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sabato, 18 luglio 2009

Ue: 268 mln per riattivare l'economia sostenibilmente

http://www.rinnovabili.it/
Bruxelles, 13 luglio 09

Fondi europei per R&S

Ue: 268 mln per riattivare l'economia sostenibilmente

I finanziamenti, volti ad incrementare le partership pubblico-private, saranno dedicati principalmente allo sviluppo di nuove tecnologie per il settore manifatturiero, edile ed automobilistico.

(Rinnovabili.it) – La Commissione europea e l’industria hanno annunciato oggi che ha avuto inizio la prima fase del progetto che invita a presentare delle proposte al fine di spartire 268 milioni di euro in tre principali aree di mercato, volte ad innescare la ripresa economica e renderla più sostenibile e basata sulla conoscenza e sull’informazione. Un totale di 3,2 miliardi sono stati stanziati per la partnership pubblico-privato (PPP) dedicata allo sviluppo di nuove tecnologie per il settore manifatturiero, edile ed automobilistico. Queste collaborazioni tra la Commissione e l’industria dovranno favorire la competitività globale delle imprese europee finalizzate alla riduzione del consumo eccessivo di energia in Europa, lo sviluppo sostenibile e le nuove forme di trasporto su strada. Le tre partnership previste da parte della Commissione europea fanno parte del piano di recupero economico approvato dal Consiglio europeo nel dicembre 2008, volto a promuovere la convergenza dell’interesse pubblico e l’impegno per la ricerca. Oggi, oltre 800 rappresentanti dell’industria in Europa e dei settori di ricerca si sono riuniti per annunciare il via alla prima serie di inviti che spronano alla presentazione delle proposte. Il programma sarà lanciato ufficialmente il 30 luglio per i progetti che partiranno entro la metà del 2010. Il fondo di 268 milioni di euro sarà ripartito tra vari settori come le tecnologie innovative di fabbricazione, materiali e processi per incrementare la produzione puntando al risparmio energetico e di materiali e razionalizzando la produzione di rifiuti. L’interesse sarà anche volto ad una maggiore efficienza energetica di edifici, comprese le nuove costruzioni e a rendere più ecologici gli edifici esistenti utilizzando nuovi materiali e innovative tecniche di costruzione. Per quanto riguarda il settore dei trasporti i fondi saranno destinati alla realizzazione di veicoli più ecologici e di sistemi di trasporto intelligenti, compreso l’elettrificazione della strada e dei trasporti urbani nonché la ricerca di tecnologie ibride. Il Commissario UE per la Scienza e la Ricerca, Janez PotoÄŤnik, ha dichiarato: “È ormai riconosciuto che investire in R&S (ricerca e sviluppo) non è un lusso quando i tempi sono facili, ma una necessità, quando i tempi sono duri. Se l’Europa fa investimenti intelligenti nei settori strategici di oggi, questo creerà posti di lavoro e la crescita sostenibile di domani. Grazie a questi partenariati innovativi, la Commissione e le imprese uniscono le forze per favorire lo sviluppo di tecnologie pulite e la posizione dell’Europa come leader in questo campo. Il lancio dei primi inviti dimostra anche la nostra capacità di agire insieme rapidamente per rispondere alle esigenze di ricerca del piano di recupero economico europeo”.

Per maggiori informazioni sugli argomenti trattati in questo articolo


giovedì, 18 giugno 2009

SI CONTINUA A SVALUTARE VALORE E BRUCIARE RICCHEZZA


Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, decide di fronteggiare il crescente tasso di disoccupazione promettendo oltre 600.000 nuovi posti di lavoro negli Usa entro l'estate.

Il progetto del presidente ha come obiettivo il ricorso ai lavori pubblici: dalla manutenzione delle basi militari ai nuovi progetti stradali ed aeroportuali; dall'assunzione di insegnanti alla creazione di posti di lavoro stagionali.”

Questa la notizia: che dire?

Finora si sono persi 6.000.000 di posti di lavoro, si tenta di ripristinarne 600.000; lo si fa adottando politiche keynesiane di spesa là dove la spesa pubblica ha il fiato corto.

Solo un cittadino su dieci potrà avere un' occupazione, anch'essa con il fiato corto, per poter tornare a spendere con cautela, magari acquistando merci cinesi a buon mercato. Aumenterà il deficit commerciale, nuovi bond verranno emessi per compensare quel deficit e via di questo passo.

Bè, per dare sostegno al potere d'acquisto e uscire dalla crisi non c'è male.

Il soccorso congiunturale alla crisi appare debole; la capacità di supporto strutturale, per contrastarla, inesistente.

Per questa via si continuerà a svalutare il Valore, a bruciare Ricchezza.

Cui prodest ?

Non ai produttori di quel valore, nemmeno a chi ha lavorato per quel valore, figuriamoci al fisco che si nutre di quel valore; forse ai Consumatori che, se quel valore non sono in grado di poter acquistare, avranno la scusa per restare a casa, in panciolle ad oziare mentre il mondo va in malora.

Maledetti Consumatori!

Si loro, quelli della vita spesa a fare la spesa, quelli che acquistano ben oltre il bisogno per smaltire l'eccesso di offerta; quelli che se non consumano non si potrà ri-produrre.

Proprio loro che millantano debito, che non hanno più credito.

Paghiamo i loro servigi, non potranno sottrarsi dal fare quel che sanno fare: non avranno più alibi.

Li avremo incastrati.


Mauro Artibani

Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE

Paoletti D’Isidori Capponi Editori

Marzo 2009


www.professionalconsumer.splinder.com

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categorie: economia, consumi
lunedì, 18 maggio 2009

GLI ANGOLI NASCOSTI DELLA CRISI ECONOMICA


S'i fosse fuoco, arderei 'l mondo, quando per 'l mondo si mostrano iniquità.

Il prelievo fiscale indiretto per esempio.

Qui paga meno chi acquista meno; paga ancor meno chi consuma meno e, consumando, fornisce meno impulso alla nuova produzione.

Si dirà: giusto, chi ha meno da' meno!

I dati sulla “propensione al consumo” degli italiani smentiscono clamorosamente tale diceria: chi ha più non spende tutto in consumi, invece.

Paga meno, insomma, chi ha più perché consuma meno: debosciati.

Chi ha più acquista meno, consuma meno, smaltisce meno; fa produrre meno, meno ricchezza, meno crescita: infingardi.

Sempre loro risparmiano più di quelli che hanno meno; hanno più redditi di quelli che non l’hanno, potrebbero consumare di più ma non lo fanno.

Iniquità insomma.

Da iniquità ad iniquità: il Lavoro di Consumo, quell’obbligo di dover acquistare per produrre ricchezza, crescita economica, PIL, non viene retribuito. Viene però tassato.

L’IVA sui prodotti acquistati e la TARSU per lo smaltimento del consumato espongono l’iniquità.

Sottraggono risorse economiche al già magro potere d’acquisto dei redditi da lavoro.

Proprio quel reddito incapace di dare sostegno alla Domanda.

Li vedete gli angoli nascosti della crisi economica?


Mauro Artibani

Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE

Paoletti D’Isidori Capponi Editori

Marzo 2009


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categorie: economia, consumi, crisi
sabato, 09 maggio 2009

Portable light

L’invenzione di Portable Light, un particolare tessuto-luce capace di immagazzinare l’energia solare e restituire la luce, trasformandosi in una sorta di lampada portatile, ha come obiettivo quello di risolvere il problema dei numerosi abitanti di alcune zone del mondo che non hanno ancora accesso all’elettricità.

Portable LightIl progetto pilota, nato senza scopo di lucro, che ha visto coinvolti, architetti, antropologi, ingegneri e diverse altre figure, è stato sperimentato sugli indigeni dell’area messicana della Sierra Madre.

L’idea è stata concepita da Sheila Kennedy, esperta dell’integrazione di celle solare in materiali fotovoltaici flessibili, in collaborazione con il MIT (Massachussets Institute of Technology), e non è altro che una delle infinite applicazioni possibili delle celle solari.

Si tratta infatti di integrare pannelli solari flessibili all’interno di tessuti e tendaggi. Trattandosi quindi di materiali tessili applicabili a  borse, coperte ed abbigliamento, si concede alle popolazioni più povere la possibilità di avere un facile accesso all’energia elettrica.
Le nanotecnologie che hanno portato all’invenzione di questo prodotto hanno lo scopo di creare lanterne “nomadi” per la lettura e l’illuminazione notturna di villaggi dispersi e lontani dalle città più sviluppate.

Portable LightUn esempio di applicazione ha visto protagonisti gli Huichol, popolazione seminomade messicana, che ha integrato i piccoli pannelli solari nei sacchi utilizzati per le proprie attività quotidiane, in modo da immagazzinare la luce e reimpiegarla per l’illuminazione delle case nelle ore di buio.

La diffusione di questi materiali è diventata tale che le donne dei paesi centroamericani stanno imparando a intessere i pannelli con i tessuti locali. Questo aspetto ha favorito un maggiore livello di accettazione culturale dell’innovazione, facilmente adattabile alle tradizioni del luogo, ed ha aiutato in particolare la popolazione femminile che spesso rappresenta la parte più vulnerabile nei paesi in via di sviluppo.

La possibilità di ottenere energia elettrica da una fonte rinnovabile e completamente gratuita e renderla disponibile alla parte più povera del pianeta ha fatto sì che Portable Light ottenesse il premio Tech Museum Award Laureate 2008.

www.portablelight.org

 

 

Portable Light, energia solare per tutti

di Chiara Dellanoce


Portable Light, energia solare per tutti

Tra le infinite applicazioni di celle fotovoltaiche presenti in tutto il mondo, una che merita particolare attenzione per il principio con cui è stata realizzato è quella delle Portable Lights, nata al MIT
Il Progetto Portable Light crea nuovi modi di offrire la potenza della fonte rinnovabile solare, attraverso l’uso di materiali tessili, utili e adattabili ad incontrare necessità di popoli, culture e regioni povere. Si tratta di materiali tessili leggeri e flessibili che abilitano le persone più povere del mondo a creare e possedere energia raccolta attraverso materiali di borse, coperte, ed abbigliamento.
Il progetto pilota, interdisciplinare e sviluppato con il contributo di architetti, antropologi, ingegneri e medici, è nato infatti per risolvere le esigenze della popolazione indigena dell’area messicana della Sierra Madre. Si tratta di una ricerca senza scopo di lucro, disegno ed iniziativa di ingegneria di KVA MAT che crea modi nuovi di consegnare il potere rinnovabile al mondo in sviluppo.
Sheila Kennedy è un’esperta per l’integrazione di tecnologie a celle solari creando design e modelli per materiali fotovoltaici flessibili in grado di cambiare il modo di ricevere e distribuire l’energia. Questi muovi materiali, noti come tessuti solari sono realizzati in semiconduttori che assorbendo la luce del sole la convertono in energia elettrica: Portable Light è un tessuto leggero, portatile e morbido capace di immagazzinare i raggi solari per restituire luce e trasformarsi in una lampada nomade. Kennedy & Violich Architecture nel quale lavora la Kennedy, è uno studio di progettazione interdisciplinare che esplora nuovi rapporti tra architettura, tecnologia sostenibile e nuove esigenze degli utenti. MATx ha realizzato il tessuto solare, ed è un’azienda che progetta materiali pionieristici applicati ad una produzione creativa attraverso la scienza dei materiali, l’elettronica, il design e l’architettura. La MATx collabora con aziende e tecnologie leader per realizzare concetti, prodotti e sistemi in grado di accelerare lo sviluppo di tecnologie energeticamente efficienti in architettura.
Si tratta di una sofisticata nanotecnologia al servizio di chi non ha accesso all’energia.
La Luce portabile sta servendo le comunità indigene nella Sierra Madre in Messico dal 2005. Progetti nuovi sono in preparazione per Nicaragua, attraverso il programma Paso Pacifico, per l’Amazonias brasiliano e venezuelano attraverso Telê-Salud e per Zwa-zulu Natal attraverso il programma di iTEACH all’Ospedale di Edendale e l’Ospedale Generale del Massachusetts.

L’utilizzo primario per il quale è stata ideata tale implementazione di nanotecnologie è quello di creare lanterne in grado di fornire luce per lettura e illuminazione delle capanne e dei singoli villaggi dispersi e lontani dalle città sviluppate; attualmente grazie al progresso della ricerca si stanno sperimentando sistemi basati su questo principio in grado di essere connessi tra loro per fornire maggiore potenza e di caricare apparecchiature tecnologiche durante i viaggi.
Portable Light

Un esempio sono gli Huichol, Peyoteros del Messico, la popolazione seminomade messicana, che ha integrato i piccoli pannelli solari nei sacchi utilizzati per le proprie attività quotidiane per raccogliere abbondante quantità di energia solare per illuminare le abitazioni e i luoghi altrimenti bui.

La tecnologia di integrazione dei pannelli solari all’interno di tessuti è un’idea in grado di fornire energia pulita ovunque, ma si integra perfettamente nelle comunità in cui viene introdotta tanto che in alcune zone dell’America Centrale le donne intessono le locali stoffe con questi pannelli.

Tra i pregi di questa tecnologia, che gli hanno permesso di ottenere il premio Tech Museum Award Laureate 2008, vi sono i vantaggi della versatilità e della facile adattabilità. (Massachussets Institute of Technology) attraverso l’idea concepita da Sheila Kennedy: integrazione di pannelli solari flessibili in stoffe e tendaggi con lo scopo di creare energia gratuita e libera per 2 miliardi di persone nel mondo che non hanno accesso all’elettricità.


Per maggiori informazioni sugli argomenti trattati in questo articolo


martedì, 05 maggio 2009

Consumi : il televisore nel mirino dell’unione europea

tv20l49.jpgLa crociata per abbattere  i consumi e salvare il pianeta passa dal televisore. Mentre l’unione europea studia standard minimi e nuove etichette energetiche che per la prima volta riguarderanno le tv e le microonde, lo scorso dicembre la commissione europea ha adottato una direttiva sulla protezione  ecocompatibile che mira a ridurre il consumo energetico in modalità stand-by di tutti gli elettrodomestici e prodotti elettronici per l’ufficio.

 Il regolamento di attuazione, entrato in vigore il 5 gennaio, stabilisce che dal 2010  i consumi in stand-by dei nuovi apparecchi dovrà essere inferiore a 1 o 2 watt. Questi valori saranno ridotti nel 2013 a 0.5 watt, approssimandosi così ai livelli raggiungibili con la migliore tecnologia a disposizione.



Oggi lo standby brucia circa 50TWh di energia elettrica all’anno nell’unione europea. Bruxelles si è posta l’obiettivo di una riduzione del 73% entro il 2020, con risparmi paragonabili al consumo di elettricità annuale della Danimarca e a un taglio delle emissioni di anidride carbonica, pari a 14 milioni di tonnellate annue.

 Di efficienza energetica si è occupato anche il governo italiano che nel suo pacchetto anticrisi ha previsto uno sconto fiscale per chi, nel contesto della ristrutturazione di una casa per la quale già usufruisce del bonus Irpef del 36%, acquista entro la fine di quest’anno mobili ed elettrodomestici ad alta efficienza energetica. Tra questi elementi figurano anche televisori. Le detrazioni previste sono del 20% delle spese sostenute fino a un massimo di € 10.000.


giovedì, 30 aprile 2009

Newsletter n. 40 - 30 aprile 2009

COSTI NUCLEARI

Il "debito nucleare" di Enel
Il costo degli investimenti nel nucleare previsti da Enel è compatibile con un indebitamento finanziario di 50 miliardi di euro della società? Per ridurlo potrebbe decidere di vendere gli asset a maggiore redditività come la divisione sulle rinnovabili? Un articolo di Andrea Lepore di Greenpeace Italia per Qualenergia.it

L'anticipo della bolletta nucleare
Negli Usa un'utility del Missouri rinuncia a un progetto nucleare: non è riuscita a cambiare la legge che vieta di far pagare le centrali in bolletta ancora prima di costruirle. Se a pagare non sono i consumatori, e in anticipo, costruire centrali 'atomiche sembra non convenire.

 

L'ELETTRICITA' SOLARE SCENDE IN CAMPO

Il summit del fotovoltaico è a Verona
Dal 6 al 7 maggio si svolgerà a Verona la Conferenza internazionale sul fotovoltaico dal titolo “Italian PV Summit”. L’evento che anticipa di un giorno Solarexpo ospiterà oltre 50 relatori da tutto il mondo, aziende, istituzioni, policy makers e centri di ricerca per fare il punto sul mercato nazionale e sulle prospettive di sviluppo.

Come mi faccio l'impianto solare gratis
Avere un impianto fotovoltaici sul tetto senza spendere nulla. A Salerno e provincia in molti possono farlo grazie ad un'iniziativa dell'Agenzia Energia Ambiente: una Esco realizza a proprie spese gli impianti sui tetti dei cittadini, in cambio dell'incentivo per il conto energia. Agli utenti resta il risparmio in bolletta.

Innovativa "strategia solare" a San Diego
Nellà città californiana un nuovo programma per incentivare solare ed efficienza energetica: la Municipalità finanzia i costi dell'impianto o dell'intervento che poi saran no restituiti attraverso le tasse sugli immobili, anche se questi cambiereranno di proprietà. Un'iniziativa che altre città si apprestano a copiare.

Come integrare il fotovoltaico
Dal sito del GSE è scaricabile la seconda edizione della “Guida agli interventi validi ai fini del riconoscimento dell’integrazione architettonica del fotovoltaico”. Molte soluzioni ed esempi pratici.


PROSPETTIVE RINNOVABILI

Rinnovabili 2010, l'Europa è in ritardo
L'Unione Europa difficilmente riuscirà a raggiungere gli obiettivi per il 2010 sulle rinnovabili nel settore elettrico e nei trasporti. A frenare lo sviluppo delle fonti pulite incentivi poco affidabili, burocrazia e una rete che penalizza i piccoli produttori di energia rinnovabile. Il report della Commissione.

Piano Basilicata: 70 per cento di rinnovabili al 2020
Il Piano di indirizzo energetico-ambientale della Regione Basilicata, appena approvato, ribadisce il "no" al nucleare e punta su efficienza e rinnovabili. Obiettivi ambiziosi, ma anche limiti per i grandi impianti eolici e fotovoltaici. In Val D'Agri la creazione di un distretto energetico in cui si punti anche sulle rinnovabili.

fattoria eolicaCosa c'è da sapere sul mercato delle rinnovabili elettriche
Presentata la pubblicazione “Fonti rinnovabili: Guida alla vendita dell’energia e agli incentivi” frutto della collaborazione tra il Gestore del mercato elettrico e l’Aper. Un utile documento per gli addetti ai lavori, ma anche per chi intende entrare sul mercato.

Le rinnovabili integrate in una centrale
Un impianto eolico che produce anche idrogeno, da bruciare assieme al biogas in una centrale termoelettrica integrata. Elettricità, calore e carburante pulito da un solo impianto, tutto a rinnovabili. In Germania partono i lavori per la p rima vera centrale ibrida al mondo

Solare termico italiano, oggi e domani
Il mercato solare termico italiano detiene una quota del 10% di quello europeo. Lo conferma l'associazione di categoria Assolterm che stima in 400 mila m2 la superficie di collettori installati nel 2008. In totale l'installato in Italia ammonta oggi a 1,5 milioni di m2. Le potenzialità e gli obiettivi futuri del settore.

La policy italiana per l’energia pulita
Pubblichiamo l’introduzione di Gianni Silvestrini al “Codice delle Energie Rinnovabili e dell'Efficienza Energetica 2009”. Un excursus delle recenti politiche e delle legislazione italiana nel settore.


GLOBAL WARMING

Cosa pensa il Governo dei cambiamenti climatici?
Dopo la mozione “negazionista” approvata al Senato, le associazioni energetiche e ambientaliste chiedono chiarimenti al Presidente del Consiglio sulla reale convinzione del governo di intraprendere serie politiche contro il global warming e per l'energia pulita a livello nazionale e internazionale. Poca chiarezza anche in Confindustria.

Andare oltre la disinformazione
John Theodore Houghton, importante esperto del clima, oggi sul Guardian manda un segnale forte a coloro che si perdono dietro strumentali dispute sui reali effetti dei mutamenti climatici. Quelle che vanno seguite sono le prove scientifiche e queste ci dicono chiaramente che è necessaria un’azione urgente.

Buone notizie dai giganti delle emissioni
La strada verso un accordo internazionale sul clima è lunga e difficile, ma da Cina e Usa arrivano due buone notizie. Mentre la Cina per la prima volta parla di obiettivi di riduzione delle emissioni, negli Stati Uniti l'EPA inizierà a "regolare" la CO2 ancor prima che venga approvata la legge sul clima.

Information technology per il clima
Due studi pubblicati dal WWF International valutano i notevoli vantaggi offerti in termini di riduzione delle emissioni di anidride carbonica a livello mondiale sia delle video conferenze che del telelavoro.

Inventori contro il global warming
Un pannello che raffresca le stanze senza bisogno di energia, una scatola solare di cartone che permette di cuocere senza combustibili, un micronde gigante che sequestra la CO2 trasformando la biomassa in carbone. Ecco le invenzioni finaliste del concorso Climate Change Challenge promosso dal Financial Times.

 

 

FONTI FOSSILI SEQUESTRATE

centrale a carboneIl carbone quasi pulito della Regina
Il ministro dei cambiamenti climatici britannico annuncia che tutte le nuove centrali a carbone dovranno prevedere il sequestro e la cattura della CO2. Ma da subito per un quarto delle loro emissioni e totalmente solo nel 2025. Molto le perplessità da parte degli ambientalisti.

CO2, se il sequestro fa paura
A Barendrecht, in Olanda, la popolazione locale si oppone a un progetto sperimentale di sequestro della CO2. Il gas stoccato in un area così densamente popolata suscita obiezioni per motivi di si curezza. Con rischi non ancora ben conosciuti, la CCS trova nella diffidenza dell'opinione pubblica un ulteriore ostacolo.

Rischi e costi per fossili ed eolico
Nel valutare le opzioni di investimento in campo energetico non vengono mai considerato il rischio e la volatilità legati ai prezzi dei combustibili fossili, così come quelli della CO2. Davanti a questo nuovo approccio l’eolico risulterebbe già oggi più conveniente degli impianti convenzionali. Un’analisi dell’Ewea in un suo recente rapporto.


La crescita felice del fotovoltaico

Nonostante le difficoltà prodotte dalla crisi economica il settore fotovoltaico in Italia dovrebbe reggere meglio che in altri paesi. Dopo il boom del 2008, con 330 MW installati e il superamento di quota 500 MW totali, si iniziano ad aprire nuove opportunità sul versante della produzione. L'editoriale di Gianni Silvestrini.


E all’improvviso sbuca l’Italia che arriva quarta, spalla a spalla con gli Usa e subito dopo Spagna e Germania, nella classifica mondiale delle installazioni fotovoltaiche del 2008. Il dato finale per il nostro paese è stato infatti rivisto ad aprile dal GSE a 338 MW a seguito della elaborazione delle domande pervenute nei primi mesi di quest’anno, ma riferite ancora agli impianti installati nel 2008. Nel solo mese di dicembre si era infatti registrato un rush di 130 MW in previsione del leggero calo dell’incentivo.

A livello mondiale lo scorso anno la potenza installata è stata più che doppia rispetto ai valori del 2007. Una crescita formidabile, condizionata però dal boom irripetibile della Spagna. Per comprendere la rapidità della diffusione del fotovoltaico, basta osservare che i MW connessi in rete nel 2008 in Italia sono stati superiori alla potenza che veniva installata annualmente in tutto il mondo all’inizio del decennio (334 MW nel 2001).  Mentre a lungo siamo stati nelle posizioni di coda nella diffusione delle rinnovabili, adesso il recupero è netto. Oggi, infatti, possiamo affermare di aver superato la soglia dei 500 MW fotovoltaici totali, considerando anche gli impianti realizzati prima del conto energia. ma la crescita riguarda anche il solare termico e l’eolico, rispettivamente con 350-400.000 metri quadrati e 1.010 MW installati lo scorso anno.

Cosa ci aspetta ora? Se si considerano gli scenari sul medio termine, l’Italia dovrebbe mantenere il secondo posto in Europa, visti i tetti massimi imposti al mercato spagnolo (grafico 1). L’ultima elaborazione dell’Epia, resa pubblica ad aprile in piena crisi, indica un mercato mondiale in continua crescita che nel 2013 dovrebbe garantire installazioni comprese tra 12,5 e 22,5 GW.
Il boom di dicembre, il maltempo dei primi mesi 2008 e gli effetti della crisi hanno rallentato la crescita in questo primo scorcio di anno, ma la corsa è destinata a riprendere grazie alle forti diminuzioni dei costi (grafico 2) e alla progressiva entrata in funzione di impianti multi MW.

Oltre agli effetti della crisi finanziaria, i due elementi che condizioneranno la diffusione del fotovoltaico nel nostro paese nei prossimi anni sono le modalità e l’entità della riduzione dell’incentivo da un lato e il governo delle domande degli impianti su larga scala dall’altro.
Ogni tanto circolano voci su possibili ritocchi del conto energia prima della scadenza della fine del 2010 e questo fatto è molto negativo perché genera incertezza. Già la pessima uscita sulla revisione delle detrazioni fiscali del 55% aveva, impropriamente, generato onde d’urto anche sul mercato del fotovoltaico inducendo dubbi sulla certezza del diritto. Il solo comparire di annunci di revisione delle tariffe, peraltro non da fonte ufficiale, rischia di far desistere non solo piccoli e grandi operatori, ma anche di rallentare gli investimenti sul lato della produzione delle tecnologie.
Detto questo, occorre un ampio confronto per fare in modo che la riduzione del conto energia nei prossimi anni sia tale da rendere sostenibile la connessione in rete di una potenza annua superiore al GW (sul modello tedesco, per intenderci, sia come contenimento dell’incentivo che come entità delle installazioni).

E veniamo al secondo punto di riflessione. Si sa che sono state presentate richieste per diverse migliaia di MW nelle regioni del sud, in alcuni casi per centrali di potenza superiore ai 100 MW. Ora, non si tratta di essere pregiudizialmente contrari agli impianti a terra. Per raggiungere targets come quelli che propone l’Epia, 390 GW alla fine del prossimo decennio in grado di coprire il 12% della domanda europea di elettricità, o anche “solo” gli 8,5 GW indicati nel position paper italiano, è ovvio che occorrerà un mix bilanciato di tipologie, con una prevalenza di milioni di edifici solarizzati, ma dando spazio anche ad impianti a terra.
La spinta verso la realizzazione di edifici a bassissimo consumo di energia aiuterà molto la diffusione del fotovoltaico. In Gran Bretagna si sta discutendo la legge che prevede che dal 2016 tutti i nuovi edifici residenziali debbano essere “carbon neutral” e l’esempio dilaga perché anche Francia, Germania e Olanda stanno definendo analoghi obbiettivi al 2020. Per finire, la Commissione industria del Parlamento europeo lo scorso 31 marzo nelle raccomandazioni sulla revisione della Direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici ha inserito la proposta che tutti i nuovi edifici siano ad emissioni zero a partire dal 2019.
Dunque, tutto fa pensare che si aprirà un mercato di milioni di impianti FV nella nuova edilizia che si aggiungeranno agli interventi sull’esistente.
Sul fronte degli impianti a terra, la sfida è quella di progettare interventi di dimensioni accettabili in aree marginali. In alternativa, andrebbero integrati con la produzione agricola che rendano gradevole la loro presenza. Per esempio, campi con file di inseguitori solari intervallate tra di loro da coltivazioni, recinzioni di alberature ... Se non passa una concezione intelligente per gli impianti a terra, il rischio di una reazione negativa a livello locale è probabile, come insegnano le polemiche degli ultimi anni sui campi eolici.

Un’ultima riflessione sull’attuale situazione di crisi economica. Ovviamente questa si riflette anche sul settore delle rinnovabili principalmente per la difficoltà dell’accesso al credito.
Mentre confortano i dati 2008 della Germania che risentono ancora limitatamente della crisi, con un aumento da 250.000 a 280.000 del numero degli occupati nelle rinnovabili e con investimenti cresciuti del 20% a 13 miliardi di euro, sono sempre più diffusi in questo inizio di anno i segnali di difficoltà con licenziamenti e ridimensionamenti. I dati del primo trimestre 2009, con 13,3 miliardi $ di investimenti su scala mondiale, indicano un dimezzamento delle attività nelle rinnovabili rispetto allo stesso periodo del 2008. La situazione dovrebbe però migliorare significativamente quando diverranno operativi i finanziamenti anticiclici predisposti dall’Amministrazione Obama e da altri governi.

In questo contesto di difficoltà, l’Italia, che presenta ottimi livelli di incentivazione e di insolazione, dovrebbe reggere meglio di altri dal punto vista delle installazioni ed offrire interessanti opportunità anche nella fase della produzione delle tecnologie. E infatti diversi produttori di celle e moduli stanno incrementando la loro capacità produttiva. E’ il caso, tra gli altri, di X-Group, Helios Technology, Solarday, Pramac e per finire del grande progetto sui film sottili di Enel e Sharp. Dunque, mentre in altri paesi ci sono ripiegamenti, la nostra industria cresce. Proprio per questo è importante garantire certezze sul conto energia fino alla fine del 2010. In questo modo l’Italia si presenterà, alla ripresa del mercato, con una capacità produttiva autonoma in grado di reggere la concorrenza.

Gianni Silvestrini (Direttore scientifico QualEnergia)


postato da: Dilia61 alle ore 10:25 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: lavoro, economia, energia, consumi, buone notizie, crisi, solare, fotovoltaico
domenica, 19 aprile 2009

Basta sprechi: il Comune risparmia su buste e toner

Limitando la carta (anche in bagno) si mira a ridurre le spese del 35%

Lezione di educazione al risparmio e di rispetto dell’ambiente. In tempi di crisi, sull’onda delle direttive impartite nei ministeri, anche Palazzo Sisto - sede del Comune di Savona - stringe la cinghia. La parola d’ordine è evitare gli sprechi. Il segretario generale e i dirigenti hanno ricevuto ieri una lettera che ha per oggetto: “Indirizzi generali e specifici con la finalità di risparmio sulla spesa per i beni di consumo”. In due paginette vengono elencate tutte le misure da prendere per evitare gli sprechi: dalla riduzione del consumo di carta e toner delle stampanti alla limitazione dell’uso delle buste e del materiale igienico, alla frenata all’acquisto di quotidiani e riviste e del materiale di cancelleria. Scopo delle misure è quello di arrivare a un risparmio del 35%.

La “cura dimagrante” non è stata inventata su due piedi dal dirigente del settore Risorse tributarie e strumentali, Giovanni Librici, che firma la lettera, ma è frutto degli indirizzi specifici del Peg (Piano economico generale) del 2009 del servizio Economato, che prevedono «la ricognizione delle esigenze di tutti i settori in materia di acquisti di beni di consumo e la predisposizione di un piano di acquisti per ottenere un risparmio di spesa rispetto all’assestato 2008». Nella lettera viene ricordato che il piano degli acquisti per l’esercizio 2009 è stato approvato con determinazione del dirigente del settore Risorse tributarie e strumentali proprio pochi giorni fa, il 7 aprile. «Il raggiungimento dell’obiettivo - si legge ancora - è possibile solo con la collaborazione e la sensibilizzazione di tutti i dipendenti comunali».

Le linee guida raccomandate ai 600 dipendenti del Comune partono con una serie di regole per risparmiare carta e stampante. Vediamone alcune: stampare e-mail e documenti solo quando strettamente necessario, ricorrere il più possibile alle stampanti di rete per ridurre consumi energetici e cartucce, utilizzare le stampe fronte-retro, ottimizzare lo spazio nella pagina, riducendo anche i caratteri, trasmettere i documenti attraverso e-mail, utilizzare la qualità di stampa “bozza” per ridurre il consumo di toner, riutilizzare la carta già stampata per gli appunti, non utilizzare la stampa a colori. A questo proposito viene specificato che il servizio Economato acquisterà toner e cartucce a colori solo per il settore Qualità urbana e Pianificazione del territorio.

Viene poi chiesto ai dipendenti di non utilizzare buste per la corrispondenza interna e di «inviare la corrispondenza con la piegatura dei fogli a mezzo protocollo con spillatura». Vengono quindi elencati i tipi di buste e cartelline che saranno messe a disposizione e viene chiesto di riutilizzare per i provvedimenti dirigenziali le cartelline già usate o di utilizzare come copertina un foglio protocollo o A3. Ristrettezze anche nei bagni. Dove esistono gli asciugamani ad aria saranno ridotti i fazzolettini di carta. «Occorrerebbe anche ridurre l’acquisto delle copie dei quotidiani e gli articoli di cancelleria» è l’ultima “preghiera”.

«Quando servono i soldi è necessario fare economia - dichiara l’assessore ai Lavori pubblici e al Patrimonio, Rosario Tuvé -. La lettera recepisce gli indirizzi del Peg in modo tale da non avere un bilancio rosso fuoco. Ma la direttiva non è un’esclusiva del nostro Comune. In tutti i ministeri ed enti locali avviene lo stesso». Il motivo: la crisi globale? «In parte sì, ma soprattutto il fatto che non abbiamo abbastanza soldi per affrontare tutte le spese. Con queste direttive il personale, compresi gli assessori, capisce che dobbiamo essere i primi a risparmiare. Con una goccia ciascuno, si riempie una piscina».

STEFANIA MORDEGLIA - da ilSecoloXIX


giovedì, 16 aprile 2009

SE TUTTI RICCHI, SAREMMO PIU’ POVERI


In questo universo dello sfarzo, non è tutto oro quel che luccica.

Più si diventa ricchi, minore il profitto che si ricava dall’acquisto dei beni, più si è indotti a risparmiare: parola di Keynes.

Ta-ta-tan: il paradosso della parsimonia.

Se tutti ricchi, tutti risparmiamo: si consuma meno, meno PIL, si ridurranno gli investimenti, il lavoro, il reddito e per questa via anche il risparmio.

Altro paradosso allora: se tutti ricchi, saremmo più poveri.

Calma e gesso, non saremo tutti ricchi e, vivaddio, nemmeno parsimoniosi cosicchè, nel nostro lavoro di consumo per sostenere la crescita con redditi insufficienti, si possa alfin esporre l’ennesimo paradosso: produrre ricchezza con il debito.

Cacchio, di paradosso in paradosso non c’è più ciccia ma solo l’osso.

Oddio, più che l’osso, questi ossimori mostrano contraddizioni, fragilità e crepe del sistema economico.

Ci vorrebbe un furetto tutto pepe, grazia, impertinenza: un giustiziere economico per non sprecare ricchezza, per mitigare povertà.

Detto fatto. “Come la freccia che dall’arco scocca, vola veloce di bocca in bocca”: Eccolo, è lui, si proprio lui, il Professional Consumer.

Gagliardo ed inorgoglito, fischiettando fra i denti recita a memoria: chi ha troppo Dia, chi ha poco Prenda.

Poi, sollecitato dagli astanti, chiosa: Se troppo ricchi, si consuma meno; se poveri, troppo consumo, troppo debito. Queste diseconomie infestano l’economia; occorre riequilibrare le quote di risparmio, le quote di consumo, redistribuire quote di reddito; estirpare infestanti parsimonie, mitigare prodighi eccessi per riportare in equilibrio il sistema perchè beati, non più beoti, si possa tornare tutti a consumare.

Un dire che non ammette repliche.

Gli entusiasti applaudono, qualcuno mugugna; chi, inebetito, arrossisce.

Al fin del dire si inchina, ringrazia; con un colpo di reni si inarca, salta, rimbalza, si imbosca.

La foresta lo avvolge.


Mauro Artibani

Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE

Paoletti D’Isidori Capponi Editori

Marzo 2009

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mercoledì, 15 aprile 2009

Scegli con attenzione a chi donare il 5 per mille

 

Se non vuoi finanziare la pratica della vivisezione, dannosa per l'uomo e per gli animali usati, occorre fare attenzione a:


1. non scegliere le associazioni per la "ricerca" che finanziano anche la vivisezione;


2. non scegliere solo il settore (sanità, ricerca scientifica, volontariato) senza mettere preferenze, perché gran parte del totale andrà a chi finanzia la vivisezione!

Ascolta la spiegazione per saperne di più su questo argomento


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categorie: economia, animali
venerdì, 10 aprile 2009

CONSUMATORI, E' L'ORA DI IMPARARE IL MESTIERE


Egregi colleghi Consumatori, spendaccioni impenitenti, la crisi impone l'obbligo di imparare a consumare.

Basta con il fare dilettante.

Clienti di tutto non possiamo più essere, dobbiamo allora fare di necessità virtù; in bilico tra il fare prodigo e l'avarizia prendere misura, selezionare. Per questo nuovo fare occorre imparare il mestiere.

Da buon ficcanaso, mi sono messo ad indagare, intercettare; ho poi “teorizzato” come, dove, quando consumare: l'ho scritto.

Mauro Artibani, PROFESSIONE CONSUMATORE, Paoletti D'isidori Capponi Editori, 2009

160 pagine per un testo scritto da un Consumatore ad uso dei Consumatori.

Al riparo da tentativi di colluttazione ideologica, fuori da imperscrutabili sofismi.

Al centro dell’attenzione il mercato: il luogo del nostro agire, zeppo di merci stipate in ogni dove; là, dove un ormai strutturale eccesso di capacità produttiva genera un altrettanto eccesso di Domanda.

La vita spesa a fare la spesa diventa un obbligo per smaltire questo eccesso.

Possiamo sottrarci a questa pratica?

Ci si può sottrarre alla pratica del consumo quando, con tale esercizio, viene generato il 70% del PIL?

Vi è un’altra pratica, oltre quella del consumo, che sappia con altrettanta efficacia trasformare il Valore in Ricchezza?

Tre domande capitali, una risposta esemplare: se consumo ha da essere, Lavoro sia.
Se tanto ci da' tanto rivendicare un REDDITO dall’esercizio del consumo si rende possibile, addirittura auspicabile per rifocillare la capacità di spesa dei singoli.

Acciocché sia spendibile questa opportunità, una figura adeguata: il PROFESSIONAL CONSUMER che sappia gestire la produzione della Domanda e contrattare l’Offerta.

Un Operatore Economico, attrezzato di tutto punto, in grado di gestire i “fattori del consumo”.

Nel libro vengono indagati i modi per intercettare le svariate forme di reddito, che si celano negli anfratti della scena economica, fino a portare alla luce i ruoli e le prerogative che competono ai Consumatori Professionisti nel rendere efficiente la gestione dei meccanismi di mercato.

Declinando, declinando si arriva infine a mettere in calce il codice che disciplina l’agire professionale e precisa i contorni di responsabilità dei Consumatori nella gestione del ciclo di produzione della ricchezza e delle cose del mondo.

A proposito della Crisi economica e come uscirne, date un occhiata all'ultimo capitolo: ne leggerete delle belle!


Mauro Artibani

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lunedì, 30 marzo 2009

CONSUMATORE, PRESENTA IL CONTO DEL MECCANISMO ECONOMICO


Io, dietrologo per professione, di fronte alla crisi mi cruccio, mi indigno; cinicamente ipotizzo.

Puoi, tu Consumatore, tentare di resistere, acquistando oltre il possibile?

Non ti bastano i soldi e fai debito?

Perché, diavolo di un Consumatore, non presenti il conto se reggi tu il meccanismo economico?

Chi paga?

Ti pagano, ti pagano!

Smetti di acquistare, si andrà in deflazione; i prezzi scenderanno, tu avrai vantaggi di spesa.

Se resisti e attendi, scenderanno ancora e poi ancora.

Con la deflazione le merci costeranno meno, recupererai capacità di spesa.

Et voilà: un Reddito da Consumo contrattato.

Contrattato si, perché sarai tu e per il tuo tornaconto economico a decidere quando, quanto e come acquistare.

Un consiglio: scordati il debito.

Se c’è deflazione il Valore del denaro da restituire aumenta: non è un bel vedere!


Mauro Artibani

P.S. Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE

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giovedì, 12 marzo 2009

Usa: la scoria è inquieta

Il budget di Obama boccia il progetto del sito di stoccaggio unico di Yucca Mountain e per il segretario di Stato all'energia "non è un opzione da considerare". La soluzione del problema scorie negli Usa è più lontana che mai. Un duro colpo per l'industria dell'atomo.

Oltre ai costi che aumentano e all’esclusione dal pacchetto stimolo dei fondi di garanzia per costruire le centrali, arrivano altri problemi per il nucleare americano. Obama lo aveva detto in campagna elettorale e lo ha confermato nel primo documento di programmazione economica: il deposito nazionale per le scorie di Yucca Mountain non si farà e infatti il budget presentato la settimana scorsa taglia quasi tutti fondi destinati al progetto.

Il futuro del controverso sito di stoccaggio nazionale sembra dunque essere segnato. Yucca Mountain, una montagna di roccia vulcanica a 100 chilometri da Las Vegas, in Nevada, fin dagli anni '80 è stato candidato a deposito nazionale, ma un parere concorde della comunità scientifica non è mai arrivato. Nel 1987 fu il Congresso a individuarlo come sito predestinato, nel 2000 Clinton fermò il progetto, due anni dopo l’amministrazione Bush lo riprese e accellerò con determinazione. Nel 2005 un carteggio riservato tra geologi dell’U.S. Geological Survey reso pubblico parlava di falsificazione dei dati e riaccendeva i dubbi sull’idoneità del sito, che sarebbe soggetto a infiltrazioni d’acqua che porrebbero rischi d’inquinamento per le falde acquifere. Nel 2006 i tecnici del Department of Energy avevano approvato il progetto, ma la popolazione del Nevada, per il 60% contraria al deposito, non ne è mai stata tranquillizzata.

Ora, nel budget proposto, Obama ha lasciato al progetto solo i fondi sufficienti affinché la Nuclear Regulatory Commission completi il suo studio e dia un parere tecnico sul sito e, ieri, il segretario per l’energia Steve Chu ha dichiarato pubblicamente che Yucca Mountain non è più un’opzione da tenere in considerazione. Sembra dunque improbabile che il sito nel deserto del Nevada accolga le 700 mila tonnellate rifiuti radioattivi americani a partire dal 2020, come era in programma. Il materiale radioattivo resterà invece con ogni probabilità ancora per molto stoccato presso le centrali, dove è fermo da decenni.

I 10,4 miliardi di dollari spesi finora per trovare un posto ai rifiuti del nucleare americano dunque finora non sono serviti a nulla. Anzi, adesso, riporta il
New York Times, c’è il rischio che i gestori delle centrali facciano causa al Governo federale, chiedendo altre decine di miliardi di dollari per i costi sostenuti per lo stoccaggio, causati dall’incapacità del governo di individuare un sito adatto. La legge, infatti, ha già riconosciuto all’industria nucleare rimborsi per un miliardo di dollari perché il governo non ha tenuto fede all’accordo siglato in passato, di prendersi in carico le scorie entro il 1998. Ora è probabile che le compagnie dell’atomo chiedano indietro anche i 22 miliardi pagati al DOE per individuare un sito e non ancora spesi.

Il governo Obama dovrà cercare un’altra via d’uscita, se non la troverà una futura amministrazione potrà tirare in ballo nuovamente Yucca Mountain. Quello che è certo è che il problema delle scorie negli Usa, dopo 50 anni, oggi è più lontano che mai da una soluzione. Un duro colpo che va ad aggiungersi ai molti problemi di un’industria che sta pensando di costruire adesso le prime centrali dopo più di trenta anni.

da QualEnergia


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CONSUMATORI, BISOGNA COMMERCIARE LA SALVEZZA DEL COMMERCIO


Si è tentato, con il concorso attivo dei Consumatori, di fare di ogni cosa commercio, poi di smerciare ogni commercio. Per fare questo si è andati oltre il reddito, oltre il debito, oltre il credito et voilà: «L'economia globale calerà con ogni probabilità quest'anno per la prima volta dalla seconda guerra mondiale e la crescita sarà di almeno 5 punti percentuali al di sotto del suo potenziale». Questo prevedono gli economisti della banca mondiale nel rapporto preparato in vista del G20 dei ministri finanziari, in programma sabato a Londra. «La produzione industriale a livello globale per la metà del 2009 sarà scesa fino al 15% sotto i livelli di un anno fa e il commercio mondiale rischia di registrare il suo maggiore declino in 80 anni, con perdite molto significative nell'Estremo Oriente».

Signori attenzione, si prospetta per noi Consumatori un'occasione niente affatto trasurabile per uscire dalla crisi economica.

Bisogna commerciare la salvezza del commercio, non possiamo sottrarci.

Non paghi di aver dato fondo alle risorse economiche per sostenere la crescita, possiamo mettere all'asta la nostre istanze, le nostre attitudini, financo i nostri stili di vita tanto appetiti dai nostri estimatori.

Si, le risorse: istinto, ingordigia, cupidigia e prodigalità che sono il nostro vanto.

Il valore di questo armamentario: un tesoro.

Si un tesoro in grado di far tornar a splendere il sole, sta qui in bella mostra: acquistiamo ben oltre il bisogno, smaltiamo per far riprodurre, impieghiamo fiducia, utilizziamo il nostro tempo, l'attenzione pure i nostri denari.

Tutto questo ha reso prospero il commercio; questa la nostra merce.

Lotti di merci preziose per rifocillare il nostro reddito.

Signori l'asta è avviata: chi offre di più?


Mauro Artibani

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categorie: economia, consumi, reddito
venerdì, 06 marzo 2009

Osmosi, energia economica dalla foce dei fiumi - http://www.rinnovabili.it/

Dai primi prototipi nati negli anni ’90 ai modelli avanzati del Westus: continua la ricerca di un sistema in grado di produrre elettricità sfruttando la differenza di concentrazione salina. Ottenere energia dai fiumi, ma senza realizzare dighe o puntellarne il letto con minuscole turbine, senza influire sulla portata minima né dover sfruttare un salto o un percorso in discesa. Ci ha provato l’ingegnere olandese Joost Veerman del Westus, Centro per le Tecnologie Idriche Sostenibili di Leeuwarden che con un gruppo di colleghi ha studiato la possibilità di impiegare la differenza di salinità presente alla foce dei fiumi per creare energia immagazzinabile in un nuovo tipo di batteria. Il progetto, denominato “Blue Energy” parte dal concetto, noto da tempo, di energia a gradiente salino o energia osmotica ottenuta dalla differenza nella concentrazione di cloruro di sodio fra l’acqua salata e l’acqua dolce, esattamente ciò che avviene quando il fiume si riversa nel mare. A livello teorico sarebbe possibile recuperare enormi quantità di energia da grandi masse di acqua: nei soli Paesi Bassi, primi in tal senso ad aver avviato una simile sperimentazione, si calcola che gli oltre 3.300 /m3 al secondo di acqua dolce che sfociano in mare avrebbero un’energia potenziale di 3.300 MW. Un sistema del genere dunque potrebbe trovare applicazione in tutto il mondo, dal delta del Gange alla foce del Mississippi, senza causare danni all’ambiente né all’ecosistema, e a pieno regime – sempre teoricamente – fornire fino al 7 % del fabbisogno energetico globale. Il miglior sistema per poter sfruttare questo potenziale consiste nell’elettrodialisi inversa (RED) che si avvale di speciali membrane selezionatrici dei soluti e su cui si ancorano le principali difficoltà. Le recenti ricerche nel campo, si sono focalizzate sull’applicazione delle stesse membrane impiegate nella desalinizzazione per usi per la depurazione delle acque reflue. Sfruttando i progressi ottenuti, Veerman e il suo team ha messo a punto una pila contenete al suo interno due membrane, una permeabile a ioni positivi e l’altra a ioni negativi ed entrambe “water-proof”. Quando l’acqua dolce e quella salata fluiscono simultaneamente attraverso camere alternate, gli ioni cloruro (carichi negativamente) scorrono spontaneamente attraverso una membrana e gli ioni sodio (carichi positivamente) attraverso l’altre nella direzione opposta. Questo movimento genera una differenza di potenziale tra la coppia di elettrodi collocati alle due estremità della pila. Il prototipo messo a punto nei laboratori del Westus possiede una potenza di soli 20 Watt, ma che si sono rivelati abbastanza per allettare l’azienda norvegese Statkraft che attiverà nel mese di maggio la prima centrale sperimentale a energia osmotica su larga scala a Tofte, una cittadina costiera vicino a Oslo. Saranno collocati ben 2 mila metri quadri di membrane che genereranno circa 4 kW – un quinto della quale però utilizzata per pompare l’acqua – con la previsione futura di costruire una centrale più grande in grado di produrre almeno 25 MW (il fabbisogno di circa 15 mila famiglie) entro il 2015. Inoltre Redstack e Wetsus stanno collaborando ad un progetto pilota in una miniera di sale ad Harlingen, nei Paesi Bassi settentrionali, con lo scopo di aiutare i ricercatori a valutare la scalabilità della tecnologia. A livello dei possibili impatti ambientali, va considerato che il processo genera acqua salmastra, che tuttavia potrebbe semplicemente essere pompata o incanalata verso il mare. Ogni impianto inoltre richiede condotte per la raccolta e lo scarico delle acque, così come strutture per il trasporto dell’energia elettrica alla rete, rendendo pertanto chiaro la quantità di lavoro ancora da fare prima di poterne fare una nuova tecnologia su cui puntare.

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lunedì, 02 marzo 2009

L’OSSIMORO: LA RICCHEZZA PRODOTTA CON IL DEBITO


Si è consumato con il debito; si è creato credito con il debito; si è vissuto a debito.

Quell’eccesso di consumo fatto con il debito ha prodotto inquinamento; inquinate pure le relazioni umane; indebolite nazioni già indebitate.

Un ossimoro si aggira per il mondo: la ricchezza prodotta con il debito.

15 anni di stra-vacanze senza il becco d'un quattrino.

Poi sboom.

Il meccanismo di rifinanziamento dei mutui immobiliari USA, con il quale si drenava reddito per consumare dal debito, è finito in pezzi; a catena è andato in pezzi tutto il resto.

Oggi si va da quei pezzi, al tentativo di mettere pezze alla crisi economica: et voilà si ricomincia.

Azzerati i tassi di interesse, più facile indebitarsi.

Scende l’inflazione: ci si può indebitare a costi più contenuti.

Gli stati nazionali mettono debito su debito per sfornare politiche anticicliche.

Noi consumatori, per garantire quella crescita, abbiamo l'obbligo di tornare a consumare ahimè con il debito.

Siamo di fronte all’ottimismo imperscrutabile della ragione o alla negligenza, insipienza e disperazione della volontà?

L’ottimismo insomma di chi non ha voluto spendere appena 600 miliardi di $ per erogare garanzie di pagamento ai mutuatari- sterilizzando il veleno contenuto nei titoli tossici- spendendo invece 20 volte tanto per salvare banche affinché possano continuare ad erogare credito, quindi debito?

O la disperazione di chi non riesce a vedere oltre il debito?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Noi consumatori, non avendo il tempo dei posteri, abbiamo al nostro arco due frecce per fare centro contro il debito: non possiamo sbagliare.

La prima: tirarci fuori dal debito riducendo i consumi non necessari.

La seconda: pretendere in maniera risoluta un reddito di scopo.

Reddito! Non prebende, bonus, oboli.

Lo scopo? Continuare a consumare.

Un Reddito che compensi l’obbligo di dare sostegno alla crescita economica .


Mauro Artibani

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lunedì, 23 febbraio 2009

LA CRISI DEL MECCANISMO DI GENERAZIONE DELLA RICCHEZZA


Quale crisi?

E' in crisi il meccanismo di generazione della ricchezza, quel meccanismo che per potersi sostenere ha finito con il produrre lavoro precario, redditi insufficienti, relazioni umane lacerate, inquinamento; in ultimo, smentendo clamorosamente la sua mission, debito.

Un'economia delle diseconomie da revisionare, buttare o da sostituire?

Questo sarà il dilemma che assillerà il dibattito economico-politico dei prossimi tempi.

I tempi stringono però, occorre mettere pezze.

Una facile facile.

Se venisse riconosciuto alla pratica del consumare l'esercizio di lavoro si otterrebe un reddito; la sempiterna pratica del consumare renderebbe istituto il lavoro a tempo indeterminato, altro che precarietà.

L'etica del lavoro troverebbe il modo di fare i conti con l'ambiente; la solidarietà nelle relazioni di lavoro potrebbe mitigare le solitudini; con due redditi poi potremmo rimettere i nostri debiti e ricominciare daccapo.

Sarà pure una pezza, che pezza però!


Mauro Artibani

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martedì, 17 febbraio 2009

Usa/ Pacchetto anticrisi creerà 100mila impieghi nelle rinnovabili - http://notizie.virgilio.it/

Roma, 17 feb. (Apcom-Nuova Energia) - Il pacchetto di aiuti contro la crisi dell'economia messo in campo dal presidente Usa Barack Obama creerà 100mila nuovi posti di lavoro nel settore delle rinnovabili. Lo sostiene la AEE, l'Associazione americana degli Ingegneri energetici, che se da una parte giudica positivamente i provvedimenti presi da Obama - su 789 miliardi di dollari, 30 sono stati stanziati per misure destinate a ridurre l'impatto ambientale e stimolare lo sfruttamento delle rinnovabili - dall'altra lancia l'allarme sulla mancanza di mano d'opera specializzata.

"Molti progetti legati alle rinnovabili potrebbero naufragare a causa della difficoltà di reclutare un numero sufficiente di lavoratori specializzati", riferisce una nota della AEE.

Secondo l'Associazione, sarebbe necessario mettere in moto un programma nazionale di training legato alle nuove opportunità lavorative nelle rinnovabili.


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lunedì, 16 febbraio 2009

EGREGI LEADERS DEL G7: PER I CONSUMATORI REDDITO DA CONSUMO


Egregi leaders del G7, del G8, del G20, del G etc. etc.,

vi scruto, vi ascolto, prendo appunti ma:

Non vi è chi non veda che per garantire quella crescita economica, della quale siete garanti, il consumare debba darsi indifferibile.

Non vi è chi non veda che per dar corso a cotanta indifferibilità i Consumatori debbano mettere in campo il loro Tempo sottratto al tempo libero, l’Attenzione per dipanare l’offerta, il Denaro per smaltire il prodotto, la Fiducia prodroma alle fiducie altrui, necessaria per investire, per produrre, per commerciare, per……

Non vi è chi non veda che tale impiego di risorse renda esplicito un esercizio di Lavoro.

Non vi è chi non veda che, a fronte di tale lavoro, non si rintraccino redditi idonei a dare ristoro alla pratica e magari supporto alla Domanda.

Non vi è chi non veda come il Debito, surrogato di un insufficiente reddito da lavoro, abbia sostenuto egregiamente, per almeno 15 anni, il meccanismo economico.

Non vi è chi non veda che il Credito, surrogato del debito, abbia fatto altrettanto fino a fare SBOOM.

Non vi è chi non veda come quello stesso meccanismo economico che per decenni ha generato ricchezza, generi oggi debito.

Non vi è chi non veda come il tallone di Achille di tutto questo stia in quel reddito insufficiente, non nel credito creativo.

Chiarissimi, il problema sta tutto in quell’insufficienza che incaglia il meccanismo produttivo; sta qui pure la soluzione: fornire ristoro economico a chi lavora consumando.

Non oboli, né social card, nemmeno bonus: REDDITO.

Solo a Voi questo ordine di vedere sembra far difetto: con sguardi appannati proponete sgravi fiscali e politiche anticicliche finanziate da casse statali strozzate dal debito.

Lucido sguardo invece per rintracciare responsabilità a cui opporre standars etici che potranno avere ragione e corso solo dopo che si sarà diradata la nebbia che avvolge tutto.


Intanto, occhio alla penna.

Mauro Artibani

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giovedì, 12 febbraio 2009

SIGNORI CONSUMATORI, ROMPETE LE RIGHE


Tra il“pericolo di affondamento assoluto” di Joe Biden ed il “bisogna agire prima che la crisi diventi una catastrofe” di Barack Obama, sta la crisi; questo sta davanti a noi consumatori.

Deliziosa pure la chiosa presidenziale: “ la festa è finita, è insostenibile che l’economia si regga solo sui consumi.”

Signori Consumatori: rompete le righe.

All’alba di un nuovo giorno, senza l’incombenza di dover consumare, potremo godere della libera uscita.

Certo, avremo necessità di mangiare, abitare, abbigliarci, divagare, informarci; perche no, anche bere, parcheggiare; pure prendersi cura; magari pure godere, insomma vivere.

Vuoi vedere che per poter vivere questa vita dovremo acquistare tutte queste funzioni nel frattempo divenute merci?

Vuoi vedere che occorrerà denaro per poter esercitare la libera uscita?

Già, vuoi vedere che il “dover agire” obamiano sarà speso per un nuovo piano di stimoli per racimolare posti di lavoro?

Vuoi vedere che questo lavoro servirà a generare redditi sufficienti per consentire di vivere la libera uscita?

Vuol vedere Mr. Obama che quei 4 milioni di nuovi posti di lavoro riusciranno a malapena a compensare quelli già perduti e che mancheranno quindi i redditi per vivere?

Molto sommessamente, Presidente: se irrinunciabile è il vivere, et voilà consumare, perchè non retribuire quel nostro obbligato esercizio di consumo, magari come veloce scorciatoia per sostenere la domanda; magari solo per poter vivere?


Mauro Artibani

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