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sabato, 18 luglio 2009

Ue: 268 mln per riattivare l'economia sostenibilmente

http://www.rinnovabili.it/
Bruxelles, 13 luglio 09

Fondi europei per R&S

Ue: 268 mln per riattivare l'economia sostenibilmente

I finanziamenti, volti ad incrementare le partership pubblico-private, saranno dedicati principalmente allo sviluppo di nuove tecnologie per il settore manifatturiero, edile ed automobilistico.

(Rinnovabili.it) – La Commissione europea e l’industria hanno annunciato oggi che ha avuto inizio la prima fase del progetto che invita a presentare delle proposte al fine di spartire 268 milioni di euro in tre principali aree di mercato, volte ad innescare la ripresa economica e renderla più sostenibile e basata sulla conoscenza e sull’informazione. Un totale di 3,2 miliardi sono stati stanziati per la partnership pubblico-privato (PPP) dedicata allo sviluppo di nuove tecnologie per il settore manifatturiero, edile ed automobilistico. Queste collaborazioni tra la Commissione e l’industria dovranno favorire la competitività globale delle imprese europee finalizzate alla riduzione del consumo eccessivo di energia in Europa, lo sviluppo sostenibile e le nuove forme di trasporto su strada. Le tre partnership previste da parte della Commissione europea fanno parte del piano di recupero economico approvato dal Consiglio europeo nel dicembre 2008, volto a promuovere la convergenza dell’interesse pubblico e l’impegno per la ricerca. Oggi, oltre 800 rappresentanti dell’industria in Europa e dei settori di ricerca si sono riuniti per annunciare il via alla prima serie di inviti che spronano alla presentazione delle proposte. Il programma sarà lanciato ufficialmente il 30 luglio per i progetti che partiranno entro la metà del 2010. Il fondo di 268 milioni di euro sarà ripartito tra vari settori come le tecnologie innovative di fabbricazione, materiali e processi per incrementare la produzione puntando al risparmio energetico e di materiali e razionalizzando la produzione di rifiuti. L’interesse sarà anche volto ad una maggiore efficienza energetica di edifici, comprese le nuove costruzioni e a rendere più ecologici gli edifici esistenti utilizzando nuovi materiali e innovative tecniche di costruzione. Per quanto riguarda il settore dei trasporti i fondi saranno destinati alla realizzazione di veicoli più ecologici e di sistemi di trasporto intelligenti, compreso l’elettrificazione della strada e dei trasporti urbani nonché la ricerca di tecnologie ibride. Il Commissario UE per la Scienza e la Ricerca, Janez PotoÄŤnik, ha dichiarato: “È ormai riconosciuto che investire in R&S (ricerca e sviluppo) non è un lusso quando i tempi sono facili, ma una necessità, quando i tempi sono duri. Se l’Europa fa investimenti intelligenti nei settori strategici di oggi, questo creerà posti di lavoro e la crescita sostenibile di domani. Grazie a questi partenariati innovativi, la Commissione e le imprese uniscono le forze per favorire lo sviluppo di tecnologie pulite e la posizione dell’Europa come leader in questo campo. Il lancio dei primi inviti dimostra anche la nostra capacità di agire insieme rapidamente per rispondere alle esigenze di ricerca del piano di recupero economico europeo”.

Per maggiori informazioni sugli argomenti trattati in questo articolo


sabato, 09 maggio 2009

Portable light

L’invenzione di Portable Light, un particolare tessuto-luce capace di immagazzinare l’energia solare e restituire la luce, trasformandosi in una sorta di lampada portatile, ha come obiettivo quello di risolvere il problema dei numerosi abitanti di alcune zone del mondo che non hanno ancora accesso all’elettricità.

Portable LightIl progetto pilota, nato senza scopo di lucro, che ha visto coinvolti, architetti, antropologi, ingegneri e diverse altre figure, è stato sperimentato sugli indigeni dell’area messicana della Sierra Madre.

L’idea è stata concepita da Sheila Kennedy, esperta dell’integrazione di celle solare in materiali fotovoltaici flessibili, in collaborazione con il MIT (Massachussets Institute of Technology), e non è altro che una delle infinite applicazioni possibili delle celle solari.

Si tratta infatti di integrare pannelli solari flessibili all’interno di tessuti e tendaggi. Trattandosi quindi di materiali tessili applicabili a  borse, coperte ed abbigliamento, si concede alle popolazioni più povere la possibilità di avere un facile accesso all’energia elettrica.
Le nanotecnologie che hanno portato all’invenzione di questo prodotto hanno lo scopo di creare lanterne “nomadi” per la lettura e l’illuminazione notturna di villaggi dispersi e lontani dalle città più sviluppate.

Portable LightUn esempio di applicazione ha visto protagonisti gli Huichol, popolazione seminomade messicana, che ha integrato i piccoli pannelli solari nei sacchi utilizzati per le proprie attività quotidiane, in modo da immagazzinare la luce e reimpiegarla per l’illuminazione delle case nelle ore di buio.

La diffusione di questi materiali è diventata tale che le donne dei paesi centroamericani stanno imparando a intessere i pannelli con i tessuti locali. Questo aspetto ha favorito un maggiore livello di accettazione culturale dell’innovazione, facilmente adattabile alle tradizioni del luogo, ed ha aiutato in particolare la popolazione femminile che spesso rappresenta la parte più vulnerabile nei paesi in via di sviluppo.

La possibilità di ottenere energia elettrica da una fonte rinnovabile e completamente gratuita e renderla disponibile alla parte più povera del pianeta ha fatto sì che Portable Light ottenesse il premio Tech Museum Award Laureate 2008.

www.portablelight.org

 

 

Portable Light, energia solare per tutti

di Chiara Dellanoce


Portable Light, energia solare per tutti

Tra le infinite applicazioni di celle fotovoltaiche presenti in tutto il mondo, una che merita particolare attenzione per il principio con cui è stata realizzato è quella delle Portable Lights, nata al MIT
Il Progetto Portable Light crea nuovi modi di offrire la potenza della fonte rinnovabile solare, attraverso l’uso di materiali tessili, utili e adattabili ad incontrare necessità di popoli, culture e regioni povere. Si tratta di materiali tessili leggeri e flessibili che abilitano le persone più povere del mondo a creare e possedere energia raccolta attraverso materiali di borse, coperte, ed abbigliamento.
Il progetto pilota, interdisciplinare e sviluppato con il contributo di architetti, antropologi, ingegneri e medici, è nato infatti per risolvere le esigenze della popolazione indigena dell’area messicana della Sierra Madre. Si tratta di una ricerca senza scopo di lucro, disegno ed iniziativa di ingegneria di KVA MAT che crea modi nuovi di consegnare il potere rinnovabile al mondo in sviluppo.
Sheila Kennedy è un’esperta per l’integrazione di tecnologie a celle solari creando design e modelli per materiali fotovoltaici flessibili in grado di cambiare il modo di ricevere e distribuire l’energia. Questi muovi materiali, noti come tessuti solari sono realizzati in semiconduttori che assorbendo la luce del sole la convertono in energia elettrica: Portable Light è un tessuto leggero, portatile e morbido capace di immagazzinare i raggi solari per restituire luce e trasformarsi in una lampada nomade. Kennedy & Violich Architecture nel quale lavora la Kennedy, è uno studio di progettazione interdisciplinare che esplora nuovi rapporti tra architettura, tecnologia sostenibile e nuove esigenze degli utenti. MATx ha realizzato il tessuto solare, ed è un’azienda che progetta materiali pionieristici applicati ad una produzione creativa attraverso la scienza dei materiali, l’elettronica, il design e l’architettura. La MATx collabora con aziende e tecnologie leader per realizzare concetti, prodotti e sistemi in grado di accelerare lo sviluppo di tecnologie energeticamente efficienti in architettura.
Si tratta di una sofisticata nanotecnologia al servizio di chi non ha accesso all’energia.
La Luce portabile sta servendo le comunità indigene nella Sierra Madre in Messico dal 2005. Progetti nuovi sono in preparazione per Nicaragua, attraverso il programma Paso Pacifico, per l’Amazonias brasiliano e venezuelano attraverso Telê-Salud e per Zwa-zulu Natal attraverso il programma di iTEACH all’Ospedale di Edendale e l’Ospedale Generale del Massachusetts.

L’utilizzo primario per il quale è stata ideata tale implementazione di nanotecnologie è quello di creare lanterne in grado di fornire luce per lettura e illuminazione delle capanne e dei singoli villaggi dispersi e lontani dalle città sviluppate; attualmente grazie al progresso della ricerca si stanno sperimentando sistemi basati su questo principio in grado di essere connessi tra loro per fornire maggiore potenza e di caricare apparecchiature tecnologiche durante i viaggi.
Portable Light

Un esempio sono gli Huichol, Peyoteros del Messico, la popolazione seminomade messicana, che ha integrato i piccoli pannelli solari nei sacchi utilizzati per le proprie attività quotidiane per raccogliere abbondante quantità di energia solare per illuminare le abitazioni e i luoghi altrimenti bui.

La tecnologia di integrazione dei pannelli solari all’interno di tessuti è un’idea in grado di fornire energia pulita ovunque, ma si integra perfettamente nelle comunità in cui viene introdotta tanto che in alcune zone dell’America Centrale le donne intessono le locali stoffe con questi pannelli.

Tra i pregi di questa tecnologia, che gli hanno permesso di ottenere il premio Tech Museum Award Laureate 2008, vi sono i vantaggi della versatilità e della facile adattabilità. (Massachussets Institute of Technology) attraverso l’idea concepita da Sheila Kennedy: integrazione di pannelli solari flessibili in stoffe e tendaggi con lo scopo di creare energia gratuita e libera per 2 miliardi di persone nel mondo che non hanno accesso all’elettricità.


Per maggiori informazioni sugli argomenti trattati in questo articolo


giovedì, 30 aprile 2009

Newsletter n. 40 - 30 aprile 2009

COSTI NUCLEARI

Il "debito nucleare" di Enel
Il costo degli investimenti nel nucleare previsti da Enel è compatibile con un indebitamento finanziario di 50 miliardi di euro della società? Per ridurlo potrebbe decidere di vendere gli asset a maggiore redditività come la divisione sulle rinnovabili? Un articolo di Andrea Lepore di Greenpeace Italia per Qualenergia.it

L'anticipo della bolletta nucleare
Negli Usa un'utility del Missouri rinuncia a un progetto nucleare: non è riuscita a cambiare la legge che vieta di far pagare le centrali in bolletta ancora prima di costruirle. Se a pagare non sono i consumatori, e in anticipo, costruire centrali 'atomiche sembra non convenire.

 

L'ELETTRICITA' SOLARE SCENDE IN CAMPO

Il summit del fotovoltaico è a Verona
Dal 6 al 7 maggio si svolgerà a Verona la Conferenza internazionale sul fotovoltaico dal titolo “Italian PV Summit”. L’evento che anticipa di un giorno Solarexpo ospiterà oltre 50 relatori da tutto il mondo, aziende, istituzioni, policy makers e centri di ricerca per fare il punto sul mercato nazionale e sulle prospettive di sviluppo.

Come mi faccio l'impianto solare gratis
Avere un impianto fotovoltaici sul tetto senza spendere nulla. A Salerno e provincia in molti possono farlo grazie ad un'iniziativa dell'Agenzia Energia Ambiente: una Esco realizza a proprie spese gli impianti sui tetti dei cittadini, in cambio dell'incentivo per il conto energia. Agli utenti resta il risparmio in bolletta.

Innovativa "strategia solare" a San Diego
Nellà città californiana un nuovo programma per incentivare solare ed efficienza energetica: la Municipalità finanzia i costi dell'impianto o dell'intervento che poi saran no restituiti attraverso le tasse sugli immobili, anche se questi cambiereranno di proprietà. Un'iniziativa che altre città si apprestano a copiare.

Come integrare il fotovoltaico
Dal sito del GSE è scaricabile la seconda edizione della “Guida agli interventi validi ai fini del riconoscimento dell’integrazione architettonica del fotovoltaico”. Molte soluzioni ed esempi pratici.


PROSPETTIVE RINNOVABILI

Rinnovabili 2010, l'Europa è in ritardo
L'Unione Europa difficilmente riuscirà a raggiungere gli obiettivi per il 2010 sulle rinnovabili nel settore elettrico e nei trasporti. A frenare lo sviluppo delle fonti pulite incentivi poco affidabili, burocrazia e una rete che penalizza i piccoli produttori di energia rinnovabile. Il report della Commissione.

Piano Basilicata: 70 per cento di rinnovabili al 2020
Il Piano di indirizzo energetico-ambientale della Regione Basilicata, appena approvato, ribadisce il "no" al nucleare e punta su efficienza e rinnovabili. Obiettivi ambiziosi, ma anche limiti per i grandi impianti eolici e fotovoltaici. In Val D'Agri la creazione di un distretto energetico in cui si punti anche sulle rinnovabili.

fattoria eolicaCosa c'è da sapere sul mercato delle rinnovabili elettriche
Presentata la pubblicazione “Fonti rinnovabili: Guida alla vendita dell’energia e agli incentivi” frutto della collaborazione tra il Gestore del mercato elettrico e l’Aper. Un utile documento per gli addetti ai lavori, ma anche per chi intende entrare sul mercato.

Le rinnovabili integrate in una centrale
Un impianto eolico che produce anche idrogeno, da bruciare assieme al biogas in una centrale termoelettrica integrata. Elettricità, calore e carburante pulito da un solo impianto, tutto a rinnovabili. In Germania partono i lavori per la p rima vera centrale ibrida al mondo

Solare termico italiano, oggi e domani
Il mercato solare termico italiano detiene una quota del 10% di quello europeo. Lo conferma l'associazione di categoria Assolterm che stima in 400 mila m2 la superficie di collettori installati nel 2008. In totale l'installato in Italia ammonta oggi a 1,5 milioni di m2. Le potenzialità e gli obiettivi futuri del settore.

La policy italiana per l’energia pulita
Pubblichiamo l’introduzione di Gianni Silvestrini al “Codice delle Energie Rinnovabili e dell'Efficienza Energetica 2009”. Un excursus delle recenti politiche e delle legislazione italiana nel settore.


GLOBAL WARMING

Cosa pensa il Governo dei cambiamenti climatici?
Dopo la mozione “negazionista” approvata al Senato, le associazioni energetiche e ambientaliste chiedono chiarimenti al Presidente del Consiglio sulla reale convinzione del governo di intraprendere serie politiche contro il global warming e per l'energia pulita a livello nazionale e internazionale. Poca chiarezza anche in Confindustria.

Andare oltre la disinformazione
John Theodore Houghton, importante esperto del clima, oggi sul Guardian manda un segnale forte a coloro che si perdono dietro strumentali dispute sui reali effetti dei mutamenti climatici. Quelle che vanno seguite sono le prove scientifiche e queste ci dicono chiaramente che è necessaria un’azione urgente.

Buone notizie dai giganti delle emissioni
La strada verso un accordo internazionale sul clima è lunga e difficile, ma da Cina e Usa arrivano due buone notizie. Mentre la Cina per la prima volta parla di obiettivi di riduzione delle emissioni, negli Stati Uniti l'EPA inizierà a "regolare" la CO2 ancor prima che venga approvata la legge sul clima.

Information technology per il clima
Due studi pubblicati dal WWF International valutano i notevoli vantaggi offerti in termini di riduzione delle emissioni di anidride carbonica a livello mondiale sia delle video conferenze che del telelavoro.

Inventori contro il global warming
Un pannello che raffresca le stanze senza bisogno di energia, una scatola solare di cartone che permette di cuocere senza combustibili, un micronde gigante che sequestra la CO2 trasformando la biomassa in carbone. Ecco le invenzioni finaliste del concorso Climate Change Challenge promosso dal Financial Times.

 

 

FONTI FOSSILI SEQUESTRATE

centrale a carboneIl carbone quasi pulito della Regina
Il ministro dei cambiamenti climatici britannico annuncia che tutte le nuove centrali a carbone dovranno prevedere il sequestro e la cattura della CO2. Ma da subito per un quarto delle loro emissioni e totalmente solo nel 2025. Molto le perplessità da parte degli ambientalisti.

CO2, se il sequestro fa paura
A Barendrecht, in Olanda, la popolazione locale si oppone a un progetto sperimentale di sequestro della CO2. Il gas stoccato in un area così densamente popolata suscita obiezioni per motivi di si curezza. Con rischi non ancora ben conosciuti, la CCS trova nella diffidenza dell'opinione pubblica un ulteriore ostacolo.

Rischi e costi per fossili ed eolico
Nel valutare le opzioni di investimento in campo energetico non vengono mai considerato il rischio e la volatilità legati ai prezzi dei combustibili fossili, così come quelli della CO2. Davanti a questo nuovo approccio l’eolico risulterebbe già oggi più conveniente degli impianti convenzionali. Un’analisi dell’Ewea in un suo recente rapporto.


La crescita felice del fotovoltaico

Nonostante le difficoltà prodotte dalla crisi economica il settore fotovoltaico in Italia dovrebbe reggere meglio che in altri paesi. Dopo il boom del 2008, con 330 MW installati e il superamento di quota 500 MW totali, si iniziano ad aprire nuove opportunità sul versante della produzione. L'editoriale di Gianni Silvestrini.


E all’improvviso sbuca l’Italia che arriva quarta, spalla a spalla con gli Usa e subito dopo Spagna e Germania, nella classifica mondiale delle installazioni fotovoltaiche del 2008. Il dato finale per il nostro paese è stato infatti rivisto ad aprile dal GSE a 338 MW a seguito della elaborazione delle domande pervenute nei primi mesi di quest’anno, ma riferite ancora agli impianti installati nel 2008. Nel solo mese di dicembre si era infatti registrato un rush di 130 MW in previsione del leggero calo dell’incentivo.

A livello mondiale lo scorso anno la potenza installata è stata più che doppia rispetto ai valori del 2007. Una crescita formidabile, condizionata però dal boom irripetibile della Spagna. Per comprendere la rapidità della diffusione del fotovoltaico, basta osservare che i MW connessi in rete nel 2008 in Italia sono stati superiori alla potenza che veniva installata annualmente in tutto il mondo all’inizio del decennio (334 MW nel 2001).  Mentre a lungo siamo stati nelle posizioni di coda nella diffusione delle rinnovabili, adesso il recupero è netto. Oggi, infatti, possiamo affermare di aver superato la soglia dei 500 MW fotovoltaici totali, considerando anche gli impianti realizzati prima del conto energia. ma la crescita riguarda anche il solare termico e l’eolico, rispettivamente con 350-400.000 metri quadrati e 1.010 MW installati lo scorso anno.

Cosa ci aspetta ora? Se si considerano gli scenari sul medio termine, l’Italia dovrebbe mantenere il secondo posto in Europa, visti i tetti massimi imposti al mercato spagnolo (grafico 1). L’ultima elaborazione dell’Epia, resa pubblica ad aprile in piena crisi, indica un mercato mondiale in continua crescita che nel 2013 dovrebbe garantire installazioni comprese tra 12,5 e 22,5 GW.
Il boom di dicembre, il maltempo dei primi mesi 2008 e gli effetti della crisi hanno rallentato la crescita in questo primo scorcio di anno, ma la corsa è destinata a riprendere grazie alle forti diminuzioni dei costi (grafico 2) e alla progressiva entrata in funzione di impianti multi MW.

Oltre agli effetti della crisi finanziaria, i due elementi che condizioneranno la diffusione del fotovoltaico nel nostro paese nei prossimi anni sono le modalità e l’entità della riduzione dell’incentivo da un lato e il governo delle domande degli impianti su larga scala dall’altro.
Ogni tanto circolano voci su possibili ritocchi del conto energia prima della scadenza della fine del 2010 e questo fatto è molto negativo perché genera incertezza. Già la pessima uscita sulla revisione delle detrazioni fiscali del 55% aveva, impropriamente, generato onde d’urto anche sul mercato del fotovoltaico inducendo dubbi sulla certezza del diritto. Il solo comparire di annunci di revisione delle tariffe, peraltro non da fonte ufficiale, rischia di far desistere non solo piccoli e grandi operatori, ma anche di rallentare gli investimenti sul lato della produzione delle tecnologie.
Detto questo, occorre un ampio confronto per fare in modo che la riduzione del conto energia nei prossimi anni sia tale da rendere sostenibile la connessione in rete di una potenza annua superiore al GW (sul modello tedesco, per intenderci, sia come contenimento dell’incentivo che come entità delle installazioni).

E veniamo al secondo punto di riflessione. Si sa che sono state presentate richieste per diverse migliaia di MW nelle regioni del sud, in alcuni casi per centrali di potenza superiore ai 100 MW. Ora, non si tratta di essere pregiudizialmente contrari agli impianti a terra. Per raggiungere targets come quelli che propone l’Epia, 390 GW alla fine del prossimo decennio in grado di coprire il 12% della domanda europea di elettricità, o anche “solo” gli 8,5 GW indicati nel position paper italiano, è ovvio che occorrerà un mix bilanciato di tipologie, con una prevalenza di milioni di edifici solarizzati, ma dando spazio anche ad impianti a terra.
La spinta verso la realizzazione di edifici a bassissimo consumo di energia aiuterà molto la diffusione del fotovoltaico. In Gran Bretagna si sta discutendo la legge che prevede che dal 2016 tutti i nuovi edifici residenziali debbano essere “carbon neutral” e l’esempio dilaga perché anche Francia, Germania e Olanda stanno definendo analoghi obbiettivi al 2020. Per finire, la Commissione industria del Parlamento europeo lo scorso 31 marzo nelle raccomandazioni sulla revisione della Direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici ha inserito la proposta che tutti i nuovi edifici siano ad emissioni zero a partire dal 2019.
Dunque, tutto fa pensare che si aprirà un mercato di milioni di impianti FV nella nuova edilizia che si aggiungeranno agli interventi sull’esistente.
Sul fronte degli impianti a terra, la sfida è quella di progettare interventi di dimensioni accettabili in aree marginali. In alternativa, andrebbero integrati con la produzione agricola che rendano gradevole la loro presenza. Per esempio, campi con file di inseguitori solari intervallate tra di loro da coltivazioni, recinzioni di alberature ... Se non passa una concezione intelligente per gli impianti a terra, il rischio di una reazione negativa a livello locale è probabile, come insegnano le polemiche degli ultimi anni sui campi eolici.

Un’ultima riflessione sull’attuale situazione di crisi economica. Ovviamente questa si riflette anche sul settore delle rinnovabili principalmente per la difficoltà dell’accesso al credito.
Mentre confortano i dati 2008 della Germania che risentono ancora limitatamente della crisi, con un aumento da 250.000 a 280.000 del numero degli occupati nelle rinnovabili e con investimenti cresciuti del 20% a 13 miliardi di euro, sono sempre più diffusi in questo inizio di anno i segnali di difficoltà con licenziamenti e ridimensionamenti. I dati del primo trimestre 2009, con 13,3 miliardi $ di investimenti su scala mondiale, indicano un dimezzamento delle attività nelle rinnovabili rispetto allo stesso periodo del 2008. La situazione dovrebbe però migliorare significativamente quando diverranno operativi i finanziamenti anticiclici predisposti dall’Amministrazione Obama e da altri governi.

In questo contesto di difficoltà, l’Italia, che presenta ottimi livelli di incentivazione e di insolazione, dovrebbe reggere meglio di altri dal punto vista delle installazioni ed offrire interessanti opportunità anche nella fase della produzione delle tecnologie. E infatti diversi produttori di celle e moduli stanno incrementando la loro capacità produttiva. E’ il caso, tra gli altri, di X-Group, Helios Technology, Solarday, Pramac e per finire del grande progetto sui film sottili di Enel e Sharp. Dunque, mentre in altri paesi ci sono ripiegamenti, la nostra industria cresce. Proprio per questo è importante garantire certezze sul conto energia fino alla fine del 2010. In questo modo l’Italia si presenterà, alla ripresa del mercato, con una capacità produttiva autonoma in grado di reggere la concorrenza.

Gianni Silvestrini (Direttore scientifico QualEnergia)


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categorie: lavoro, economia, energia, consumi, buone notizie, crisi, solare, fotovoltaico
giovedì, 19 marzo 2009

Tariffe luce “tutto compreso”: vantaggiose se i consumi sono stabili

Nei giorni scorsi il colosso elettrico Enel ha lanciato la tariffa luce “Tutto Compreso”, che permette alle famiglie di risparmiare in base al livello dei propri consumi; se infatti non si supera la ‘taglia’ scelta, è possibile conoscere in anticipo, imposte escluse, l’importo per i consumi di energia elettrica addebitati in bolletta.

La nuova tariffa sul mercato libero, proposta da Enel Energia, è stata accolta con favore dall’Associazione Adiconsum, la quale invita comunque i consumatori a farsi bene i conti prima di aderire ad una nuova offerta sui consumi di energia elettrica. La tariffa “Tutto Compreso” di Enel Energia è infatti conveniente per quelle famiglie che hanno consumi stabili, visto che appena si supera la soglia di consumi scelta il prezzo praticato per ogni kilowattora consumato è elevato.
 
“Tutto Compreso” di Enel Energia vincola inoltre il cliente per due anni, e comporta il pagamento della quota fissa, tasse e IVA escluse, anche se ad esempio per uno o più mesi la casa non è abitata e quindi i consumi di energia elettrica si azzerano o sono ridotti al minimo. Non è inoltre prevista con tale offerta la possibiità di ottenere sconti spostando i consumi nelle fasce a basso prezzo così come avviene per la tariffazione bioraria.
 
Nel complesso, l’Adiconsum apprezza comunque l’introduzione sul mercato di tariffe che permettano alle famiglie di effettuare un uso ed un consumo razionale dell’energia, con la conseguenza, tra l’altro, di incentivare la concorrenza tra le offerte tariffarie per l’energia elettrica sul mercato libero. E’ infatti lecito pensare che, dopo Enel, anche gli altri gestori che operano sul mercato libero tenderanno ad offrire tariffe in modalità “flat”.

da
Filadelfo - VostriSoldi.it

postato da: Dilia61 alle ore 20:42 | link | | Add to Technorati Favorites commenti (2)
categorie: energia, consumi
lunedì, 16 marzo 2009

Sicilia: migliaia di posti di lavoro dalle rinnovabili - http://www.rinnovabili.it/

Crisi del lavoro e crisi ambientale possono essere risolte entrambe grazie al comparto delle nuove fonti rinnovabili per un’energia più pulita ed economica. Dopo aver assistito alla “lectio magistralis” tenuta dal professor Jeremy Rifkin, oggi presso l’Università di Palermo alla facoltà di Ingegneria, il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, ha voluto esprimere la sua convinzione in merito alla possibilità che dalla produzione dell’energia pulita venga un aiuto per combattere la crisi del lavoro. “Dall’energia prodotta dalle fonti rinnovabili in Sicilia si avranno migliaia di nuovi posti di lavoro – dichiara Lombardo che aggiunge – nel futuro che intendiamo costruire nella nostra regione le fonti rinnovabili potranno fare massa critica e coprire il fabbisogno energetico di una società moderna, creando migliaia nuovi posti di lavoro, secondo il principio del Green New Deal della nuova amministrazione americana di Obama”. ‘‘La Sicilia grazie alla sua esposizione geografica – continua Lombardo è una regione che si adatta particolarmente a sperimentare le nuove tecnologie della cosiddetta Terza rivoluzione industriale. Con questa svolta diamo anche effettiva realizzazione alle politiche climatiche ed energetiche dell’Unione Europea (il 20-20-20), che prevede il venti per cento in più di efficienza energetica; venti per cento in meno di emissioni che alterano il clima e venti per cento di energia rinnovabile entro il 2020”. Al pacchetto “20-20-20” dell’Unione Europea sull’ambiente, Lombardo aggiunge in Sicilia l’obiettivo “5-5-5. Cioè – conclude il presidente – in Sicilia ci sono 5 milioni di abitanti, sono previsti 5 miliardi di euro di investimento e 5 anni percheè le energie rinnovabili diventino patrimonio della comunità”.

postato da: oscarboscaro alle ore 22:34 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: energia, social prosumer
lunedì, 09 marzo 2009

Il fotovoltaico più potente d’Italia diventa operativo

Installati sul tetto dello stabilimento KME a Serravalle Scrivia (AL) ben 4,7 MW di potenza; secondo dati GSE il secondo impianto di questo genere in Italia arriva ad una potenza di 2,16 MWp. Una prima sezione da 2,7 MWp era stata attivata a dicembre 2008, ora Ergyca Industrial, controllata dal Gruppo ErgyCapital ha completato la messa in funzione dell’impianto di Serravalle Scrivia, che con i suoi 4,7 MWp, si afferma come il sistema fotovoltaico più potente della Penisola. L’impianto installato sul tetto dello stabilimento KME occupa una superficie di 70.000 metri quadrati, di cui 38.000 ricoperti da moduli; a regime avrà una produzione prevista di oltre 5 GW/h (per il 90% ceduta allo stabilimento) l’anno pari al consumo medio annuale di energia elettrica di oltre 2 mila famiglie e consentirà una riduzione di emissioni di anidride carbonica di circa 2500 tonnellate. L’entrata in funzione rappresenta la prima concretizzazione dell’accordo quadro tra KME Group ed ErgyCapital per la realizzazione di investimenti nelle energie rinnovabili presso i siti produttivi di KME Group, ed in base al quale quest’ultima acquisterà l’energia elettrica prodotta dall’impianto da Ergyca Industrial, che a sua volta corrisponderà a KME un canone d’affitto per l’utilizzo della superficie. “Siamo orgogliosi di stabilire un nuovo primato italiano nel fotovoltaico”, ha dichiarato Luca d’Agnese, Amministratore delegato di ErgyCapital. “Un successo che evidenzia la solidità del nostro modello di business, oltre che la tenuta del settore delle energie rinnovabili nonostante la recente turbolenza dei mercati finanziari”. http://www.rinnovabili.it/

postato da: oscarboscaro alle ore 21:21 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: energia, fotovoltaico, social prosumer

RES2020: modellizazione delle rinnovabili in Europa

Il Politecnico di Torino organizza per il prossimo venerdì 6 marzo il workshop regionale sul progetto RES2020. Lanciato nell’ottobre 2006 il progetto RES2020 si propone di definire le scelte politiche necessarie ai fini dell’impiego di energia rinnovabile nell’Europa dei 27, monitorando l’implementazione della direttiva RES del 27 settembre 2001 In altre parole l’intento è quello di fissare obiettivi concreti attraverso l’utilizzo del modello di analisi TIMES (generatore di modelli tecnologici del tipo ‘bottom up’) per i sistemi energetici, sviluppato nel quadro del cosiddetto Accordo d’attuazione ETSAP dell’Agenzia internazionale per l’energia. Finora, il gruppo del progetto RES2020 ha valutato accuratamente la possibilità di ampliare e perfezionare il modello al fine di adattarlo a un’analisi dettagliata delle fonti pulite europee. Contestualmente in Italia esiste una versione MARKAL-MACRO nazionale, ossia un modello tecnologico di equilibrio generale, che ha fornito alcune indicazioni sia sull’evoluzione tendenziale italiana al 2030 sia sugli effetti di possibili politiche di mitigazione dei cambiamenti climatici e alcuni modelli TIMES Regionali e locali; inoltre è stata condotta una ricerca sul sistema elettrico nazionale tramite MATISSE (MArkal-TImes Scenari per il Sistema Elettrico) un sistema modellistico software che consente di produrre scenari di sviluppo, a 20 regioni, del sistema elettrico italiano nel lungo termine (periodo 2004-2030). Per poter fere il punto della situazione, in particolar modo di quella che ci riguarda il politecnico di Torino organizza per venerdì 6 marzo un Workshop regionale, occasione nella quale saranno presentati i risultati ottenuti dal modello pan-europeo per l’Italia. A conclusione il dibattito: “Come raggiungere i target europei per le rinnovabili al 2020?” - http://www.rinnovabili.it/

postato da: oscarboscaro alle ore 21:20 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
categorie: energia, social prosumer
venerdì, 06 marzo 2009

Osmosi, energia economica dalla foce dei fiumi - http://www.rinnovabili.it/

Dai primi prototipi nati negli anni ’90 ai modelli avanzati del Westus: continua la ricerca di un sistema in grado di produrre elettricità sfruttando la differenza di concentrazione salina. Ottenere energia dai fiumi, ma senza realizzare dighe o puntellarne il letto con minuscole turbine, senza influire sulla portata minima né dover sfruttare un salto o un percorso in discesa. Ci ha provato l’ingegnere olandese Joost Veerman del Westus, Centro per le Tecnologie Idriche Sostenibili di Leeuwarden che con un gruppo di colleghi ha studiato la possibilità di impiegare la differenza di salinità presente alla foce dei fiumi per creare energia immagazzinabile in un nuovo tipo di batteria. Il progetto, denominato “Blue Energy” parte dal concetto, noto da tempo, di energia a gradiente salino o energia osmotica ottenuta dalla differenza nella concentrazione di cloruro di sodio fra l’acqua salata e l’acqua dolce, esattamente ciò che avviene quando il fiume si riversa nel mare. A livello teorico sarebbe possibile recuperare enormi quantità di energia da grandi masse di acqua: nei soli Paesi Bassi, primi in tal senso ad aver avviato una simile sperimentazione, si calcola che gli oltre 3.300 /m3 al secondo di acqua dolce che sfociano in mare avrebbero un’energia potenziale di 3.300 MW. Un sistema del genere dunque potrebbe trovare applicazione in tutto il mondo, dal delta del Gange alla foce del Mississippi, senza causare danni all’ambiente né all’ecosistema, e a pieno regime – sempre teoricamente – fornire fino al 7 % del fabbisogno energetico globale. Il miglior sistema per poter sfruttare questo potenziale consiste nell’elettrodialisi inversa (RED) che si avvale di speciali membrane selezionatrici dei soluti e su cui si ancorano le principali difficoltà. Le recenti ricerche nel campo, si sono focalizzate sull’applicazione delle stesse membrane impiegate nella desalinizzazione per usi per la depurazione delle acque reflue. Sfruttando i progressi ottenuti, Veerman e il suo team ha messo a punto una pila contenete al suo interno due membrane, una permeabile a ioni positivi e l’altra a ioni negativi ed entrambe “water-proof”. Quando l’acqua dolce e quella salata fluiscono simultaneamente attraverso camere alternate, gli ioni cloruro (carichi negativamente) scorrono spontaneamente attraverso una membrana e gli ioni sodio (carichi positivamente) attraverso l’altre nella direzione opposta. Questo movimento genera una differenza di potenziale tra la coppia di elettrodi collocati alle due estremità della pila. Il prototipo messo a punto nei laboratori del Westus possiede una potenza di soli 20 Watt, ma che si sono rivelati abbastanza per allettare l’azienda norvegese Statkraft che attiverà nel mese di maggio la prima centrale sperimentale a energia osmotica su larga scala a Tofte, una cittadina costiera vicino a Oslo. Saranno collocati ben 2 mila metri quadri di membrane che genereranno circa 4 kW – un quinto della quale però utilizzata per pompare l’acqua – con la previsione futura di costruire una centrale più grande in grado di produrre almeno 25 MW (il fabbisogno di circa 15 mila famiglie) entro il 2015. Inoltre Redstack e Wetsus stanno collaborando ad un progetto pilota in una miniera di sale ad Harlingen, nei Paesi Bassi settentrionali, con lo scopo di aiutare i ricercatori a valutare la scalabilità della tecnologia. A livello dei possibili impatti ambientali, va considerato che il processo genera acqua salmastra, che tuttavia potrebbe semplicemente essere pompata o incanalata verso il mare. Ogni impianto inoltre richiede condotte per la raccolta e lo scarico delle acque, così come strutture per il trasporto dell’energia elettrica alla rete, rendendo pertanto chiaro la quantità di lavoro ancora da fare prima di poterne fare una nuova tecnologia su cui puntare.

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giovedì, 05 marzo 2009

ECO-ENERGIA: CONTO ALLA ROVESCIA PER RINNOVABILI REGIONALI
(ANSA) - ROMA, 4 MAR - iniziato il countdown per la scadenza del burden sharing, vale a dire, per le ripartizioni, a livello regionale, della produzione delle energie rinnovabili per arrivare al 17% del consumo totale da rinnovabili al 2020, cosi' come concordato a livello comunitario dal pacchetto Ue Clima-Energia. In base al decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano ha, quindi, 90 giorni di tempo dall'entrata in vigore della disposizione, per emanare i decreti che definiranno la ripartizione regionale degli obiettivi. ''Un countdown annunciato - commenta Roberto Longo, Presidente di APER (Associazione Produttori Energia Rinnovabile) - che l'Associazione non manchera' di monitorare. ora, infatti, di passare dalle discussioni sugli obiettivi al 2020 all'azione per recuperare il terreno. Partendo dalle potenzialita' di ciascuna regione, il burden sharing rappresenta, infatti, un'importante sfida per il nostro Sistema Paese, un'occasione unica per stimolare e motivare i cittadini, le amministrazioni locali e le regioni. In caso contrario, per altro, il Governo potra' attivare i propri poteri sostitutivi dove le regioni adottino provvedimenti ostativi al raggiungimento dell'obiettivo di pertinenza di ciascuna, cosi' come sara' previsto dal decreto stesso''. Il direttore dell'Aper, Marco Pigni, inoltre, ha incontrato ieri la XIII Commissione del Senato per illustrare gli ostacoli di natura autorizzativa e culturali che portano al mancato ottenimento del consenso della realizzazione degli impianti. ''La mancanza di una forte volonta' a livello centrale, di linee guida previste dal DLgs 387/03, art. 12 - ha affermato Marco Pigni, direttore dell'Aper - e di norme chiare e vincolanti, su una scelta politica di sostenibilita' ambientale e, in particolare, di ragionevole sviluppo delle politiche di incentivazione delle fonti rinnovabili, fa si' che le Regioni si trovino liberamente a legiferare in materia. In particolare anche l'Italia puo' recuperare il tempo perduto eliminando ostacoli non finanziari ma procedurali e dando una maggiore omogeneita' nel recepimento a livello regionale dell'iter autorizzativo per gli impianti a fonti rinnovabili. Le Regioni dovrebbero essere maggiormente coinvolte nelle scelte centrali ma anche piu' assistite nel processo della loro concretizzazione. Occorre giungere quanto prima all'applicazione di un procedimento autorizzativo unico a livello nazionale, secondo uno schema comune e condiviso a livello di Conferenza Unificata Stato-Regioni-Enti locali. Inoltre permangono, allo stato attuale, notevoli problematiche riguardo alla connessione alla rete elettrica nazionale sia in Alta che in Media e Bassa Tensione a cui si sta interessando l'Autorita' per l'Energia Elettrica e il Gas che ha avviato, di recente, pubbliche consultazioni per giungere presto a un nuovo quadro regolatorio. L'altro aspetto messo in evidenza nell'incontro al Senato - ha concluso Pigni - e' l'individuazione di meccanismi di premialita' e di sanzione, da verificare ogni due anni, che presiedano al raggiungimento dei target regionali con una logica di ''meccanismi flessibili'' tali da garantire ricadute economiche alle Regioni ''virtuose'' a vantaggio dei consumatori con scali sulla bolletta elettrica che porterebbero a limitare fortemente la proliferazione della sindrome di NIMBY anche in questo settore''. Y72 - http://www.ansa.it/

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venerdì, 27 febbraio 2009

Era solare - http://www.rinnovabili.it/

Giorni fa è stata inaugurata a Bonn una nuova Agenzia per le energie rinnovabili (Irena, International Renewable Energy Agency) che si propone di stimolare tutti i governi del mondo perché potenzino l’uso delle energie rinnovabili e incoraggino le ricerche e le applicazioni di tali fonti di energia.

Forse senza accorgercene stiamo vivendo una rivoluzione tecnico-scientifica e merceologica che va al di la della crisi economica. Forse questi primi anni del XXI secolo saranno ricordati come l’inizio di quell’era neotecnica di cui aveva parlato il sociologo americano Lewis Mumford nel suo libro “Tecnica e cultura”, già nel 1933.

Al di là delle bizzarrie del prezzo del petrolio, delle prospettive di impoverimento delle riserve di combustibili fossili e dei mutamenti climatici dovuti all’inquinamento atmosferico, ci sono molti segni di tale transizione. Già il presidente degli Stati Uniti Obama, nel suo discorso di insediamento, pochi giorni fa, ha detto: “Impiegheremo il Sole e i venti e le ricchezze del suolo per far camminare le nostre automobili e far funzionare le nostre fabbriche”.

Negli stessi giorni le Nazioni Unite hanno lanciato il 2009 come anno mondiale delle fibre tessili naturali, fonte di ricchezza e di lavoro per molti paesi poveri, rilanciate dopo anni di stasi dovuti alla concorrenza delle fibre tessili sintetiche derivate dal petrolio; i pur contestati carburanti per autoveicoli derivati dalla biomassa vegetale si stanno affermando e stimolano ricerche e innovazioni per renderli compatibili con il rispetto ambientale. La sfida dell’Irena è molto realistica e appare chiara dai conti esposti nelle sue prime pubblicazioni, disponibili in Internet.

Nel 2008, con una popolazione mondiale di 6700 milioni di persone, i consumi mondiali di energia sotto forma di carbone, petrolio, gas naturale, energia idroelettrica e nucleare sono stati di circa 480 esajoule (l’esajoule è una unità di misura dell’energia). L’energia solare che raggiunge in un anno le terre emerse è 1800 volte di più, circa 900.000 esajoule. Quello che conta è che tale energia è disponibile sempre uguale ogni anno, mentre i combustibili fossili, una volta estratti dai pozzi e dalle miniere e bruciati, non ci sono più. L’energia del Sole mette in moto i venti, la cui energia ammonta a oltre 40.000 esajoule all’anno, produce la biomassa vegetale in ragione di circa 100 milioni di tonnellate di materia organica che si forma ogni anno sulle terre emerse e che ha un valore energetico di circa 4.000 esajoule. Il vento provoca il moto ondoso che ha una energia di circa 1000 esajoule all’anno.

Inoltre il Sole alimenta il ciclo dell’acqua che continuamente cade sui continenti e scorre verso il mare avendo “dentro di se” una quantità di energia di circa 500 esajolule all’anno, equivalente a circa 150.000 miliardi di chilowattora all’anno; di questa energia le centrali idroelettriche di tutto il mondo catturano soltanto una piccola frazione, circa tremila miliardi di chilowattora all’anno. Infine l’interno della Terra “contiene” una riserva potenziale di calore geotermico equivalente ad un flusso annuo di 5000 esajoule di energia. Come si vede, le energie rinnovabili assicurerebbero calore, elettricità, ed energia meccanica per molte generazioni future senza esaurirsi mai.

Qualcosa comincia a muoversi in vari paesi, anche in Italia; cominciano ad apparire sui tetti delle case i pannelli fotovoltaici che trasformano la radiazione solare in elettricità; compaiono dei motori eolici la cui elettricità può essere venduta alle grandi compagnie elettriche che così evitano di usare un po’ di petrolio e carbone; Sole e vento cominciano ad attirare anche perché chi li usa ottiene dei soldi dallo stato. Ma si può dire che siamo nell’infanzia dell’era neotecnica. Le fonti di energia rinnovabili possono essere utilizzate in molte altre maniere, alcune delle quali appena si intravedono; centinaia di ricercatori e inventori si dedicano alla scoperta di pannelli fotovoltaici meno costosi di quelli attuali basati sul silicio; è possibile inventare macchinari e mezzi di trasporto che utilizzano energie rinnovabili

Un lavoro enorme per studiosi nelle Università e nelle industrie; un lavoro anche per gli storici della tecnica perché nel passato sono state descritte molte invenzioni basate sull’utilizzazione delle fonti rinnovabili, proposte poi abbandonate davanti all’illusione dell’esistenza di grandissime riserve di petrolio a basso prezzo. Adesso che sta svanendo la speranza di un futuro basato sulle fonti energetiche fossili, che il nucleare mostra quanto le sue promesse siano fallaci, adesso che l’attenzione per i mutamenti climatici sta polarizzando l’attenzione dei governanti – quante frettolose conversioni ecologiste e solari si stanno osservando anche in questi giorni ! – la riscoperta e il perfezionamento di tante idee abbandonate è molto promettente.

Eppure in Italia esiste soltanto un archivio, a Brescia, della storia dell’energia solare e delle energie rinnovabili alle quali in passato molti scienziati anche italiani hanno pur dato importanti contributi. In secondo luogo bisogna rendersi conto che solare, vento e biocarburanti sono soltanto alcuni dei molti beni energetici, industriali e di consumo che possono liberarci dalla schiavitù del petrolio: materie plastiche, materiali da costruzione, tessuti, detersivi, tutti basati su materie prime rinnovabili, possono ridare vita ad attività economiche abbandonate, nel campo agricolo e forestale e creare nuovi posti di lavoro nelle industrie.

Ma soprattutto l’impegno per le energie e risorse rinnovabili offre il più grande contributo allo sviluppo umano e sociale dei paesi arretrati, è la più genuina assicurazione per sgominare le tensioni politiche alimentate dalla povertà dei poveri. Perché sono proprio i paesi oggi arretrati che possiedono su più larga scala le risorse energetiche legate al Sole, risorse che essi non sanno o non possono utilizzare per mancanza di soldi e di conoscenze tecniche. L’era neotecnica può mostrare un mondo futuro in cui energia e materie prime vengono prodotte nei paesi poveri assicurando lavoro e pace, e vengono scambiate con i paesi oggi industriali che possono fornire tecnologie e conoscenze. Se questo sarà davvero il ruolo della nuova agenzia Irena, in molti nel mondo gliene saranno riconoscenti. Giorgio Nebbia


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martedì, 24 febbraio 2009

Fissati gli incentivi alla produzione energetica da biomasse - http://www.rinnovabili.it/

Arrivano le misure di promozione della produzione di energia elettrica da biomassa agricola in impianti a produzione diffusa.

Solo pochi giorni fa il Fiper chiedeva al Governo una risposta concreta e tempestiva alla mancata attuazione della normativa, inerente gli incentivi per la produzione energetica da biomasse agroforestali. Le tariffe sono ora state inserite nel disegno di legge sul rafforzamento della competitività nel settore agroalimentare. Approvata lo scorso venerdì dal Consiglio dei Ministri, la normativa punta a rilanciare il settore-agroalimentare, introducendo importanti novità tra cui, per l’appunto, all’articolo 3 la Promozione della produzione diffusa di energia elettrica da biomasse. Il disegno di legge prevede una tariffa onnicomprensiva di 0,28 euro/kWh per gli impianti di taglia non superiore a 1 MW alimentati da biomasse e biogas derivanti da attività agricola, allevamento e forestale, sottoprodotti inclusi, lasciando fuori dunque biocombustibili liquidi ad eccezione degli oli vegetali puri di origine comunitaria. “Si tratta – ha dichiarato il Ministro delle Politiche Agricole Zaia – della migliore soluzione per lo sviluppo delle aziende agricole e per un loro reale beneficio economico. La ridotta dimensione degli impianti garantisce inoltre, in perfetta sintonia con l’idea di filiera corta che sosteniamo e promuoviamo con convinzione, che l’approvvigionamento sarà prevalentemente circoscritto al mercato locale”.


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sabato, 21 febbraio 2009

Superfici fredde contro il calore urbano - http://www.rinnovabili.it/

L’assorbimento del carico termico solare, ed il conseguente surriscaldamento, è uno dei principali problemi ambientali delle nostre città. Una valida soluzione è costituita dai “cool roofs”. Facciamo il punto sullo stato dell’arte. Tra le strategie alternative all’uso della vegetazione per la mitigazione del clima urbano, le così dette “superfici fredde”, ovvero superfici in grado di assorbire minor energia termica solare, possono essere sfruttate nel campo delle costruzioni al fine migliorare il microclima urbano e ridurre i fabbisogni energetici legati alla climatizzazione estiva. Esse infatti assumono temperature superficiali inferiori ai consueti materiali da costruzione, anche di 20 – 30 ºC, contribuendo così alla riduzione della temperatura dell’aria dell’ambiente urbano, l’escursione termica con le zone rurali circostanti, la formazione di smog fotochimica, migliorando così le condizioni di benessere psicofisico di chi vive lo spazio cittadino. Queste superfici sono caratterizzate da un alto valore di albedo ed un’alta emissività. Un albedo alto comporta una maggiore capacità della superficie di riflettere le radiazioni solare ad onda corta, ovvero quella che incorpora una maggiore quantità di energia, facendo in modo che il materiale da costruzione accumuli minor energia possibile. Un’alta emissività (proprietà che indica l’“attitudine” di un corpo che si trova a temperature maggiori dello zero Kelvin ad emettere più o meno energia) rappresenta la maggior capacità da parte della superficie di emettere istantaneamente tutta l’energia incorporata mantenendo così bassa la propria temperatura. Detto ciò e consapevoli del fatto che il colore di una superficie è una delle caratteristiche che regolano l’assorbimento di radiazione solare nel campo del visibile (nel quale è presente circa il cinquanta percento dell’energia solare incidente), si evidenzia come la gradazione cromatica gioca un ruolo fondamentale nella caratterizzazione di una superficie fredda. Ecco perché, tali superfici sono spesso caratterizzate da tonalità chiare, principalmente il bianco, al quale è associato un alto valore di albedo. In edilizia l’impiego di questi materiali avviene soprattutto in copertura come manto discontinuo o come manto impermeabilizzante; la chiusura così realizzata assume il nome di “cool roofs”. Esistono però problematiche e considerazioni che devono essere affrontate in fase di progetto nell’utilizzo dei cool roofs. Tra questi aspetti un ruolo fondamentale lo gioca l’invecchiamento. Una copertura di colore chiaro, in seguito ad una continua esposizione solare e agli agenti atmosferici, per effetto dell’invecchiamento, tende a diminuire il suo albedo iniziale; per assurdo una copertura nera, per lo stesso motivo, tende ad aumentarlo. Studi in materia hanno dimostrato che una copertura chiara non manutenuta può, anche nel giro di pochi anni, subire una riduzione del 20% del valore di albedo iniziale. Questo problema può essere risolto prevedendo un programma di manutenzione e di lavaggio; questo ultimo è però criticabile in quanto, oltre a comportare un costo aggiuntivo, può portare ad un inquinamento delle falde acquifere. La soluzione più efficiente e conveniente potrebbe essere quella di utilizzare materiali caratterizzati da un valore di albedo medio che risentono nel tempo in maniera meno drastica del decadimento prestazionale rispetto a materiali con alti valori iniziali. L’ASHRAE, ad esempio, ha deciso di occuparsi del problema attraverso il documento “ASHRAE Standard 90.1” incentivando l’utilizzo dei cool roofs con una albedo iniziale molto alto in modo che, in seguito a fenomeni di invecchiamento del materiale nonché del deposito di polveri e particolato, si ottenga nel tempo un valore di albedo residuo soddisfacente. I rivestimenti che più vengono utilizzati sono di colore bianco, generalmente vernici acriliche o membrane impermeabili di tipo polimerico applicate essenzialmente a coperture piane. Le prestazioni possono essere ulteriormente migliorate introducendo in fase di produzione degli impasti o dei materiali dei pigmenti in grado di riflettere determinate lunghezze d’onda dello spettro di radiazione solare aumentando cosi le proprietà riflettenti anche di materiali che per le proprie caratteristiche intrinseche assorbono una grande quantità di energia solare. L’uso di pigmenti permette di utilizzare materiali come piastrelle, tegole in argilla o in calcestruzzo come elementi in grado di aumentare il proprio albedo mantenendo l’aspetto del materiale originario e tradizionale. Lo stesso tipo d’intervento è applicato anche su coperture metalliche con lo scopo di aumentare ancora di più la loro riflettanza in quanto caratterizzate da bassi valori di emissività. Lo sfruttamento dell’effetto di determinati pigmenti consente di poter intervenire sul raffrescamento superficiale anche delle coperture inclinate, ovviando al problema di eventuali fenomeni di abbagliamento e di possibili impatti estetici negativi che una copertura bianca può portare. Inoltre intervenire su coperture inclinate riduce le problematiche legate alla pulizia e alla manutenzione della superficie dato che questa viene dilavata naturalmente dai depositi superficiali. Si potrebbe pensare che l’adozione di “materiali freddi” applicati ad edifici climatizzati, nella stagione invernale possa portare ad un aumento dei fabbisogni energetici; studi in materia hanno però dimostrato che questo aumento è stimabile di piccola entità rispetto ai benefici ottenuti nella stagione estiva, orientando così la progettazione verso una politica di riduzione dell’effetto isola di calore . Data l’efficacia di questa strategia si sono promossi dei codici di progettazione, di origine principalmente statunitense, al fine di favorire l’uso delle cool roofs in modo da ridurre i carichi di climatizzazione soprattutto per aree residenziali e commerciali.
Hanno collaborato Marco Comi, Feliciano Farina

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martedì, 17 febbraio 2009

Usa/ Pacchetto anticrisi creerà 100mila impieghi nelle rinnovabili - http://notizie.virgilio.it/

Roma, 17 feb. (Apcom-Nuova Energia) - Il pacchetto di aiuti contro la crisi dell'economia messo in campo dal presidente Usa Barack Obama creerà 100mila nuovi posti di lavoro nel settore delle rinnovabili. Lo sostiene la AEE, l'Associazione americana degli Ingegneri energetici, che se da una parte giudica positivamente i provvedimenti presi da Obama - su 789 miliardi di dollari, 30 sono stati stanziati per misure destinate a ridurre l'impatto ambientale e stimolare lo sfruttamento delle rinnovabili - dall'altra lancia l'allarme sulla mancanza di mano d'opera specializzata.

"Molti progetti legati alle rinnovabili potrebbero naufragare a causa della difficoltà di reclutare un numero sufficiente di lavoratori specializzati", riferisce una nota della AEE.

Secondo l'Associazione, sarebbe necessario mettere in moto un programma nazionale di training legato alle nuove opportunità lavorative nelle rinnovabili.


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sabato, 14 febbraio 2009

Crotone: al via "mille tetti fotovoltaici"

che sia da esempio alle altre ammnistrazioni!


La giunta provinciale, riunitasi questa mattina, ha approvato una serie di delibere tra le quali il progetto denominato “1.000 tetti fotovoltaici nella provincia di Crotone”, elaborato dalla società PIER S.c. a r.l. (Polo Innovazione Energie Rinnovabili).


Si tratta di un progetto, redatto gratuitamente dal Pier, che prevede l’installazione gratuita per le famiglie che ne faranno richiesta, di tetti fotovoltaici.


L’approvazione dell’importante progetto, approvato nella giornata odierna dalla giunta provinciale, rientra nelle politiche ambientali che l’amministrazione Iritale sta mettendo in campo sin dal suo insediamento. “Le fonti rinnovabili rappresentano, secondo l’Unione Europea, - è scritto nella considerazioni della delibera di giunta - una componente sempre più decisiva all’interno del mix energetico. Oltre a rappresentare un valido aiuto per il controllo delle emissioni in atmosfera, le fonti rinnovabili mostrano un interessante potenziale di sviluppo economico. Il progetto proposto raggiunge lo scopo di minimizzare l’onere dell’investimento iniziale a carico dei soggetti pubblici e privati, che intendono dotarsi di tali impianti, nonché delle spese amministrative e di quelle di manutenzione, individuando, nel contempo, le funzioni di garanzia e di risoluzione delle problematiche che dovessero presentarsi. La realizzazione di tale progetto consentirà, a regime, di ridurre considerevolmente la spesa energetica delle famiglie, anche nell’ipotesi di un aumento dei consumi elettrici e del costo delle fonti primarie. Più in generale la realizzazione di tale progetto consentirà una consistente riduzione delle emissioni di CO2, con evidenti vantaggi a favore dell’ambiente, ed una riduzione dell’impronta ecologica del territorio provinciale”.


Nei prossimi giorni la Provincia di Crotone fornirà ulteriori notizie sul progetto che porterà il territorio ad una minore emissione nocive per l’ambiente oltre che un notevole risparmio economico per le famiglie ed una produzione di energia pulita.

da Strill.it


venerdì, 13 febbraio 2009

Il Coraggio di Cambiare - http://www.rinnovabili.it/ - di Vittorio Marletto


Entro il 2020 gli Usa potrebbero sostituire tutti i veicoli circolanti nel 2007 con mezzi elettrici a batteria alimentati da 73-144mila macchine eoliche da 5 MW, un numero di turbine inferiore ai 300mila aeroplani che vennero costruiti durante la seconda guerra mondiale, riducendo di un buon terzo le emissioni di CO2 degli Stati Uniti ed eliminando praticamente tutte le 15mila morti all’anno connesse all’inquinamento atmosferico veicolare.

Questo conto l’ha pubblicato di recente Mark Jacobson, dell’università di Stanford in California, nell’ambito di un’accurata comparazione tra diverse fonti energetiche. Dai suoi calcoli la combinazione eolico/veicoli a batteria risulta di gran lunga la più conveniente in termini di economia, salute, indipendenza energetica, emissioni di inquinanti e gas serra, uso dell’acqua e salvaguardia della produzione di cibo

 E pensare che cento anni fa la maggior parte degli esperti americani di mobilità la pensava esattamente nello stesso modo, come si legge nell’avvincente – e non tradotto in italiano – “Internal combustion” di Edwin Black, noto giornalista del New York Times.

Black, documenti alla mano, dimostra nel libro che se gli Usa sono nella situazione trasportistica ed energetica in cui sono, questo lo si deve a una serie fenomenale di complotti messi in campo da industriali e speculatori senza scrupoli per stroncare lo sviluppo di batterie efficienti e leggere per le auto elettriche da parte del leggendario inventore Thomas Alva Edison, stroncare il trasporto pubblico di massa su tram, fiorentissimo negli Usa fino agli anni trenta, stroncare persino l’elettrificazione delle ferrovie, che paradossalmente proprio in America venne inventata, per poi essere copiata in Europa e abbandonata negli Usa.

Il bello è che in quel paese circolano attualmente un numero piccolissimo di Suv Toyota Rav4 completamente elettrici con speciali batterie agli idruri metallici, che i fortunati proprietari ricaricano con corrente fotovoltaica autoprodotta sul tetto di casa senza spendere un centesimo. Il bello è che l’azienda che produceva quelle batterie, acquisita dieci anni fa dalla Chevron-Texaco, è stata rapidamente smantellata, proprio per evitare che il “virus” dell’autosufficienza energetica si diffondesse a macchia d’olio tra gli automobilisti, in un paese che è stato la patria del petroliere per antonomasia Rockefeller e che ha mantenuto Bush padre e figlio, entrambi petrolieri, per ben sedici anni al comando supremo della nazione più potente della Terra… Speriamo che il messaggio di Jacobson venga ascoltato dalle attente orecchie del nuovo presidente, che mostra segni di profondo cambiamento rispetto alle politiche del predecessore.

E da noi? In Italia l’auto elettrica vivacchia, con un solo vero produttore e prezzi alti, che risentono della scarsissima diffusione di questi mezzi con i quali, posso garantire per esperienza personale quasi quotidiana, si gode di una mobilità urbana del tutto normale, anzi, in virtù dell’assenza del complicato, sporco e rumoroso motore a scoppio, si evitano le perdite di tempo e i costi dei rifornimenti, delle manutenzioni, dei cambi d’olio ecc. In Italia abbondano invece i motori a combustione interna – record europeo con 600 veicoli ogni 1000 abitanti – in particolare i mefitici diesel, di conseguenza non mancano anche i morti di cancro, dovuto all’inalazione di polveri e altri micidiali prodotti di scarico. Solo nella provincia di Bologna le morti premature imputabili alla scarsa qualità dell’aria sono 200 l’anno, come calcola la locale azienda sanitaria, da moltiplicare per tutte le province della valle padana, il cui livello di inquinamento brilla persino nelle carte da satellite, al pari di quello della Ruhr e della costa cinese.

E l’eolico? Dice l’Anev che abbiamo raggiunto i 3000 MW installati, ma l’energia elettrica prodotta col vento è appena il 2% di quella consumata, contro percentuali ben più rilevanti non solo in Germania e Danimarca ma persino in Spagna, che senza dire niente a nessuno in dieci anni si è costruita un parco eolico impressionate, con una potenza di 15mila MW, e conta di raddoppiarlo entro qualche anno. Insomma, se vogliamo usare un eufemismo, abbiamo molte opportunità per migliorare. Bisogna vedere se c’è qualcuno “lassù” che ha il coraggio di intraprendere l’unica strada che porta fuori dal disastro in cui ci siamo o ci hanno cacciati.

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Il motore che va ad aria

Roma - In comune hanno la capacità di far risparmiare carburante e il fatto che sfruttino il normale funzionamento dell'auto in movimento per svolgere il loro compito. Una delle due invenzioni viene dalla Svizzera, precisamente da Zurigo, l'altra dal MIT (quindi dagli USA): la prima sembra già destinata a finire al più presto nelle vetture civili, la seconda invece potrebbe fare il suo debutto sui campi di battaglia di mezzo mondo tra pochi mesi.

Le invenzioni del team di ricercatori dello Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo e di un team di ex-studenti del Massachusetts Institute of Technology hanno in comune anche l'idea di sfruttare componenti già a bordo del veicolo per funzionare: nel primo caso si tratta dei pistoni, perennemente in movimento e in grado dunque di spostare una buona massa d'aria migliaia di volte al minuto. Nel secondo, invece, si tratta delle sospensioni.

Il professore elvetico Lino Guzzella, che guida il team europeo di ricerca, sta lavorando ad un motore ibrido di nuova concezione: in luogo di un motore elettrico da affiancare a quello tradizionale, il ricercatore ha preferito sfruttare una più semplice bombola dove accumulare aria sotto pressione. Ad ogni movimento in su e in giù dei pistoni, come accade in tutte le macchine, il sistema sfrutta la compressione e la decompressione nel cilindro per riempire la bombola.
In questo modo, una certa quantità di energia viene immagazzinata sotto forma di un gas: quando questa energia serve, vale a dire quando il veicolo si muove, il gas può venire liberato all'interno della camera di scoppio proprio come in un motore turbo. L'iperventilazione garantisce la detonazione di un maggiore quantitativo di carburante (in questo caso gasolio), e quindi prestazioni migliori con percorrenze maggiori. Al momento il risparmio è stimato attorno al 32 per cento rispetto ad un motore tradizionale.

Per consentire al tutto di funzionare non occorre neppure dotare l'auto di un motore di grossa cilindrata: il progetto attuale ha una cubatura di appena 750cc, ma secondo il professor Guzzella è quanto basta per garantire una velocità di crociera adeguata - ovviamente sostenuta dall'iperalimentazione dell'aria compressa. Al momento non esiste ancora un prototipo del nuovo motore, che dovrebbe costare una frazione di quanto oggi costi produrre un ibrido "tradizionale", ma i ricercatori annunciano novità entro aprile.

Più concreta invece la vicenda di GenShock, un nuovo tipo di ammortizzatore studiato e realizzato da un gruppo di studenti del MIT. Preso in esame il funzionamento del veicolo, e appurato che i sistemi di recupero di energia dalla frenata sono già abbastanza efficienti, il gruppo si è messo alla ricerca di un altro elemento potenzialmente in grado di fornire un buon ritorno d'energia: una ricerca che li ha portati dritti dritti alle sospensioni.

GenShock altro non è che un cilindro con pistone pieno di liquido, che ogni qual volta viene compresso (ad esempio se si finisce in una buca) fluisce attraverso un tubicino all'interno del quale si trova una piccola turbina. Il fluido scorre, le pale si muovono, l'energia prodotta viene immagazzinata o utilizzata per sopperire all'alternatore o persino ad altri sistemi di bordo (ad esempio il condizionatore). In questo caso il risparmio di carburante si aggira attorno al 10 per cento, quindi inferiore al caso precedente, ma la prospettiva di utilizzare nella realtà questa invenzione in tempi brevi è decisamente più concreta.

I ragazzi, che nel frattempo hanno racimolato capitali e fondato una società, hanno infatti fissato l'estate come il termine per lo sviluppo della versione definitiva di GenShock. Alcuni prototipi sono già stati montati su un Humvee della Hummer - messo a disposizione dal produttore, molto interessato a sfruttare questa tecnologia - e potrebbero costituire il fiore all'occhiello delle prossime forniture di autoveicoli dell'esercito a stelle e strisce. Risparmiare carburante garantirebbe a qualsiasi forza armata di viaggiare più leggera, più rapida e più a lungo del nemico.

Luca Annunziata - Punto Informatico

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giovedì, 12 febbraio 2009

Clima/ Google mette a punto contatore energia online su consumi

PowerMeter permetterà a utenti monitoraggio consumo casalingo

 (Apcom-Nuova Energia) - Un servizio consultabile online, chiamato PowerMeter, che permetterà agli utenti il monitoraggio del consumo energetico casalingo. Al momento il servizio è in fase di prova, ma il gigante della rete si è già messo alla ricerca di partner industriali e gestori del settore. Non è escluso che, il nuovo servizio possa essere indirizzato direttamente agli utenti finali.

PowerMeter elaborerà informazioni sul consumo casalingo, prese da un "misuratore intelligente", mostrandole agli utenti sulla home page di iGoogle. Il nuovo servizio di Google sarà 'free' e disponibile direttamente in rete. Questo rischia di mettere in difficoltà i produttori dei tradizionali misuratori energetici.

Ecco come, il colosso del web descrive e presenta PowerMeter sul suo blog ufficiale: "informazioni in tempo reale sul consumo energetico aiutano le persone a fare le scelte giuste, riducendo così la bolletta e il consumo dell'energia. Gli studi dimostrano che, se in possesso di informazioni dettagliate, gli utenti abbattono i costi energetici del 5-15%. È quindi un diritto dei consumatori".

http://www.google.org/powermeter/


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categorie: energia, consumi, abitare sostenibile
martedì, 10 febbraio 2009

PERCHÉ ASPETTARE ANCORA TRE ANNI, PER RISPARMIARE ENERGIA E INQUINARE DI MENO?

Dal 2012 bandite dall'Europa le lampadine a bassa efficienza energetica.

Il sito web ARPAKIDS dell'ARPA Sicilia, pubblica periodicamente notizie inusuali sull'ambiente, la natura, gli animali, corredate da spunti e suggerimenti didattici: divulghiamo oggi la notizia e lo spunto di ricerca della settimana.

Chi ha inventato quel bulbo di vetro, con dentro un filamento che diventa incandescente ed emette luce? Provate a fare questa domanda: la risposta sarà, quasi sempre, Edison. I più colti diranno anche il nome completo: Thomas Alva, e forse anche la data, 1879. In realtà, a inventare questa sorgente di luce, che da 131 anni ci accompagna in mille modi e forme diverse, è stato un orologiaio tedesco emigrato in America: Heinrich Goebel, nel 1854. Non se ne accorse quasi nessuno, così che, qualche anno dopo, nel 1860, un altro inventore, Joseph Swan, ebbe maggior fortuna. Edison entrerà in scena ancora più tardi: diventò socio di Swan e insieme lavorarono al perfezionamento della "primordiale" lampadina, presentata pubblicamente nel 1879. Edison acquistò poi i diritti dell'invenzione di Goebel, finalmente riconosciuti dopo la sua morte. Nessuno di questi tre personaggi, se fosse ancora vivo, però si dispiacerebbe di quanto sta per accadere alla loro invenzione. Alla… luce (è proprio il caso di dirlo) di quanto succede oggi nel mondo in materia di energia, di incremento dei consumi, uso di combustibili fossili, inquinamento atmosferico e dei cambiamenti climatici, alla "vecchia" lampadina non potrà più essere richiesto soltanto di illuminare, ma per continuare a farlo dovrà consumare sempre meno energia. In questa direzione vanno, infatti, le decisioni prese dall'Unione Europea alla fine del 2008 (e anche dal nostro Paese): tutte le lampade dovranno essere almeno di classe "C", escludendo di fatto dal mercato tutte quelle ad incandescenza, che sono di classe superiore. La normativa europea sarà però implementata gradualmente: da Settembre 2009 dovranno essere almeno di classe "C" le lampade da 100 Watt o più, mentre tutte le altre dovranno essere almeno di classe "E".

In seguito, entro Settembre 2012, anche tutte le lampade di potenza minore di 100 Watt dovranno rientrare (almeno) nella classe "C". Faranno eccezione le lampade dei frigoriferi e dei forni. Questa decisione, che dovrebbe sembrare "ovvia", però non ha mancato di suscitare polemiche, sia "pro", sia "contro". Le polemiche dei "pro" (l'Associazione Greenpeace in testa) s'incentrano sul fatto che l'uso di lampade ad alta efficienza e basso consumo non solo si traduce in minori costi della "bolletta" (è calcolata una media di cinquanta Euro l'anno in meno), ma anche in una riduzione di oltre quindici milioni di tonnellate di emissioni di CO2 l'anno. La decisione è quindi considerata troppo "timida": per incidere di più sugli scenari che intende affrontare, i tempi di applicazione avrebbero dovuto essere accorciati, portandoli, al più tardi, alla fine del 2010.

Sull'altro fronte, i produttori delle "vecchie" lampade a incandescenza lamentano che la conversione a lampade alogene, o a "LED", delle fabbriche europee non sarà in grado di reggere la concorrenza della Cina, dove è concentrato il maggior numero di industrie di questo tipo e che questa scelta potrà causare la perdita di più di temila posti di lavoro nel vecchio continente. A questa osservazione, i "pro" ribattono con tre domande: come mai i cinesi (che ad oggi non sono certo un modello di produzione ecologica) ci hanno pensato prima? Non si dimostra che l'innovazione, la ricerca e le produzioni industriali per una maggiore compatibilità ambientale dello sviluppo creano posti di lavoro? E noi, cosa aspettiamo a innovare? In attesa di trovare le risposte e per evitare che, come sempre, a farne le spese sia il nostro Pianeta, forse sarebbe il caso di cominciare subito a cambiare tutte le nostre lampadine. Abbiamo la presunzione di credere che Edison e soci sarebbero senz'altro d'accordo.

Parks-it


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categorie: politica, economia, energia, consumi, abitare sostenibile
giovedì, 05 febbraio 2009

Fotovoltaico ed eolico prendono quota

Roma - Suscitano molto interesse due progetti, intrapresi rispettivamente da un'azienda statunitense e da una startup formata da ricercatori finlandesi e australiani, volti a creare pannelli fotovoltaici più economici. Il tutto senza influire sul risultato prodotto: stando ai protagonisti della ricerca, i nuovi metodi fornirebbero un risultato identico a quello ottenuto dei comuni pannelli fotovoltaici.

Il primo progetto, nato dalla collaborazione tra l'Australian National University,
Spark Solar Australia e l'azienda finlandese Braggone Oy, ha come obbiettivo quello di creare un componente fluido da spruzzare sui pannelli. Il progetto, che avrà durata triennale, dovrebbe consentire di "spruzzare un film di idrogeno ed uno di materiale non riflettente su un nastro trasportatore" si legge in una dichiarazione rilasciata da Spark Solar. Il procedimento, sul quale non è dato al momento sapere altro, servirà a rimpiazzare le attuali tecniche di fabbricazione delle celle fotovoltaiche, giudicate troppo costose.

Secondo i ricercatori della joint venture il nuovo dispositivo potrà ridurre i costi complessivi di un'intera fabbrica di medie dimensioni di circa 2,5 milioni di euro. Il tutto sarà possibile senza alcuna perdita a livello qualitativo: "Le celle saranno della stessa qualità di quelle tradizionali, ma molto più economiche"
dichiara il dottor Keith McIntosh della Australian National University.

Ugualmente ambizioso è il progetto della Advanced Green Technologies, società statunitense il cui vanto sono dei pannelli fotovoltaici molto più sottili e molto più performanti dello standard in commercio: secondo l'azienda, i suoi pannelli continuerebbero a produrre energia anche nei giorni in cui il cielo è coperto. Tutto questo, grazie all'utilizzo di laminati molto leggeri incapsulati in moduli composti da un polimero trasparente. Il prodotto è ideato soprattutto per le zone il cui clima non è sempre clemente: "Se è vero che in zone assolate tutto l'anno come il sud della California il nostro pannello non può competere con quello di vetro, è anche vero che in zone in cui il clima non è così mite, su base annuale, la nostra invenzione rende di più" dichiara Gene Okun, dirigente dell'azienda.

Ma non è solo sul fotovoltaico che sono puntate le aspettative dei ricercatori: anche il settore eolico continua ad avanzare, facendo sempre più breccia nei sistemi di produzione energetica. Con esso avanzano anche gli Stati Uniti: di queste settimane la notizia che vede gli USA sorpassare per produzione di energia eolica la Germania, staccandola di un gigawatt.

Il
sorpasso, avvenuto durante lo scorso anno, vede gli USA come il maggior produttore di energia eolica a livello mondiale, con 25GW complessivi rispetto ai 24GW prodotti in Germania. I nuovi impianti hanno aggiunto una capacità di ben 8,4GW alla rete preesistente, destinata ad essere ulteriormente ampliata dall'intervento della commissione Finanza del Senato che ha di recente annunciato di voler applicare detrazioni fiscali pari a 31 miliardi di dollari da investire sulle energie pulite.

Vincenzo Gentile - PuntoInformatico.it