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E’ tempo di esami: interroghiamo gli astanti.
Chi acquista merci generando ricchezza?
Chi, consumando l’acquistato, fa ri-produrre fornendo continuità al ciclo produttivo?
Chi, mediante l’acquisto, distribuisce denaro ai profitti, ai redditi pure alle casse erariali?
Chi, per sostenere la Domanda di un’ Offerta in eccesso, ha bruciato reddito, risparmio, debito?
Chi, pur di adempiere al proprio ruolo, invece di cibarsi ingrassa, invece di abbigliarsi veste alla moda che passa di moda?
Chi, consumando l’acquistato, smaltisce l’eccesso inquinando l’ambiente?
Suvvia: i Consumatori! Chi altri sennò?
Già, tutto questo abbiamo fatto, tutto questo, per mancanza di un reddito sufficiente alla bisogna, non potremo più fare: et voilà la crisi!
Porcoggiuda saremo costretti a ridurre le spese per compensare questa insufficienza, non potremo sostenere la domanda, aumenterà quell’offerta già sovrabbondante, si ridurranno gli investimenti; meno lavoro, meno reddito, meno incassi per l’erario; verrà bruciato valore, verrà bruciata ricchezza; meno crescita economica, ancora più crisi.
Astanti, ci siete?
Et voilà la chiosa: la crisi mostra, anche a chi non vuol vedere, come l’acquisto non sia solo ristoro ai bisogni, non sia neanche solo un vezzo, forse pure una volgare ancorché irrinunciabile necessità per sostenere la crescita e generare ricchezza.
Un obbligo che, per essere esercitato, ha bisogno del conforto di un reddito adeguato.
Non un obolo, il giusto ristoro invece per un esercizio di necessità: un lavoro per Noi!
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org

L’ho detto, l’ho scritto, sono costretto a gridarlo: LA CRISI E' FIGLIA DI UN SISTEMA PRODUTTIVO SFIANCATO E DI UN MERCATO STRABICO.
Altro che terra incognita.
Nel mercato del lavoro un eccesso di Domanda ha ridotto i redditi, aumentato i profitti; in quello delle merci l’eccesso di Offerta non ha ridotto i prezzi, nemmeno i profitti: nessuno si è accorto di nulla, tutti hanno taciuto.
Il credito drogato, che ha surrogato quel reddito insufficiente, ha sostenuto artificialmente la domanda.
Si sono fatti profitti, anzi si è prodotto ricchezza con il debito.
Per un po’ ha funzionato: oggi Sboom.
Credo sommessamente e con tracotante volontà ritengo si debba ricominciare daccapo.
Se la crescita economica si fa comandamento, tabù, il PIL diviene il totem attorno a cui danzare senza posa: il 70% del PIL il risultato di cotanto danzare dei Consumatori.
Ma quale esercizio di bisogno allora! Il consumare si fa esercizio produttivo, i Consumatori operatori economici.
Per questo esercizio occorre mettere in campo Tempo, Attenzione, Perizia, Costanza, pure Ottimismo: un vero e proprio Lavoro.
E se lavoro ha da essere, Reddito sia.
Sbigottiti?
Agli sbigottiti basta dare un'occhiata in giro: ci sono già occasioni di reddito, eccome.
Reddito, ancora occasionale, che si può intercettare in alcune proposte commerciali.
Reddito che si può estrarre da un acquisto sapiente.
Reddito dal “fai da te”.
Occhio ragazzi: occorre spulciare, indagare, farsi pure ficcanaso.
Le televisioni commerciali retribuiscono l’uso della mia attenzione, mi intrattengono: non pago il canone, ottengo vantaggi economici.
Le free press stessa cosa. La mia quotidiana attenzione venduta vale il costo del quotidiano: incasso pressappoco 365 euro l’anno e sono pure informato.
Ikea retribuisce, con il prezzo più basso, il lavoro necessario per montare il mobile acquistato: un bel guadagno.
C'è il costo più vantaggioso di alcune merci che serve per fidelizzarmi. Acchiappo tutte le carte fedeltà, fidelizzo i fidelizzatori, acquisto solo quelle merci convenienti: ci guadagno.
Se con la mia famiglia ed altre famiglie facciamo un Gruppo d’Acquisto, questa massa critica farà il prezzo e la qualità del prodotto: un bel guadagno.
C’è ancora il faidate.
Se invece di cibarmi ingrasso, spendo troppo e male; se invece di abbigliarmi vesto alla moda, che passa di moda, spendo troppo, spreco.
Risultato: bassa la redditività del mio reddito.
Se non ingrasso spendo meno, più salute: ci guadagno; se distillo la moda, scarto meno, spreco meno: ci guadagno.
Miglioro così quella redditività, rifocillo il reddito, aumento la capacità di spesa.
Occorre che quelle occasionalità lascino l'occasione per farsi Sistema; quegli acquisti sapienti dovranno farsi Regola; il faidate tornare a farsi “economia domestica”.
Certo, lasciare la gestione della domanda al faidate un azzardo.
Quel fardanoi un guaio per voi.
Per recuperare reddito verrebbe ridotta la domanda, quindi ancor più eccesso d'offerta; il valore svalutato, i profitti ridotti, i redditi pure, meno ricchezza per tutti: crisi nera.
Chi sarà disposto a correre questo rischio? Dio ve ne scampi e liberi.
Il Reddito da Consumo invece il male minore.
Lo si può estrarre dagli extra profitti ottenuti dalla compressione di stipendi e salari, quelli maturati dal forzato smaltimento dell'eccesso produttivo; quelli insomma scovati dalla Banca Regolamenti Internazionali
In cambio: garanzia di consumazione, smaltimento dell'offerta, continuità del ciclo produttivo; utili pochi, maledetti, certi, e profitti smilzi ma assicurati.
Di questi tempi, meglio di così si muore.
Ecco, l'ho detto tuttodunfiato: dati, fatti, opzioni, sta tutto qui.
Se ho torto ditelo; se ho ragione pagatelo quel maledetto reddito: buon pro ci faccia, a tutti.
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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Se i meccanismi di mercato negano a chi lavora redditi sufficienti per sostenere la Domanda.
Se il Debito fin ieri ha surrogato quell’insufficienza, oggi non più.
Se l’ Offerta di prodotto ieri in eccesso fisiologico, oggi ancor più eccessiva, privata di redditi adeguati a smaltirla, ristagna svalutandosi.
Se chi ieri ha regalato il credito, oggi non ci fa più credito.
Come cacchio faccio a mandare avanti la baracca?
Beh, sono un improvvido, improvviso: un Reddito di scopo!
Si, un Reddito per compensare quel lavoro di consumazione necessario a smaltire l’offerta; per generare nuova ricchezza e, giaccheccisono, fornire la spinta per nuovamente produrre. Pure, magari, per restituire dignità di ruolo e di azione ad una categoria, quella dei Consumatori, fin ieri apostrofata rimbambita, oggi ambita per uscire dalla crisi economica.
Mauro Artibani
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Marzo 2009
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Orsù compagni consumatori, rifacciamo il mercato!
I produttori che millantano credito di produrre ricchezza; che hanno così avuto credito dal credito, dalla politica, dai dottrinari dell'economia sono soggetti forti?.
I Consumatori che, nel loro quotidiano fare, fanno il 70% del PIL sono soggetti deboli, da tutelare?
Questo mercato imperfetto che registra la nostra debolezza ed il vanto immeritato dei nostri competitor è in crisi
Ma quale ricchezza d'Egitto: loro producono invece Valore e pure in eccesso.
Altro che forza: in quell' eccesso sta la loro debolezza.
Dipendono dai nostri umori acquirenti, dalle nostre idiosincrasie; dipendono dalla nostra attenzione nel conoscere i loro prodotti. Dipendono dal nostro tempo per poterli vendere; dipendono dalle nostre finanze per incassare profitti, per pagare salari e stipendi; dipendono dal nostro consumare l'acquistato per poter nuovamente produrre: Dipendenti.
Noi invece potenti. Produciamo ricchezza acquistando quel Valore che diventa denaro, quindi reddito da distribuire; quel Valore consumato infonde speranza per una nuova produzione.
L'ora è giunta, la crisi lo impone: gagliardi e pimpanti presenteremo il conto ai nostri Dipendenti, per quell'eccesso che sfianca i nostri redditi.
Le credenziali ci sono, la forza pure.
Tutori altro che tutelati, badanti non più badati.
Con la crisi che incombe e quel pizzico di disperazione che si sente nell'aria, dovranno darci il resto per non restare tutti, ma proprio tutti, sfiancati.
Anche loro.
Mauro Artibani
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LA CRISI OLTRE LA CRISI
guarda il video
http://tv.repubblica.it/rubriche/consumi-e-costumi/la-crisi-oltre-la-crisi/33219?video
LO SPECIALE DI REPUBBLICA TV DI GIOVEDI 28 MAGGIO 2009
In studio a Roma
Riccardo Bagni, vice-presidente Coop Italia,
Antonio Longo, presidente Movimento Difesa del Cittadino,
Mauro Artibani, professional consumer.
Conduce Giovanni Valentini

S'i fosse fuoco, arderei 'l mondo, quando per 'l mondo si mostrano iniquità.
Il prelievo fiscale indiretto per esempio.
Qui paga meno chi acquista meno; paga ancor meno chi consuma meno e, consumando, fornisce meno impulso alla nuova produzione.
Si dirà: giusto, chi ha meno da' meno!
I dati sulla “propensione al consumo” degli italiani smentiscono clamorosamente tale diceria: chi ha più non spende tutto in consumi, invece.
Paga meno, insomma, chi ha più perché consuma meno: debosciati.
Chi ha più acquista meno, consuma meno, smaltisce meno; fa produrre meno, meno ricchezza, meno crescita: infingardi.
Sempre loro risparmiano più di quelli che hanno meno; hanno più redditi di quelli che non l’hanno, potrebbero consumare di più ma non lo fanno.
Iniquità insomma.
Da iniquità ad iniquità: il Lavoro di Consumo, quell’obbligo di dover acquistare per produrre ricchezza, crescita economica, PIL, non viene retribuito. Viene però tassato.
L’IVA sui prodotti acquistati e la TARSU per lo smaltimento del consumato espongono l’iniquità.
Sottraggono risorse economiche al già magro potere d’acquisto dei redditi da lavoro.
Proprio quel reddito incapace di dare sostegno alla Domanda.
Li vedete gli angoli nascosti della crisi economica?
Mauro Artibani
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Marzo 2009
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Chi, tra i Consumatori, crede di potersi sottrarre al gioco al massacro della crisi economica, lo faccia.
Gli altri giochino.
Belleppronto un gioco sapiente, magnifico ancorchè munifico per entrare dentro il meccanismo produttivo che ha generato la crisi economica.
L’intento: riparare il guasto.
Si inizia passando in rassegna i punti critici che mostrano lo stress del sistema.
Un tour dentro gironi infernali.
Si inizia dal mercato del lavoro superaffollato che riduce i redditi.
Si passa poi a quell'eccesso di capacità produttiva che riduce i margini di profitto delle aziende e le risorse disponibili per i redditi.
Si da' un'occhiata alla riduzione del ciclo di vita dei prodotti che moltiplicano l’offerta; pure qui i redditi diventano insufficienti.
C'è poi la moltiplicazione dell’offerta e quella degli offerenti che mitiga i prezzi, contrae gli utili delle aziende quindi i redditi da lavoro.
Si scorge pure come l’aumento della disoccupazione riduca il reddito complessivo disponibile.
Prima di uscire a riveder le stelle non ci si può sottarre al rapporto 2008 della BRI: certifica le disparità tra profitti e redditi.
Queste le condizioni di stress per i redditi che hanno generato la crisi e che dalla crisi verranno aggravate.
Superato tra grida, improperi e qualche bestemmia il guado di quel mercato, brilla con forza la debolezza della Gente che lavora.
Ci si scorge tristi, avviliti, immiseriti, pronti a gettare la spugna.
Poi d’un tratto un bottone. Schiacciato, illumina una scritta multicolore che rischiara ed infonde vigore: TUTTI CONSUMATORI.
Una tecnica di anamnesi insomma, messa lì a bella posta.
Sottratti d’imperio all’imperio dell’happy hour, alè di corsa per rinverdire la memoria, scorgendo al fine le nostre Risorse.
Esposti a caratteri cubitali i nostri punti di forza, si debbono attraversare:
si passa per l'affrancamento dal bisogno che sottrae l'acquirente al consumo di necessità
si prende atto come il lavoro di consumazione disponga, confezioni, garantisca la crescita economica
ed ancora, come il 70% del PIL ratifichi il contributo dei Consumatori alla generazione della ricchezza.
Un grido ci accompagna all'uscita: Hanno più bisogno i Produttori di vendere che i Consumatori di acquistare.
Usciti fuori zuppi di orgoglio, rigenerati dal transito nelle ragioni economiche del nostro Fare, avvinti da rinnovato vigore: quel drink, un obbligo.
Siamo prossimi all'apoteosi.
Prima, l'ultima prova: LA SINTESI DEGLI OPPOSTI.
Trovare la migliore combinazione acciocchè la nostra debolezza reddituale, combinata con la forza del nostro ruolo, trovi soluzione per il nostro vantaggio.
Esercizio non facile, non impossibile.
Ci si lambicca, si improvvisa, si recalcitra; qualcuno scuote la testa; tutti ce la mettono tutta, avvinti da un fervore costituente.
Eccola l'apoteosi, la ratifica della costituzione di una lobby: “la lobby più forte di tutte le altre”.
La lobby di tutti, quella dei Consumatori dove si mostrano i muscoli, si impostano nuovi equilibri, si vince al gioco del reddito per uscire dall'economia della crisi.
Il premio? Il Reddito da Consumo che compensi l'insufficenza del reddito da lavoro e così tornare a recitare da protagonisti e senza affanni il notro ruolo.
Mauro Artibani
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I Consumatori stanno tirando i remi in barca; hanno messo la sordina alla pratica quotidiana di consumo.
Cos’altro volete sia la caduta della Domanda?
Abbiamo consumato per rispondere ai bisogni, per cullare le emozioni, per sollecitare le passioni e fare esperienze: tutte scuse per generare ricchezza, mediante l’acquisto.
Tutto questo abbiamo fatto, vorremmo continuare a fare; non possiamo più fare.
Chi potrà sostituirci?
Chi potrà fare più PIL?
Chi, dopo tanto far non si fa pagar, anzi, paga l’IVA sulle merci acquistate e la TARSU per smaltire quel consumato?
Chi farà ri-produrre?
Chi muoverà l’economia?
Chi confezionerà la crescita?
Tutto questo oggi viene a mancare: questa è la crisi.
La causa: il reddito insufficiente. Abbiamo pure utilizzato il risparmio poi, per non farci parlar dietro, abbiamo fatto debito, ancora debito poi di colpo… alla canna del gas.
E pensare che per dare il meglio abbiamo pure sprecato, inquinato, avvilito le relazioni umane… pah.
I bene informati dicono sia sfiducia, i buontemponi dicono sfiga, qualcuno ci vede sfaccendati.
Io dico: datece li sordi!
Basta ciance: dal bisogno ci si è affrancati da un pezzo; le passioni, se non più merci, possono tornare cosa nostra; per le emozioni, co sta crisi, basta un bel tramonto.
Per la ricchezza no; a questo mirabile risultato del nostro fare professionale non possiamo rinunciare, per il nostro e l’altrui tornaconto.
Signori, per fare questo basta il reddito, magari solo di scopo!
Mauro Artibani
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Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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COSTI NUCLEARI
Il "debito nucleare" di Enel
Il costo degli investimenti nel nucleare previsti da Enel è compatibile con un indebitamento finanziario di 50 miliardi di euro della società? Per ridurlo potrebbe decidere di vendere gli asset a maggiore redditività come la divisione sulle rinnovabili? Un articolo di Andrea Lepore di Greenpeace Italia per Qualenergia.it
L'anticipo della bolletta nucleare
Negli Usa un'utility del Missouri rinuncia a un progetto nucleare: non è riuscita a cambiare la legge che vieta di far pagare le centrali in bolletta ancora prima di costruirle. Se a pagare non sono i consumatori, e in anticipo, costruire centrali 'atomiche sembra non convenire.
L'ELETTRICITA' SOLARE SCENDE IN CAMPO
Il summit del fotovoltaico è a Verona
Dal 6 al 7 maggio si svolgerà a Verona la Conferenza internazionale sul fotovoltaico dal titolo “Italian PV Summit”. L’evento che anticipa di un giorno Solarexpo ospiterà oltre 50 relatori da tutto il mondo, aziende, istituzioni, policy makers e centri di ricerca per fare il punto sul mercato nazionale e sulle prospettive di sviluppo.
Come mi faccio l'impianto solare gratis
Avere un impianto fotovoltaici sul tetto senza spendere nulla. A Salerno e provincia in molti possono farlo grazie ad un'iniziativa dell'Agenzia Energia Ambiente: una Esco realizza a proprie spese gli impianti sui tetti dei cittadini, in cambio dell'incentivo per il conto energia. Agli utenti resta il risparmio in bolletta.
Innovativa "strategia solare" a San Diego
Nellà città californiana un nuovo programma per incentivare solare ed efficienza energetica: la Municipalità finanzia i costi dell'impianto o dell'intervento che poi saran no restituiti attraverso le tasse sugli immobili, anche se questi cambiereranno di proprietà. Un'iniziativa che altre città si apprestano a copiare.
Come integrare il fotovoltaico
Dal sito del GSE è scaricabile la seconda edizione della “Guida agli interventi validi ai fini del riconoscimento dell’integrazione architettonica del fotovoltaico”. Molte soluzioni ed esempi pratici.
PROSPETTIVE RINNOVABILI
Rinnovabili 2010, l'Europa è in ritardo
L'Unione Europa difficilmente riuscirà a raggiungere gli obiettivi per il 2010 sulle rinnovabili nel settore elettrico e nei trasporti. A frenare lo sviluppo delle fonti pulite incentivi poco affidabili, burocrazia e una rete che penalizza i piccoli produttori di energia rinnovabile. Il report della Commissione.
Piano Basilicata: 70 per cento di rinnovabili al 2020
Il Piano di indirizzo energetico-ambientale della Regione Basilicata, appena approvato, ribadisce il "no" al nucleare e punta su efficienza e rinnovabili. Obiettivi ambiziosi, ma anche limiti per i grandi impianti eolici e fotovoltaici. In Val D'Agri la creazione di un distretto energetico in cui si punti anche sulle rinnovabili.
Cosa c'è da sapere sul mercato delle rinnovabili elettriche
Presentata la pubblicazione “Fonti rinnovabili: Guida alla vendita dell’energia e agli incentivi” frutto della collaborazione tra il Gestore del mercato elettrico e l’Aper. Un utile documento per gli addetti ai lavori, ma anche per chi intende entrare sul mercato.
Le rinnovabili integrate in una centrale
Un impianto eolico che produce anche idrogeno, da bruciare assieme al biogas in una centrale termoelettrica integrata. Elettricità, calore e carburante pulito da un solo impianto, tutto a rinnovabili. In Germania partono i lavori per la p rima vera centrale ibrida al mondo
Solare termico italiano, oggi e domani
Il mercato solare termico italiano detiene una quota del 10% di quello europeo. Lo conferma l'associazione di categoria Assolterm che stima in 400 mila m2 la superficie di collettori installati nel 2008. In totale l'installato in Italia ammonta oggi a 1,5 milioni di m2. Le potenzialità e gli obiettivi futuri del settore.
La policy italiana per l’energia pulita
Pubblichiamo l’introduzione di Gianni Silvestrini al “Codice delle Energie Rinnovabili e dell'Efficienza Energetica 2009”. Un excursus delle recenti politiche e delle legislazione italiana nel settore.
GLOBAL WARMING
Cosa pensa il Governo dei cambiamenti climatici?
Dopo la mozione “negazionista” approvata al Senato, le associazioni energetiche e ambientaliste chiedono chiarimenti al Presidente del Consiglio sulla reale convinzione del governo di intraprendere serie politiche contro il global warming e per l'energia pulita a livello nazionale e internazionale. Poca chiarezza anche in Confindustria.
Andare oltre la disinformazione
John Theodore Houghton, importante esperto del clima, oggi sul Guardian manda un segnale forte a coloro che si perdono dietro strumentali dispute sui reali effetti dei mutamenti climatici. Quelle che vanno seguite sono le prove scientifiche e queste ci dicono chiaramente che è necessaria un’azione urgente.
Buone notizie dai giganti delle emissioni
La strada verso un accordo internazionale sul clima è lunga e difficile, ma da Cina e Usa arrivano due buone notizie. Mentre la Cina per la prima volta parla di obiettivi di riduzione delle emissioni, negli Stati Uniti l'EPA inizierà a "regolare" la CO2 ancor prima che venga approvata la legge sul clima.
Information technology per il clima
Due studi pubblicati dal WWF International valutano i notevoli vantaggi offerti in termini di riduzione delle emissioni di anidride carbonica a livello mondiale sia delle video conferenze che del telelavoro.
Inventori contro il global warming
Un pannello che raffresca le stanze senza bisogno di energia, una scatola solare di cartone che permette di cuocere senza combustibili, un micronde gigante che sequestra la CO2 trasformando la biomassa in carbone. Ecco le invenzioni finaliste del concorso Climate Change Challenge promosso dal Financial Times.
FONTI FOSSILI SEQUESTRATE
Il carbone quasi pulito della Regina
Il ministro dei cambiamenti climatici britannico annuncia che tutte le nuove centrali a carbone dovranno prevedere il sequestro e la cattura della CO2. Ma da subito per un quarto delle loro emissioni e totalmente solo nel 2025. Molto le perplessità da parte degli ambientalisti.
CO2, se il sequestro fa paura
A Barendrecht, in Olanda, la popolazione locale si oppone a un progetto sperimentale di sequestro della CO2. Il gas stoccato in un area così densamente popolata suscita obiezioni per motivi di si curezza. Con rischi non ancora ben conosciuti, la CCS trova nella diffidenza dell'opinione pubblica un ulteriore ostacolo.
Rischi e costi per fossili ed eolico
Nel valutare le opzioni di investimento in campo energetico non vengono mai considerato il rischio e la volatilità legati ai prezzi dei combustibili fossili, così come quelli della CO2. Davanti a questo nuovo approccio l’eolico risulterebbe già oggi più conveniente degli impianti convenzionali. Un’analisi dell’Ewea in un suo recente rapporto.
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commenti
Nonostante le difficoltà prodotte dalla crisi economica il settore fotovoltaico in Italia dovrebbe reggere meglio che in altri paesi. Dopo il boom del 2008, con 330 MW installati e il superamento di quota 500 MW totali, si iniziano ad aprire nuove opportunità sul versante della produzione. L'editoriale di Gianni Silvestrini.
E all’improvviso sbuca l’Italia che arriva quarta, spalla a spalla con gli Usa e subito dopo Spagna e Germania, nella classifica mondiale delle installazioni fotovoltaiche del 2008. Il dato finale per il nostro paese è stato infatti rivisto ad aprile dal GSE a 338 MW a seguito della elaborazione delle domande pervenute nei primi mesi di quest’anno, ma riferite ancora agli impianti installati nel 2008. Nel solo mese di dicembre si era infatti registrato un rush di 130 MW in previsione del leggero calo dell’incentivo.
A livello mondiale lo scorso anno la potenza installata è stata più che doppia rispetto ai valori del 2007. Una crescita formidabile, condizionata però dal boom irripetibile della Spagna. Per comprendere la rapidità della diffusione del fotovoltaico, basta osservare che i MW connessi in rete nel 2008 in Italia sono stati superiori alla potenza che veniva installata annualmente in tutto il mondo all’inizio del decennio (334 MW nel 2001). Mentre a lungo siamo stati nelle posizioni di coda nella diffusione delle rinnovabili, adesso il recupero è netto. Oggi, infatti, possiamo affermare di aver superato la soglia dei 500 MW fotovoltaici totali, considerando anche gli impianti realizzati prima del conto energia. ma la crescita riguarda anche il solare termico e l’eolico, rispettivamente con 350-400.000 metri quadrati e 1.010 MW installati lo scorso anno.
Cosa ci aspetta ora? Se si considerano gli scenari sul medio termine, l’Italia dovrebbe mantenere il secondo posto in Europa, visti i tetti massimi imposti al mercato spagnolo (grafico 1). L’ultima elaborazione dell’Epia, resa pubblica ad aprile in piena crisi, indica un mercato mondiale in continua crescita che nel 2013 dovrebbe garantire installazioni comprese tra 12,5 e 22,5 GW.
Il boom di dicembre, il maltempo dei primi mesi 2008 e gli effetti della crisi hanno rallentato la crescita in questo primo scorcio di anno, ma la corsa è destinata a riprendere grazie alle forti diminuzioni dei costi (grafico 2) e alla progressiva entrata in funzione di impianti multi MW.
Oltre agli effetti della crisi finanziaria, i due elementi che condizioneranno la diffusione del fotovoltaico nel nostro paese nei prossimi anni sono le modalità e l’entità della riduzione dell’incentivo da un lato e il governo delle domande degli impianti su larga scala dall’altro.
Ogni tanto circolano voci su possibili ritocchi del conto energia prima della scadenza della fine del 2010 e questo fatto è molto negativo perché genera incertezza. Già la pessima uscita sulla revisione delle detrazioni fiscali del 55% aveva, impropriamente, generato onde d’urto anche sul mercato del fotovoltaico inducendo dubbi sulla certezza del diritto. Il solo comparire di annunci di revisione delle tariffe, peraltro non da fonte ufficiale, rischia di far desistere non solo piccoli e grandi operatori, ma anche di rallentare gli investimenti sul lato della produzione delle tecnologie.
Detto questo, occorre un ampio confronto per fare in modo che la riduzione del conto energia nei prossimi anni sia tale da rendere sostenibile la connessione in rete di una potenza annua superiore al GW (sul modello tedesco, per intenderci, sia come contenimento dell’incentivo che come entità delle installazioni).
E veniamo al secondo punto di riflessione. Si sa che sono state presentate richieste per diverse migliaia di MW nelle regioni del sud, in alcuni casi per centrali di potenza superiore ai 100 MW. Ora, non si tratta di essere pregiudizialmente contrari agli impianti a terra. Per raggiungere targets come quelli che propone l’Epia, 390 GW alla fine del prossimo decennio in grado di coprire il 12% della domanda europea di elettricità, o anche “solo” gli 8,5 GW indicati nel position paper italiano, è ovvio che occorrerà un mix bilanciato di tipologie, con una prevalenza di milioni di edifici solarizzati, ma dando spazio anche ad impianti a terra.
La spinta verso la realizzazione di edifici a bassissimo consumo di energia aiuterà molto la diffusione del fotovoltaico. In Gran Bretagna si sta discutendo la legge che prevede che dal 2016 tutti i nuovi edifici residenziali debbano essere “carbon neutral” e l’esempio dilaga perché anche Francia, Germania e Olanda stanno definendo analoghi obbiettivi al 2020. Per finire, la Commissione industria del Parlamento europeo lo scorso 31 marzo nelle raccomandazioni sulla revisione della Direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici ha inserito la proposta che tutti i nuovi edifici siano ad emissioni zero a partire dal 2019.
Dunque, tutto fa pensare che si aprirà un mercato di milioni di impianti FV nella nuova edilizia che si aggiungeranno agli interventi sull’esistente.
Sul fronte degli impianti a terra, la sfida è quella di progettare interventi di dimensioni accettabili in aree marginali. In alternativa, andrebbero integrati con la produzione agricola che rendano gradevole la loro presenza. Per esempio, campi con file di inseguitori solari intervallate tra di loro da coltivazioni, recinzioni di alberature ... Se non passa una concezione intelligente per gli impianti a terra, il rischio di una reazione negativa a livello locale è probabile, come insegnano le polemiche degli ultimi anni sui campi eolici.
Un’ultima riflessione sull’attuale situazione di crisi economica. Ovviamente questa si riflette anche sul settore delle rinnovabili principalmente per la difficoltà dell’accesso al credito.
Mentre confortano i dati 2008 della Germania che risentono ancora limitatamente della crisi, con un aumento da 250.000 a 280.000 del numero degli occupati nelle rinnovabili e con investimenti cresciuti del 20% a 13 miliardi di euro, sono sempre più diffusi in questo inizio di anno i segnali di difficoltà con licenziamenti e ridimensionamenti. I dati del primo trimestre 2009, con 13,3 miliardi $ di investimenti su scala mondiale, indicano un dimezzamento delle attività nelle rinnovabili rispetto allo stesso periodo del 2008. La situazione dovrebbe però migliorare significativamente quando diverranno operativi i finanziamenti anticiclici predisposti dall’Amministrazione Obama e da altri governi.
In questo contesto di difficoltà, l’Italia, che presenta ottimi livelli di incentivazione e di insolazione, dovrebbe reggere meglio di altri dal punto vista delle installazioni ed offrire interessanti opportunità anche nella fase della produzione delle tecnologie. E infatti diversi produttori di celle e moduli stanno incrementando la loro capacità produttiva. E’ il caso, tra gli altri, di X-Group, Helios Technology, Solarday, Pramac e per finire del grande progetto sui film sottili di Enel e Sharp. Dunque, mentre in altri paesi ci sono ripiegamenti, la nostra industria cresce. Proprio per questo è importante garantire certezze sul conto energia fino alla fine del 2010. In questo modo l’Italia si presenterà, alla ripresa del mercato, con una capacità produttiva autonoma in grado di reggere la concorrenza.
Gianni Silvestrini (Direttore scientifico QualEnergia)

“La velocità di deterioramento della crisi sta rallentando” parola di Mario Draghi.
Ieri crisi, oggi meno. E domani?
Adda passà 'a nuttata: questo l’ottimismo di maniera che trapela dagli addetti ai lavori.
Dell'ottimismo quello vero, quello che conta, quello dei Consumatori, neanche l’ombra.
A furia di politiche monetarie, tassi bassi e sgravi fiscali con il fiato corto, ci arriverà addosso altro debito a mò di denaro, buono per fare le nozze con i fichi secchi.
Per un pò passerà la fame; si rischia la dissenteria.
Ricominciamo daccapo: la crisi è crisi da insufficienza di reddito per sostenere quella Domanda, necessaria per smaltire il cronico eccesso di Offerta. Con il debito, surrogato del reddito, si è messa una pezza; con il credito si è fatto prima business poi SBOOM.
Dove siete Signori dell’economia, apostoli della concorrenza, equilibristi del Valore?
Al Mercato si usano due pesi e due misure; trovano conforto i figli non i figliastri.
Là, dove un mercato del lavoro superaffollato svaluta i redditi, quello delle merci in eccesso non svaluta i profitti.
Mercato assistito questo, assistito dal debito che ha sostenuto artificialmente la domanda: lo vedete il bubbone della crisi?
Signori, dico a voi, il debito non è più in grado di dare supporto alla domanda, occorre darsi da fare per riequilibrare il valore dello scambio e rendere efficiente il mercato.
Hanno più bisogno i produttori di vendere che i consumatori di acquistare: va stimato questoValore, definito un nuovo prezzo.
Quel prezzo potrà arrivare nelle nostre tasche: sarà Reddito da Consumo, buono per rimpinguare altri asfittici redditi, buono per consumare.
Altro che terra incognita!
Mauro Artibani
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Marzo 2009
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Crisi, sempre crisi, fortissimamente crisi.
Le soluzioni poche, pasticciate, di corto respiro.
Noi Consumatori una chance l’avremmo: se la crisi è crisi della Domanda in eccesso per smaltire l’eccesso di Offerta con Redditi insufficienti, saremo costretti a ridurre questi eccessi.
Dovremo nutrirci senza dover ingrassare, abbigliarci senza andare alla moda, usare magari pure l’usato e via di questo passo.
Difficile, non impossibile!
Beh, a quelli della produzione toccherà, allora, chiudere gli impianti, non innovare, andare in vacanza.
Quelli del commercio dovranno spegnere i neon, abbassare le serrande.
Le banche non avranno denari da prendere, ancor meno da dare.
L’erario senza il becco di un quattrino.
Non ce ne sarà più per nessuno.
Maledetto Reddito!
Proprio qui vi volevo.
Proprio queste condizioni limite lasciano intravedere la soluzione: i produttori che di redditi ne hanno, impossibilitati a produrre, rischiano di perderli; i commercianti hanno anch’essi liquidità che rischia di asciugarsi non potendo smerciare merci.
Eccola la soluzione: fornire Reddito di Scopo ai Consumatori in affanno affinché possano tornare ad esercitare il lavoro di consumo.
Et voilà si tornerà ad investire, si dovrà lavorare, produrre per dare corso a quella Domanda.
Quella domanda verrà esposta dentro vetrine luccicanti, le banche avranno depositi da prestare, quelli dell’erario contenti come pasque.
Banale eh!
Mauro Artibani
P.S. Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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Ci sono in giro ricchi, riccastri e quelli senza il becco d'un quattrino.
Negli USA, l’industria del credito ha prosperato con il debito. Lo stesso debito che ha fatto prosperare l’industria della manifattura Cinese.
Si sono fatti profitti approfittando del debito.
Per un certo tempo il meccanismo ha funzionato poi il crollo della Domanda dei Consumatori Americani, con redditi insufficienti per continuare a sostenerla e della Domanda di quelli Cinesi che non decolla; stessa insufficienza per cominciare a sostenerla.
I primi ingrigiscono nell’ozio; i secondi, ingrigiti dall’ozio, vogliono consumare.
Con redditi insufficienti dunque, debiti necessari, crediti obbligati.
Gli Americani hanno fatto debito per prosperare consumando merci; i Cinesi hanno fatto credito agli USA per prosperare vendendo merci.
In questo gioco delle parti USA / CINA si celano due squilibri per garantirne uno: un PIL mondiale per il 20% sostenuto dai consumatori “stellestrisce”, solo per un misero 3 da quelli con gli occhi a mandorla.
Squilibrio che non ammette equilibri; un giro vorticoso di debito di 3,7 a 1 $ sul PIL.
Quel credito che sostiene il debito, che regge il consumo, che regge la produzione per generare ricchezza si è bloccato: consumo fermo negli USA, produzione ferma in CINA.
Orsù: non è un bel vedere!
Gli Americani costretti a far ricchezza consumando a debito. Già, la produzione improduttiva non è un alternativa: i 700 miliardi di $ l'anno in rosso della bilancia commerciale lo certificano.
Il “soccorso rosso” cinese acquista quel debito invece di finanziare i consumi interni adeguando i redditi.
Cinici i Cinesi, basso il costo del lavoro, competitive le loro merci.
Tutto questo accade: patente l'usura del meccanismo. Scricchiolii dappertutto.
Per andare oltre occorre reddito, senza altri panegirici.
Reddito vero, reddito di scopo, reddito da consumo altro che debiti, altro che crediti.
Questo si deve, per inorgoglire i sovrautilizzati consumatori yankee e i sottoutilizzati visigialli.
Per la loro prosperità, la nostra e quella di tutti.
Mauro Artibani
P.S. Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
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C’è ancora nebbia fitta nell’aria che non lascia scorgere con nitidezza l’efficacia delle azioni, dei fatti, delle soluzioni proposte per contrastare la crisi economica.
Stimoli fiscali e monetari, disponibilità di credito vanno per la maggiore; misure insomma che facciano aumentare la spesa dei Consumatori.
Perché sgravi fiscali?
Buon dio, per aumentare il reddito disponibile, cos’altro sennò? Con quell' incentivo finanzio il reddito e, da buon consumatore-contribuente, consumo.
Perché stimoli monetari?
Semplice: per integrare il reddito a sostegno dell’espansione della domanda.
Perché maggiore disponibilità di credito?
Per mettere pezze al debito, continuando a fare debito.
Ma che cacchio di soluzioni sono queste: coperte corte che lasciano i piedi al freddo.
Se torna a crescere l’inflazione, cresce il costo del denaro da restituire; con la deflazione cresce, invece, il valore di quel denaro. Brrrrrrr!
Se il debito pubblico si fa insostenibile, verremo richiamati all’ordine contributivo. Brrrrrrr!
Se tutto questo accade, chi metterà le pezze?
Ma come chi, i Consumatori, chi altri sennò?
Un new “new deal” dei Consumatori. Buono per chi investe, chi produce, chi lavora, chi commercia; pure per gli esattori, insomma per tutti.
Essipperchè se i Consumatori consumeranno ci sarà chi investirà per produrre, ci sarà chi vorrà produrre, ci sarà bisogno di lavoro per produrre e chi vorrà commerciare quel prodotto; rimpingueremo pure le casse erariali, anche gli altri dovranno farlo!
Per sostenere questo ruolo salvifico, occorre andare oltre il debito. Occorre denaro, reddito, piccioli, cash per compensare il valore produttivo delle azioni messe in campo, per retribuire quel Lavoro di Consumo; per garantirne la continuità, al riparo da rovesci congiunturali.
Chi altri potrà fare di più e meglio?
Dare ai Consumatori quel che è stato fin qui dei Cesari, questo quel che occorre.
Potrà Cesare sottrarsi?
Mauro Artibani
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Questa crisi sfianca; lascia tutti esposti a ogni folar di vento.
Se c’è bonaccia restiamo fermi, depressi, indebitati, inebetiti: scorte industriali che si svalutano; dal lattaio il latte caglia; l’assordante ticchettìo degli abiti che passano di moda sugli scaffali ossessiona i commercianti; l’invenduto dei quotidiani incarta il pesce; quelli del credito a guardarsi in cagnesco; quelli che lavorano si girano i pollici; i consumatori sfaccendati.
Tutti stressati, ingolfati e in trepida attesa.
Se dopo la bonaccia però si alza il vento dell’inflazione, aumenta il costo del debito e sono cacchi!
Se c’è deflazione poi, aumenta il valore del nostro debito e giù altri cacchi.
Se c’è inflazione si riduce pure la capacità di acquisto, si ferma la produzione, si riduce il lavoro, non si commercia, aumentano le sofferenze creditizie.
Stessa cosa con la deflazione: si rimanda l’acquisto a prezzi più convenienti, i produttori lì in attesa, i lavoratori a braccia conserte, i commercianti sulla porta sbadigliano, quelli del credito ingrigiscono.
Realtà, surrealtà? Ce n’è per tutti o forse per nessuno.
La “democrazia della crisi” si dice. Tutti nelle piste perché chiunque si sia, si è pure Consumatori.
Impiegati e operai, consumatori; c’è chi è consumatore e magari libero professionista; ci sono pure i produttori che consumano; per i commercianti stessa cosa. Sono consumatori pure i pensionati e i precari: precari nel lavoro, precari nel consumo. Per i disoccupati neanche quello: ex nel lavoro e nel consumo.
Siamo tanti, tutti insomma, diversi e variopinti.
C’è chi da, chi ha dato, chi vorrebbe dare e chi non può: altro che tutti uguali!
L’indicatore della “propensione al consumo” espone le differenze: tra chi consuma e risparmia, chi ha consumato senza risparmio, chi ha consumato a debito, chi ha consumato fino allo stremo, chi non ha più da consumare.
Orsù signori, questo squilibrio nel Dare va ricomposto. La crisi non fa sconti, per uscirne: voilà nuovi Acconti.
I primi dovranno essere richiamati all’ordine del dare mettendo le mani al gruzzolo; ai secondi un encomio solenne, ai terzi e quarti bisognerà dare… che so un Reddito da Consumo perché possano tornare a dare.
Eccola la democrazia, affinché si possa contribuire all'esercizio della crescita tutti ed in egual misura.
Mauro Artibani
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La crisi finirà?
Certo, magari saremo più poveri perché quel maledetto debito non potrà più essere consentito, l'allegro credito neanche; tra Reddito e Consumi occorrerà trovare un diverso equilibrio; verrà comprensibilmente generata meno ricchezza, meno soldi da distribuire, insomma, meno PIL per tutti.
Egregi Consumatori, non tutto il male vien per nuocere, avremo forse meno sfizi, più spazi, meno inghippi, più tempo, meno stress; qualche sbadiglio e un po’ di noia.
A meno che,
a meno che non ci venga retribuito il Consumo di Eccesso.
Si, quello d'eccesso, proprio quello con cui si è prodotto ricchezza; che ha fatto crescere il PIL, a cui si è potuto dar corso con l’eccesso di debito, che ha ingolfato il credito; quello che ha prodotto sprechi, inquinamento, che ha speso la nostra esistenza a fare la spesa.
Signori l’occasione è ferma e risoluta.
Dovrete decidervi: la crisi morde, il tempo stringe e noi potremmo scegliere il fare probo.
Mauro Artibani
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Lo stato dell’economia dei consumi: pessimo.
Quello degli operatori del mercato, ancor di più.
I produttori: con margini di profitto smozzicati da un cronico eccesso di offerta.
I commercianti: stremati da costose pratiche di fidelizzazione per affrancarsi dalla concorrenza.
Quelli dell’informazione: sfiancati dal tentativo di raccattare l’attenzione di consumatori in tutt’altre faccende affaccendati.
I pubblicitari: fiaccati dal confezionare slogan per attenzioni ingolfate.
Quelli del marketing, stressati dal compito più arduo: confezionare la Domanda per acquirenti squattrinati.
I Consumatori: chiusi in un decoroso riserbo, costretti da redditi insufficienti, non rispondono alla Domanda.
E siamo all’oggi.
Se tutto questo E’, chi investirà per produrre invenduto? Chi commercerà quell’invenduto? Chi inventerà slogan per l’invenduto? Chi confezionerà domanda di invenduto?
Eccola la crisi. Si, crisi su crisi.
Tutti cercano tutele, tutti vanno tutelati.
Tutelano gli Stati bolsi e indebitati?
Tutelano quegli istituti di credito che non tutelano manco se stessi?
Tutelano forse i governatori del denaro mal distribuito?
Tutela una politica screditata e priva di idee?
Signori, siamo alle solite: tutti fingono di non sentire; tutti fan finta di non capire.
Per sbloccare il meccanismo della crisi occorre il Reddito per sostenere la Domanda.
Altro che tutele!
Questo il modo, l’unico, per far tornare redditizio il nostro fare di Consumatori, poi il fare di tutti.
Se assoldati, oplà, tutori del Mercato: acquisteremo l’eccesso, l’invenduto; presteremo attenzione, risponderemo alla domanda, torneremo fedeli al nostro Lavoro di Consumo.
Potrete scommetterci, sarà tutto come prima.
Mauro Artibani
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Si è consumato con il debito; si è creato credito con il debito; si è vissuto a debito.
Quell’eccesso di consumo fatto con il debito ha prodotto inquinamento; inquinate pure le relazioni umane; indebolite nazioni già indebitate.
Un ossimoro si aggira per il mondo: la ricchezza prodotta con il debito.
15 anni di stra-vacanze senza il becco d'un quattrino.
Poi sboom.
Il meccanismo di rifinanziamento dei mutui immobiliari USA, con il quale si drenava reddito per consumare dal debito, è finito in pezzi; a catena è andato in pezzi tutto il resto.
Oggi si va da quei pezzi, al tentativo di mettere pezze alla crisi economica: et voilà si ricomincia.
Azzerati i tassi di interesse, più facile indebitarsi.
Scende l’inflazione: ci si può indebitare a costi più contenuti.
Gli stati nazionali mettono debito su debito per sfornare politiche anticicliche.
Noi consumatori, per garantire quella crescita, abbiamo l'obbligo di tornare a consumare ahimè con il debito.
Siamo di fronte all’ottimismo imperscrutabile della ragione o alla negligenza, insipienza e disperazione della volontà?
L’ottimismo insomma di chi non ha voluto spendere appena 600 miliardi di $ per erogare garanzie di pagamento ai mutuatari- sterilizzando il veleno contenuto nei titoli tossici- spendendo invece 20 volte tanto per salvare banche affinché possano continuare ad erogare credito, quindi debito?
O la disperazione di chi non riesce a vedere oltre il debito?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Noi consumatori, non avendo il tempo dei posteri, abbiamo al nostro arco due frecce per fare centro contro il debito: non possiamo sbagliare.
La prima: tirarci fuori dal debito riducendo i consumi non necessari.
La seconda: pretendere in maniera risoluta un reddito di scopo.
Reddito! Non prebende, bonus, oboli.
Lo scopo? Continuare a consumare.
Un Reddito che compensi l’obbligo di dare sostegno alla crescita economica .
Mauro Artibani
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Ricostruire fiducia, ripristinare ottimismo, far finta di niente: questo i più ritengono occorra per uscire dalla crisi, per ridare vita alla Domanda.
Perchè la fiducia dei Consumatori fa produrre, fa commerciare, acquistare e consumare.
Ed io, sciagurato, pensavo occorresse reddito per rimettere in moto la Domanda: meglio così!
Siamo Noi Consumatori i depositari della fiducia, quella che conta?
Ah, beh allora: fiducia, fiducia, fiducia.
Basterà fare training autogeno per rassodare i nostri umori; occorrerà poi vestire a festa, sognare a colori, pensarci in allegria e così abbindolare gli astanti: un ottimismo di maniera ad “usum altri”.
Un dubbio: occorrerà altrettanta fiducia pure per vedere rimessi i nostri debiti o sarà necessario che so, magari, veder riconosciuto lo statuto del lavoro per quella pratica del consumare che produce ricchezza ?
Ottenere così un reddito, buono per rifocillare davvero il nostro ottimismo e attender, fiduciosi, sorgere il sol dell'avvenir e, che so, nottetempo cominciar ad acquistar.
Mauro Artibani
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Quale crisi?
E' in crisi il meccanismo di generazione della ricchezza, quel meccanismo che per potersi sostenere ha finito con il produrre lavoro precario, redditi insufficienti, relazioni umane lacerate, inquinamento; in ultimo, smentendo clamorosamente la sua mission, debito.
Un'economia delle diseconomie da revisionare, buttare o da sostituire?
Questo sarà il dilemma che assillerà il dibattito economico-politico dei prossimi tempi.
I tempi stringono però, occorre mettere pezze.
Una facile facile.
Se venisse riconosciuto alla pratica del consumare l'esercizio di lavoro si otterrebe un reddito; la sempiterna pratica del consumare renderebbe istituto il lavoro a tempo indeterminato, altro che precarietà.
L'etica del lavoro troverebbe il modo di fare i conti con l'ambiente; la solidarietà nelle relazioni di lavoro potrebbe mitigare le solitudini; con due redditi poi potremmo rimettere i nostri debiti e ricominciare daccapo.
Sarà pure una pezza, che pezza però!
Mauro Artibani
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