***********************
Scrivi anche tu in questo blog
***********************

Nei test effettuati su una membrana realizzata con germanio, piombo e tellurio Kanatzidis ha impiegato con una complessa miscela di monossido di carbonio, idrogeno, anidride carbonica e metano; la struttura ha dimostrato di essere di circa quattro volte più selettiva nella separazione dei suoi componenti rispetto ai metodi convenzionali permettendo per prima la diffusione dell’idrogeno.
Il passaggio delle sue molecole attraverso il materiale poroso avviene con estrema facilità dal momento che interagisce molto debolmente con i composti della membrana ed è seguito, con difficoltà crescente, nell’ordine dal monossido di carbonio, dal metano e dal biossido di carbonio. “Stiamo sfruttando ciò che chiamiamo atomi “soft” come mattoni strutturali delle pareti della membrana”, ha spiegato il chimico. “Questo muro interagisce con le altre molecole soffici rallentandone il passaggio. L’Idrogeno, il più piccolo elemento, è al contrario una molecola “dura” che pertanto viaggia spedita”. Un altro vantaggio è la possibilità di svolgere il processo in un intervallo di temperature non estreme, ovvero tra zero gradi Celsius e la temperatura ambiente. “Un processo più selettivo significa un minor numero di cicli produttivi per ottenere la purezza, aumentando l’efficienza”, e di conseguenza costi inferiori.
Industria 2015 ha scelto 30 progetti innovativi per le aree tecnologiche efficienza energetica e fonti rinnovabili. Coinvolte 234 imprese e 160 enti di ricerca. Investimenti per oltre 500 milioni di euro.
Ricerca, innovazione, ricaduta industriale e occupazione queste sono le parole chiave del bando Efficienza energetica di “Industria 2015” che si era chiuso lo scorso 15 settembre e che lunedì 19 gennaio ha definito ufficialmente i 30 progetti ammessi sugli 86 presentati.
Da un’analisi per grande linee si può notare che i progetti innovativi approvati sono così suddivisi (vedi elenco più dettagliato in allegato):
Questi sono dunque i 30 progetti di ricerca e innovazione ammessi ai 200 milioni di incentivi del secondo bando di Industria 2015, con il coinvolgimento di 234 imprese, 160 enti di ricerca. Insieme attiveranno circa 500 milioni di investimenti in attività di ricerca e sviluppo, di cui oltre il 20% sarà realizzato nel Mezzogiorno.
Ogni progetto avrà diritto ad una quota di contributo pubblico pari al 35% dell’investimento previsto che oscilla dai circa 11 milioni ad un massimo di 27 milioni di euro per progetto.
Il 54% delle imprese interessate sono piccole e medie imprese, ma nel ruolo di capofila ci sono anche grandi industrie come Riello, Indesit, Enel, Telecom, Merloni Termosanitari, Beghelli, Whirpool. Presente anche la Fiat con il suo Centro di Ricerche.
Ciascun progetto di efficienza energetica o di fonti rinnovabili ammesso al finanziamento è proposto da partenariati qualificati, che puntano alla realizzazione di nuovi prodotti o servizi in grado di determinare positive ricadute industriali.
I progetti sono distribuiti in aree tecnologiche con alto potenziale innovativo come ad esempio il fotovoltaico e la bioenergia (almeno il 65% degli investimenti previsti e il 56% delle imprese proponenti) e in aree con alto potenziale applicativo (circa il 35%) come l’eolico, i materiali ad alta efficienza per l'edilizia o i sistemi e sottosistemi ad elevata efficienza per usi finali.
Il programma Industria 2015, lanciato con la finanziaria 2007 dal Governo Prodi e dal dicastero dello Sviluppo Economico di Bersani (il bando Efficienza era coordinato da Pasquale Pistorio) è nato con la caratteristica che i progetti debbano essere presentati da consorzi costituiti tra centri di ricerca pubblici e imprese, devono avere un notevole grado di novità e innovazione, una forte e certa ricaduta industriale, essere valutati da una agenzia esterna che si avvalga di valutatori indipendenti e, infine, essere monitorati. Iniziative di questo tipo sono strategiche per accrescere la competitività nazionale su mercati in espansione come quelli dell’efficienza energetica e delle rinnovabili. E’ sperabile quindi che il Governo Berlusconi e il Ministro Scajola in particolare, ripropongano al più presto un nuovo bando su questa area tecnologica.
|
commenti (2)
Finita la negoziazione sul pacchetto energia e clima 2020 - con i suoi compromessi, ma anche con la riaffermazione degli obbiettivi vincolanti di energia verde e di riduzione dei gas climalteranti - occorre ora rimboccarsi le maniche. Va infatti individuata una strategia vincente in grado di far collimare il raggiungimento dei targets climatici con interventi in grado di ridare slancio ad una macchina economica che perde vistosamente colpi. Esattamente quello che si propone di fare Obama, anche in assenza di obbiettivi legalmente vincolanti.
Per gestire questa fase occorrerebbe un super ministero del clima, o comunque una figura forte in grado di definire gli indirizzi giusti nei settori più diversi, dai trasporti alla gestione delle foreste, dalla politica energetica alla ricerca. Le scelte della Francia con Jean Louis Borloo, forte Ministro per l’ambiente, le infrastrutture e i trasporti, il Regno Unito con Ed Miliband nominato Segretario di Stato per l’Energia e il Clima e Carol Browner destinata da Obama a ricoprire il ruolo di “Zar del Clima”, indicano per lo meno la volontà di affrontare la sfida in modo nuovo.
Noi, per ora, abbiamo dato segnali di basso profilo sia all’estero con il nostro ministro dell’Ambiente mandato allo sbaraglio in una battaglia di retroguardia nelle negoziazioni sul 2020 che in casa con l’indebolimento della certificazione energetica degli edifici (che la Ue vuole invece rilanciare) e il depotenziamento masochistico delle detrazioni fiscali del 55% (anche se ora si attende un dietrofront). L’attenzione sul nucleare rischia poi di distogliere l’attenzione dalle scelte necessarie sul fronte dell’efficienza e delle rinnovabili.
Cosa dovrebbe invece fare un governo seriamente intenzionato a definire una politica climatica incisiva?
Della necessità di un approccio integrato si è già detto. Qui indichiamo alcuni suggerimenti per centrare l’obbiettivo più ambizioso, quello delle rinnovabili. Considerando che nell’ultimo decennio l’elettricità verde è rimasta sostanzialmente stabile attorno ai 50 TWh, è evidente che per raddoppiare la produzione da rinnovabili serve un deciso cambio di marcia.
Gli incentivi attuali sono sufficienti, anzi andranno progressivamente ridotti con l’evoluzione delle tecnologie, il rafforzamento di un tessuto di imprese e di competenze, lo snellimento delle procedure autorizzative. Le nuove norme pubblicate all’inizio del 2009 dovrebbero dare certezza al settore aprendo notevoli opportunità anche agli impianti di piccola taglia.
L’attenzione andrà ora concentrata sull’immediata emanazione delle “linee guida” nazionali con un deciso alleggerimento degli iter autorizzativi e sulla ripartizione degli obbiettivi verdi su scala regionale legando parte dei trasferimenti economici dal centro alle regioni ai risultati raggiunti.
Ma l’area sulla quale occorre un più deciso salto di qualità riguarda la produzione di calore da fonti rinnovabili, il fratello minore delle rinnovabili cui sono state storicamente dedicate poche attenzioni. Eppure, secondo il “position paper 2007” del governo italiano, da questo comparto dovrebbe venire più della metà del risultato finale di energia verde al 2020, grazie ad una quintuplicazione dell’attuale contributo. Le ipotesi di crescita sono elevate anche a livello internazionale. Nel Regno Unito, ad esempio, si pensa di innalzare il contributo del calore da fonti rinnovabili entro la fine del prossimo decennio dall’attuale misero 0,6% al 14%.
E’ chiara dunque la necessità di una riflessione seria da parte delle istituzioni su come promuovere la diffusione di queste tecnologie. Ad iniziare dal ripristino delle detrazioni fiscali del 55% per il solare termico e per le biomasse, che anzi vanno estese e rafforzate. Si devono inoltre individuare modalità di incentivazione in ambiti nuovi quali le pompe di calore geotermiche o la produzione termica a media temperatura che ha campi di applicazione vastissimi, dal calore di processo industriale alla climatizzazione estiva. Si tratta infatti di segmenti che, malgrado le enormi potenzialità, risultano privi di una politica organica di sostegno.
Sui biocarburanti, infine, va sviluppata una capacità di produzione nazionale, come momento intermedio verso i biocarburanti di seconda e terza generazione, gli unici che possono realmente contribuire al raggiungimento degli obbiettivi del 2020.
L’efficacia delle politiche delle rinnovabili sarà misurabile dalle tonnellate equivalenti di petrolio risparmiate e dalla crescita dell’industria delle tecnologie verdi.
Sul versante delle realizzazioni l’Italia sta finalmente ottenendo risultati significativi, come dimostrano i 1.010 MW eolici, i 200 MW fotovoltaici e i 400.000 metri quadrati installati di solare termico nel solo 2008.
Parecchio si sta muovendo anche sul fronte della creazione di nuove imprese fotovoltaiche. Risultati interessanti dovrebbero poi venire nel medio periodo dal programma “Industria 2015”. Sarebbe anzi auspicabile un suo rilancio con una seconda ondata di progetti.
Il 2009 sarà dunque un anno decisivo per capire se si riuscirà ad impostare un programma serio che consenta di proseguire un trend finalmente positivo o se verranno messi dei bastoni tra le ruote del nascente comparto delle rinnovabili e dell’efficienza energetica.
Senza dimenticare, infine che, nel contesto degli impegni vincolanti del 2020, le Regioni saranno chiamate a svolgere in questo campo un ruolo sempre più incisivo.
Gianni Silvestrini - QualeEnergia.it
Sul fronte delle fonti rinnovabili sarà necessario rimboccarsi le maniche. La sfida più impegnativa è nel settore della produzione di calore: da qui dovrà arrivare più della metà degli obiettivi del 2020. Le soluzioni da mettere in campo nell'editoriale di Gianni Silvestrini.
|
commenti Produrre idrogeno a basso costo. Come? Con dispositivo messo a punto quasi due secoli fa dal fisico italiano Giuseppe Botto
Arruolare vecchie invenzioni nell’attuale battaglia ai cambiamenti climatici: è successo solo qualche mese fa con l’eco frigo progettato da Einstein e capita ora con un dispositivo inventato nel lontano 1833 da Giuseppe Botto. Un team di ricercatori dell’Università degli Studi di Salerno ha “rispolverato” il dispositivo per la produzione di idrogeno creato dal fisico italiano ben 175 anni fa, per renderlo una soluzione compatibile con l’odierno problema energetico. L’invenzione originale di Botto consisteva in una catena di fili in platino e ferro arrotolati intorno ad un supporto di legno; una volta posta sopra una fiamma, la termocoppia – costituita dai due metalli – genera corrente elettrica, impiegata a sua volta per l’elettrolisi delle molecole d’acqua. Ecco ottenuto l’idrogeno.
In realtà l’intenzione originale dello scienziato era solo quella di dimostrare la produzione di elettricità attraverso una termocoppia metallica, non essendo ovviamente pronti, a quei tempi, a parlare di tecnologia dell’idrogeno. La convinzione alla base del lavoro salernitano è che questo dispositivo si possa invece dimostrare utilissimo nell’attuale ricerca della sostenibilità energetica.
Il team universitario, guidato dal professor Roberto De Luca, ha così introdotto alcuni accorgimenti moderni: la sostituzione dei filamenti di platino e ferro con semiconduttori termoelettrici come il rame, decisamente più a buon mercato, e dei collettori solari parabolici al posto dell’originario bruciatore ad alcool. Inoltre per creare una maggiore differenza di temperatura tra il lato riscaldato del tubo e il lato freddo, un sistema di raffreddamento ad acqua. “Riteniamo che questa idea potrebbe essere utilizzata per la produzione di gas idrogeno direttamente dall’energia solare, attraverso l’elettrolisi” spiega De Luca.
“Tuttavia, al giorno d’oggi, non si utilizzerebbero termocoppie, come nell’esperimento di Botto, ma si potrebbe, in modo più efficiente impiegare semiconduttori termoelettrici per ottenere una potenza di uscita più elevata”. I ricercatori ritengono che, nonostante la potenza elettrica di uscita per il dispositivo sperimentale sia solo di 20 mW, essa possa generare abbastanza corrente per la produzione di gas mediante elettrolisi dell’acqua, aprendo così una strada ad una tecnica economica che esula dalle avanzate modalità industriali, affidandosi a semplici componenti “fai-da-te”.
|
commenti