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Fondi europei per R&S
(Rinnovabili.it) – La Commissione europea e l’industria hanno annunciato oggi che ha avuto inizio la prima fase del progetto che invita a presentare delle proposte al fine di spartire 268 milioni di euro in tre principali aree di mercato, volte ad innescare la ripresa economica e renderla più sostenibile e basata sulla conoscenza e sull’informazione. Un totale di 3,2 miliardi sono stati stanziati per la partnership pubblico-privato (PPP) dedicata allo sviluppo di nuove tecnologie per il settore manifatturiero, edile ed automobilistico. Queste collaborazioni tra la Commissione e l’industria dovranno favorire la competitività globale delle imprese europee finalizzate alla riduzione del consumo eccessivo di energia in Europa, lo sviluppo sostenibile e le nuove forme di trasporto su strada. Le tre partnership previste da parte della Commissione europea fanno parte del piano di recupero economico approvato dal Consiglio europeo nel dicembre 2008, volto a promuovere la convergenza dell’interesse pubblico e l’impegno per la ricerca. Oggi, oltre 800 rappresentanti dell’industria in Europa e dei settori di ricerca si sono riuniti per annunciare il via alla prima serie di inviti che spronano alla presentazione delle proposte. Il programma sarà lanciato ufficialmente il 30 luglio per i progetti che partiranno entro la metà del 2010. Il fondo di 268 milioni di euro sarà ripartito tra vari settori come le tecnologie innovative di fabbricazione, materiali e processi per incrementare la produzione puntando al risparmio energetico e di materiali e razionalizzando la produzione di rifiuti. L’interesse sarà anche volto ad una maggiore efficienza energetica di edifici, comprese le nuove costruzioni e a rendere più ecologici gli edifici esistenti utilizzando nuovi materiali e innovative tecniche di costruzione. Per quanto riguarda il settore dei trasporti i fondi saranno destinati alla realizzazione di veicoli più ecologici e di sistemi di trasporto intelligenti, compreso l’elettrificazione della strada e dei trasporti urbani nonché la ricerca di tecnologie ibride. Il Commissario UE per la Scienza e la Ricerca, Janez PotoÄŤnik, ha dichiarato: “È ormai riconosciuto che investire in R&S (ricerca e sviluppo) non è un lusso quando i tempi sono facili, ma una necessità, quando i tempi sono duri. Se l’Europa fa investimenti intelligenti nei settori strategici di oggi, questo creerà posti di lavoro e la crescita sostenibile di domani. Grazie a questi partenariati innovativi, la Commissione e le imprese uniscono le forze per favorire lo sviluppo di tecnologie pulite e la posizione dell’Europa come leader in questo campo. Il lancio dei primi inviti dimostra anche la nostra capacità di agire insieme rapidamente per rispondere alle esigenze di ricerca del piano di recupero economico europeo”.
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Finita la negoziazione sul pacchetto energia e clima 2020 - con i suoi compromessi, ma anche con la riaffermazione degli obbiettivi vincolanti di energia verde e di riduzione dei gas climalteranti - occorre ora rimboccarsi le maniche. Va infatti individuata una strategia vincente in grado di far collimare il raggiungimento dei targets climatici con interventi in grado di ridare slancio ad una macchina economica che perde vistosamente colpi. Esattamente quello che si propone di fare Obama, anche in assenza di obbiettivi legalmente vincolanti.
Per gestire questa fase occorrerebbe un super ministero del clima, o comunque una figura forte in grado di definire gli indirizzi giusti nei settori più diversi, dai trasporti alla gestione delle foreste, dalla politica energetica alla ricerca. Le scelte della Francia con Jean Louis Borloo, forte Ministro per l’ambiente, le infrastrutture e i trasporti, il Regno Unito con Ed Miliband nominato Segretario di Stato per l’Energia e il Clima e Carol Browner destinata da Obama a ricoprire il ruolo di “Zar del Clima”, indicano per lo meno la volontà di affrontare la sfida in modo nuovo.
Noi, per ora, abbiamo dato segnali di basso profilo sia all’estero con il nostro ministro dell’Ambiente mandato allo sbaraglio in una battaglia di retroguardia nelle negoziazioni sul 2020 che in casa con l’indebolimento della certificazione energetica degli edifici (che la Ue vuole invece rilanciare) e il depotenziamento masochistico delle detrazioni fiscali del 55% (anche se ora si attende un dietrofront). L’attenzione sul nucleare rischia poi di distogliere l’attenzione dalle scelte necessarie sul fronte dell’efficienza e delle rinnovabili.
Cosa dovrebbe invece fare un governo seriamente intenzionato a definire una politica climatica incisiva?
Della necessità di un approccio integrato si è già detto. Qui indichiamo alcuni suggerimenti per centrare l’obbiettivo più ambizioso, quello delle rinnovabili. Considerando che nell’ultimo decennio l’elettricità verde è rimasta sostanzialmente stabile attorno ai 50 TWh, è evidente che per raddoppiare la produzione da rinnovabili serve un deciso cambio di marcia.
Gli incentivi attuali sono sufficienti, anzi andranno progressivamente ridotti con l’evoluzione delle tecnologie, il rafforzamento di un tessuto di imprese e di competenze, lo snellimento delle procedure autorizzative. Le nuove norme pubblicate all’inizio del 2009 dovrebbero dare certezza al settore aprendo notevoli opportunità anche agli impianti di piccola taglia.
L’attenzione andrà ora concentrata sull’immediata emanazione delle “linee guida” nazionali con un deciso alleggerimento degli iter autorizzativi e sulla ripartizione degli obbiettivi verdi su scala regionale legando parte dei trasferimenti economici dal centro alle regioni ai risultati raggiunti.
Ma l’area sulla quale occorre un più deciso salto di qualità riguarda la produzione di calore da fonti rinnovabili, il fratello minore delle rinnovabili cui sono state storicamente dedicate poche attenzioni. Eppure, secondo il “position paper 2007” del governo italiano, da questo comparto dovrebbe venire più della metà del risultato finale di energia verde al 2020, grazie ad una quintuplicazione dell’attuale contributo. Le ipotesi di crescita sono elevate anche a livello internazionale. Nel Regno Unito, ad esempio, si pensa di innalzare il contributo del calore da fonti rinnovabili entro la fine del prossimo decennio dall’attuale misero 0,6% al 14%.
E’ chiara dunque la necessità di una riflessione seria da parte delle istituzioni su come promuovere la diffusione di queste tecnologie. Ad iniziare dal ripristino delle detrazioni fiscali del 55% per il solare termico e per le biomasse, che anzi vanno estese e rafforzate. Si devono inoltre individuare modalità di incentivazione in ambiti nuovi quali le pompe di calore geotermiche o la produzione termica a media temperatura che ha campi di applicazione vastissimi, dal calore di processo industriale alla climatizzazione estiva. Si tratta infatti di segmenti che, malgrado le enormi potenzialità, risultano privi di una politica organica di sostegno.
Sui biocarburanti, infine, va sviluppata una capacità di produzione nazionale, come momento intermedio verso i biocarburanti di seconda e terza generazione, gli unici che possono realmente contribuire al raggiungimento degli obbiettivi del 2020.
L’efficacia delle politiche delle rinnovabili sarà misurabile dalle tonnellate equivalenti di petrolio risparmiate e dalla crescita dell’industria delle tecnologie verdi.
Sul versante delle realizzazioni l’Italia sta finalmente ottenendo risultati significativi, come dimostrano i 1.010 MW eolici, i 200 MW fotovoltaici e i 400.000 metri quadrati installati di solare termico nel solo 2008.
Parecchio si sta muovendo anche sul fronte della creazione di nuove imprese fotovoltaiche. Risultati interessanti dovrebbero poi venire nel medio periodo dal programma “Industria 2015”. Sarebbe anzi auspicabile un suo rilancio con una seconda ondata di progetti.
Il 2009 sarà dunque un anno decisivo per capire se si riuscirà ad impostare un programma serio che consenta di proseguire un trend finalmente positivo o se verranno messi dei bastoni tra le ruote del nascente comparto delle rinnovabili e dell’efficienza energetica.
Senza dimenticare, infine che, nel contesto degli impegni vincolanti del 2020, le Regioni saranno chiamate a svolgere in questo campo un ruolo sempre più incisivo.
Gianni Silvestrini - QualeEnergia.it
Sul fronte delle fonti rinnovabili sarà necessario rimboccarsi le maniche. La sfida più impegnativa è nel settore della produzione di calore: da qui dovrà arrivare più della metà degli obiettivi del 2020. Le soluzioni da mettere in campo nell'editoriale di Gianni Silvestrini.
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commenti Per questo numero di QualEnergia sono scaricabili on line alcuni articoli a cominciare dall'editoriale di Gianni Silvestrini dal titolo "Europa, Usa, Italia: prospettive diverse". Il direttore scientifico della rivista esprime la sua convinzione che il Consiglio d’Europa approverà all’unanimità entro la fine dell’anno il pacchetto 2020 e poiché è prevista solo la maggioranza qualificata, non esiste alcuna possibilità di porre il veto, come ha richiesto l’Italia. Dunque, appare impensabile che il nostro paese possa opporsi alla politica dell’Unione Europea sul clima. E ciò è anche pi&ugrav e; vero alla luce della vittoria di Obama che potrebbe essere il presupposto di un “asse USA-UE” molto robusto per le prossime decisioni sul post-Kyoto, coinvolgendo paesi come Cina, India e Brasile.
Di fronte ad un simile scenario, in cui gran parte del mondo industrializzato ritiene che le fonti rinnovabili sono e saranno un’occasione di sviluppo e di soluzione anti-crisi, la posizione del nostro governo diventa anacronistica. Un paese che continua a guardare al passato con il suo tentativo di rinascita del nucleare.
Con questa decisione, dice Silvestrini nel suo editoriale, “sottraiamo intelligenze, tempo e risorse per inseguire una soluzione in cui partiamo da zero, non esiste un consenso politico e non riusciremo mai a ricavare un reale spazio nella competizione internazionale”. L’Italia, se dovesse portare avanti questa opzione (i primi reattori non verranno realizzato che dopo il 2022), si troverebbe di fronte a costi delle rinnovabili che "fra 20, 30, 40, anni saranno altamente competitivi”. Continua Silvestrini: “Ecco perché la scelta del Governo dal punto di vista della politica i ndustriale rischia di essere un altro fallimento, distogliendo l’attenzione dalla vera sfida di creare una solida industria dell’efficienza e delle rinnovabili”.
Silvestrini affronta poi le sfide energetico-ambientali che l’amministrazione Obama dovrà affrontare: i rischi, le implicazioni internazionali e le opportunità di un new deal verde statunitense.
Tra gli altri articoli “in chiaro” dell’ultimo numero, quello curato da Francesca Ferrazza e Jacopo Tonziello sulle attuali linee di ricerca del fotovoltaico, con una particolare attenzione all’Italia (“Ricercando il Sole”).
Sulla situazione del biogas nel nostro paese e sulle favorevoli possibilità del settore un articolo di Sergio Piccinini del Centro Ricerche Produzioni Animali di Reggio Emilia (“Prospettive a tutto gas”).
Di Leonardo Massai, ricercat ore in diritto ambientale presso TMC Asser Institute in Olanda, un’analisi sulla complessità di regolamentazione dei gas serra in uno dei settori che ne emette di più, quello del trasporto aereo (“Il volo dell’emissione”).
Luciano Pirazzi dell’Enea fa un quadro tecnologico e di mercato del piccolo eolico: la crescita negli States, le prospettive in Gran Bretagna e le possibilità in Italia dove qualcosa inizia a muoversi (“Piccolo con grandi prospettive”).
Per la rubrica “Numeri e Parole”, i grafici sull’incremento della temperatura media mondiale, sulla riduzione della superficie ghiacciata del Polo Nord, sui ricavi della Germania legati all’esportazione delle tecnologie fotovoltaiche e della Danimarca su quelle eoliche.
dal n. 5 di QualEnergia novembre-dicembre2008.
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Il tentativo di resuscitare il nucleare rischia di far perdere all'Italia un altro treno per una leadership nelle tecnologie verdi. Venti anni fa non colse questa opportunità, e oggi verrebbero deviate risorse e intelligenze. L'editoriale di Gianni Silvestrini.
Il polverone sollevato in questi giorni sui costi legati al raggiungimento degli obbiettivi di Kyoto e la contemporanea svolta nucleare del governo impongono una riflessione di fondo sulle opportunità (mancate) del paese e sulle importanti decisioni dei prossimi mesi che rischiamo di replicare il film delle scelte perdenti.
Quando l’Italia uscì dal nucleare 20 anni fa, perse un’occasione storica per reindirizzare la propria politica energetica. Se avesse infatti puntato con determinazione sulle rinnovabili avrebbe creato nel corso degli anni Novanta una importante industria che, ora, in pieno boom mondiale delle energie verdi, potrebbe giocare un ruolo di rilievo con esportazioni per molti miliardi di euro all’anno.
Né si può dire che i tempi erano prematuri, perché proprio in quel periodo la California si lanciava nell’eolico e nel solare termodinamico, il Giappone e la Germania nel fotovoltaico, la Danimarca nell’eolico, mentre il nucleare entrava in un inarrestabile oblio.
Dunque, un’occasione persa per la mancanza di visione strategica della nostra classe politica e imprenditoriale.
Adesso ci troviamo in un altro momento critico, di svolta, se vogliamo di segno opposto. Infatti siamo di fronte ad un riorientamento degli investimenti verso le fonti rinnovabili, con una crescita rapidissima a livello internazionale, rafforzato in Europa dall’obbiettivo legalmente vincolante al 2020.
Non si tratta perciò questa volta di fare da apripista, ma di trovare uno spazio nel processo di gigantesca trasformazione avviatosi. Questo rinnovamento può offrire grandi opportunità alle nostre industrie ma, in mancanza di rapida reattività del sistema, rischia di relegarci nel ruolo di paese importatore di tecnologie verdi.
Dunque, invece di lamentarsi, governo e imprenditori dovrebbero comprendere come sfruttare l’obbiettivo del 2020 per creare una solida industria delle rinnovabili in grado, nel giro di 5-6 anni, di esportare tecnologie nel mercato energetico con i più alti tassi di crescita.
E invece? Sottraiamo intelligenze, tempo e risorse per inseguire una soluzione in cui partiamo da zero, non esiste un consenso politico e non riusciremo mai a ricavarci un reale spazio nella competizione internazionale.
Senza contare che i nostri reattori, entrando in funzione tra il 2022 e il 2030 non potrebbero aiutarci a raggiungere gli obbiettivi legalmente vincolanti della fine del prossimo decennio (rinnovabili e riduzione dei gas climalteranti), rendendo altamente probabile il rischio di forti sanzioni per il nostro paese.
E quando mai le centrali dovessero vedere la luce, dovrebbero confrontarsi con i costi delle rinnovabili che nel giro di 10-15 anni saranno diventate altamente competitive. Dunque, una scelta che dal punto di vista della politica industriale rischia di essere un altro fallimento, distogliendo l’attenzione dalla vera sfida di creare una solida industria dell’efficienza e delle rinnovabili.
Riepilogando: venti anni fa alla chiusura del nucleare non è seguito un cambiamento strategico di politica energetica, facendoci perdere un’occasione storica di leadership nelle tecnologie verdi. Adesso che il treno delle rinnovabili è già partito a livello internazionale, la riapertura del capitolo del nucleare rischia di farci perdere l’occasione di un riaggancio e di provocare una irreversibile marginalizzazione industriale.
Gianni Silvestrini
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Al via il gruppo d'acquisto solare"
L'iniziativa vuole agevolare l'installazione di impianti solari garantendo prezzi più convenienti e un pacchetto ‘chiavi in mano' comprensivo di garanzie e manutenzioni, assieme alle pratiche utili sia per le detrazioni fiscali del 55% per il solare termico che per l'iter necessario per accedere al conto energia del solare fotovoltaico.
L'esperienza del GAS, tra le più positive a livello di best practice in tema di rinnovabili in numerosi comuni italiani, ha il duplice scopo di abbassare i costi grazie al raggruppamento della domanda da un lato, e di garantire servizi aggiuntivi, come per esempio le pratiche burocratiche per accedere a detrazioni ed incentivi, la manutenzione decennale, le garanzie aggiuntive sui componenti dell'impianto. Dopo l'esperienza positiva dell'Assessorato all'Ambiente, che ha solarizzato 200 famiglie grazie al contributo di 1000 euro per ogni impianto, serve che la nostra città continui a percorrere questa strada, e il GAS in quest'ottica deve configurarsi come uno strumento necessario a implementare il numero di famiglie che hanno investito nelle energie rinnovabili.
Compito dello Sportello Energia è quello di ricoprire il ruolo di segreteria organizzativa, elaborando un capitolato di spesa sulla base del volume delle famiglie aderenti e coinvolgendo, oltre alla cittadinanza, tutte le imprese del territorio che operano del campo del solare termico e fotovoltaico. Saranno poi le famiglie a scegliere insieme la proposta commerciale ritenuta più vantaggiosa e a sottoscrivere i contratti con la ditta individuata. Le detrazioni fiscali per il solare termico sono state confermate fino al 2010, da qualche mese è stata abolita la DIA (dichiarazione di inizio attività) per gli impianti che non modificano la falda (aderenti e con lo stesso orientamento)e dal prossimo anno sono in arrivo regole più semplici per lo scambio sul posto, che regolamenta gli impianti fotovoltaici: le semplificazioni burocratiche e un prezzo minore, assieme alle garanzie che si ottengono da un acquisto collettivo, possono e devono essere agevolazioni che consentono alla cittadinanza di eliminare quanti più ‘ostacoli' possibili per solarizzare il tetto della propria casa e accedere ai vantaggi delle rinnovabili.
L'appuntamento per la serata di presentazione del G.a.s. solare è mercoledì 22 Ottobre alle ore 21.00 presso il centro civico Forcellini.
Per info www.sportelloenergiapd.blogspot.com o scrivete a sportello.energia.pd@gmail.com
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