socialprosumer
No al nucleare - Comitato per un’alternativa energetica, basata sulle fonti rinnovabili e il risparmio

Chi siamo

Bloggers che mettono a disposizione le proprie conoscenze, piccole o grandi, dirette o di cui siano venuti a conoscenza, che possano essere utili alla collettività

CHI E' IL SOCIAL PROSUMER

***********************
Scrivi anche tu in questo blog
***********************

Google

 JOIN! Disclamer & Banner


MigliorBlog.it

Petizioni in corso







PeaceReporter - la rete della pace. Quotidiano online e agenzia di servizi editoriali. Storie, dossier, interviste, reportage, schede conflitto, schede paese e buone notizie da tutto il mondo

Links

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato <$BlogCounter$> volte
visitato *loading* volte

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog
Add to Technorati Favorites

http://www.wikio.it

free web site hit counter


Image Hosted by ImageShack.us

www.tocchiamoli.com

giovedì, 30 aprile 2009

Newsletter n. 40 - 30 aprile 2009

COSTI NUCLEARI

Il "debito nucleare" di Enel
Il costo degli investimenti nel nucleare previsti da Enel è compatibile con un indebitamento finanziario di 50 miliardi di euro della società? Per ridurlo potrebbe decidere di vendere gli asset a maggiore redditività come la divisione sulle rinnovabili? Un articolo di Andrea Lepore di Greenpeace Italia per Qualenergia.it

L'anticipo della bolletta nucleare
Negli Usa un'utility del Missouri rinuncia a un progetto nucleare: non è riuscita a cambiare la legge che vieta di far pagare le centrali in bolletta ancora prima di costruirle. Se a pagare non sono i consumatori, e in anticipo, costruire centrali 'atomiche sembra non convenire.

 

L'ELETTRICITA' SOLARE SCENDE IN CAMPO

Il summit del fotovoltaico è a Verona
Dal 6 al 7 maggio si svolgerà a Verona la Conferenza internazionale sul fotovoltaico dal titolo “Italian PV Summit”. L’evento che anticipa di un giorno Solarexpo ospiterà oltre 50 relatori da tutto il mondo, aziende, istituzioni, policy makers e centri di ricerca per fare il punto sul mercato nazionale e sulle prospettive di sviluppo.

Come mi faccio l'impianto solare gratis
Avere un impianto fotovoltaici sul tetto senza spendere nulla. A Salerno e provincia in molti possono farlo grazie ad un'iniziativa dell'Agenzia Energia Ambiente: una Esco realizza a proprie spese gli impianti sui tetti dei cittadini, in cambio dell'incentivo per il conto energia. Agli utenti resta il risparmio in bolletta.

Innovativa "strategia solare" a San Diego
Nellà città californiana un nuovo programma per incentivare solare ed efficienza energetica: la Municipalità finanzia i costi dell'impianto o dell'intervento che poi saran no restituiti attraverso le tasse sugli immobili, anche se questi cambiereranno di proprietà. Un'iniziativa che altre città si apprestano a copiare.

Come integrare il fotovoltaico
Dal sito del GSE è scaricabile la seconda edizione della “Guida agli interventi validi ai fini del riconoscimento dell’integrazione architettonica del fotovoltaico”. Molte soluzioni ed esempi pratici.


PROSPETTIVE RINNOVABILI

Rinnovabili 2010, l'Europa è in ritardo
L'Unione Europa difficilmente riuscirà a raggiungere gli obiettivi per il 2010 sulle rinnovabili nel settore elettrico e nei trasporti. A frenare lo sviluppo delle fonti pulite incentivi poco affidabili, burocrazia e una rete che penalizza i piccoli produttori di energia rinnovabile. Il report della Commissione.

Piano Basilicata: 70 per cento di rinnovabili al 2020
Il Piano di indirizzo energetico-ambientale della Regione Basilicata, appena approvato, ribadisce il "no" al nucleare e punta su efficienza e rinnovabili. Obiettivi ambiziosi, ma anche limiti per i grandi impianti eolici e fotovoltaici. In Val D'Agri la creazione di un distretto energetico in cui si punti anche sulle rinnovabili.

fattoria eolicaCosa c'è da sapere sul mercato delle rinnovabili elettriche
Presentata la pubblicazione “Fonti rinnovabili: Guida alla vendita dell’energia e agli incentivi” frutto della collaborazione tra il Gestore del mercato elettrico e l’Aper. Un utile documento per gli addetti ai lavori, ma anche per chi intende entrare sul mercato.

Le rinnovabili integrate in una centrale
Un impianto eolico che produce anche idrogeno, da bruciare assieme al biogas in una centrale termoelettrica integrata. Elettricità, calore e carburante pulito da un solo impianto, tutto a rinnovabili. In Germania partono i lavori per la p rima vera centrale ibrida al mondo

Solare termico italiano, oggi e domani
Il mercato solare termico italiano detiene una quota del 10% di quello europeo. Lo conferma l'associazione di categoria Assolterm che stima in 400 mila m2 la superficie di collettori installati nel 2008. In totale l'installato in Italia ammonta oggi a 1,5 milioni di m2. Le potenzialità e gli obiettivi futuri del settore.

La policy italiana per l’energia pulita
Pubblichiamo l’introduzione di Gianni Silvestrini al “Codice delle Energie Rinnovabili e dell'Efficienza Energetica 2009”. Un excursus delle recenti politiche e delle legislazione italiana nel settore.


GLOBAL WARMING

Cosa pensa il Governo dei cambiamenti climatici?
Dopo la mozione “negazionista” approvata al Senato, le associazioni energetiche e ambientaliste chiedono chiarimenti al Presidente del Consiglio sulla reale convinzione del governo di intraprendere serie politiche contro il global warming e per l'energia pulita a livello nazionale e internazionale. Poca chiarezza anche in Confindustria.

Andare oltre la disinformazione
John Theodore Houghton, importante esperto del clima, oggi sul Guardian manda un segnale forte a coloro che si perdono dietro strumentali dispute sui reali effetti dei mutamenti climatici. Quelle che vanno seguite sono le prove scientifiche e queste ci dicono chiaramente che è necessaria un’azione urgente.

Buone notizie dai giganti delle emissioni
La strada verso un accordo internazionale sul clima è lunga e difficile, ma da Cina e Usa arrivano due buone notizie. Mentre la Cina per la prima volta parla di obiettivi di riduzione delle emissioni, negli Stati Uniti l'EPA inizierà a "regolare" la CO2 ancor prima che venga approvata la legge sul clima.

Information technology per il clima
Due studi pubblicati dal WWF International valutano i notevoli vantaggi offerti in termini di riduzione delle emissioni di anidride carbonica a livello mondiale sia delle video conferenze che del telelavoro.

Inventori contro il global warming
Un pannello che raffresca le stanze senza bisogno di energia, una scatola solare di cartone che permette di cuocere senza combustibili, un micronde gigante che sequestra la CO2 trasformando la biomassa in carbone. Ecco le invenzioni finaliste del concorso Climate Change Challenge promosso dal Financial Times.

 

 

FONTI FOSSILI SEQUESTRATE

centrale a carboneIl carbone quasi pulito della Regina
Il ministro dei cambiamenti climatici britannico annuncia che tutte le nuove centrali a carbone dovranno prevedere il sequestro e la cattura della CO2. Ma da subito per un quarto delle loro emissioni e totalmente solo nel 2025. Molto le perplessità da parte degli ambientalisti.

CO2, se il sequestro fa paura
A Barendrecht, in Olanda, la popolazione locale si oppone a un progetto sperimentale di sequestro della CO2. Il gas stoccato in un area così densamente popolata suscita obiezioni per motivi di si curezza. Con rischi non ancora ben conosciuti, la CCS trova nella diffidenza dell'opinione pubblica un ulteriore ostacolo.

Rischi e costi per fossili ed eolico
Nel valutare le opzioni di investimento in campo energetico non vengono mai considerato il rischio e la volatilità legati ai prezzi dei combustibili fossili, così come quelli della CO2. Davanti a questo nuovo approccio l’eolico risulterebbe già oggi più conveniente degli impianti convenzionali. Un’analisi dell’Ewea in un suo recente rapporto.


sabato, 17 gennaio 2009

La liberta' finisce laddove inizia la linertaì degli altri?

Manifestazioni, scioperi sono ormai all'ordine del giorno e noi consumatori non ne possiano davvero piu'! Bisogna fermarci e riflettere un attimo su cio' che significa liberta'. Secondo me quando una piccola parte della popolazione va a ledere i diritti della gran parte della popolazione, non ci troviamo piu' uno stato di diritto.

Per cui secondo me bisognera' mettersi ad un tavolo con i sindacati e pur salvaguardando la liberta' di protesta bisogna trovare un modo perche' questo non si ripercuota su tutta la societa' e l'economia (non scordiamoci che siamo noi a tirare fuori i soldi... da dove credere che escano i soldi dello Stato? dalle nostre tasche! Quindi d'ora in poi quando sentite qualcuno che si fa bello dicendo " ah io sono furbo e faccio fesso lo stato!" rispondetegli enno' caro tu fai fessi noi che paghiamo ed e' ora che paghi anche tu! ... piccola digressione scusagte)

Ho letto favorevolmente di un'iniziativa del Comune di Roma e ve la ripropongo. Dobbiamo tornare ad essere uno stato di diritto!

da il Messaggero

ROMA (16 gennaio) - Roma fa sentire sempre più forte la sua voce: «Basta cortei in Centro, abbiamo diritto di vivere e lavorare liberamente». È questo il coro unanime che viene dalle mail, dagli sms e dai commenti sul sito ilmessaggero.it, sulla decisione del prefetto Giuseppe Pecoraro di regolamentare i cortei nella Capitale, fissando tre piazze e due itinerari, fuori dal centro. Sul forum il dibattito sta prendendo sempre più corpo in questi giorni. Scrive per esempio Fabio, un lettore del giornale: «La libertà di una persona finisce la dove inizia la libertà dell’altra. Si può benissimo manifestare, ma ciò va fatto senza arrecare disagio alle persone che nel centro storico lavorano, vivono o semplicemente lo frequentano. La libertà è diritto sacrosanto in ogni stato democratico, così come esiste il diritto a manifestare, esiste altresì il diritto a potersi muovere liberamente nella nostra città, e non rimanere bloccati ogni santo giorno da questa o quella manifestazione». Non è infatti in ballo la libertà di manifestare il proprio dissenso o la protesta: ciò che è in discussione è il limite all’esercizio di questo diritto. «Riservare alcune piazze alle manifestazioni non significa abolire i cortei - osserva infatti Gianc - E manifestare non significa oltraggiare le forze dell’ordine, sfasciare e imbrattare interi quartieri o limitare la libertà di quelli... meno intelligenti».

E sono tanti anche i lettori che hanno parole di incoraggiamento nei confronti della campagna per una diversa regolamentazione dei cortei: «Un ringraziamento al prefetto Pecoraro e al sindaco Alemanno, che finalmente hanno deciso di affrontare concretamente questo problema», scrive Fabio. Gli fa eco un altro lettore: «Non vogliamo miracoli solo una città più pulita, più sicura, più vivibile... vale a dire una città civile». E ancora Isidoro: «Finalmente... Sono d’accordo con Alemanno».

I commenti a favore della decisione del prefetto Giuseppe Pecoraro, di regolamentare i cortei, sono bipartisan: «Sono un elettore di sinistra - premette Francesco nel suo commento sul sito internet - ma questa volta sto con Alemanno in tutto e per tutto. Non si tratta di limitare la libertà di manifestare, ma non si può neanche prendere in ostaggio Roma e tutti i suoi cittadini. A Roma si tiene, più o meno, un corteo ogni tre giorni, ovvero un centinaio l’anno, con tutte le ricadute in ordine di traffico, di ore di lavoro perse, di stress per i cittadini, ecc... Perché solo Roma ed i romani si devono fare carico di questo peso nazionale? Perché chiunque abbia qualcosa di cui lamentarsi deve venire a farlo sempre a Roma? Non andrebbe bene anche Torino? Milano? Parma? E così via. Ho vissuto per quattro anni in una zona di Roma particolarmente colpita dai cortei, San Giovanni, e vi assicuro che è un vero delirio».

«A me, personalmente, è successo molte volte di restare a piedi, o di arrivare tardi al lavoro, a causa di manifestazioni - è la testimonianza di Marco50 - Libertà è, anche, libertà di protestare, ma libertà è anche quella di non voler o non dover protestare, e di non subire pesanti limitazioni nel diritto a muoversi liberamente. Una persona si reca a svolgere una prova per un concorso, per il quale si è preparata da tempo e nel quale ha riposto molte aspettative; qualcuno protesta, per motivi sacrosanti, ma impedisce a quella persona di arrivare nel luogo stabilito per l’esame, che salta: è giusto? È libertà? È democrazia? No, questa è la prepotenza, è l’inciviltà bella e buona di chi pretende di tutelare i propri diritti scegliendo, a tal fine, una modalità che calpesta quelli degli altri. Diritto di protestare, quindi, ma dovere di non ledere quello degli altri».


venerdì, 16 gennaio 2009

Un'invenzione a bassissimo costo per depurare l'acqua

Solvatten water purifier

Si chiama Solarvatten ed è un'invenzione della svedese Petra Wadstrom (nella foto). Si tratta di un congegno in grado di purificare l'acqua utilizzando l'energia solare.  Un sistema semplicissimo che consentirebbe a milioni di persone nei paesi poveri di avere accesso all'acqua potabile.

Solarvatten è una semplice tanica in grado di contenere fino a dieci litri di acqua. L'utilizzo è molto semplice: si mette l'acqua nell'apertura nera fino a riempire il contenitore, che poi si lascia per 3-4 ore al sole. Solarvatten è dotato di un indicatore, che quando diventa verde segnala l'avvenuta purificazione dell'acqua. A quel punto si colloca il contenitore in un luogo fresco e si può attingere finalmente all'acqua, ora potabile, utilizzando l'apertura bianca. L'invenzione della ragazza svedese è già stata sperimentata in Nepal e in Kenya, dove ha fatto registrare risultati estremamente positivi.

da Criticamente

Solvatten during the water purification process

One of the issues that have the people's attention lately is providing clean water in third-world countries. And one of the best solutions to do that, so far, seems to be the Solvatten solar powered water purifier, unveiled by a Swedish inventor, Petra Wadstrom.

The device, which from the outside resembles a standard jerrycan, took eleven years to be developed and can be filled with up to 10 liters of water (there are two compartments which take 5 liters, each sporting a clear face), opened out and left in the Sun, which naturally heats the water to a pathogen-killing temperature of roughly 50-60 degrees Celsius. A simple indicator uses a red or green face to show users when the water is safe to drink.

Inventor Petra Wadstrom said that "My inspiration to work with Solvatten is the fact that people are living with dirty water around the world and children are suffering from bad water, which is easily preventable, but people are living with a lot of solar energy and not using it."

The Solvatten company has already tested its device in parts of Kenya, where  Wadstrom said that people using it gave a lot of positive feedback. "It's very easy to understand the method, and it's user friendly so you don't need to have technological skills to understand how to use it," she added.

The entire purification process takes about three to four hours when it’s sunny, and five to six when it's cloudy. While that's not perhaps the fastest way to cure water, the amount of resources it saves compared to boiling over gas stoves makes it ideal for ensuring some clean vital liquid will be on hand later.

UN Habitat and the Environment and Public Health Organization (ENPHO) have also tried the Solvatten water purifier in Nepal, where thousands of people die every year as a result of waterborne diseases.

Bhushan Tuludhar, executive director of ENPHO in Nepal, said it was one of a number of water-purifying methods being tested for its effectiveness in supplying poor people with regular
access to clean water. "Work is being done but at this current rate, central water treatment facilities that provide safe water to everybody are a distant dream," he said. "So what we need are point-of-use water treatment facilities, point-of-use water treatment technologies that are suitable to local conditions."

We are just a few, but there are many of you, Softpedia users, out there. That's why we thought it would be a good idea to create an email address for you to help us a little in finding gadgets we missed. Interesting links are bound to be posted with recognition going mainly to those who submit. The address is .
  

da Gadgets


postato da: Dilia61 alle ore 16:33 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: dal mondo, consumi, diritti delluomo, eco gadget, abitare sostenibile
martedì, 25 novembre 2008

Ma che bisogno c'è di leggi anti/salva blog?

Roma - Dopo la pubblicazione dell'articolo Cos'è un Blog, in cui commentavo aspramente tutte le varie proposte di legge esistenti sul tema "Blog e Libertà di Stampa", sono stato contattato dai promotori di una di esse e mi è stato chiesto di esprimere la mia opinione. Lo faccio qui di seguito, in modo che se ne possa discutere apertamente.

Requisiti di una Proposta di Legge
Una proposta di legge su questo tema che voglia essere degna di attenzione dovrebbe fornire gli strumenti necessari per ottenere entrambi i seguenti due effetti.

1)Garantire ai cittadini il diritto di esprimere la loro opinione (e svolgere le loro attività associative e politiche) come previsto dalla Costituzione.
2)Impedire alle aziende e ad altre organizzazioni di sfruttare questi spazi di libertà al solo scopo di sottrarsi agli obblighi di legge previsti per le attività editoriali.

Preciso subito che, personalmente, credo che la stampa non dovrebbe conoscere nessuna limitazione di nessun genere. Tuttavia, se non si prevedono dei limiti specifici per le attività professionali (giornalismo ed editoria) non ha più nessun senso discutere di questo tipo di "riforme", per cui sono costretto a partire da questi presupposti. Riprenderò questo argomento al termine di questo breve articolo.

Quello che ci interessa, per il momento, è che una legge su questo tema dovrebbe sia garantire la libertà di espressione ai privati cittadini sia impedire gli abusi da parte dei "professionisti" dell'editoria e del giornalismo. Come vedremo, quasi mai questi due punti vengono contemporaneamente garantiti dalle proposte di legge esistenti. Di conseguenza, queste proposte di legge sono quasi sempre inutili e prive di senso, prima ancora che dannose.

Editoria Cartacea ed Editoria Digitale
Molte di queste proposte di legge cadono nella tentazione di distinguere tra editoria "cartacea" ed editoria "digitale". Ovviamente, alle spalle di questo modo di separare il grano dalla pula c'è la convinzione che l'editoria "professionale" si faccia tuttora soprattutto su carta mentre sul web siano presenti più che altro dei blog di carattere personale. Non solo: dietro questo modo di pensare c'è la convinzione che le cose resteranno così ancora a lungo.

Questo però non è vero. Già adesso, quasi tutti i principali quotidiani ed i principali periodici del paese (e del mondo intero) hanno una loro versione digitale sul web. Questa versione digitale non ha nulla da invidiare a quella cartacea. Non solo: molte di queste testate stanno abbandonando la carta per ragioni di costo ed in futuro saranno disponibili solo sul web (o quasi).
Per essere più precisi, quasi tutte le testate giornalistiche, quotidiane o periodiche, tecniche o generalistiche, stanno andando verso un modello di editoria fortemente multimediale in cui la stessa notizia viene resa disponibile come "colonna" su carta, come pagina web, come video (file MPEG4 o stream), magari come podcast per non vedenti (MP3) e come "alert" via SMS.
Questa modalità di distribuzione in formati multipli, attraverso più canali paralleli, viene messa in atto già da tempo anche dalle piccole e piccolissime realtà. Un esempio eclatante è l'italianissima "Hacker Journal", che pubblica sia
un sito web che una rivista cartacea (priva di pubblicità, venduta a 2 euro nelle edicole).

Basare la distinzione tra "editoria professionale" e "hobbysmo" sul media utilizzato è del tutto fuorviante e lo sarà sempre di più in futuro.

Tra l'altro, se venisse riconosciuto uno status particolare, più libero, a coloro che operano sul web, le aziende più spregiudicate ne approfitterebbero immediatamente per buttare a mare la versione cartacea e tutti i suoi vincoli. Molti giornali fanno già adesso una fatica enorme a tenere in piedi la struttura redazionale tipica di un giornale, imposta loro dalla nostra legge, e sarebbero ben contenti di spacciarsi per un sito di comunità, libero da questi vincoli.

Verrebbe quindi meno il rispetto del punto 2 delle mie specifiche per una proposta di legge "seria": le aziende potrebbero facilmente "abusare" di una libertà che il legislatore non intendeva riconoscere loro.

Editoria Professionale ed Editoria Hobbystica
Naturalmente, ciò che interessa davvero i legislatori è distinguere tra l'attività editoriale professionale e quella hobbystica. Detto in altri termini, interessa loro distinguere tra un privato cittadino che esprime delle opinioni personali ed un giornalista che riporta delle notizie.

In quasi tutti i casi, le varie proposte di legge tentano di distinguere tra "professionismo" e "volontariato" basandosi sul fatto che esista uno "scopo di lucro" e/o una "remunerazione" dietro all'attività giornalistica ed editoriale. Se l'editore incassa dei soldi dalla pubblicità o dalla vendita in edicola, allora è editoria professionale. Se la pubblicazione non produce introiti, è volontariato. Se il giornalista viene pagato per il suo articolo, è attività professionale, diversamente è volontariato. Questo modo di distinguere i due casi, tuttavia, è palesemente inefficace.

Esistono casi famosissimi di editoria professionale che non ricavano un soldo né dalla vendita in edicola né dalla pubblicità. Uno di questi casi è
Altro Consumo che vive solo dei finanziamenti dei soci. Più in generale la stragrande maggioranza delle testate pubblicate dai partiti politici, dalle associazioni e dai sindacati, pur essendo testate giornalistiche a tutti gli effetti, non ricavano un euro dalla loro attività.

Non solo: la stragrande maggioranza dei "giornalisti" già adesso non ricava un soldo dalla propria attività. Con la crescita del fenomeno del "Citizen Journalism" e con l'aumento dell'offerta di giornalisti (anche "certificati") questa sarà sempre di più la regola. Si scrive e si pubblica soprattutto per comunicare ("per farsi conoscere e per fasi sentire"), non per soldi. I soldi, se arrivano, arrivano sempre più spesso da altre fonti.

Più in generale, l'attività editoriale sta diventando sempre di più un'attività collaterale a qualcos'altro ed è sempre meno caratterizzata dallo scopo di lucro. Per molte testate (soprattutto quelle che hanno una forte componente politica e sindacale) sarebbe forte la tentazione di rinunciare ai già magri introiti se questo permettesse loro di godere di tutta la libertà d'azione che la legge dovrebbe concedere ai privati cittadini. Una volta eliminata la struttura redazionale imposta dalla legge e tutti i suoi costi, il bilancio tornerebbe comunque in pareggio.

Dall'altro lato, è francamente assurdo classificare il blog di un privato cittadino come "testata giornalistica" solo perché ricava pochi o molti soldi dalla pubblicità (AdSense e simili). Cosa pubblica quel sito? Come ricava i propri soldi. Fa informazione? Pubblica notizie?

Stampa, Comunicazione Aziendale e Opinionistica Personale
Ovviamente, si può sempre dire: "Se la testata giornalistica è gestita da un partito politico, da un sindacato, da una associazione o da una azienda, allora è comunque una testata giornalistica ed è comunque soggetta alle regole previste per l'editoria professionale". In altri termini, tutto ciò che è gestito da una "persona giuridica" (invece che da una "persona fisica), è "editoria professionale" e tutti coloro che pubblicano attraverso queste testate sono giornalisti professionisti, non semplici cittadini.

Questo, per inciso, è proprio il modo in cui si distinguono questi due casi in molti altri paesi del mondo: è un professionista chi agisce in associazione con altre persone perché, inevitabilmente, opera per conto di altre persone o rappresenta comunque le opinioni di un gruppo. Chi pubblica qualcosa da solo, non importa come, rappresenta solo se stesso e viene trattato come privato cittadino.

Però... Una "rivista" non deve pubblicare per forza 100 articoli al mese per essere tale. Un singolo individuo può benissimo pubblicare e gestire la propria rivista personale, pubblicando un paio di brevi articoli al giorno. Paolo De Andreis ha fatto esattamente questo quando ha creato Punto Informatico. Io stesso ho fatto la stessa cosa con Oceani Digitali (ora defunta, dopo un paio d'anni di attività). Se la pubblicazione ha successo, può diventare un punto di vista autorevole su un certo tema ed i suoi articoli possono sicuramente "fare male". Il blog di Beppe Grillo ne è un esempio lampante.
Dividere il grano dalla pula diventa quindi sempre più difficile.

Libertà d'espressione di Prima e di Seconda Classe
In realtà, come dicevo all'inizio, è il concetto stesso di "editoria professionale" e di "giornalismo professionale" che non ha nessun senso. Non ha senso pretendere di imporre due diversi livelli di libertà per chi svolge una certa attività a livello professionale (qualunque cosa voglia dire) e per chi lo fa per volontariato.

Così come ha diritto di esprimere la propria opinione un privato cittadino su un blog, ha ovviamente diritto di farlo anche un giornalista professionista che riporta una notizia sul suo giornale. Semmai, il problema sarà del suo editore che dovrà decidere se gli sta bene quel comportamento o meno.

Nei paesi civili, il giornalista gode addirittura di una maggiore libertà di manovra del privato cittadino (può legittimamente nascondere le proprie fonti). In tutte le proposte di legge (ed in tutte le leggi italiane esistenti), il giornalista italiano gode invece di una minore libertà di manovra. Questo a causa di un malinteso senso di "professionalità".
In modo speculare, non si può certo pretendere di riservare ai "giornalisti professionisti" l'accesso ai mezzi di comunicazione, qualunque essi siano, e la libertà di esprimere le proprie opinioni.

Se una differenza può esistere (o deve esistere) tra giornalisti e privati cittadini, non può certamente riguardare la libertà di esprimere il proprio pensiero e di accedere ai mezzi di comunicazione (stampa, web etc.). Non possono esistere cittadini di serie A e cittadini di serie B da questo punto di vista.
Obblighi già esistenti
Si tenga presente che chiunque pubblichi (od anche solo dica a voce) qualunque cosa, da sempre e dovunque nel mondo, è tenuto ad attenersi ai seguenti cinque criteri.


1)Non deve dire cose false perché rischierebbe una denuncia per calunnia.
2)Non deve offendere nessuno perché rischierebbe una denuncia per ingiurie.
3)Non deve rivelare informazioni imbarazzanti senza che ciò sia necessario per informare correttamente il pubblico su qualcosa che riguarda la vita sociale, politica e finanziaria del paese o su qualche aspetto del mercato che riguarda il lettore. Diversamente si ricade nel reato di diffamazione.
4)Non deve rivelare informazioni personali perché rischierebbe una denuncia per violazione della privacy.
5)Non deve demolire l'immagine di una azienda o di un prodotto senza fondato motivo, diversamente rischia una denuncia per danni.

Le cosiddette "persone fisiche" (gli individui) e le cosiddette "persone giuridiche" (associazioni, partiti, sindacati, aziende e via dicendo) sono quindi già adesso più che tutelate nei confronti di ciò che può dire su di loro, in pubblico, una persona qualunque, sia essa un privato cittadino od un giornalista.

Non c'è nessuna ragione di aggiungere ancora un nuovo strato legislativo a questa già robustissima "corazza". Anzi: ci sarebbero tutte le ragioni per toglierne qualcuno.

Snellire l'Articolo 21 della Costituzione
Come abbiamo visto, le proposte di legge che sono state presentate finora (e le leggi che sono state effettivamente promulgate), non riescono a garantire contemporaneamente la libertà di espressione del privato cittadino e l'assenza di abusi da parte degli "operatori della comunicazione" professionali. I due criteri che ho citato all'inizio non vengono rispettati e quindi queste proposte di legge sono prima di tutto inutili ed inefficaci, prima ancora che dannose. Tanto varrebbe riconoscere a tutti gli stessi diritti e le stesse modalità operative, senza preoccuparsi di queste sottili (ed assurde) distinzioni tra "libertà di espressione" e "informazione".

In realtà, l'unico intervento che dovremmo augurarci su questo tema sarebbe una drastica e coraggiosa opera di snellimento e di semplificazione dell'Articolo 21 della Costituzione. Lo potete vedere nella sua forma attuale qui:
Costituzione. Alla fine, questo articolo dovrebbe recitare soltanto quanto segue:
"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure."

Punto e basta. Senza distinzioni prive di senso tra giornalisti e privati cittadini, tra libertà di espressione e informazione, tra blogging ed editoria. Senza cavilli e senza remore.
Un'altra semplificazione, necessaria e lungamente attesa, sarebbe l'abolizione dell'ordine dei giornalisti. Quello, comunque, lo sta già abolendo, di fatto, il libero mercato.

Alessandro Bottoni
Segretario Associazione Partito Pirata  da
PuntoInformatico.it


postato da: Dilia61 alle ore 08:22 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: diritti delluomo, tocchiamoli, social prosumer
mercoledì, 12 novembre 2008

ALITALIA: CONSUMATORI, DUE LE QUESTIONI INACCETTABILI

AGI) - Roma, 11 nov. - Sono due, per Federconsumatori e Adusbef, le questioni “inaccettabili” nella vicenda Alitalia. La prima “riguarda la violazione delle norme che regolamentano lo sciopero che, in nessun caso, devono essere violate. In questo modo, infatti, si procurano fortissimi disagi ai cittadini e ne alienano la solidarieta’ da sempre dimostrata nei confronti di una vicenda cosi’ complessa e delicata”. L’altra questione, spiegano in una nota, “e’ il comportamento, quasi provocatorio, che si mette in atto violando accordi e patti gia’ sottoscritti”.

Come cittadini, proseguono, “chiediamo a Cai e soprattutto al Governo di chiudere al piu’ presto questa vicenda assai complessa”.

“Chiediamo anche che, in occasione di queste violazioni, si provveda immediatamente alla precettazione dei lavoratori coinvolti. Inoltre Alitalia deve fornire la massima assistenza ai cittadini coinvolti e danneggiati da queste azioni.

Naturalmente tutte le norme in tema di risarcimenti dei danni subiti fanno capo all’attuale compagnia e le nostre associazioni sono a disposizione dei cittadini per l’assistenza necessaria”, concludono. (AGI)

da consumatorioggi


postato da: Dilia61 alle ore 13:52 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: lavoro, giustizia, consumi, trasporti, diritti delluomo, social prosumer
sabato, 08 novembre 2008

Commissione d'inchiesta sugli errori sanitari

L'Aula della camera ha dato via libera alla proposta di legge che istituisce una commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori sanitari e le cause dei disavanzi delle Regioni, con 466 voti favorevoli, uno contrario e tre astenuti.

La commissione aveva gia' ricevuto nelle scorse settimane il voto favorevole della Commissione Affari sociali della Camera e i pareri della commissione Affari costituzionali e Bilancio. Il presidente della commissione verra' nominato dal presidente della Camera e avra' 21 componenti; avra' il compito principale di indagare sulle cause e sulle responsabilita' degli errori sanitari nelle strutture pubbliche e private e sulle cause di ordine normativo, amministrativo, gestionale, finanziario, organizzativo e funzionale che hanno contribuito alla formazione di disavanzi sanitari tra regioni (in particolare nel periodo 2001-2008), anche al fine di accertare le relative responsabilita'.

A quanto si apprende, la Commissione, nel procedere ad indagini ed esami, avra' gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorita' giudiziaria e, come stabilisce l'art. 5 del provvedimento approvato in Aula, e' obbligata al segreto in merito ai documenti relativi alle indagini, un obbligo che riguarda non solo i membri permanenti della Commissione ma anche tutti i collaborati. Secondo l'art. 2 del provvedimento approvato dall'Aula poi, la Commissione sara' composta da 21 deputati, nominati dal presidente della Camera dei deputati, in modo che venga assicurata la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo parlamentare.

Allo stesso presidente della Camera spetta il compito di nominare il presidente della Commissione. Il provvedimento stabilisce inoltre che le spese di funzionamento siano poste a carico del bilancio interno della Camera dei deputati, per un limite massimo di 40.000 euro per l'anno 2008 e di 100.000 euro per ciascuno degli anni successivi.


domenica, 02 novembre 2008

Manifesto contro il nucleare

La nostra redazione ha ricevuto ed è lieta di pubblicare una sorta di manifesto del neonato Comitato nazionale "no nuke" e a favore delle rinnovabili e dell'efficienza energetica. Perché bisogna opporsi al ritorno del nucleare in Italia.

Il 15 novembre 2008, a Caorso si costituirà il Comitato per un’alternativa energetica, basata sulle fonti rinnovabili e il risparmio, anziché su un ingiustificato aumento dei consumi e sull’uso delle fonti fossili e di quella nucleare, come propone il Governo.

Berlusconi e il suo esecutivo, nel quadro del progettato rilancio del nucleare, promettono di individuare entro sei mesi i territori destinati ad ospitare le centrali, violando così una precisa volontà popolare espressa con un referendum che a grande maggioranza aveva deciso di chiudere con il nucleare.

Non aspetteremo che siano individuati i siti nucleari per opporci a questa scelta e non lasceremo sole le località che rischiano di subire una decisione antidemocratica, calata dall’alto e per di più militarizzata nell’attuazione.
Sosterremo il diritto delle popolazioni locali a fare valere la loro opinione anche, se necessario, con referendum territoriali, tanto più che costruire nuove centrali nucleari contrasterebbe con l’impostazione dei piani Energetico Ambientali Regionali già approvati. Porteremo in ogni luogo una battaglia delle idee, la controinformazione e per questo sollecitiamo la preziosa collaborazione del mondo scientifico e di quello intellettuale e di quanti possono contribuire in tutte le forme democratiche a sensibilizzare l’opinione pubblica: il nucleare è una scelta che va contrastata e sconfitta nel paese.

A questo scopo diamo vita ad un Comitato attraverso il quale organizzare, insieme a tutti gli altri soggetti associativi che si mobiliteranno sul territorio, il rifiuto popolare di questa tecnologia intrinsecamente insicura e incapace di smaltire i rifiuti radioattivi che produce.
L’obiettivo che ci poniamo è di fare avanzare un’altra proposta di politica energetica basata sulle fonti rinnovabili e sul risparmio energetico, la sola scelta che permette di dare energia pulita al paese e contemporaneamente di ridurre le emissioni climalteranti. In linea quindi con gli obiettivi che l’Unione Europea renderà vincolanti nei prossimi mesi: ridurre, entro il 2020, del 20%, forse del 30% i gas serra attraverso un aumento del 20%, sia dell’efficienza energetica che delle fonti rinnovabili, mentre il Governo Berlusconi sta apertamente boicottando gli orientamenti europei rispetto al raggiungimento dell’autonomia energetica e del sostegno agli obiettivi di Kyoto.

Sono questi parametri i punti di riferimento di un nostro Piano Energetico Nazionale, la cornice entro la quale iscrivere le singole azioni, le scelte tecnologiche, la riconversione ecologica delle industrie più energivore, la riduzione dei rifiuti, il cambiamento del peso del trasporto individuale e su gomma.
Ci proponiamo di elaborarlo con il concorso più ampio delle popolazioni, sottoponendolo al giudizio dei cittadini, anche attraverso la presentazione di un progetto di legge di iniziativa popolare.

La nostra non sarà la sola iniziativa contro questa scelta sciagurata del Governo e, quindi, è nostra volontà coordinarci con tutte le altre strutture di mobilitazione, con le associazioni ambientaliste, con le persone del mondo della cultura e della scienza, con i sindacati, con le Regioni, con i Comuni disponibili.
Gli argomenti possono essere diversi, ma ciò che conta è unire le forze sull’obiettivo comune di una nuova politica energetica e del NO al nucleare.

Berlusconi e i suoi ministri cercano di convincere che compiono questa scelta in nome della lotta ai cambiamenti climatici e per garantire energia abbondante e poco costosa al paese rafforzando anche la sua autonomia energetica.
Queste affermazioni sono entrambe false: il nucleare non serve né a combattere i cambiamenti climatici né a ridurre la bolletta energetica del paese e per di più è un enorme consumatore di acqua, bene sempre più scarso.

Il nucleare va quindi rifiutato per le seguenti ragioni:

  1. l’uranio non è una risorsa né rinnovabile né sostenibile, limitata nelle quantità e nel tempo, che per di più ha visto i suoi costi aumentare in modo vertiginoso.
  2. non è affatto senza emissione di CO2 perché ne produce per l’estrazione del combustibile, durante la costruzione della centrale e nella fase del suo smantellamento.
  3. nessuno dei problemi segnalati dalla tragedia di Cernobyl è stato risolto e quindi il nucleare civile continua ad avere problemi di sicurezza per le popolazioni non risolti anche durante il funzionamento e un enorme impatto ambientale legato alla produzione di scorie radioattive che inevitabilmente si accumulano nell’ecosistema e graveranno sulle future generazioni per migliaia di anni. Va ricordato che in presenza di impianti nucleari è obbligatorio un piano di evacuazione delle popolazioni in caso di incidente grave, con l’abbandono di ogni attività, con pesanti restrizioni per le persone come vivere sigillati in casa.
  4. espone il mondo a rischi di proliferazione delle armi nucleari e al terrorismo; del resto questo è l’argomento che viene portato contro l’Iran poiché la tecnologia in uso è stata pensata per produrre plutonio e la generazione di energia elettrica ne è un sottoprodotto.
  5. non è in grado di risolvere né il problema energetico né quello del cambiamento climatico; infatti le risorse di uranio, già oggi scarse, non sarebbero sufficienti di fronte ad un aumento ulteriore della domanda ed è quindi inutile sperare di aumentare la capacità installata in maniera tale da coprire una quota significativa della nuova domanda di energia, né di sostituire la quota fossile.
  6. ha dei costi economici e finanziari diretti e indiretti troppo elevati che in realtà gravano sulla società e sulle finanze pubbliche e inoltre è una tecnologia che usa e spreca enormi quantità d’acqua
  7. comporta un modello di generazione di energia centralizzato, basato su centrali di elevata potenza, che non garantiscono sicurezza e tanto meno assicurano il diritto all’energia diffusa nel territorio; infatti il nucleare è un modello che richiede sistemi di gestione autoritari, centralizzati ed antidemocratici. Non a caso le centrali nucleari civili vengono considerate come gli altri siti energetici alla stregua di siti militari.

E’ quindi irrealistico pensare di uscire dai fossili rilanciando il nucleare. In Francia ad esempio una massiccia presenza del nucleare (78%) si accompagna ad un consumo pro capite di petrolio maggiore che in Italia.

Uscire dal petrolio e dalle energie fossili e non rinnovabili senza il nucleare si può.
E’ matura, tecnologicamente ed economicamente, una scelta energetica a favore del risparmio energetico e delle energie rinnovabili che un programma di incentivi pubblici e l’utilizzo della leva fiscale possono e devono promuovere

Il paese può e deve essere più efficiente e non sprecare energia.
Questo è il primo obiettivo che ci proponiamo. Si calcola che metà dei consumi energetici italiani sono in realtà sprechi derivanti da usi poco razionali e inefficienti dell’energia.
Si può puntare molto in alto con il risparmio energetico, fino a risparmiare il 50% dell’energia oggi usata per garantire i servizi di illuminazione, riscaldamento, raffrescamento, mobilità, usi industriali.
Sono necessari interventi per aumentare l’efficienza dell’uso dell’energia e per correggere gli sprechi, sviluppando politiche di sufficienza diffusa nel territorio può portare a ridurre i consumi di energia, pur mantenendo standard elevati di vita; per questo occorre puntare a risparmi significativi sia per il sistema economico che per il rispetto degli impegni di Kyoto, peraltro già oggi insufficienti di fronte ai cambiamenti climatici.
E’ possibile e realistico puntare all’obiettivo di procurare al paese gran parte dell’energia che gli è veramente necessaria attraverso le fonti rinnovabili.
Lo si può fare, come dimostrano le esperienze di molti paesi, Germania e Spagna, in particolare incentivandone l’installazione diffusa con lo strumento del “conto energia” che ha dimostrato nei paesi che l’hanno adottato di funzionare e aumentare notevolmente la capacità rinnovabile installata.

Sono due strade alternative.
Quella del Governo non garantisce autonomia energetica al paese è antidemocratica, costosa, pericolosa per la salute delle persone e l’ambiente, oltre che poco utile per ridurre le emissioni climalteranti e ci isola dall’Europa.

La politica energetica da noi indicata invece riduce la nostra dipendenza energetica, fornisce i servizi energetici usando fonti rinnovabili (un barile di petrolio corrisponde ad un metro quadrato di pannello solare) che non alterano il clima e che sono diffuse sul territorio e, quindi, facilmente controllabili dalle popolazioni, oltre a promuovere un diverso sviluppo, creando nuova occupazione di qualità.

Questa è l’alternativa che proponiamo:
Sono queste le ragioni per cui decidiamo di promuovere un Comitato per il No al Nucleare e per il SI ad una politica energetica alternativa di risparmio e sviluppo delle fonti rinnovabili e per questo convochiamo un’Assemblea a Caorso costitutiva del Comitato che è aperto a tutti i contributi.


Testo redatto il 7 ottobre 2008

Mario Agostinelli, Andrea Baranes, Marco Bersani, Mauro Bulgarelli, Alberto Calza Bini, Valerio Calzolaio, Paolo Casali, Sergio Caserta, Paolo Cento, Lilia Chini, Giuseppe Ciliberto, Nicola Cipolla, Lisa Clark, Paolo De Marchi, Pippo Di Falco, Angelo Frezzotti, Antonio Fagioli, Antonio Filippi, Roberto Gili, Alfiero Grandi, Umberto Guidoni, Mirko Lombardi, Walter Mancini, Giorgio Mele, Roberto Musacchio, Gianni Naggi, Corrado Oddi, G.Paolo Patta, Vittorio Sartogo, Massimo Serafini, Giorgio Tiboni.

da AltrEnergia


venerdì, 31 ottobre 2008

New sa QualEnergia

Scorie italiche, dove finiranno?
Mentre si parla di centrali future il problema delle scorie radioattive italiane resta irrisolto. L'ipotesi del sito unico di stoccaggio si allontana ed emerge quella di esportarle negli Usa, da dove però potrebbero tornare al mittente.

Nucleare, una Fata Morgana in Finlandia
Il cantiere della centrale nucleare di Olkiluoto, esempio citatissimo dai nuclearisti europei, continua a ingoiare miliardi e così svanisce il miraggio dell’elettricità a basso costo.

Strategia globale per rottamare petrolio e nucleare
Il nuovo rapporto di Erec e Greenpeace parla di rivoluzione energetica: come soddisfare il 56% della domanda di energia primaria mondiale al 2050 con le rinnovabili e risparmiare 14mila miliardi di euro in combustibili fossili.

Il piccolo eolico britannico
La notevole crescita del micro e mini eolico nel Regno Unito e le prospettive soprattutto nel settore domestico e nelle piccole aziende. Oltre 2 milioni di utenze potenziali.

L'energia del pellet
L'Italia è prima in Europa per numero di stufe a pellet installate. La segatura pressata è un combustibile con diversi vantaggi e in continua crescita. Ne parliamo con Marino Berton, coordinatore dell'Associazione Italiana Pellets.

Mercato fotovoltaico, previsioni a breve
Secondo la ricerca di mercato della società tedesca EuPD Research le installazioni fotovoltaiche in Italia cresceranno in media fino al 2010 del 119% annuo. Il giro d’affari toccherà il prossimo anno 1,2 mld di euro


OGM: VAS,SE NON CI SONO IN ETICHETTA E’INGANNO PER CONSUMATORI

AGI) - Roma, 30 ott - Se gli ogm non si vedono in etichetta allora e’ un inganno per i consumatori. E’ quanto afferma Simona Capogna dell’Esecutivo Nazionale Verdi Ambiente e Societa’ (VAS). L’Europa procede con le autorizzazioni di nuove varieta’ di Ogm.

L’ultima, di ieri, consente l’importazione per 10 anni di una nuova varieta’ di cotone geneticamente modificato (LLCotton25) brevettato dalla Bayer CropScience. A settembre la stessa azienda multinazionale aveva esultato per essere riuscita a piazzare sul mercato europeo la soia transgenica A2704-12.

Questi prodotti vengono utilizzati soprattutto negli allevamenti (mangimi) e in parte come oli per l’alimentazione umana (per prodotti fritti, prodotti da forno e snack). In pratica, -rileva la Capogna - i consumatori hanno difficolta’ a rintracciare sull’etichetta la presenza degli Ogm: la legislazione non prevede di dichiarare l’utilizzo di Ogm nell’alimentazione animale, mentre per gli altri prodotti l’obbligatorieta’ subentra solo quando l’ingrediente transgenico supera la percentuale dello 0.9%. Mentre, quindi, e’ evidente il desiderio dei cittadini di informarsi per “mangiare sano” (il 78% degli italiani, secondo l’ultima indagine dell’istituto Demopolis non desidera mangiare Ogm), assistiamo ad un’invasione del mercato di prodotti “non desiderati” e non etichettati. (AGI)


domenica, 19 ottobre 2008

Il magnate Eternit "Soldi alle vittime"

UN INDENNIZZO DI 50 MILA EURO A 500 EREDI



Stephan Schmidheiny , tra i più ricchi nella classifica Forbes

ALBERTO GAINO - La Stampa 17/10/2008
TORINO
Morti e malati Eternit, dopo la richiesta di rinvio a giudizio, mossa dell’imputato Stephan Schmidheiny, ultimo discendente della famiglia svizzera che ha gestito a lungo la multinazionale del cemento-amianto. Il magnate (fra i più ricchi del mondo secondo Forbes) si offre di risarcire le vittime dell’amianto. E lo fa con un comunicato stampa del suo legale italiano, Astolfo Di Amato: «Becon Ag, società facente capo a Stephan Schmidheiny, offre un indennizzo agli ex lavoratori degli stabilimenti italiani o ai loro eredi». La proposta riguarda chi «abbia contratto malattie derivanti dalla esposizione alle polveri di amianto avendo lavorato in Eternit dal 1° gennaio 1973 al 4 giugno 1986 e, cioè, dal momento in cui il Gruppo svizzero ha iniziato ad avere un ruolo di riferimento nelle società italiane sino alla loro dichiarazione di fallimento». I cittadini morti sono esclusi.
Poi: «Becon chiede, per la gestione della procedura di liquidazione degli indennizzi, la collaborazione dell’Associazione Famigliari Vittime Amianto di Casale Monferrato (...). La previsione di esborso è di alcune decine di milioni di euro». Sarebbero 4-500 gli ex lavoratori (o eredi) destinatari dell’offerta. Mal contati, aderissero tutti, l’offerta Becon sarebbe di 20 milioni di euro, a ciascuno andrebbe al massimo una somma superiore ai 50 mila euro. Precisazione finale: «La proposta nasce in linea con lo spirito filantropico e la sensibilità sociale» di Schmidheiny.

postato da: Mygreatlife alle ore 17:51 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: lavoro, diritti delluomo, abitare sostenibile
venerdì, 10 ottobre 2008

Energia atomica difficile nel Bel Paese

Il Governo ha annunciato per la prossima primavera una Conferenza nazionale sull’energia.

Si tratta di una novità. L’ultimo momento di riflessione collettivo si era infatti tenuto una decina di anni fa, mentre per parlare di un vero Piano energetico nazionale dobbiamo andare al 1988, con il PEN88.

La liberalizzazione del settore elettrico e di quello del gas aveva fatto mettere in soffitta l’era dei Piani energetici. Nel nuovo contesto internazionale, il mercato sovrano avrebbe dovuto essere il nuovo regolatore. In effetti le scelte negli ultimi anni sono state compiute sostanzialmente dagli operatori che hanno individuato le tecnologie - centrali a ciclo combinato - e definito le localizzazioni degli impianti. Una certa azione programmatrice è rimasta alle Regioni che non sempre però l’hanno utilizzata in maniera adeguata, la quale a volte è risultata velleitaria, con obbiettivi impraticabili e priva di adeguate politiche di sostegno. In altri casi, al contrario, sono stati partoriti piani di basso profilo non coerenti con gli impegni internazionali.

Anche i Comuni e le Province hanno elaborato specifici Piani energetici locali. Questi strumenti hanno permesso di effettuare una mappatura delle potenzialità sia sul versante dell’efficienza energetica che delle fonti rinnovabili e consentito di definire obbiettivi e strumenti di intervento. Dunque un’azione dal basso utile nella misura in cui l’intelligenza degli amministratori ha consentito di utilizzare le informazioni raccolte per dare un impulso alle politiche locali, cosa che è avvenuta però molto parzialmente.

Proprio mentre le Regioni si avviano a un nuovo protagonismo con la ripartizione degli obbiettivi sull’efficienza e sulle fonti rinnovabili, si vorrebbe che il pendolo tornasse a oscillare verso una regia centrale delle scelte. L’occasione è il ritorno del nucleare, una tecnologia che non può decollare senza un forte coordinamento e un sostegno diretto. Intendiamoci, un ruolo incisivo del Governo sarebbe comunque necessario per gestire il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi europei del 2020.

L’impegno necessario per affrontare criticità, come il picco della produzione di petrolio e
soprattutto la riduzione delle emissioni climalteranti, richiederà nei prossimi decenni un coordinamento dei vari livelli istituzionali e un forte impulso dal centro.

Tutto ciò è finora mancato, salvo qualche momento felice. Il salto di qualità si ripropone adesso su un tema scivoloso e nel modo più sbagliato. Parliamo del nucleare, proposta lanciata come scorciatoia nei confronti degli alti prezzi del petrolio, per motivi di consenso, per imitazione, per scelta ideologica e per mancanza di una strategia di largo respiro.

Questo cambiamento di strategia peraltro è stato gestito in modo del tutto improvvisato, senza una discussione nel Paese e senza un confronto tra le forze politiche. Date le premesse, la decisione assomiglia a quella sul ponte sullo stretto di Messina, la cui sorte può essere ribaltata a ogni cambio di Governo.

È evidente infatti che non si troveranno né i siti necessari, né i finanziatori per una filiera tecnologica così impegnativa in assenza di una scelta bipartisan e in mancanza del consenso dell’opinione pubblica. Al momento manca sia l’una che l’altra di queste pre-condizioni. Ecco dunque che si pensa a scorciatoie pericolose e a una forzatura delle regole. Lanciato il sasso, il Governo inizia a riflettere su come rendere praticabile la proposta.

Passata l’euforia del «metteremo la prima pietra entro la fine della legislatura», si comprende l’estrema difficoltà, in particolare per l’Italia, di avviare un percorso realizzativo.

Intanto ha buon gioco Bersani che, con i piedi per terra, sostiene che prima di lanciarsi in queste avventure occorre dimostrare di saper risolvere i problemi lasciati aperti, partendo dallo smaltimento delle scorie delle vecchie centrali. Come convincere l’opinione pubblica se non si riesce nemmeno a dare una risposta alle eredità velenose del passato?

Poi bisognerebbe affrontare il vuoto totale delle autorità di controllo e più in generale la
mancanza di specialisti di settore. Ci si rende conto che ci vorranno molti anni per ricostruire il quadro di competenze che sarebbe necessario.

Atomo poco liberalizzato

Ma è sul lato economico finanziario che sorgono i problemi maggiori. Come fare per trovare i capitali necessari nell’ambito dell’esistente mercato elettrico liberalizzato?

Quando si era in regime di monopolio i rischi venivano ripartiti tra Stato e consumatori.

Adesso invece le incognite, e sono molte, dovrebbero gravare sulle spalle dei produttori. Certo diversi operatori come A2A, Edison ma soprattutto Enel, che già opera in questo settore all’estero, hanno dichiarato il proprio interesse. Resta però, pesante come un macigno, il quesito sulle modalità di reperimento dei capitali necessari. Un articolo del Wall Street Journal sottolineava, ad esempio, le difficoltà per Enel esposta finanziariamente per 60 miliardi di euro.

E le previsioni sui costi continuano a salire. Secondo l’ultima valutazione di Moody’s ormai si raggiungerebbero gli 8.000 $/kW.

Ecco allora che si pensa di fare uscire dal cilindro un trucco per aggirare l’attuale contesto del mercato liberalizzato. Non è ancora emersa una proposta chiara, ma è prevedibile che alla fine prevarrà un mix tra l’approccio statunitense e quello finlandese, tra Bush e Olkiluoto.

George Bush, dopo aver invitato invano gli operatori elettrici a investire nel nucleare rompendo un tabù che impediva dal 1978 l’ordine di un nuovo reattore, ha capito che l’unico modo di convincere gli investitori era quello di mettere un lauto gruzzolo sul piatto. Ed è ciò che ha fatto, convincendo alcuni operatori a farsi avanti. Anche se i costi, molto più alti rispetto alle prime stime, stanno già portando alle prime rinunce.

Lo schema finlandese è più sofisticato. In sostanza si è proposto un coinvolgimento di grandi consumatori industriali che, a fronte di un prezzo garantito sul lungo periodo dell’elettricità prodotta, coinvestono nelle centrali. Nel caso di Olkiluoto c’era poi un altro elemento assolutamente favorevole. Un contratto blindato che prevedeva che gli eventuali extracosti di costruzione sarebbero caduti sulle spalle dei fornitori delle tecnologie. Questa clausola, che ha finora scaricato su Areva e Siemens 1,5 miliardi € di costi imprevisti, è difficilmente riproponibile. In particolare in Italia, dove si sa che gli incrementi di costo in corso d’opera sono alquanto comuni. Quindi da noi potrà venire fuori un “Cip6 nucleare” modificato, cioè un sostegno pubblico sul modello statunitense accompagnato da un’iniezione di capitale privato da parte di una cordata di industrie energivore disposte ad accollarsi una parte degli oneri a fronte di garanzie ben precise sul ritiro dell’elettricità. Vedremo nel tempo quali esercizi di ingegneria finanziaria verranno proposti e come potranno piegare le attuali regole di mercato.

Un luogo per l’atomo

Intanto, il problema più urgente da risolvere riguarda la localizzazione degli impianti. E qui ne vedremo delle belle. Diversi Presidenti di Regione, dal Piemonte alla Toscana, dalla Puglia al Lazio, hanno infatti già dichiarato che non hanno intenzione di ospitare centrali nucleari sul proprio territorio. Ci sarà poi da aspettarsi un’accoglienza non proprio entusiastica da parte dei Comuni coinvolti.

E qui arriviamo a un altro passo falso del Governo. Tutte le esperienze internazionali insegnano che se si vuole avere una qualche possibilità di successo nella localizzazione di impianti potenzialmente controversi va previsto, fin dall’inizio, un ampio coinvolgimento delle popolazioni interessate. Del resto, l’improvvido blitz del precedente Governo Berlusconi per creare in Basilicata un sito sotterraneo di scorie nucleari, con corollario di cortei di cittadini in rivolta e successiva ingloriosa marcia indietro, dovrebbe essere un precedente da tenere nella giusta considerazione. Invece pare che non si sia imparato niente e che si riproponga la stessa logica. Nel decreto legge 112/2008 si prevedeva infatti la possibilità di definire specifiche «aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza (anche da parte dell'esercito)» sottratte a ogni possibilità di controllo da parte delle popolazioni locali. Un segnale poco rassicurante rispetto alla necessità di coinvolgimento attivo dei cittadini. Fortunatamente però questa proposta è stata stralciata dal testo finale insieme ad altri emendamenti che tendevano ad accelerare in modo non controllabile l'iter procedurale.

Le previsioni sui tempi rappresentano un altro segnale della superficialità con cui si è affrontata la problematica. Se pensiamo agli undici anni che saranno necessari per realizzare il reattore di Olkiluto, dove peraltro si era saltata la fase della scelta del sito che già ospita altri due reattori, o ai sette anni che sono stati necessari per trasformare a carbone la centrale di Civitavecchia, tempi di progettazione esclusi, si comprende che non è realistico pensare che una centrale nucleare italiana possa generare elettricità prima del 2022.

E veniamo a un elemento più di fondo. Come cambierebbe il nostro sistema elettrico al 2030, con l’immissione di un parco di centrali in grado, come auspicato dal Governo, di generare il 25% della elettricità del Paese con il nucleare e un altro 25% dalle fonti rinnovabili.

Facciamo l’ipotesi che per allinearci agli impegni internazionali, la domanda di elettricità del Paese cresca dagli attuali 354 TWh/a fino a un tetto di 400 TWh/a per poi iniziare nei decenni successivi a diminuire grazie al continuo aumento dell’efficienza di utilizzo dell’energia, in coerenza con la traiettoria di riduzione del 50-60% delle emissioni climalteranti nei prossimi 40 anni. Con queste stime di richiesta elettrica, la ripartizione proposta dal Governo comporterebbe circa 100 TWh/a verdi e 100 TWh/a nucleari. I valori sarebbero più alti in presenza di una politica meno virtuosa sul lato della domanda. Vero è che abbiamo da erodere la quota di 45 TWh/a attualmente importati, ma sommando l’elettricità generata dalle centrali a ciclo combinato, a carbone e in autoproduzione, ci avvicineremmo ai 250 TWh/a. Ci sarebbe quindi un eccesso di produzione (100+100+250-400 = 50 TWh/a) che potremmo esportare, in presenza di eventuali compratori, ma che più probabilmente comporterebbe un funzionamento sub-ottimale degli impianti non nucleari. Detto in altre parole avremmo un eccesso di capacità, o più probabilmente dovremmo limitare la crescita delle rinnovabili che già con l’obbiettivo del 25% risulterebbe sottodimensionata rispetto alle indicazioni europee. Inoltre, l’incertezza sulla possibile espansione delle centrali a ciclo combinato potrebbe anche comportare un rallentamento delle decisioni rispetto a nuovi impianti di generazione e ai rigassificatori.

Oltre l’Atlantico

Per finire, passiamo dall’altra parte dell’oceano, dove l’elezione del nuovo Presidente cambierà molto la scena energetica statunitense e più in generale quella mondiale. Chiunque vincerà porterà a un deciso mutamento nelle scelte sui cambiamenti climatici, in quanto sia Obama che McCain vogliono che gli Usa ritornino a un confronto sul post-Kyoto con gli altri Paesi. Le differenze sono però notevoli rispetto ad altri temi decisivi: il rilancio del nucleare, il ruolo dell’efficienza energetica, il potenziamento delle rinnovabili. Sull’atomo Obama è cauto.

Non chiude la porta, ma afferma che prima vanno affrontati i rischi di proliferazione di armi nucleari e va risolto il problema dello smaltimento delle scorie. Peraltro in passato si è sempre dichiarato contrario al discusso sito di Yucca Mountain, da molti anni allo studio come possibile cimitero di scorie. McCain invece è a favore del sito del Nevada e propone la costruzione di 45 reattori entro il 2030.

Obama propone di investire sulle rinnovabili 150 miliardi $ per uno straordinario programma di rilancio che dovrebbe consentire all’elettricità verde di soddisfare un quarto della domanda entro il 2025 e creare 5 milioni di posti di lavoro. McCain si è detto invece contrario a rendere più rigidi gli standard di efficienza delle auto e ha votato contro l’estensione di incentivi alle rinnovabili. Vedremo chi vincerà. Intanto un segnale chiaro viene dal mercato.

Dopo i 5.200 MW eolici installati lo scorso anno, nel 2008 ci si aspetta che vengano realizzati aerogeneratori per 6-7.000 MW, quindi più di un terzo di tutta la nuova potenza elettrica installata negli Usa. In questo modo il Paese strapperà alla Germania il primato, almeno in termini di elettricità eolica prodotta. Insomma, ci saranno novità interessanti nel 2009. Quanto innovative lo sapremo a novembre. 

di Gianni Silvestrini - dalla rivista QualEnergia


domenica, 28 settembre 2008

Agenzie dell'Unione europea

PFEA's logoL'Agenzia esecutiva per la salute e i consumatori (l'ex Agenzia esecutiva per la sanità pubblica) è stata istituita il 1° gennaio 2005 per contribuire all'attuazione del programma UE per la sanità pubblica.

Nel 2008, il mandato dell'Agenzia è stato prolungato fino al 31 dicembre 2015 ed esteso anche agli interventi nel settore della tutela dei consumatori e della formazione per una maggiore sicurezza degli alimenti. Il nuovo mandato dell'EAHC comprende anche l'attuazione del programma per la salute, del programma per i consumatorie dell'iniziativa intitolata "Migliorare la formazione per rendere più sicuri gli alimenti".

L'Agenzia fornisce servizi professionali per l'esecuzione delle mansioni conferitele dalla Commissione europea e opera in stretta collaborazione con la direzione generale per la Salute e i Consumatori. L'EAHC gestisce i rapporti con circa 2200 beneficiari che partecipano a oltre 200 progetti nel settore della salute; essa conta circa 40 dipendenti e ha sede a Lussemburgo.

Sarà dalla parte dei consumatori... o dei grandi poli economici?... Rispota ovvia purtroppo... visto l'articolo qui sotto


martedì, 23 settembre 2008

Salute. Latte contaminato, Codacons chiede rassicurazioni a consumatori

Codacons. - "L'allarme malamina era stato gia' lanciato nel 2006 negli Stati Uniti dalla Fda (Food and drug administration). Altre segnalazioni circa la presenza della sostanza nel latte sono state lanciate nei mesi scorsi dalla Nuova Zelanda, segnalazioni opportunamente occultate per evitare di rovinare l'immagine delle Olimpiadi di Pechino".

Lo fa sapere il Codacons che poi prosegue: "In base alle ultime notizie, tracce di melamina sarebbero comparse non solo nel latte, ma anche in biscotti, yogurt, caramelle e dolciumi vari, ingigantendo cosi' l'allarme alimentare e rendendolo di dimensioni globali". Il presidende Codacons, Carlo Rienzi dice: "Vogliamo rassicurazioni in favore dei consumatori. E' si vero che il latte cinese adulterato non viene commercializzato in Europa, ma ci chiediamo se altri prodotti realizzati col latte alla melamina siano potuti finire negli scaffali dei nostri negozi".

A tal fine l'associazione si rivolge all'Autorita' alimentare di Parma e al ministero della Salute, chiedendo di sapere se e da quando siano state bloccate in Italia le importazioni di tutti i prodotti che contengano melamina, dopo gli allarmi lanciati fin dal 2006 riguardanti alimenti per animali


sabato, 20 settembre 2008

Ammazzateci tutti rischia di chiudere

ammazzateci_tuttifacciamo girare quest'appello, affinchè possano continuare la loro battaglia impari


"Ammazzatecitutti" rischia di chiudere entro un mese
di Aldo Pecora e Rosanna Scopelliti

LETTERA APERTA A CHI CI VUOLE BENE

Cari italiani, care italiane,
quando abbiamo deciso di fondare Ammazzateci Tutti, in quel lembo di terra meravigliosa e disgraziata che si chiama Calabria, abbiamo cercato di concentrare le poche, pochissime risorse disponibili e le tante, tantissime speranze, di tutta quella gente che non ce la faceva più a vivere “incellophanata” dall'omertà e, soprattutto, dalla paura.

Per essere davvero liberi non ci siamo mai voluti legare a nessun carrrozzone, né politico né imprenditoriale. Solo con il tempo abbiamo capito che è stata una scelta coraggiosa, una sfida più grande di noi, che ha certamente appesantito - non di poco - le già tante preoccupazioni che avevamo comunque messo in conto.

Pensate, invece, come sarebbe stato fin troppo conveniente e facile per noi sceglierci uno o più “Mecenate”, anche i meno peggiori e, nel portare silenziosamente acqua al loro mulino, ottenerne laute ricompense in termini economico-logistici (apertura sedi, pubbliche relazioni con gente che conta, produzione di gadget, pianificazione di campagne pubblicitarie, ecc..).

Ma abbiamo fatto la scelta di essere come gli straccioni di Valmy, abbiamo scelto di combattere contro mostri pieni di soldi e di potere, anche indicandoli con nome e cognome, a nostro rischio e pericolo, facendo ogni giorno la nostra parte anche se rimanevamo e rimaniamo sempre più ai margini dello studio, delle professioni, delle assunzioni, dei diritti di cittadini, mentre chi ha certamente meno titoli ma più amici nelle stanze del potere riesce a laurearsi, ottiene consulenze, incarichi, sponsorizzazioni. E il loro “esercito” diventa ogni giorno più potente ed incontrastabile, mentre il nostro fa i salti mortali per riuscire a sopravvivere e sostenere anche l'azione di magistrati ed uomini delle forze dell'ordine coraggiosi che si trovano finanche nella situazione di dover pagare loro la benzina delle auto di servizio o i toner nelle fotocopiatrici di caserme, commissariati e Procure.

Adesso bisogna ragionare seriamente sul ruolo e l'incisività che Ammazzateci Tutti può rappresentare in Italia oggi e domani, se e quanto valga la pena continuare.E lo facciamo iniziando a fare i cosiddetti “conti”: se in termini di consenso e sensibilizzazione il bilancio è in segno positivo ed in netta ascesa costante (partendo dalla Calabria oggi siamo in più di 8.000 ragazzi e ragazze in tutta Italia, dalla Lombardia, alla Sicilia, al Lazio, al Veneto, alla Puglia, al Piemonte, alla Campania), non possiamo dire altrettanto in termini di spese vive sostenute per mantenere aperta la baracca.

L'idea di portare sul web e nei territori le nostre rivendicazioni, la nostra voglia di gridare al mondo intero che l'Italia non è solo mafia, che non è colpa nostra se emergono sempre e solo i nostri peggiori concittadini, ci hanno portato a scommettere (e rischiare) sulla nostra stessa pelle il prezzo dell'impegno che ci siamo assunti tre anni fa di fronte a tutti gli italiani onesti.

E come se non bastassero le querele, le preoccupazioni, le intimidazioni implicite ed esplicite alle quali siamo ormai abituati, adesso ci troviamo nella situazione in cui - lo diciamo chiaramente - non possiamo più permetterci il “lusso” di continuare con le nostre attività sui territori e quelle telematiche.

Partiamo dal nostro sito internet, generosamente ospitato gratuitamente sin dalla nascita su un piccolo server di una azienda calabrese alla quale abbiamo procurato, con la nostra presenza, solo e soltanto danni e preoccupazioni.

Ci hanno defacciato il sito per decine di volte, siamo stati vittime di ben 5 attacchi informatici, dei quali due violentissimi (che hanno costretto l'azienda a buttare il server ed acquistarne uno nuovo) ed ora, proprio ieri, veniamo a sapere che, sempre a causa nostra, alcuni pirati informatici sono riusciti a violare nuovamente il server trasformandolo questa volta in uno “zombie” (così si definisce in gergo tecnico) atto a frodare migliaia di persone in tutto il mondo mediante phishing su conti bancari esteri. Per capire meglio la gravità della situazione basti pensare che siamo stati contattati direttamente dai responsabili della sicurezza informatica di due importanti istituti bancari in Australia ed in Belgio, i quali hanno anche tenuto ad informarci delle responsabilità penali di fronte alla legge nostre e dell'azienda che ci ospita.

Quantificare ora il danno economico e quello eventualmente penale, ci porta inevitabilmente a stabilire che la nostra esistenza dovrà essere indipendente da ogni preoccupazione futura e, quindi, essere disposti anche a trarne le estreme conseguenze: partendo dalla chiusura di Ammazzatecitutti.org e degli spazi di comunicazione ad esso collegati (forum, ecc..).

A questi conti che non tornano dobbiamo aggiungere diverse migliaia di euro di debiti contratti (anche personalmente) nell'organizzazione delle nostre iniziative (sostenute solo parzialmente dalle poche Istituzioni alle quali ci siamo rivolti).Senza contare il fatto che ormai i nostri ragazzi stanno devolvendo interamente alla causa le loro paghette settimanali in ricariche telefoniche e fotocopie.

Per questo ci appelliamo a tutti voi, chiedendovi un piccolo grande gesto di solidarietà; diventate nostri "azionisti", almeno noi cercheremo di non fare la fine di Parmalat e Alitalia.

Non parliamo di milioni, a conti fatti basterebbero 30 mila euro per farci riprendere fiato e metterci in condizione di fissare obiettivi di medio-lungo termine.

Lo facciamo stabilendo una data simbolica: il 16 ottobre prossimo, terzo anniversario dell'omicidio Fortugno e quindi della nostra “nascita”. Se entro questa data non dovessimo riuscire a sanare ogni passivo saremo costretti a staccarci la spina da soli, archiviando prematuramente questa bellissima esperienza. Con la morte nel cuore.

Dobbiamo dimostrarci persone serie, soprattutto con chi ci guarda da sempre con ammirazione, stima ed aspettative che non meritiamo, perché, come dice spesso Monsignor Giancarlo Bregantini, "non basta sperare, bisogna saper organizzare la speranza" ed evidentemente noi abbiamo fallito, non riuscendo ad organizzare degnamente le speranze di tutti noi, di tutti voi.

Aldo Pecora
Rosanna Scopelliti
Coordinamento nazionale "Ammazzateci Tutti"

Informazioni per sostenere "Ammazzatteci Tutti" su:
www.ammazzatecitutti.org

sabato, 13 settembre 2008

Legambiente accusa Efsa, tutela industria e dimentica consumatori

Roma, 12 set. (Adnkronos Salute) - L'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) "tutela gli interessi della grande industria, ma dimentica i consumatori". A lanciare l'accusa è Francesco Ferrante, della segreteria nazionale di Legambiente, a margine della conferenza stampa, oggi a Roma, in cui è stato presentato il quinto Rapporto sulla sicurezza alimentare 'Italia a tavola oggi'.

Fulmini e saette per l'Authority alimentare che ha sede a Parma: "ci siamo tanto battuti tanto per averla in Italia - ricorda Ferrante - ma se avessero scelto Helsinky come sede del centro non sarebbe cambiato proprio nulla". E così anche le armi da playboy usate dal premier Silvio Berlusconi per convincere la presidente finlandese, Tarja Halonen, a lasciare all'Italia la nuova istituzione europea - battuta del presidente del consiglio che sollevò malumori e polemiche della Finlandia - "si sarebbero rivelate del tutto vane", ironizza Ferrante. "Non ricordo un solo atto - sottolinea l'esponente di Legambiente - in cui l'Efsa abbia detto che un prodotto è pericoloso, sollevando così l'attenzione dei consumatori. Al contrario, ha addirittura dato il suo via libera a carni e latte provenienti da animali clonati, e in questo è stata smentita dallo stesso Europarlamento".

Sostanzialmente d'accordo Antonio Longo, presidente del Movimento difesa del cittadino, che all'accusa lanciata da Ferrante ne aggiunge un'altra: "Manca del tutto - fa notare - un'agenzia alimentare italiana, nonostante la nostra invidiabile cultura in materia".


giovedì, 11 settembre 2008

Acqua, consumi e sprechi… I bambini ci guardano

Bologna2000 - Modena - Tra gli ospiti della festa provinciale del PD a Ponte Alto anche Lady Gocciolina, la simpatica protagonista di Il gioco dell'acqua non finisce mai, la pubblicazione di Ato4, pensata per i bambini delle scuole elementari, per insegnare a rispettare e risparmiare l'acqua. Lady Gocciolina sarà alla festa nel pomeriggio di domenica 14 settembre per incontrare i bambini al gazebo di Ato, a fianco del Palaconad.

Due i programmi didattici promossi in accordo con gli Enti consorziati (Comuni e Provincia di Modena), che saranno presentati al pubblico al punto informativo. Uno rivolto alle scuole elementari, realizzato in collaborazione con il Consorzio la Lumaca, e un secondo rivolto alle scuole secondarie, gestito in collaborazione con Federconsumatori, Adiconsum, e Movimento Consumatori. Entrambi con l'obiettivo di sensibilizzare i ragazzi e i loro genitori sul risparmio idrico.
In distribuzione al gazebo, oltre al quaderno didattico, anche il materiale informativo sulle agevolazioni tariffarie del consumo idrico, riservate alle famiglie numerose e alle famiglie in difficoltà economica.
Gli operatori del punto informativo raccoglieranno dai visitatori della festa, attraverso un questionario, informazioni sui comportamenti quotidiani che riguardano l'utilizzo dell'acqua. Risultati che saranno in seguito elaborati in una indagine conoscitiva.

Il mondo salvato dai ragazzini?
Lo sapevate che…può essere utilizzato come acqua potabile solo lo 0,01% di tutta l'acqua presente sulla terra? E che il 70% dell'acqua dolce si trova nei ghiacciai?
Lo sapevate che se bevessimo l'acqua del rubinetto risparmieremmo al nostro paese 200.000 tonnellate di rifiuti l'anno e 900mila tonnellate di Co2 emesso dai camion per il trasporto delle bottiglie?
Queste alcune delle domande che il progetto Acqua in gioco porta in giro per le scuole elementari della provincia di Modena, per stimolare nei ragazzini una sensibilità maggiore nei confronti dell' acqua. Maggiore rispetto al passato, di fronte ad aumentati rischi di siccità e desertificazione. Ma soprattutto maggiore rispetto ai genitori "spreconi".
(Ogni italiano in un anno consuma circa 1000 metri cubi d'acqua, contro una media europea di 600 mc/anno).
Con Acqua in gioco, il progetto promosso da Ato4, in accordo con gli Enti consorziati (Comuni e Provincia di Modena), in collaborazione con la Cooperativa La Lumaca, saranno i ragazzini a dare il buon esempio.
Sono già una cinquantina gli insegnanti che hanno aderito al progetto, perché il programma di lavoro è divertente e, attraverso storie, cruciverba, esperimenti e simulazioni, gli alunni si mettono al lavoro con responsabilità e senza annoiarsi.
Lo strumento didattico per il lavoro delle insegnanti è un quaderno (stampato in 2500 copie) dal titolo Il gioco dell'acqua non finisce mai, che ha come protagonista Lady Gocciolina, una simpatica goccia d'acqua che accompagna i ragazzi, attraverso mille peripezie, in un viaggio che comincia da una precipitosa caduta dalle nuvole, attraversa torrenti di montagna, mulini, depuratori, fino ad arrivare all'amato mare blu. Il progetto prevede anche la premiazione della classe piu' creativa, quella che al termine del programma di lavoro presenterà i prodotti migliori (temi, disegni, performance teatrali ecc).
Se, per quanto riguarda i progetti rivolti alle scuole elementari, l'Agenzia ha privilegiato l'aspetto ludico ed espressivo, per le scuole secondarie di primo e secondo grado ha voluto studiare il tema attraverso differenti metodologie e diversi punti di vista (sociale, economico, politico, di mercato ecc), puntando sugli adolescenti come futuri consumatori responsabili.
Acqua e globalizzazione, inquinamento atmosferico, surriscaldamento e desertificazione del pianeta, il business delle acque minerali, gli aspetti sociali e politici della gestione delle acqua, saranno alcuni dei temi che i ragazzi delle scuole superiori prenderanno in esame nel corso dell'anno.
Il progetto per le superiori, dal titolo "Acqua. Riscopriamo il valore di una risorsa" prevede, per le scuole medie, una serie di lezioni dell' operatore ambientale e veri e propri laboratori (scientifici, letterari, artistici, fotografici in base all'indirizzo della scuola), con una esposizione al pubblico del materiale prodotto (indagini conoscitive, interviste, video, una mostra fotografica, ecc).
Con i programmi nelle scuole Ato prevede di raggiungere circa 1500 alunni delle elementari, 400 studenti delle scuole secondarie di primo grado e circa 200 delle secondarie di secondo grado.
Insomma poche prediche e un bel po’ di conoscenze. Per esempio può essere utile far sapere ai ragazzini che per produrre un paio di jeans alla moda, sbiaditi al punto giusto, occorrono 8200 libri di acqua.


sabato, 06 settembre 2008

Allergie e profumi

Bisogna ridurre i livelli di due sostanze fortemente allergenizzanti presenti nell'estratto di muschio usato nei profumi: lo ha stabilito il comitato scientifico per i prodotti di consumo dell'Unione europea.

Le sostanze in questione sono presenti in etichetta con il nome evernia prunastri extract e evernia furfuracea extract. Per chi ha la pelle sensibile è consigliabile evitare l'uso dei profumi che segnalano la presenza di questi due ingredienti.

da AltroConsumo.it

Veramente sarebbero proprio da togliere dal mercato... sono sempre di piu' le persone allergiche e per rispetto loro bisognerebbe evitare di usare prodotti che possono provocare allergie, soprattutto quando si è in luoghi pubblici

Attenzione quindi a bruciare oli essenziali o a dispendere nell'ambiente tramite spry essenze allergene (ad esempio molti non sanno che l'eucalipto puo' essere una sostanza altamente allergenica). Qui sotto riporto le cause che può provocare un'inconsapevole uso di questi prodotti. (anche di più del fumo passivo)

L'anafilassi è una reazione allergica causata da ipersensibilità e allergia verso una sostanza antigenica (detta allergene). L'esposizione alla sostanza può avvenire per inalazione, ingestione, inoculazione, contatto, o iniezione dell'allergene.

 sintomi anafilattici sono:


Variazioni unilaterali dei contratti, si può richiedere la nullità del contratto al giudice di pace

Volendo riassumere si ritiene che l’operazione posta in essere da Wind possa presentare diversi profili di illiceità che dovranno essere verificati caso per caso.

In particolare la modifica unilaterale del profilo tariffario potrebbe essere impugnata  per i seguenti motivi (ove ricorrenti):

  1. La non applicabilità delle Condizioni Generali di Contratto per mancata sottoscrizione delle stesse, per mancata conoscenza prima della sottoscrizione o per non applicabilità alle schede prepagate.
  2. La nullità della clausola 2.4 delle Condizioni Generali di Contratto perché vessatoria.
  3. La inidoneità del sms a integrare i requisiti minimi di adeguatezza ed idoneità previsti dal contratto e dai codici del consumo e delle comunicazioni.
  4. La mancata conoscenza della modifica della tariffa.
  5. Più in generale il mancato rispetto dei doveri di rettitudine e buona fede nei rapporti tra le parti (in proposito si veda questa sentenza del Giudice di Pace di Pomigliano d’Arco proprio nei confronti di Wind per la modifica unilaterale della opzione “noi2”).

Il cliente che dovesse riscontrare sussistenti uno o più dei motivi su indicati potrà impugnare dinanzi al giudice di Pace, previo esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione al Co.re.com.

Dinanzi al giudice la parte potrà richiedere:

1) il ripristino della vecchia tariffa;

2) il risarcimento dei danni patrimoniali (consistenti nella spesa in più che ha sofferto utilizzando la nuova tariffa più costosa);

3) il risarcimento dei danni non patrimoniali (danno morale ed esistenziale, danno da mancata informazione che potrà essere liquidato dal giudice con valutazione equitativa fino ad un massimo presumibilmente non superiore a 1.000,00 euro);

4) il rimborso delle spese pagate all'avvocato.

Avv. Fabio Cipparone  da Iuslex.it


mercoledì, 03 settembre 2008

Stop al telemarketing selvaggio

Era  ora!!!!!!!!! Basta alle telefonate a tutte le ore per venderti di tutto!

Prima sono arrivate le segnalazioni di chi riceveva telefonate promozionali indesiderate. Poi il Garante per la privacy ha deciso le ispezioni nelle banche dati di alcune società specializzate nel telemarketing. E alla fine l’authority presieduta da Francesco Pizzetti è corsa ai ripari: ha vietato l’ulteriore trattamento dei dati personali di milioni di utenti a quelle società (Ammiro Partners, Consodata e Telextra) che hanno raccolto e utilizzato numeri telefonici senza aver informato gli interessati. Anzi, in alcuni casi le informazioni erano state ceduti a terzi senza avvisare le persone interessate, o informandole in maniera inadeguata, e senza un consenso preventivo.
“Va individuato l’equilibrio tra il diritto del cittadino di non essere disturbato e quello dell’azienda di raggiungere i consumatori” sottolinea l’avvocato Marco Maglio, esperto di privacy “e in questo caso il Garante ribadisce regole già note, sottolineando che vanno rispettate”. Nei prossimi mesi è atteso un codice deontologico che integrerà la legge per l’uso di dati a fini commerciali: l’authority ha già chiamato per consultazioni le associazioni dei cittadini e degli operatori del settore. “Il telemarketing va fortemente regolamentato” avverte Maglio “ma una chiusura totale potrebbe creare contraccolpi nell’intero settore”.

Per le organizzazioni dei consumatori è un primo passo. “È inaccettabile, oltre che eticamente scorretto, far pagare ai consumatori il servizio di assistenza-clienti che nella maggior parte dei casi riguarda la segnalazione di disfunzioni e problemi originati dall’azienda stessa” sottolinea Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione nazionale consumatori. E aggiunge: “Riceviamo di continuo segnalazioni su servizi clienti a pagamento, la maggior parte delle quali riguardanti Sky e Fastweb”.

Un sondaggio Eurobarometro ha dimostrato di recente che due europei su tre sono preoccupati per la tutela dei loro dati personali, come età, opinioni, reddito. Se la pubblica amministrazione e le istituzioni sanitarie sono in cima alla classifica delle organizzazioni di cui si fidano di più per la difesa della privacy, le ultime della lista sono proprio le aziende specializzate nel marketing e nei sondaggi d’opinione (qui il report).

da Panorama


domenica, 24 agosto 2008

Attese-scandalo per le indennità

di GUGLIELMO VEZZOSI - La Nazione

QUASI UN anno di attesa per ottenere l’indennità di accompagnamento. Un tempo infinito, sopratutto quando si hanno 93 primavere, la salute è incerta e il fisico pieno di acciacchi che necessitano di aiuto e assistenza pressoché costanti e dunque i 465 euro al mese dell’indennità diventano fondamentali per pagare colf e badanti. Non a caso sono numerosi i casi di anziani che, mentre le pratiche sono ancora prigioniere nel tunnel della burocrazia, si sono dovuti indebitare per la badante e Dio solo sa come riusciranno a restituire i soldi. A puntare il dito su una ferita che non rimargina è la Lega Consumatori Acli: «E’ incredibile. Sono centinaia le persone che hanno bisogno di aiuto e non possono spendere 8-900 euro al mese per pagare una badante; avrebbero pieno diritto all’indennità di accompagnamento ma la pratica è sommersa tra migliaia di fogli» esclama il responsabile della Lega Consumatori, Mario Frangioli e aggiunge: «Continuamente riceviamo segnalazioni di attese infinite. Il caso della signora di 93 anni, che aveva fatto domanda nell’autunno 2007 e la cui pratica è stata evasa solo all’inizio di agosto è uno dei tanti, la punta di un iceberg immenso, che non fa onore alla pubblica amministrazione».

CENTINAIA di anziani sono in attesa. Molti di loro, purtroppo, non sono riusciti ad aspettare i tempi eterni della burocrazia e sono deceduti nel frattempo. E gli eredi rischiano di dover invecchiare a loro volta prima di avere ciò che spettava al loro congiunto defunto: sì, perché dopo il decesso, inutile negarlo, la faccenda si complica e tutto rallenta ulteriormente. «Occorre esaminare le carte della successione, degli aventi diritto e in ogni caso i vivi hanno necessariamente la precedenza» dice il neo-funzionario dell’Ufficio invalidi civili del Comune, Massimo Palla. E’ distaccato all’Inps insieme a sei colleghi: «Siamo in pochi. Fino all’anno scorso l’ufficio contava nove unità, ma nelle condizioni attuali posso destinare all’istruttoria delle pratiche solo due persone, di cui una a tempo parziale. L’amministrazione comunale ha bandito un concorso interno (scadenza metà settembre) per individuare altre due unità, una delle quali dovrebbe essere destinata proprio qui. Se arrivano rinforzi possiamo contare di smaltire l’arretrato nel 2009, altrimenti rischiamo che se ne crei di nuovo». Da quando è arrivato il nuovo funzionario (all’inizio dell’estate) sono state definite circa 400 pratiche, ma almeno mille devono essere integrate nella documentazione e poi c’è uno zoccolo duro di altre 800 che attendono da mesi e mesi. In un anno l’ufficio ne tratta in media 4.500 relative ai territori di Pisa, Pontedera e Volterra, ma il personale è ridotto all’osso».

IL CASO delle attese-infinite per le indennità scoppiò sui giornali nel mese di luglio dopo la dura denuncia dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil che puntavano il dito contro le «scandalose attese per l’esame delle pratiche delle indennità di accompagnamento e di quelle per gli assegni di invalidità civile». Questi ultimi, in particolare, richiedono controlli amministrativi più complessi (a partire da quelli sul reddito) svolti proprio dagli addetti comunali distaccati all’Inps, la cui commissione medica dà il primo parere, ma prima del disco verde per il pagamento dell’assegno occorre passare dall’istruttoria amministrativa svolta dal personale comunale. E pure avere informazioni non è facile: «In estate l’ufficio di piazza Guerrazzi riceve il pubblico solo il martedì e giovedì mattina (in orario invernale anche il giovedì pomeriggio), occorre presentarsi all’Inps, prendere il numerino per gli ‘invalidi civili’ e mettersi in coda. Se la pratica è stata definita e si vogliono notizie sulla liquidazione occorre invece prendere il numero per la fila ‘pensioni’ e aspettare ancora. Insomma tutto assomiglia a una lotteria. Possibile che il Comune non voglia aumentare il numero degli addetti e risolvere una volta per tutte questo vergognoso problema?».