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sabato, 17 gennaio 2009

La liberta' finisce laddove inizia la linertaì degli altri?

Manifestazioni, scioperi sono ormai all'ordine del giorno e noi consumatori non ne possiano davvero piu'! Bisogna fermarci e riflettere un attimo su cio' che significa liberta'. Secondo me quando una piccola parte della popolazione va a ledere i diritti della gran parte della popolazione, non ci troviamo piu' uno stato di diritto.

Per cui secondo me bisognera' mettersi ad un tavolo con i sindacati e pur salvaguardando la liberta' di protesta bisogna trovare un modo perche' questo non si ripercuota su tutta la societa' e l'economia (non scordiamoci che siamo noi a tirare fuori i soldi... da dove credere che escano i soldi dello Stato? dalle nostre tasche! Quindi d'ora in poi quando sentite qualcuno che si fa bello dicendo " ah io sono furbo e faccio fesso lo stato!" rispondetegli enno' caro tu fai fessi noi che paghiamo ed e' ora che paghi anche tu! ... piccola digressione scusagte)

Ho letto favorevolmente di un'iniziativa del Comune di Roma e ve la ripropongo. Dobbiamo tornare ad essere uno stato di diritto!

da il Messaggero

ROMA (16 gennaio) - Roma fa sentire sempre più forte la sua voce: «Basta cortei in Centro, abbiamo diritto di vivere e lavorare liberamente». È questo il coro unanime che viene dalle mail, dagli sms e dai commenti sul sito ilmessaggero.it, sulla decisione del prefetto Giuseppe Pecoraro di regolamentare i cortei nella Capitale, fissando tre piazze e due itinerari, fuori dal centro. Sul forum il dibattito sta prendendo sempre più corpo in questi giorni. Scrive per esempio Fabio, un lettore del giornale: «La libertà di una persona finisce la dove inizia la libertà dell’altra. Si può benissimo manifestare, ma ciò va fatto senza arrecare disagio alle persone che nel centro storico lavorano, vivono o semplicemente lo frequentano. La libertà è diritto sacrosanto in ogni stato democratico, così come esiste il diritto a manifestare, esiste altresì il diritto a potersi muovere liberamente nella nostra città, e non rimanere bloccati ogni santo giorno da questa o quella manifestazione». Non è infatti in ballo la libertà di manifestare il proprio dissenso o la protesta: ciò che è in discussione è il limite all’esercizio di questo diritto. «Riservare alcune piazze alle manifestazioni non significa abolire i cortei - osserva infatti Gianc - E manifestare non significa oltraggiare le forze dell’ordine, sfasciare e imbrattare interi quartieri o limitare la libertà di quelli... meno intelligenti».

E sono tanti anche i lettori che hanno parole di incoraggiamento nei confronti della campagna per una diversa regolamentazione dei cortei: «Un ringraziamento al prefetto Pecoraro e al sindaco Alemanno, che finalmente hanno deciso di affrontare concretamente questo problema», scrive Fabio. Gli fa eco un altro lettore: «Non vogliamo miracoli solo una città più pulita, più sicura, più vivibile... vale a dire una città civile». E ancora Isidoro: «Finalmente... Sono d’accordo con Alemanno».

I commenti a favore della decisione del prefetto Giuseppe Pecoraro, di regolamentare i cortei, sono bipartisan: «Sono un elettore di sinistra - premette Francesco nel suo commento sul sito internet - ma questa volta sto con Alemanno in tutto e per tutto. Non si tratta di limitare la libertà di manifestare, ma non si può neanche prendere in ostaggio Roma e tutti i suoi cittadini. A Roma si tiene, più o meno, un corteo ogni tre giorni, ovvero un centinaio l’anno, con tutte le ricadute in ordine di traffico, di ore di lavoro perse, di stress per i cittadini, ecc... Perché solo Roma ed i romani si devono fare carico di questo peso nazionale? Perché chiunque abbia qualcosa di cui lamentarsi deve venire a farlo sempre a Roma? Non andrebbe bene anche Torino? Milano? Parma? E così via. Ho vissuto per quattro anni in una zona di Roma particolarmente colpita dai cortei, San Giovanni, e vi assicuro che è un vero delirio».

«A me, personalmente, è successo molte volte di restare a piedi, o di arrivare tardi al lavoro, a causa di manifestazioni - è la testimonianza di Marco50 - Libertà è, anche, libertà di protestare, ma libertà è anche quella di non voler o non dover protestare, e di non subire pesanti limitazioni nel diritto a muoversi liberamente. Una persona si reca a svolgere una prova per un concorso, per il quale si è preparata da tempo e nel quale ha riposto molte aspettative; qualcuno protesta, per motivi sacrosanti, ma impedisce a quella persona di arrivare nel luogo stabilito per l’esame, che salta: è giusto? È libertà? È democrazia? No, questa è la prepotenza, è l’inciviltà bella e buona di chi pretende di tutelare i propri diritti scegliendo, a tal fine, una modalità che calpesta quelli degli altri. Diritto di protestare, quindi, ma dovere di non ledere quello degli altri».


mercoledì, 12 novembre 2008

ALITALIA: CONSUMATORI, DUE LE QUESTIONI INACCETTABILI

AGI) - Roma, 11 nov. - Sono due, per Federconsumatori e Adusbef, le questioni “inaccettabili” nella vicenda Alitalia. La prima “riguarda la violazione delle norme che regolamentano lo sciopero che, in nessun caso, devono essere violate. In questo modo, infatti, si procurano fortissimi disagi ai cittadini e ne alienano la solidarieta’ da sempre dimostrata nei confronti di una vicenda cosi’ complessa e delicata”. L’altra questione, spiegano in una nota, “e’ il comportamento, quasi provocatorio, che si mette in atto violando accordi e patti gia’ sottoscritti”.

Come cittadini, proseguono, “chiediamo a Cai e soprattutto al Governo di chiudere al piu’ presto questa vicenda assai complessa”.

“Chiediamo anche che, in occasione di queste violazioni, si provveda immediatamente alla precettazione dei lavoratori coinvolti. Inoltre Alitalia deve fornire la massima assistenza ai cittadini coinvolti e danneggiati da queste azioni.

Naturalmente tutte le norme in tema di risarcimenti dei danni subiti fanno capo all’attuale compagnia e le nostre associazioni sono a disposizione dei cittadini per l’assistenza necessaria”, concludono. (AGI)

da consumatorioggi


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categorie: lavoro, giustizia, consumi, trasporti, diritti delluomo, social prosumer
sabato, 08 novembre 2008

Commissione d'inchiesta sugli errori sanitari

L'Aula della camera ha dato via libera alla proposta di legge che istituisce una commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori sanitari e le cause dei disavanzi delle Regioni, con 466 voti favorevoli, uno contrario e tre astenuti.

La commissione aveva gia' ricevuto nelle scorse settimane il voto favorevole della Commissione Affari sociali della Camera e i pareri della commissione Affari costituzionali e Bilancio. Il presidente della commissione verra' nominato dal presidente della Camera e avra' 21 componenti; avra' il compito principale di indagare sulle cause e sulle responsabilita' degli errori sanitari nelle strutture pubbliche e private e sulle cause di ordine normativo, amministrativo, gestionale, finanziario, organizzativo e funzionale che hanno contribuito alla formazione di disavanzi sanitari tra regioni (in particolare nel periodo 2001-2008), anche al fine di accertare le relative responsabilita'.

A quanto si apprende, la Commissione, nel procedere ad indagini ed esami, avra' gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorita' giudiziaria e, come stabilisce l'art. 5 del provvedimento approvato in Aula, e' obbligata al segreto in merito ai documenti relativi alle indagini, un obbligo che riguarda non solo i membri permanenti della Commissione ma anche tutti i collaborati. Secondo l'art. 2 del provvedimento approvato dall'Aula poi, la Commissione sara' composta da 21 deputati, nominati dal presidente della Camera dei deputati, in modo che venga assicurata la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo parlamentare.

Allo stesso presidente della Camera spetta il compito di nominare il presidente della Commissione. Il provvedimento stabilisce inoltre che le spese di funzionamento siano poste a carico del bilancio interno della Camera dei deputati, per un limite massimo di 40.000 euro per l'anno 2008 e di 100.000 euro per ciascuno degli anni successivi.


domenica, 02 novembre 2008

Attivazione servizi telefonici non richiesti: Tele2-Vodafone condannata dall'Antitrust ad una sanzione mignon

31 Ottobre 2008.
Da anni attivava agli italiani servizi non richiesti o in modo difforme dagli accordi. Ora e' arrivata una sanzione piccola piccola da parte dell'Antitrust. La societa' in questione e' Tele2-Opitel, che da circa un anno e' stata acquistata dal colosso Vodafone. L'Antitrust l'ha condannata a 165 mila euro, un'inezia (1). Tele2 si e' sempre distinta per comportamenti poco rispettosi della volonta' degli utenti, sul nostro sito ci sono oltre due mila segnalazioni che la riguardano (2). Speravamo che a questo disastro, il nuovo padrone Vodafone ponesse un freno dopo l'acquisizione. Invece nulla, la decisione dell'Autorita' garante della concorrenza e del mercato e' stata presa considerando segnalazioni degli utenti arrivate fino all'agosto scorso. D'altronde l'avevamo denunciato nel febbraio scorso (3).
Vodafone e' il gestore che dovrebbe contrastare il dominio di Telecom Italia nel mercato della telefonia. Purtroppo ha abbracciato metodi molto simili a quelli dell'ex monopolista. Dubitiamo che dopo questa sanzione mignon possa cambiare impostazione, che invece sara' un incentivo a continuare a ingannare clienti piu' o meno consapevoli.
 
E' sempre piu' urgente portare le sanzioni contro i colossi delle tlc a 10 milioni di euro. (4)
 
 

(1) http://www.aduc.it/dyn/tlc/noti.php?id=238683
(2) http://www.aduc.it/dyn/ricerca/?ricerca=tele2&tipo=cara
(3) http://www.aduc.it/dyn/tlc/comu.php?id=210084
(4) http://www.aduc.it/dyn/tlc/comu.php?id=229701
 


Domenico Murrone da ADUC

giovedì, 30 ottobre 2008

Info@Consumatori: Nuova ondata di cartelle pazze

Lo fa sapere la stessa Agenzia delle Entrate che invita i soggetti che rientrano in queste posizioni a non dar seguito alla richiesta di versamento.

Sono infatti in corso di elaborazione i nuovi invii delle comunicazioni corrette relative alle specifiche tipologie di reddito riportate nel quadro RM.

Il periodico è a disposizione per ogni chiarimento inviando mail ad info@radiotermoli.com.

Il consulente fiscale di Info@Consumatori Dott. Giuseppe Spidalieri commenta così quanto accaduto:

Il fenomeno in questione è tristemente noto come "cartelle pazze", cioè richieste inesatte di pagamenti fiscali o previdenziali che, periodicamente, gli enti istituzionali "regalano" ai contribuenti italiani. Questa volta l'errore ha riguardato coloro che, pur avendo versato quanto dovuto, hanno compilato il quadro RM del modello Unico Persone Fisiche 2006, anno d'imposta 2005. Tali contribuenti si vedranno arrivare con molta probabilità (infatti solo il 2% delle cartelle pazze è stato individuato dal servizio di controllo interno dell'Agenzia delle Entrate) una richiesta di pagamento non dovuto.

Il consiglio:

Una volta verificata l'illegittimità della richiesta, bisogna recarsi all' ufficio dell'Agenzia delle Entrate indicato nell'atto e contestare il debito presentando una richiesta di "Autotutela".


Massimiliano Orlando - da
PrimaPaginaMolise

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categorie: giustizia, truffe, tocchiamoli, social prosumer
lunedì, 13 ottobre 2008

Canone/Imposta Rai. Basta con la latitanza del diritto e dello Stato. Fare chiarezza. Appello a tutti i parlamentari

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Non se ne puo' proprio piu'. In questi giorni, piu' che abitualmente, siamo subissati di richieste di informazioni da cittadini che chiedono di liberarsi del cosiddetto canone della Rai. "Complice" una serie di trasmissioni televisive (non Rai ovviamente) che hanno riproposto il problema e che continueranno a farlo nei prossimi mesi, sono migliaia le richieste che assediano i nostri telefoni e il nostro servizio di informazione E-mail "Cara Aduc". Tutti non si capacitano perche' debbano pagare un canone per il solo fatto di possedere un apparecchio televisivo o multimediale (o il videocitofono, come in alcuni casi) pur non vedendo i canali Rai: su questo l'informazione che da' la Rai e' distorta e non appartiene alla logica etimologica delle parole. Alla nostra spiegazione che si tratta di una imposta sul possesso di un qualunque apparecchio atto a ricevere trasmissioni tv, annuiscono, ma nel contempo tutti manifestano di essere stupefatti del perche' si continui a chiamarlo canone o abbonamento e commentano che e' la conferma di uno Stato lontano, nemico e altro dagli interessi dei cittadini... nessuno stupore, quindi, che in diversi scelgano la clandestinita' e l'evasione dell'imposta...

Il disagio e il malumore gonfiano sempre piu', anche perche' la Rai, invece di essere amichevole, comunicativa e comprensiva, usa solo arroganza, violenza e intrusione: tutti i cittadini, per il solo fatto di avere una residenza anagrafica, sono considerati evasori e delinquenti e vengono tartassati con lettere minatorie e visite di figuri loschi che carpiscono con l'inganno firme su dichiarazioni di ammissione di possesso di un apparecchio che riceve trasmissioni tv... proprio il contrario dei motivi ispiratori dei nostri codici, quando stabiliscono che, fino a prova contraria, chi non e' riconosciuto colpevole in via definitiva e' innocente.

Un situazione che sta provocando un disastro che, piu' si va in la' nel tempo, piu' sara' difficile ricucire: la credibilita' dello Stato e' ormai sotto lo zerbino e l'ingegnosita' dei cittadini per non fare il loro dovere di contribuenti e' sempre piu' sviluppata.

Un gioco al massacro in cui lo Stato e' piu' colpevole del singolo evasore, perche' lo Stato sa e non agisce per modificare, continuando a prendersi sputi in faccia senza neanche il pudore di accennare ad un dialogo. Dialogo che noi abbiamo cercato piu' volte di sviluppare li' dove si formano le leggi, in Parlamento. Nella passata e nell'attuale legislatura, grazie alla sen. Donatella Poretti abbiamo fatto presentare interrogazioni che cerchino di mettere i puntini sulle "i", ma niente, niente e ancora niente: i ministeri interessati hanno contrapposto solo un silenzio che non possiamo leggere come imbarazzo anche solo a far sentire la propria voce, probabilmente per non dare risposte che li renderebbero piu' ridicoli di quanto gia' non lo siano in materia.

Per questo rivolgiamo un appello tutti gi eletti nei due rami del Parlamento, che' facciano propria l'interrogazione della sen. Poretti, vi aderiscano o la riscrivano, facciano come credono piu' opportuno, ma si adoperino perche' sia messo un punto fermo, di certezza del diritto su cui, poi, ognuno, secondo i propri convincimenti (pro o contro canone che siano) dia battaglia per l'affermazione di cio' in cui crede. Non crediamo che la certezza del diritto sia appannaggio di governo o di opposizione, ma sappiamo che la non-certezza e' solo appannaggio dei sistemi non-democratici, dove i cittadini non sono tali ma sudditi.

LA VICENDA IN BREVE - La confusione sul cosiddetto “canone di abbonamento” alla Rai e' alimentata da un Regio decreto legge del 1938: tale tassa e' dovuta per il possesso di “apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni”. In altre parole, qualsiasi apparecchio che teoricamente possa essere modificato per guardare un programma tv ne e' soggetto. La Rai, conscia di questo, pretende l'imposta non solo per i televisori, ma anche per i “personal computer, decoder e altri apparecchi multimediali”. Ne consegue che la richiesta potrebbe essere estesa anche a iPod, videocellulari, videocamere, riproduttori Dvd e Vhs, macchine fotografiche digitali, etc.

ollecitata da noi, la Rai si e' dichiarata incompetente ed ha demandato la questione all'Agenzia delle Entrate, la quale a sua volta ha rimesso il quesito al ministero delle Comunicazioni. Ma anche quest'ultimo, destinatario insieme al ministero dell'Economia e delle finanze di ben quattro interrogazioni parlamentari nella passata legislatura, non ha mai risposto.
 
L'interrogazione attuale e' rivolta al ministro dello Sviluppo Economico (che ha accorpato l'ex ministero delle Comunicazioni) e al ministro dell'Economia e Finanze, e ripercorre tutto il travagliato iter 'senza risposta' di questi anni. 
Qui il testo dell'interrogazione:
http://www.aduc.it/dyn/parlamento/docu.php?id=223208

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domenica, 12 ottobre 2008

Il crollo della finanza gonfiata

Banche di affari che crollano, prodotti finanziari che si sgonfiano dopo l'enorme bolla tollerata per anni dalle grandi istituzioni monetarie :

Leggi le interviste del Dossier di PeaceReporter


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categorie: economia, giustizia, truffe, consumi, trasparenza, tocchiamoli, social prosumer
domenica, 28 settembre 2008

I Pirati della baia tornano in libertĂ 

Chiusura positiva per il caso Pirate Bay: il motore di ricerca svedese era stato reso inaccessibile dall’Italia per ordine della magistratura di Bergamo a seguito di una denuncia depositata dai discografici della Fimi.

Dopo il reclamo di Altroconsumo al Garante per la protezione dei dati personali, la vicenda è tornata in aula ed ecco l'esito del riesame: il sito di peer-to-peer tornerà libero, grazie all'annullamento del sequestro preventivo voluto dal Gip dello stesso tribunale di Bergamo lo scorso agosto. 

Festeggiando cifre record di 15 milioni di utenti unici e 1,2 milioni di file indicizzati, la "Baia dei Pirati" torna navigabile, con l'obbligo per i provider Internet italiani di riaprire l'accesso ai propri utenti.

da LaStampa.it


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sabato, 20 settembre 2008

Ammazzateci tutti rischia di chiudere

ammazzateci_tuttifacciamo girare quest'appello, affinchè possano continuare la loro battaglia impari


"Ammazzatecitutti" rischia di chiudere entro un mese
di Aldo Pecora e Rosanna Scopelliti

LETTERA APERTA A CHI CI VUOLE BENE

Cari italiani, care italiane,
quando abbiamo deciso di fondare Ammazzateci Tutti, in quel lembo di terra meravigliosa e disgraziata che si chiama Calabria, abbiamo cercato di concentrare le poche, pochissime risorse disponibili e le tante, tantissime speranze, di tutta quella gente che non ce la faceva più a vivere “incellophanata” dall'omertà e, soprattutto, dalla paura.

Per essere davvero liberi non ci siamo mai voluti legare a nessun carrrozzone, né politico né imprenditoriale. Solo con il tempo abbiamo capito che è stata una scelta coraggiosa, una sfida più grande di noi, che ha certamente appesantito - non di poco - le già tante preoccupazioni che avevamo comunque messo in conto.

Pensate, invece, come sarebbe stato fin troppo conveniente e facile per noi sceglierci uno o più “Mecenate”, anche i meno peggiori e, nel portare silenziosamente acqua al loro mulino, ottenerne laute ricompense in termini economico-logistici (apertura sedi, pubbliche relazioni con gente che conta, produzione di gadget, pianificazione di campagne pubblicitarie, ecc..).

Ma abbiamo fatto la scelta di essere come gli straccioni di Valmy, abbiamo scelto di combattere contro mostri pieni di soldi e di potere, anche indicandoli con nome e cognome, a nostro rischio e pericolo, facendo ogni giorno la nostra parte anche se rimanevamo e rimaniamo sempre più ai margini dello studio, delle professioni, delle assunzioni, dei diritti di cittadini, mentre chi ha certamente meno titoli ma più amici nelle stanze del potere riesce a laurearsi, ottiene consulenze, incarichi, sponsorizzazioni. E il loro “esercito” diventa ogni giorno più potente ed incontrastabile, mentre il nostro fa i salti mortali per riuscire a sopravvivere e sostenere anche l'azione di magistrati ed uomini delle forze dell'ordine coraggiosi che si trovano finanche nella situazione di dover pagare loro la benzina delle auto di servizio o i toner nelle fotocopiatrici di caserme, commissariati e Procure.

Adesso bisogna ragionare seriamente sul ruolo e l'incisività che Ammazzateci Tutti può rappresentare in Italia oggi e domani, se e quanto valga la pena continuare.E lo facciamo iniziando a fare i cosiddetti “conti”: se in termini di consenso e sensibilizzazione il bilancio è in segno positivo ed in netta ascesa costante (partendo dalla Calabria oggi siamo in più di 8.000 ragazzi e ragazze in tutta Italia, dalla Lombardia, alla Sicilia, al Lazio, al Veneto, alla Puglia, al Piemonte, alla Campania), non possiamo dire altrettanto in termini di spese vive sostenute per mantenere aperta la baracca.

L'idea di portare sul web e nei territori le nostre rivendicazioni, la nostra voglia di gridare al mondo intero che l'Italia non è solo mafia, che non è colpa nostra se emergono sempre e solo i nostri peggiori concittadini, ci hanno portato a scommettere (e rischiare) sulla nostra stessa pelle il prezzo dell'impegno che ci siamo assunti tre anni fa di fronte a tutti gli italiani onesti.

E come se non bastassero le querele, le preoccupazioni, le intimidazioni implicite ed esplicite alle quali siamo ormai abituati, adesso ci troviamo nella situazione in cui - lo diciamo chiaramente - non possiamo più permetterci il “lusso” di continuare con le nostre attività sui territori e quelle telematiche.

Partiamo dal nostro sito internet, generosamente ospitato gratuitamente sin dalla nascita su un piccolo server di una azienda calabrese alla quale abbiamo procurato, con la nostra presenza, solo e soltanto danni e preoccupazioni.

Ci hanno defacciato il sito per decine di volte, siamo stati vittime di ben 5 attacchi informatici, dei quali due violentissimi (che hanno costretto l'azienda a buttare il server ed acquistarne uno nuovo) ed ora, proprio ieri, veniamo a sapere che, sempre a causa nostra, alcuni pirati informatici sono riusciti a violare nuovamente il server trasformandolo questa volta in uno “zombie” (così si definisce in gergo tecnico) atto a frodare migliaia di persone in tutto il mondo mediante phishing su conti bancari esteri. Per capire meglio la gravità della situazione basti pensare che siamo stati contattati direttamente dai responsabili della sicurezza informatica di due importanti istituti bancari in Australia ed in Belgio, i quali hanno anche tenuto ad informarci delle responsabilità penali di fronte alla legge nostre e dell'azienda che ci ospita.

Quantificare ora il danno economico e quello eventualmente penale, ci porta inevitabilmente a stabilire che la nostra esistenza dovrà essere indipendente da ogni preoccupazione futura e, quindi, essere disposti anche a trarne le estreme conseguenze: partendo dalla chiusura di Ammazzatecitutti.org e degli spazi di comunicazione ad esso collegati (forum, ecc..).

A questi conti che non tornano dobbiamo aggiungere diverse migliaia di euro di debiti contratti (anche personalmente) nell'organizzazione delle nostre iniziative (sostenute solo parzialmente dalle poche Istituzioni alle quali ci siamo rivolti).Senza contare il fatto che ormai i nostri ragazzi stanno devolvendo interamente alla causa le loro paghette settimanali in ricariche telefoniche e fotocopie.

Per questo ci appelliamo a tutti voi, chiedendovi un piccolo grande gesto di solidarietà; diventate nostri "azionisti", almeno noi cercheremo di non fare la fine di Parmalat e Alitalia.

Non parliamo di milioni, a conti fatti basterebbero 30 mila euro per farci riprendere fiato e metterci in condizione di fissare obiettivi di medio-lungo termine.

Lo facciamo stabilendo una data simbolica: il 16 ottobre prossimo, terzo anniversario dell'omicidio Fortugno e quindi della nostra “nascita”. Se entro questa data non dovessimo riuscire a sanare ogni passivo saremo costretti a staccarci la spina da soli, archiviando prematuramente questa bellissima esperienza. Con la morte nel cuore.

Dobbiamo dimostrarci persone serie, soprattutto con chi ci guarda da sempre con ammirazione, stima ed aspettative che non meritiamo, perché, come dice spesso Monsignor Giancarlo Bregantini, "non basta sperare, bisogna saper organizzare la speranza" ed evidentemente noi abbiamo fallito, non riuscendo ad organizzare degnamente le speranze di tutti noi, di tutti voi.

Aldo Pecora
Rosanna Scopelliti
Coordinamento nazionale "Ammazzateci Tutti"

Informazioni per sostenere "Ammazzatteci Tutti" su:
www.ammazzatecitutti.org

domenica, 14 settembre 2008

Enel: Consumatori promuovono class action per vittime dell'elettrosmog

Sulla base di una recente sentenza della Corte di Cassazione l'Enel dovrà risarcire i danni alla salute provocati da un elettrodotto a due agricoltori di Rimini. I danni sarebbero stati causati dalle onde elettromagnetiche generate da tralicci che attraversavano i loro terreni. I due agricoltori avevano iniziato a soffrire di emicrania ed avevano quindi chiesto il risarcimento dei danni. ''Una clamorosa sentenza" commenta il Codacons in una nota " che apre la strada a risarcimenti milionari". E' la prima volta infatti che "la Corte di Cassazione si pronuncia incriminando la nocivita' delle onde elettromagnetiche in relazione a patologie come il mal di testa, considerate minori e passeggere''. Una vittoria di grande rilievo - commenta il presidente del Codacons - che "salvaguardia, riconosce e tutela il piu' importante dei diritti, quello alla salute. Dopo la sentenza della Cassazione che ha riconosciuto l'ipotesi di reato per le onde elettromagnetiche prodotte da Radio Vaticana, questa nuova condanna della Suprema corte apre la possibilita' a chiunque ne sia stato vittima di richiedere un indennizzo''.


sabato, 06 settembre 2008

Variazioni unilaterali dei contratti, si può richiedere la nullità del contratto al giudice di pace

Volendo riassumere si ritiene che l’operazione posta in essere da Wind possa presentare diversi profili di illiceità che dovranno essere verificati caso per caso.

In particolare la modifica unilaterale del profilo tariffario potrebbe essere impugnata  per i seguenti motivi (ove ricorrenti):

  1. La non applicabilità delle Condizioni Generali di Contratto per mancata sottoscrizione delle stesse, per mancata conoscenza prima della sottoscrizione o per non applicabilità alle schede prepagate.
  2. La nullità della clausola 2.4 delle Condizioni Generali di Contratto perché vessatoria.
  3. La inidoneità del sms a integrare i requisiti minimi di adeguatezza ed idoneità previsti dal contratto e dai codici del consumo e delle comunicazioni.
  4. La mancata conoscenza della modifica della tariffa.
  5. Più in generale il mancato rispetto dei doveri di rettitudine e buona fede nei rapporti tra le parti (in proposito si veda questa sentenza del Giudice di Pace di Pomigliano d’Arco proprio nei confronti di Wind per la modifica unilaterale della opzione “noi2”).

Il cliente che dovesse riscontrare sussistenti uno o più dei motivi su indicati potrà impugnare dinanzi al giudice di Pace, previo esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione al Co.re.com.

Dinanzi al giudice la parte potrà richiedere:

1) il ripristino della vecchia tariffa;

2) il risarcimento dei danni patrimoniali (consistenti nella spesa in più che ha sofferto utilizzando la nuova tariffa più costosa);

3) il risarcimento dei danni non patrimoniali (danno morale ed esistenziale, danno da mancata informazione che potrà essere liquidato dal giudice con valutazione equitativa fino ad un massimo presumibilmente non superiore a 1.000,00 euro);

4) il rimborso delle spese pagate all'avvocato.

Avv. Fabio Cipparone  da Iuslex.it


mercoledì, 03 settembre 2008

TUTELA CONSUMATORI. UNC denuncia i call center di assistenza-clienti a pagamento

L'Unione Nazionale Consumatori (UNC) ha denunciato oggi, in un comunicato, il fatto che troppo spesso i call center di assistenza clienti delle aziende, che l'utente contatta per segnalare problemi legati all'azienda stessa, sono a pagamento. "E' inaccettabile, oltre che eticamente scorretto, far pagare ai consumatori il servizio di assistenza-clienti che nella maggior parte dei casi riguarda la segnalazione di disfunzioni e problemi originati dall'azienda stessa".

A dichiararlo è Massimiliano Dona, Segretario generale dell'Unione Nazionale Consumatori. "Riceviamo di continuo - ha spiegato l'Avvocato Dona - segnalazioni su servizi clienti a pagamento, la maggior parte delle quali riguardanti Sky e Fastweb. La pay tv Sky utilizza per il suo servizio clienti una numerazione 199 a pagamento, il cui costo è di 14,25 centesimi di euro da telefono fisso, mentre per la telefonia mobile i costi variano a seconda dell'operatore utilizzato e pertanto non specificati. Il servizio clienti Fastweb - ha precisato il Segretario dell'UNC - è invece gratuito solo da rete Fastweb, ma essendo spesso utilizzato per segnalare un guasto proprio alla linea telefonica, la maggior parte delle volte viene utilizzato un cellulare, pagando a seconda dell'operatore utilizzato".

"Chiediamo l'intervento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato e dell'Autorità delle Comunicazioni - ha concluso Dona -perché si ponga fine a questo scempio: costi esagerati per lunghissime attese prima di riuscire a collegarsi con un operatore che spesso non è addestrato adeguatamente a rispondere ai quesiti e non può risolvere i problemi dei consumatori".

da Helpconsumatori


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venerdì, 29 agosto 2008

Coldiretti : Troppi ricarichi su frutta e verdura

(Adnkronos) - Le distorsioni presenti nel settore ortofrutta, dove i prezzi n media aumentano del 200 per cento dalla produzione al consumo, sono evidenti anche nel caso del prezzo del latte che dalla stalla alla tavola aumenta del 241 per cento o nel settore dei salumi e della carne on le stalle che stanno chiudendo perche' i ricavi non riescono a coprire i costi di produzione saliti a livelli insostenibili,, nonostante i prezzi al consumo alle stelle.

E' quanto afferma la Coldiretti che, nel commentare l'anali sulla filiera ortofrutta, sottolinea come in media per l'insieme dei prodotti alimentari i prezzi aumentano di cinque volte dal campo alla tavola e che per ogni euro speso dai consumatori ben i 60 centesimi vanno alla distribuzione commerciale, 23 all'industria e' solo 17 centesimi agli agricoltori.

Le inefficienze evidenziate nel settore ortofrutticolo sono alla base di ricarichi ingiustificati che stanno provocando una riduzione dei consumi con cali del 2,6 per cento per la frutta e dello 0,8 per le verdure, nel primo semestre del 2008 secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ismea Ac Nielsen. ''Si tratta di un trend allarmante per alimenti che sono alla base della dieta mediterranea ed indispensabili per la salute per i quali, peraltro, l'Italia - sottolinea la Coldiretti - detiene il primato quantitativo e qualitativo a livello comunitario. Il peso eccessivo delle intermediazioni sui prezzi finali dell'ortofrutta e' alla base del successo ottenuto nei mesi estivi dalle vendite nelle bancarelle dietro le quali sempre piu' spesso si trova un agricoltore''.


domenica, 24 agosto 2008

Attese-scandalo per le indennitĂ 

di GUGLIELMO VEZZOSI - La Nazione

QUASI UN anno di attesa per ottenere l’indennità di accompagnamento. Un tempo infinito, sopratutto quando si hanno 93 primavere, la salute è incerta e il fisico pieno di acciacchi che necessitano di aiuto e assistenza pressoché costanti e dunque i 465 euro al mese dell’indennità diventano fondamentali per pagare colf e badanti. Non a caso sono numerosi i casi di anziani che, mentre le pratiche sono ancora prigioniere nel tunnel della burocrazia, si sono dovuti indebitare per la badante e Dio solo sa come riusciranno a restituire i soldi. A puntare il dito su una ferita che non rimargina è la Lega Consumatori Acli: «E’ incredibile. Sono centinaia le persone che hanno bisogno di aiuto e non possono spendere 8-900 euro al mese per pagare una badante; avrebbero pieno diritto all’indennità di accompagnamento ma la pratica è sommersa tra migliaia di fogli» esclama il responsabile della Lega Consumatori, Mario Frangioli e aggiunge: «Continuamente riceviamo segnalazioni di attese infinite. Il caso della signora di 93 anni, che aveva fatto domanda nell’autunno 2007 e la cui pratica è stata evasa solo all’inizio di agosto è uno dei tanti, la punta di un iceberg immenso, che non fa onore alla pubblica amministrazione».

CENTINAIA di anziani sono in attesa. Molti di loro, purtroppo, non sono riusciti ad aspettare i tempi eterni della burocrazia e sono deceduti nel frattempo. E gli eredi rischiano di dover invecchiare a loro volta prima di avere ciò che spettava al loro congiunto defunto: sì, perché dopo il decesso, inutile negarlo, la faccenda si complica e tutto rallenta ulteriormente. «Occorre esaminare le carte della successione, degli aventi diritto e in ogni caso i vivi hanno necessariamente la precedenza» dice il neo-funzionario dell’Ufficio invalidi civili del Comune, Massimo Palla. E’ distaccato all’Inps insieme a sei colleghi: «Siamo in pochi. Fino all’anno scorso l’ufficio contava nove unità, ma nelle condizioni attuali posso destinare all’istruttoria delle pratiche solo due persone, di cui una a tempo parziale. L’amministrazione comunale ha bandito un concorso interno (scadenza metà settembre) per individuare altre due unità, una delle quali dovrebbe essere destinata proprio qui. Se arrivano rinforzi possiamo contare di smaltire l’arretrato nel 2009, altrimenti rischiamo che se ne crei di nuovo». Da quando è arrivato il nuovo funzionario (all’inizio dell’estate) sono state definite circa 400 pratiche, ma almeno mille devono essere integrate nella documentazione e poi c’è uno zoccolo duro di altre 800 che attendono da mesi e mesi. In un anno l’ufficio ne tratta in media 4.500 relative ai territori di Pisa, Pontedera e Volterra, ma il personale è ridotto all’osso».

IL CASO delle attese-infinite per le indennità scoppiò sui giornali nel mese di luglio dopo la dura denuncia dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil che puntavano il dito contro le «scandalose attese per l’esame delle pratiche delle indennità di accompagnamento e di quelle per gli assegni di invalidità civile». Questi ultimi, in particolare, richiedono controlli amministrativi più complessi (a partire da quelli sul reddito) svolti proprio dagli addetti comunali distaccati all’Inps, la cui commissione medica dà il primo parere, ma prima del disco verde per il pagamento dell’assegno occorre passare dall’istruttoria amministrativa svolta dal personale comunale. E pure avere informazioni non è facile: «In estate l’ufficio di piazza Guerrazzi riceve il pubblico solo il martedì e giovedì mattina (in orario invernale anche il giovedì pomeriggio), occorre presentarsi all’Inps, prendere il numerino per gli ‘invalidi civili’ e mettersi in coda. Se la pratica è stata definita e si vogliono notizie sulla liquidazione occorre invece prendere il numero per la fila ‘pensioni’ e aspettare ancora. Insomma tutto assomiglia a una lotteria. Possibile che il Comune non voglia aumentare il numero degli addetti e risolvere una volta per tutte questo vergognoso problema?».


sabato, 23 agosto 2008

"La speculazione spinge i rincari"

D'accordo l'assessore Carla Corso e il presidente della Lega Consumatori Pietro Praderi, che afferma: "A fronte del calo del costo delle materie prime non c'è la corsa alla riduzione dei prezzi"

Ragazze mangiano pasta Milano, 22 agosto 2008 - Tutto aumenta, anche i beni di prima necessità di cui non si può fare a meno come pane (+13,2%), pasta (+30,4) e latte (+11,8). Perché succede nonostante il prezzo della farina sia diminuito rispetto a un anno fa? Carla Corso, assessore in Provincia alla Tutela dei consumatori, pone la domanda e dà anche una risposta: "C’è un evidente elemento di speculazione nella tendenza dell’aumento dei prezzi. La controprova è data dal recente calo del prezzo del greggio (112 dollari al barile rispetto ai 155 del picco, ndr.) a cui non corrisponde un’analogo calo del prezzo dei carburanti alla pompa. È di pochi giorni fa la notizia del cambiamento di alcuni piani tariffari di Tim e Vodafone. Siamo davanti a una distorsione dei meccanismi di mercato. Per questo è crollata la domanda interna, determinando la crisi dei consumi".

La Coldiretti ha sempre parlato di aumenti ingiustificati e a proposito del latte afferma che l’incremento è del 241% nel suo viaggio dalla stalla (0,42 centesimi al litro) al negozio. A Milano, un litro di fresco, in luglio, costava da 1,53 a 1,70. Direttamente in cascina dal distributore, 1 euro. Il pane da 2,45 a 4,80 al chilo. In alcune catene della grande distribuzione lo si trova a 1 euro al chilo, dopo un accordo effettuato con la Provincia. La pasta di semola di grano duro va da un minimo 0,94 a un massimo 3,60 al chilo. Prezzi che occupano la parte alta della hit parade delle città più care.

"La prima cosa che emerge sono le operazioni di grande speculazione sulle materie prime nonostante il rallentamento di petrolio e cereali — spiega Pietro Praderi, presidente Lega Consumatori — Si sa che a fronte del calo del costo delle materie prime non c’è la corsa alla riduzione dei prezzi. O non si riduce o si ritarda. L’esempio classico è quello della benzina, diminuisce il petrolio, ma quello del pieno non è così immediato. La Coldiretti, poi, afferma che gli aumenti ai quali assistiamo e subiamo non hanno ragione di essere, se rapportati a quelli delle materie prime. Dicono che il pane aumenta fino a 13 volte rispetto a quello della farina. Noi diciamo 12, ma il concetto non cambia".

La Lega Consumatori ha effettuato una ricerca sulle reazioni della gente ai rincari ed è emerso che il ricorso alla grande distribuzione avviene, non perché questa sia così virtuosa, ma piuttosto perché presenta la scappatoia delle offerte. "Nei mercati rionali — continua Praderi — la gente si serve ancora ai banchi della frutta, attratta da prodotti più appetibili di quelli dei supermercati, ma diserta i camioncini degli alimentari, che sono diminuiti. Preferiscono il supermercato, proprio per le offerte". Come difendersi dagli aumenti?: "Le istituzioni dovrebbero fare qualcosa, ma non intervengono. È vero che hanno poteri ridotti, tuttavia ci sono sistemi indiretti. Poi, la gente dovrebbe esercitare la capacità di scelta e confronto, che oggi si fa anche col passa parola, per difendere il potere d’acquisto".

Esistono aumenti ai quali si può sfuggire e riguardano le tariffe. Il prossimo autunno, aumenterà il prezzo dei treni regionali e dei bus interurbani del 2,5%, mentre resta invariato il biglietto Atm in città (1 euro), l’energia elettrica segnerà +3% e il gas +5. Pure i taxi saranno più cari e la percentuale oscilla fra il 3 e 4%.

di Albina Olivati - da IlGiorno


domenica, 17 agosto 2008

Tessere sconto fasulle? Esposto alla Procura della Repubblica

Promettono sconti tramite una tessera gratuita, invece ti obbligano a spendere duemila euro. Continuano i raggiri dei venditori porta a porta delle societa' padovane.
Dopo le numerose segnalazioni pervenuteci dai molti consumatori raggirati, abbiamo deciso di presentare alla Procura della Repubblica di Firenze un esposto-denuncia al fine di accertare se il sistema di vendita messo in atto da numerose societa', integri o meno gli estremi del reato di truffa contrattuale. Queste aziende di vendita a domicilio, non ultima Pianeta Casa di Ge.DA S.r.l., hanno tutte sede in provincia di Padova e operano nel Centro-Nord Italia: Veneto, Friuli, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Marche, Umbria e Toscana. Partendo da un caso concreto avvenuto in provincia di Firenze, abbiamo coinvolto la Procura fiorentina.
La vendita avviene attraverso la visita a domicilio di un rappresentante della societa' che offre una shopping card che consentirebbe di ottenere forti sconti sugli acquisti di prodotti che verranno venduti presso un fantomatico centro commerciale di prossima apertura.
 
Cio' che inizialmente si presenta come un'occasione imperdibile, per usufruire della quale occorre firmare un documento di accettazione, si rivela invece un raggiro tanto semplice quanto costoso. In occasione della visita di un secondo venditore le carte in tavola cambiano e si fa presente agli ignari sottoscrittori che quello firmato e' un contratto che impegna ad acquisti di circa duemila euro.
 
Ci eravamo già occupati della vicenda (1) ma, poiche' queste societa' continuano ad operare, pur con nomi diversi, abbiamo deciso di procedere penalmente.
Invitiamo chiunque abbia sottoscritto un contratto con queste caratteristiche, a presentare un esposto nella propria Procura della Repubblica, seguendo il modello della nostra denuncia.
 
(1) I comunicati stampa Aduc sulla vicenda:
http://www.aduc.it/dyn/comunicati/comu_mostra.php?id=186380
http://www.aduc.it/dyn/comunicati/comu_mostra.php?id=140847
http://www.aduc.it/dyn/comunicati/comu_mostra.php?id=162053
http://www.aduc.it/dyn/comunicati/comu_mostra.php?id=127760
 
 
 di Elisa Fontanelli - da Aduc.it

 


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categorie: giustizia, truffe, consumi

Sacconi: "Paniere per i pensionati" - La Cisl: "Lo aspettavamo da anni"

ROMA - Un nuovo paniere Istat per tutelare le pensioni minime. E' la proposta del ministro del Welfare Maurizio Sacconi. "Stiamo pensando - ha detto il ministro in un'intervista a Italia Oggi - di sganciare le pensioni dal tasso di inflazione ad oggi applicato e di legarle ad una inflazione nuova. Ovvero alla crescita dei prezzi di un paniere di beni e servizi ad hoc, quelli di cui effettivamente fanno consumo i pensionati di quella fascia. Ci sono già simulazioni dell'Istat".

La proposta è stata accolta positivamente dal segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni: "E' un bene che il ministro voglia allestire un paniere ad hoc per i pensionati. Quando ci sarà il confronto valuteremo nel merito, ma la proposta in sè va nella direzione auspicata da diverso tempo dal sindacato e dalla commissione istituita per vagliare questa ipotesi, in modo che i pensionati possano essere risarciti di ciò che perdono con l'inflazione".

Il lavoro della commissione, secondo il leader sindacale, dovrebbe andare incontro alle esigenze degli anziani che non solo hanno consumi diversi da tutti gli altri e sono penalizzati dal rialzo delle tariffe dei beni di prima necessità, ma hanno anche altre difficoltà: "Sono gli unici che recuperano ben poco di ciò che l'inflazione sottrae". La svalutazione economica, infatti, penalizza i più indifesi, i pensionati e i precari: "E' un fatto - ha concluso Bonanni - di ingiustizia ed emergenza sociale, all'interno della quale matura anche un meccanismo regressivo economico con i consumi ridotti al lumicino".

Sacconi indica la tutela dei pensionati con un basso reddito quindi come una priorità, ma parla anche della possibilità di accordi sindacati-imprese per dare sussidi a chi resta senza lavoro: "Il tema degli ammortizzatori sociali è tra i primi punti dell'agenda dell'autunno. E non è però detto che debbano essere solo finanziati con soldi pubblici".

da Repubblica.it


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categorie: politica, giustizia, consumi, anziani, tocchiamoli, social prosumer
martedì, 12 agosto 2008

Prezzi. Gli aumenti colpa dell’intermediazione? S’e’ scoperta l’acqua calda!

Leggiamo titoloni sui giornali, sentiamo grida dai telegiornali sui prezzi che alla produzione diminuiscono e aumentano al consumo. E’ ovvio che gli aumenti sono dovuti ai commercianti, dal grossista al dettagliante, che ricaricano su ogni passaggio, altrettanto ovvio che piu’ sono i passaggi maggiore sara’ il ricarico.

Lo stiamo sostenendo da anni, con dati alla mano, ovviamente inascoltati: si vede che non e’ importante la notizia in se’ ma chi la dice. Ora sciorina i dati "Mister Prezzi" e tutti si stracciano le vesti. Che fara’ il governo dopo aver scoperto che i commercianti ricaricano sui prezzi anche quando questi diminuiscono alla produzione? Poco o nulla, evidentemente, perche’ il periodo dei prezzi amministrati e’ terminato da decenni e non si possono imporre, pena il ritorno al mercato nero. Abbiamo la sensazione che si e’ alzato un gran polverone per coprire l’incapacita’ di intervento. Un esempio? Pochi giorni fa l’Antitrust ha multato i panettieri romani per pratiche anticoncorrenziali. La multa per panettiere? 10 euro!

Una risata si sara’ sollevata dalle file dai fornai. Assisteremo ancora alle sceneggiate sull’aumento dei prezzi? Probabilmente si’, salvo che i prezzi resteranno "aumentati" e il consumatore sara’, come sempre, "cornuto e mazziato".

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

da Agorà


lunedì, 11 agosto 2008

Georgia/ Trefiletti: Affrontare,non strumentalizzare tema nucleare

Guarda caso, il petrolio stava perdendo valore... e di colpo scatta una guerra sui territori che producono petrolio, con conseguente diminizione della sua distribuzione..... dilia

Roma, 10 ago. (Apcom) - Affrontare l'argomento nucleare senza strumentalizzare gli eventi in corso in Georgia. E' l'invito di Federconsumatori che, con il suo presidente, Rosario Trefiletti, osserva: "Se le questioni energetiche dovessero essere affrontate così come le affronta il portavoce del più grande partito della maggioranza del nostro Paese, possiamo dire che siamo arrivati a uno stadio infimo con cui affrontare tematiche così importanti e rilevanti per i cittadini quali quelle dell'energia".

"Si apra - sostiene Trefiletti - un dibattito approfondito per un piano serio coordinato con politiche europee sui temi del risparmio, delle fonti alternative (con particolare attenzione a metano e rigasificatori), della ricerca tecnologica, della diversificazione degli approvvigionamenti e dei carichi fiscali strettamente connessi ai prodotti energetici derivati".

Solo per quest'anno in tema di energia in Italia ci saranno maggiori costi per oltre 700 euro a famiglia. Sono temi che "devono essere affrontati con un respiro ben più ampio - osserva Trefiletti - e con la ricerca di convergenze positive senza sterili o stupide polemiche per dare una risposta seria al Paese". Altrimenti, come spiega il presidente della federazione dei consumatori, nella polemica ci si può fermare solo a dire "che l'uranio non risolverà questi problemi visto che, al di là della contrarietà dei cittadini, quella materia prima sta diventando sempre più rara, smaltire le scorie diventa sempre più complicato e caro, ci vogliono circa otto anni per la costruzione di una centrale ed inoltre la materia prima è aumentata negli ultimi anni oltre il 600%, tre volte in più di quanto è aumentato il prezzo del petrolio".


PORTABILITA' MUTUI: BANCHE MULTATE DALL'ANTITRUST: L'ADUC: "ASSOCIAZIONE A DELINQUERE"

FIRENZE - La sanzione comminata dall'Antitrust a numerose banche per circa 10 milioni di euro sull'applicazione delle norme sulla portabilita' dei mutui, a parere dell'Aduc (Associazione Diritti Utenti e Consumatori) configura anche la presenza di un'associazione a delinquere.

Cos'altro sarebbe - continua l'Aduc - un nutrito drappello di banche che, sistematicamente e –come dimostrato dalla sanzione dell'Antitrust- in accordo di cartello anticoncorrenziale fra loro, decide, violando il codice del consumo, di rubare soldi ai risparmiatori? Perche' di furto si tratta nel momento in cui ogni istituto non ha offerto ai propri clienti le diverse opzioni stabilite dalla legge e come quest'ultima stabilisce che sia fatto; non solo ma ogni istituto ha spacciato per uniche esistenti quelle piu' onerose per i risparmiatori: quindi furto e inganno.

Tutti elementi che contribuiscono a determinare che queste banche si siano messe d'accordo fra di loro per violare la legge e, nel nostro codice, questo si chiama, per il fatto in se', associazione a delinquere.

Questo significa che la condanna dell'Antitrust e' solo il primo passo perche' tutti i risparmiatori che sono stati vittime di questi atti, si facciano valere, oltre che in sede civile per i dovuti rimborsi (inclusi i danni), anche in sede penale.

La cifra in se' appare alta (9.680.000 euro) ma, se consideriamo che le banche coinvolte sono ventitre, si tratta, alla fin fine di cifre non alte, dai 300.000 euro della Banca Sella ai 500.000 di Deutsche Bank e Unicredit Banca e Unicredit Banca di Roma.

Cifre che ogni banca puo' ben assorbire e su cui, ovviamente, faranno ricorso. Per cui e' importante che la sanzione Antitrust sia solo l'inizio di un'offensiva contro tutto il sistema bancario per costringerlo.... a rispettare la legge. Ma ci rendiamo conto del livello infimo di mercato e democrazia economica delle nostre banche?

Vincenzo Donvito, presidente Aduc