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Se i meccanismi di mercato negano a chi lavora redditi sufficienti per sostenere la Domanda.
Se il Debito fin ieri ha surrogato quell’insufficienza, oggi non più.
Se l’ Offerta di prodotto ieri in eccesso fisiologico, oggi ancor più eccessiva, privata di redditi adeguati a smaltirla, ristagna svalutandosi.
Se chi ieri ha regalato il credito, oggi non ci fa più credito.
Come cacchio faccio a mandare avanti la baracca?
Beh, sono un improvvido, improvviso: un Reddito di scopo!
Si, un Reddito per compensare quel lavoro di consumazione necessario a smaltire l’offerta; per generare nuova ricchezza e, giaccheccisono, fornire la spinta per nuovamente produrre. Pure, magari, per restituire dignità di ruolo e di azione ad una categoria, quella dei Consumatori, fin ieri apostrofata rimbambita, oggi ambita per uscire dalla crisi economica.
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org
Orsù compagni consumatori, rifacciamo il mercato!
I produttori che millantano credito di produrre ricchezza; che hanno così avuto credito dal credito, dalla politica, dai dottrinari dell'economia sono soggetti forti?.
I Consumatori che, nel loro quotidiano fare, fanno il 70% del PIL sono soggetti deboli, da tutelare?
Questo mercato imperfetto che registra la nostra debolezza ed il vanto immeritato dei nostri competitor è in crisi
Ma quale ricchezza d'Egitto: loro producono invece Valore e pure in eccesso.
Altro che forza: in quell' eccesso sta la loro debolezza.
Dipendono dai nostri umori acquirenti, dalle nostre idiosincrasie; dipendono dalla nostra attenzione nel conoscere i loro prodotti. Dipendono dal nostro tempo per poterli vendere; dipendono dalle nostre finanze per incassare profitti, per pagare salari e stipendi; dipendono dal nostro consumare l'acquistato per poter nuovamente produrre: Dipendenti.
Noi invece potenti. Produciamo ricchezza acquistando quel Valore che diventa denaro, quindi reddito da distribuire; quel Valore consumato infonde speranza per una nuova produzione.
L'ora è giunta, la crisi lo impone: gagliardi e pimpanti presenteremo il conto ai nostri Dipendenti, per quell'eccesso che sfianca i nostri redditi.
Le credenziali ci sono, la forza pure.
Tutori altro che tutelati, badanti non più badati.
Con la crisi che incombe e quel pizzico di disperazione che si sente nell'aria, dovranno darci il resto per non restare tutti, ma proprio tutti, sfiancati.
Anche loro.
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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Se il mondo è scarupato, le relazioni umane lacerate; se girano 3,7 punti di debito per ogni dollaro di PIL, ci sarà pure qualche responsabilità.
C’è il nostro zampino in tutto questo: Noi dilettanti del consumo che per bisogno ingrassiamo, che per bisogno vestiamo alla moda, che per bisogno cambiamo telefonino ad ogni piè sospinto. Consumatori che, per quel dannato bisogno, acquistano tutto ma proprio tutto.
Già, tutto questo tocca fare per dare sostegno alla crescita economica.
Nel fare questo abbiamo sprecato, come ci rimprovera L’Aduc; poi abbiamo inquinato, come ci rimproverano i cultori dell’ambiente; troppo debito, come ci rimproverano oggi quelli del credito; la vita spesa a fare la spesa ha svalutato le nostre risorse, riducendo all’osso la redditività del nostro reddito, come ci rimproverano gli scienziati delle scienze sociali.
Questo fare dilettante ha rimosso le nostre responsabilità; questo gioco è finito.
Tocca rimboccarci le maniche: farci seri, compiti.
La soluzione sta a portata di mano: con il 70% del PIL eccoci produttori di ricchezza; operatori economici qual siamo, Professionisti del Consumo dovremo essere.
Non v'è chi non veda, in questo nuovo Fare dei Consumatori, l'esercizio del Lavoro.
Lavoro, si lavoro.
Buono per dare nuovo senso al nostro agire, recuperare dignità all'azione, responsabilità agli atti necessari a tenere in ordine l'ambiente del nostro operare: il mercato, il mondo; perchè un ambiente consumato non possiamo consumarlo.
E se lavoro ha da essere, reclamare un Reddito di Scopo si può.
Reddito da spendere, magari con misura e garantire la crescita economica.
Fin quando, almeno, verrà partorito un modo diverso di generare ricchezza.
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009

I Consumatori stanno tirando i remi in barca; hanno messo la sordina alla pratica quotidiana di consumo.
Cos’altro volete sia la caduta della Domanda?
Abbiamo consumato per rispondere ai bisogni, per cullare le emozioni, per sollecitare le passioni e fare esperienze: tutte scuse per generare ricchezza, mediante l’acquisto.
Tutto questo abbiamo fatto, vorremmo continuare a fare; non possiamo più fare.
Chi potrà sostituirci?
Chi potrà fare più PIL?
Chi, dopo tanto far non si fa pagar, anzi, paga l’IVA sulle merci acquistate e la TARSU per smaltire quel consumato?
Chi farà ri-produrre?
Chi muoverà l’economia?
Chi confezionerà la crescita?
Tutto questo oggi viene a mancare: questa è la crisi.
La causa: il reddito insufficiente. Abbiamo pure utilizzato il risparmio poi, per non farci parlar dietro, abbiamo fatto debito, ancora debito poi di colpo… alla canna del gas.
E pensare che per dare il meglio abbiamo pure sprecato, inquinato, avvilito le relazioni umane… pah.
I bene informati dicono sia sfiducia, i buontemponi dicono sfiga, qualcuno ci vede sfaccendati.
Io dico: datece li sordi!
Basta ciance: dal bisogno ci si è affrancati da un pezzo; le passioni, se non più merci, possono tornare cosa nostra; per le emozioni, co sta crisi, basta un bel tramonto.
Per la ricchezza no; a questo mirabile risultato del nostro fare professionale non possiamo rinunciare, per il nostro e l’altrui tornaconto.
Signori, per fare questo basta il reddito, magari solo di scopo!
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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“La velocità di deterioramento della crisi sta rallentando” parola di Mario Draghi.
Ieri crisi, oggi meno. E domani?
Adda passà 'a nuttata: questo l’ottimismo di maniera che trapela dagli addetti ai lavori.
Dell'ottimismo quello vero, quello che conta, quello dei Consumatori, neanche l’ombra.
A furia di politiche monetarie, tassi bassi e sgravi fiscali con il fiato corto, ci arriverà addosso altro debito a mò di denaro, buono per fare le nozze con i fichi secchi.
Per un pò passerà la fame; si rischia la dissenteria.
Ricominciamo daccapo: la crisi è crisi da insufficienza di reddito per sostenere quella Domanda, necessaria per smaltire il cronico eccesso di Offerta. Con il debito, surrogato del reddito, si è messa una pezza; con il credito si è fatto prima business poi SBOOM.
Dove siete Signori dell’economia, apostoli della concorrenza, equilibristi del Valore?
Al Mercato si usano due pesi e due misure; trovano conforto i figli non i figliastri.
Là, dove un mercato del lavoro superaffollato svaluta i redditi, quello delle merci in eccesso non svaluta i profitti.
Mercato assistito questo, assistito dal debito che ha sostenuto artificialmente la domanda: lo vedete il bubbone della crisi?
Signori, dico a voi, il debito non è più in grado di dare supporto alla domanda, occorre darsi da fare per riequilibrare il valore dello scambio e rendere efficiente il mercato.
Hanno più bisogno i produttori di vendere che i consumatori di acquistare: va stimato questoValore, definito un nuovo prezzo.
Quel prezzo potrà arrivare nelle nostre tasche: sarà Reddito da Consumo, buono per rimpinguare altri asfittici redditi, buono per consumare.
Altro che terra incognita!
Mauro Artibani
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Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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Facciamo una capatina al mercato, là dove si forma il prezzo, dove si incontrano domanda e offerta; dove tu vendi io compro, dove il valore si trasforma in ricchezza, la ricchezza in reddito.
In questo luogo, da qualche tempo, quegli stessi individui non si incontrano; si scontrano invece due eccessi: la sovraccapacità produttiva, l’incapacità reddituale.
Et voilà: la crisi economica.
Personaggi ed interpreti: Produttori e Consumatori.
L’uno, il lattaio, troppo latte dopo tre giorni caglia; l’altro, manca di denaro per ciucciare tutto quel latte.
L’uno, che produce moda che passa di moda troppo in fretta; l’altro, ieri smodato, oggi senza il becco d’un quattrino.
L'uno, l’editore, costretto ad incartare pesce con i quotidiani del giorno dopo; l’altro che, esausto nelle finanze, manca al quotidiano informarsi.
Impicci, insomma, che svalutano Valore, bruciano Ricchezza.
Il primo eccesso, quello dell' offerta, preda risorse. Se consumate inquinano: Valore però.
Valore/merce che assolve bisogni, ristora passioni, sollecita emozioni: acquistate diventano ricchezza.
Altro eccesso: la domanda.
I Consumatori, hanno fatto il possibile e l’impossibile per rispondere spendendo reddito, risparmio, debito assolvendo bisogni, ristorando passioni ed emozioni, fino alla consunzione .
Che fare per uscire dal guado?
Stare fermi, appostati; non consumando non si depreda, non si inquina: pure questo un valore.
Se assoldati, allegri, vivaci consumeremo come prima, più di prima.
A buon intenditor, poche parole!
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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Solo per il settore auto gli incentivi messi a punto in diciannove paesi ammontano a 50 miliardi di $, come precisa la società di analisi Deloitte. Solo una parte dei 3.600 miliardi stimati per sostenere la crescita e stimolare la ripresa.
Crescita e ripresa sono insomma i precetti con cui i Consumatori vengono richiamati all'ordine; a cui dobbiamo corrispondere con il nostro esercizio di consumo.
Bei tempi quando bastavano gli incanti della pubblicità e le sapienti prodezze del marketing per potervi corrispondere!
Bei tempi quando bastava il reddito per poter consumare!
Bei tempi quando si poteva abusare dei risparmi!
Ancora ieri si poteva, con le scorribande del credito al consumo e poi con il debito.
Oggi no!
Oggi si propongono incentivi, magari bonus.
Quella crescita e quella ripresa reclamano montagne di debito pubblico che oscurano il domani.
Bene. Se vogliamo che quel domani sia un altro giorno occorre trovare nuovi equilibri, imporre una nuova misura al mercato.
Là, dove il lavoro produttivo svalutato e inflazionato non trova reddito adeguato; dove il lavoro di consumo non trova riconoscimento nè ristoro, là in mezzo, tra una produzione in eccesso e un consumo indefesso, il debito ha sostituito la moneta per produrre ricchezza.
Qui deve trovare albergo un Reddito di Scopo che integri quelle insufficienze, retribuisca l'esercizio professionale del consumare, dia la stura alla Domanda, stappi il tappo della crisi che imballa il meccanismo produttivo.
Altro che “terra incognita”!
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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In questo universo dello sfarzo, non è tutto oro quel che luccica.
Più si diventa ricchi, minore il profitto che si ricava dall’acquisto dei beni, più si è indotti a risparmiare: parola di Keynes.
Ta-ta-tan: il paradosso della parsimonia.
Se tutti ricchi, tutti risparmiamo: si consuma meno, meno PIL, si ridurranno gli investimenti, il lavoro, il reddito e per questa via anche il risparmio.
Altro paradosso allora: se tutti ricchi, saremmo più poveri.
Calma e gesso, non saremo tutti ricchi e, vivaddio, nemmeno parsimoniosi cosicchè, nel nostro lavoro di consumo per sostenere la crescita con redditi insufficienti, si possa alfin esporre l’ennesimo paradosso: produrre ricchezza con il debito.
Cacchio, di paradosso in paradosso non c’è più ciccia ma solo l’osso.
Oddio, più che l’osso, questi ossimori mostrano contraddizioni, fragilità e crepe del sistema economico.
Ci vorrebbe un furetto tutto pepe, grazia, impertinenza: un giustiziere economico per non sprecare ricchezza, per mitigare povertà.
Detto fatto. “Come la freccia che dall’arco scocca, vola veloce di bocca in bocca”: Eccolo, è lui, si proprio lui, il Professional Consumer.
Gagliardo ed inorgoglito, fischiettando fra i denti recita a memoria: chi ha troppo Dia, chi ha poco Prenda.
Poi, sollecitato dagli astanti, chiosa: Se troppo ricchi, si consuma meno; se poveri, troppo consumo, troppo debito. Queste diseconomie infestano l’economia; occorre riequilibrare le quote di risparmio, le quote di consumo, redistribuire quote di reddito; estirpare infestanti parsimonie, mitigare prodighi eccessi per riportare in equilibrio il sistema perchè beati, non più beoti, si possa tornare tutti a consumare.
Un dire che non ammette repliche.
Gli entusiasti applaudono, qualcuno mugugna; chi, inebetito, arrossisce.
Al fin del dire si inchina, ringrazia; con un colpo di reni si inarca, salta, rimbalza, si imbosca.
La foresta lo avvolge.
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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Ci sono in giro ricchi, riccastri e quelli senza il becco d'un quattrino.
Negli USA, l’industria del credito ha prosperato con il debito. Lo stesso debito che ha fatto prosperare l’industria della manifattura Cinese.
Si sono fatti profitti approfittando del debito.
Per un certo tempo il meccanismo ha funzionato poi il crollo della Domanda dei Consumatori Americani, con redditi insufficienti per continuare a sostenerla e della Domanda di quelli Cinesi che non decolla; stessa insufficienza per cominciare a sostenerla.
I primi ingrigiscono nell’ozio; i secondi, ingrigiti dall’ozio, vogliono consumare.
Con redditi insufficienti dunque, debiti necessari, crediti obbligati.
Gli Americani hanno fatto debito per prosperare consumando merci; i Cinesi hanno fatto credito agli USA per prosperare vendendo merci.
In questo gioco delle parti USA / CINA si celano due squilibri per garantirne uno: un PIL mondiale per il 20% sostenuto dai consumatori “stellestrisce”, solo per un misero 3 da quelli con gli occhi a mandorla.
Squilibrio che non ammette equilibri; un giro vorticoso di debito di 3,7 a 1 $ sul PIL.
Quel credito che sostiene il debito, che regge il consumo, che regge la produzione per generare ricchezza si è bloccato: consumo fermo negli USA, produzione ferma in CINA.
Orsù: non è un bel vedere!
Gli Americani costretti a far ricchezza consumando a debito. Già, la produzione improduttiva non è un alternativa: i 700 miliardi di $ l'anno in rosso della bilancia commerciale lo certificano.
Il “soccorso rosso” cinese acquista quel debito invece di finanziare i consumi interni adeguando i redditi.
Cinici i Cinesi, basso il costo del lavoro, competitive le loro merci.
Tutto questo accade: patente l'usura del meccanismo. Scricchiolii dappertutto.
Per andare oltre occorre reddito, senza altri panegirici.
Reddito vero, reddito di scopo, reddito da consumo altro che debiti, altro che crediti.
Questo si deve, per inorgoglire i sovrautilizzati consumatori yankee e i sottoutilizzati visigialli.
Per la loro prosperità, la nostra e quella di tutti.
Mauro Artibani
P.S. Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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C’è ancora nebbia fitta nell’aria che non lascia scorgere con nitidezza l’efficacia delle azioni, dei fatti, delle soluzioni proposte per contrastare la crisi economica.
Stimoli fiscali e monetari, disponibilità di credito vanno per la maggiore; misure insomma che facciano aumentare la spesa dei Consumatori.
Perché sgravi fiscali?
Buon dio, per aumentare il reddito disponibile, cos’altro sennò? Con quell' incentivo finanzio il reddito e, da buon consumatore-contribuente, consumo.
Perché stimoli monetari?
Semplice: per integrare il reddito a sostegno dell’espansione della domanda.
Perché maggiore disponibilità di credito?
Per mettere pezze al debito, continuando a fare debito.
Ma che cacchio di soluzioni sono queste: coperte corte che lasciano i piedi al freddo.
Se torna a crescere l’inflazione, cresce il costo del denaro da restituire; con la deflazione cresce, invece, il valore di quel denaro. Brrrrrrr!
Se il debito pubblico si fa insostenibile, verremo richiamati all’ordine contributivo. Brrrrrrr!
Se tutto questo accade, chi metterà le pezze?
Ma come chi, i Consumatori, chi altri sennò?
Un new “new deal” dei Consumatori. Buono per chi investe, chi produce, chi lavora, chi commercia; pure per gli esattori, insomma per tutti.
Essipperchè se i Consumatori consumeranno ci sarà chi investirà per produrre, ci sarà chi vorrà produrre, ci sarà bisogno di lavoro per produrre e chi vorrà commerciare quel prodotto; rimpingueremo pure le casse erariali, anche gli altri dovranno farlo!
Per sostenere questo ruolo salvifico, occorre andare oltre il debito. Occorre denaro, reddito, piccioli, cash per compensare il valore produttivo delle azioni messe in campo, per retribuire quel Lavoro di Consumo; per garantirne la continuità, al riparo da rovesci congiunturali.
Chi altri potrà fare di più e meglio?
Dare ai Consumatori quel che è stato fin qui dei Cesari, questo quel che occorre.
Potrà Cesare sottrarsi?
Mauro Artibani
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Questa crisi sfianca; lascia tutti esposti a ogni folar di vento.
Se c’è bonaccia restiamo fermi, depressi, indebitati, inebetiti: scorte industriali che si svalutano; dal lattaio il latte caglia; l’assordante ticchettìo degli abiti che passano di moda sugli scaffali ossessiona i commercianti; l’invenduto dei quotidiani incarta il pesce; quelli del credito a guardarsi in cagnesco; quelli che lavorano si girano i pollici; i consumatori sfaccendati.
Tutti stressati, ingolfati e in trepida attesa.
Se dopo la bonaccia però si alza il vento dell’inflazione, aumenta il costo del debito e sono cacchi!
Se c’è deflazione poi, aumenta il valore del nostro debito e giù altri cacchi.
Se c’è inflazione si riduce pure la capacità di acquisto, si ferma la produzione, si riduce il lavoro, non si commercia, aumentano le sofferenze creditizie.
Stessa cosa con la deflazione: si rimanda l’acquisto a prezzi più convenienti, i produttori lì in attesa, i lavoratori a braccia conserte, i commercianti sulla porta sbadigliano, quelli del credito ingrigiscono.
Realtà, surrealtà? Ce n’è per tutti o forse per nessuno.
La “democrazia della crisi” si dice. Tutti nelle piste perché chiunque si sia, si è pure Consumatori.
Impiegati e operai, consumatori; c’è chi è consumatore e magari libero professionista; ci sono pure i produttori che consumano; per i commercianti stessa cosa. Sono consumatori pure i pensionati e i precari: precari nel lavoro, precari nel consumo. Per i disoccupati neanche quello: ex nel lavoro e nel consumo.
Siamo tanti, tutti insomma, diversi e variopinti.
C’è chi da, chi ha dato, chi vorrebbe dare e chi non può: altro che tutti uguali!
L’indicatore della “propensione al consumo” espone le differenze: tra chi consuma e risparmia, chi ha consumato senza risparmio, chi ha consumato a debito, chi ha consumato fino allo stremo, chi non ha più da consumare.
Orsù signori, questo squilibrio nel Dare va ricomposto. La crisi non fa sconti, per uscirne: voilà nuovi Acconti.
I primi dovranno essere richiamati all’ordine del dare mettendo le mani al gruzzolo; ai secondi un encomio solenne, ai terzi e quarti bisognerà dare… che so un Reddito da Consumo perché possano tornare a dare.
Eccola la democrazia, affinché si possa contribuire all'esercizio della crescita tutti ed in egual misura.
Mauro Artibani
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La crisi finirà?
Certo, magari saremo più poveri perché quel maledetto debito non potrà più essere consentito, l'allegro credito neanche; tra Reddito e Consumi occorrerà trovare un diverso equilibrio; verrà comprensibilmente generata meno ricchezza, meno soldi da distribuire, insomma, meno PIL per tutti.
Egregi Consumatori, non tutto il male vien per nuocere, avremo forse meno sfizi, più spazi, meno inghippi, più tempo, meno stress; qualche sbadiglio e un po’ di noia.
A meno che,
a meno che non ci venga retribuito il Consumo di Eccesso.
Si, quello d'eccesso, proprio quello con cui si è prodotto ricchezza; che ha fatto crescere il PIL, a cui si è potuto dar corso con l’eccesso di debito, che ha ingolfato il credito; quello che ha prodotto sprechi, inquinamento, che ha speso la nostra esistenza a fare la spesa.
Signori l’occasione è ferma e risoluta.
Dovrete decidervi: la crisi morde, il tempo stringe e noi potremmo scegliere il fare probo.
Mauro Artibani
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Lo stato dell’economia dei consumi: pessimo.
Quello degli operatori del mercato, ancor di più.
I produttori: con margini di profitto smozzicati da un cronico eccesso di offerta.
I commercianti: stremati da costose pratiche di fidelizzazione per affrancarsi dalla concorrenza.
Quelli dell’informazione: sfiancati dal tentativo di raccattare l’attenzione di consumatori in tutt’altre faccende affaccendati.
I pubblicitari: fiaccati dal confezionare slogan per attenzioni ingolfate.
Quelli del marketing, stressati dal compito più arduo: confezionare la Domanda per acquirenti squattrinati.
I Consumatori: chiusi in un decoroso riserbo, costretti da redditi insufficienti, non rispondono alla Domanda.
E siamo all’oggi.
Se tutto questo E’, chi investirà per produrre invenduto? Chi commercerà quell’invenduto? Chi inventerà slogan per l’invenduto? Chi confezionerà domanda di invenduto?
Eccola la crisi. Si, crisi su crisi.
Tutti cercano tutele, tutti vanno tutelati.
Tutelano gli Stati bolsi e indebitati?
Tutelano quegli istituti di credito che non tutelano manco se stessi?
Tutelano forse i governatori del denaro mal distribuito?
Tutela una politica screditata e priva di idee?
Signori, siamo alle solite: tutti fingono di non sentire; tutti fan finta di non capire.
Per sbloccare il meccanismo della crisi occorre il Reddito per sostenere la Domanda.
Altro che tutele!
Questo il modo, l’unico, per far tornare redditizio il nostro fare di Consumatori, poi il fare di tutti.
Se assoldati, oplà, tutori del Mercato: acquisteremo l’eccesso, l’invenduto; presteremo attenzione, risponderemo alla domanda, torneremo fedeli al nostro Lavoro di Consumo.
Potrete scommetterci, sarà tutto come prima.
Mauro Artibani
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Se il Reddito non è in grado di sostenere la Domanda, il meccanismo economico non è “en panne”: si deve rifare daccapo.
Lo squilibrio non fa sconti
Maggiore l’Offerta, maggiore la Domanda = Ricchezza.
Quando invece l’offerta si fa insostenibile per il reddito a disposizione, viene prodotto debito altrettanto insostenibile: questo il punto della crisi.
Per uscirne o si riducono i consumi, rendendo così sostenibile il reddito, o si aumenta il reddito per sostenere i consumi e smaltire l’offerta.
Possiamo girare e rigirare i fatti: non si intravedono terze vie.
Un adagio recita: “nessuno regala denari”.
Ecchì vuole regali! Abbiamo lavorato a più non posso per smaltire la domanda.
Lavorato, si lavorato impiegando Tempo, Attenzione; ci siamo pure informati; fiduciosi, abbiamo esportato fiducia a tutta la filiera produttiva; abbiamo impiegato i nostri denari fino a sprecare merci, ad inquinare fino ad impallarci: non è lavoro questo?
Quel denaro: guadagnato!
La soluzione, reddito per il Lavoro di Consumo, appare equa.
Diminuire invece i consumi porterebbe ad una riduzione dell’offerta e ad una diminuzione dei redditi per tutti.
Soluzione equa pure questa: soffriremmo la fame tutti, proprio tutti.
Qui prodest?
Mauro Artibani
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Si è consumato con il debito; si è creato credito con il debito; si è vissuto a debito.
Quell’eccesso di consumo fatto con il debito ha prodotto inquinamento; inquinate pure le relazioni umane; indebolite nazioni già indebitate.
Un ossimoro si aggira per il mondo: la ricchezza prodotta con il debito.
15 anni di stra-vacanze senza il becco d'un quattrino.
Poi sboom.
Il meccanismo di rifinanziamento dei mutui immobiliari USA, con il quale si drenava reddito per consumare dal debito, è finito in pezzi; a catena è andato in pezzi tutto il resto.
Oggi si va da quei pezzi, al tentativo di mettere pezze alla crisi economica: et voilà si ricomincia.
Azzerati i tassi di interesse, più facile indebitarsi.
Scende l’inflazione: ci si può indebitare a costi più contenuti.
Gli stati nazionali mettono debito su debito per sfornare politiche anticicliche.
Noi consumatori, per garantire quella crescita, abbiamo l'obbligo di tornare a consumare ahimè con il debito.
Siamo di fronte all’ottimismo imperscrutabile della ragione o alla negligenza, insipienza e disperazione della volontà?
L’ottimismo insomma di chi non ha voluto spendere appena 600 miliardi di $ per erogare garanzie di pagamento ai mutuatari- sterilizzando il veleno contenuto nei titoli tossici- spendendo invece 20 volte tanto per salvare banche affinché possano continuare ad erogare credito, quindi debito?
O la disperazione di chi non riesce a vedere oltre il debito?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Noi consumatori, non avendo il tempo dei posteri, abbiamo al nostro arco due frecce per fare centro contro il debito: non possiamo sbagliare.
La prima: tirarci fuori dal debito riducendo i consumi non necessari.
La seconda: pretendere in maniera risoluta un reddito di scopo.
Reddito! Non prebende, bonus, oboli.
Lo scopo? Continuare a consumare.
Un Reddito che compensi l’obbligo di dare sostegno alla crescita economica .
Mauro Artibani
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