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Meccanismo produttivo a fine corsa?
Non genera più ricchezza, satura la produzione di valore, depreda risorse, inquina; ha subito i processi di finanziarizzazione, funziona con il debito.
Non ha avuto però eguali per efficienza, ha il sostegno della democrazia politica.
Si dovrà rimetterlo in sesto, ristrutturarlo.
Andranno rimossi i gestori, quei produttori dell’eccesso produttivo: hanno più bisogno i gerenti di vendere che i Consumatori di acquistare.
Con tal ceto canuto: geriatri al capezzale o nuovo ceto al comando?
Candidi, si candidano i Consumatori.
Noi, si noi.
Chi più di noi occupa il centro della scena produttiva?
Trasformiamo, mediante l’acquisto, il valore in ricchezza; consumando l’acquistato facciamo ri-produrre. Questo ci ha indebitati fino al collo; per smaltire l’eccesso produttivo inquiniamo e, lo bisbiglio, abbiamo lacerato le relazioni umane.
Non tutto ma di tutto: onore al merito, altro che tutele.
Meritato il ruolo, la meritocrazia del ruolo impone di cambiare la ragione sociale del Capitalismo: da quello dei Produttori in quello dei Consumatori.
IL NOSTRO IMPEGNO: garantire la crescita economica, il 70% del PIL.
IL NOSTRO OBBLIGO: da operatori economici, consumare. Un lavoro!
LE CONDIZIONI: un Reddito da Consumo che compensi l’obbligo della nostra azione e ci affranchi dal debito.
I VANTAGGI: rigore nella gestione dei fattori produttivi; misura nell’azione, equilibrio tra domanda e offerta; responsabilità agli atti, oculata gestione delle risorse; dignità di ruolo alla pratica del consumare; equa distribuzione dei carichi di impresa e degli utili; soluzione alla crisi economica.
Mettiamo in gioco tutto: un bell’impegno da assumere tuttodunfiato.
Avremo bisogno di appoggio politico.
Garantiamo appoggio elettorale.
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org

Chi, tra i Consumatori, crede di potersi sottrarre al gioco al massacro della crisi economica, lo faccia.
Gli altri giochino.
Belleppronto un gioco sapiente, magnifico ancorchè munifico per entrare dentro il meccanismo produttivo che ha generato la crisi economica.
L’intento: riparare il guasto.
Si inizia passando in rassegna i punti critici che mostrano lo stress del sistema.
Un tour dentro gironi infernali.
Si inizia dal mercato del lavoro superaffollato che riduce i redditi.
Si passa poi a quell'eccesso di capacità produttiva che riduce i margini di profitto delle aziende e le risorse disponibili per i redditi.
Si da' un'occhiata alla riduzione del ciclo di vita dei prodotti che moltiplicano l’offerta; pure qui i redditi diventano insufficienti.
C'è poi la moltiplicazione dell’offerta e quella degli offerenti che mitiga i prezzi, contrae gli utili delle aziende quindi i redditi da lavoro.
Si scorge pure come l’aumento della disoccupazione riduca il reddito complessivo disponibile.
Prima di uscire a riveder le stelle non ci si può sottarre al rapporto 2008 della BRI: certifica le disparità tra profitti e redditi.
Queste le condizioni di stress per i redditi che hanno generato la crisi e che dalla crisi verranno aggravate.
Superato tra grida, improperi e qualche bestemmia il guado di quel mercato, brilla con forza la debolezza della Gente che lavora.
Ci si scorge tristi, avviliti, immiseriti, pronti a gettare la spugna.
Poi d’un tratto un bottone. Schiacciato, illumina una scritta multicolore che rischiara ed infonde vigore: TUTTI CONSUMATORI.
Una tecnica di anamnesi insomma, messa lì a bella posta.
Sottratti d’imperio all’imperio dell’happy hour, alè di corsa per rinverdire la memoria, scorgendo al fine le nostre Risorse.
Esposti a caratteri cubitali i nostri punti di forza, si debbono attraversare:
si passa per l'affrancamento dal bisogno che sottrae l'acquirente al consumo di necessità
si prende atto come il lavoro di consumazione disponga, confezioni, garantisca la crescita economica
ed ancora, come il 70% del PIL ratifichi il contributo dei Consumatori alla generazione della ricchezza.
Un grido ci accompagna all'uscita: Hanno più bisogno i Produttori di vendere che i Consumatori di acquistare.
Usciti fuori zuppi di orgoglio, rigenerati dal transito nelle ragioni economiche del nostro Fare, avvinti da rinnovato vigore: quel drink, un obbligo.
Siamo prossimi all'apoteosi.
Prima, l'ultima prova: LA SINTESI DEGLI OPPOSTI.
Trovare la migliore combinazione acciocchè la nostra debolezza reddituale, combinata con la forza del nostro ruolo, trovi soluzione per il nostro vantaggio.
Esercizio non facile, non impossibile.
Ci si lambicca, si improvvisa, si recalcitra; qualcuno scuote la testa; tutti ce la mettono tutta, avvinti da un fervore costituente.
Eccola l'apoteosi, la ratifica della costituzione di una lobby: “la lobby più forte di tutte le altre”.
La lobby di tutti, quella dei Consumatori dove si mostrano i muscoli, si impostano nuovi equilibri, si vince al gioco del reddito per uscire dall'economia della crisi.
Il premio? Il Reddito da Consumo che compensi l'insufficenza del reddito da lavoro e così tornare a recitare da protagonisti e senza affanni il notro ruolo.
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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I Consumatori stanno tirando i remi in barca; hanno messo la sordina alla pratica quotidiana di consumo.
Cos’altro volete sia la caduta della Domanda?
Abbiamo consumato per rispondere ai bisogni, per cullare le emozioni, per sollecitare le passioni e fare esperienze: tutte scuse per generare ricchezza, mediante l’acquisto.
Tutto questo abbiamo fatto, vorremmo continuare a fare; non possiamo più fare.
Chi potrà sostituirci?
Chi potrà fare più PIL?
Chi, dopo tanto far non si fa pagar, anzi, paga l’IVA sulle merci acquistate e la TARSU per smaltire quel consumato?
Chi farà ri-produrre?
Chi muoverà l’economia?
Chi confezionerà la crescita?
Tutto questo oggi viene a mancare: questa è la crisi.
La causa: il reddito insufficiente. Abbiamo pure utilizzato il risparmio poi, per non farci parlar dietro, abbiamo fatto debito, ancora debito poi di colpo… alla canna del gas.
E pensare che per dare il meglio abbiamo pure sprecato, inquinato, avvilito le relazioni umane… pah.
I bene informati dicono sia sfiducia, i buontemponi dicono sfiga, qualcuno ci vede sfaccendati.
Io dico: datece li sordi!
Basta ciance: dal bisogno ci si è affrancati da un pezzo; le passioni, se non più merci, possono tornare cosa nostra; per le emozioni, co sta crisi, basta un bel tramonto.
Per la ricchezza no; a questo mirabile risultato del nostro fare professionale non possiamo rinunciare, per il nostro e l’altrui tornaconto.
Signori, per fare questo basta il reddito, magari solo di scopo!
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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“La velocità di deterioramento della crisi sta rallentando” parola di Mario Draghi.
Ieri crisi, oggi meno. E domani?
Adda passà 'a nuttata: questo l’ottimismo di maniera che trapela dagli addetti ai lavori.
Dell'ottimismo quello vero, quello che conta, quello dei Consumatori, neanche l’ombra.
A furia di politiche monetarie, tassi bassi e sgravi fiscali con il fiato corto, ci arriverà addosso altro debito a mò di denaro, buono per fare le nozze con i fichi secchi.
Per un pò passerà la fame; si rischia la dissenteria.
Ricominciamo daccapo: la crisi è crisi da insufficienza di reddito per sostenere quella Domanda, necessaria per smaltire il cronico eccesso di Offerta. Con il debito, surrogato del reddito, si è messa una pezza; con il credito si è fatto prima business poi SBOOM.
Dove siete Signori dell’economia, apostoli della concorrenza, equilibristi del Valore?
Al Mercato si usano due pesi e due misure; trovano conforto i figli non i figliastri.
Là, dove un mercato del lavoro superaffollato svaluta i redditi, quello delle merci in eccesso non svaluta i profitti.
Mercato assistito questo, assistito dal debito che ha sostenuto artificialmente la domanda: lo vedete il bubbone della crisi?
Signori, dico a voi, il debito non è più in grado di dare supporto alla domanda, occorre darsi da fare per riequilibrare il valore dello scambio e rendere efficiente il mercato.
Hanno più bisogno i produttori di vendere che i consumatori di acquistare: va stimato questoValore, definito un nuovo prezzo.
Quel prezzo potrà arrivare nelle nostre tasche: sarà Reddito da Consumo, buono per rimpinguare altri asfittici redditi, buono per consumare.
Altro che terra incognita!
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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Solo per il settore auto gli incentivi messi a punto in diciannove paesi ammontano a 50 miliardi di $, come precisa la società di analisi Deloitte. Solo una parte dei 3.600 miliardi stimati per sostenere la crescita e stimolare la ripresa.
Crescita e ripresa sono insomma i precetti con cui i Consumatori vengono richiamati all'ordine; a cui dobbiamo corrispondere con il nostro esercizio di consumo.
Bei tempi quando bastavano gli incanti della pubblicità e le sapienti prodezze del marketing per potervi corrispondere!
Bei tempi quando bastava il reddito per poter consumare!
Bei tempi quando si poteva abusare dei risparmi!
Ancora ieri si poteva, con le scorribande del credito al consumo e poi con il debito.
Oggi no!
Oggi si propongono incentivi, magari bonus.
Quella crescita e quella ripresa reclamano montagne di debito pubblico che oscurano il domani.
Bene. Se vogliamo che quel domani sia un altro giorno occorre trovare nuovi equilibri, imporre una nuova misura al mercato.
Là, dove il lavoro produttivo svalutato e inflazionato non trova reddito adeguato; dove il lavoro di consumo non trova riconoscimento nè ristoro, là in mezzo, tra una produzione in eccesso e un consumo indefesso, il debito ha sostituito la moneta per produrre ricchezza.
Qui deve trovare albergo un Reddito di Scopo che integri quelle insufficienze, retribuisca l'esercizio professionale del consumare, dia la stura alla Domanda, stappi il tappo della crisi che imballa il meccanismo produttivo.
Altro che “terra incognita”!
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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In questo universo dello sfarzo, non è tutto oro quel che luccica.
Più si diventa ricchi, minore il profitto che si ricava dall’acquisto dei beni, più si è indotti a risparmiare: parola di Keynes.
Ta-ta-tan: il paradosso della parsimonia.
Se tutti ricchi, tutti risparmiamo: si consuma meno, meno PIL, si ridurranno gli investimenti, il lavoro, il reddito e per questa via anche il risparmio.
Altro paradosso allora: se tutti ricchi, saremmo più poveri.
Calma e gesso, non saremo tutti ricchi e, vivaddio, nemmeno parsimoniosi cosicchè, nel nostro lavoro di consumo per sostenere la crescita con redditi insufficienti, si possa alfin esporre l’ennesimo paradosso: produrre ricchezza con il debito.
Cacchio, di paradosso in paradosso non c’è più ciccia ma solo l’osso.
Oddio, più che l’osso, questi ossimori mostrano contraddizioni, fragilità e crepe del sistema economico.
Ci vorrebbe un furetto tutto pepe, grazia, impertinenza: un giustiziere economico per non sprecare ricchezza, per mitigare povertà.
Detto fatto. “Come la freccia che dall’arco scocca, vola veloce di bocca in bocca”: Eccolo, è lui, si proprio lui, il Professional Consumer.
Gagliardo ed inorgoglito, fischiettando fra i denti recita a memoria: chi ha troppo Dia, chi ha poco Prenda.
Poi, sollecitato dagli astanti, chiosa: Se troppo ricchi, si consuma meno; se poveri, troppo consumo, troppo debito. Queste diseconomie infestano l’economia; occorre riequilibrare le quote di risparmio, le quote di consumo, redistribuire quote di reddito; estirpare infestanti parsimonie, mitigare prodighi eccessi per riportare in equilibrio il sistema perchè beati, non più beoti, si possa tornare tutti a consumare.
Un dire che non ammette repliche.
Gli entusiasti applaudono, qualcuno mugugna; chi, inebetito, arrossisce.
Al fin del dire si inchina, ringrazia; con un colpo di reni si inarca, salta, rimbalza, si imbosca.
La foresta lo avvolge.
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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Ci sono in giro ricchi, riccastri e quelli senza il becco d'un quattrino.
Negli USA, l’industria del credito ha prosperato con il debito. Lo stesso debito che ha fatto prosperare l’industria della manifattura Cinese.
Si sono fatti profitti approfittando del debito.
Per un certo tempo il meccanismo ha funzionato poi il crollo della Domanda dei Consumatori Americani, con redditi insufficienti per continuare a sostenerla e della Domanda di quelli Cinesi che non decolla; stessa insufficienza per cominciare a sostenerla.
I primi ingrigiscono nell’ozio; i secondi, ingrigiti dall’ozio, vogliono consumare.
Con redditi insufficienti dunque, debiti necessari, crediti obbligati.
Gli Americani hanno fatto debito per prosperare consumando merci; i Cinesi hanno fatto credito agli USA per prosperare vendendo merci.
In questo gioco delle parti USA / CINA si celano due squilibri per garantirne uno: un PIL mondiale per il 20% sostenuto dai consumatori “stellestrisce”, solo per un misero 3 da quelli con gli occhi a mandorla.
Squilibrio che non ammette equilibri; un giro vorticoso di debito di 3,7 a 1 $ sul PIL.
Quel credito che sostiene il debito, che regge il consumo, che regge la produzione per generare ricchezza si è bloccato: consumo fermo negli USA, produzione ferma in CINA.
Orsù: non è un bel vedere!
Gli Americani costretti a far ricchezza consumando a debito. Già, la produzione improduttiva non è un alternativa: i 700 miliardi di $ l'anno in rosso della bilancia commerciale lo certificano.
Il “soccorso rosso” cinese acquista quel debito invece di finanziare i consumi interni adeguando i redditi.
Cinici i Cinesi, basso il costo del lavoro, competitive le loro merci.
Tutto questo accade: patente l'usura del meccanismo. Scricchiolii dappertutto.
Per andare oltre occorre reddito, senza altri panegirici.
Reddito vero, reddito di scopo, reddito da consumo altro che debiti, altro che crediti.
Questo si deve, per inorgoglire i sovrautilizzati consumatori yankee e i sottoutilizzati visigialli.
Per la loro prosperità, la nostra e quella di tutti.
Mauro Artibani
P.S. Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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La crisi finirà?
Certo, magari saremo più poveri perché quel maledetto debito non potrà più essere consentito, l'allegro credito neanche; tra Reddito e Consumi occorrerà trovare un diverso equilibrio; verrà comprensibilmente generata meno ricchezza, meno soldi da distribuire, insomma, meno PIL per tutti.
Egregi Consumatori, non tutto il male vien per nuocere, avremo forse meno sfizi, più spazi, meno inghippi, più tempo, meno stress; qualche sbadiglio e un po’ di noia.
A meno che,
a meno che non ci venga retribuito il Consumo di Eccesso.
Si, quello d'eccesso, proprio quello con cui si è prodotto ricchezza; che ha fatto crescere il PIL, a cui si è potuto dar corso con l’eccesso di debito, che ha ingolfato il credito; quello che ha prodotto sprechi, inquinamento, che ha speso la nostra esistenza a fare la spesa.
Signori l’occasione è ferma e risoluta.
Dovrete decidervi: la crisi morde, il tempo stringe e noi potremmo scegliere il fare probo.
Mauro Artibani
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Lo stato dell’economia dei consumi: pessimo.
Quello degli operatori del mercato, ancor di più.
I produttori: con margini di profitto smozzicati da un cronico eccesso di offerta.
I commercianti: stremati da costose pratiche di fidelizzazione per affrancarsi dalla concorrenza.
Quelli dell’informazione: sfiancati dal tentativo di raccattare l’attenzione di consumatori in tutt’altre faccende affaccendati.
I pubblicitari: fiaccati dal confezionare slogan per attenzioni ingolfate.
Quelli del marketing, stressati dal compito più arduo: confezionare la Domanda per acquirenti squattrinati.
I Consumatori: chiusi in un decoroso riserbo, costretti da redditi insufficienti, non rispondono alla Domanda.
E siamo all’oggi.
Se tutto questo E’, chi investirà per produrre invenduto? Chi commercerà quell’invenduto? Chi inventerà slogan per l’invenduto? Chi confezionerà domanda di invenduto?
Eccola la crisi. Si, crisi su crisi.
Tutti cercano tutele, tutti vanno tutelati.
Tutelano gli Stati bolsi e indebitati?
Tutelano quegli istituti di credito che non tutelano manco se stessi?
Tutelano forse i governatori del denaro mal distribuito?
Tutela una politica screditata e priva di idee?
Signori, siamo alle solite: tutti fingono di non sentire; tutti fan finta di non capire.
Per sbloccare il meccanismo della crisi occorre il Reddito per sostenere la Domanda.
Altro che tutele!
Questo il modo, l’unico, per far tornare redditizio il nostro fare di Consumatori, poi il fare di tutti.
Se assoldati, oplà, tutori del Mercato: acquisteremo l’eccesso, l’invenduto; presteremo attenzione, risponderemo alla domanda, torneremo fedeli al nostro Lavoro di Consumo.
Potrete scommetterci, sarà tutto come prima.
Mauro Artibani
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Quale individuo della specie umana in modo pressocchè costante impiega tempo, attenzione, perizia, nel suo fare quotidiano di consumo e per cotanto fare, paga?
Quale individuo della specie umana che nel suo fare, pressoché costante, genera crescita economica riceve in cambio Debito?
Quale individuo della specie umana in modo pressoché costante per sostenere quella crescita si approvvigiona in eccesso, spreca, inquina?
Quale individuo della specie umana, che acquista per dare ristoro ai bisogni, più che nutrirsi ingrassa, più che vestirsi sfoggia la moda, più che informarsi sperpera conoscenza?
Già chi può fare, disporre, impiegare, quotidianamente ed in modo pressoché costante il dovere, la responsabilità, la tenacia, l’insipienza e la sregolatezza?
Chi altri se non i Consumatori?
Noi, conformati da un istanza tecnica dell’esistere che avviluppa e sovrasta quella umana: pressappoco elettrodomestici.
Il precetto esistenziale: la vita spesa a fare la spesa!
Ma porc... siamo operatori di mercato; la nostra azione produce, con l’acquisto, il 70% del PIL.
Di più, con la nostra azione di consumazione forniamo l’impulso per la nuova produzione e continuità alla crescita economica.
Finiamola! Il dilettantismo apatico dei consumatori mortifica la nostra psiche acquirente.
Occorre un nuovo Fare per i Consumatori, andare oltre L'acquisto: la Domanda comanda.
Il Professional Consumer per esempio: colui che sappia gestire al meglio le prerogative di ruolo; che sappia utilizzare le proprie risorse per stare sul mercato; dosare il tempo impiegato e l’attenzione; declamare a voce alta le nostre virtù, esporre la nostra forza; rendere manifesta l’urgenza di veder compensato l’utilizzo del nostro merito.
Basta debito, vogliamo reddito.
Fare tutto questo senza proclami né clamori.
Chi ha orecchie per ascoltare ed occhi per vedere se ne avvedrà, sorrideranno, nicchieranno poi vedrete, verranno a cercarci.
Mauro Artibani
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Si è consumato con il debito; si è creato credito con il debito; si è vissuto a debito.
Quell’eccesso di consumo fatto con il debito ha prodotto inquinamento; inquinate pure le relazioni umane; indebolite nazioni già indebitate.
Un ossimoro si aggira per il mondo: la ricchezza prodotta con il debito.
15 anni di stra-vacanze senza il becco d'un quattrino.
Poi sboom.
Il meccanismo di rifinanziamento dei mutui immobiliari USA, con il quale si drenava reddito per consumare dal debito, è finito in pezzi; a catena è andato in pezzi tutto il resto.
Oggi si va da quei pezzi, al tentativo di mettere pezze alla crisi economica: et voilà si ricomincia.
Azzerati i tassi di interesse, più facile indebitarsi.
Scende l’inflazione: ci si può indebitare a costi più contenuti.
Gli stati nazionali mettono debito su debito per sfornare politiche anticicliche.
Noi consumatori, per garantire quella crescita, abbiamo l'obbligo di tornare a consumare ahimè con il debito.
Siamo di fronte all’ottimismo imperscrutabile della ragione o alla negligenza, insipienza e disperazione della volontà?
L’ottimismo insomma di chi non ha voluto spendere appena 600 miliardi di $ per erogare garanzie di pagamento ai mutuatari- sterilizzando il veleno contenuto nei titoli tossici- spendendo invece 20 volte tanto per salvare banche affinché possano continuare ad erogare credito, quindi debito?
O la disperazione di chi non riesce a vedere oltre il debito?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Noi consumatori, non avendo il tempo dei posteri, abbiamo al nostro arco due frecce per fare centro contro il debito: non possiamo sbagliare.
La prima: tirarci fuori dal debito riducendo i consumi non necessari.
La seconda: pretendere in maniera risoluta un reddito di scopo.
Reddito! Non prebende, bonus, oboli.
Lo scopo? Continuare a consumare.
Un Reddito che compensi l’obbligo di dare sostegno alla crescita economica .
Mauro Artibani
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