta un individuo dalle fattezze conformi, minuscolo, roscio di pelo, livido in volto mi addita, mi apostrofa: Maledetti consumatori, la crisi è colpa vostra.

Allunga il passo e si defila.

Gelato mi guardo attorno, alzo il bavero, ficco le mani in tasca, l’allungo anch’io e torno a casa.

Le scale quattro a quattro, ansimante mi butto sul letto, stralunato e penso.

Penso e ripenso e mi arrovello: i produttori sempre più produttivi, producono molti prodotti, tutto OK; i pubblicitari quei prodotti li espongono in ogni dove e OK pure qua; quelli del marketing gli stessi prodotti li hanno resi gagliardi, merveilleux!

I commercianti con le promozioni quei prodotti li hanno resi addirittura convenienti poi quelli del credito ci hanno dato credito per farci acquistare quei prodotti.

Eggià, tutti questi più di così non possono fare!

Mi giro e mi rigiro  e noi?

Beh, noi pure OK. Abbiamo acquistato a più non posso: già!

Mi alzo, passeggio e mi sparo un caffè.

Puah! E’ amaro! Che schifo. Abbiamo inquinato per poterci strafogare di tutto, abbiamo sprecato, abbiamo speso e rispeso; i risparmi evaporati e adesso non abbiamo il becco di un quattrino e manco ci fanno più credito.

Porc…. senza soldi non si canta messa, recessione allora!

Essiperchè se non acquistiamo i prodotti non vengono prodotti, non possono quindi essere pubblicizzati, manco ingagliarditi; promozioni commerciali di che allora? Che figuraccia!

Vuoi vedere che quel piccoletto non aveva tutti i torti?

E’ dura, proviamo a dormirci su. Buonanotte e… sogni d’oro.

Meglio forse di bronzo, come le monetine da 1 €  di cui avremmo tanto, tantissimo bisogno per tornare a consumare e non farci parlar dietro.

Un momento però! Arriveranno i sussidi, i bonus, le social cards: ullallà è una cuccagna!

Tante belle monetine e vai col tango allora: jela faremo vedere noi.

Jela faremo?

 

Mauro Artibani

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Un'elezione dal forte impatto interno e sull'eco diplomazia

Per questo numero di QualEnergia sono scaricabili on line alcuni articoli a cominciare dall'editoriale di Gianni Silvestrini dal titolo "Europa, Usa, Italia: prospettive diverse". Il direttore scientifico della rivista esprime la sua convinzione che il Consiglio d’Europa approverà all’unanimità entro la fine dell’anno il pacchetto 2020 e poiché è prevista solo la maggioranza qualificata, non esiste alcuna possibilità di porre il veto, come ha richiesto l’Italia. Dunque, appare impensabile che il nostro paese possa opporsi alla politica dell’Unione Europea sul clima. E ciò è anche pi&ugrav e; vero alla luce della vittoria di Obama che potrebbe essere il presupposto di un “asse USA-UE” molto robusto per le prossime decisioni sul post-Kyoto, coinvolgendo paesi come Cina, India e Brasile.    

Di fronte ad un simile scenario, in cui gran parte del mondo industrializzato ritiene che le fonti rinnovabili sono e saranno un’occasione di sviluppo e di soluzione anti-crisi, la posizione del nostro governo diventa anacronistica. Un paese che continua a guardare al passato con il suo tentativo di rinascita del nucleare.

Con questa decisione, dice Silvestrini nel suo editoriale, “sottraiamo intelligenze, tempo e risorse per inseguire una soluzione in cui partiamo da zero, non esiste un consenso politico e non riusciremo mai a ricavare un reale spazio nella competizione internazionale”. L’Italia, se dovesse portare avanti questa opzione (i primi reattori non verranno realizzato che dopo il 2022), si troverebbe di fronte a costi delle rinnovabili che "fra 20, 30, 40, anni saranno altamente competitivi”. Continua Silvestrini: “Ecco perché la scelta del Governo dal punto di vista della politica i ndustriale rischia di essere un altro fallimento, distogliendo l’attenzione dalla vera sfida di creare una solida industria dell’efficienza e delle rinnovabili”.
Silvestrini affronta poi le sfide energetico-ambientali che l’amministrazione Obama dovrà affrontare: i rischi, le implicazioni internazionali e le opportunità di un new deal verde statunitense.

Tra gli altri articoli “in chiaro” dell’ultimo numero, quello curato da Francesca Ferrazza e Jacopo Tonziello sulle attuali linee di ricerca del fotovoltaico, con una particolare attenzione all’Italia (“Ricercando il Sole”).

Sulla situazione del biogas nel nostro paese e sulle favorevoli possibilità del settore un articolo di Sergio Piccinini del Centro Ricerche Produzioni Animali di Reggio Emilia (“Prospettive a tutto gas”).

Di Leonardo Massai, ricercat ore in diritto ambientale presso TMC Asser Institute in Olanda, un’analisi sulla complessità di regolamentazione dei gas serra in uno dei settori che ne emette di più, quello del trasporto aereo (“Il volo dell’emissione”).

Luciano Pirazzi dell’Enea fa un quadro tecnologico e di mercato del piccolo eolico: la crescita negli States, le prospettive in Gran Bretagna e le possibilità in Italia dove qualcosa inizia a muoversi (“Piccolo con grandi prospettive”).

Per la rubrica “Numeri e Parole”, i grafici sull’incremento della temperatura media mondiale, sulla riduzione della superficie ghiacciata del Polo Nord, sui ricavi della Germania legati all’esportazione delle tecnologie fotovoltaiche e della Danimarca su quelle eoliche.

dal n. 5 di QualEnergia  novembre-dicembre2008.


giovedì, 04 dicembre 2008

CRISI: STOP CARTE DI CREDITO, STOP CONSUMI


Lo tsunami che ha sconvolto quest'anno il mondo del credito potrebbe riscrivere il settore delle carte di credito. Secondo Meredith Whitney, analista di Oppenheimer & Co., l'industria delle carte di credito potrebbe ritirare oltre 2 trilioni di dollari di linee di credito nei prossimi 18 mesi a causa dell'avversione al rischio e di possibili cambiamenti regolatori. Fattori che potrebbero impattare sulla spesa dei consumi. ( Finanza. Com)

 

Potrebbero impattare sulla spesa di consumo?

Se tagliano 2.000.000.000.000 di $, necessari per sostenere la domanda perché non si ha più fiducia nel nostro merito di credito. Beh, crisi allora: stop carte di credito, stop consumi.

Ma santiddio:

      se la crisi economica nasce proprio dall’aver fatto business e surrogato redditi insufficienti,    regalando carte di credito e di debito a destra e a manca;

      se proprio quelle carte hanno rabberciato un meccanismo economico-produttivo già da tempo ai limiti del collasso;

      se con quel credito noi consumatori abbiamo acquistato l’acquistabile producendo buona parte della ricchezza: il 70 % del PIL;

      se quella ricchezza è stata poi distribuita per profitti, salari, stipendi, pure all’erario, finanche a quelli del credito per restituire il debito;

Se, se, se… siamo rimasti senza il becco d’un quattrino.

Si dirà: questo il vostro ruolo, questa la vostra responsabilità, questo il valore delle vostre azioni.

Ah beh, allora, se ci verrà revocato il credito per consumare, chi informerà managers, operai, impiegati, commercianti, pure quelli del fisco, che non c’è più trippa per gatti?

Se nel frattempo quelli del credito, perché avversi al rischio, saranno andati al mare a prendere il sole tranquilli tranquilli, niente paura glielo diremo noi.

 

Mauro Artibani

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lunedì, 01 dicembre 2008

CONSUMATORI, HA RAGIONE IL PREMIER BERLUSCONI: CACCHIO


Essì, questa volta ha proprio ragione Berlusconi.

«E' sui consumatori che dobbiamo fare leva perché le dimensioni della crisi dell'economia reale non siano estreme - dice il  Premier- Solo questo può fermare un circolo vizioso che va interrotto con forti iniezioni di speranza e fiducia, guardando in faccia la realtà, come noi stiamo facendo. Lo abbiamo detto più volte che in Italia per le banche non cambia niente, per gli imprenditori neppure, perché hanno la liquidità per intraprendere. La profondità della crisi è quindi determinata dai consumatori. Noi saremo arbitri della nostra fortuna. Se le famiglie cambiano lo stile di vita e si lasciano contagiare dall'idea della catastrofe e della crisi, si cominciano a comprare meno auto, meno elettrodomestici, si riducono i consumi e le imprese si trovano a produrre meno, a dover mettere i propri collaboratori in cassa integrazione. Così questi ultimi potranno consumare meno e ci troveremo in una crisi.”

Ve lo giuro non avrei mai osato sperare tanta considerazione nei nostri confronti: ci ha promosso sul campo.

Nei meandri di cotanto dichiarare però dobbiamo  raccapezzarci.

Sfrondiamo i sostantivi, togliamo l’enfasi e gli aggettivi dell’esercizio retorico e vediamo cosa  resta: LA CRESCITA ECONOMICA RENDE L’ESERCIZIO DEL CONSUMO INDIFFERIBILE. Tutto qui.

Proprio quanto vanno ripetendo da illo tempore i Professional Consumers.

C’è un però, però: se quella pratica si fa indifferibile diviene, che lo si voglia o no, un Lavoro.

Reclamare un Reddito si può, si deve.

Altro che sussidi, social card, bonus e credito.

Essì Premier mio, se spera di ringalluzzire la speranza e la fiducia degli italiani  mediante sussidi questa volta mi deprimo.

Se invece, come lei candidamente confessa, in Italia c’è chi ha la liquidità per intraprendere,  rischiando, magari, di non poterlo fare, beh allora a quegli intraprendenti dei consumatori basta riversare parte di quella liquidità, sotto forma di reddito per il lavoro di consumo da svolgere, ed op: fiducia alle stelle e speranza.

Si, speranza in un futuro radioso.

Che ne dice Premier ?

 

Mauro Artibani

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lunedì, 24 novembre 2008

IN MORTE DI UN CONSUMATORE


La porta chiusa, dentro gli inquirenti in bianche livree si danno un gran da  fare.

Fuori, la gente: Massimiliano? Ma quale massimiliano, mi pare Mario.

Forse… ecco si Donato.

Poveraccio. Era uno di noi: la vita spesa a fare la spesa.

Macchì, Donato, er Mollica? Porcoggiuda, era ‘n pezzo de pane.

Al terzo piano le voci si rincorrono; nello scendere sento voci salire: è morto l’acquistone, quello che comprava tutto, mi sorridono ammiccando le due bruttine stagionate dirimpettaie del cadavere.

Prendo al volo l’ammicco: “In morte di un consumatore”, mi sembra okkei per il pezzo

Davanti la guardiola una voce mi rincorre: una giornalista che vuol sapere di Donato, vero?

Si ricorda tempo fa la pubblicità alla televisione del Tizio che, uscendo dal negozio con le buste in mano, riceveva grazie da tutti quelli che passavano?

Beh, quello era lui.

Qui da noi per quel fatto aveva firmato addirittura autografi.

Gli avevano detto che quella reclame significava che se si compra si produce la ricchezza, per questo è importante.

C’aveva creduto e ne faceva una missione, come i preti.

Mi ricordo, diceva: così si fa il PIL!

E per fare ‘sto PIL tutti i giorni mi toccava portargli su, fino al pianerottolo, ‘sti pacchi di roba comprata e poi  ‘buongiorno’ e ‘buonasera’ e niente di più.

Poveraccio però!

Mi svincolo e da presso mi lascio risucchiare da un drappello di condomini sulla porta che parlottano: ‘si è suicidato’,  biascica un giovanottone di un metro e novanta.

Un inquirente la per indagare, con aria inquisitoria, si frappone ai convitati. Ficca il naso, storce la bocca, squadra pure me e : probabilmente mente!

Nel silenzio sbigottito che accompagna quella sentenza, un rumore anzi due, uno sbattere di porta; poco dopo, in fondo all’androne, la frenata dell’ascensore.

Ne esce una figura in controluce: un colonnello dei RIS.

Mi scorge, lo scorgo. Mi addita: ‘Ficcanaso, Lei vorrà sapere tutto?

Si allunga, mi prende sottobraccio camminando verso l’uscita e,

la porta era chiusa dall’interno con lucchetti e catenacci, pure le finestre sbarrate: era un timorato del prossimo. Nell’appartamento stava tutto in ordine, nella credenza cerano prodotti scaduti, i cassetti pieni di 3x2, gli armadi pieni di saldi ; dei soldi neppure la traccia. 

Al centro del soggiorno un televisore ancora acceso, nuovo di zecca, di quelli che si toccano, touch screen mi pare  

il Donato sulla poltrona, gli occhi sbarrati, le membra afflosciate; a terra 15 carte fedeltà scarabocchiate, quelle di credito sfregiate, quella revolving morsicata.

Il decesso?

Il PIL lo ha ucciso, sta scritto qua  sventoladomi sotto il naso un  ritaglio di giornale bagnato e spiegazzato:  PER 1 $ DI PIL MONDIALE 3,7 DI DEBITO.

Ha tentato di ingoiarlo, ne è rimasto soffocato.

Si svincola: tanto le dovevo per debito d’ufficio.

Mi saluta ed esce proprio mentre il portiere semichiude il portone per comunicare il lutto a passanti, in tutt’altre faccende affaccendati.

 

Mauro Artibani

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giovedì, 20 novembre 2008

FINANZIAMENTI SOLO A CONSUMATORI MARITEVOLI ?


La Fed farà tutto il necessario per far sì che il sistema finanziario sia vitale e stabile. Lo ha detto il presidente della Fed, Ben Bernanke, nel corso di un'audizione alla commissione servizi finanziari della Camera, durante la quale ha ribadito il proprio invito alle banche ad assicurare finanziamenti a coloro fra i consumatori che se lo meritano e hanno i requisiti. (Ansa)

Merito e Requisiti?  Potrei non aver capito bene.

Da quanto auspicato dal governatore della Banca Centrale americana, risulta lecito supporre che negli USA  si stia tentando di selezionare i Consumatori.

Tra chi possa vantare merito per avere credito dalle banche e quali requisiti si debbano vantare per ottenere quel credito.

Tanto per raccapezzarmi nella questione, ho preso in prestito dalla disciplina economica un indicatore sintetico: “la propensione al consumo” ovvero quanta parte del reddito percepito dai singoli viene dedicata all’acquisto, quanta invece al risparmio.

Se ne deduce che il Consumatore benestante sia colui che, pur acquistando, riesce a risparmiare.

Il suo omologo malestante, acquista anch’esso tutto il possibile senza però poter risparmiare.

Onore al merito per il secondo.

Quale banca però vorrà mettere il becco di un quattrino a disposizione di un diseredato?

Lo stesso indicatore rileva che i requisiti che interessano le banche, quelli patrimoniali, sono appannaggio dei primi. A loro le banche darebbero quattrini per Consumare.

Già, proprio a quelli che non hanno il bisogno.

Cortese Governatore, ritiene possibile chiarire a quegli incompetenti come il sottoscritto l’intendimento che sostiene il suo invito alle Banche?

 

Mauro Artibani

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