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sabato, 18 luglio 2009

Ue: 268 mln per riattivare l'economia sostenibilmente

http://www.rinnovabili.it/
Bruxelles, 13 luglio 09

Fondi europei per R&S

Ue: 268 mln per riattivare l'economia sostenibilmente

I finanziamenti, volti ad incrementare le partership pubblico-private, saranno dedicati principalmente allo sviluppo di nuove tecnologie per il settore manifatturiero, edile ed automobilistico.

(Rinnovabili.it) – La Commissione europea e l’industria hanno annunciato oggi che ha avuto inizio la prima fase del progetto che invita a presentare delle proposte al fine di spartire 268 milioni di euro in tre principali aree di mercato, volte ad innescare la ripresa economica e renderla più sostenibile e basata sulla conoscenza e sull’informazione. Un totale di 3,2 miliardi sono stati stanziati per la partnership pubblico-privato (PPP) dedicata allo sviluppo di nuove tecnologie per il settore manifatturiero, edile ed automobilistico. Queste collaborazioni tra la Commissione e l’industria dovranno favorire la competitività globale delle imprese europee finalizzate alla riduzione del consumo eccessivo di energia in Europa, lo sviluppo sostenibile e le nuove forme di trasporto su strada. Le tre partnership previste da parte della Commissione europea fanno parte del piano di recupero economico approvato dal Consiglio europeo nel dicembre 2008, volto a promuovere la convergenza dell’interesse pubblico e l’impegno per la ricerca. Oggi, oltre 800 rappresentanti dell’industria in Europa e dei settori di ricerca si sono riuniti per annunciare il via alla prima serie di inviti che spronano alla presentazione delle proposte. Il programma sarà lanciato ufficialmente il 30 luglio per i progetti che partiranno entro la metà del 2010. Il fondo di 268 milioni di euro sarà ripartito tra vari settori come le tecnologie innovative di fabbricazione, materiali e processi per incrementare la produzione puntando al risparmio energetico e di materiali e razionalizzando la produzione di rifiuti. L’interesse sarà anche volto ad una maggiore efficienza energetica di edifici, comprese le nuove costruzioni e a rendere più ecologici gli edifici esistenti utilizzando nuovi materiali e innovative tecniche di costruzione. Per quanto riguarda il settore dei trasporti i fondi saranno destinati alla realizzazione di veicoli più ecologici e di sistemi di trasporto intelligenti, compreso l’elettrificazione della strada e dei trasporti urbani nonché la ricerca di tecnologie ibride. Il Commissario UE per la Scienza e la Ricerca, Janez Potočnik, ha dichiarato: “È ormai riconosciuto che investire in R&S (ricerca e sviluppo) non è un lusso quando i tempi sono facili, ma una necessità, quando i tempi sono duri. Se l’Europa fa investimenti intelligenti nei settori strategici di oggi, questo creerà posti di lavoro e la crescita sostenibile di domani. Grazie a questi partenariati innovativi, la Commissione e le imprese uniscono le forze per favorire lo sviluppo di tecnologie pulite e la posizione dell’Europa come leader in questo campo. Il lancio dei primi inviti dimostra anche la nostra capacità di agire insieme rapidamente per rispondere alle esigenze di ricerca del piano di recupero economico europeo”.

Per maggiori informazioni sugli argomenti trattati in questo articolo


sabato, 09 maggio 2009

Portable light

L’invenzione di Portable Light, un particolare tessuto-luce capace di immagazzinare l’energia solare e restituire la luce, trasformandosi in una sorta di lampada portatile, ha come obiettivo quello di risolvere il problema dei numerosi abitanti di alcune zone del mondo che non hanno ancora accesso all’elettricità.

Portable LightIl progetto pilota, nato senza scopo di lucro, che ha visto coinvolti, architetti, antropologi, ingegneri e diverse altre figure, è stato sperimentato sugli indigeni dell’area messicana della Sierra Madre.

L’idea è stata concepita da Sheila Kennedy, esperta dell’integrazione di celle solare in materiali fotovoltaici flessibili, in collaborazione con il MIT (Massachussets Institute of Technology), e non è altro che una delle infinite applicazioni possibili delle celle solari.

Si tratta infatti di integrare pannelli solari flessibili all’interno di tessuti e tendaggi. Trattandosi quindi di materiali tessili applicabili a  borse, coperte ed abbigliamento, si concede alle popolazioni più povere la possibilità di avere un facile accesso all’energia elettrica.
Le nanotecnologie che hanno portato all’invenzione di questo prodotto hanno lo scopo di creare lanterne “nomadi” per la lettura e l’illuminazione notturna di villaggi dispersi e lontani dalle città più sviluppate.

Portable LightUn esempio di applicazione ha visto protagonisti gli Huichol, popolazione seminomade messicana, che ha integrato i piccoli pannelli solari nei sacchi utilizzati per le proprie attività quotidiane, in modo da immagazzinare la luce e reimpiegarla per l’illuminazione delle case nelle ore di buio.

La diffusione di questi materiali è diventata tale che le donne dei paesi centroamericani stanno imparando a intessere i pannelli con i tessuti locali. Questo aspetto ha favorito un maggiore livello di accettazione culturale dell’innovazione, facilmente adattabile alle tradizioni del luogo, ed ha aiutato in particolare la popolazione femminile che spesso rappresenta la parte più vulnerabile nei paesi in via di sviluppo.

La possibilità di ottenere energia elettrica da una fonte rinnovabile e completamente gratuita e renderla disponibile alla parte più povera del pianeta ha fatto sì che Portable Light ottenesse il premio Tech Museum Award Laureate 2008.

www.portablelight.org

 

 

Portable Light, energia solare per tutti

di Chiara Dellanoce


Portable Light, energia solare per tutti

Tra le infinite applicazioni di celle fotovoltaiche presenti in tutto il mondo, una che merita particolare attenzione per il principio con cui è stata realizzato è quella delle Portable Lights, nata al MIT
Il Progetto Portable Light crea nuovi modi di offrire la potenza della fonte rinnovabile solare, attraverso l’uso di materiali tessili, utili e adattabili ad incontrare necessità di popoli, culture e regioni povere. Si tratta di materiali tessili leggeri e flessibili che abilitano le persone più povere del mondo a creare e possedere energia raccolta attraverso materiali di borse, coperte, ed abbigliamento.
Il progetto pilota, interdisciplinare e sviluppato con il contributo di architetti, antropologi, ingegneri e medici, è nato infatti per risolvere le esigenze della popolazione indigena dell’area messicana della Sierra Madre. Si tratta di una ricerca senza scopo di lucro, disegno ed iniziativa di ingegneria di KVA MAT che crea modi nuovi di consegnare il potere rinnovabile al mondo in sviluppo.
Sheila Kennedy è un’esperta per l’integrazione di tecnologie a celle solari creando design e modelli per materiali fotovoltaici flessibili in grado di cambiare il modo di ricevere e distribuire l’energia. Questi muovi materiali, noti come tessuti solari sono realizzati in semiconduttori che assorbendo la luce del sole la convertono in energia elettrica: Portable Light è un tessuto leggero, portatile e morbido capace di immagazzinare i raggi solari per restituire luce e trasformarsi in una lampada nomade. Kennedy & Violich Architecture nel quale lavora la Kennedy, è uno studio di progettazione interdisciplinare che esplora nuovi rapporti tra architettura, tecnologia sostenibile e nuove esigenze degli utenti. MATx ha realizzato il tessuto solare, ed è un’azienda che progetta materiali pionieristici applicati ad una produzione creativa attraverso la scienza dei materiali, l’elettronica, il design e l’architettura. La MATx collabora con aziende e tecnologie leader per realizzare concetti, prodotti e sistemi in grado di accelerare lo sviluppo di tecnologie energeticamente efficienti in architettura.
Si tratta di una sofisticata nanotecnologia al servizio di chi non ha accesso all’energia.
La Luce portabile sta servendo le comunità indigene nella Sierra Madre in Messico dal 2005. Progetti nuovi sono in preparazione per Nicaragua, attraverso il programma Paso Pacifico, per l’Amazonias brasiliano e venezuelano attraverso Telê-Salud e per Zwa-zulu Natal attraverso il programma di iTEACH all’Ospedale di Edendale e l’Ospedale Generale del Massachusetts.

L’utilizzo primario per il quale è stata ideata tale implementazione di nanotecnologie è quello di creare lanterne in grado di fornire luce per lettura e illuminazione delle capanne e dei singoli villaggi dispersi e lontani dalle città sviluppate; attualmente grazie al progresso della ricerca si stanno sperimentando sistemi basati su questo principio in grado di essere connessi tra loro per fornire maggiore potenza e di caricare apparecchiature tecnologiche durante i viaggi.
Portable Light

Un esempio sono gli Huichol, Peyoteros del Messico, la popolazione seminomade messicana, che ha integrato i piccoli pannelli solari nei sacchi utilizzati per le proprie attività quotidiane per raccogliere abbondante quantità di energia solare per illuminare le abitazioni e i luoghi altrimenti bui.

La tecnologia di integrazione dei pannelli solari all’interno di tessuti è un’idea in grado di fornire energia pulita ovunque, ma si integra perfettamente nelle comunità in cui viene introdotta tanto che in alcune zone dell’America Centrale le donne intessono le locali stoffe con questi pannelli.

Tra i pregi di questa tecnologia, che gli hanno permesso di ottenere il premio Tech Museum Award Laureate 2008, vi sono i vantaggi della versatilità e della facile adattabilità. (Massachussets Institute of Technology) attraverso l’idea concepita da Sheila Kennedy: integrazione di pannelli solari flessibili in stoffe e tendaggi con lo scopo di creare energia gratuita e libera per 2 miliardi di persone nel mondo che non hanno accesso all’elettricità.


Per maggiori informazioni sugli argomenti trattati in questo articolo


giovedĂŹ, 30 aprile 2009

La crescita felice del fotovoltaico

Nonostante le difficoltà prodotte dalla crisi economica il settore fotovoltaico in Italia dovrebbe reggere meglio che in altri paesi. Dopo il boom del 2008, con 330 MW installati e il superamento di quota 500 MW totali, si iniziano ad aprire nuove opportunità sul versante della produzione. L'editoriale di Gianni Silvestrini.


E all’improvviso sbuca l’Italia che arriva quarta, spalla a spalla con gli Usa e subito dopo Spagna e Germania, nella classifica mondiale delle installazioni fotovoltaiche del 2008. Il dato finale per il nostro paese è stato infatti rivisto ad aprile dal GSE a 338 MW a seguito della elaborazione delle domande pervenute nei primi mesi di quest’anno, ma riferite ancora agli impianti installati nel 2008. Nel solo mese di dicembre si era infatti registrato un rush di 130 MW in previsione del leggero calo dell’incentivo.

A livello mondiale lo scorso anno la potenza installata è stata più che doppia rispetto ai valori del 2007. Una crescita formidabile, condizionata però dal boom irripetibile della Spagna. Per comprendere la rapidità della diffusione del fotovoltaico, basta osservare che i MW connessi in rete nel 2008 in Italia sono stati superiori alla potenza che veniva installata annualmente in tutto il mondo all’inizio del decennio (334 MW nel 2001).  Mentre a lungo siamo stati nelle posizioni di coda nella diffusione delle rinnovabili, adesso il recupero è netto. Oggi, infatti, possiamo affermare di aver superato la soglia dei 500 MW fotovoltaici totali, considerando anche gli impianti realizzati prima del conto energia. ma la crescita riguarda anche il solare termico e l’eolico, rispettivamente con 350-400.000 metri quadrati e 1.010 MW installati lo scorso anno.

Cosa ci aspetta ora? Se si considerano gli scenari sul medio termine, l’Italia dovrebbe mantenere il secondo posto in Europa, visti i tetti massimi imposti al mercato spagnolo (grafico 1). L’ultima elaborazione dell’Epia, resa pubblica ad aprile in piena crisi, indica un mercato mondiale in continua crescita che nel 2013 dovrebbe garantire installazioni comprese tra 12,5 e 22,5 GW.
Il boom di dicembre, il maltempo dei primi mesi 2008 e gli effetti della crisi hanno rallentato la crescita in questo primo scorcio di anno, ma la corsa è destinata a riprendere grazie alle forti diminuzioni dei costi (grafico 2) e alla progressiva entrata in funzione di impianti multi MW.

Oltre agli effetti della crisi finanziaria, i due elementi che condizioneranno la diffusione del fotovoltaico nel nostro paese nei prossimi anni sono le modalità e l’entità della riduzione dell’incentivo da un lato e il governo delle domande degli impianti su larga scala dall’altro.
Ogni tanto circolano voci su possibili ritocchi del conto energia prima della scadenza della fine del 2010 e questo fatto è molto negativo perché genera incertezza. Già la pessima uscita sulla revisione delle detrazioni fiscali del 55% aveva, impropriamente, generato onde d’urto anche sul mercato del fotovoltaico inducendo dubbi sulla certezza del diritto. Il solo comparire di annunci di revisione delle tariffe, peraltro non da fonte ufficiale, rischia di far desistere non solo piccoli e grandi operatori, ma anche di rallentare gli investimenti sul lato della produzione delle tecnologie.
Detto questo, occorre un ampio confronto per fare in modo che la riduzione del conto energia nei prossimi anni sia tale da rendere sostenibile la connessione in rete di una potenza annua superiore al GW (sul modello tedesco, per intenderci, sia come contenimento dell’incentivo che come entità delle installazioni).

E veniamo al secondo punto di riflessione. Si sa che sono state presentate richieste per diverse migliaia di MW nelle regioni del sud, in alcuni casi per centrali di potenza superiore ai 100 MW. Ora, non si tratta di essere pregiudizialmente contrari agli impianti a terra. Per raggiungere targets come quelli che propone l’Epia, 390 GW alla fine del prossimo decennio in grado di coprire il 12% della domanda europea di elettricità, o anche “solo” gli 8,5 GW indicati nel position paper italiano, è ovvio che occorrerà un mix bilanciato di tipologie, con una prevalenza di milioni di edifici solarizzati, ma dando spazio anche ad impianti a terra.
La spinta verso la realizzazione di edifici a bassissimo consumo di energia aiuterà molto la diffusione del fotovoltaico. In Gran Bretagna si sta discutendo la legge che prevede che dal 2016 tutti i nuovi edifici residenziali debbano essere “carbon neutral” e l’esempio dilaga perché anche Francia, Germania e Olanda stanno definendo analoghi obbiettivi al 2020. Per finire, la Commissione industria del Parlamento europeo lo scorso 31 marzo nelle raccomandazioni sulla revisione della Direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici ha inserito la proposta che tutti i nuovi edifici siano ad emissioni zero a partire dal 2019.
Dunque, tutto fa pensare che si aprirà un mercato di milioni di impianti FV nella nuova edilizia che si aggiungeranno agli interventi sull’esistente.
Sul fronte degli impianti a terra, la sfida è quella di progettare interventi di dimensioni accettabili in aree marginali. In alternativa, andrebbero integrati con la produzione agricola che rendano gradevole la loro presenza. Per esempio, campi con file di inseguitori solari intervallate tra di loro da coltivazioni, recinzioni di alberature ... Se non passa una concezione intelligente per gli impianti a terra, il rischio di una reazione negativa a livello locale è probabile, come insegnano le polemiche degli ultimi anni sui campi eolici.

Un’ultima riflessione sull’attuale situazione di crisi economica. Ovviamente questa si riflette anche sul settore delle rinnovabili principalmente per la difficoltà dell’accesso al credito.
Mentre confortano i dati 2008 della Germania che risentono ancora limitatamente della crisi, con un aumento da 250.000 a 280.000 del numero degli occupati nelle rinnovabili e con investimenti cresciuti del 20% a 13 miliardi di euro, sono sempre più diffusi in questo inizio di anno i segnali di difficoltà con licenziamenti e ridimensionamenti. I dati del primo trimestre 2009, con 13,3 miliardi $ di investimenti su scala mondiale, indicano un dimezzamento delle attività nelle rinnovabili rispetto allo stesso periodo del 2008. La situazione dovrebbe però migliorare significativamente quando diverranno operativi i finanziamenti anticiclici predisposti dall’Amministrazione Obama e da altri governi.

In questo contesto di difficoltà, l’Italia, che presenta ottimi livelli di incentivazione e di insolazione, dovrebbe reggere meglio di altri dal punto vista delle installazioni ed offrire interessanti opportunità anche nella fase della produzione delle tecnologie. E infatti diversi produttori di celle e moduli stanno incrementando la loro capacità produttiva. E’ il caso, tra gli altri, di X-Group, Helios Technology, Solarday, Pramac e per finire del grande progetto sui film sottili di Enel e Sharp. Dunque, mentre in altri paesi ci sono ripiegamenti, la nostra industria cresce. Proprio per questo è importante garantire certezze sul conto energia fino alla fine del 2010. In questo modo l’Italia si presenterà, alla ripresa del mercato, con una capacità produttiva autonoma in grado di reggere la concorrenza.

Gianni Silvestrini (Direttore scientifico QualEnergia)


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categorie: lavoro, economia, energia, consumi, buone notizie, crisi, solare, fotovoltaico
lunedĂŹ, 09 marzo 2009

Il fotovoltaico più potente d’Italia diventa operativo

Installati sul tetto dello stabilimento KME a Serravalle Scrivia (AL) ben 4,7 MW di potenza; secondo dati GSE il secondo impianto di questo genere in Italia arriva ad una potenza di 2,16 MWp. Una prima sezione da 2,7 MWp era stata attivata a dicembre 2008, ora Ergyca Industrial, controllata dal Gruppo ErgyCapital ha completato la messa in funzione dell’impianto di Serravalle Scrivia, che con i suoi 4,7 MWp, si afferma come il sistema fotovoltaico più potente della Penisola. L’impianto installato sul tetto dello stabilimento KME occupa una superficie di 70.000 metri quadrati, di cui 38.000 ricoperti da moduli; a regime avrà una produzione prevista di oltre 5 GW/h (per il 90% ceduta allo stabilimento) l’anno pari al consumo medio annuale di energia elettrica di oltre 2 mila famiglie e consentirà una riduzione di emissioni di anidride carbonica di circa 2500 tonnellate. L’entrata in funzione rappresenta la prima concretizzazione dell’accordo quadro tra KME Group ed ErgyCapital per la realizzazione di investimenti nelle energie rinnovabili presso i siti produttivi di KME Group, ed in base al quale quest’ultima acquisterà l’energia elettrica prodotta dall’impianto da Ergyca Industrial, che a sua volta corrisponderà a KME un canone d’affitto per l’utilizzo della superficie. “Siamo orgogliosi di stabilire un nuovo primato italiano nel fotovoltaico”, ha dichiarato Luca d’Agnese, Amministratore delegato di ErgyCapital. “Un successo che evidenzia la solidità del nostro modello di business, oltre che la tenuta del settore delle energie rinnovabili nonostante la recente turbolenza dei mercati finanziari”. http://www.rinnovabili.it/

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giovedĂŹ, 05 marzo 2009

ECO-ENERGIA: CONTO ALLA ROVESCIA PER RINNOVABILI REGIONALI
(ANSA) - ROMA, 4 MAR - iniziato il countdown per la scadenza del burden sharing, vale a dire, per le ripartizioni, a livello regionale, della produzione delle energie rinnovabili per arrivare al 17% del consumo totale da rinnovabili al 2020, cosi' come concordato a livello comunitario dal pacchetto Ue Clima-Energia. In base al decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano ha, quindi, 90 giorni di tempo dall'entrata in vigore della disposizione, per emanare i decreti che definiranno la ripartizione regionale degli obiettivi. ''Un countdown annunciato - commenta Roberto Longo, Presidente di APER (Associazione Produttori Energia Rinnovabile) - che l'Associazione non manchera' di monitorare. ora, infatti, di passare dalle discussioni sugli obiettivi al 2020 all'azione per recuperare il terreno. Partendo dalle potenzialita' di ciascuna regione, il burden sharing rappresenta, infatti, un'importante sfida per il nostro Sistema Paese, un'occasione unica per stimolare e motivare i cittadini, le amministrazioni locali e le regioni. In caso contrario, per altro, il Governo potra' attivare i propri poteri sostitutivi dove le regioni adottino provvedimenti ostativi al raggiungimento dell'obiettivo di pertinenza di ciascuna, cosi' come sara' previsto dal decreto stesso''. Il direttore dell'Aper, Marco Pigni, inoltre, ha incontrato ieri la XIII Commissione del Senato per illustrare gli ostacoli di natura autorizzativa e culturali che portano al mancato ottenimento del consenso della realizzazione degli impianti. ''La mancanza di una forte volonta' a livello centrale, di linee guida previste dal DLgs 387/03, art. 12 - ha affermato Marco Pigni, direttore dell'Aper - e di norme chiare e vincolanti, su una scelta politica di sostenibilita' ambientale e, in particolare, di ragionevole sviluppo delle politiche di incentivazione delle fonti rinnovabili, fa si' che le Regioni si trovino liberamente a legiferare in materia. In particolare anche l'Italia puo' recuperare il tempo perduto eliminando ostacoli non finanziari ma procedurali e dando una maggiore omogeneita' nel recepimento a livello regionale dell'iter autorizzativo per gli impianti a fonti rinnovabili. Le Regioni dovrebbero essere maggiormente coinvolte nelle scelte centrali ma anche piu' assistite nel processo della loro concretizzazione. Occorre giungere quanto prima all'applicazione di un procedimento autorizzativo unico a livello nazionale, secondo uno schema comune e condiviso a livello di Conferenza Unificata Stato-Regioni-Enti locali. Inoltre permangono, allo stato attuale, notevoli problematiche riguardo alla connessione alla rete elettrica nazionale sia in Alta che in Media e Bassa Tensione a cui si sta interessando l'Autorita' per l'Energia Elettrica e il Gas che ha avviato, di recente, pubbliche consultazioni per giungere presto a un nuovo quadro regolatorio. L'altro aspetto messo in evidenza nell'incontro al Senato - ha concluso Pigni - e' l'individuazione di meccanismi di premialita' e di sanzione, da verificare ogni due anni, che presiedano al raggiungimento dei target regionali con una logica di ''meccanismi flessibili'' tali da garantire ricadute economiche alle Regioni ''virtuose'' a vantaggio dei consumatori con scali sulla bolletta elettrica che porterebbero a limitare fortemente la proliferazione della sindrome di NIMBY anche in questo settore''. Y72 - http://www.ansa.it/

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sabato, 14 febbraio 2009

Crotone: al via "mille tetti fotovoltaici"

che sia da esempio alle altre ammnistrazioni!


La giunta provinciale, riunitasi questa mattina, ha approvato una serie di delibere tra le quali il progetto denominato “1.000 tetti fotovoltaici nella provincia di Crotone”, elaborato dalla società PIER S.c. a r.l. (Polo Innovazione Energie Rinnovabili).


Si tratta di un progetto, redatto gratuitamente dal Pier, che prevede l’installazione gratuita per le famiglie che ne faranno richiesta, di tetti fotovoltaici.


L’approvazione dell’importante progetto, approvato nella giornata odierna dalla giunta provinciale, rientra nelle politiche ambientali che l’amministrazione Iritale sta mettendo in campo sin dal suo insediamento. “Le fonti rinnovabili rappresentano, secondo l’Unione Europea, - è scritto nella considerazioni della delibera di giunta - una componente sempre più decisiva all’interno del mix energetico. Oltre a rappresentare un valido aiuto per il controllo delle emissioni in atmosfera, le fonti rinnovabili mostrano un interessante potenziale di sviluppo economico. Il progetto proposto raggiunge lo scopo di minimizzare l’onere dell’investimento iniziale a carico dei soggetti pubblici e privati, che intendono dotarsi di tali impianti, nonché delle spese amministrative e di quelle di manutenzione, individuando, nel contempo, le funzioni di garanzia e di risoluzione delle problematiche che dovessero presentarsi. La realizzazione di tale progetto consentirà, a regime, di ridurre considerevolmente la spesa energetica delle famiglie, anche nell’ipotesi di un aumento dei consumi elettrici e del costo delle fonti primarie. Più in generale la realizzazione di tale progetto consentirà una consistente riduzione delle emissioni di CO2, con evidenti vantaggi a favore dell’ambiente, ed una riduzione dell’impronta ecologica del territorio provinciale”.


Nei prossimi giorni la Provincia di Crotone fornirà ulteriori notizie sul progetto che porterà il territorio ad una minore emissione nocive per l’ambiente oltre che un notevole risparmio economico per le famiglie ed una produzione di energia pulita.

da Strill.it


venerdĂŹ, 06 febbraio 2009

Solare Termico fotovoltaico, ancora passi avanti

Dagli Stati Uniti e da una società di ricerca italiana nuovi prototipi altamente efficienti per l’applicazione ibrida della tecnologia del solare termico e fotovoltaico. La MTPV Corporation, un’azienda di Boston, USA, ha recentemente investito 10 milioni di dollari in un progetto che ha lo scopo principale di testare un nuovo prototipo per la conversione del calore in energia elettrica attraverso la tecnologia del solare denominato “Termico fotovoltaico” (TPVs), immediatamente applicabile nelle aziende del settore produttivo nelle quali si rende possibile utilizzare a tale scopo il calore di scarto delle macchine. I pannelli termici fotovoltaici convertono la radiazione solare che viene irradiata da una superficie calda in elettricità. In questo tipo di sistema o circuito, la luce del sole viene “concentrata”, convogliata su un materiale che in questo modo si surriscalda, emettendo di conseguenza la luce che viene poi trasformata in energia elettrica. Proprio a causa delle altissime temperature che il materiale raggiunge in fase di surriscaldamento, questa tecnologia fino ad ora non si è resa molto idonea per applicazioni commerciali (nel termico fotovoltaico convenzionale era di 1500°C, mentre negli ultimi prototipi questa è scesa fino ai 1000°C). Il sistema applicato nel prototipo della MTPV Corporation permette di aumentare di dieci volte il flusso di fotoni dal materiale surriscaldato alla cella solare rispetto ai pannelli termici fotovoltaici finora in uso, come afferma Robert DiMatteo, ricercatore della MTPV, prevedendo di poter produrre sistemi meno complessi e di dimensioni molto ridotte a parità di energia prodotta ma con minor impiego di materiale. Inoltre nel sistema termico fotovoltaico l’efficienza raggiunta è dell’85%, poiché il materiale impiegato nello strato sottoposto al flusso di calore è selezionato in modo che nel momento in cui quest’ultimo si surriscalda esso emette una radiazione luminosa ad una lunghezza d’onda che la pila solare può convertire in modo assolutamente efficiente. Infatti, mentre in un convenzionale pannello termico fotovoltaico la maggior parte dei fotoni generati dal materiale surriscaldato vengono riflessi nuovamente all’interno del materiale una volta raggiunta la superficie, nel prototipo del Professor DiMatteo il materiale sottoposto al flusso di calore e la superficie della pila solare sono estremamente ravvicinati: in questo modo la lunghezza d’onda della luce emessa è breve, la luce viene letteralmente intrappolata, poiché il flusso di fotoni si sposta da un materiale all’altro come se non ci fosse alcun tipo di distacco. In questo modo la carica energetica viene trasferita agli elettroni dell’uno e dell’altro lato di questo piccolissimo gap tra i materiali. Esiste poi un progetto, messo a punto dal SIT, Scienza Industria Tecnologia, una società di ricerca con sede nella città di Pisa, attiva in settori altamente tecnologici ed innovativi quali optronica laser, energia ambiente, medico sanitario, controllo di processo. Questa società ha ideato impianti ibridi in cui calore ed energia elettrica vengono abbinate in un unico sistema costituito da un modulo fotovoltaico schermato da uno strato d’acqua. Il pannello, chiamato TESPI, è costituito da uno strato di cinque centimetri d’acqua (1), separato dalla cella fotovoltaica (3) attraverso una sottile intercapedine d’aria (2). Un secondo strato d’acqua di 2 centimetri (4), posto posteriormente alla cella, asporta parte del calore (che viene trasportato in speciali canali (5), raggiungendo una temperatura di circa 45°C, che garantisce l’assorbimento della componente infrarossa dello spettro solare. L’acqua del primo strato del dispositivo raggiunge circa i 70°C e può essere estratta ed immagazzinata in un serbatoio coibentato e successivamente fruttata a fini domestici. Questo tipo di sistema raggiunge un’efficienza termica pari all’80% di un pannello termico ed una resa elettrica di poco diversa rispetto a quella di un convenzionale sistema fotovoltaico. Il brevetto del TESPI è italiano, segno che anche il nostro Paese ha risorse tecnologiche, ma soprattutto “cervelli”, in grado di competere a livello internazionale per l’applicazione di tecnologie sostenibili all’avanguardia.
Fonti:
www.scintec.it
www.technologyreview.com
http://www.rinnovabili.it/

postato da: oscarboscaro alle ore 20:56 | link | | Add to Technorati Favorites commenti
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giovedĂŹ, 05 febbraio 2009

Fotovoltaico ed eolico prendono quota

Roma - Suscitano molto interesse due progetti, intrapresi rispettivamente da un'azienda statunitense e da una startup formata da ricercatori finlandesi e australiani, volti a creare pannelli fotovoltaici più economici. Il tutto senza influire sul risultato prodotto: stando ai protagonisti della ricerca, i nuovi metodi fornirebbero un risultato identico a quello ottenuto dei comuni pannelli fotovoltaici.

Il primo progetto, nato dalla collaborazione tra l'Australian National University,
Spark Solar Australia e l'azienda finlandese Braggone Oy, ha come obbiettivo quello di creare un componente fluido da spruzzare sui pannelli. Il progetto, che avrà durata triennale, dovrebbe consentire di "spruzzare un film di idrogeno ed uno di materiale non riflettente su un nastro trasportatore" si legge in una dichiarazione rilasciata da Spark Solar. Il procedimento, sul quale non è dato al momento sapere altro, servirà a rimpiazzare le attuali tecniche di fabbricazione delle celle fotovoltaiche, giudicate troppo costose.

Secondo i ricercatori della joint venture il nuovo dispositivo potrà ridurre i costi complessivi di un'intera fabbrica di medie dimensioni di circa 2,5 milioni di euro. Il tutto sarà possibile senza alcuna perdita a livello qualitativo: "Le celle saranno della stessa qualità di quelle tradizionali, ma molto più economiche"
dichiara il dottor Keith McIntosh della Australian National University.

Ugualmente ambizioso è il progetto della Advanced Green Technologies, società statunitense il cui vanto sono dei pannelli fotovoltaici molto più sottili e molto più performanti dello standard in commercio: secondo l'azienda, i suoi pannelli continuerebbero a produrre energia anche nei giorni in cui il cielo è coperto. Tutto questo, grazie all'utilizzo di laminati molto leggeri incapsulati in moduli composti da un polimero trasparente. Il prodotto è ideato soprattutto per le zone il cui clima non è sempre clemente: "Se è vero che in zone assolate tutto l'anno come il sud della California il nostro pannello non può competere con quello di vetro, è anche vero che in zone in cui il clima non è così mite, su base annuale, la nostra invenzione rende di più" dichiara Gene Okun, dirigente dell'azienda.

Ma non è solo sul fotovoltaico che sono puntate le aspettative dei ricercatori: anche il settore eolico continua ad avanzare, facendo sempre più breccia nei sistemi di produzione energetica. Con esso avanzano anche gli Stati Uniti: di queste settimane la notizia che vede gli USA sorpassare per produzione di energia eolica la Germania, staccandola di un gigawatt.

Il
sorpasso, avvenuto durante lo scorso anno, vede gli USA come il maggior produttore di energia eolica a livello mondiale, con 25GW complessivi rispetto ai 24GW prodotti in Germania. I nuovi impianti hanno aggiunto una capacità di ben 8,4GW alla rete preesistente, destinata ad essere ulteriormente ampliata dall'intervento della commissione Finanza del Senato che ha di recente annunciato di voler applicare detrazioni fiscali pari a 31 miliardi di dollari da investire sulle energie pulite.

Vincenzo Gentile - PuntoInformatico.it


sabato, 31 gennaio 2009

Efficienza e rinnovabili, al via trenta progetti innovativi

Cella fotovoltaica Industria 2015 ha scelto 30 progetti innovativi per le aree tecnologiche efficienza energetica e fonti rinnovabili. Coinvolte 234 imprese e 160 enti di ricerca. Investimenti per oltre 500 milioni di euro.

Ricerca, innovazione, ricaduta industriale e occupazione queste sono le parole chiave del bando Efficienza energetica di “Industria 2015” che si era chiuso lo scorso 15 settembre e che lunedì 19 gennaio ha definito ufficialmente i 30 progetti ammessi sugli 86 presentati.
Da un’analisi per grande linee si può notare che i progetti innovativi approvati sono così suddivisi (vedi elenco più dettagliato in allegato):

  • 8 riguardano la bionergia e la produzione di energia da rifiuti
  • 5 il fotovoltaico
  • 2 il solare termico e termodinamico
  • 2 l’eolico
  • 3 la microcogenerazione ad alta efficienza e la generazione distribuita
  • 3 gli elettrodomestici ad elevata efficienza energetica
  • 2 le celle a combustibile e idrogeno
  • 2 i materiali per l’edilizia e la bioarchiettura
  • 1 le tecnologie avanzate per l’illuminazione
  • 2 i motori elettrici efficienti e processi industriali

Questi sono dunque i 30 progetti di ricerca e innovazione ammessi ai 200 milioni di incentivi del secondo bando di Industria 2015, con il coinvolgimento di 234 imprese, 160 enti di ricerca. Insieme attiveranno circa 500 milioni di investimenti in attività di ricerca e sviluppo, di cui oltre il 20% sarà realizzato nel Mezzogiorno.
Ogni progetto avrà diritto ad una quota di contributo pubblico pari al 35% dell’investimento previsto che oscilla dai circa 11 milioni ad un massimo di 27 milioni di euro per progetto.

Il 54% delle imprese interessate sono piccole e medie imprese, ma nel ruolo di capofila ci sono anche grandi industrie come Riello, Indesit, Enel, Telecom, Merloni Termosanitari, Beghelli, Whirpool. Presente anche la Fiat con il suo Centro di Ricerche.
Ciascun progetto di efficienza energetica o di fonti rinnovabili ammesso al finanziamento è proposto da partenariati qualificati, che puntano alla realizzazione di nuovi prodotti o servizi in grado di determinare positive ricadute industriali.
I progetti sono distribuiti in aree tecnologiche con alto potenziale innovativo come ad esempio il fotovoltaico e la bioenergia (almeno il 65% degli investimenti previsti e il 56% delle imprese proponenti) e in aree con alto potenziale applicativo (circa il 35%) come l’eolico, i materiali ad alta efficienza per l'edilizia o i sistemi e sottosistemi ad elevata efficienza per usi finali.

Il programma Industria 2015, lanciato con la finanziaria 2007 dal Governo Prodi e dal dicastero dello Sviluppo Economico di Bersani (il bando Efficienza era coordinato da Pasquale Pistorio) è nato con la caratteristica che i progetti debbano essere presentati da consorzi costituiti tra centri di ricerca pubblici e imprese, devono avere un notevole grado di novità e innovazione, una forte e certa ricaduta industriale, essere valutati da una agenzia esterna che si avvalga di valutatori indipendenti e, infine, essere monitorati. Iniziative di questo tipo sono strategiche per accrescere la competitività nazionale su mercati in espansione come quelli dell’efficienza energetica e delle rinnovabili. E’ sperabile quindi che il Governo Berlusconi e il Ministro Scajola in particolare, ripropongano al più presto un nuovo bando su questa area tecnologica.

da QualEnergia.it


giovedĂŹ, 29 gennaio 2009

La detrazione fiscale è ripristinata

Gli emendamenti approvati all’articolo 29 del decreto 185 riportano il 55% alla sua originale efficacia. La detrazione spalmata su 5 anni. Un respiro di sollievo per operatori e cittadini e un risultato ottenuto a furor di popolo.

Dietrofront del governo sulla detrazione fiscale. Tutto torna come prima o quasi. Se non ci saranno modifiche dell’ultima ora, almeno per i prossimi due anni verrà mantenuto il 55% e soprattutto il suo impatto visto che non ci saranno più limiti di spesa annuali, come quelli indicati nel decreto 185/08.
Alleghiamo il testo degli emendamenti apportati all’articolo 29 del decreto 185 (con la versione originale), il cosiddetto decreto “anti-crisi”, che tratta appunto della detrazione fiscale del 55% per interventi di riqualificazione energetica dell’edificio. Il testo è quello approvato dalle Commissioni riunite di Bilancio e Finanza della Camera. L’esame in aula è iniziato lunedì e dovrà poi passare al Senato. Il Governo ha richiesto la fiducia sul provvedimento che resterà quindi pressoché immutato, scatenando le critiche delle opposizione e dello stesso Presidente della Camera dei Deputati.

Tuttavia per quanto riguarda la detrazione fiscale del 55% per interventi di efficienza energetica e di utilizzo delle rinnovabili in edilizia, come detto, tutto o quasi viene riportato alle precedenti disposizioni, per capirsi quelle in vigore nel 2007-2008. Con alcune eccezioni.

La detrazione dell’imposta lorda resta del 55% ma dovrà essere ripartita in 5 rate annuali di pari importo (quindi non più tra 3 o 10 anni). Non ci sono limiti annuali per la detrazione, che avrebbero inficiato il provvedimento e costretto ad una doppia presentazione cautelativa della richiesta di detrazione, una per il 55% e un’altra per il 36%. Ma molto più probabilmente avrebbero scoraggiato questi interventi e favorito i lavori in nero. E’ inoltre eliminata la procedura del “silenzio-dissenso” da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Il testo emendato rispetto al decreto sopprime nell’art 29, comma 1 la frase “alle detrazioni per interventi di riqualificazione energetica degli edifici, di cui all’articolo 1, commi da 344 a 347, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.”
Quindi i limiti di risorse finanziarie annuali, che si leggono nel comma 7 modificato, sono relativi solo a crediti di imposta per le spese per attività di ricerca.

Altra novità riguarda una comunicazione preventiva all’Agenzia delle entrate che dovranno fare i contribuenti interessati alle detrazioni. La comunicazione, che ha l’obiettivo di monitorare l’andamento delle richieste, dovrà essere definita nei termini e secondo le modalità previsti con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate (sarà emanata entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto).

Come abbiamo detto su queste
pagine, sarebbe stato un suicidio per l’economia (oltre che per rilanciare l’efficienza energetica in edilizia) non prorogare per i prossimi anni questo provvedimento che ha dimostrato la sua validità. Un provvedimento praticamente a costo nullo per lo Stato e portatore di innumerevoli benefici per moltissimi settori manifatturieri, per i progettisti e gli installatori presenti in Italia. E per gli stessi utenti, i cittadini e le imprese. Una delle vere soluzioni anti-crisi e per questo un risultato ottenuto a furor di popolo.

LB - QualEnergia


domenica, 25 gennaio 2009

Rinnovabili e lavoro nell'Italia del 2020

stabilimento x-group Entro il 2020 le fonti rinnovabili elettriche e termiche potrebbero creare in Italia più di 200mila posti di lavoro. A partire dagli obiettivi del position paper governativo del 2007 si iniziano a stimare investimenti e ricadute occupazionali.

Le rinnovabili da sole da qui al 2020 possono dare 200mila nuovi posti di lavoro. Che le fonti pulite facciano bene anche all’occupazione è cosa che abbiamo riportato più volte su queste pagine. Solo per citare un dato, il Green Jobs Report dell’Unep conta 2,3 milioni di posti di lavoro nel mondo legati alle fonti pulite e stima che entro il 2030 si arrivi a oltre 20 milioni. Ma i dati del Green Jobs Report - come spiegano gli autori stessi - sono parziali. Mancano infatti i numeri di molti paesi, tra cui quelli per l’Italia.

La stima di quanto lavoro le rinnovabili possano creare nel nostro paese da qui al 2020 l’ha data invece oggi Giovan Battista Zorzoli, presidente di Ises Italia, intervenuto al convegno Energia Ambiente 2009, il cui tema centrale erano appunto i green jobs. Partendo dagli obiettivi del position paper 2007 del Governo per l’elettricità, e dalle stime degli investimenti necessari per raggiungerli (fatte dal prof. Arturo Lorenzoni dell’Università di Padova) Zorzoli ha valutato le ricadute sull’occupazione avvalendosi della tavola intersettoriale dell’economia italiana, elaborata dall’Istat.

Risultato? Cifre diverse a seconda del fatto che siano presi in considerazione vari fattori. Considerando la sola produzione di elettricità, per raggiungere gli obiettivi del position paper (per il quale ad esempio il fotovoltaico dovrà arrivare a 7.500 MW), secondo le stime di Lorenzoni occorrerebbe un investimento di 79.300 milioni di euro. In questo caso i posti di lavoro creati nel settore dell’elettricità pulita sarebbero circa 135mila. Considerando però i costi in diminuzione delle varie tecnologie, a causa delle previste innovazioni tecnologiche e le economie di scala, per realizzare gli obiettivi del position paper potrebbero bastare 67.500 milioni di euro. In questo caso i nuovi occupati sarebbero circa 120mila. A questi andrebbero tolti i posti di lavoro che si perderebbero per le centrali tradizionali non costruite: si arriverebbe così a 112.500.

Questo dato però è limitato al solo settore delle rinnovabili elettriche, e senza considerare il solare termodinamico e l'energia dalle maree, ancora in una fase che rende difficili fare stime.
Se si aggiungono le rinnovabili non elettriche i nuovi i posti di lavoro, calcolati utilizzando la tavola intersettoriale Istat, risultano 140mila. Ma forse in questo ambito c'è ancora una sottovalutazione delpotenziale del settore. Tuttavia, la tavola, se calcola occupazione diretta e indiretta, non va a calcolare l’impatto che le retribuzioni dei nuovi occupati avrebbero sull’economia, cioè l'aumento del risparmio, del gettito fiscale, della maggior domanda di beni e servizi.
 
Tenendo conto di tutto ciò, i nuovi posti di lavoro che si creerebbero al 2020 salirebbero ad almeno 200mila. Cifra che potrebbe essere addirittura più alta se si realizzasse uno sviluppo sul territorio di attività produttive legate alle rinnovabili maggiore del previsto e capace di far diminuire le importazioni del settore. Lavori che - spiega Zorzoli – soprattutto per fotovoltaico ed eolico sarebbero soprattutto al Sud e che comunque sarebbero distribuiti in vari settori: dall’hi-tech per il fotovoltaico, al minerario per la geotermia, all’agricoltura e al trasporto per le biomasse.

GM - da
QualEnergia

giovedĂŹ, 22 gennaio 2009

Intervista Ing. Gerardo Montanino - http://www.rinnovabili.it/

Conto Energia, l’inarrestabile motore del fotovoltaico made in Italy


A tre anni di vita dei decreti in “Conto Energia” facciamo il punto delle loro applicazioni con l’Ing. Montanino, Direttore tecnico del GSE

Ing. Montanino, l’opportunità italiana per lo sviluppo del fotovoltaico, costituita dal Conto Energia, compie già tre anni. Forse è il momento per fare qualche considerazione. Prima di parlare di numeri, sono stati secondo lei raggiunti gli obiettivi strategici posti alla base dei Decreti?

Non è facile rispondere a questa domanda, poiché gli obiettivi che il Conto energia si propone di raggiungere sono molteplici. Posso provare ad evidenziarne qualcuno.
Sicuramente il conto energia si prefiggeva di far decollare il numero delle installazioni fotovoltaiche in Italia. Nel quinquennio 2000 – 2005, durante il quale è stato operativo lo schema d’incentivazione in conto capitale del programma “Tetti fotovoltaici”, il volume di fotovoltaico annualmente installato ristagnava su valori di pochi megawatt. Con la partenza del “Conto energia”, dopo una prevedibile inerzia iniziale, il ritmo delle installazioni annue è completamente cambiato e, dai 70 MW del 2007, siamo arrivati ai circa 200 MW del 2008. Pertanto da un punto di vista quantitativo siamo sulla strada buona.
Parallelamente alla potenza installata, era prioritario anche sviluppare e formare gli operatori fotovoltaici in Italia (produttori di moduli e componenti, installatori, progettisti), presupposto indispensabile per una crescita armoniosa e duratura del mercato e per evitare di diventare una terra di conquista da parte di prodotti ed operatori stranieri. Su questo fronte la partita è ancora tutta da giocare e l’esito non è certo.
Infine, un terzo obiettivo, strettamente legato ai primi due, è rappresentato da una progressiva riduzione del costo dell’impianto per l’utente finale. Anche su questo punto non è possibile esprimere un giudizio, perché il mercato non evidenzia al momento segnali che ci possano indicare che in Italia si sia imboccata la strada giusta. Anzi, è sempre presente il rischio che, nelle varie fasi del processo, si possano radicare costi parassiti (senza valore aggiunto), che potrebbero rallentare, se non impedire, l’auspicata riduzione dei costi.

Quali sono state le principali innovazioni del secondo Decreto rispetto al primo?

Il Decreto del 19 febbraio 2007, che ha definito l’attuale quadro di riferimento normativo per il Conto energia, ha permesso di superare alcune criticità che avevano di fatto inceppato il cammino del meccanismo d’incentivazione e rischiavano di compromettere la crescita e la continuità del nascente mercato del fotovoltaico in Italia. In particolare le novità più rilevanti sono:

  • l’abolizione della fase istruttoria di ammissione alle tariffe incentivanti e dei limiti annuali di potenza incentivabile. Attualmente, gli impianti possono richiedere gli incentivi solo a valle dell’entrata in esercizio. In questo modo sono stati eliminati i pericoli derivanti da comportamenti speculativi di alcuni operatori che, senza la reale volontà di costruire gli impianti, miravano ad accaparrarsi una quota rilevante della potenza disponibile, condizionando in tal modo lo sviluppo del mercato. L’introduzione di un limite globale di potenza incentivabile (1200 MW) permette a tutti gli operatori di pianificare i propri investimenti su di un orizzonte temporale sufficientemente lungo.
  • l’articolazione delle tariffe, in relazione alla taglia e al livello d’integrazione architettonica degli impianti, e l’introduzione di un premio sulle tariffe, abbinato ad interventi di efficienza energetica sulle unità immobiliari alle quali sono asserviti gli impianti stessi, sono leve efficaci per indirizzare il mercato verso soluzioni progettuali compatibili con l’ambiente e per creare sinergie con le politiche d’incentivazione del risparmio energetico;
  • l’eliminazione del limite massimo di 1000 kW della potenza incentivabile per un singolo impianto rende possibile iniziative di grande dimensione che potranno avere un impatto rilevante sul tasso di crescita del mercato.

Veniamo ai numeri. Mi risultano ben 23.185 gli impianti collegati attualmente in rete. E’ un dato esatto ? E comunque sono stati confermati i target di potenza istallata che sicuramente il GSE si era posto nell’applicazione dei Decreti?

Il preconsuntivo (da consolidare nei prossimi mesi) della potenza cumulata in esercizio in Italia con il “Conto energia” alla fine del 2008 è di circa 280 MW per un totale di oltre 25.000 impianti. Per fine 2009 il GSE prevede che la potenza possa raggiungere i 550 MW per un numero complessivo di impianti pari a circa 50.000. Con questo scenario la potenza totale di 1200 MW incentivabile con il nuovo conto energia potrà essere raggiunta già nel corso del 2012. E’ opportuno ricordare che a questi 1200 MW vanno sommati circa 250 MW (sui 380 MW ammessi) che si prevede saranno realizzati con le regole del primo conto energia.

Nel confronto dell’Italia con la Germania, o l’Olanda, notiamo ancora importanti differenze nello sviluppo del fotovoltaico. Quali sono, secondo lei, gli elementi che ancora frenano l’affermazione piena del fotovoltaico nel nostro paese?

Il 70% dei moduli prodotti nel mondo viene venduto e installato in Europa, che attualmente, grazie ai meccanismi di incentivazione, è leader per capacità cumulativa installata. In Europa, dopo la Germania e la Spagna, il nuovo “hot market” è sicuramente l’Italia. La Germania a fine 2008 ha superato i 5000 MW di potenza fotovoltaica cumulativa installata (a fine 2007 il dato era 3900 MW), ma questo è stato possibile grazie ad un sistema di incentivazione, il “Renewable Energy Sources Act” (EEG) che ha messo in moto il mercato nel 2000, cinque anni prima che in Italia partisse il primo conto energia. Se osserviamo i dati in Germania dopo tre anni di incentivazione, i megawatt installati erano meno di 400 (a cui vanno sottratti tutti gli impianti realizzati con il programma “100.000 tetti fotovoltaici”). Il bilancio in Italia non è così diverso, a tre anni dall’avvio del sistema di incentivazione, da quello tedesco in termini di potenza cumulativa installata. Rimangono le differenze sui prezzi degli impianti, (4.400 €/kWp, fonte BSW Solar 2008 – German Solar Industry Association, a fronte di oltre 6.000 €/kWp in Italia, dato rilevato da GSE su quanto dichiarato in sede di richiesta degli incentivi), sulla stabilità “normativa”, oltre che sulle barriere di ordine amministrativo per le autorizzazioni e per le connessioni alla rete.

In conclusione parliamo in generale di rinnovabili. Dal suo osservatorio privilegiato, crede che il nostro Paese riuscirà a raggiungere gli obiettivi posti a livello europeo?

L’obiettivo del 17% di consumi complessivi di energia da fonti rinnovabili al 2020 è ambizioso ma non impossibile; i dati di mercato ci mostrano che, nonostante la crisi economica, gli investimenti nelle rinnovabili continuano. E’ comunque necessario lo sforzo di tutti gli attori coinvolti in un processo dove le istituzioni, l’industria e gli investitori lavorano insieme puntando ad un unico obiettivo, che poi è quello della riduzione dei costi.
Last but not least, una considerazione. Poichè l’obiettivo è in percentuale del consumo finale, il suo raggiungimento passa necessariamente attraverso un uso consapevole dell’energia da parte dell’utente finale, con un conseguente cambiamento del nostro stile di vita.


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categorie: fotovoltaico, social prosumer
mercoledĂŹ, 14 gennaio 2009

Calore da rinnovabili, un futuro promettente

Finita la negoziazione sul pacchetto energia e clima 2020 - con i suoi compromessi, ma anche con la riaffermazione degli obbiettivi vincolanti di energia verde e di riduzione dei gas climalteranti - occorre ora rimboccarsi le maniche. Va infatti individuata una strategia vincente in grado di far collimare il raggiungimento dei targets climatici con interventi in grado di ridare slancio ad una macchina economica che perde vistosamente colpi. Esattamente quello che si propone di fare Obama, anche in assenza di obbiettivi legalmente vincolanti.

Per gestire questa fase occorrerebbe un super ministero del clima, o comunque una figura forte in grado di definire gli indirizzi giusti nei settori più diversi, dai trasporti alla gestione delle foreste, dalla politica energetica alla ricerca. Le scelte della Francia con Jean Louis Borloo, forte Ministro per l’ambiente, le infrastrutture e i trasporti, il Regno Unito con Ed Miliband nominato Segretario di Stato per l’Energia e il Clima e Carol Browner destinata da Obama a ricoprire il ruolo di “Zar del Clima”, indicano per lo meno la volontà di affrontare la sfida in modo nuovo.

Noi, per ora, abbiamo dato segnali di basso profilo sia all’estero con il nostro ministro dell’Ambiente mandato allo sbaraglio in una battaglia di retroguardia nelle negoziazioni sul 2020 che in casa con l’indebolimento della certificazione energetica degli edifici (che la Ue vuole invece rilanciare) e il depotenziamento masochistico delle detrazioni fiscali del 55% (anche se ora si attende un dietrofront). L’attenzione sul nucleare rischia poi di distogliere l’attenzione dalle scelte necessarie sul fronte dell’efficienza e delle rinnovabili.

Cosa dovrebbe invece fare un governo seriamente intenzionato a definire una politica climatica incisiva?
Della necessità di un approccio integrato si è già detto. Qui indichiamo alcuni suggerimenti per centrare l’obbiettivo più ambizioso, quello delle rinnovabili. Considerando che nell’ultimo decennio l’elettricità verde è rimasta sostanzialmente stabile attorno ai 50 TWh, è evidente che per raddoppiare la produzione da rinnovabili serve un deciso cambio di marcia.
Gli incentivi attuali sono sufficienti, anzi andranno progressivamente ridotti con l’evoluzione delle tecnologie, il rafforzamento di un tessuto di imprese e di competenze, lo snellimento delle procedure autorizzative. Le nuove
norme pubblicate all’inizio del 2009 dovrebbero dare certezza al settore aprendo notevoli opportunità anche agli impianti di piccola taglia.

L’attenzione andrà ora concentrata sull’immediata emanazione delle “linee guida” nazionali con un deciso alleggerimento degli iter autorizzativi e sulla ripartizione degli obbiettivi verdi su scala regionale legando parte dei trasferimenti economici dal centro alle regioni ai risultati raggiunti.
Ma l’area sulla quale occorre un più deciso salto di qualità riguarda la produzione di calore da fonti rinnovabili, il fratello minore delle rinnovabili cui sono state storicamente dedicate poche attenzioni. Eppure, secondo il “position paper 2007” del governo italiano, da questo comparto dovrebbe venire più della metà del risultato finale di energia verde al 2020, grazie ad una quintuplicazione dell’attuale contributo. Le ipotesi di crescita sono elevate anche a livello internazionale. Nel Regno Unito, ad esempio, si pensa di innalzare il contributo del calore da fonti rinnovabili entro la fine del prossimo decennio dall’attuale misero 0,6% al 14%.

E’ chiara dunque la necessità di una riflessione seria da parte delle istituzioni su come promuovere la diffusione di queste tecnologie. Ad iniziare dal ripristino delle detrazioni fiscali del 55% per il solare termico e per le biomasse, che anzi vanno estese e rafforzate. Si devono inoltre individuare modalità di incentivazione in ambiti nuovi quali le pompe di calore geotermiche o la produzione termica a media temperatura che ha campi di applicazione vastissimi, dal calore di processo industriale alla climatizzazione estiva. Si tratta infatti di segmenti che, malgrado le enormi potenzialità, risultano privi di una politica organica di sostegno.

Sui biocarburanti, infine, va sviluppata una capacità di produzione nazionale, come momento intermedio verso i biocarburanti di seconda e terza generazione, gli unici che possono realmente contribuire al raggiungimento degli obbiettivi del 2020.
L’efficacia delle politiche delle rinnovabili sarà misurabile dalle tonnellate equivalenti di petrolio risparmiate e dalla crescita dell’industria delle tecnologie verdi.
Sul versante delle realizzazioni l’Italia sta finalmente ottenendo risultati significativi, come dimostrano i 1.010 MW eolici, i 200 MW fotovoltaici e i 400.000 metri quadrati installati di solare termico nel solo 2008.
Parecchio si sta muovendo anche sul fronte della creazione di nuove imprese fotovoltaiche. Risultati interessanti dovrebbero poi venire nel medio periodo dal programma “Industria 2015”. Sarebbe anzi auspicabile un suo rilancio con una seconda ondata di progetti.

Il 2009 sarà dunque un anno decisivo per capire se si riuscirà ad impostare un programma serio che consenta di proseguire un trend finalmente positivo o se verranno messi dei bastoni tra le ruote del nascente comparto delle rinnovabili e dell’efficienza energetica.
Senza dimenticare, infine che, nel contesto degli impegni vincolanti del 2020, le Regioni saranno chiamate a svolgere in questo campo un ruolo sempre più incisivo.


Gianni Silvestrini -
QualeEnergia.it

Sul fronte delle fonti rinnovabili sarà necessario rimboccarsi le maniche. La sfida più impegnativa è nel settore della produzione di calore: da qui dovrà arrivare più della metà degli obiettivi del 2020. Le soluzioni da mettere in campo nell'editoriale di Gianni Silvestrini.


martedĂŹ, 09 dicembre 2008

Un'elezione dal forte impatto interno e sull'eco diplomazia

Per questo numero di QualEnergia sono scaricabili on line alcuni articoli a cominciare dall'editoriale di Gianni Silvestrini dal titolo "Europa, Usa, Italia: prospettive diverse". Il direttore scientifico della rivista esprime la sua convinzione che il Consiglio d’Europa approverà all’unanimità entro la fine dell’anno il pacchetto 2020 e poiché è prevista solo la maggioranza qualificata, non esiste alcuna possibilità di porre il veto, come ha richiesto l’Italia. Dunque, appare impensabile che il nostro paese possa opporsi alla politica dell’Unione Europea sul clima. E ciò è anche pi&ugrav e; vero alla luce della vittoria di Obama che potrebbe essere il presupposto di un “asse USA-UE” molto robusto per le prossime decisioni sul post-Kyoto, coinvolgendo paesi come Cina, India e Brasile.    

Di fronte ad un simile scenario, in cui gran parte del mondo industrializzato ritiene che le fonti rinnovabili sono e saranno un’occasione di sviluppo e di soluzione anti-crisi, la posizione del nostro governo diventa anacronistica. Un paese che continua a guardare al passato con il suo tentativo di rinascita del nucleare.

Con questa decisione, dice Silvestrini nel suo editoriale, “sottraiamo intelligenze, tempo e risorse per inseguire una soluzione in cui partiamo da zero, non esiste un consenso politico e non riusciremo mai a ricavare un reale spazio nella competizione internazionale”. L’Italia, se dovesse portare avanti questa opzione (i primi reattori non verranno realizzato che dopo il 2022), si troverebbe di fronte a costi delle rinnovabili che "fra 20, 30, 40, anni saranno altamente competitivi”. Continua Silvestrini: “Ecco perché la scelta del Governo dal punto di vista della politica i ndustriale rischia di essere un altro fallimento, distogliendo l’attenzione dalla vera sfida di creare una solida industria dell’efficienza e delle rinnovabili”.
Silvestrini affronta poi le sfide energetico-ambientali che l’amministrazione Obama dovrà affrontare: i rischi, le implicazioni internazionali e le opportunità di un new deal verde statunitense.

Tra gli altri articoli “in chiaro” dell’ultimo numero, quello curato da Francesca Ferrazza e Jacopo Tonziello sulle attuali linee di ricerca del fotovoltaico, con una particolare attenzione all’Italia (“Ricercando il Sole”).

Sulla situazione del biogas nel nostro paese e sulle favorevoli possibilità del settore un articolo di Sergio Piccinini del Centro Ricerche Produzioni Animali di Reggio Emilia (“Prospettive a tutto gas”).

Di Leonardo Massai, ricercat ore in diritto ambientale presso TMC Asser Institute in Olanda, un’analisi sulla complessità di regolamentazione dei gas serra in uno dei settori che ne emette di più, quello del trasporto aereo (“Il volo dell’emissione”).

Luciano Pirazzi dell’Enea fa un quadro tecnologico e di mercato del piccolo eolico: la crescita negli States, le prospettive in Gran Bretagna e le possibilità in Italia dove qualcosa inizia a muoversi (“Piccolo con grandi prospettive”).

Per la rubrica “Numeri e Parole”, i grafici sull’incremento della temperatura media mondiale, sulla riduzione della superficie ghiacciata del Polo Nord, sui ricavi della Germania legati all’esportazione delle tecnologie fotovoltaiche e della Danimarca su quelle eoliche.

dal n. 5 di QualEnergia  novembre-dicembre2008.


sabato, 15 novembre 2008

Edipower: il ‘Cis’ sul tetto di Brindisi

Iniziati a Brindisi i lavori del più grande impianto fotovoltaico di nuova concezione con la tecnologia in rame-indio-selenide sul tetto della centrale Edipower

Edipower annuncia che sarà realizzato sul tetto della sua centrale a Brindisi il più grande impianto fotovoltaico d’Italia che impieghi l’innovativa tecnologia ‘Cis’ (rame, indio e selenide). La portata dell’investimento è di oltre 3,3 milioni di euro, tuttavia una volta in esercizio l’impianto consentirà di produrre da fonte solare 912.000 kWh/anno, pari al fabbisogno energetico di oltre 300 famiglie, garantendo così un risparmio annuo di emissioni di oltre 500 tonnellate di CO2 rispetto alla stessa produzione di energia, ma da fonti tradizionali. La realizzazione dell’impianto, i cui lavori hanno già avuto inizio, prevedono l’integrazione sul tetto della sala macchine della centrale, appositamente ricostruito in legno lamellare, di 9.500 moduli fotovoltaici da 75W e 80W di ultima generazione a tecnologia CIS, su una superficie di oltre 9.000 metri quadrati e per una potenza elettrica complessiva di circa 730 kW.

L’innovativa tecnologia permetterà all’impianto di produrre energia sia dall’irradiamento solare che dalla luce diffusa e soprattutto grazie alla particolare composizione del film in rame,indio e selenide, si potrà evitare lo spiacevole inconveniente, legato ai tradizionali moduli fotovoltaici in silicio, della degradazione nel tempo dell’efficienza energetica. ‘‘L’adozione di questa tecnologia innovativa – dichiara Paolo Gallo, Amministratore Delegato di Edipower – renderà l’impianto fotovoltaico della Centrale di Brindisi uno dei più all’ avanguardia a livello europeo per efficienza produttiva’‘. La realizzazione dell’ impianto coinvolgerà a regime circa 40 persone sino alla fine dell’anno, periodo nel quale è prevista l’ultimazione dei lavori.

da Rinnovabili.it

Tecnologia CIS

Il pannello solare di nuova concezione utilizzato da FAR Systems è realizzato nella sua parte attiva da un semiconduttore formato da rame, indio e selenio (CIS). Questa innovativa tecnologia porta numerosi vantaggi, sia a livello estetico che in termini di prestazioni. A differenza di altre tecnologie note i pannelli realizzati in CIS presentano prestazioni più elevate in condizione di luce diffusa e di parziale oscuramento. La possibilità di effettuare una serigrafia sui pannelli oppure renderli semitrasparenti li eleva ad elementi di arredo architetturale, ponendoli come un qualcosa da esibire e non più da nascondere

Per le facciate:

per gli atri:

Per le pensiline:

Israel Bus StopPhoto of a solar electric system for a house in California.


domenica, 02 novembre 2008

Manifesto contro il nucleare

La nostra redazione ha ricevuto ed è lieta di pubblicare una sorta di manifesto del neonato Comitato nazionale "no nuke" e a favore delle rinnovabili e dell'efficienza energetica. Perché bisogna opporsi al ritorno del nucleare in Italia.

Il 15 novembre 2008, a Caorso si costituirà il Comitato per un’alternativa energetica, basata sulle fonti rinnovabili e il risparmio, anziché su un ingiustificato aumento dei consumi e sull’uso delle fonti fossili e di quella nucleare, come propone il Governo.

Berlusconi e il suo esecutivo, nel quadro del progettato rilancio del nucleare, promettono di individuare entro sei mesi i territori destinati ad ospitare le centrali, violando così una precisa volontà popolare espressa con un referendum che a grande maggioranza aveva deciso di chiudere con il nucleare.

Non aspetteremo che siano individuati i siti nucleari per opporci a questa scelta e non lasceremo sole le località che rischiano di subire una decisione antidemocratica, calata dall’alto e per di più militarizzata nell’attuazione.
Sosterremo il diritto delle popolazioni locali a fare valere la loro opinione anche, se necessario, con referendum territoriali, tanto più che costruire nuove centrali nucleari contrasterebbe con l’impostazione dei piani Energetico Ambientali Regionali già approvati. Porteremo in ogni luogo una battaglia delle idee, la controinformazione e per questo sollecitiamo la preziosa collaborazione del mondo scientifico e di quello intellettuale e di quanti possono contribuire in tutte le forme democratiche a sensibilizzare l’opinione pubblica: il nucleare è una scelta che va contrastata e sconfitta nel paese.

A questo scopo diamo vita ad un Comitato attraverso il quale organizzare, insieme a tutti gli altri soggetti associativi che si mobiliteranno sul territorio, il rifiuto popolare di questa tecnologia intrinsecamente insicura e incapace di smaltire i rifiuti radioattivi che produce.
L’obiettivo che ci poniamo è di fare avanzare un’altra proposta di politica energetica basata sulle fonti rinnovabili e sul risparmio energetico, la sola scelta che permette di dare energia pulita al paese e contemporaneamente di ridurre le emissioni climalteranti. In linea quindi con gli obiettivi che l’Unione Europea renderà vincolanti nei prossimi mesi: ridurre, entro il 2020, del 20%, forse del 30% i gas serra attraverso un aumento del 20%, sia dell’efficienza energetica che delle fonti rinnovabili, mentre il Governo Berlusconi sta apertamente boicottando gli orientamenti europei rispetto al raggiungimento dell’autonomia energetica e del sostegno agli obiettivi di Kyoto.

Sono questi parametri i punti di riferimento di un nostro Piano Energetico Nazionale, la cornice entro la quale iscrivere le singole azioni, le scelte tecnologiche, la riconversione ecologica delle industrie più energivore, la riduzione dei rifiuti, il cambiamento del peso del trasporto individuale e su gomma.
Ci proponiamo di elaborarlo con il concorso più ampio delle popolazioni, sottoponendolo al giudizio dei cittadini, anche attraverso la presentazione di un progetto di legge di iniziativa popolare.

La nostra non sarà la sola iniziativa contro questa scelta sciagurata del Governo e, quindi, è nostra volontà coordinarci con tutte le altre strutture di mobilitazione, con le associazioni ambientaliste, con le persone del mondo della cultura e della scienza, con i sindacati, con le Regioni, con i Comuni disponibili.
Gli argomenti possono essere diversi, ma ciò che conta è unire le forze sull’obiettivo comune di una nuova politica energetica e del NO al nucleare.

Berlusconi e i suoi ministri cercano di convincere che compiono questa scelta in nome della lotta ai cambiamenti climatici e per garantire energia abbondante e poco costosa al paese rafforzando anche la sua autonomia energetica.
Queste affermazioni sono entrambe false: il nucleare non serve né a combattere i cambiamenti climatici né a ridurre la bolletta energetica del paese e per di più è un enorme consumatore di acqua, bene sempre più scarso.

Il nucleare va quindi rifiutato per le seguenti ragioni:

  1. l’uranio non è una risorsa né rinnovabile né sostenibile, limitata nelle quantità e nel tempo, che per di più ha visto i suoi costi aumentare in modo vertiginoso.
  2. non è affatto senza emissione di CO2 perché ne produce per l’estrazione del combustibile, durante la costruzione della centrale e nella fase del suo smantellamento.
  3. nessuno dei problemi segnalati dalla tragedia di Cernobyl è stato risolto e quindi il nucleare civile continua ad avere problemi di sicurezza per le popolazioni non risolti anche durante il funzionamento e un enorme impatto ambientale legato alla produzione di scorie radioattive che inevitabilmente si accumulano nell’ecosistema e graveranno sulle future generazioni per migliaia di anni. Va ricordato che in presenza di impianti nucleari è obbligatorio un piano di evacuazione delle popolazioni in caso di incidente grave, con l’abbandono di ogni attività, con pesanti restrizioni per le persone come vivere sigillati in casa.
  4. espone il mondo a rischi di proliferazione delle armi nucleari e al terrorismo; del resto questo è l’argomento che viene portato contro l’Iran poiché la tecnologia in uso è stata pensata per produrre plutonio e la generazione di energia elettrica ne è un sottoprodotto.
  5. non è in grado di risolvere né il problema energetico né quello del cambiamento climatico; infatti le risorse di uranio, già oggi scarse, non sarebbero sufficienti di fronte ad un aumento ulteriore della domanda ed è quindi inutile sperare di aumentare la capacità installata in maniera tale da coprire una quota significativa della nuova domanda di energia, né di sostituire la quota fossile.
  6. ha dei costi economici e finanziari diretti e indiretti troppo elevati che in realtà gravano sulla società e sulle finanze pubbliche e inoltre è una tecnologia che usa e spreca enormi quantità d’acqua
  7. comporta un modello di generazione di energia centralizzato, basato su centrali di elevata potenza, che non garantiscono sicurezza e tanto meno assicurano il diritto all’energia diffusa nel territorio; infatti il nucleare è un modello che richiede sistemi di gestione autoritari, centralizzati ed antidemocratici. Non a caso le centrali nucleari civili vengono considerate come gli altri siti energetici alla stregua di siti militari.

E’ quindi irrealistico pensare di uscire dai fossili rilanciando il nucleare. In Francia ad esempio una massiccia presenza del nucleare (78%) si accompagna ad un consumo pro capite di petrolio maggiore che in Italia.

Uscire dal petrolio e dalle energie fossili e non rinnovabili senza il nucleare si può.
E’ matura, tecnologicamente ed economicamente, una scelta energetica a favore del risparmio energetico e delle energie rinnovabili che un programma di incentivi pubblici e l’utilizzo della leva fiscale possono e devono promuovere

Il paese può e deve essere più efficiente e non sprecare energia.
Questo è il primo obiettivo che ci proponiamo. Si calcola che metà dei consumi energetici italiani sono in realtà sprechi derivanti da usi poco razionali e inefficienti dell’energia.
Si può puntare molto in alto con il risparmio energetico, fino a risparmiare il 50% dell’energia oggi usata per garantire i servizi di illuminazione, riscaldamento, raffrescamento, mobilità, usi industriali.
Sono necessari interventi per aumentare l’efficienza dell’uso dell’energia e per correggere gli sprechi, sviluppando politiche di sufficienza diffusa nel territorio può portare a ridurre i consumi di energia, pur mantenendo standard elevati di vita; per questo occorre puntare a risparmi significativi sia per il sistema economico che per il rispetto degli impegni di Kyoto, peraltro già oggi insufficienti di fronte ai cambiamenti climatici.
E’ possibile e realistico puntare all’obiettivo di procurare al paese gran parte dell’energia che gli è veramente necessaria attraverso le fonti rinnovabili.
Lo si può fare, come dimostrano le esperienze di molti paesi, Germania e Spagna, in particolare incentivandone l’installazione diffusa con lo strumento del “conto energia” che ha dimostrato nei paesi che l’hanno adottato di funzionare e aumentare notevolmente la capacità rinnovabile installata.

Sono due strade alternative.
Quella del Governo non garantisce autonomia energetica al paese è antidemocratica, costosa, pericolosa per la salute delle persone e l’ambiente, oltre che poco utile per ridurre le emissioni climalteranti e ci isola dall’Europa.

La politica energetica da noi indicata invece riduce la nostra dipendenza energetica, fornisce i servizi energetici usando fonti rinnovabili (un barile di petrolio corrisponde ad un metro quadrato di pannello solare) che non alterano il clima e che sono diffuse sul territorio e, quindi, facilmente controllabili dalle popolazioni, oltre a promuovere un diverso sviluppo, creando nuova occupazione di qualità.

Questa è l’alternativa che proponiamo:
Sono queste le ragioni per cui decidiamo di promuovere un Comitato per il No al Nucleare e per il SI ad una politica energetica alternativa di risparmio e sviluppo delle fonti rinnovabili e per questo convochiamo un’Assemblea a Caorso costitutiva del Comitato che è aperto a tutti i contributi.


Testo redatto il 7 ottobre 2008

Mario Agostinelli, Andrea Baranes, Marco Bersani, Mauro Bulgarelli, Alberto Calza Bini, Valerio Calzolaio, Paolo Casali, Sergio Caserta, Paolo Cento, Lilia Chini, Giuseppe Ciliberto, Nicola Cipolla, Lisa Clark, Paolo De Marchi, Pippo Di Falco, Angelo Frezzotti, Antonio Fagioli, Antonio Filippi, Roberto Gili, Alfiero Grandi, Umberto Guidoni, Mirko Lombardi, Walter Mancini, Giorgio Mele, Roberto Musacchio, Gianni Naggi, Corrado Oddi, G.Paolo Patta, Vittorio Sartogo, Massimo Serafini, Giorgio Tiboni.

da AltrEnergia


Rinnovabili contro crisi economica

eolico e sole Affrontare la crisi energetica e ambientale non è un costo, ma la via migliore per tirarsi fuori dalla crisi economica. Lo sostiene anche l'Unep che auspica un "Green New Deal". Ne parla un editoriale dell'Independent.

“Combattere il cambiamento climatico è qualcosa che può andare bene per i tempi di vacche grasse, ma costa troppo ed è un lusso che non ci si può permettere in un periodo di crisi economica come quello appena iniziato”. Questa, semplificando, pare essere l’argomentazione di chi si sta opponendo all’adozione delle misure necessarie per ridurre le emissioni. Un approccio tenuto anche dal nostro Governo.

Una visione che secondo molti analisti è quanto meno miope: basterebbe ricordare le cifre del famoso rapporto dell’economista Nicholas Stern, ex vicepresidente della Banca mondiale e consulente di Gordon Brown, secondo il quale non fermare le emissioni di gas serra costerà dal 5 al 20% del Pil mondiale. Un altro buon motivo per puntare su efficienza e rinnovabili è che, anche se queste settimane di prezzi in calo sembrano farlo dimenticare, la produzione di petrolio è destinata a diminuire e a non tenere il passo della domanda. Anzi, prezzi bassi del barile non favoriscono investimenti incrementali per nuove espolorazioni come quelle offshore o per l'estrazione di petrolio dalle sabbie bituminose.

Ma la ragione più importante è che, come scrive Geoffry Lean sull’
Independent “sviluppare un'economia verde è la via più promettente per uscire dalla crisi”. Un’idea condivisa da molti e che è anche alla base della Green Economy Initiative dell’Unep, il programma multimilionario dell’agenzia Onu per l’ambiente, che si propone di rilanciare l’economia mondiale investendo sull'ambiente e che verrà presentato oggi a Londra.  Un’iniziativa che l’Unep ha battezzato “New Deal verde” proprio per ricordare il programma con cui Roosvelt fece uscire gli Stati Uniti dalla crisi del ’29. Ne abbiamo parlato diffusamente in queste ultime settimane anche su Qualenergia.it ("Dalla crisi al New Deal sostenibile"; "Serve un Toro verde").

Alcuni dati presentati dall’Unep dimostreranno quello che gli investimenti verdi hanno finora prodotto e ciò che potranno fare per l’economia mondiale. Lean li anticipa sull’Independent.
Dal 2004 al 2007, secondo un report di prossima pubblicazione realizzato da Michael Liebreich, direttore di New Energy Finance Worldwide, gli investimenti nelle rinnovabili sono cresciuti da 33,4 miliardi di dollari a 148; ad esempio, la percentuale di rinnovabili nel mix energetico tedesco negli stessi anni è triplicata creando circa 250mila posti di lavoro. In Cina il solo settore del solare termico, che potrà raddoppiare entro il 2030, impiega già 600mila persone. A livello mondiale, le rinnovabili danno lavoro a 2,3 millioni di persone, numero che quadruplicherà entro il 2030. Il mercato di beni e servizi legati all’ambiente attualmente ha un valore di 1,37 trillioni di dollari, che dovrebbe raddoppiare nel giro di 12 anni.

“L’economia del ventesimo secolo è stata guidata dalla finanza, quella del ventunesimo deve essere basata sulla tutela e lo sviluppo del capitale naturale mondiale, per creare i posti di lavoro e la ricchezza che servono” dichiara all’Independent Achim Steiner, direttore esecutivo dell’Unep, che porta l’esempio del Messico dove un milione e mezzo tra i messicani più poveri hanno trovato lavoro nella tutela delle foreste, preservando così risorse importanti per il paese come acqua e suolo, oltre a rallentare il riscaldamento globale. Investimenti del genere, sottolinea il giornalista dell’Independent, hanno senso sia a livello ambientale che economico: danno lavoro e dunque potere d’acquisto, e rilanciano l’economia.

Una visione, quella del "New Deal verde", che potrebbe sembrare utopistica. Ma, conclude l’editoriale di Lean, è più irrealistico quello che volevano farci credere e cioè che un sistema bancario, in precario equilibrio su debiti avariati e mosso dall’avidità di pochi, avrebbe fatto bene alle tasche di tutti, poveri compresi, mentre combattere povertà e crisi ambientale e avviare la transizione energetica avrebbe rovinato il sistema finanziario mondiale.

venerdĂŹ, 31 ottobre 2008

New sa QualEnergia

Scorie italiche, dove finiranno?
Mentre si parla di centrali future il problema delle scorie radioattive italiane resta irrisolto. L'ipotesi del sito unico di stoccaggio si allontana ed emerge quella di esportarle negli Usa, da dove però potrebbero tornare al mittente.

Nucleare, una Fata Morgana in Finlandia
Il cantiere della centrale nucleare di Olkiluoto, esempio citatissimo dai nuclearisti europei, continua a ingoiare miliardi e così svanisce il miraggio dell’elettricità a basso costo.

Strategia globale per rottamare petrolio e nucleare
Il nuovo rapporto di Erec e Greenpeace parla di rivoluzione energetica: come soddisfare il 56% della domanda di energia primaria mondiale al 2050 con le rinnovabili e risparmiare 14mila miliardi di euro in combustibili fossili.

Il piccolo eolico britannico
La notevole crescita del micro e mini eolico nel Regno Unito e le prospettive soprattutto nel settore domestico e nelle piccole aziende. Oltre 2 milioni di utenze potenziali.

L'energia del pellet
L'Italia è prima in Europa per numero di stufe a pellet installate. La segatura pressata è un combustibile con diversi vantaggi e in continua crescita. Ne parliamo con Marino Berton, coordinatore dell'Associazione Italiana Pellets.

Mercato fotovoltaico, previsioni a breve
Secondo la ricerca di mercato della società tedesca EuPD Research le installazioni fotovoltaiche in Italia cresceranno in media fino al 2010 del 119% annuo. Il giro d’affari toccherà il prossimo anno 1,2 mld di euro


2020, nucleare o rinnovabili

Il tentativo di resuscitare il nucleare rischia di far perdere all'Italia un altro treno per una leadership nelle tecnologie verdi. Venti anni fa non colse questa opportunità, e oggi verrebbero deviate risorse e intelligenze. L'editoriale di Gianni Silvestrini.

Il polverone sollevato in questi giorni sui costi legati al raggiungimento degli obbiettivi di Kyoto e la contemporanea svolta nucleare del governo impongono una riflessione di fondo sulle opportunità (mancate) del paese e sulle importanti decisioni dei prossimi mesi che rischiamo di replicare il film delle scelte perdenti.
Quando l’Italia uscì dal nucleare 20 anni fa, perse un’occasione storica per reindirizzare la propria politica energetica. Se avesse infatti puntato con determinazione sulle rinnovabili avrebbe creato nel corso degli anni Novanta una importante industria che, ora, in pieno boom mondiale delle energie verdi, potrebbe giocare un ruolo di rilievo con esportazioni per molti miliardi di euro all’anno.

Né si può dire che i tempi erano prematuri, perché proprio in quel periodo la California si lanciava nell’eolico e nel solare termodinamico, il Giappone e la Germania nel fotovoltaico, la Danimarca nell’eolico, mentre il nucleare entrava in un inarrestabile oblio.
Dunque, un’occasione persa per la mancanza di visione strategica della nostra classe politica e imprenditoriale.

Adesso ci troviamo in un altro momento critico, di svolta, se vogliamo di segno opposto. Infatti siamo di fronte ad un riorientamento degli investimenti verso le fonti rinnovabili, con una crescita rapidissima a livello internazionale, rafforzato in Europa dall’obbiettivo legalmente vincolante al 2020.
Non si tratta perciò questa volta di fare da apripista, ma di trovare uno spazio nel processo di gigantesca trasformazione avviatosi. Questo rinnovamento può offrire grandi opportunità alle nostre industrie ma, in mancanza di rapida reattività del sistema, rischia di relegarci nel ruolo di paese importatore di tecnologie verdi.
Dunque, invece di lamentarsi, governo e imprenditori dovrebbero comprendere come sfruttare l’obbiettivo del 2020 per creare una solida industria delle rinnovabili in grado, nel giro di 5-6 anni, di esportare tecnologie nel mercato energetico con i più alti tassi di crescita.

E invece? Sottraiamo intelligenze, tempo e risorse per inseguire una soluzione in cui partiamo da zero, non esiste un consenso politico e non riusciremo mai a ricavarci un reale spazio nella competizione internazionale.
Senza contare che i nostri reattori, entrando in funzione tra il 2022 e il 2030 non potrebbero aiutarci a raggiungere gli obbiettivi legalmente vincolanti della fine del prossimo decennio (rinnovabili e riduzione dei gas climalteranti), rendendo altamente probabile il rischio di forti sanzioni per il nostro paese.

E quando mai le centrali dovessero vedere la luce, dovrebbero confrontarsi con i costi delle rinnovabili che nel giro di 10-15 anni saranno diventate altamente competitive. Dunque, una scelta che dal punto di vista della politica industriale rischia di essere un altro fallimento, distogliendo l’attenzione dalla vera sfida di creare una solida industria dell’efficienza e delle rinnovabili.

Riepilogando: venti anni fa alla chiusura del nucleare non è seguito un cambiamento strategico di politica energetica, facendoci perdere un’occasione storica di leadership nelle tecnologie verdi. Adesso che il treno delle rinnovabili è già partito a livello internazionale, la riapertura del capitolo del nucleare rischia di farci perdere l’occasione di un riaggancio e di provocare una irreversibile marginalizzazione industriale.

Gianni Silvestrini


sabato, 25 ottobre 2008

Se l’ente locale si dichiara denuclearizzato

Per il clima contro il nucleare da Legambiente

logo campagna per il clima contro il nucleareLa mobilitazione nazionale di Legambiente per un sistema energetico moderno, pulito e sicuro.

Il governo Berlusconi ha deciso per un ritorno del nucleare nel nostro Paese, con un obiettivo dichiarato di produrre il 25% dell’energia elettrica dall’atomo. Per promuovere questa decisione ha inaugurato da qualche mese una campagna di disinformazione sulle presunte opportunità che questa scelta garantirebbe al nostro Paese. Col nucleare, secondo l’Esecutivo, l’Italia rispetterà l’accordo europeo 20-20-20  per la lotta ai cambiamenti climatici (secondo cui entro il 2020 tutti i Paesi membri devono ridurre del 20% le emissioni di CO2 del 1990, aumentare al 20% il contributo delle rinnovabili al fabbisogno energetico, ridurre del 20% i consumi energetici), ridurrà il costo dell’energia e le importazioni, grazie a delle non meglio identificate centrali di “nuova” generazione, descritte come sicure, pulite e tecnologicamente avanzate.

 

Se l’Italia decidesse di puntare sul nucleare, causa le ingentissime risorse necessarie per sostenere questa avventura, abbandonerebbe qualsiasi investimento per lo sviluppo delle rinnovabili e per il miglioramento dell’efficienza, che sono invece le soluzioni più immediate ed efficaci per recuperare i ritardi rispetto agli accordi internazionali sulla lotta ai cambiamenti climatici, e rinuncerebbe alla costruzione di quel sistema imprenditoriale innovativo e diffuso in grado di competere sul mercato globale, che ad esempio in Germania occupa ormai 250.000 lavoratori.

 Legambiente lancia una grande mobilitazione nazionale, fatta di tante iniziative, da organizzare insieme ad una ampia alleanza di sigle associative, ambientaliste e non, con l’obiettivo di rispondere alle bugie del governo e dei nuclearisti, ristabilire la verità sulla dannosità del nucleare e la sua inutilità per il raggiungimento del 20-20-20, alimentare il dibattito a livello territoriale sui due scenari energetici alternativi futuri che devono comprendere (secondo il governo) o meno (secondo noi) la produzione di elettricità dall’atomo.

Con la nostra mobilitazione non ci limiteremo a spiegare i motivi della nostra opposizione all’atomo, ma rilanceremo la nostra idea di modello energetico, fondato su politiche di efficienza e sviluppo delle rinnovabili e sul gas come fonte fossile di transizione. Senza il quale l’Italia resterebbe fuori da quel percorso di modernizzazione già intrapreso con successo da altri Paesi, come la Germania e la Spagna, che grazie ad una strategia energetica innovativa usciranno nei prossimi anni dall’era nucleare. Perché solo con una seria politica nazionale e locale, che promuova l’innovazione e renda più efficiente e sostenibile il modo con cui produciamo l’elettricità e il calore, si muovono le persone e le merci, consumiamo energia negli edifici e produciamo beni, l’Italia riuscirà a dare il suo vero contributo alla lotta ai cambiamenti climatici, rispettando la scadenza del 2020 dell’accordo comunitario 20-20-20.Se l’ente locale si dichiara denuclearizzato da QualEnergia

Firma l'appello Per un sistema energetico moderno, pulito, sicuro

 

Campagna nazionale di Legambiente rivolta a tutti i Comuni, le Province e le Regioni: no alle centrali nucleari e rilancio degli obiettivi per la riduzione di gas serra con rinnovabili, efficienza energetica e progetti di mobilità sostenibile.

L’ente locale diventi denuclearizzato e vieti su tutto il proprio territorio di propria competenza l’installazione di centrali nucleari. E’ questo l’invito di Legambiente alle amministrazioni locali italiane in risposta alla decisione del governo di riaprire la partita dell'energia atomica nel nostro paese. L’iniziativa "Territori denuclearizzati" è stata lanciata con lo slogan 'Per il clima, contro il nucleare'.

In sintesi, nella lettera destinata agli enti locali Legambiente ha deciso di promuovere presso tutti i Comuni, le Province e le Regioni una campagna nazionale per la dichiarazione dei territori 'denuclearizzati', cioè che sono contrari alla produzione di energia dall'atomo, rinunceranno a ospitare centrali nucleari e garantiranno la massima trasparenza e partecipazione nel processo di individuazione di siti di stoccaggio per i rifiuti radioattivi, derivanti anche dal decommissioning delle centrali dismesse dopo il referendum del 1987.
“Quanto più il nostro esecutivo imporrà le sue scelte in maniera antidemocratica – ha detto il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - tanto più ci batteremo per rilanciare la partecipazione e sosterremo la legittima esigenza delle popolazioni e degli enti locali di potersi esprimere a riguardo”.

Legambiente informerà i cittadini sui falsi miti di una strategia energetica che l’associazione giudica estremamente dannosa per lo sviluppo dell'Italia. Il governo ha indicato per il nucleare un obiettivo del 25% dell'energia elettrica prodotta, ma per raggiungerlo sarà necessario localizzare e costruire almeno 8 centrali nucleari simili a quella in costruzione attualmente in Finlandia, la più grande al mondo, di terza generazione evoluta, una tecnologia già vecchia che non ha risolto nessuno dei problemi noti da anni.

Come spiega Legambiente nel suo comunicato, a 22 anni dall'incidente di Chernobyl, il nucleare non solo pone ancora gravissimi problemi di sicurezza, ma è anche una fonte energetica costosa che non abbasserà affatto la bolletta energetica nazionale, non ridurrà la nostra dipendenza dall'estero e non ci permetterà di rispettare la scadenza europea del 2020 per la riduzione delle emissioni di gas serra prevista dall'accordo europeo 20-20-20".

Infatti, se l'Italia decidesse di puntare sul nucleare, dato il costo ingentissimo dell'operazione, abbandonerebbe qualsiasi investimento alternativo sullo sviluppo delle tecnologie pulite e dell'efficienza energetica e rinuncerebbe alla costruzione di quel sistema imprenditoriale innovativo e diffuso in grado di competere sul mercato globale.
Alla luce di queste valutazioni, "solo con una seria politica nazionale e locale - aggiunge il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - che escluda il nucleare, promuova l'innovazione e renda più efficiente e sostenibile il modo con cui produciamo l'elettricità e il calore, si muovono le persone e le merci, consumiamo energia negli edifici e produciamo beni, riusciremo, infatti, a rispettare le scadenze internazionali per la lotta ai cambiamenti climatici".

Per rispondere alla campagna governativa di disinformazione sul nucleare e alimentare il dibattito su scenari energetici alternativi, Legambiente organizzerà varie iniziative in tutta Italia per confrontarsi con gli amministratori locali, ma anche assemblee con studenti e docenti nelle scuole e nelle università.