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mercoledì, 25 febbraio 2009

Il Viola che non dovrebbe mancare mai sulla nostra tavola

A tavola per ottenere un invidiabile benessere fisico: certo che si può! Basta scegliere gli alimenti che più aiutano a stimolare il sistema immunitario, cioè a potenziare i nostri naturali meccanismi di difesa. Si è visto, infatti, che introdurre nella dieta specifici nutrimenti contribuisce realmente a migliorare la capacità di risposta del nostro “sistema di protezione”.
Tra gli alimenti che non dovrebbero mancare sulla nostra tavola, i mirtilli. In più golosi tra i frutti di bosco sono una vera delizia per il palato e hanno un basso contenuto calorico: 25-40 calorie per 100 g. In più, sono ricchi di potassio, calcio, fosforo, vitamine A e C e di pigmenti dalla proprietà portentose. I mirtilli fanno bene:
- alla pelle, perché desensibilizzano la cute particolarmente fragile e contrastano l’azione antietà dei radicali liberi;
- alle gambe, perché proteggono e rinforzano le pareti dei capillari, li mantengono elastici, aiutano a proteggere la salute dei vasi sanguigni e contrastano dunque la sensazione di gonfiore e pesantezza;
- all’intestino, perché svolgono una preziosa azione regolatrice e depurativa e tengono alla larga infezioni e infiammazioni;
- alle vie urinarie, perché ostacolano l’adesione dei batteri alle pareti degli organi.

Concentriamoci su quest’ultimo punto. I mirtilli contengono dei pigmenti chiamati antocianosidi: sono i responsabili della loro colorazione blu-violacea, hanno un’azione antibatterica e sono utili soprattutto in caso di infezioni come la cistite.
La cistite, che quasi tutte le donne conoscono bene, è generalmente provocata dalla presenza di batteri nell’uretra che possono diffondersi verso l’alto, nella vescica (in particolare, l’escherichia coli è responsabile del 90% delle infezioni urinarie). Il suo primo e più evidente sintomo è un forte stimolo a urinare, con dolore e bruciore. Può colpire durante l’estate, complice il cambio di clima e di alimentazione, il sudore e le maggiori difficoltà ad evacuare, ma anche e soprattutto d’inverno, quando l’organismo ha un calo delle difese.
Il miglior antidoto contro la cistite è tenere pulito l’intestino, cercando di liberarsi ogni volta che se ne sente la necessità e non trascurando attività fisica, dieta ricca di frutta, verdura, fibre e tanta acqua. In aggiunta, largo ai mirtilli (o agli integratori a base dei loro estratti), che abbassano il pH rendendo l’ambiente più acido, quindi impediscono ai batteri cattivi di attecchire alle pareti della vescica. Nel frattempo, occhio ai detergenti intimi: devono essere neutri. Un consiglio: durante il bidet, lavarsi sempre dal davanti al dietro, mai viceversa, per non contaminare i genitali con i germi dell’intestino. Lo stesso vale per l’uso della carta igienica.


fonte qui


giovedì, 13 novembre 2008

“la vita esemplare e il buon esempio di Rachel Carson”

Tratto dal volume *RACHEL CARSON,
Primavera silenziosa, Feltrinelli, Milano 1963
(n.e. 1999), pp. 198-200.

*Relatrice al corso “Pensare un mondo con le donne” il 29 gennaio 2000 sul tema: “la vita esemplare e il buon esempio di Rachel Carson”:

"Perchè la nostra primavera non sia silenziosa...
Paghiamo a caro prezzo la nostra mania insetticida
A mano a mano che la valanga dei prodotti chimici di questa nostra “Era industriale” ha sepolto l’ambiente in cui viviamo, si è verificato un radicale cambiamento nella natura dei problemi più gravi che riguardano la salute pubblica. Fino a ieri, si può dire, il genere umano viveva nella costante paura di flagelli come il vaiolo, il colera o la peste che un tempo sterminavano intere popolazioni. Ormai le nostre preoccupazioni non sono più rivolte verso gli agenti di malattie che erano onnipresenti in passato: l’igiene, il miglioramento delle condizioni di vita e la produzione di nuovi medicinali ci consentono un’efficace protezione contro le malattie infettive. Oggi le nostre apprensioni sono determinate da un rischio di tutt’altro genere, un rischio che ci sovrasta e che noi stessi abbiamo creato, ed è aumentato di pari passo con l’evolversi del nostro modo di vivere.
I nuovi prodotti sanitari, relativi all’ambiente che ci circonda, sono molteplici: essi sono creati dalla radioattività in tutte le sue forme e , non meno, dall’infinito flusso di prodotti chimici (ivi compresi gli insetticidi) che inonda la terra su cui viviamo e ci colpisce in modo diretto od indiretto, cumulativamente o separatamente. La loro presenza incombe su noi come uno spettro che non è meno sinistro perché è informe ed oscuro, non meno terrificante perché semplicemente non possiamo prevedere con certezza quali effetti provochi in noi dalla nascita alla morte, l’esposizione ad agenti chimici e fisici che non fanno parte della nostra esperienza biologica.
“Noi tutti viviamo” afferma il dottor Price dello United States Public Health Service, “sotto l’ossessionante paura che qualcosa possa guastare il nostro ambiente fino al momento in cui l’uomo scomparirà come scomparvero a loro tempo i dinosauri; e ciò che rende questa prospettiva ancor più angosciosa è il sapere che il nostro destino potrebbe essere segnato già venti o più anni prima del manifestarsi di qualsiasi sintomo”.
Dove vanno collocati gli insetticidi nel quadro delle malattie ambientali? Abbiamo visto che essi contaminano ora il suolo, le acque e i cibi, e che uccidono i pesci dei nostri fiumi e privano i giardini ed i boschi del canto degli uccelli. Le persone non possono aspettarsi una sorte diversa da quella che ha colpito gli altri animali, perché anch’esse fanno parte della natura. Come possiamo, infatti, sfuggire ad un inquinamento che si diffonde su tutta la Terra?...
Per ciascuno di noi, come per i pettirossi del Michigan o per i salmoni del Miramichi, il problema resta sempre uno: un problema di ecologia, di correlazione e di interdipendenza...
Ma esiste anche un’ecologia del mondo che è racchiuso in noi."

postato da: Mygreatlife alle ore 12:34 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: donne, abitare sostenibile
giovedì, 04 settembre 2008

PARLAMENTO UE: VIA SUPERMAGRE DA PUBBLICITA'

Ansa - BRUXELLES - Bando alla pubblicità che esalta o approva le discriminazioni tra i sessi o che incita alla violenza sulle donne ed una calda "raccomandazione" a non usare modelle "anoressiche" nei messaggi promozionali: questo é quanto ha chiesto oggi il Parlamento europeo approvando a larga maggioranza (504 sì, 110 no e 22 astensioni) la relazione firmata dalla svedese Eva-Britt Svensson del Gue, il gruppo unitario della sinistra europea.

La relazione sottolinea come le donne, ed in particolare le adolescenti, siano "esposte al rischio della anoressia nervosa e della bulimia nervosa" e per questo il Parlamento "raccomanda" agli operatori del settore dei media e della pubbilcità di "adottare un comportamento più responsabile", optando per "figure corporee più realistiche".

La relazione chiede inoltre alle istituzioni comunitarie ed agli Stati membri di intensificare gli sforzi per "eliminare" gli stereotipi di genere da testi scolastici, giocattoli, videogiochi e Internet e auspica, come buona pratica, l'ideazione di campagne di sensibilizzazione e la creazione di premi per le pubblicità che valorizzano le donne.


postato da: Dilia61 alle ore 08:37 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: politica, donne, giovani, social prosumer, salute - rimedi naturali
lunedì, 21 luglio 2008

PANCE, DONNE, COSTUME E SENSO



Ho visto in giro pance, addomi, ombelichi in tutte le salse. Impertinenti, allusivi, sfrontati; sudati e intirizziti. Ostentati da donne di tutti i colori, età, censo, cultura e fragranza.

Cosa diavolo sta succedendo?

Tante differenze di identità di colpo azzerate.

Donne spudorate e morigerate; sode e adipose; quelle sapienti e quelle insipienti; adolescenti e  “non più”; abbienti e non abbienti: tutte insieme appassionatamente abbigliate di tutto punto.

Un bel dilemma.

Antropologi, sociologi, psicologi, pure filosofi dipanate la matassa!

Le vostre competenze hanno da svelare l’arcano. Quella moda si è fatto Costume, senso, significato: attendiamo lumi.

Ci sono poi anche i risvolti economico-produttivi di questa faccenda che vanno indagati. Questo è il compito a cui i Professional Consumers non possono sottrarsi.

Diamo un’occhiata.

Quegli abiti succinti lasciano intravedere, ben più delle pance, un gigantesco meccanismo di Valore Aggiunto e di Fidelizzazione.

Le cose stanno pressappoco così.

Le griffe della moda hanno ficcato dentro le loro merci un senso di appartenenza. Un Valore inestimabile che vendono nel prodotto; fanno alti profitti.

Hanno loghi che danno asilo conturbante: affiliano.

A questo meccanismo il resto dell’industria dell’abbigliamento, quelli della “moda pronta” , hanno tentato di fare il paio.

I piccoli della moda non hanno un mondo da smerciare, mancano della possibilità di farci entrare nel loro sogno.

Già, piccoli e no-logo!

Per superare l’empasse allora tutti insieme a fare massa critica; una bella sterzata antropofeminina e il gioco è fatto.

Un costume nuovo fiammante  da otto anni si è profilato all’orizzonte, così si acchiappano tutte ma proprio tutte le pulzelle. Va be’ … molte.

Creato il senso le merci lo alimentano.

Altro che moda: ricambio accelerato, anzi supersonico.

Slip di tutte le fogge e colori che fanno capolino da pantaloni o gonne a vita bassa, bassina, bassotta; maglie corte, extra-corte, cortissime eppoi cinture: cinture si, cinture no, cinture ni.

Non è finita: perline per gli ombelichi, tattoo e altri complementi che il pudore non mi consente di riferire.

Sagaci i “piccoletti” nel mettere a punto strategie di senso in grado di recuperare svantaggi commerciali, rendere corposa l’OFFERTA, disporre a piacimento la DOMANDA, alzare i profitti riducendo il nostro potere di acquisto,  fidelizzare pure il nostro potere contrattuale.

Se la gestione della Moda è cosa Loro, quella del Costume però è cosa Nostra.

Detto questo bisogna affrettare i lumi: imparare a conoscere il senso di quel Senso per magari, chessò, depotenziarlo. Addirittura risemantizzarlo, usarlo insomma per il nostro piacere finanche per il nostro tornaconto sul mercato del Costume.

Nel frattempo perché non rifilare un bacino al bacino,  prima che torni celato sotto mentite spoglie?

 

Mauro Artibani

www.professionalconsumer.splinder.com

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postato da: prosumer alle ore 11:33 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: donne, economia, consumi, societĂ , social prosumer

Mai piĂą assorbenti : usa la MoonCup

Tre giorni dopo aver usato per la prima volta la mia mooncup utilizzando per la prima volta avrei voluto urlare a tutto il mondo ciò che stavano perdendo! Continuo a dimenticare di averla tanto è morbida ed anatomica! All'inizio ero dubbiosa ma ora non la cambierei per nulla al mondo!

La Mooncup, coppetta mestruale, è disponibile per corrispondenza, con un costo di £ 19,99 - questo include imballaggi riciclati e di spedizione a ovunque nel mondo.

da MoonCup.uk.co

Testimonianza diretta su questo blog da Laura :

"Volevo dare anche io il mio contributo... uso la Mooncup da circa 18 mesi e da allora non so nemmeno più come sia fatto un assorbente, né esterno né inerno. La sensazione di pulito (ebbene sì, non sporca e non puzza!) che dà la Mooncup non è paragonabile all'assorbente, in pratica è come non avere niente addosso, perché è morbidissima, super confortevole e non si sente. Il cambio per me è stato da subito agevole e con il tempo ho imparato a "sentirla", percui mi accorgo subito se la sto posizionanzo bene o se è ora di svuotarla. Mi fa sentire libera e la metto per andare ovunque, anche al mare, tanto s che non avrò perdite... che dire, al consiglio a tutte, ti cambia veramente la vita."

Vedi il post dedicata alla MoonCup, e scopri quanto faccia risparmiare in soldi, in salute ed in rifiuti.


sabato, 12 luglio 2008

Pillola abortiva, boom sul web

Crescono le vendite online: va a ruba proprio come il Viagra. Denuncia per il sito Women on web: pasticche non originali

confezione di pillole abortive

LONDRA - Aborto fuorilegge? Dove è proibito, arriva internet. Nei Paesi dove l'interruzione di gravidanza non è praticabile, o strettamente controllata, le donne possono acquistare la Ru486, la pillola abortiva prodotta in Francia, con un semplice e veloce clic sul sito Women on web. La notizia della possibilità di acquistare questi medicinali in rete anche nei Paesi in cui la Ru486 non è in commercio, data oggi dalla Bbc online, ha creato allarme per la mancanza di assistenza medica durante la procedura e per il rischio di prodotti "taroccati"

L'indagine. Nella sola Irlanda del Nord e in oltre 70 Paesi dove l'aborto può avvenire solo con notevoli limitazioni, molte donne si sono rivolte al sito, come risulta dall'indagine condotta dal British Journal of Obstetrics and Gynaecology su 400 utenti del sito.
Per "Women on Web" vendere farmaci abortivi online è un aiuto per le donne e impedisce di ricorrere a pratiche poco sicure. E dal sito sottolineano che si spediscono i farmaci solo nei Paesi dove l'aborto è fortemente limitato e alle donne che dichiarano di essere incinta da meno di nove settimane.

Le polemiche. Gli attivisti per la vita giudicano "molto preoccupante" l'esistenza di siti del genere, mentre i medici ricordano i rischi dell'assunzione di farmaci senza il controllo di uno specialista. Secondo la ricerca del British Journal of Obstetrics and Gynaecology, circa l'8% delle donne che ha comprato le medicine per abortire sul sito, non le hai poi prese. Quasi l'11% si è dovuto comunque ricoverare e ricorrere a un intervento chirurgico per completare l'aborto, o perchè i farmaci non hanno completamente funzionato o per successiva emorragia. Il 58% delle donne intervistate si è detta comunque grata a Women on the Web per averle aiutate, il 31% ha definito l'esperienza "stressante ma accettabile".

La denuncia. Ma le polemiche non finiscono qui. L'azienda produttrice della pillola abortiva Ru486 ha presentato una denuncia nei confronti del sito per vendita online di farmaci contraffatti e "spacciati" per il loro prodotto. La pillola spedita a casa non sarebbe a base di mifepristone, ma di paracetamolo. "Ci siamo mossi - spiegano fonti interne dell'industria francese Exelgyn Laboratoires - perchè all'interno di quelle pillole non c'è il principio attivo della Ru486, cioè il mifepristone, bensì del paracetamolo", molecola presente nei comuni medicinali utilizzati contro i sintomi influenzali.

Farmacie online. Se la denuncia della Bbc non bastasse a ricordare che quando si fanno acquisti via web di farmaci bisogna sempre stare molto attenti, ecco l'indagine dall'
European Alliance for Access to Safe Medicines (Eaasm). Condotta su un campione di oltre 100 siti per la vendita di prodotti farmaceutici online, ha riscontrato che ben 6 volte su 10 il farmaco acquistato sul web non è originale, l'informazione relativa non è corretta o, soprattutto, packaging e 'bugiardino' sono ingannevoli. Il 62% delle medicine acquistate presso farmacie virtuali è contraffatto o inadatto, dal momento che contengono solo in minima parte i principi attivi dichiarati in confezione.

da Repubblica.it


sabato, 12 aprile 2008

Il ciclo mestruale senza rifiuti : Mooncup

Mooncup Mooncup è una coppetta di silicone consente di evitare l'utilizzo degli assorbenti. E dopo le mestruazioni si sterilizza ed è pronta pa essere riusata. Per promuoverne l'utilizzo il Comune di Maserada sul Piave (Tv) ha organizzato per il 4 marzo una serata "informativa"/ Il sito inglese - In Italia

La Mooncup è una coppetta per le mestruazioni "amica dell'ambiente" riutilizzabile ciclo dopo ciclo, al posto dei tradizionali assorbenti. È sufficiente pulirla con l'acqua ed eventualmente sterilizzarla per garantire un livello di igiene ancora maggiore. Ne aveva parlato sabato scorso a Napoli Beppe Grillo, fra gli esempi di "prevenzione" nella produzione di rifiuti.

Per promuovere l'utilizzo della Mooncap il Comune di Maserada sul Piave (Tv), uno dei comuni ricicloni premiati da Legambiente, ha organizzato per il 4 marzo un'apposita serata "informativa" a cui sono invitate le donne del paese. Con questa singolare iniziativa l'assessore all'Ambiente Giuseppe Quinto intende promuovere fra i cittadini «piccoli comportamenti virtuosi».

«La Mooncup è un prodotto pressoché sconosciuto in Italia ma è pluripremiato nel Regno Unito – sottolinea l'assessore – Noi l'abbiamo scoperta perché è stata presentata nell'ultima edizione della fiera del paese, "Quatro passi verso un mondo migliore", che l'ha premiata per l'idea più innovativa e oltretutto è anche economicamente vantaggiosa».

Si tratta di una coppetta di silicone morbido, testato clinicamente e già utilizzato in ambito medico, che va inserita nella vagina con lo scopo di raccogliere il flusso mestruale. Una specie di piccolissimo imbuto da svuotare 3-4 volte al giorno, che sostituiscee l'assorbente. «Si stima che per lo smaltimento degli assorbenti tradizionali in discarica ci vogliano anche cinquecento anni - spiega Giuseppe Quinto - gli assorbenti usa e getta rappresentano dunque un costo ambientale oltre che per il portafoglio di ogni donna».

Si può acquistare la Mooncup direttamente su Internet, con garanzia soddisfatti o rimborsati, dal sito dell'azienda milanese che importa le coppette dal Regno Unito. I costi? 29 euro per il tampone e un sacchettino di stoffa per tenere la Mooncup sempre in borsetta. Due le misure disponibili.

di RENATA DE RENZO - Lanuovaecologia.it


domenica, 30 marzo 2008

Prevenire è importante, salva molte vite

Tumori: 150 mila morti l'anno in Italia, 50% per scarsa prevenzione

Roma (Adnkronos Salute) - E' come se un volo di linea cadesse ogni giorno senza alcun superstite, registrando 205 morti. E' l'immagine descritta da Francesco Schittulli, presidente della Lilt (Lega italiana per la lotta ai tumori), quella che più di ogni altra raffigura la strage che si consuma ogni giorno in Italia a causa della scarsa prevenzione dei tumori. Delle 150.000 persone che muoiono ogni anno di cancro nel nostro Paese, oltre 75.000 potrebbero salvarsi "se diventassero protagonisti della propria salute", sottolinea il presidente della Lilt, che ha illustrato i dati, oggi a Roma, in occasione della presentazione della Settimana nazionale per la prevenzione oncologica, in una conferenza a Palazzo Chigi.

Ogni giorno nel nostro Paese si ammalano di cancro più di 700 persone, per un totale di 270.000 nuovi casi all'anno. Il tasso di guaribilità è del 54%, "ma potrebbe raggiungere l'80% - sottolinea Schittulli - se ognuno di noi cominciasse ad adottare stili di vita corretti e a sottoporsi con regolare periodicità a opportuni controlli clinico-strumentali". Ma sono molti gli italiani che dimenticano di farlo. "Quattro 'morti bianche' al giorno sono inaccettabili - tuona Schittulli riferendosi agli incidenti mortali sul lavoro - ma altrettanto vergognosi sono 205 decessi al giorno che potremmo evitare". Ad oggi le persone che hanno un 'vissuto' di cancro alle spalle sono un milione e 800 mila - un numero superiore agli abitanti di una città come Milano - 900 mila quelle che si stanno sottoponendo a delle cure per combatterlo e 180 mila quelli in fase terminale.

Nell'ultimo quinquennio - ha riportato ancora la Lilt - al 23% della popolazione maschile è stato diagnosticato un cancro e il 9% dei pazienti non ce l'ha fatta a sopravvivere. Minori, anche se di poco, le percentuali relative alle popolazione femminile: 21% con un tasso di mortalità del 7,5%. Il tumore alla mammella registra la più alta percentuale di guaribilità (87%), seguito dai linfomi (85%), dal cancro al collo dell'utero e dal melanoma (84%), dal tumore al colon (59%), al retto (56%), all'ovaio (26%) e dal cancro al polmone (21%). Fondamentale, in una storia di tumore, è la diagnosi: più è precoce e maggiori sono le possibilità di salvarsi. Per questo, secondo Schittulli, "il nostro Servizio sanitario nazionale andrebbe ripensato - afferma il presidente della Lilt -

Dovremmo avere ambulatori dove sottoporre i cittadini a diagnosi in ogni quartiere, lasciando agli ospedali il solo compito di curare e coinvolgendo anche il 'privato' in questa importante sfida, perché il pubblico sta perdendo innegabilmente terreno. Solo così potremmo salvare vite umane e abbattere liste d'attesa. Se non riusciremo ad organizzarci, tra 70 anni saremo allo stesso punto". Ogni giorno, dunque, un virtuale aereo di linea continuerà a schiantarsi al suolo, bruciando la vita di 205 persone: "Quelle che - sottolinea ancora Schittulli - hanno perso di vista la prevenzione, ovvero non si sono sottoposti agli esami diagnostici previsti e non hanno seguito le regole di uno stile di vita sano. Non possiamo più permetterlo - conclude categorico Schittulli - E' ora di correre ai ripari".


lunedì, 17 marzo 2008

PROFESSIONAL CONSUMER, ALTRO CHE CASALINGA!

E’ lei, generalmente donna, quasi sempre Maria, di media statura, non bellissima: casalinga.

Ha in carico redditi familiari insufficienti, risparmi allo stremo, debito e un compito di ruolo: avere cura.

Si, cura della casa, della famiglia, di sé.

Per fare questo, questo fa: la vita spesa a fare la spesa.

Da  un’indagine ADOC sui consumi alimentari, risulta che le famiglie italiane buttano nella pattumiera ogni anno 561 euro di alimenti non utilizzati, il 20% della spesa effettuata: non è un bel vedere.

Essì, al mercato trova tanto, troppo, tutto.

L’eccesso di offerta la circuisce e la sovrasta: silente e oberata, obbedisce.

Acquista ciò che trova, non DOMANDA ciò che vuole.

Proprio in quell’agire trova significato il suo fare.

Il totem del PIL  da’ supporto all’obbligo di quell’acquisto smisurato che produce ricchezza.

Ricchezza che, condita con debito, sprechi, rifiuti, deserti di solitudine, manifesta gigantesche diseconomie.

Provata da cotanto fervore si inebria e allucina poi si indigna e si ingegna: ne deve uscire. Ne esce.

Per farlo si informa, pondera, medita, comprende, valuta, dispone.

Si, dispone.

Anzi ridispone: il dire, il pensare, il fare in un progetto di “benessere”, non solo ricchezza, che fornisce nuovo senso all’azione, calibra i gesti, istituisce MISURA.

Sceglie, propone attese, infine DOMANDA.

Costringe risposte, indica vie, confeziona strategie di responsabilità.

Dispone quantità e qualità, obbliga l’OFFERTA, ripristina equilibri e compatibilità, scrolla inerzie: un modo attivo di prendersi cura.

Si.

Professional Consumer, altro che casalinga!

Mauro Artibani

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giovedì, 13 marzo 2008

BANCHE. 8 marzo, PattiChiari inaugura sezione "in rosa" nel suo sito

Patti Chiari si tinge di rosa e da domani inaugura una sezione del sito interamente dedicato all'educazione finanziaria delle donne: semplici regole per redigere un business plan e consigli per pianificare la gestione economica della famiglia attraverso un uso corretto dei prodotti finanziari. Lo riferisce Patti Chiari in una nota.

Far quadrare il bilancio famigliare, gestire al meglio il risparmio, comprare casa scegliendo il prestito più adatto alle proprie esigenze, investire sulla pensione, ma anche progettare il business plan per la propria impresa o scegliere gli strumenti più adatti alla propria attività imprenditoriale: questi alcuni dei temi che verranno trattati all'interno della nuova sezione "in rosa" consultabile all'indirizzo www.pattichiari.it. Inoltre, un elenco di link a siti connessi ad argomenti specifici - come l'imprenditorialità, le agevolazioni fiscali e la vita politica - orienterà le donne nelle loro ricerche su Internet.

"In un Paese in cui le donne occuperanno sempre di più posizioni decisionali cruciali - ha spiegato il Consorzio di banche - PattiChiari offre al mondo femminile un'informazione che consenta loro di mettere meglio a frutto le loro potenzialità in materia economico finanziaria, aiutandole così ad emergere e ad assumere sempre più peso e autorevolezza a livello economico e sociale.

da Helconsumatori.it


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categorie: donne, consumi, social prosumer
venerdì, 07 marzo 2008

SESSUALITA': BOOM DI CONTRACCETTIVI 'FAI DA TE'

 

(AGI) - Lisbona - Nel 2008 ci sono ancora adolescenti convinte di poter rimanere incinte con un bacio. Per evitare gravidanze indesiderate scelgono lavande a base di coca-cola, rapporti lampo (meno di un minuto) oppure posizioni o luoghi particolari (fare l'amore in piedi o in acqua). Pensano che la prima volta non si possa rimanere incinta, cosi' come se non si raggiunge l'orgasmo. Sono questi i rimedi "fai da te" e i luoghi comuni piu' diffusi nei blog per giovanissime, bufale antiche che ritrovano nuova forza amplificate dal web.

"Sesso senza sorprese - tutto quello che (non) devi sapere per non rimanere incinta" e' una guida che si propone di smontare uno alla volta i piu' diffusi consigli sulla contraccezione "alternativa", un'idea del progetto Scegli Tu, il programma per una contraccezione consapevole della Societa' Italiana di Ginecologia e Ostetricia. Il vademecum, che rientra nell'ambito dello "Yasminelle study", sara' diffuso nelle universita', ai concerti e nelle discoteche, per educare divertendo anche chi e' totalmente a digiuno di educazione sessuale. L'8 marzo, giorno della Festa della Donna, la guida "antibufale" sara' distribuita in anteprima nelle piazze di Ancona, Bologna, Milano, Roma, Firenze, Cagliari, Torino, Palermo, Bari e Napoli.

continua >>

Pensavo che i giovani d'oggi fossero più svegli e "sgamati".... vedo che il sesso rimane un tabù in famiglia o a scuola....


venerdì, 29 febbraio 2008

CERVELLO, SCOPERTA AREA DELLA MAMMA: ACCESA SE PIANGE BEBE'

Ansa.it - Altro che cuore di mamma, bisognerebbe parlare di 'cervello di mamma'. Uno studio dell'università di Tokyo per la prima volta ha visto quali sono le aree del cervello femminile implicate nell'affetto materno. In particolare, spiega l'articolo pubblicato dalla rivista Biological Psychiatry, un'area specifica molto piccola si attiva soltanto quando la mamma sente il pianto del proprio bambino, e non di altri.

I ricercatori hanno usato la risonanza magnetica funzionale (fMri) per esaminare le aree del cervello attivate mentre alcune mamme guardavano video dei propri figli o di bambini sconosciuti sia piangenti che allegri. "Abbiamo trovato che un numero limitato di aree del cervello é dedicato per l'amore materno - spiega Madoka Noriuchi - e anche l'area stimolata dalla necessità di proteggere il bambino é limitata al proprio figlio". Gli autori hanno anche verificato che il cervello della mamma risponde maggiormente al pianto che al riso: "Un dato che é giustificato - spiega il ricercatore - dalla necessità biologica di assicurare la sopravvivenza del bambino".


sabato, 16 febbraio 2008

Una donna è stata condannata a morte per stregoneria

La Ong, Human Rights Watch ha scritto al re saudita perché conceda la grazia a Fawza Falih. E' stata arrestata e interrogata dalla polizia religiosa e processata, senza mai avere diritto a provare la sua innocenza contro un accusa che non ha alcuna base giuridica

Human Rights Watch scrive al re saudita perché conceda la grazia a Fawza Falih, condannata a morte per "stregoneria". La donna, denuncia l'ong, è stata arrestata e interrogata dalla polizia religiosa del Regno wahabita e poi processata nella città settentrionale di Quraiyat, senza mai avere diritto a provare la sua innocenza contro un accusa che non ha alcuna base giuridica.


"Il fatto che i giudici sauditi portino ancora avanti processi per crimini che non possono essere provati come la 'stregoneria', mette in evidenza la loro incapacità di condurre indagini penali obiettive" commenta Joe Stork, direttore per il Medio Oriente di Human Rights Watch. "Il caso di Fawza Falih è un esempio dell'impossibilità dei magistrati di fare il loro dovere, nonostante le tutele del quadro giuridico saudita".

Per arrivare alla sua condanna, nell'aprile 2006, i giudici si sono basati solo su una confessione estorta all'imputata con la forza e sulle dichiarazioni di testimoni che l'hanno accusata di averli "stregati". Falih ha ritrattato la sua confessione in tribunale, spiegando che le è stata estorta con la forza, e che essendo analfabeta non è nemmeno riuscita a leggere il documento che le è stato fatto firmare.

Nella sua testimonianza, ha anche denunciato percosse e maltrattamenti durante la detenzione di 35 giorni nelle mani della polizia religiosa; per questo, a un certo punto è stata anche ricoverata. I giudici non hanno mai indagato sull'attendibilità della sua confessione, né sui presunti poteri paranormali che avrebbero portato, per esempio, all'impotenza di un uomo, convinto di esserne stato "stregato". Stando alla ricostruzione fornita da Human Rights Watch, avrebbero anche infranto la legge a diverse riprese, ignorando le regole fondamentali di un giusto processo.

Oltretutto, una corte d'appello aveva stabilito nel settembre 2006 che Fawza Falih non poteva essere condannata a morte per "stregoneria", ritenuta un crimine contro dio, perché ha ritirato la sua confessione: e nonostante ciò, i giudici del tribunale hanno deciso di procedere con la condanna a morte su base "discrezionale", motivandola con l'"interesse collettivo" e la necessità di "proteggere le anime e i beni di questo paese".

"La condotta dei magistrati nel processo di Fawza Falih dimostra che erano interessati a tutto salvo che alla ricerca della verità" fa notare Stork. "Hanno calpestato ogni tutela legale che avrebbe potuto dimostrare l'assurdità dell'intero caso" ha aggiunto. Il 2 novembre, l'Arabia saudita aveva già condannato a morte per stregoneria Mustafa Ibrahim, un farmacista egiziano che abitava nella città settentrionale di Ar'ar, accusato di aver "usato i suoi poteri" per fare separare una coppia sposata, secondo un comunicato del ministero dell'Interno.

Quotidiano.net


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categorie: donne, giustizia, solidarietĂ , diritti delluomo, social prosumer
venerdì, 15 febbraio 2008

Campania e diossina

Tratto da vari articoli giornalistici.

Un vero paradosso: nella regione Campania dove proseguono gli incendi di scarti industriali nocivi e dove nel solo triangolo Acerra-Nola-Basso casertano e nel litorale domizio-flegreo per anni sono stati sversati grandi quantità di rifiuti tossici, il Piano nazionale residui, definito ogni anno dal ministero della Salute per le analisi sulle diossine, ha previsto di sottoporre solo una manciata di campioni ad analisi specifiche.

Ma c’è un altro paradosso, in questa regione manca anche un laboratorio dedicato alle diossine. “Lo chiediamo da tanto tempo, ora forse dopo quattro anni si realizzerà”, dice lo sconsolato commissario dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Meridione con sede a Portici, in provincia di Napoli. Per questo hanno una convenzione con l’Istituto zooprofilattico di Roma.

E’ ovvio che la diossina è presente sugli alimenti ma lo screening ambientale diossine, sul terreno e sull’erba, effettuato dall’Agenzia regionale per l’ambiente (l’Arpa Campania) non segnala problemi, se non in maniera localizzata. Un giallo che in molti non si spiegano facilmente, a meno di non essere maliziosi. Tanto che nel dicembre scorso è stato varato un Piano triennale straordinario di sorveglianza sulla contaminazione di diossina e così in questo anno 2008 i campioni saliranno a 120 e per la prima volta saranno sottoposti a test anche i vegetali.

Ricordiamo che l’emergenza diossina non è tanto legata all’immondizia lasciata per strada, quanto invece agli sversamenti illegali di sostanze tossico-nocive che per decenni hanno ammorbato i paesi tra le province di Napoli e Caserta. E gli incendi di questi inquinanti, sprigionano diossine che per deposizione contaminano ambiente e coltivazioni.

 

E’ nato anche il Sebiorec (Studio epidemiologico biomonitoraggio regione Campania), tramite esso sono appena cominciati prelievi di sangue e latte materno che coinvolgeranno 780 cittadini e 50 donne in allattamento di 14 comuni della provincia di Napoli e Caserta. I prelievi sono realizzati per il più ampio screening mai effettuato in Italia , sulla presenza di diossine, furani e metalli pesanti nel corpo umano.

Nelle due province sono stati censiti 226 siti di smaltimento, comprese le discariche ed i siti illegali, e di questi la maggior parte ed anche quelli in condizioni peggiori sono concentrati nei sette comuni ad elevata pressione ambientale.

Volete sapere quali comuni a rischio?

Castel Volturno, Villa Literno Marcianise, Aversa, Giugliano in Campania, Caivano, Acerra sono quelli a rischio ambientale elevato.

Maddaloni, Qualiano, Villaricca, Nola sono i comuni con rischio ambientale intermedio.

Casapesenna, Mugnoano di Napoli, Brusciano sono i comuni con rischio ambientale basso.

Volete sapere quali sono i cibi inquinati?

A forte rischio: latte, formaggi, carne, pesce e molluschi.

A rischio: zucchine, cavoli, carciofi, mais.

Dubbi: finocchi, patate.

Quindi “prendiamo tutto ciò che è possibilmente a rischio e mandiamoli al macero”, più che una provocazione è il monito di Giorgio Calabrese, docente universitario di alimentazione e nutrizione. Soprattutto perché i prodotti agroalimentari della Campania sono a forte rischio di immagine.

 

Dopo l’inchiesta pubblicata dalla rivista “Il Salvagente” su questi temi finalmente anche la macchina istituzionale sembra muoversi alla stessa velocità della cronaca. Una riunione si è tenuta la settimana scora a Napoli alla presenza del ministero della Salute, delle autorità sanitarie campane, dell’Agenzia regionale per l’ambiente e dei servizi veterinari locali, per capire qual è la situazione del rischio diossina nella regione. Anche se molti sono scettici sul loro da fare, perché tutti hanno il timore che nelle istituzioni potrebbero esserci interessi poco raccomandabili.

 

In ogni caso sia l’emergenza rifiuti che l’incubo, taciuto, della diossina stanno paralizzando le vendite dei prodotti alimentari provenienti dalla Campania. I consumatori se non messi nella condizione di capire l’esatta entità del problema si tutelano non comprando i prodotti locali.

 

30 tonnellate di rifiuti bruciati in 3 mesi sono dati che fanno tremare.

Secondo il rapporto Ecomafia 2007 di Legambiente la Campania si conferma in testa alla classifica sull’illegalità nel cicolo dei rifiuti. Con 448 infrazioni accertate, 422 persone denunciate, 31 arresti e 175 sequestri, lo scorso anno nessuna regione d’Italia ha fatto peggio. Soprattutto il Triangolo dei veleni, tra Acerra, Marigliano e Nola. Ma anche la Terra dei fuochi, il territorio tra Giugliano, Villaricca e Qualiano. Sono queste, secondo il rapporto ecomafia le zone in cui i clan camorristici organizzano principalmente lo sversamento e poi l’incenerimento abusivo di scarti di conceria, fanghi industriali, solventi ed altre materie tossico-nocive. Nella Terra dei fuochi è facile vedere colonne di fumo nero che si liberano in cielo: le sostanze da bruciare vengono infatti sistemate sopra un letto di combustione fatto di copertoni.


giovedì, 14 febbraio 2008

CONSUMATORI, OCCHIO: SI E'ROTTO L'INCANTESIMO



Sono soprattutto le donne le più deluse da Babbo Natale e le più propense al riciclo dei regali su eBay.it. 
La tendenza 2007 conferma quella già accennata lo scorso anno in cui, secondo una ricerca commissionata a Doxa dal primo sito italiano di ecommerce, sono stati ben 3.700.000 i regali riciclati. Ad appena una settimana dal Natale  oltre 4.000 i regali rimessi in vendita su eBay.it da coloro che li hanno ricevuti e non apprezzati. Il fenomeno è in crescita esponenziale; lo scorso anno alla stessa data erano meno della metà. E se ri-regalare il dono non gradito a parenti e amici è una pratica frequente, sempre più italiani hanno scoperto l'opportunità di rivenderli sul web guadagnando e soprattutto mantenendo l'anonimato. (Finanza.com).
 
Questo il fatto, ecchè fatto: si è rotto l'incantesimo.
Il gentil sesso cambia marcia. Certo è appena una traccia, ancora labile.
Merita attenzione però, può portare lontano.
Stanche forse di case da riordinare, strapiene di tutto; stanche di spendere fino a indebitarsi; stanche di esercitare solo l'acquisto, visto cotanti doni, perchè non trasformarli in merce e venderli a chi ne apprezzi il valore.
Queste azioni lasciano intravvedere i prodromi di un ruolo per i consumatori tuttaffatto diverso.
Questo le donne insegnano: se impariamo a frequentare in forma tattica la "privazione" pure la "rinuncia" finanche il "sacrificio", spariglieremo le carte dei produttori: avranno da meditare, potremo fare loro concorrenza.
Dalla nostra abbiamo l'affrancamento dal bisogno che potrà sostenere queste azioni.
Si può insomma non solo dover domandare; anche offrire si può.
Si possono addirittura ridurre i volumi di scambio delle merci et voilà pure i rifiuti.
Utilizzare al meglio il valore dei prodotti.
Tutto questo per tornare a selezionare, staccando l'automatismo acquisitivo, quello che produce eccesso, che imballa la nostra azione e indebolisce il nostro credito.
Lo vedete connotarsi il nuovo?
Si scorge l'azione delle Professional Consumers?
Viva le donne insomma, non solo quelle con le gonne!
 
Mauro Artibani
www.professionalconsumer.splinder.com
ww.professioneconsumatore.org

giovedì, 31 gennaio 2008

PER LE DONNE E' 44 ANNI L'ETA' PIU' A RISCHIO

La vita iniziera' pure a quarant'anni, ma - sostiene uno studio - subito dopo cominciano anche gli anni piu' bui. Una ricerca dell'Universita' britannica di Warwick e del Dartmouth College, negli Stati Uniti, dimostra che 44 anni e' l'eta' piu' a rischio depressione. Il dato, ricavato dalle interviste di due milioni di persone in 80 Paesi, riguarda sia gli uomini, sia le donne. Soltanto negli Stati Uniti si e' registrata una significativa differenza tra i generi: per il sesso femminile l'infelicita' raggiunge un picco attorno ai 40 anni, mentre per gli uomini occorre aspettare i 50 anni.

Il nuovo studio, che sara' pubblicato da 'Social Science & Medicine', assume particolare significato se si considera che tutte le ricerche precedenti sostenevano che il rischio di depressione e' costante e non varia in funzione dell'eta'. Il professore Andrew Oswald, un economista dell'Universita' di Warwick, ha affermato che i ricercatori non sono stati in grado di identificare la causa dell'aumento della depressione nella mezza eta'. "Succede agli uomini e alle donne, ai single e alle persone sposate, ai ricchi e ai poveri, e a coloro che hanno bambini", ha osservato, la "depressione e' una condizione complessa che pone sfide, rimane poco compresa, anche se almeno un malato grave su dieci arriva a togliersi la vita".

Una delle possibilita' che possono spiegare i risultati della ricerca - ha osservato - e' che "gli individui imparano ad adattare le loro forze e le loro debolezze e nella mezza eta' devono fare i conti con  le loro aspirazioni irrealizzate". Vi e' inoltre - ha avvertito Oswald - "una specie di processo comparativo in persone che vedono coetanei morire che fa dar loro piu' valore agli anni che hanno ancora davanti. Forse, in un modo o nell'altro le persone imparano ad accontentarsi". Il periodo buio si supera toccati i cinquanta - conclude Oswald - e, compiuti i 70 anni, "se si e' in forma fisica, si e' felici e in piena salute mentale come un ventenne".   
AGI.IT


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domenica, 27 gennaio 2008

GATTINONI LANCIA LA BIO-SPOSA, AMBIENTALISTA E RINNOVABILE

Agi.it - Ambientalista, rinnovabile,accessibile nel prezzo e perfino riciclabile, almeno nell'abito: e' la bio-sposa creata da Guillermo Mariotto per Gattinoni. Fara' il suo esordio domani, nella giornata inaugurale della kermesse capitolina dell'alta moda. E' un abito dai riflessi dorati quello della sposa che rispetta la natura realizzato con "ingeo fiber", una fibra interamente ricavata da una risorsa rinnovabile, sintesi perfetta di innovazione tecnologica responsabile. Non e' una provocazione, ha assicurato Mariotto, ma una sfida personale contro universi contaminati, foreste disboscate, rifiuti e discariche, ghiacciai in perpetuo fluire e defluire, agenti atmosferici che continuano a flagellare il mondo, rimettendo in discussione i rapporti tra l'uomo e la natura. "L'uomo, la donna, l'ambiente" e' infatti il tema della nuova collezione di alta moda di Gattinoni per la prossima primavera-estate.

I tessuti sono rigorosamente ecocompatibili, bioetici e biodegradabili. Mariotto ha voluto manifestare cosi' il suo credo naturalista e ambientalista sulla scia di illustri predecessori: Al Gore, Cate Blanchett, Robert Redford e Leonardo Di Caprio. Sono trasmutanti i 43 abiti proposti per la prossima bella stagione e ricordano quegli animali che si confondono e mimetizzano con l'ambiente in cui vivono ma con un pizzico di surrealismo e divertita originalita'.

Anche i gioielli, creati espressamente per il defile' di Gattinoni dalla principessa Grazia Borghese, sono realizzati con elementi rubati alla natura: zucche trasformate in borse lavorate con bronzo e pietre preziose, carrube testa di moro e conchiglie che diventano gioielli. Nel parterre del palazzetto dello sport, che domenica per la prima volta ospitera' la grande moda, saranno presente, tra gli altri, l'architetto Pierluigi Nervi, Edwige Fenech, Vanessa Hassler, Irene Pivetti, Maria Elena Vandone, Gabriella Carlucci, Eleonora Giorgi, Angela Melillo, Brando Giorgi, Ela Weber, Ines Torlonia, Amanda Lear, Chiara Conti, Marta Flavi, Carla Fracci, Eleonora Brigliadori.


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venerdì, 25 gennaio 2008

Altre 8 morti collegate al vaccino HPV

Ammontano a migliaia gli effetti indesiderati provocati dal Gardasil
6 Ottobre, 2007 - © 2007 WorldNetDaily.com    Link alla pagina originale
Traduzione di Stefano Pravato

Altre otto morti, avvenute nei mesi scorsi, stanno per essere ricondotte al Gardasil, il vaccino della Merck & Co. contro il papillomavirus umano trasmesso per via sessuale. Secondo documenti rilasciati dal Judicial Watch, molti stati stanno valutando di rendere obbligatoria questa vaccinazione per tutte le donne in età scolare.
Si sono inoltre verificati altri 1.824 casi di effetti indesiderati del farmaco, portando il “totale noto” di questi problemi a quota 3.461, secondo il gruppo di interesse pubblico che indaga e persegue la corruzione nel governo.

“Alla luce di queste informazioni, è allarmante che gli stati e i governi locali possano imporre, in qualsiasi maniera, questo vaccino alle giovani ragazze,” dice Tom Fitton, presidente del gruppo. “I report di queste reazioni avverse indicano non solo che il vaccino provoca seri effetti collaterali ma che può risultare anche fatale”.
La nostra testata, WND, ha già riferito di come la Merck stesse facendo lobbying sui legislatori statali per rendere obbligatoria la vaccinazione, ed abbia poi smesso una volta che queste attività erano state svelate.
La WND ha anche già riferito quando un ricercatore di punta sul papillomavirus umano, cui è diretto il Gardasil, ha affermato che erano necessari ulteriori sperimentazioni, e di come anche il Centers for Disease Control abbiano suggerito che il vaccino non dovrebbe essere obbligatorio.

La disputa è stata incentrata primariamente sulle richieste di alcuni stati ed enti governativi affinché le scolare fossero vaccinate contro un’infezione trasmessa solo tramite contatto sessuale.
L’obbiettivo del vaccino è il cancro della cervice uterina, in quanto ci sono studi che mostrano che avendo avuto l’HPV si ha una probabilità maggiore di sviluppare più tardi questo tipo di cancro. Comunque, gli oppositori fanno osservare che tali cancri si sviluppano più spesso nelle donne anziane, mentre il progetto è di richiedere l’inoculazione per le ragazze dell’età di 11 o 12 anni. Citano inoltre la mancanza di prove che il vaccino possa avere un effetto prolungato negli anni.

Il Judicial Watch ha affermato di aver ottenuto i documenti dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti, a seguito del Freedom of Information Act, pagine che dettagliano i nuovi 1.824 casi.
Questi nuovi casi comprendono otto casi di decesso collegato al vaccino, rispetto alle tre morti verificatesi nei 1.637 precedenti casi di effetti collaterali.
Nei nuovi referti il Judicial Watch ha trovato:

-         "Abbiamo ricevuto comunicazione … di una donna di 17 anni che nel giugno 2007 … è stata vaccinata con una prima dose di Gardasil … Nel pomeriggio dello stesso giorno, la paziente è stata rinvenuta inconscia (senza segni vitali) dalla madre. Il medico del pronto soccorso ha praticato la rianimazione ma senza successo. La paziente è quindi deceduta."

-         "Abbiamo ricevuto comunicazione … di una paziente di 12 anni con una storia di insufficienza aortica e alla valvola mitralica … che era stata vaccinata il 01-MAR-2007 per via intra muscolare nel braccio sinistro con una prima dose di Gardasil … Il 01-MAR-2007 la paziente si è presentata al pronto soccorso con tachicardia ventricolare ed è morta."

-         "Abbiamo ricevuto da un medico la prima segnalazione e i successivi aggiornamenti su di una paziente ‘per altri versi sana’ di 13 anni che era stata vaccinata con la sua prima e seconda dose di Gardasil. In seguito, la paziente ha accusato … paralisi dal petto in giù, lesioni del nervo ottico …Al momento della comunicazione, la paziente non si è ancora rimessa."

La marea di reazioni avverse verificatesi nel 2007 e riferite alla FDA dal Vaccine Adverse Event Reporting System (Sistema informativo sulle reazioni avverse ai vaccini), comprende 347 reazioni gravi.

"Delle 77 donne che hanno ricevuto il vaccino mentre erano incinte, 33 hanno accusato effetti collaterali quali aborto spontaneo o anomalie fetali. Altre reazioni avverse continuano ad essere segnalate e includono, paralisi di Bells, sindrome di Guillain-Barre e convulsioni," dice il Judicial Watch.
E questi numeri potrebbero non riferirsi nemmeno a tutti i casi, dice il Judicial Watch, che ha intentato una causa questa settimana contro la FDA per avere omesso una risposta completa alle reiterate richieste di informazioni riguardanti il vaccino.

Nello specifico, Judicial Watch chiedeva l’accesso alla corrispondenza tra la Merck e la FDA in merito al vaccino, alle comunicazioni tra la FDA e la GlaxoSmithKline , che sta sviluppando un vaccino analogo, chiamato Cervarix, e ai resoconti dei consumatori, dei medici e altri resoconti concernenti i problemi riscontrati con il vaccino HPV.
Quando la faccenda dell’indagine della sua organizzazione sul vaccino HPV emerse, e i primi report cominciarono ad uscire, Fitton li descrisse come “un catalogo degli orrori.”

Un referto, N°. 275438-1, descrive la reazione come trombosi dell’arteria coronarica, immediata morte cardiaca. “Somministrato il vaccino Gardasil dose n.1 12/3/07. Collassata e morta il 26/3/07… L’ecocardiogramma ha rivelato il ventricolo destro molto allargato, il ventricolo sinistro piccolo assieme a vasti coaguli sanguigni nell’atrio destro e nel ventricolo destro.”
Un altro referto nota che la donna era stata vaccinata ed “era morta per un coagulo sanguigno otto ore dopo avere ricevuto il vaccino Gardasil.”
Funzionari della Abstinence Clearinghouse fanno notare in un documento di presa di posizione che gruppi quali la Texas Medical Association, l’American Academy of Pediatrics, l’Association of American Physicians and Surgeons, e l’American Academy of Environmental Medicine si sono schierate pubblicamente contro la vaccinazione obbligatoria.

“Il ragionamento di queste associazioni mediche è chiaro. Non si oppongono al progresso medico, e certamente sostengono qualsiasi sforzo volto a debellare le malattie mortali. Il problema, per come lo vedono queste organizzazioni, sta nel fatto che il farmaco è passato attraverso una sperimentazione di soli tre anni e mezzo, lasciando la comunità medica piuttosto all’oscuro per quanto concerne le reazioni avverse che potrebbero avverarsi nel lungo termine,” sostengono questi gruppi.

“Assieme alla questione della possibilità di gravi reazioni avverse c’è quella dell’efficacia. Ci sono evidenze che, dopo approssimativamente quattro anni, la potenza del vaccino decresca significativamente. Il valore nel lungo termine del vaccino non è ancora stato determinato; se svanisse entro sei anni, le ragazze e le donne dovrebbero ripetere nuovamente la batteria di iniezioni che hanno già ricevuto?” E’ quello che chiede l’organizzazione.

Il Michigan, per primo, ha introdotto un piano per imporre il vaccino per le ragazze giovani, ma la proposta è fallita. Anche l’Ohio ha esaminato un progetto, poi fallito, nel 2006.
Quindi nel 2007, dopo l’aggressiva campagna lobbistica della Merck e le donazioni a Women in Government, I legislatori in almeno 39 stati e il District of Columbia hanno lavorato per sponsorizzare questi progetti.


sabato, 19 gennaio 2008

Tumori seno: una scoperta al femminile

Alessandra Gennari e Maria Pia Sormani hanno studiato a Genova il legame tra un gene e la tossicità della chemioterapia. L'intervista di Francesca Baroncelli - MenteLocale.it

da sinistra, Alessandra Germani e Maria Pia Sormani

GENOVA, 16 GENNAIO 2008 - Il tumore al seno colpisce molte donne. Le chemioterapie fanno paura e non sempre si rivelano efficaci. Oggi, grazie allo studio condotto da un gruppo di ricercatori dell'Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova e dell'Università di Genova, è stato aggiunto un tassello importante alla ricerca offrendo una nuova speranza.
Alessandra Gennari, oncologa dell'IST e dell'Università di Genova e Maria Pia Sormani, ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze della Salute della stessa Università, supervisionate da Paolo Bruzzi, direttore del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell'IST e insieme ad altri colleghi dello stesso Istituto e dell'Università hanno applicato una tecnica statistica sui risultati di otto studi che mettevano a confronto i regimi chemioterapici a base o meno di antracicline - una fra le più diffuse classi di chemioterapici - e che riportavano anche i dati sulla positività o meno di un gene, l'HER 2.

Ecco quello che le due giovani studiose hanno scoperto: «le antracicline sono efficaci nel prolungare la sopravvivenza delle donne in cui il tumore esprime il recettore HER2, ma non offrono invece alcun beneficio in chi è HER2 negativo, il 70% del totale», spiega Sormani, «lo studio è durato circa un anno. Abbiamo avviato una meta analisi, ricercando tutti gli studi fatti in precedenza sull'argomento».
Un lavoro certosino che ha portato a risultati importanti: «alle pazienti HER2 negative possono essere evitati gli effetti tossici delle antracicline. Tra questi c'è la perdita dei capelli», continua Sormani.

«La nostra scoperta ha rinforzato esigenze che già esistevano: ora non si tratta più di una corrente di pensiero», aggiunge Gennari, «le chemioterapie sono moltissime e chi risulta HER2 negative si curerà con altri tipi di farmaci anti tumorali».

L'importante scoperta, tutta al femminile, ha portato Genova all'attenzione della comunità scientifica mondiale: «in molti ci hanno contattato dagli Stati Uniti. Noi abbiamo lavorato con pochissimi mezzi rispetto a quelli che hanno a disposizione gli studiosi americani, ma abbiamo dimostrato che spesso quel che conta è avere l'idea giusta».
Le due studiose non si fermano: «il prossimo traguardo è trovare le terapie mirate. Le donne che sono state operate al seno sono poi sottoposte alla terapia adiuvante, per ridurre il rischio di recidive. Vogliamo cercare i marker che svelino anticipatamente le risposte al trattamento».

Conclude Gennari: «le donne italiane hanno capito che la prevenzione è importante e rispondono alle chiamate delle Asl per fare la mammografia. La risposta ai test di screening è infatti altissima».

giovedì, 17 gennaio 2008

EVVIVA L'EPIDURALE AL POSTO DEL PARTO NATURALE!


Epidurale = parto naturale, un artificio, un eufemismo!
Definizioni:
L'epidurale è una terapia medica, farmacologica invasiva e come tale ha i suoi rischi. Quando è applicata a donne e bambini sani, senza specifica indicazione medica si parla di medicalizzazione. L'epidurale è la conseguenza naturale della medicalizzazione progressiva della nascita e ne rappresenta insieme al taglio cesareo l'apice.
Il parto naturale è un parto senza alcun intervento medico, né chirurgico, né farmacologico, né posturale ed è sicuro.
L'epidurale indebolisce le donne e i bambini nascenti, il parto naturale le rinforza.
La medicalizzazione porta con sé sempre dei rischi, che vengono taciuti, quando si vuole promuovere una pratica medica lucrativa o ideologica.

Perché l'epidurale alle donne appare come un progresso?
Il dolore fa paura, le emozioni forte del parto ancora di più. Nei paesi avanzati ambedue vengono aboliti con l'epidurale, o almeno così suona la promessa. Il quadro ideale è una donna non solo senza dolore ma anche senza turbamenti mentre il suo bambino sta faticosamente cercando la sua strada attraverso di lei.
L'epidurale è una realtà ben più diffusa in altri paesi che non nel nostro, ma noi adesso seguiremo il trend internazionale con i dovuti anni di ritardo. E' una questione culturale.
Viene facile pensare che tale ritardo sia dovuto alla presenza di un forte patriarcato in Italia, e che di conseguenza l'epidurale venga vista e rivendicata come un diritto per la donna, finora negatole, pensata come un progresso emancipativo.
Ma scrutando il tema con uno sguardo più attento, l'epidurale si rivela come il completamento della scissione della donna tra corpo e mente, iniziato molti anni prima.
Dice Barbara Duden, nota storica tedesca dalla sua prospettiva di storia del corpo femminile:
"Il corpo della donna è diventato un luogo colonizzato, e il bambino un prodotto opzionale, che puoi decidere di avere o non avere. Una scelta che ricade sulle donne, ma in realtà è un esempio della infiltrazione del management tecnologico nell'area più intima della persona umana. E quel che è peggio che concetti del femminismo legati al corpo -autodeterminazione, scelta, controllo, decisione e responsabilità personale- vengono usati strumentalmente per sostenere questa colonizzazione, dipingendola come una presunta emancipazione dal destino biologico."

E Adrienne Rich, autrice del libro "Nato di donna" dalla sua prospettiva di evoluzione storica-antropologica: “Le moderne possibilità dell’analgesia stanno creando un nuovo tipo di prigione per le donne; la prigione della non-coscienza, delle sensazioni attutite, dell’amnesia, della passività totale.( ...) Ma lo sfuggire al dolore fisico o psichico è un meccanismo pericoloso, che può farci perdere contatto non solo con le sensazioni dolorose, ma con noi stesse!”
Nel processo di sua emancipazione sociale la donna diventa complice dell'uomo nel suo bisogno di semplificare i processi complessi della biologia femminile, temuti come "catene" da loro e come fomentatrici di disordini dagli uomini. Quindi l'epidurale oggi appare come una necessità, sia perché le donne, essendosi allontanate dalla propria polarità femminile hanno paura del parto, ma anche e sopratutto perché la medicalizzazione del parto lo ha reso un evento eccessivamente doloroso, traumatico e senza gratificazione per la donna né per il bambino. Ha di fatto separato la donna dal suo corpo. Proviamo a seguire le tracce di questo fenomeno dei nostri tempi a ritroso. Com'è nata questa separazione tra sé e l'evento nascita? Questa paura della fatica e del dolore? Questo bisogno di rendere il parto "innocuo", neutro dal punto di vista emozionale? Come si è creata l'immagine ideale di un parto con una donna che sorride e guarda la tv, mentre il suo bambino compie la metamorfosi più grande della sua esistenza, da solo?
Da 50 anni il parto è ospedalizzato e quindi medicalizzato. La medicalizzazione aumenta il dolore, togliendogli la ritmicità, l'aspetto che lo distingue da altri tipi di dolori. Quindi almeno due generazioni di donne e uomini sono cresciuti con l'idea che il parto sia una cosa "malata", traumatica e quindi fuori dalla competenza propria, bisognoso di uno specialista. Lo dicono anche i libri scolastici.
Il dolore del parto, certo, da sempre si è cercato di lenirlo, di contenerlo, lo chiede la com-passione femminile. Ma finché il dolore veniva contenuto, senza toglierlo, finché le donne potevano partorire e vivere la gratificazione del parto, non c'era la richiesta di eliminarlo da parte loro. Lo stesso Dick Read, fautore del parto indolore degli anni '30 in realtà parla del ridurlo attraverso i mezzi fisiologici affinché il dolore del parto non sia niente che la donna non possa sopportare.
Prima, la richiesta di eliminarlo nasce dalla struttura ospedaliera, che non può tollerare il confronto vivo e quotidiano con l'espressione delle partorienti nelle loro doglie nella misura quantitativa derivante dalla concentrazione di tante nascite nello stesso luogo. Quindi l'ostetricia ospedaliera ha inventato ogni sorta di anestesia e analgesia ben più pericolose e ben più castranti dell'epidurale.
In questa prospettiva le epidurali moderne sono infinitamente migliori e quindi in questo senso
evviva l'epidurale!
Naturalmente l'offerta appare allettante. Chi mai sceglie la sofferenza?
Oggi la richiesta di eliminare il dolore viene anche dalle donne.
Da almeno due secoli, il parto naturale nelle società occidentali e occidentalizzate non c'è più. Da quando la donna è stata distesa a letto per partorire, le doglie si sono trasformate in dolori insopportabili, la donna non era più in grado di cooperare attivamente con lo stress del parto.
A questa condizione si è aggiunto negli anni dell'ospedalizzazione l'interventismo medico: il monitoraggio, l'immobilità totale, l'ossitocina sintetica e oggi le prostaglandine, le induzioni, il parto pilotato, la rottura delle membrane, la distensione manuale di collo uterino e perineo, le Kristeller (spinte sulla pancia), l'episiotomia, le ventose oggi sempre più facili, i parti vaginali operativi - vere violenze, fortunatamente oggi per lo più sostituiti con il taglio cesareo, l'assenza di sostegno e aiuto, ancora oggi in troppi ospedali nemmeno quello del marito, l'allontanamento immediato del bambino, tutti fattori che hanno amplificato il dolore rendendolo insopportabile e hanno tolto anche la gratificazione compensatoria data dall'accoglimento del bambino, lasciando la donna sfinita, sola e triste. Cosa rimane nella memoria di quelle donne? Di quelle bambine nate che poi hanno ri-partorito con il terrore nei visceri altre figlie e figli?
La presa di distanza, la scissione interna è il minimo che posa succedere. L'esproprio, il disempowerment si è compiuto.
E allora oggi
evviva l'epidurale!
Permette di non passarci più. Le figlie non devono più sopportare quello che hanno sopportato le loro madri. Evviva, evviva, evviva! Poi oggi l'epidurale paradossalmente è più naturale del parto spontaneo. Con l'epidurale puoi camminare, con l'epidurale il tempo della spinta non è più limitato all'ora, con l'epidurale puoi anche andare in acqua, anche se non la senti, ma è più naturale, con l'epidurale prendi farmaci, ma non ti fanno niente. Con l'epidurale sorridi durante il parto, un po' meno quando arriva il bambino, ma almeno lo vedi. Tutto questo non è possibile con il "parto spontaneo".
Che meraviglia, che sollievo, rispetto al parto traumatico!
Fa meno male. Lascia meno ammaccature. Permette una ripresa più rapida. E' un indubbio miglioramento rispetto alle condizioni precedenti. E anche più sicuro.
Forse l'epidurale ci riporta indirettamente sulla via della fisiologia, e allora:
evviva l'epidurale!
Solo che, insieme al dolore toglie anche la dinamica fisiologica del parto, il processo del divenire madre, la forza, la gratificazione, il legame biologico, l'intensità del primo incontro, il periodo sensitivo fatto di un'estasi particolarissima e la gioia.

I rischi del parto supino
Mentre non parliamo dei rischi dell'epidurale, non parliamo neanche di quelli del parto supino, medicalizzato (il 94% secondo una indagine in Germania) erroneamente chiamato "parto spontaneo". In realtà ambedue queste modalità del parto hanno rischi importanti per la salute sia della madre, che del bambino, che a volte si sovrapongono e si sommano.Tra questi si contano nel bambino problemi di adattamento postnatale, respiratori, di depressione del sistema nervoso centrale e problemi neurocomportamentali anche a lungo termine. Anche per la madre nel parto supino le difficoltà sono numerose: Il dolore è improduttivo e amplificato, lo stress psico-emotivo forte. Gli esiti in cesarei sono più frequenti con parto supino che con epidurale: in Italia siamo al 36% di cesarei contro un 4% di epidurali. I numeri sono prova del fatto che il parto "normale" nelle condizioni attuali diventa distocico. Il rischio di morte materna è più alto nel parto supino e medicalizzato che nell'epidurale e questo ancora a causa delle Kristeller, associate a uterotonici. Le complicanze a breve, medio e lungo termine per la donna nel parto supino, medicalizzato sono numerose e in parte anche gravi. Nomino qui ad esempio la sindrome post-traumatica da stress del parto, che solo ultimamente ha attirato l'attenzione degli studiosi, la depressione post partum che è talmente frequente che viene definita "fisiologica". Secondo Glazener (1995) ancora il 76% delle donne soffre di disturbi legati al parto a un anno e mezzo dopo.
La gratificazione è assente, mentre nell'epidurale è almeno parziale.
Gli anestesisti hanno visto bene: nella medicalizzazione del parto l'epidurale salva dal distress e migliora le condizioni fetali.
E quindi ancora
evviva l'epidurale!
Almeno ci porta fuori da questa violenza, anestetizza i soprusi, distanzia il trauma, addormenta le percezioni, il sentire, confonde le tracce.
E l'empowerment? La salutogenesi? La salute primale? Dove sono rimasti?
Non c'è altra via? Non c'è scelta?

Quali alternative a medicalizzazione, epidurale e parto supino?
Visto che sia l'epidurale che il parto supino indeboliscono la salute e la forza di donna e bambino, una terza via dovrebbe aprirsi. La scelta tra un parto violento e l'epidurale non è una scelta vera. Se mi devo strappare un dente e devo scegliere se farlo con o senza analgesia, la risposta e ovvia: con! Il trauma, le complicanze saranno minori (forse).
Tutt'altra cosa è partorire un bambino.
La vera scelta, l'alternativa possibile sia al parto immobilizzato e medicalizzato, sia all'epidurale per tutte c'è, le ostetriche la conoscono:
si chiama parto fisiologico, attivo, salutogenico, analgesia naturale, sostegno, assistenza one to one in travaglio.
Si chiama ambiente tranquillo, donna attiva, movimento costante, rilassamento.
Si chiama cura e nutrimento.
Si chiama coccole.
Si chiama accoglimento del bambino, gratificazione, forza, empowerment.
Si chiama educazione alla nascita e preparazione alla gestione del dolore.
Si chiama continuità dell'assistenza.
Si chiama ostetrica, la professionista per la fisiologia.
E' un'alternativa sicura, efficace, qualificante, gratificante. Lo dicono non solo le donne, ma anche le evidenze scientifiche. E con la continuità dell'assistenza la richiesta di analgesia farmacologica scende drasticamente.
Perché allora non aprire anche questa possibilità? Perché non investire nell'ostetrica, oltre che nell'epidurale? Perché non assumere più ostetriche anziché più anestesisti?
Impossibile? Troppo difficile? Troppo costoso? Troppo impegnativo?
Il problema è un altro: per realizzare questo tipo di assistenza, occorre cambiare radicalmente le condizioni di lavoro delle ostetriche stesse, intaccare i sistemi convenzionali. I turni non permettono una sufficiente continuità. Occorre ripensarle, uscire dagli schemi, superare le vecchie dinamiche di potere, cercare soluzioni innovative. Dal punto di vista politico è molto più semplice, dare l'epidurale a tutte.
Ma cos'è in gioco?
Per le donne la loro potenza generativa, per i bambini la loro salute primale e l'attaccamento sicuro, per gli uomini il passaggio a padre e il rapporto di coppia, per le ostetriche la propria professione.
Mentre l'attuale Ministro della Salute auspica il 30% di epidurali per tutte le donne in Italia, il governo inglese ha fatto una scelta diversa: vuole il 75% delle donne assistite da un' ostetrica (Changing Childbirth 1993).
Inghilterra, Olanda, Canada, Nuova Zelanda hanno dato l'esempio su come fare. Le ostetriche sono assunte dalla Regione o dal Servizio Sanitario Nazionale e operano in piccoli teams, prendendosi cura di un gruppo di donne che seguono con continuità dal concepimento fino alle esogestazione e che assistono al parto nel luogo scelto dalla donna. Altri paesi hanno introdotto i reparti di fisiologia negli ospedali, gestiti solo dalle ostetriche.
Per fortuna, nonostante la totale mancanza di promozione sociale e politica, in tutto il mondo ci sono infinite piccole e grandi esperienze dove alcune ostetriche, insieme ad alcune donne riescono a mantenere integra la nascita e a vivere la gratificazione di un parto attraversato con le proprie forze. Insieme tengono viva la fiamma del saper partorire, in attesa di un nuovo appuntamento fra qualche anno o decennio, dove il fuoco dell'esperienza della nascita potrà di nuovo accendersi e illuminarne la scena.

Riferimenti bibliografici:
D&D n. 38, I rischi del parto tecnologico, settembre 2002,
redazione@marsupioscuola.it
D&D n. 54, L'epidurale: dalla scelta informata all'assistenza specifica, settembre 2006
Expert maternity group (199'): Changing Childbirth, Department of Health, London, GB
Glazener C.M.A. et al. (1995): Postnatal maternal morbidity: extent, causes, prevention and treatment, J of Obst. And Gyn., vol.102, no 4, pp 282-287
Paciornik M. (1985): Come partorire accoccolate, IPSA, Palermo
Rich A. (1983): Nato di donna, Garzanti ed.

Fonte: Donna & Donna - rivista della Scuola Elementare di Arte Ostetricia (www.marsupioscuola.it)


postato da: Tex62 alle ore 09:38 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: donne, social prosumer, salute - rimedi naturali