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domenica, 18 ottobre 2009

Coca-Cola

In India, ogni stabilimento di Coca Cola e Pepsi estrae 1-2 milioni di litri d'acqua al giorno. Se ogni stabilimento estrae 1-2 milioni di litri d'acqua al giorno e ci sono 90 stabilimenti, l'estrazione giornaliera va dai 90 ai 180 milioni di litri. Questo potrebbe soddisfare il fabbisogno giornaliero di acqua potabile di milioni di persone. Ogni litro di queste bevande distrugge ed inquina 10 litri d'acqua. E si e' scoperto che le acque di scolo cosi' prodotte contengono alti livelli di cadmio e piombo (Pollution Control Board, Kerala, Hazard Centre).




martedì, 25 agosto 2009

'Non è vero che tutto va peggio'

Come e perché il mondo continua a migliorare anche se non sembra


Buonenotizie 11 dicembre 2008.
 
“Fa più rumore un albero che cade... ma noi abbiamo scelto di raccontarvi la foresta che cresce!” E’ con questa nota frase che l’autore, Michele Dotti, socio dell’Associazione Buone Notizie dal 2005, ha deciso di presentare il primo libro dedicato ai fatti di cronaca e società che sovvertono le regole della comunicazione giornalistica moderna, con un titolo a dir poco eclatante: “Non è vero che tutto va peggio!”. E come non dargli torto! Basta una rapida scorsa dell'indice del libro per rimanere sorpresi: "diminuisce la povertà; cala l’analfabetismo; si riduce il lavoro minorile; diminuisce la fame; diminuiscono le guerre; si allargano le foreste; l’aria è sempre più pulita...". Potreste pensare che si tratti di ironia. Ma non è così. In molti settori il mondo sta davvero migliorando!
Ma i mass media preferiscono mostrare l'albero che cade piuttosto che la foresta che cresce...
Alla lunga questo ha finito col produrre l'impressione che tutto stia andando peggio e che l'impegno personale e collettivo, anche se giusto, non dia futti e sia "ormai" diventato inutile.


E’ contro questo clima di sfiducia collettiva e di paura del futuro che gli autori ci invitano, con coraggio, a ribaltare la nostra prospettiva di osservazione, mostrandoci i sorprendenti progressi compiuti dall’umanità in vari ambiti; si tratta per lo più di dati ufficiali, ma praticamente sconosciuti e invisibili ai più. In questo modo il libro, in cui l’ironia si fonde con un’attenta documentazione scientifica, contribuisce a rilanciare con forza l’impegno della società civile per un futuro migliore.

Per condividere valori e obiettivi viene presentata una scheda finale di "Piste per l’impegno"; semplici "sentieri" da imboccare perdare un giusto contributo a un mondo di fraternità e di pace.

Un libro di divulgazione che fa cadere molti pregiudizi e coinvolge sul nuovo perché anche nei prossimi anni si possa dire: "Non è vero che tutto va peggio".

postato da: Mygreatlife alle ore 16:16 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: dal mondo, consumi, buone notizie, trasparenza, societĂ 
martedì, 30 giugno 2009

CONSUMATORI E’ TEMPO DI ESAMI: INTERROGHIAMO GLI ASTANTI


E’ tempo di esami: interroghiamo gli astanti.

Chi acquista merci generando ricchezza?

Chi, consumando l’acquistato, fa ri-produrre fornendo continuità al ciclo produttivo?

Chi, mediante l’acquisto, distribuisce denaro ai profitti, ai redditi pure alle casse erariali?

Chi, per sostenere la Domanda di un’ Offerta in eccesso, ha bruciato reddito, risparmio, debito?

Chi, pur di adempiere al proprio ruolo, invece di cibarsi ingrassa, invece di abbigliarsi veste alla moda che passa di moda?

Chi, consumando l’acquistato, smaltisce l’eccesso inquinando l’ambiente?

Suvvia: i Consumatori! Chi altri sennò?

Già, tutto questo abbiamo fatto, tutto questo, per mancanza di un reddito sufficiente alla bisogna, non potremo più fare: et voilà la crisi!

Porcoggiuda saremo costretti a ridurre le spese per compensare questa insufficienza, non potremo sostenere la domanda, aumenterà quell’offerta già sovrabbondante, si ridurranno gli investimenti; meno lavoro, meno reddito, meno incassi per l’erario; verrà bruciato valore, verrà bruciata ricchezza; meno crescita economica, ancora più crisi.

Astanti, ci siete?

Et voilà la chiosa: la crisi mostra, anche a chi non vuol vedere, come l’acquisto non sia solo ristoro ai bisogni, non sia neanche solo un vezzo, forse pure una volgare ancorché irrinunciabile necessità per sostenere la crescita e generare ricchezza.

Un obbligo che, per essere esercitato, ha bisogno del conforto di un reddito adeguato.

Non un obolo, il giusto ristoro invece per un esercizio di necessità: un lavoro per Noi!


Mauro Artibani

Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE

Paoletti D’Isidori Capponi Editori

Marzo 2009

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categorie: consumi, crisi, domanda
giovedì, 25 giugno 2009

CONSUMARE: ESERCIZIO PRODUTTIVO ALTRO CHE DI BISOGNO !



L’ho detto, l’ho scritto, sono costretto a gridarlo: LA CRISI E' FIGLIA DI UN SISTEMA PRODUTTIVO SFIANCATO E DI UN MERCATO STRABICO.

Altro che terra incognita.

Nel mercato del lavoro un eccesso di Domanda ha ridotto i redditi, aumentato i profitti; in quello delle merci l’eccesso di Offerta non ha ridotto i prezzi, nemmeno i profitti: nessuno si è accorto di nulla, tutti hanno taciuto.

Il credito drogato, che ha surrogato quel reddito insufficiente, ha sostenuto artificialmente la domanda.

Si sono fatti profitti, anzi si è prodotto ricchezza con il debito.

Per un po’ ha funzionato: oggi Sboom.

Credo sommessamente e con tracotante volontà ritengo si debba ricominciare daccapo.

Se la crescita economica si fa comandamento, tabù, il PIL diviene il totem attorno a cui danzare senza posa: il 70% del PIL il risultato di cotanto danzare dei Consumatori.

Ma quale esercizio di bisogno allora! Il consumare si fa esercizio produttivo, i Consumatori operatori economici.

Per questo esercizio occorre mettere in campo Tempo, Attenzione, Perizia, Costanza, pure Ottimismo: un vero e proprio Lavoro.

E se lavoro ha da essere, Reddito sia.

Sbigottiti?

Agli sbigottiti basta dare un'occhiata in giro: ci sono già occasioni di reddito, eccome.

Reddito, ancora occasionale, che si può intercettare in alcune proposte commerciali.

Reddito che si può estrarre da un acquisto sapiente.

Reddito dal “fai da te”.

Occhio ragazzi: occorre spulciare, indagare, farsi pure ficcanaso.

Le televisioni commerciali retribuiscono l’uso della mia attenzione, mi intrattengono: non pago il canone, ottengo vantaggi economici.

Le free press stessa cosa. La mia quotidiana attenzione venduta vale il costo del quotidiano: incasso pressappoco 365 euro l’anno e sono pure informato.

Ikea retribuisce, con il prezzo più basso, il lavoro necessario per montare il mobile acquistato: un bel guadagno.

C'è il costo più vantaggioso di alcune merci che serve per fidelizzarmi. Acchiappo tutte le carte fedeltà, fidelizzo i fidelizzatori, acquisto solo quelle merci convenienti: ci guadagno.

Se con la mia famiglia ed altre famiglie facciamo un Gruppo d’Acquisto, questa massa critica farà il prezzo e la qualità del prodotto: un bel guadagno.

C’è ancora il faidate.

Se invece di cibarmi ingrasso, spendo troppo e male; se invece di abbigliarmi vesto alla moda, che passa di moda, spendo troppo, spreco.

Risultato: bassa la redditività del mio reddito.

Se non ingrasso spendo meno, più salute: ci guadagno; se distillo la moda, scarto meno, spreco meno: ci guadagno.

Miglioro così quella redditività, rifocillo il reddito, aumento la capacità di spesa.

Occorre che quelle occasionalità lascino l'occasione per farsi Sistema; quegli acquisti sapienti dovranno farsi Regola; il faidate tornare a farsi “economia domestica”.

Certo, lasciare la gestione della domanda al faidate un azzardo.

Quel fardanoi un guaio per voi.

Per recuperare reddito verrebbe ridotta la domanda, quindi ancor più eccesso d'offerta; il valore svalutato, i profitti ridotti, i redditi pure, meno ricchezza per tutti: crisi nera.

Chi sarà disposto a correre questo rischio? Dio ve ne scampi e liberi.

Il Reddito da Consumo invece il male minore.

Lo si può estrarre dagli extra profitti ottenuti dalla compressione di stipendi e salari, quelli maturati dal forzato smaltimento dell'eccesso produttivo; quelli insomma scovati dalla Banca Regolamenti Internazionali

In cambio: garanzia di consumazione, smaltimento dell'offerta, continuità del ciclo produttivo; utili pochi, maledetti, certi, e profitti smilzi ma assicurati.

Di questi tempi, meglio di così si muore.

Ecco, l'ho detto tuttodunfiato: dati, fatti, opzioni, sta tutto qui.

Se ho torto ditelo; se ho ragione pagatelo quel maledetto reddito: buon pro ci faccia, a tutti.


Mauro Artibani

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categorie: consumi, crisi, reddito
lunedì, 22 giugno 2009

NON MI FA PIU' CREDITO NESSUNO, DIVENTO MATTO


I redditi non bastano più per sostenere gli acquisti?

Dovremo fare dispensa di alimentarci oltre misura, smettere la moda; tenerci il telefonino, quello vecchiotto, e via di questo passo.

In cambio più salute, meno sprechi. Si ridurrà lo smaltimento, meno TARSU da pagare, meno inquinamento.

Magari anche meno timorati del prossimo: tutto in un sol colpo.

Se smettessimo di approvvigionarci, accadrebbe che la Domanda, già debole, cadrebbe; non crescerebbe il PIL, nemmeno la produzione, ancor meno lavoro in giro; meno reddito, meno ricchezza, meno IVA per le casse dell’erario, meno contributi alle casse pensionistiche.

Meno tutto, insomma.

Ma che cacchio di meccanismo abbiamo messo in piedi?

Se non ho redditi appropriati, riduco i consumi: cos’altro posso fare?

Se li riduco crolla tutto.

Si è provato ad uscire dall’empasse con il debito; ha funzionato per anni poi Sboom.

Una cosa posso ancora fare: cercare l’ausilio del credito.

Pah, non mi fa credito nessuno: divento matto.

Da matto, mi metto a dire che debbo essere retribuito: per far crescere l’economia ho l’obbligo di consumare.

Quest’obbligo pressappoco un lavoro; quel lavoro deve trovare pressappoco un reddito, pressappoco lo stesso reddito che occorre per sostenere la Domanda.

Okkei, io sono matto: voi che non lo siete, datemi un'altra dritta per uscire dal guado.


Mauro Artibani

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categorie: consumi, reddito
giovedì, 18 giugno 2009

SI CONTINUA A SVALUTARE VALORE E BRUCIARE RICCHEZZA


Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, decide di fronteggiare il crescente tasso di disoccupazione promettendo oltre 600.000 nuovi posti di lavoro negli Usa entro l'estate.

Il progetto del presidente ha come obiettivo il ricorso ai lavori pubblici: dalla manutenzione delle basi militari ai nuovi progetti stradali ed aeroportuali; dall'assunzione di insegnanti alla creazione di posti di lavoro stagionali.”

Questa la notizia: che dire?

Finora si sono persi 6.000.000 di posti di lavoro, si tenta di ripristinarne 600.000; lo si fa adottando politiche keynesiane di spesa là dove la spesa pubblica ha il fiato corto.

Solo un cittadino su dieci potrà avere un' occupazione, anch'essa con il fiato corto, per poter tornare a spendere con cautela, magari acquistando merci cinesi a buon mercato. Aumenterà il deficit commerciale, nuovi bond verranno emessi per compensare quel deficit e via di questo passo.

Bè, per dare sostegno al potere d'acquisto e uscire dalla crisi non c'è male.

Il soccorso congiunturale alla crisi appare debole; la capacità di supporto strutturale, per contrastarla, inesistente.

Per questa via si continuerà a svalutare il Valore, a bruciare Ricchezza.

Cui prodest ?

Non ai produttori di quel valore, nemmeno a chi ha lavorato per quel valore, figuriamoci al fisco che si nutre di quel valore; forse ai Consumatori che, se quel valore non sono in grado di poter acquistare, avranno la scusa per restare a casa, in panciolle ad oziare mentre il mondo va in malora.

Maledetti Consumatori!

Si loro, quelli della vita spesa a fare la spesa, quelli che acquistano ben oltre il bisogno per smaltire l'eccesso di offerta; quelli che se non consumano non si potrà ri-produrre.

Proprio loro che millantano debito, che non hanno più credito.

Paghiamo i loro servigi, non potranno sottrarsi dal fare quel che sanno fare: non avranno più alibi.

Li avremo incastrati.


Mauro Artibani

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categorie: economia, consumi
lunedì, 15 giugno 2009

CRISI, SONO UN IMPROVVIDO, IMPROVVISO: UN REDDITO DI SCOPO


Se i meccanismi di mercato negano a chi lavora redditi sufficienti per sostenere la Domanda.

Se il Debito fin ieri ha surrogato quell’insufficienza, oggi non più.

Se l’ Offerta di prodotto ieri in eccesso fisiologico, oggi ancor più eccessiva, privata di redditi adeguati a smaltirla, ristagna svalutandosi.

Se chi ieri ha regalato il credito, oggi non ci fa più credito.

Come cacchio faccio a mandare avanti la baracca?

Beh, sono un improvvido, improvviso: un Reddito di scopo!

Si, un Reddito per compensare quel lavoro di consumazione necessario a smaltire l’offerta; per generare nuova ricchezza e, giaccheccisono, fornire la spinta per nuovamente produrre. Pure, magari, per restituire dignità di ruolo e di azione ad una categoria, quella dei Consumatori, fin ieri apostrofata rimbambita, oggi ambita per uscire dalla crisi economica.


Mauro Artibani

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categorie: consumi, crisi, domanda, credito
giovedì, 11 giugno 2009

CONSUMATORI: TUTORI ALTRO CHE TUTELATI, BADANTI NON PIU' BADATI


Orsù compagni consumatori, rifacciamo il mercato!

I produttori che millantano credito di produrre ricchezza; che hanno così avuto credito dal credito, dalla politica, dai dottrinari dell'economia sono soggetti forti?.

I Consumatori che, nel loro quotidiano fare, fanno il 70% del PIL sono soggetti deboli, da tutelare?

Questo mercato imperfetto che registra la nostra debolezza ed il vanto immeritato dei nostri competitor è in crisi

Ma quale ricchezza d'Egitto: loro producono invece Valore e pure in eccesso.

Altro che forza: in quell' eccesso sta la loro debolezza.

Dipendono dai nostri umori acquirenti, dalle nostre idiosincrasie; dipendono dalla nostra attenzione nel conoscere i loro prodotti. Dipendono dal nostro tempo per poterli vendere; dipendono dalle nostre finanze per incassare profitti, per pagare salari e stipendi; dipendono dal nostro consumare l'acquistato per poter nuovamente produrre: Dipendenti.

Noi invece potenti. Produciamo ricchezza acquistando quel Valore che diventa denaro, quindi reddito da distribuire; quel Valore consumato infonde speranza per una nuova produzione.

L'ora è giunta, la crisi lo impone: gagliardi e pimpanti presenteremo il conto ai nostri Dipendenti, per quell'eccesso che sfianca i nostri redditi.

Le credenziali ci sono, la forza pure.

Tutori altro che tutelati, badanti non più badati.

Con la crisi che incombe e quel pizzico di disperazione che si sente nell'aria, dovranno darci il resto per non restare tutti, ma proprio tutti, sfiancati.

Anche loro.


Mauro Artibani

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categorie: consumi, crisi, credito
lunedì, 08 giugno 2009

LA CRISI OLTRE LA CRISI


LA CRISI OLTRE LA CRISI



guarda il video

http://tv.repubblica.it/rubriche/consumi-e-costumi/la-crisi-oltre-la-crisi/33219?video


LO SPECIALE DI REPUBBLICA TV DI GIOVEDI 28 MAGGIO 2009

In studio a Roma

Riccardo Bagni, vice-presidente Coop Italia, 

Antonio Longo, presidente Movimento Difesa del Cittadino, 

Mauro Artibani, professional consumer.

Conduce Giovanni Valentini




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categorie: consumi, crisi
giovedì, 04 giugno 2009

CONSUMATORI: CAMBIARE LA RAGIONE SOCIALE DEL CAPITALISMO


Meccanismo produttivo a fine corsa?

Non genera più ricchezza, satura la produzione di valore, depreda risorse, inquina; ha subito i processi di finanziarizzazione, funziona con il debito.

Non ha avuto però eguali per efficienza, ha il sostegno della democrazia politica.

Si dovrà rimetterlo in sesto, ristrutturarlo.

Andranno rimossi i gestori, quei produttori dell’eccesso produttivo: hanno più bisogno i gerenti di vendere che i Consumatori di acquistare.

Con tal ceto canuto: geriatri al capezzale o nuovo ceto al comando?

Candidi, si candidano i Consumatori.

Noi, si noi.

Chi più di noi occupa il centro della scena produttiva?

Trasformiamo, mediante l’acquisto, il valore in ricchezza; consumando l’acquistato facciamo ri-produrre. Questo ci ha indebitati fino al collo; per smaltire l’eccesso produttivo inquiniamo e, lo bisbiglio, abbiamo lacerato le relazioni umane.

Non tutto ma di tutto: onore al merito, altro che tutele.

Meritato il ruolo, la meritocrazia del ruolo impone di cambiare la ragione sociale del Capitalismo: da quello dei Produttori in quello dei Consumatori.

IL NOSTRO IMPEGNO: garantire la crescita economica, il 70% del PIL.

IL NOSTRO OBBLIGO: da operatori economici, consumare. Un lavoro!

LE CONDIZIONI: un Reddito da Consumo che compensi l’obbligo della nostra azione e ci affranchi dal debito.

I VANTAGGI: rigore nella gestione dei fattori produttivi; misura nell’azione, equilibrio tra domanda e offerta; responsabilità agli atti, oculata gestione delle risorse; dignità di ruolo alla pratica del consumare; equa distribuzione dei carichi di impresa e degli utili; soluzione alla crisi economica.

Mettiamo in gioco tutto: un bell’impegno da assumere tuttodunfiato.

Avremo bisogno di appoggio politico.

Garantiamo appoggio elettorale.


Mauro Artibani

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categorie: consumi, debito, reddito
lunedì, 01 giugno 2009

CONSUMATORI, CHI FA IL PREZZO?


Nell’incontro tra Consumatori e Produttori, tra chi vende e chi compra, tra chi offre e chi domanda; là, dove si confrontano le utilità, si cercano le convenienze e questo braccio di ferro trova equilibrio, si fa il prezzo: questo il mercato.

Quando lo si trova imposto sulle confezioni, quell’ambaradam sembra mancare.

Eppure il prezzo c’è. In codice, a barre, ma c’è.

Cribbio: chi l’ha fatto, come l’ha fatto e soprattutto il prezzo è giusto?

Domande legittime, per dipanare quel “tanto finto” che appare.

Ed allora, io finto tonto, interpreto: con la lente indago, con il naso annuso; avendo labbra dico.

Se vi è un eccesso di capacità produttiva nel settore automobilistico pari a 30.000.000 di pezzi e la pubblicità si limitasse a dare informazioni sui modelli in vendita, avrebbe efficacia quel messaggio?

Se invece quel messaggio mettesse in campo orizzonti di senso, utilizzando passioni, emozioni avrebbe un' efficacia irresistibile: difficile sottrarsi.

Se poi quelli del marketing ci mettessero del loro nel produrre attese indifferibili, fino a sollecitare la domanda, ed il tutto risultasse decisamente efficace, fino a simularne l’accoglimento, fare il prezzo .... un gioco da ragazzi!

Avremo acquistato l'eccesso al prezzo imposto.

Se tutto questo fosse, se tutto questo potesse esser fatto, noi Consumatori non avremmo il potere della domanda, avremmo solo il dovere di acquistare per far crescere l’economia.

Questo quel che si è fatto, acquistando ben oltre la nostra capacità di spesa, magari a credito; magari per produrre ricchezza con il debito: questa un'altra faccia della crisi!


Mauro Artibani

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categorie: consumi, domanda
lunedì, 25 maggio 2009

OCCHIO CONSUMATORI, CI SONO IN GIRO TRACCE DI REDDITO DA CONSUMO


Ehi pssst, dico a voi.

Consumatori perdigiorno, anchilosati, arresi, dico a voi: il vostro reddito non basta più?

Occhio, sul mercato cominciano ad intravvedersi occasioni di guadagno: Reddito da Consumo insomma.

Le televisioni commerciali si sono date il compito di intrattenerci per fare business; io mi faccio intrattenere: mi pagano.

Incasso 109 euro l’anno: il valore di un canone televisivo non pagato.

In ogni angolo di strada vendono le free press: le acquisto a zero euro.

Tanto vale la mia attenzione alla loro pubblicità; non spendo, anzi, mi tengo il costo del quotidiano, lo moltiplico per 365, i giorni dell’anno, guadagno più o meno 365 euro e sono pure informato.

Io e la mia famiglia, con altre 25000 in Italia, facciamo Gruppi di Acquisto nel fare la spesa.

Massa critica si dice: Domanda consapevole di merci.

Si diventa appetiti dai produttori che pagano questo nostro appetito; si contratta il prezzo e pure la qualità della merce. Pure qui si guadagna.

Ho sposato la Ikea philosophy: ci guadagno.

Vendono mobili smontati, li acquisto, li monto: vengo pagato per farlo. Già, pago meno l'acquisto, guadagno così il prezzo più basso sul mercato dell’arredamento.

Ci sono poi, tra i commercianti, quelli che vogliono fidelizzarmi. Io ci sto a più non posso.

Prendo tutte le carte fedeltà, acquisto da ognuno di loro solo la merce veramente conveniente. Fidelizzo i fidelizzatori, spendo meno: guadagno.

C’è pure lo spazio per il “fai da te”. Chi vuole può farlo.

Se, per rispondere alle sollecitazioni di acquisto, invece di cibarmi ingrasso, basta mangiare meno. Sto meglio in salute, spendo meno: ci guadagno.

Se, invece di abbigliarmi, vesto alla moda che passa di moda, scarto abiti ancora zeppi di Valore: spreco.

Se mi sottraggo agli eccessi della moda, spendo meglio il denaro, aumento la capacità di utilizzo del valore della merce aquistata: guadagno maggiore capacità di spesa per il mio reddito.

Bene, tutto questo si può fare.

Nel farlo i Consumatori ottengono innegabili vantaggi, si prende in carico pure la responsabilità del nostro ruolo.

Attenzione! Vantaggi economici si, da non confondersi però con il risparmio.

Il vantaggio si ottiene mettendo in campo attenzione, tempo, perizia, organizzazione: un vero e proprio Lavoro.

Questo vantaggio sarà un reddito: Reddito da Consumo.


Mauro Artibani

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categorie: consumi, reddito
giovedì, 21 maggio 2009

CONSUMATORI: SE I REDDITI NON BASTANO SIAMO IN UN BEL GUAIO


Esimi colleghi Consumatori,

se i redditi non bastano più, per poter continuare a consumare per far crescere l’economia, siamo in un bel guaio.

La crisi, che molti si spingono fantasiosamente di interpretare ed altri vedono “Terra incognita”, sta tutta qui.

Dobbiamo guadagnare di più, direbbe Monsieur De la Palisse, e con cotanto conforto noi lapalissiani possiamo dire:”Dobbiamo avere redditi adeguati al compito”.

Beh, ad occhio e croce, la soluzione parrebbe risultare più facile del previsto.

“Da mano in pasta” qual sono allora intravvedo pure le soluzioni.

Se diminuisco gli acquisti e scarto meno, spendo meno, aumento il reddito disponibile.

Già, però così riduco il PIL, meno ricchezza, meno tutto: non è un bel guadagno.

Rivendico allora l’aumento dei Redditi da Lavoro.

Se però l’automazione dei processi produttivi ha ridotto l’offerta di lavoro; se le migrazioni verso il nord del mondo hanno fatto aumentare la domanda di lavoro; se le delocalizzazioni industriali verso il sud del mondo hanno fatto diminuire pure qui la domanda di lavoro e le basse retribuzioni nei paesi in via di sviluppo tengono bassi i redditi; se 2+2 fa 4: non c’è trippa per gatti, figuriamoci per i Redditi da lavoro.

Fin qui ciance: tocca andare al sodo.

La crescita economica rende la pratica del consumo indifferibile?

A tale indifferibilità corrisponde per i Consumatori un obbligo?

Tale obbligo un lavoro?

Beh, se lavoro ha da essere, Reddito sia!

Questa l’ultima opzione, non ne avvisto altre. E voi?

Col debito?

Già fatto: è stato un bluff.

Col credito?

Già fatto: è stato SBOOM.


Mauro Artibani

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categorie: consumi, reddito
lunedì, 18 maggio 2009

GLI ANGOLI NASCOSTI DELLA CRISI ECONOMICA


S'i fosse fuoco, arderei 'l mondo, quando per 'l mondo si mostrano iniquità.

Il prelievo fiscale indiretto per esempio.

Qui paga meno chi acquista meno; paga ancor meno chi consuma meno e, consumando, fornisce meno impulso alla nuova produzione.

Si dirà: giusto, chi ha meno da' meno!

I dati sulla “propensione al consumo” degli italiani smentiscono clamorosamente tale diceria: chi ha più non spende tutto in consumi, invece.

Paga meno, insomma, chi ha più perché consuma meno: debosciati.

Chi ha più acquista meno, consuma meno, smaltisce meno; fa produrre meno, meno ricchezza, meno crescita: infingardi.

Sempre loro risparmiano più di quelli che hanno meno; hanno più redditi di quelli che non l’hanno, potrebbero consumare di più ma non lo fanno.

Iniquità insomma.

Da iniquità ad iniquità: il Lavoro di Consumo, quell’obbligo di dover acquistare per produrre ricchezza, crescita economica, PIL, non viene retribuito. Viene però tassato.

L’IVA sui prodotti acquistati e la TARSU per lo smaltimento del consumato espongono l’iniquità.

Sottraggono risorse economiche al già magro potere d’acquisto dei redditi da lavoro.

Proprio quel reddito incapace di dare sostegno alla Domanda.

Li vedete gli angoli nascosti della crisi economica?


Mauro Artibani

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categorie: economia, consumi, crisi
giovedì, 14 maggio 2009

CONSUMATORI, UNA POLITICA STREGONA HA FATTO FINTA DI NIENTE


Centro destra, centro, centro sinistra, tutti a mordere la crisi, tutti morsi dalla crisi; tutti incerti sul da farsi.

Tutti guardano dalla stessa parte, tutti vedono la stessa cosa: nessuno intravvede il bluff.

Il mercato del lavoro superaffollato ha ridotto stipendi e salari; il mercato delle merci, altrettanto superaffollato, non ha ridotto i profitti.

All’eccesso di offerta fa il paio l’insufficienza dei redditi.

Così si scrocca tutto?

Allora debito!

Sta qui l’inizio della crisi: si surrogano i redditi, si proteggono i profitti.

L’indiziata: una politica stregona durata molti anni che ha fatto finta di niente.

Anzi, prima ci ha gabbato oggi offre tutele.

Se non è bluff questo?

Un paradigma ha sostenuto il bluff: i Produttori producono ricchezza, la distribuiscono; i Consumatori, costretti dal bisogno, con quella ricchezza consumano.

Falso!

Basta cambiare l’ordine degli addendi e il prodotto cambia, eccome!

Sono i Consumatori a produrre ricchezza, il 70% del PIL.

I Produttori, loro, hanno invece il bisogno, quello di smaltire l’eccesso di produzione.

Noi forti, Loro no. Noi al centro del meccanismo produttivo, Loro no.

Noi smaltiamo l’acquistato per far riprodurre, Loro no: a Loro i profitti a Noi i debiti!

Politica, politici, politicanti, dico a Voi: questo gioco è finito.

Occorre farsi seri, la crisi lo impone: li vedete i fatti nuovi, spazi nuovi di azione, nuovi equilibri da contrattare, debiti da risarcire, ricchezza da redistribuire?

Star tutti li, ammucchiati su quella sponda, non paga tutti.

L'occasione c'è per tornare a distinguervi, a prendere le parti, a farvi parte: non un nuovo partito, partito nuovo invece.

Per dare magari rappresentanza a quelli che, non avendo più bisogno di soddisfare bisogni già ampiamente soddisfatti, producono ricchezza e con la consumazione danno la spinta alla nuova produzione fino a generare ancora nuova ricchezza.

Per farsi sponsor di gente così: forte anche se impoverita.

Per dare ristoro con redditi da consumo al Lavoro forzato del dover consumare.

Noi ristorati potremmo allora tornare a produrre ricchezza; voi ristoranti, troverete consensi al vostro desco.

Yes we can!

Certo si potrà far altro, stare ancora con i nuovi deboli: i produttori. Hanno più bisogno loro di vendere che noi di acquistare.

Si potrà stare a bagnomaria, in attesa degli eventi.

Si può, pure, cambiare la ragione sociale del capitalismo dei produttori in quello dei Consumatori.

Abbiamo i numeri, la forza, le virtù, il ruolo: ne abbiamo ben donde.

Noi siamo tanti; tutti.

Non tutti vi voteranno, tanti si!

Mauro Artibani


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Paoletti D’Isidori Capponi Editori

Marzo 2009


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lunedì, 11 maggio 2009

CONSUMATORI SENZA REDDITI A CACCIA DI REDDITO


Chi, tra i Consumatori, crede di potersi sottrarre al gioco al massacro della crisi economica, lo faccia.

Gli altri giochino.

Belleppronto un gioco sapiente, magnifico ancorchè munifico per entrare dentro il meccanismo produttivo che ha generato la crisi economica.

L’intento: riparare il guasto.

Si inizia passando in rassegna i punti critici che mostrano lo stress del sistema.

Un tour dentro gironi infernali.

Si inizia dal mercato del lavoro superaffollato che riduce i redditi.

Si passa poi a quell'eccesso di capacità produttiva che riduce i margini di profitto delle aziende e le risorse disponibili per i redditi.

Si da' un'occhiata alla riduzione del ciclo di vita dei prodotti che moltiplicano l’offerta; pure qui i redditi diventano insufficienti.

C'è poi la moltiplicazione dell’offerta e quella degli offerenti che mitiga i prezzi, contrae gli utili delle aziende quindi i redditi da lavoro.

Si scorge pure come l’aumento della disoccupazione riduca il reddito complessivo disponibile.

Prima di uscire a riveder le stelle non ci si può sottarre al rapporto 2008 della BRI: certifica le disparità tra profitti e redditi.

Queste le condizioni di stress per i redditi che hanno generato la crisi e che dalla crisi verranno aggravate.

Superato tra grida, improperi e qualche bestemmia il guado di quel mercato, brilla con forza la debolezza della Gente che lavora.

Ci si scorge tristi, avviliti, immiseriti, pronti a gettare la spugna.

Poi d’un tratto un bottone. Schiacciato, illumina una scritta multicolore che rischiara ed infonde vigore: TUTTI CONSUMATORI.

Una tecnica di anamnesi insomma, messa lì a bella posta.

Sottratti d’imperio all’imperio dell’happy hour, alè di corsa per rinverdire la memoria, scorgendo al fine le nostre Risorse.

Esposti a caratteri cubitali i nostri punti di forza, si debbono attraversare:

si passa per l'affrancamento dal bisogno che sottrae l'acquirente al consumo di necessità

si prende atto come il lavoro di consumazione disponga, confezioni, garantisca la crescita economica

ed ancora, come il 70% del PIL ratifichi il contributo dei Consumatori alla generazione della ricchezza.

Un grido ci accompagna all'uscita: Hanno più bisogno i Produttori di vendere che i Consumatori di acquistare.

Usciti fuori zuppi di orgoglio, rigenerati dal transito nelle ragioni economiche del nostro Fare, avvinti da rinnovato vigore: quel drink, un obbligo.

Siamo prossimi all'apoteosi.

Prima, l'ultima prova: LA SINTESI DEGLI OPPOSTI.

Trovare la migliore combinazione acciocchè la nostra debolezza reddituale, combinata con la forza del nostro ruolo, trovi soluzione per il nostro vantaggio.

Esercizio non facile, non impossibile.

Ci si lambicca, si improvvisa, si recalcitra; qualcuno scuote la testa; tutti ce la mettono tutta, avvinti da un fervore costituente.

Eccola l'apoteosi, la ratifica della costituzione di una lobby: “la lobby più forte di tutte le altre”.

La lobby di tutti, quella dei Consumatori dove si mostrano i muscoli, si impostano nuovi equilibri, si vince al gioco del reddito per uscire dall'economia della crisi.

Il premio? Il Reddito da Consumo che compensi l'insufficenza del reddito da lavoro e così tornare a recitare da protagonisti e senza affanni il notro ruolo.


Mauro Artibani

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venerdì, 08 maggio 2009

CONSUMATORI, UN AMBIENTE CONSUMATO NON POSSIAMO CONSUMARLO


Se il mondo è scarupato, le relazioni umane lacerate; se girano 3,7 punti di debito per ogni dollaro di PIL, ci sarà pure qualche responsabilità.

C’è il nostro zampino in tutto questo: Noi dilettanti del consumo che per bisogno ingrassiamo, che per bisogno vestiamo alla moda, che per bisogno cambiamo telefonino ad ogni piè sospinto. Consumatori che, per quel dannato bisogno, acquistano tutto ma proprio tutto.

Già, tutto questo tocca fare per dare sostegno alla crescita economica.

Nel fare questo abbiamo sprecato, come ci rimprovera L’Aduc; poi abbiamo inquinato, come ci rimproverano i cultori dell’ambiente; troppo debito, come ci rimproverano oggi quelli del credito; la vita spesa a fare la spesa ha svalutato le nostre risorse, riducendo all’osso la redditività del nostro reddito, come ci rimproverano gli scienziati delle scienze sociali.

Questo fare dilettante ha rimosso le nostre responsabilità; questo gioco è finito.

Tocca rimboccarci le maniche: farci seri, compiti.

La soluzione sta a portata di mano: con il 70% del PIL eccoci produttori di ricchezza; operatori economici qual siamo, Professionisti del Consumo dovremo essere.

Non v'è chi non veda, in questo nuovo Fare dei Consumatori, l'esercizio del Lavoro.

Lavoro, si lavoro.

Buono per dare nuovo senso al nostro agire, recuperare dignità all'azione, responsabilità agli atti necessari a tenere in ordine l'ambiente del nostro operare: il mercato, il mondo; perchè un ambiente consumato non possiamo consumarlo.

E se lavoro ha da essere, reclamare un Reddito di Scopo si può.

Reddito da spendere, magari con misura e garantire la crescita economica.

Fin quando, almeno, verrà partorito un modo diverso di generare ricchezza.


Mauro Artibani

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martedì, 05 maggio 2009

Consumi : il televisore nel mirino dell’unione europea

tv20l49.jpgLa crociata per abbattere  i consumi e salvare il pianeta passa dal televisore. Mentre l’unione europea studia standard minimi e nuove etichette energetiche che per la prima volta riguarderanno le tv e le microonde, lo scorso dicembre la commissione europea ha adottato una direttiva sulla protezione  ecocompatibile che mira a ridurre il consumo energetico in modalità stand-by di tutti gli elettrodomestici e prodotti elettronici per l’ufficio.

 Il regolamento di attuazione, entrato in vigore il 5 gennaio, stabilisce che dal 2010  i consumi in stand-by dei nuovi apparecchi dovrà essere inferiore a 1 o 2 watt. Questi valori saranno ridotti nel 2013 a 0.5 watt, approssimandosi così ai livelli raggiungibili con la migliore tecnologia a disposizione.



Oggi lo standby brucia circa 50TWh di energia elettrica all’anno nell’unione europea. Bruxelles si è posta l’obiettivo di una riduzione del 73% entro il 2020, con risparmi paragonabili al consumo di elettricità annuale della Danimarca e a un taglio delle emissioni di anidride carbonica, pari a 14 milioni di tonnellate annue.

 Di efficienza energetica si è occupato anche il governo italiano che nel suo pacchetto anticrisi ha previsto uno sconto fiscale per chi, nel contesto della ristrutturazione di una casa per la quale già usufruisce del bonus Irpef del 36%, acquista entro la fine di quest’anno mobili ed elettrodomestici ad alta efficienza energetica. Tra questi elementi figurano anche televisori. Le detrazioni previste sono del 20% delle spese sostenute fino a un massimo di € 10.000.


I CONSUMATORI STANNO TIRANDO I REMI IN BARCA


I Consumatori stanno tirando i remi in barca; hanno messo la sordina alla pratica quotidiana di consumo.

Cos’altro volete sia la caduta della Domanda?

Abbiamo consumato per rispondere ai bisogni, per cullare le emozioni, per sollecitare le passioni e fare esperienze: tutte scuse per generare ricchezza, mediante l’acquisto.

Tutto questo abbiamo fatto, vorremmo continuare a fare; non possiamo più fare.

Chi potrà sostituirci?

Chi potrà fare più PIL?

Chi, dopo tanto far non si fa pagar, anzi, paga l’IVA sulle merci acquistate e la TARSU per smaltire quel consumato?

Chi farà ri-produrre?

Chi muoverà l’economia?

Chi confezionerà la crescita?

Tutto questo oggi viene a mancare: questa è la crisi.

La causa: il reddito insufficiente. Abbiamo pure utilizzato il risparmio poi, per non farci parlar dietro, abbiamo fatto debito, ancora debito poi di colpo… alla canna del gas.

E pensare che per dare il meglio abbiamo pure sprecato, inquinato, avvilito le relazioni umane… pah.

I bene informati dicono sia sfiducia, i buontemponi dicono sfiga, qualcuno ci vede sfaccendati.

Io dico: datece li sordi!

Basta ciance: dal bisogno ci si è affrancati da un pezzo; le passioni, se non più merci, possono tornare cosa nostra; per le emozioni, co sta crisi, basta un bel tramonto.

Per la ricchezza no; a questo mirabile risultato del nostro fare professionale non possiamo rinunciare, per il nostro e l’altrui tornaconto.

Signori, per fare questo basta il reddito, magari solo di scopo!



Mauro Artibani

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giovedì, 30 aprile 2009

Newsletter n. 40 - 30 aprile 2009

COSTI NUCLEARI

Il "debito nucleare" di Enel
Il costo degli investimenti nel nucleare previsti da Enel è compatibile con un indebitamento finanziario di 50 miliardi di euro della società? Per ridurlo potrebbe decidere di vendere gli asset a maggiore redditività come la divisione sulle rinnovabili? Un articolo di Andrea Lepore di Greenpeace Italia per Qualenergia.it

L'anticipo della bolletta nucleare
Negli Usa un'utility del Missouri rinuncia a un progetto nucleare: non è riuscita a cambiare la legge che vieta di far pagare le centrali in bolletta ancora prima di costruirle. Se a pagare non sono i consumatori, e in anticipo, costruire centrali 'atomiche sembra non convenire.

 

L'ELETTRICITA' SOLARE SCENDE IN CAMPO

Il summit del fotovoltaico è a Verona
Dal 6 al 7 maggio si svolgerà a Verona la Conferenza internazionale sul fotovoltaico dal titolo “Italian PV Summit”. L’evento che anticipa di un giorno Solarexpo ospiterà oltre 50 relatori da tutto il mondo, aziende, istituzioni, policy makers e centri di ricerca per fare il punto sul mercato nazionale e sulle prospettive di sviluppo.

Come mi faccio l'impianto solare gratis
Avere un impianto fotovoltaici sul tetto senza spendere nulla. A Salerno e provincia in molti possono farlo grazie ad un'iniziativa dell'Agenzia Energia Ambiente: una Esco realizza a proprie spese gli impianti sui tetti dei cittadini, in cambio dell'incentivo per il conto energia. Agli utenti resta il risparmio in bolletta.

Innovativa "strategia solare" a San Diego
Nellà città californiana un nuovo programma per incentivare solare ed efficienza energetica: la Municipalità finanzia i costi dell'impianto o dell'intervento che poi saran no restituiti attraverso le tasse sugli immobili, anche se questi cambiereranno di proprietà. Un'iniziativa che altre città si apprestano a copiare.

Come integrare il fotovoltaico
Dal sito del GSE è scaricabile la seconda edizione della “Guida agli interventi validi ai fini del riconoscimento dell’integrazione architettonica del fotovoltaico”. Molte soluzioni ed esempi pratici.


PROSPETTIVE RINNOVABILI

Rinnovabili 2010, l'Europa è in ritardo
L'Unione Europa difficilmente riuscirà a raggiungere gli obiettivi per il 2010 sulle rinnovabili nel settore elettrico e nei trasporti. A frenare lo sviluppo delle fonti pulite incentivi poco affidabili, burocrazia e una rete che penalizza i piccoli produttori di energia rinnovabile. Il report della Commissione.

Piano Basilicata: 70 per cento di rinnovabili al 2020
Il Piano di indirizzo energetico-ambientale della Regione Basilicata, appena approvato, ribadisce il "no" al nucleare e punta su efficienza e rinnovabili. Obiettivi ambiziosi, ma anche limiti per i grandi impianti eolici e fotovoltaici. In Val D'Agri la creazione di un distretto energetico in cui si punti anche sulle rinnovabili.

fattoria eolicaCosa c'è da sapere sul mercato delle rinnovabili elettriche
Presentata la pubblicazione “Fonti rinnovabili: Guida alla vendita dell’energia e agli incentivi” frutto della collaborazione tra il Gestore del mercato elettrico e l’Aper. Un utile documento per gli addetti ai lavori, ma anche per chi intende entrare sul mercato.

Le rinnovabili integrate in una centrale
Un impianto eolico che produce anche idrogeno, da bruciare assieme al biogas in una centrale termoelettrica integrata. Elettricità, calore e carburante pulito da un solo impianto, tutto a rinnovabili. In Germania partono i lavori per la p rima vera centrale ibrida al mondo

Solare termico italiano, oggi e domani
Il mercato solare termico italiano detiene una quota del 10% di quello europeo. Lo conferma l'associazione di categoria Assolterm che stima in 400 mila m2 la superficie di collettori installati nel 2008. In totale l'installato in Italia ammonta oggi a 1,5 milioni di m2. Le potenzialità e gli obiettivi futuri del settore.

La policy italiana per l’energia pulita
Pubblichiamo l’introduzione di Gianni Silvestrini al “Codice delle Energie Rinnovabili e dell'Efficienza Energetica 2009”. Un excursus delle recenti politiche e delle legislazione italiana nel settore.


GLOBAL WARMING

Cosa pensa il Governo dei cambiamenti climatici?
Dopo la mozione “negazionista” approvata al Senato, le associazioni energetiche e ambientaliste chiedono chiarimenti al Presidente del Consiglio sulla reale convinzione del governo di intraprendere serie politiche contro il global warming e per l'energia pulita a livello nazionale e internazionale. Poca chiarezza anche in Confindustria.

Andare oltre la disinformazione
John Theodore Houghton, importante esperto del clima, oggi sul Guardian manda un segnale forte a coloro che si perdono dietro strumentali dispute sui reali effetti dei mutamenti climatici. Quelle che vanno seguite sono le prove scientifiche e queste ci dicono chiaramente che è necessaria un’azione urgente.

Buone notizie dai giganti delle emissioni
La strada verso un accordo internazionale sul clima è lunga e difficile, ma da Cina e Usa arrivano due buone notizie. Mentre la Cina per la prima volta parla di obiettivi di riduzione delle emissioni, negli Stati Uniti l'EPA inizierà a "regolare" la CO2 ancor prima che venga approvata la legge sul clima.

Information technology per il clima
Due studi pubblicati dal WWF International valutano i notevoli vantaggi offerti in termini di riduzione delle emissioni di anidride carbonica a livello mondiale sia delle video conferenze che del telelavoro.

Inventori contro il global warming
Un pannello che raffresca le stanze senza bisogno di energia, una scatola solare di cartone che permette di cuocere senza combustibili, un micronde gigante che sequestra la CO2 trasformando la biomassa in carbone. Ecco le invenzioni finaliste del concorso Climate Change Challenge promosso dal Financial Times.

 

 

FONTI FOSSILI SEQUESTRATE

centrale a carboneIl carbone quasi pulito della Regina
Il ministro dei cambiamenti climatici britannico annuncia che tutte le nuove centrali a carbone dovranno prevedere il sequestro e la cattura della CO2. Ma da subito per un quarto delle loro emissioni e totalmente solo nel 2025. Molto le perplessità da parte degli ambientalisti.

CO2, se il sequestro fa paura
A Barendrecht, in Olanda, la popolazione locale si oppone a un progetto sperimentale di sequestro della CO2. Il gas stoccato in un area così densamente popolata suscita obiezioni per motivi di si curezza. Con rischi non ancora ben conosciuti, la CCS trova nella diffidenza dell'opinione pubblica un ulteriore ostacolo.

Rischi e costi per fossili ed eolico
Nel valutare le opzioni di investimento in campo energetico non vengono mai considerato il rischio e la volatilità legati ai prezzi dei combustibili fossili, così come quelli della CO2. Davanti a questo nuovo approccio l’eolico risulterebbe già oggi più conveniente degli impianti convenzionali. Un’analisi dell’Ewea in un suo recente rapporto.