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E’ tempo di esami: interroghiamo gli astanti.
Chi acquista merci generando ricchezza?
Chi, consumando l’acquistato, fa ri-produrre fornendo continuità al ciclo produttivo?
Chi, mediante l’acquisto, distribuisce denaro ai profitti, ai redditi pure alle casse erariali?
Chi, per sostenere la Domanda di un’ Offerta in eccesso, ha bruciato reddito, risparmio, debito?
Chi, pur di adempiere al proprio ruolo, invece di cibarsi ingrassa, invece di abbigliarsi veste alla moda che passa di moda?
Chi, consumando l’acquistato, smaltisce l’eccesso inquinando l’ambiente?
Suvvia: i Consumatori! Chi altri sennò?
Già, tutto questo abbiamo fatto, tutto questo, per mancanza di un reddito sufficiente alla bisogna, non potremo più fare: et voilà la crisi!
Porcoggiuda saremo costretti a ridurre le spese per compensare questa insufficienza, non potremo sostenere la domanda, aumenterà quell’offerta già sovrabbondante, si ridurranno gli investimenti; meno lavoro, meno reddito, meno incassi per l’erario; verrà bruciato valore, verrà bruciata ricchezza; meno crescita economica, ancora più crisi.
Astanti, ci siete?
Et voilà la chiosa: la crisi mostra, anche a chi non vuol vedere, come l’acquisto non sia solo ristoro ai bisogni, non sia neanche solo un vezzo, forse pure una volgare ancorché irrinunciabile necessità per sostenere la crescita e generare ricchezza.
Un obbligo che, per essere esercitato, ha bisogno del conforto di un reddito adeguato.
Non un obolo, il giusto ristoro invece per un esercizio di necessità: un lavoro per Noi!
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org

Se i meccanismi di mercato negano a chi lavora redditi sufficienti per sostenere la Domanda.
Se il Debito fin ieri ha surrogato quell’insufficienza, oggi non più.
Se l’ Offerta di prodotto ieri in eccesso fisiologico, oggi ancor più eccessiva, privata di redditi adeguati a smaltirla, ristagna svalutandosi.
Se chi ieri ha regalato il credito, oggi non ci fa più credito.
Come cacchio faccio a mandare avanti la baracca?
Beh, sono un improvvido, improvviso: un Reddito di scopo!
Si, un Reddito per compensare quel lavoro di consumazione necessario a smaltire l’offerta; per generare nuova ricchezza e, giaccheccisono, fornire la spinta per nuovamente produrre. Pure, magari, per restituire dignità di ruolo e di azione ad una categoria, quella dei Consumatori, fin ieri apostrofata rimbambita, oggi ambita per uscire dalla crisi economica.
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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Nell’incontro tra Consumatori e Produttori, tra chi vende e chi compra, tra chi offre e chi domanda; là, dove si confrontano le utilità, si cercano le convenienze e questo braccio di ferro trova equilibrio, si fa il prezzo: questo il mercato.
Quando lo si trova imposto sulle confezioni, quell’ambaradam sembra mancare.
Eppure il prezzo c’è. In codice, a barre, ma c’è.
Cribbio: chi l’ha fatto, come l’ha fatto e soprattutto il prezzo è giusto?
Domande legittime, per dipanare quel “tanto finto” che appare.
Ed allora, io finto tonto, interpreto: con la lente indago, con il naso annuso; avendo labbra dico.
Se vi è un eccesso di capacità produttiva nel settore automobilistico pari a 30.000.000 di pezzi e la pubblicità si limitasse a dare informazioni sui modelli in vendita, avrebbe efficacia quel messaggio?
Se invece quel messaggio mettesse in campo orizzonti di senso, utilizzando passioni, emozioni avrebbe un' efficacia irresistibile: difficile sottrarsi.
Se poi quelli del marketing ci mettessero del loro nel produrre attese indifferibili, fino a sollecitare la domanda, ed il tutto risultasse decisamente efficace, fino a simularne l’accoglimento, fare il prezzo .... un gioco da ragazzi!
Avremo acquistato l'eccesso al prezzo imposto.
Se tutto questo fosse, se tutto questo potesse esser fatto, noi Consumatori non avremmo il potere della domanda, avremmo solo il dovere di acquistare per far crescere l’economia.
Questo quel che si è fatto, acquistando ben oltre la nostra capacità di spesa, magari a credito; magari per produrre ricchezza con il debito: questa un'altra faccia della crisi!
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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Egregi colleghi Consumatori, spendaccioni impenitenti, la crisi impone l'obbligo di imparare a consumare.
Basta con il fare dilettante.
Clienti di tutto non possiamo più essere, dobbiamo allora fare di necessità virtù; in bilico tra il fare prodigo e l'avarizia prendere misura, selezionare. Per questo nuovo fare occorre imparare il mestiere.
Da buon ficcanaso, mi sono messo ad indagare, intercettare; ho poi “teorizzato” come, dove, quando consumare: l'ho scritto.
Mauro Artibani, PROFESSIONE CONSUMATORE, Paoletti D'isidori Capponi Editori, 2009
160 pagine per un testo scritto da un Consumatore ad uso dei Consumatori.
Al riparo da tentativi di colluttazione ideologica, fuori da imperscrutabili sofismi.
Al centro dell’attenzione il mercato: il luogo del nostro agire, zeppo di merci stipate in ogni dove; là, dove un ormai strutturale eccesso di capacità produttiva genera un altrettanto eccesso di Domanda.
La vita spesa a fare la spesa diventa un obbligo per smaltire questo eccesso.
Possiamo sottrarci a questa pratica?
Ci si può sottrarre alla pratica del consumo quando, con tale esercizio, viene generato il 70% del PIL?
Vi è un’altra pratica, oltre quella del consumo, che sappia con altrettanta efficacia trasformare il Valore in Ricchezza?
Tre domande capitali, una risposta esemplare: se consumo ha da essere, Lavoro sia.
Se tanto ci da' tanto rivendicare un REDDITO dall’esercizio del consumo si rende possibile, addirittura auspicabile per rifocillare la capacità di spesa dei singoli.
Acciocché sia spendibile questa opportunità, una figura adeguata: il PROFESSIONAL CONSUMER che sappia gestire la produzione della Domanda e contrattare l’Offerta.
Un Operatore Economico, attrezzato di tutto punto, in grado di gestire i “fattori del consumo”.
Nel libro vengono indagati i modi per intercettare le svariate forme di reddito, che si celano negli anfratti della scena economica, fino a portare alla luce i ruoli e le prerogative che competono ai Consumatori Professionisti nel rendere efficiente la gestione dei meccanismi di mercato.
Declinando, declinando si arriva infine a mettere in calce il codice che disciplina l’agire professionale e precisa i contorni di responsabilità dei Consumatori nella gestione del ciclo di produzione della ricchezza e delle cose del mondo.
A proposito della Crisi economica e come uscirne, date un occhiata all'ultimo capitolo: ne leggerete delle belle!
Mauro Artibani
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commenti (1)
Crisi, sempre crisi, fortissimamente crisi.
Le soluzioni poche, pasticciate, di corto respiro.
Noi Consumatori una chance l’avremmo: se la crisi è crisi della Domanda in eccesso per smaltire l’eccesso di Offerta con Redditi insufficienti, saremo costretti a ridurre questi eccessi.
Dovremo nutrirci senza dover ingrassare, abbigliarci senza andare alla moda, usare magari pure l’usato e via di questo passo.
Difficile, non impossibile!
Beh, a quelli della produzione toccherà, allora, chiudere gli impianti, non innovare, andare in vacanza.
Quelli del commercio dovranno spegnere i neon, abbassare le serrande.
Le banche non avranno denari da prendere, ancor meno da dare.
L’erario senza il becco di un quattrino.
Non ce ne sarà più per nessuno.
Maledetto Reddito!
Proprio qui vi volevo.
Proprio queste condizioni limite lasciano intravedere la soluzione: i produttori che di redditi ne hanno, impossibilitati a produrre, rischiano di perderli; i commercianti hanno anch’essi liquidità che rischia di asciugarsi non potendo smerciare merci.
Eccola la soluzione: fornire Reddito di Scopo ai Consumatori in affanno affinché possano tornare ad esercitare il lavoro di consumo.
Et voilà si tornerà ad investire, si dovrà lavorare, produrre per dare corso a quella Domanda.
Quella domanda verrà esposta dentro vetrine luccicanti, le banche avranno depositi da prestare, quelli dell’erario contenti come pasque.
Banale eh!
Mauro Artibani
P.S. Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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Ci sono in giro ricchi, riccastri e quelli senza il becco d'un quattrino.
Negli USA, l’industria del credito ha prosperato con il debito. Lo stesso debito che ha fatto prosperare l’industria della manifattura Cinese.
Si sono fatti profitti approfittando del debito.
Per un certo tempo il meccanismo ha funzionato poi il crollo della Domanda dei Consumatori Americani, con redditi insufficienti per continuare a sostenerla e della Domanda di quelli Cinesi che non decolla; stessa insufficienza per cominciare a sostenerla.
I primi ingrigiscono nell’ozio; i secondi, ingrigiti dall’ozio, vogliono consumare.
Con redditi insufficienti dunque, debiti necessari, crediti obbligati.
Gli Americani hanno fatto debito per prosperare consumando merci; i Cinesi hanno fatto credito agli USA per prosperare vendendo merci.
In questo gioco delle parti USA / CINA si celano due squilibri per garantirne uno: un PIL mondiale per il 20% sostenuto dai consumatori “stellestrisce”, solo per un misero 3 da quelli con gli occhi a mandorla.
Squilibrio che non ammette equilibri; un giro vorticoso di debito di 3,7 a 1 $ sul PIL.
Quel credito che sostiene il debito, che regge il consumo, che regge la produzione per generare ricchezza si è bloccato: consumo fermo negli USA, produzione ferma in CINA.
Orsù: non è un bel vedere!
Gli Americani costretti a far ricchezza consumando a debito. Già, la produzione improduttiva non è un alternativa: i 700 miliardi di $ l'anno in rosso della bilancia commerciale lo certificano.
Il “soccorso rosso” cinese acquista quel debito invece di finanziare i consumi interni adeguando i redditi.
Cinici i Cinesi, basso il costo del lavoro, competitive le loro merci.
Tutto questo accade: patente l'usura del meccanismo. Scricchiolii dappertutto.
Per andare oltre occorre reddito, senza altri panegirici.
Reddito vero, reddito di scopo, reddito da consumo altro che debiti, altro che crediti.
Questo si deve, per inorgoglire i sovrautilizzati consumatori yankee e i sottoutilizzati visigialli.
Per la loro prosperità, la nostra e quella di tutti.
Mauro Artibani
P.S. Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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C’è ancora nebbia fitta nell’aria che non lascia scorgere con nitidezza l’efficacia delle azioni, dei fatti, delle soluzioni proposte per contrastare la crisi economica.
Stimoli fiscali e monetari, disponibilità di credito vanno per la maggiore; misure insomma che facciano aumentare la spesa dei Consumatori.
Perché sgravi fiscali?
Buon dio, per aumentare il reddito disponibile, cos’altro sennò? Con quell' incentivo finanzio il reddito e, da buon consumatore-contribuente, consumo.
Perché stimoli monetari?
Semplice: per integrare il reddito a sostegno dell’espansione della domanda.
Perché maggiore disponibilità di credito?
Per mettere pezze al debito, continuando a fare debito.
Ma che cacchio di soluzioni sono queste: coperte corte che lasciano i piedi al freddo.
Se torna a crescere l’inflazione, cresce il costo del denaro da restituire; con la deflazione cresce, invece, il valore di quel denaro. Brrrrrrr!
Se il debito pubblico si fa insostenibile, verremo richiamati all’ordine contributivo. Brrrrrrr!
Se tutto questo accade, chi metterà le pezze?
Ma come chi, i Consumatori, chi altri sennò?
Un new “new deal” dei Consumatori. Buono per chi investe, chi produce, chi lavora, chi commercia; pure per gli esattori, insomma per tutti.
Essipperchè se i Consumatori consumeranno ci sarà chi investirà per produrre, ci sarà chi vorrà produrre, ci sarà bisogno di lavoro per produrre e chi vorrà commerciare quel prodotto; rimpingueremo pure le casse erariali, anche gli altri dovranno farlo!
Per sostenere questo ruolo salvifico, occorre andare oltre il debito. Occorre denaro, reddito, piccioli, cash per compensare il valore produttivo delle azioni messe in campo, per retribuire quel Lavoro di Consumo; per garantirne la continuità, al riparo da rovesci congiunturali.
Chi altri potrà fare di più e meglio?
Dare ai Consumatori quel che è stato fin qui dei Cesari, questo quel che occorre.
Potrà Cesare sottrarsi?
Mauro Artibani
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Questa crisi sfianca; lascia tutti esposti a ogni folar di vento.
Se c’è bonaccia restiamo fermi, depressi, indebitati, inebetiti: scorte industriali che si svalutano; dal lattaio il latte caglia; l’assordante ticchettìo degli abiti che passano di moda sugli scaffali ossessiona i commercianti; l’invenduto dei quotidiani incarta il pesce; quelli del credito a guardarsi in cagnesco; quelli che lavorano si girano i pollici; i consumatori sfaccendati.
Tutti stressati, ingolfati e in trepida attesa.
Se dopo la bonaccia però si alza il vento dell’inflazione, aumenta il costo del debito e sono cacchi!
Se c’è deflazione poi, aumenta il valore del nostro debito e giù altri cacchi.
Se c’è inflazione si riduce pure la capacità di acquisto, si ferma la produzione, si riduce il lavoro, non si commercia, aumentano le sofferenze creditizie.
Stessa cosa con la deflazione: si rimanda l’acquisto a prezzi più convenienti, i produttori lì in attesa, i lavoratori a braccia conserte, i commercianti sulla porta sbadigliano, quelli del credito ingrigiscono.
Realtà, surrealtà? Ce n’è per tutti o forse per nessuno.
La “democrazia della crisi” si dice. Tutti nelle piste perché chiunque si sia, si è pure Consumatori.
Impiegati e operai, consumatori; c’è chi è consumatore e magari libero professionista; ci sono pure i produttori che consumano; per i commercianti stessa cosa. Sono consumatori pure i pensionati e i precari: precari nel lavoro, precari nel consumo. Per i disoccupati neanche quello: ex nel lavoro e nel consumo.
Siamo tanti, tutti insomma, diversi e variopinti.
C’è chi da, chi ha dato, chi vorrebbe dare e chi non può: altro che tutti uguali!
L’indicatore della “propensione al consumo” espone le differenze: tra chi consuma e risparmia, chi ha consumato senza risparmio, chi ha consumato a debito, chi ha consumato fino allo stremo, chi non ha più da consumare.
Orsù signori, questo squilibrio nel Dare va ricomposto. La crisi non fa sconti, per uscirne: voilà nuovi Acconti.
I primi dovranno essere richiamati all’ordine del dare mettendo le mani al gruzzolo; ai secondi un encomio solenne, ai terzi e quarti bisognerà dare… che so un Reddito da Consumo perché possano tornare a dare.
Eccola la democrazia, affinché si possa contribuire all'esercizio della crescita tutti ed in egual misura.
Mauro Artibani
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Lo stato dell’economia dei consumi: pessimo.
Quello degli operatori del mercato, ancor di più.
I produttori: con margini di profitto smozzicati da un cronico eccesso di offerta.
I commercianti: stremati da costose pratiche di fidelizzazione per affrancarsi dalla concorrenza.
Quelli dell’informazione: sfiancati dal tentativo di raccattare l’attenzione di consumatori in tutt’altre faccende affaccendati.
I pubblicitari: fiaccati dal confezionare slogan per attenzioni ingolfate.
Quelli del marketing, stressati dal compito più arduo: confezionare la Domanda per acquirenti squattrinati.
I Consumatori: chiusi in un decoroso riserbo, costretti da redditi insufficienti, non rispondono alla Domanda.
E siamo all’oggi.
Se tutto questo E’, chi investirà per produrre invenduto? Chi commercerà quell’invenduto? Chi inventerà slogan per l’invenduto? Chi confezionerà domanda di invenduto?
Eccola la crisi. Si, crisi su crisi.
Tutti cercano tutele, tutti vanno tutelati.
Tutelano gli Stati bolsi e indebitati?
Tutelano quegli istituti di credito che non tutelano manco se stessi?
Tutelano forse i governatori del denaro mal distribuito?
Tutela una politica screditata e priva di idee?
Signori, siamo alle solite: tutti fingono di non sentire; tutti fan finta di non capire.
Per sbloccare il meccanismo della crisi occorre il Reddito per sostenere la Domanda.
Altro che tutele!
Questo il modo, l’unico, per far tornare redditizio il nostro fare di Consumatori, poi il fare di tutti.
Se assoldati, oplà, tutori del Mercato: acquisteremo l’eccesso, l’invenduto; presteremo attenzione, risponderemo alla domanda, torneremo fedeli al nostro Lavoro di Consumo.
Potrete scommetterci, sarà tutto come prima.
Mauro Artibani
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Quale individuo della specie umana in modo pressocchè costante impiega tempo, attenzione, perizia, nel suo fare quotidiano di consumo e per cotanto fare, paga?
Quale individuo della specie umana che nel suo fare, pressoché costante, genera crescita economica riceve in cambio Debito?
Quale individuo della specie umana in modo pressoché costante per sostenere quella crescita si approvvigiona in eccesso, spreca, inquina?
Quale individuo della specie umana, che acquista per dare ristoro ai bisogni, più che nutrirsi ingrassa, più che vestirsi sfoggia la moda, più che informarsi sperpera conoscenza?
Già chi può fare, disporre, impiegare, quotidianamente ed in modo pressoché costante il dovere, la responsabilità, la tenacia, l’insipienza e la sregolatezza?
Chi altri se non i Consumatori?
Noi, conformati da un istanza tecnica dell’esistere che avviluppa e sovrasta quella umana: pressappoco elettrodomestici.
Il precetto esistenziale: la vita spesa a fare la spesa!
Ma porc... siamo operatori di mercato; la nostra azione produce, con l’acquisto, il 70% del PIL.
Di più, con la nostra azione di consumazione forniamo l’impulso per la nuova produzione e continuità alla crescita economica.
Finiamola! Il dilettantismo apatico dei consumatori mortifica la nostra psiche acquirente.
Occorre un nuovo Fare per i Consumatori, andare oltre L'acquisto: la Domanda comanda.
Il Professional Consumer per esempio: colui che sappia gestire al meglio le prerogative di ruolo; che sappia utilizzare le proprie risorse per stare sul mercato; dosare il tempo impiegato e l’attenzione; declamare a voce alta le nostre virtù, esporre la nostra forza; rendere manifesta l’urgenza di veder compensato l’utilizzo del nostro merito.
Basta debito, vogliamo reddito.
Fare tutto questo senza proclami né clamori.
Chi ha orecchie per ascoltare ed occhi per vedere se ne avvedrà, sorrideranno, nicchieranno poi vedrete, verranno a cercarci.
Mauro Artibani
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Se il Reddito non è in grado di sostenere la Domanda, il meccanismo economico non è “en panne”: si deve rifare daccapo.
Lo squilibrio non fa sconti
Maggiore l’Offerta, maggiore la Domanda = Ricchezza.
Quando invece l’offerta si fa insostenibile per il reddito a disposizione, viene prodotto debito altrettanto insostenibile: questo il punto della crisi.
Per uscirne o si riducono i consumi, rendendo così sostenibile il reddito, o si aumenta il reddito per sostenere i consumi e smaltire l’offerta.
Possiamo girare e rigirare i fatti: non si intravedono terze vie.
Un adagio recita: “nessuno regala denari”.
Ecchì vuole regali! Abbiamo lavorato a più non posso per smaltire la domanda.
Lavorato, si lavorato impiegando Tempo, Attenzione; ci siamo pure informati; fiduciosi, abbiamo esportato fiducia a tutta la filiera produttiva; abbiamo impiegato i nostri denari fino a sprecare merci, ad inquinare fino ad impallarci: non è lavoro questo?
Quel denaro: guadagnato!
La soluzione, reddito per il Lavoro di Consumo, appare equa.
Diminuire invece i consumi porterebbe ad una riduzione dell’offerta e ad una diminuzione dei redditi per tutti.
Soluzione equa pure questa: soffriremmo la fame tutti, proprio tutti.
Qui prodest?
Mauro Artibani
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Ricostruire fiducia, ripristinare ottimismo, far finta di niente: questo i più ritengono occorra per uscire dalla crisi, per ridare vita alla Domanda.
Perchè la fiducia dei Consumatori fa produrre, fa commerciare, acquistare e consumare.
Ed io, sciagurato, pensavo occorresse reddito per rimettere in moto la Domanda: meglio così!
Siamo Noi Consumatori i depositari della fiducia, quella che conta?
Ah, beh allora: fiducia, fiducia, fiducia.
Basterà fare training autogeno per rassodare i nostri umori; occorrerà poi vestire a festa, sognare a colori, pensarci in allegria e così abbindolare gli astanti: un ottimismo di maniera ad “usum altri”.
Un dubbio: occorrerà altrettanta fiducia pure per vedere rimessi i nostri debiti o sarà necessario che so, magari, veder riconosciuto lo statuto del lavoro per quella pratica del consumare che produce ricchezza ?
Ottenere così un reddito, buono per rifocillare davvero il nostro ottimismo e attender, fiduciosi, sorgere il sol dell'avvenir e, che so, nottetempo cominciar ad acquistar.
Mauro Artibani
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Toh, il bisogno, il tanto bistrattato bisogno con questa crisi torna a farsi prepotente.
La fa da padrone: esilia piacere, emozione, passione che avevano accompagnato, deliziando fin qui, la nostra vita.
Co 'sta crisi ho sicuramente bisogno di mangiare, non di ingrassare; di abbigliarmi, non di vestire alla moda; per essere informato bastano le free press; per comunicare, il telefonino vecchiotto è okkei; altro che fitness, per stare in forma basta camminare.
La crisi questo fa. Io mi adeguo, altri si stanno adeguando.
La Domanda scende, non ce la faccio a sostenerla, va tutto in vacca.
Un domanda allora: non è che si sia preteso di sostenere questa Domanda di tutto con redditi insufficienti?
Di retorica in retorica, altra domanda: non è che questo meccanismo produttivo, fatto per produrre ricchezza, oggi sia in grado di generare solo debito?
Ah bè allora, se la domanda non comanda, l’offerta deperisce e finisce nel bel mezzo di un’altra rima:
con i redditi randagi si fa strage di seguaci
per campare occorre soldo
se assoldati torneremmo tra i beati.
Ci faremmo allor gran vanto proprio tanto consumando
per cotanto adeguamento si fa tanto movimento.
Fieri?
Si ma stanchi pure, del gran far che fa scintille
si vabbè però che P.I.L.LE
Mauro Artibani
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