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commenti 3822 i documenti sono stati trovati:
Documento 31
Titolo: Farmacologia delle sostanze elettrici rallentamento del battito cardiaco in un modello per la chiusura permanente dei vasi coronarici nel controllo esperimento sul cane ...
Contesto: Effetti di diversi farmaci su artificialmente indotta disturbi del ritmo cardiaco
Animali: 27 cani (i cani bastardo, 8 di loro sono morti durante gli esperimenti)
Anno: 1995
Autori:I. Aidonidis, J. Brachmann *, I. Rizos, A. Zacharoulis, I. Stavridis, P. Toutouzas, W. Kübler
Documento 32
Titolo: Influenza di infusioni di cellule del midollo osseo per la sopravvivenza del trapianto di pancreas senza radioterapia nei cani .....
Contesto: Influenza delle cellule del midollo osseo per la sopravvivenza del trapianto di cellule del pancreas senza irradiazione.
Animali: 27 cani (i cani bastardo)
Anno: 1995
Autori:Mathias D. Brendel *, SSKong, RDSchachner, T. Qian, G. Selvaggi, R. Alejandro, DHMintz, C. Ricordi, K. Federlin, RGBretzel
Documento 33
Titolo: ITF296 effetto della sostanza in quanto il diametro della arterie coronariche acute e durante il trattamento a lungo termine con l'orologio cane
Contesto: Studiare gli effetti di un farmaco sul diametro delle arterie coronariche
Animali: 12 cani (i cani bastardo)
Anno: 1995
Autori:Eberhard Bassenge *, Roberta Cereda, Bruno Fink
Documento 34
Titolo: Studi di cimurro connessi lesioni ossee nei giovani cani dopo infezione artificiale
Contesto: Indagine sul rapporto tra cambiamenti cimurro con osso
Animali: 38 cani (Beagles)
Anno: 1995
Autori:W. Baumgärtner *, R. W. Boyce, S.E. Weisbrode, pag Alldinger, M. K. Axthelm, Krakowka S.
Documento 35
Titolo: Danni al DNA di sangue e di cellule del midollo osseo nel cane dopo l'irradiazione del corpo intero .....
Contesto: Istruttoria delle radiazioni danni al DNA nel sangue e nel midollo osseo
Animali: 4 cani (Beagles)
Anno: 1996
Autori:Ludwika Kreja *, Christoph Selig, William Nothdurft
Documento 36
Titolo: Soppressione della formazione di coaguli di sangue nelle arterie cane in due modelli: un confronto di alcune sostanze .....
Contesto: Estensione del tempo di tenuta di una nave con la somministrazione di alcuni farmaci
Animali: 44 cani (i cani bastardo)
Anno: 1995
Autori:K. Rübsamen *, W. Hornberger, M. Kirchengast
Documento 37
Titolo: Chi la causa della bassa frequenza delle fluttuazioni della pressione arteriosa a guardare il cane
Contesto: Influenza dei farmaci sul sistema nervoso e la pressione sanguigna regolamento
Animali: 17 cani
Anno: 1995
Autori:A. Basta, CDWagner *, H. Ehmke, HRKirchheim, PBPersson
Documento 38
Titolo: Magnesio nella coronarica navi non protegge contro i danni causati da ri-perfusione nel cuore del cane minderdurchbluteten
Contesto: Indagare l'effetto protettivo di magnesio sul cuore dopo la temporanea inferiorità wiederdurchblutete perfusione
Animali: 14 cani (i cani bastardo)
Anno: 1995
Autori:W. Schlack, M. Beer, M. Schäfer, A. Uebing, P. Schäfer, U. Borchard, V. Thamer *
Documento 39
Titolo: Profili di depolarizzazione della corteccia cerebrale nei gatti con focale riduzione della perfusione cerebrale in relazione alla distribuzione di calcio e di produzione di ossido di azoto
Contesto: Istruttoria delle alterazioni del flusso sanguigno dopo la temporanea inferiorità del cervello
Animali: 13 gatti
Anno: 1997
Autori:Kouichi Ohta, Rudolf Graf *, Gerd Rosner, Wolf-Dieter Heiss
Documenti 40
Titolo: Evocati onde alfa nel EEG del cervello del gatto .......
Contesto: Misure di onde cerebrali in base alla stimolazione visiva e uditiva
Animali: 6 gatti
Anno: 1998
Autori:Martin Schuemann, Canan Basar-Eroglu, Erol Basar, *
Ulteriori risultati possono essere trovati nelle pagine seguenti:
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La vulcanicità dei prodotti tipici calabresi in un vasetto di vetro.
La bomba calabrese rappresenta uno fra i più ricercati prodotti tipici calabresi, il gigante per antonomasia fra i sottoli dell’enogastronomia della regione, acquistabile su siti di commercio elettronico di quelle terre, che mirano alla qualità delle referenze trattate, piuttosto che al prezzo. Senza dubbio la naturalezza degli ingredienti utilizzati, la passione per le cose buone di una volta contraddistinguono questa unicità del gusto e del palato, ricercata da chi voglia deliziarsi con prodotti di eccellenza, decisi e nel contempo originali.
In tanti hanno tentato di copiare nome e ricetta della bomba calabrese, in verità con scarso esito nei risultati ottenuti. Ecco quindi che la vera bomba calabrese la si può ottenere solo utilizzando gli ingredienti indigeni di questa regione.
Sperimentata con lungimiranza per la prima volta più di una quindicina di anni fa da un commerciante calabrese, raffinata nel sapore, viene ottenuta con melanzane, carciofi, funghi misti di bosco, olio, sale, origano, pepe nero, alloro, aceto di vino e l'immancabile peperoncino (nonché - ovviamente - priva di coloranti o conservanti), il tutto tritato e conservato in olio. Come si può facilmente capire, con tutti questi ingredienti d'eccezione "l'esplosione di sapori" è ovviamente assicurata.
Questa deliziosa e stuzzicante crema diventa così una viva protagonista della tavola, sia ove venga utilizzata per condire un bel piatto di pasta (le avete mai assaggiate le penne con la bomba e il tonno?); sia ove venga spalmata su una fetta di pane o sulle tradizionali bruschette, dunque come appetitoso ed opportuno pre-pasto; oppure per rendere accattivante un tradizionale panino, o ancora sulle uova fritte, nel ragù……, forse faremmo prima a dire dove non si può utilizzare: in ogni caso, un compagno pirotecnico della nostra cucina, che dimostra sempre tutta la sua versatilità e facilità d’uso.
Una delizia naturale, prodotta dunque con la maestria che deriva da una lunga esperienza in fatto di specialità calabresi, e che vi farà scoprire - o riscoprire - tutta la forza e la passione della Calabria.
Ribattezzata anche come “fuoco vivo” o “viagra naturale” per le sue caratterizzazioni decise di aromi e sapori, viene utilizzata dai produttori più oculati anche come materia prima nella produzione della pasta secca: si ottengono così i corrispondenti fusilli alla bomba calabrese, che di per sé racchiudono tutto il necessario per ottenere un primo piatto di “spessore”, in particolare ove venga opportunamente condito con un buon sugo casereccio di carne ed una spruzzata di ricotta pecorina stagionata.
Siete pronti col bavaglino?? Manca solo da leccarvi i baffi….se ce li avete!! Altrimenti, buon appetito comunque.
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commenti Il budget di Obama boccia il progetto del sito di stoccaggio unico di Yucca Mountain e per il segretario di Stato all'energia "non è un opzione da considerare". La soluzione del problema scorie negli Usa è più lontana che mai. Un duro colpo per l'industria dell'atomo.
Oltre ai costi che aumentano e all’esclusione dal pacchetto stimolo dei fondi di garanzia per costruire le centrali, arrivano altri problemi per il nucleare americano. Obama lo aveva detto in campagna elettorale e lo ha confermato nel primo documento di programmazione economica: il deposito nazionale per le scorie di Yucca Mountain non si farà e infatti il budget presentato la settimana scorsa taglia quasi tutti fondi destinati al progetto.
Il futuro del controverso sito di stoccaggio nazionale sembra dunque essere segnato. Yucca Mountain, una montagna di roccia vulcanica a 100 chilometri da Las Vegas, in Nevada, fin dagli anni '80 è stato candidato a deposito nazionale, ma un parere concorde della comunità scientifica non è mai arrivato. Nel 1987 fu il Congresso a individuarlo come sito predestinato, nel 2000 Clinton fermò il progetto, due anni dopo l’amministrazione Bush lo riprese e accellerò con determinazione. Nel 2005 un carteggio riservato tra geologi dell’U.S. Geological Survey reso pubblico parlava di falsificazione dei dati e riaccendeva i dubbi sull’idoneità del sito, che sarebbe soggetto a infiltrazioni d’acqua che porrebbero rischi d’inquinamento per le falde acquifere. Nel 2006 i tecnici del Department of Energy avevano approvato il progetto, ma la popolazione del Nevada, per il 60% contraria al deposito, non ne è mai stata tranquillizzata.
Ora, nel budget proposto, Obama ha lasciato al progetto solo i fondi sufficienti affinché la Nuclear Regulatory Commission completi il suo studio e dia un parere tecnico sul sito e, ieri, il segretario per l’energia Steve Chu ha dichiarato pubblicamente che Yucca Mountain non è più un’opzione da tenere in considerazione. Sembra dunque improbabile che il sito nel deserto del Nevada accolga le 700 mila tonnellate rifiuti radioattivi americani a partire dal 2020, come era in programma. Il materiale radioattivo resterà invece con ogni probabilità ancora per molto stoccato presso le centrali, dove è fermo da decenni.
I 10,4 miliardi di dollari spesi finora per trovare un posto ai rifiuti del nucleare americano dunque finora non sono serviti a nulla. Anzi, adesso, riporta il New York Times, c’è il rischio che i gestori delle centrali facciano causa al Governo federale, chiedendo altre decine di miliardi di dollari per i costi sostenuti per lo stoccaggio, causati dall’incapacità del governo di individuare un sito adatto. La legge, infatti, ha già riconosciuto all’industria nucleare rimborsi per un miliardo di dollari perché il governo non ha tenuto fede all’accordo siglato in passato, di prendersi in carico le scorie entro il 1998. Ora è probabile che le compagnie dell’atomo chiedano indietro anche i 22 miliardi pagati al DOE per individuare un sito e non ancora spesi.
Il governo Obama dovrà cercare un’altra via d’uscita, se non la troverà una futura amministrazione potrà tirare in ballo nuovamente Yucca Mountain. Quello che è certo è che il problema delle scorie negli Usa, dopo 50 anni, oggi è più lontano che mai da una soluzione. Un duro colpo che va ad aggiungersi ai molti problemi di un’industria che sta pensando di costruire adesso le prime centrali dopo più di trenta anni.
da QualEnergia
Nel 2008 l’energia eolica ha rappresentato il 42% di tutta la potenza elettrica installata negli States nell'anno, con 8.300 MW. Le rinnovabili elettriche nell’era Obama dovranno raddoppiare in tre anni, ma molto dipenderà dai sistemi incentivanti in discussione. L'editoriale di Gianni Silvestrini.
Un altro record per l’eolico statunitense. Dopo i 5.200 MW installati nel 2007, lo scorso anno sono stati collegati alla rete ben 8.300 MW, una potenza pari al 42% di tutta la potenza elettrica (carbone, cicli combinati, rinnovabili, ecc.) installata negli Usa nel 2008. Complessivamente sono ora in funzione 25.170 MW eolici, un valore che pone gli Usa al primo posto del mondo come energia producibile, grazie alle buone condizioni anemologiche. Anche se i risultati finali delle installazioni per l’Europa non sono ancora definitivi, sembra che gli Stati Uniti si posizionino al primo posto anche per la potenza eolica installata, sorpassando quindi la Germania che da un decennio manteneva la leadership mondiale.
La creazione di un forte mercato ha favorito l’insediamento di numerose industrie di produzione di aerogeneratori sul territorio americano, consentendo di incrementare la copertura della domanda interna dal 30% del 2005 all’attuale 50%. Complessivamente gli occupati nel comparto eolico negli Usa sono 85.000, con ben 35.000 posti di lavoro creati nell’ultimo anno e con 9.000 addetti nelle industrie produttrici di componenti di windmills.
Con questo ritmo di crescita sarebbe facilmente raggiungibile l’obbiettivo indicato da un recente studio del Dipartimento dell’Energia di copertura con il vento del 20% della domanda elettrica entro il 2030.
In realtà, dopo il recente exploit, il settore eolico è piuttosto preoccupato. Il futuro del comparto è infatti strettamente legato alle modalità con le quali verrà convertito dal Congresso il pacchetto di 825 miliardi di dollari destinati a risollevare l’economia, una parte dei quali destinati alle rinnovabili. Il fatto è che le agevolazioni consistenti in detrazioni fiscali non funzionano nell’attuale momento di crisi economica. Così si sta tentando di trasformare il sistema delle detrazioni in incentivi diretti. Il Congresso aveva accettato questa nuova impostazione, ma il Senato non l’ha fatta propria. Insomma la battaglia è aperta e nelle prossime settimane si capirà se sarà possibile spianare il terreno per la continuazione del boom delle rinnovabili.
Una cosa è certa. Obama ha affermato di volere raddoppiare la quota di elettricità da rinnovabili in 3 anni con un incremento di 460.000 addetti nel settore energetico e intende fare dell’efficienza energetica, delle rinnovabili e della mobilità sostenibile gli elementi centrali del rilancio dell’economia. Non è un caso se, qualche giorno prima di giurare, il futuro presidente abbia tenuto una conferenza stampa proprio in una fabbrica di componenti di turbine eoliche nell’Ohio.
Del resto la scelta “ambientale” è confortata dai risultati di chi questa strada l’ha già imboccata. Sono appena stati infatti resi noti i dati della California che indicano come i posti di lavoro “verdi” siano aumentati del 10% dal 2005 a fronte di un aumento complessivo limitato all’1% (California Green Innovation Index).
Gianni Silvestrini - QualEnergia.it
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commenti Si chiama Solarvatten ed è un'invenzione della svedese Petra Wadstrom (nella foto). Si tratta di un congegno in grado di purificare l'acqua utilizzando l'energia solare. Un sistema semplicissimo che consentirebbe a milioni di persone nei paesi poveri di avere accesso all'acqua potabile.
Solarvatten è una semplice tanica in grado di contenere fino a dieci litri di acqua. L'utilizzo è molto semplice: si mette l'acqua nell'apertura nera fino a riempire il contenitore, che poi si lascia per 3-4 ore al sole. Solarvatten è dotato di un indicatore, che quando diventa verde segnala l'avvenuta purificazione dell'acqua. A quel punto si colloca il contenitore in un luogo fresco e si può attingere finalmente all'acqua, ora potabile, utilizzando l'apertura bianca. L'invenzione della ragazza svedese è già stata sperimentata in Nepal e in Kenya, dove ha fatto registrare risultati estremamente positivi.
da Criticamente
One of the issues that have the people's attention lately is providing clean water in third-world countries. And one of the best solutions to do that, so far, seems to be the Solvatten solar powered water purifier, unveiled by a Swedish inventor, Petra Wadstrom.
The device, which from the outside resembles a standard jerrycan, took eleven years to be developed and can be filled with up to 10 liters of water (there are two compartments which take 5 liters, each sporting a clear face), opened out and left in the Sun, which naturally heats the water to a pathogen-killing temperature of roughly 50-60 degrees Celsius. A simple indicator uses a red or green face to show users when the water is safe to drink.
Inventor Petra Wadstrom said that "My inspiration to work with Solvatten is the fact that people are living with dirty water around the world and children are suffering from bad water, which is easily preventable, but people are living with a lot of solar energy and not using it."
The Solvatten company has already tested its device in parts of Kenya, where Wadstrom said that people using it gave a lot of positive feedback. "It's very easy to understand the method, and it's user friendly so you don't need to have technological skills to understand how to use it," she added.
The entire purification process takes about three to four hours when it’s sunny, and five to six when it's cloudy. While that's not perhaps the fastest way to cure water, the amount of resources it saves compared to boiling over gas stoves makes it ideal for ensuring some clean vital liquid will be on hand later.
UN Habitat and the Environment and Public Health Organization (ENPHO) have also tried the Solvatten water purifier in Nepal, where thousands of people die every year as a result of waterborne diseases.
Bhushan Tuludhar, executive director of ENPHO in Nepal, said it was one of a number of water-purifying methods being tested for its effectiveness in supplying poor people with regular access to clean water. "Work is being done but at this current rate, central water treatment facilities that provide safe water to everybody are a distant dream," he said. "So what we need are point-of-use water treatment facilities, point-of-use water treatment technologies that are suitable to local conditions."
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commenti Per questo numero di QualEnergia sono scaricabili on line alcuni articoli a cominciare dall'editoriale di Gianni Silvestrini dal titolo "Europa, Usa, Italia: prospettive diverse". Il direttore scientifico della rivista esprime la sua convinzione che il Consiglio d’Europa approverà all’unanimità entro la fine dell’anno il pacchetto 2020 e poiché è prevista solo la maggioranza qualificata, non esiste alcuna possibilità di porre il veto, come ha richiesto l’Italia. Dunque, appare impensabile che il nostro paese possa opporsi alla politica dell’Unione Europea sul clima. E ciò è anche pi&ugrav e; vero alla luce della vittoria di Obama che potrebbe essere il presupposto di un “asse USA-UE” molto robusto per le prossime decisioni sul post-Kyoto, coinvolgendo paesi come Cina, India e Brasile.
Di fronte ad un simile scenario, in cui gran parte del mondo industrializzato ritiene che le fonti rinnovabili sono e saranno un’occasione di sviluppo e di soluzione anti-crisi, la posizione del nostro governo diventa anacronistica. Un paese che continua a guardare al passato con il suo tentativo di rinascita del nucleare.
Con questa decisione, dice Silvestrini nel suo editoriale, “sottraiamo intelligenze, tempo e risorse per inseguire una soluzione in cui partiamo da zero, non esiste un consenso politico e non riusciremo mai a ricavare un reale spazio nella competizione internazionale”. L’Italia, se dovesse portare avanti questa opzione (i primi reattori non verranno realizzato che dopo il 2022), si troverebbe di fronte a costi delle rinnovabili che "fra 20, 30, 40, anni saranno altamente competitivi”. Continua Silvestrini: “Ecco perché la scelta del Governo dal punto di vista della politica i ndustriale rischia di essere un altro fallimento, distogliendo l’attenzione dalla vera sfida di creare una solida industria dell’efficienza e delle rinnovabili”.
Silvestrini affronta poi le sfide energetico-ambientali che l’amministrazione Obama dovrà affrontare: i rischi, le implicazioni internazionali e le opportunità di un new deal verde statunitense.
Tra gli altri articoli “in chiaro” dell’ultimo numero, quello curato da Francesca Ferrazza e Jacopo Tonziello sulle attuali linee di ricerca del fotovoltaico, con una particolare attenzione all’Italia (“Ricercando il Sole”).
Sulla situazione del biogas nel nostro paese e sulle favorevoli possibilità del settore un articolo di Sergio Piccinini del Centro Ricerche Produzioni Animali di Reggio Emilia (“Prospettive a tutto gas”).
Di Leonardo Massai, ricercat ore in diritto ambientale presso TMC Asser Institute in Olanda, un’analisi sulla complessità di regolamentazione dei gas serra in uno dei settori che ne emette di più, quello del trasporto aereo (“Il volo dell’emissione”).
Luciano Pirazzi dell’Enea fa un quadro tecnologico e di mercato del piccolo eolico: la crescita negli States, le prospettive in Gran Bretagna e le possibilità in Italia dove qualcosa inizia a muoversi (“Piccolo con grandi prospettive”).
Per la rubrica “Numeri e Parole”, i grafici sull’incremento della temperatura media mondiale, sulla riduzione della superficie ghiacciata del Polo Nord, sui ricavi della Germania legati all’esportazione delle tecnologie fotovoltaiche e della Danimarca su quelle eoliche.
dal n. 5 di QualEnergia novembre-dicembre2008.
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Gerusalemme- Una via di mezzo tra una sedia e una sauna. È quanto hanno presentato due designer industriali israeliani: una sedia che senza muover un muscolo permetterebbe di bruciare grassi e dimagrire.
Battezzata `I-cool seat` la poltrona dal disegno avveniristico, a metà fra un grill e un guscio da astronave, grazie a un sistema, brevettato, che accelera il dispendio energetico attraverso la temperatura corporea, regolandola `ad hoc` permetterebbe di dimagrire stando seduti.
Secondo i due progettisti, Alex Padwa e Daniel Leibovicz, senza fare alcun tipo di esercizio fisico la sedia permetterebbe di bruciare calorie più del normale.
Ma non è tutto. Secondo Padwa e Leibovicz, la sedia creerebbe un “microambiente personalizzato“, con la temperatura da impostare e regolare a proprio piacere, indipendentemente dal clima nel resto della stanza o dell`ufficio.
(11/11/2008 - Localport in collaborazione con AdnKronos)
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commenti (2)La sostenibilità ambientale è uno dei fattori che maggiormente influenzano i consumatori francesi e spagnoli quando acquistano prodotti alimentari. Lo rivela una nuova ricerca presentata allo Sial di Parigi.
L'indagine, condotta dall'irlandese Bord Bia e presentata durante il Sial di Parigi, ha preso in esame le abitudini d'acquisto dei consumatori adulti di Francia, Germania, Spagna, Svezia e Olanda. Il 63% di quelli francesi, spiega lo studio, sceglie in base alla quantità di imballaggio, il 63% dei consumatori spagnoli, invece, preferisce le aziende produttrici sensibili ai temi ambientali.
La ricerca ha evidenziato come la consapevolezza dei consumatori in relazione alle tematiche etiche ed ambientali sia diversa tra Paese, così come in alcuni Stati non vi sia conoscenza del concetto di food miles. Gli spagnoli il 67% degli intervistati conferma di conoscere l'impronta ambientale di un prodotto(carbon footprints), in Olanda solo il 39%.
Per il 25% dei consumatori intervistati, di nazionalità spagnola, tedesca e svedese i temi ambientali hanno un impatto sulle scelte dello shopping alimentare. Il termine sostenibilità, risulta essere quello più conosciuti e di maggior effetto sulla percezione generale dei consumatori. Incide per la metà degli intervistati svedesi e più del 30% dei francesi.
E per sostenibilità, si intende innanzitutto "far fronte alle necessità del presente senza pregiudicare quelle del futuro", poi "pratiche produttive che non arrechino effetti futuri sull'ambiente".
Di notevole rilievo, inoltre, la provenienza dei prodotti; la maggioranza degli intervistati, infatti, vuole conoscere la provenienza dei prodotti. Gli Svedesi sono in cima alla lista, con la metà dei consumatori, per francesi e spagnoli, invece, la preferenza cade sulla certificazione di qualità. Per gli olandesi, fanalino di coda, la maggioranza degli intervistati non presta attenzione né alla qualità né alla provenienza.
da Greenplanet
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commenti Al Gp del Giappone le Bridgestone avranno le scalanature colorate di verde per dimostrare
al mondo l'intenzione di "Rendere le vetture più pulite". Una scelta che in questo momento farà discutere

Codacons. - "L'allarme malamina era stato gia' lanciato nel 2006 negli Stati Uniti dalla Fda (Food and drug administration). Altre segnalazioni circa la presenza della sostanza nel latte sono state lanciate nei mesi scorsi dalla Nuova Zelanda, segnalazioni opportunamente occultate per evitare di rovinare l'immagine delle Olimpiadi di Pechino".
Lo fa sapere il Codacons che poi prosegue: "In base alle ultime notizie, tracce di melamina sarebbero comparse non solo nel latte, ma anche in biscotti, yogurt, caramelle e dolciumi vari, ingigantendo cosi' l'allarme alimentare e rendendolo di dimensioni globali". Il presidende Codacons, Carlo Rienzi dice: "Vogliamo rassicurazioni in favore dei consumatori. E' si vero che il latte cinese adulterato non viene commercializzato in Europa, ma ci chiediamo se altri prodotti realizzati col latte alla melamina siano potuti finire negli scaffali dei nostri negozi".
A tal fine l'associazione si rivolge all'Autorita' alimentare di Parma e al ministero della Salute, chiedendo di sapere se e da quando siano state bloccate in Italia le importazioni di tutti i prodotti che contengano melamina, dopo gli allarmi lanciati fin dal 2006 riguardanti alimenti per animali
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Molti parlamentari francesi soprattutto dello schieramento di maggioranza hanno dichiarato guerra all’eolico. Ma neanche troppo nascosta pare agire la potente lobby del nucleare.
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commenti (2)
I telefonini stanno cambiando volto e la novità più evidente è la graduale scomparsa della tastiera, sostituita da un touchscreen tramite il quale si comanda il dispositivo muovendo le dita direttamente sullo schermo. Lo sa bene chi ha fatto la coda, qualche settimana fa, per mettere le mani sul nuovo iPhone 3G e lo sanno anche i produttori, che nei prossimi mesi seguiranno l’esempio di Apple e distribuiranno altri modelli basati su questa tecnologia.
Cambia l’interfaccia, cambiano anche gli strumenti per utilizzarla nel modo più efficace. Per esempio, il T9. Il famoso sistema di “scrittura intelligente” che completa i nostri sms mentre li scriviamo (non sempre con gli effetti voluti, come quando tu scrivi "ebraismo" e sullo schermo appare "fascismo"), diffuso in più di due miliardi di telefonini in tutto il mondo, potrebbe venire sostituito da un nuovo sistema studiato appositamente per i touchscreen.
Si chiama Swype e prevede una vera e propria rivoluzione nel movimento delle dita: niente più colpetti sulle singole lettere che formano una parola, ma uno scivolamento da una all’altra, lasciando lo schermo solo dopo l’ultima lettera. Dobbiamo scrivere “ciao”? Appoggiamo il dito sulla lettera “c” della tastiera virtuale che appare sul touchscreen, quindi scivoliamo sulla “i”, sulla “a” e infine sulla “o”.
A dirla così, sembra una tecnica tutt’altro che naturale, lenta e difficile da imparare. Ma guardando i video che iniziano a circolare su Internet, a cominciare da quello caricato sul sito ufficiale della società produttrice del sistema, c’è da ricredersi. Il software di Swype segue il movimento delle dita, controlla l’esistenza della parola sul proprio vocabolario interno (un po’ come fa il T9) e rende la scrittura talmente rapida e fluida da permettere un ritmo – sempre secondo i produttori – intorno alle quaranta parole al minuto. Roba da veri dattilografi del futuro.
Dopo qualche mese di hype sotterraneo, Swype è stato presentato ufficialmente a TechCrunch50, un evento in corso in questi giorni a San Francisco, organizzato dal blog TechCrunch e dedicato alle società e alle tecnologie del futuro. Sviluppato con un occhio di riguardo per i dispositivi su cui gira il sistema operativo Windows Mobile e per l’iPhone e ancora in attesa di un lancio commerciale, il sistema è un’invenzione di Cliff Kushler. Non una new entry nel campo della scrittura su dispositivi portatili: a lui si deve anche proprio il T9.
LUCA CASTELLI - da LaStampa.it

Arriva negli Stati Uniti il telefonino per non udenti.
Un gruppo di ricercatori di Washington ha infatti sviluppato un software che consente di comunicare usando il linguaggio dei segni. Oggi le persone affette da problemi di udito utilizzano il cellulare solo per scrivere messaggi. "Ma il punto è che vorrebbero comunicare nel loro linguaggio nativo - spiega Eve Riskin, ingegnere dell'università di Washington - cioè il linguaggio dei segni". Come spiega la psicologa Jessica DeWitt, infatti, il video permette di comunicare meglio le emozioni grazie alle espressioni del volto.
Il funzionamento del prototipo del cellulare per non udenti è dimostrato da un video che è stato caricato sul sito di YouTube. Con questa invenzione gli Stati Uniti si accodano a Svezia e Giappone, due paesi in cui il linguaggio dei segni via cellulare è già realtà.
da UnioneSarda
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commenti BRUXELLES. "Active distribution networks with full integration of demand and distributed energy resources" (Address) è un progetto europeo che ha come obiettivo quello di fornire un ambiente commerciale e tecnico completo per lo sviluppo di "domanda attiva" nelle reti intelligenti e si annuncia come una vera e propria rivoluzione per l´approvvigionamento energetico europeo.
Address è finanziato dall´Ue con 9 milioni ed «ha lo scopo di fornire ai cittadini europei le innovazioni in fatto di approvvigionamento energetico sviluppando le reti energetiche intelligenti del futuro. Queste reti daranno per la prima volta ai consumatori la possibilità di partecipare attivamente dell´approvvigionamento energetico, scegliendo quando consumare l´energia e dando loro l´opportunità di fornire energia alla rete energetica». Address riunisce 25 partner di 11 paesi europei compresi in tutta la catena di approvvigionamento elettrico: enti qualificati di ricerca e sviluppo e produttori, coordinati da Enel Distribution. Dovrebbe durare quattro anni.
Nel presentarlo, il notiziario scientifico dell´Unione europea, Cordis, scrive: «Immaginate un mondo più sostenibile, un mondo nel quale le case sono dotate di pannelli solari e dove gli abitanti usano solo la quantità di energia necessaria. Inoltre, possono vendere ad altri utenti l´energia che producono e non usano. Non dovete più immaginare, la tecnologia sta per arrivare».
I consumatori di energia prenderebbero così parte attivamente al mercato dell´energia, la domanda interagirebbe con un conseguente risparmio su base volontaria e contrattuale. I consumatori saranno informati sul prezzo e sulla domanda di energia della rete praticamente in tempo reale, a blocchi di 30 minuti, potendo così decidere se consumare subito elettricità o aspettare a farlo in orari con prezzi più bassi. I consumi possono essere ridotti anche scollegando alcuni elettrodomestici.
Cordis spiega che «L´elemento più interessante è forse la capacità per i consumatori privati di generare energia autonomamente per il loro consumo privato e di immetterla nella rete e venderla ad altri. Queste persone non vengono più considerate consumatori nel senso tradizionale della parola, sono invece "prosumer". I prosumer sono i clienti che consumano e producono elettricità in modo proattivo».
Il progetto parte dall´assunto che le reti esistenti sono antiquate e vanno urgentemente ammodernate: «Si basano su uno schema a integrazione verticale con una generazione centralizzata, come una sola centrale energetica enorme e una rete di consumo distribuita. Allo stato attuale ci sono interconnessioni transfrontaliere limitate e le reti soffrono di diverse reti normative e commerciali. Queste caratteristiche non sono sufficienti per rispondere alle sfide del futuro che prevedono un´ulteriore liberalizzazione del mercato nel settore dell´energia. Il progetto Address è uno sviluppo opportuno che offre un approccio coerente e coordinato per evitare sforzi doppi e promuove la standardizzazione dei dispositivi nello sviluppo delle reti del futuro».
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commenti L'invenzione sarà presentata il prossimo 29 agosto a Berlino
In Germania un gruppo di ricercatori dell'Istituto Fraunhofer di Berlino ha realizzato un sistema che permette di "testare" un abito senza doverlo indossare. Basterà premere un bottone per sapere come 'calza' un indumento
Berlino - (Adnkronos/Ign) - I camerini di prova nelle boutique di tutto il mondo, con le frequenti file dei clienti in attesa di provare i capi d'abbigliamento, potrebbero presto scomparire ed essere archiviati alla sezione "usi e costumi" dei libri di storia. Un gruppo di ricercatori tedeschi dell'Istituto Fraunhofer di Berlino ha infatti messo a punto uno "specchio virtuale" che permette di testare un abito, senza il bisogno di indossarlo.
E' sufficiente premere un bottone e il potenziale acquirente puo' vedere da diverse angolazioni come gli sta addosso una camicia, una t-shirt, una giacca e, naturalmente, gonne e pantaloni. Il tutto senza doversi spogliare, vestire e quindi cambiarsi di nuovo nei camerini, spesso scomodi e senza appendiabiti alle pareti. L'unica cosa che deve fare l'avventore del negozio e' piazzarsi in posa davanti ad un apposito display, tenendo in mano il capo d'abbigliamento desiderato. Al resto ci pensa il computer e la microcamera incorporata che scannerizza la corporatura del cliente per giungere, nel giro di pochi istanti, all'elaborazione di un'immagine virtuale con la sequenza della prova-costume.
Agendo su diversi comandi e bottoni dello "specchio magico", si puo' cambiare taglia e colore del modello prescelto, visionando pertanto tutte le varianti all'indumento originale. La nuova invenzione sarà presentata per la prima volta al pubblico il 29 agosto a Berlino e il prossimo 3 settembre fara' il suo debutto alla Fiera internazionale dell'elettronica IFA ospitata nella capitale tedesca.
Guarda caso, il petrolio stava perdendo valore... e di colpo scatta una guerra sui territori che producono petrolio, con conseguente diminizione della sua distribuzione..... dilia
Roma, 10 ago. (Apcom) - Affrontare l'argomento nucleare senza strumentalizzare gli eventi in corso in Georgia. E' l'invito di Federconsumatori che, con il suo presidente, Rosario Trefiletti, osserva: "Se le questioni energetiche dovessero essere affrontate così come le affronta il portavoce del più grande partito della maggioranza del nostro Paese, possiamo dire che siamo arrivati a uno stadio infimo con cui affrontare tematiche così importanti e rilevanti per i cittadini quali quelle dell'energia".
"Si apra - sostiene Trefiletti - un dibattito approfondito per un piano serio coordinato con politiche europee sui temi del risparmio, delle fonti alternative (con particolare attenzione a metano e rigasificatori), della ricerca tecnologica, della diversificazione degli approvvigionamenti e dei carichi fiscali strettamente connessi ai prodotti energetici derivati".
Solo per quest'anno in tema di energia in Italia ci saranno maggiori costi per oltre 700 euro a famiglia. Sono temi che "devono essere affrontati con un respiro ben più ampio - osserva Trefiletti - e con la ricerca di convergenze positive senza sterili o stupide polemiche per dare una risposta seria al Paese". Altrimenti, come spiega il presidente della federazione dei consumatori, nella polemica ci si può fermare solo a dire "che l'uranio non risolverà questi problemi visto che, al di là della contrarietà dei cittadini, quella materia prima sta diventando sempre più rara, smaltire le scorie diventa sempre più complicato e caro, ci vogliono circa otto anni per la costruzione di una centrale ed inoltre la materia prima è aumentata negli ultimi anni oltre il 600%, tre volte in più di quanto è aumentato il prezzo del petrolio".
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commenti Protagonista dell'esperimento è Christine Jeavans della Bbc
Registrerà i suoi sforzi in un blog per raccontarli ai lettori
ROMA - E' possibile fare a meno della plastica e dei suoi infiniti vantaggi e utilizzi? Una giornalista del network inglese Bbc, Christine Jeavans, lo vuole scoprire. Per questo motivo ha annunciato che non comprerà e non accetterà nulla che contenga plastica, anche in quantità minime, per tutto il mese di agosto. E registrerà i suoi progressi in un blog.
L'esperimento. Niente cibi preconfezionati, niente caffè da portare via e niente bottiglie di plastica. La Jeavans, inoltre, si impegnerà a riciclare anche tutti i pannolini sporchi del suo bambino di 18 mesi. Per il suo esperimento ha già ammucchiato i rifiuti plastici di un mese, che utilizzerà come barometro per il suo periodo d'astinenza. La giornalista, inoltre terrà un blog nel quale racconterà ai lettori i suoi sforzi per scoprire il vero significato di vivere senza plastica.
Una grande invenzione. Versatile, igienica, economica e di lunga durata, la plastica è probabilmente una delle più grandi invenzioni della storia ed è essenziale nelle attrezzature mediche, nella tecnologia e in centinaia di migliaia di altri campi. Tutti questi utilizzi, però, la rendono anche una delle più diffuse forme di spazzatura, e di inquinamento, del pianeta.
Un oceano di plastica. Isole come le Hawaii e Midway, trovandosi nel pacifico dovrebbero ancora essere incontaminate. In realtà le loro acque sono piene di plastica, e a farne le spese sono le tartarughe e tante altre creature del mare. Il programma ambientale delle Nazioni Unite stima che ci siano oltre 46 mila pezzi di plastica in ogni miglio quadrato di oceano del pianeta. Secondo gli esperti, spesso, questa plastica viene scambiata per cibo dai pesci, diventando così pericolosa anche per l'uomo che può ritrovarla sulla tavola.
Riciclare. In teoria molta plastica domestica potrebbe essere riciclata, ma in realtà molte autorità locali sono organizzate solo per la raccolta delle bottiglie. In pratica riusciamo a recuperare solo il 38% della nostra plastica usata e tutto il resto viene incenerito.
Un mese senza plastica. Dick Searle, a capo della Packaging Federation, una delle principali compagnie di imballaggi plastici del Regno Unito, ha voluto mettere in guardia la Jeavens sottolineando che "a meno che non sia estremamente scrupolosa finirà per buttare anche molto cibo". Ma la giornalista non si è scomposta e anzi, sul sito della Bbc, ha cominciato ad incassare il sostegno di tanti lettori che apprezzano la sua iniziativa, e le hanno lasciato dei messaggi di incoraggiamento.
Ho trovato il blog della Jeavans:
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Not my bagMy mission? 31 days without plastic |
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commenti Doveva essere l’invenzione del ventunesimo secolo, il mezzo di trasporto personale che avrebbe rivoluzionato il nostro modo di spostarci nelle grandi città. In realtà, a quasi sette anni dalla sua creazione, lo “scooter giroscopico” Segway è rimasto un elegante giocattolo per pochi, che per ora non ha invaso le metropoli del pianeta come nei sogni del suo inventore Dean Kamen. Colpa del prezzo ancora troppo alto, probabilmente. E magari anche della mancanza di concorrenza. Una limitazione, quest’ultima, che è venuta meno nei giorni scorsi, quando la Toyota ha presentato i primi prototipi del suo anti-Segway: il Winglet.
La filosofia tecnologica di base appare la stessa: il Winglet si muove grazie a dei sensori giroscopici che “sentono” la posizione del guidatore, regolando di conseguenza stabilità, velocità e direzione del mezzo. Inclinando leggermente il corpo in avanti, lo scooter si muove in avanti. Spostandosi verso destra o sinistra, la macchina gira. Anche la sostenibilità ambientale è garantita: come il Segway, il Winglet ha un motore elettrico. A cambiare sono le prestazioni: il Winglet è più piccolo, più leggero (dai 9,9 ai 12,3 kg) e molto più lento del rivale americano: si raggiungono a malapena i sei chilometri all’ora, una velocità a cui diventa difficile superare persino i pedoni, mentre gli ultimi modelli di Segway sfrecciano ormai a venti chilometri all’ora. Anche la carica della batteria dell’apparecchio giapponese dura molto meno di quella dello scooter americano.
D’altronde, spiegano alla Toyota, l’obiettivo del Winglet non è quello di reinventare la mobilità urbana. Piuttosto, di facilitare gli spostamenti in grandi aree pubbliche, con un occhio di riguardo per le persone anziane o che hanno problemi di mobilità. Per questo il nuovo mezzo di trasporto (disponibile in modelli che ricordano le taglie dei vestiti: S, M e L) verrà sperimentato inizialmente in aeroporti e centri commerciali giapponesi, a partire dalla fine del 2008. In base alla risposta del pubblico si deciderà se e come far partire la vendita del prodotto.
“Sogniamo di creare dei robot amichevoli, che possano convivere al fianco della gente”, ha detto Takeshi Uchiyamada, dirigente dell’azienda giapponese, commentando la presentazione del Winglet. Un sogno che si è di certo rafforzato dopo che Toyota ha acquisito, lo scorso anno, parte della divisione robotica della Sony. In futuro, secondo Uchiyamada, il Winglet potrebbe essere arricchito di tecnologia wireless (per fornire informazioni pubblicitarie e proposte commerciali dei negozi in cui viene utilizzato) e di un’intelligenza artificiale tale da permettergli di muoversi da solo e passare a prendere il suo proprietario, una volta che questi lo chiama.
di LUCA CASTELLI - da LaStampa.it
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