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sabato, 18 luglio 2009

Ue: 268 mln per riattivare l'economia sostenibilmente

http://www.rinnovabili.it/
Bruxelles, 13 luglio 09

Fondi europei per R&S

Ue: 268 mln per riattivare l'economia sostenibilmente

I finanziamenti, volti ad incrementare le partership pubblico-private, saranno dedicati principalmente allo sviluppo di nuove tecnologie per il settore manifatturiero, edile ed automobilistico.

(Rinnovabili.it) – La Commissione europea e l’industria hanno annunciato oggi che ha avuto inizio la prima fase del progetto che invita a presentare delle proposte al fine di spartire 268 milioni di euro in tre principali aree di mercato, volte ad innescare la ripresa economica e renderla più sostenibile e basata sulla conoscenza e sull’informazione. Un totale di 3,2 miliardi sono stati stanziati per la partnership pubblico-privato (PPP) dedicata allo sviluppo di nuove tecnologie per il settore manifatturiero, edile ed automobilistico. Queste collaborazioni tra la Commissione e l’industria dovranno favorire la competitività globale delle imprese europee finalizzate alla riduzione del consumo eccessivo di energia in Europa, lo sviluppo sostenibile e le nuove forme di trasporto su strada. Le tre partnership previste da parte della Commissione europea fanno parte del piano di recupero economico approvato dal Consiglio europeo nel dicembre 2008, volto a promuovere la convergenza dell’interesse pubblico e l’impegno per la ricerca. Oggi, oltre 800 rappresentanti dell’industria in Europa e dei settori di ricerca si sono riuniti per annunciare il via alla prima serie di inviti che spronano alla presentazione delle proposte. Il programma sarà lanciato ufficialmente il 30 luglio per i progetti che partiranno entro la metà del 2010. Il fondo di 268 milioni di euro sarà ripartito tra vari settori come le tecnologie innovative di fabbricazione, materiali e processi per incrementare la produzione puntando al risparmio energetico e di materiali e razionalizzando la produzione di rifiuti. L’interesse sarà anche volto ad una maggiore efficienza energetica di edifici, comprese le nuove costruzioni e a rendere più ecologici gli edifici esistenti utilizzando nuovi materiali e innovative tecniche di costruzione. Per quanto riguarda il settore dei trasporti i fondi saranno destinati alla realizzazione di veicoli più ecologici e di sistemi di trasporto intelligenti, compreso l’elettrificazione della strada e dei trasporti urbani nonché la ricerca di tecnologie ibride. Il Commissario UE per la Scienza e la Ricerca, Janez PotoÄŤnik, ha dichiarato: “È ormai riconosciuto che investire in R&S (ricerca e sviluppo) non è un lusso quando i tempi sono facili, ma una necessità, quando i tempi sono duri. Se l’Europa fa investimenti intelligenti nei settori strategici di oggi, questo creerà posti di lavoro e la crescita sostenibile di domani. Grazie a questi partenariati innovativi, la Commissione e le imprese uniscono le forze per favorire lo sviluppo di tecnologie pulite e la posizione dell’Europa come leader in questo campo. Il lancio dei primi inviti dimostra anche la nostra capacità di agire insieme rapidamente per rispondere alle esigenze di ricerca del piano di recupero economico europeo”.

Per maggiori informazioni sugli argomenti trattati in questo articolo


giovedì, 29 gennaio 2009

La detrazione fiscale è ripristinata

Gli emendamenti approvati all’articolo 29 del decreto 185 riportano il 55% alla sua originale efficacia. La detrazione spalmata su 5 anni. Un respiro di sollievo per operatori e cittadini e un risultato ottenuto a furor di popolo.

Dietrofront del governo sulla detrazione fiscale. Tutto torna come prima o quasi. Se non ci saranno modifiche dell’ultima ora, almeno per i prossimi due anni verrà mantenuto il 55% e soprattutto il suo impatto visto che non ci saranno più limiti di spesa annuali, come quelli indicati nel decreto 185/08.
Alleghiamo il testo degli emendamenti apportati all’articolo 29 del decreto 185 (con la versione originale), il cosiddetto decreto “anti-crisi”, che tratta appunto della detrazione fiscale del 55% per interventi di riqualificazione energetica dell’edificio. Il testo è quello approvato dalle Commissioni riunite di Bilancio e Finanza della Camera. L’esame in aula è iniziato lunedì e dovrà poi passare al Senato. Il Governo ha richiesto la fiducia sul provvedimento che resterà quindi pressoché immutato, scatenando le critiche delle opposizione e dello stesso Presidente della Camera dei Deputati.

Tuttavia per quanto riguarda la detrazione fiscale del 55% per interventi di efficienza energetica e di utilizzo delle rinnovabili in edilizia, come detto, tutto o quasi viene riportato alle precedenti disposizioni, per capirsi quelle in vigore nel 2007-2008. Con alcune eccezioni.

La detrazione dell’imposta lorda resta del 55% ma dovrà essere ripartita in 5 rate annuali di pari importo (quindi non più tra 3 o 10 anni). Non ci sono limiti annuali per la detrazione, che avrebbero inficiato il provvedimento e costretto ad una doppia presentazione cautelativa della richiesta di detrazione, una per il 55% e un’altra per il 36%. Ma molto più probabilmente avrebbero scoraggiato questi interventi e favorito i lavori in nero. E’ inoltre eliminata la procedura del “silenzio-dissenso” da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Il testo emendato rispetto al decreto sopprime nell’art 29, comma 1 la frase “alle detrazioni per interventi di riqualificazione energetica degli edifici, di cui all’articolo 1, commi da 344 a 347, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.”
Quindi i limiti di risorse finanziarie annuali, che si leggono nel comma 7 modificato, sono relativi solo a crediti di imposta per le spese per attività di ricerca.

Altra novità riguarda una comunicazione preventiva all’Agenzia delle entrate che dovranno fare i contribuenti interessati alle detrazioni. La comunicazione, che ha l’obiettivo di monitorare l’andamento delle richieste, dovrà essere definita nei termini e secondo le modalità previsti con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate (sarà emanata entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto).

Come abbiamo detto su queste
pagine, sarebbe stato un suicidio per l’economia (oltre che per rilanciare l’efficienza energetica in edilizia) non prorogare per i prossimi anni questo provvedimento che ha dimostrato la sua validità. Un provvedimento praticamente a costo nullo per lo Stato e portatore di innumerevoli benefici per moltissimi settori manifatturieri, per i progettisti e gli installatori presenti in Italia. E per gli stessi utenti, i cittadini e le imprese. Una delle vere soluzioni anti-crisi e per questo un risultato ottenuto a furor di popolo.

LB - QualEnergia


domenica, 25 gennaio 2009

Rinnovabili e lavoro nell'Italia del 2020

stabilimento x-group Entro il 2020 le fonti rinnovabili elettriche e termiche potrebbero creare in Italia più di 200mila posti di lavoro. A partire dagli obiettivi del position paper governativo del 2007 si iniziano a stimare investimenti e ricadute occupazionali.

Le rinnovabili da sole da qui al 2020 possono dare 200mila nuovi posti di lavoro. Che le fonti pulite facciano bene anche all’occupazione è cosa che abbiamo riportato più volte su queste pagine. Solo per citare un dato, il Green Jobs Report dell’Unep conta 2,3 milioni di posti di lavoro nel mondo legati alle fonti pulite e stima che entro il 2030 si arrivi a oltre 20 milioni. Ma i dati del Green Jobs Report - come spiegano gli autori stessi - sono parziali. Mancano infatti i numeri di molti paesi, tra cui quelli per l’Italia.

La stima di quanto lavoro le rinnovabili possano creare nel nostro paese da qui al 2020 l’ha data invece oggi Giovan Battista Zorzoli, presidente di Ises Italia, intervenuto al convegno Energia Ambiente 2009, il cui tema centrale erano appunto i green jobs. Partendo dagli obiettivi del position paper 2007 del Governo per l’elettricità, e dalle stime degli investimenti necessari per raggiungerli (fatte dal prof. Arturo Lorenzoni dell’Università di Padova) Zorzoli ha valutato le ricadute sull’occupazione avvalendosi della tavola intersettoriale dell’economia italiana, elaborata dall’Istat.

Risultato? Cifre diverse a seconda del fatto che siano presi in considerazione vari fattori. Considerando la sola produzione di elettricità, per raggiungere gli obiettivi del position paper (per il quale ad esempio il fotovoltaico dovrà arrivare a 7.500 MW), secondo le stime di Lorenzoni occorrerebbe un investimento di 79.300 milioni di euro. In questo caso i posti di lavoro creati nel settore dell’elettricità pulita sarebbero circa 135mila. Considerando però i costi in diminuzione delle varie tecnologie, a causa delle previste innovazioni tecnologiche e le economie di scala, per realizzare gli obiettivi del position paper potrebbero bastare 67.500 milioni di euro. In questo caso i nuovi occupati sarebbero circa 120mila. A questi andrebbero tolti i posti di lavoro che si perderebbero per le centrali tradizionali non costruite: si arriverebbe così a 112.500.

Questo dato però è limitato al solo settore delle rinnovabili elettriche, e senza considerare il solare termodinamico e l'energia dalle maree, ancora in una fase che rende difficili fare stime.
Se si aggiungono le rinnovabili non elettriche i nuovi i posti di lavoro, calcolati utilizzando la tavola intersettoriale Istat, risultano 140mila. Ma forse in questo ambito c'è ancora una sottovalutazione delpotenziale del settore. Tuttavia, la tavola, se calcola occupazione diretta e indiretta, non va a calcolare l’impatto che le retribuzioni dei nuovi occupati avrebbero sull’economia, cioè l'aumento del risparmio, del gettito fiscale, della maggior domanda di beni e servizi.
 
Tenendo conto di tutto ciò, i nuovi posti di lavoro che si creerebbero al 2020 salirebbero ad almeno 200mila. Cifra che potrebbe essere addirittura più alta se si realizzasse uno sviluppo sul territorio di attività produttive legate alle rinnovabili maggiore del previsto e capace di far diminuire le importazioni del settore. Lavori che - spiega Zorzoli – soprattutto per fotovoltaico ed eolico sarebbero soprattutto al Sud e che comunque sarebbero distribuiti in vari settori: dall’hi-tech per il fotovoltaico, al minerario per la geotermia, all’agricoltura e al trasporto per le biomasse.

GM - da
QualEnergia