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mercoledì, 21 gennaio 2009

Caramelle e lecca-lecca: gustose ricette da fare in casa con succo di frutta e ingredienti naturali

Foto dell'Idea

Dolci, dolci e ancora dolci. Si sa, i bambini ne sono ghiotti, e a volte è davvero difficile dire di no  alla richiesta dell'ennesima caramella. Come fare a mettere d'accordo genitori e figli?

Facile, con queste due semplici ricette per fare in casa, con ingredienti genuini, caramelle e lecca-lecca:

 

CARAMELLE

Ingredienti:

  • 200 gr di zucchero;
  • 2 cucchiai di succo di limone;
  • 10 cucchiai di succo di frutta (gusto a scelta);
  • 1 confezione di fogli di gelatina (12 gr in totale).

 

Preparazione:

Per prima cosa metti i fogli di gelatina in un recipiente con acqua per 10 minuti;

Nel frattempo poni in un pentolino lo zucchero con i 2 cucchiai di limone e i 10 cucchiai di succo di frutta (ananas, arancia, fragola...);

Fai bollire per 5 minuti;

Dopodiché togli dal fuoco e aggiungi i fogli di gelatina dopo averli strizzati bene;

Mescola fino a quando non si saranno sciolti completamente;

Con il composto così ottenuto, riempi degli stampini in silicone (da evitare stampini con forme strane, visto che non è facile togliere le caramelle, vanno bene quelli a semisfera, sfera o quadrato...);

Metti lo stampo in frigo e attendi  un paio d'ore;

Tolte dallo stampo, rotola le caramelle nello zucchero.

 

LECCA-LECCA

Ingredienti:

  • 500 g di zucchero;
  • 20 g di burro;
  • marmellata di albicocche;
  • olio di arachidi.

Preparazione:

Poni in un pentolino lo zucchero con il burro e un cucchiaio di acqua;

Mettilo sul fuoco e cuoci il composto fino ad ottenere una massa trasparente;

Cola il composto a cucchiaiate su una superficie piana e unta d'olio: si allargherà formando dei dischetti traslucidi;

Al centro di ogni dischetto colloca un bastoncino e fissalo con un'altra goccia di zucchero cotto;

Lascia riposare per un paio d'ore.

Nota: anche se composte da alimenti genuini, si tratta comunque di caramelle ricche di zuccheri. Quindi è sempre meglio consumarle con parsimonia senza esagerare.

da BuonaIdea


sabato, 27 settembre 2008

CONSUMI: CIA, BAMBINI AMANO SEMPRE MENO FRUTTA E VERDURA

Agi  - Roma, 26 sett.- Va, pertanto, nella giusta direzione -rimarca la Cia- la ricetta del Parlamento europeo per favorire una corretta alimentazione (soprattutto di ortofrutta fra i bambini), in modo da contrastare il soprappeso e l'obesità nell'Unione europea.

L'approvazione, a larghissima maggioranza, della relazione dell'eurodeputato di Alessandro Foglietta, evidenzia, infatti, una scelta precisa attraverso la quale s'invita la commissione di Bruxelles ad adottare una serie di misure, tra le quali etichette chiare, educazione alimentare e maggiore consumo di ortofrutta e più sport.

Il Parlamento sottolinea che è soprattutto a livello della scuola che occorre attivarsi perché l'attività fisica e l'alimentazione equilibrata divengano parte integrante dello stile di vita del bambino. Appare quanto mai mirato l'invito -sottolinea la Cia- a monitorare e migliorare la qualità e gli standard nutrizionali dei menù delle scuole e degli asili d'infanzia, anche organizzando controlli di qualità presso i ristoratori e formulando orientamenti dietetici destinati alle mense.

Sempre secondo il Parlamento europeo, occorre adattare le porzioni alle necessità e includervi frutta e verdura. E a tale proposito, viene espresso un giudizio positivo sul progetto "Frutta gratis nelle scuole" sostenuto finanziariamente dall'Unione europea, che consente di distribuire agli istituti maggiori quantitativi di frutta e verdura, incentivandone il consumo tra i più piccoli. Un'iniziativa, dunque, finalizzata -rileva la Cia- ad incoraggiare i giovani a consumare prodotti salubri, come la frutta e la verdura, e ad abbandonare quell'alimentazione "spazzatura" che, in questi ultimi anni, ha provocato preoccupanti riflessi negativi alla salute.

Serve, insomma, una dieta sana che inizi ad educare i bambini a mangiare in modo realmente corretto. Iniziative del genere (voto del Parlamento europeo e progetto della Commissione Ue) possono contribuire a rilanciare anche i consumi di ortofrutta che sono scesi in tutta Europa, ma soprattutto nel nostro Paese. Nel 2007 -sostiene la Cia- si è, infatti, avuto un calo del 2,5 per cento nelle vendite di frutta e del 4,2 per cento in quelle di verdura e di ortaggi freschi. Segno inequivocabile della crisi della dieta mediterranea, come evidenziato anche in un recente studio della Fao. Infine, gli europarlamentari -conclude la Cia- evidenziano che l'industria dovrebbe usare particolare cura nella pubblicità di prodotti alimentari specificamente rivolta ai bambini. (AGI)


martedì, 23 settembre 2008

Salute. Latte contaminato, Codacons chiede rassicurazioni a consumatori

Codacons. - "L'allarme malamina era stato gia' lanciato nel 2006 negli Stati Uniti dalla Fda (Food and drug administration). Altre segnalazioni circa la presenza della sostanza nel latte sono state lanciate nei mesi scorsi dalla Nuova Zelanda, segnalazioni opportunamente occultate per evitare di rovinare l'immagine delle Olimpiadi di Pechino".

Lo fa sapere il Codacons che poi prosegue: "In base alle ultime notizie, tracce di melamina sarebbero comparse non solo nel latte, ma anche in biscotti, yogurt, caramelle e dolciumi vari, ingigantendo cosi' l'allarme alimentare e rendendolo di dimensioni globali". Il presidende Codacons, Carlo Rienzi dice: "Vogliamo rassicurazioni in favore dei consumatori. E' si vero che il latte cinese adulterato non viene commercializzato in Europa, ma ci chiediamo se altri prodotti realizzati col latte alla melamina siano potuti finire negli scaffali dei nostri negozi".

A tal fine l'associazione si rivolge all'Autorita' alimentare di Parma e al ministero della Salute, chiedendo di sapere se e da quando siano state bloccate in Italia le importazioni di tutti i prodotti che contengano melamina, dopo gli allarmi lanciati fin dal 2006 riguardanti alimenti per animali


giovedì, 11 settembre 2008

Acqua, consumi e sprechi… I bambini ci guardano

Bologna2000 - Modena - Tra gli ospiti della festa provinciale del PD a Ponte Alto anche Lady Gocciolina, la simpatica protagonista di Il gioco dell'acqua non finisce mai, la pubblicazione di Ato4, pensata per i bambini delle scuole elementari, per insegnare a rispettare e risparmiare l'acqua. Lady Gocciolina sarà alla festa nel pomeriggio di domenica 14 settembre per incontrare i bambini al gazebo di Ato, a fianco del Palaconad.

Due i programmi didattici promossi in accordo con gli Enti consorziati (Comuni e Provincia di Modena), che saranno presentati al pubblico al punto informativo. Uno rivolto alle scuole elementari, realizzato in collaborazione con il Consorzio la Lumaca, e un secondo rivolto alle scuole secondarie, gestito in collaborazione con Federconsumatori, Adiconsum, e Movimento Consumatori. Entrambi con l'obiettivo di sensibilizzare i ragazzi e i loro genitori sul risparmio idrico.
In distribuzione al gazebo, oltre al quaderno didattico, anche il materiale informativo sulle agevolazioni tariffarie del consumo idrico, riservate alle famiglie numerose e alle famiglie in difficoltà economica.
Gli operatori del punto informativo raccoglieranno dai visitatori della festa, attraverso un questionario, informazioni sui comportamenti quotidiani che riguardano l'utilizzo dell'acqua. Risultati che saranno in seguito elaborati in una indagine conoscitiva.

Il mondo salvato dai ragazzini?
Lo sapevate che…può essere utilizzato come acqua potabile solo lo 0,01% di tutta l'acqua presente sulla terra? E che il 70% dell'acqua dolce si trova nei ghiacciai?
Lo sapevate che se bevessimo l'acqua del rubinetto risparmieremmo al nostro paese 200.000 tonnellate di rifiuti l'anno e 900mila tonnellate di Co2 emesso dai camion per il trasporto delle bottiglie?
Queste alcune delle domande che il progetto Acqua in gioco porta in giro per le scuole elementari della provincia di Modena, per stimolare nei ragazzini una sensibilità maggiore nei confronti dell' acqua. Maggiore rispetto al passato, di fronte ad aumentati rischi di siccità e desertificazione. Ma soprattutto maggiore rispetto ai genitori "spreconi".
(Ogni italiano in un anno consuma circa 1000 metri cubi d'acqua, contro una media europea di 600 mc/anno).
Con Acqua in gioco, il progetto promosso da Ato4, in accordo con gli Enti consorziati (Comuni e Provincia di Modena), in collaborazione con la Cooperativa La Lumaca, saranno i ragazzini a dare il buon esempio.
Sono già una cinquantina gli insegnanti che hanno aderito al progetto, perché il programma di lavoro è divertente e, attraverso storie, cruciverba, esperimenti e simulazioni, gli alunni si mettono al lavoro con responsabilità e senza annoiarsi.
Lo strumento didattico per il lavoro delle insegnanti è un quaderno (stampato in 2500 copie) dal titolo Il gioco dell'acqua non finisce mai, che ha come protagonista Lady Gocciolina, una simpatica goccia d'acqua che accompagna i ragazzi, attraverso mille peripezie, in un viaggio che comincia da una precipitosa caduta dalle nuvole, attraversa torrenti di montagna, mulini, depuratori, fino ad arrivare all'amato mare blu. Il progetto prevede anche la premiazione della classe piu' creativa, quella che al termine del programma di lavoro presenterà i prodotti migliori (temi, disegni, performance teatrali ecc).
Se, per quanto riguarda i progetti rivolti alle scuole elementari, l'Agenzia ha privilegiato l'aspetto ludico ed espressivo, per le scuole secondarie di primo e secondo grado ha voluto studiare il tema attraverso differenti metodologie e diversi punti di vista (sociale, economico, politico, di mercato ecc), puntando sugli adolescenti come futuri consumatori responsabili.
Acqua e globalizzazione, inquinamento atmosferico, surriscaldamento e desertificazione del pianeta, il business delle acque minerali, gli aspetti sociali e politici della gestione delle acqua, saranno alcuni dei temi che i ragazzi delle scuole superiori prenderanno in esame nel corso dell'anno.
Il progetto per le superiori, dal titolo "Acqua. Riscopriamo il valore di una risorsa" prevede, per le scuole medie, una serie di lezioni dell' operatore ambientale e veri e propri laboratori (scientifici, letterari, artistici, fotografici in base all'indirizzo della scuola), con una esposizione al pubblico del materiale prodotto (indagini conoscitive, interviste, video, una mostra fotografica, ecc).
Con i programmi nelle scuole Ato prevede di raggiungere circa 1500 alunni delle elementari, 400 studenti delle scuole secondarie di primo grado e circa 200 delle secondarie di secondo grado.
Insomma poche prediche e un bel po’ di conoscenze. Per esempio può essere utile far sapere ai ragazzini che per produrre un paio di jeans alla moda, sbiaditi al punto giusto, occorrono 8200 libri di acqua.


domenica, 13 luglio 2008

La Ue e i solari, la Protezione totale è un inganno

Abbronzatura: un'affermata dermatologa ci spiega le regole. Le creme per i bambini.

In questi giorni un bel po’ di italiani si sta preparando per il grande esodo delle vacanze e infila in valigia abbronzanti e creme solari. Obiettivo tintarella. Ma con buco nell’ozono che si è allargato il sole fa ancora bene o fa male Quali prodotti usare (o evitare) per non tornare a casa rossi come gamberi o con la pelle macchiata? Dalla Ue, proprio oggi, è arrivato un invito perentorio: diffidate di creme e flaconi su cui è scritto Protezione totale. Sono ingannevoli. I consigli giusti, intanto, li chiediamo a una dermatologa molto qualificata, la dottoressa Elisabetta Bianchi docente di dermocosmesi alla Scuola internazionale di medicina estetica dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma.
Al di là delle marche, che tipo di creme solari mettere in valigia?

Cominciamo dalle creme per i bambini che sono i più delicati.
Per loro è meglio sceglierle senza coloranti, senza profumi e con un filtro esclusivamente “fisico” , come ossido di zinco o biossido di titanio. 
Se poi sono bambini dalla pelle chiara, (ma il consiglio vale anche per gli adulti con la stessa caratteristica) una quindicina di giorni prima della partenza sarebbe utile assumere degli antiossidanti per sole di ultima generazione, tipo i licopeni carotenoidi, che sono degli integratori da sole con fermenti lattici.
Ovviamente il tutto va concordato col dermatologo.
Come si fa ad orientarsi fra i numeri di protezione scritti sulle confezioni?
Intanto sfatiamo il luogo comune che un filtro alto blocchi l’abbronzatura. Una protezione alta significa semplicemente che si può stare al sole più tempo senza danno, senza, per esempio, che venga un eritema.
La protezione alta o bassa si sceglie in base alla fotosensibilità della pelle. Attenzione alla tirchieria: se nel cassetto c’è una confezione già aperta dell’anno passato, va assolutamente buttata.
Diverso è se la confezione è integra: controllare la scadenza e, soprattutto, annusare. Se l’odore è sospetto, spazzatura senza pietà.

Una volta al mare, quante volte spalmare la crema?

Sulla confezione di molti solari c’è scritto che sono “waterproof”, cioè resistenti all’acqua. Questo indurrebbe a pensare che anche facendo il bagno mantengano la loro capacità protettiva, mentre invece  è sempre prudente  spalmarli di nuovo ogni volta che si esce dal mare. Questo vale doppiamente per i bambini che, si sa, non amano troppo stare sotto l’ombrellone.

Se, malgrado le precauzioni, viene un eritema, che fare? Funzionano i rimedi della nonna?

Ovviamente bisogna evitare il sole nei giorni seguenti.
In quanto ai  rimedi della nonna, ognuno è sicuro che il suo funzioni: c’è chi mette sull’eritema il pane raffermo bagnato nell’acqua, chi le fettine di patata sbucciata… ora,  sarà anche vero che pane e patate contengono amido che ha leggere proprietà antinfiammatorie, ma il mio consiglio è sicuramente  quello di usare direttamente pomate lenitive all’aloe o alla calendula. Se l’eritema è serio, con vescicole e febbre, mai fare da sé, ma andare dal medico.

C’è chi si bagna la pelle con la birra per abbronzarsi di più…  Funziona?

Ci sono i patiti della tintarella che la usano, altri che  si preparano intrugli al bergamotto o alle noci per abbronzanti “fai da te”.
Spesso ottengono solo di procurarsi  pericolose fotodermatiti. Succede, così, che chi voleva tornare a casa abbronzato come un tahitiano, torni  dalle ferie con la pelle a macchia di leopardo. 

In sintesi: il sole fa bene o fa male? 

Partiamo dal concetto che il sole fa bene: aumenta il calcio, fa allegria, regala salute. Ma va preso con equilibrio.
Non dimentichiamo che l’atmosfera, è cambiata. Il buco nell’ozono lascia passare radiazioni solari molto più potenti che in passato e queste radiazioni sono sommatorie. Significa che la quantità di sole che si prende ogni anno si somma con quella dell’anno precedente e a quello successivo. Questo muta via via la pelle in modo esponenziale per quanto riguarda, per esempio, le famigerate macchie scure. Una raccomandazione che vale soprattutto per le donne che hanno l’epidermide più delicata degli uomini: prendere troppo sole invecchia precocemente e in modo irreversibile la pelle.
Prendere invece il sole, usando buone protezioni e per un ragionevole numero di ore, aiuta a mantenerla giovane ed elastica più a lungo.   

da IlSalvagente.it


martedì, 01 luglio 2008

La proposta del ministro Gelmini: Grembiule a scuola

Proposta per gli alunni delle scuole primarie: "E' un fatto di ordine ma anche di uguaglianza sociale tra ragazzi, soprattutto ora che va tanto di moda l'abbigliamento firmato già in giovanissima età"

il ministro dell'istruzione, mariastella gelmini Roma, 1 luglio 2008 - Il ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, non esclude l'ipotesi di far indossare il grembiule nella scuola primaria: il motivo non sarebbe solo pratico, ma anche legato alla possibilità di coprire i vestiti griffati indossati già in tenera età e che possono incidere sulla valutazione degli alunni.

"E' un fatto di ordine ma anche di uguaglianza sociale tra ragazzi, soprattutto ora che va tanto di moda l'abbigliamento firmato già in giovanissima età", ha risposto il responsabile del Miur alla parlamentare del Pdl Gabriella Giammanco, ex giornalista del Tg4 ed oggi componente della commissione cultura alla Camera, che ne ha rilanciato l'utilizzo.

Durante l'audizione, il ministro ha spiegato che è una proposta "da prendere in considerazione. Dare pari condizioni di partenza può essere una proposta interessante ed è curioso - ha continuato Gelmini riferendosi proprio alla Giammanco - che venga da una delle più giovani parlamentari".

In Italia non vi è mai stato l'obbligo di indossare il grembiule: nemmeno il costituirsi della scuola pubblica prevedeva il suo uso sistematico. Nel corso degli ultimi decenni, tuttavia, il ministero dell'Istruzione ha inviato a direttori e presidi delle indicazioni più precise per far rispettare il decoro e sanzionare adeguatamente gli studenti che, soprattutto alle superiori, siano incuranti di certe regole estetiche non scritte.

Secondo il settimanale Tuttoscuola la proposta di tornare all'obbligo del grembiule alle elementari avrebbe diversi risvolti positivi: "L'idea - spiega la rivista diretta da Giovanni Vinciguerra - se concretizzata, potrebbe rendere felici i genitori di molti bambini, in un'età in cui questi si sporcano ovunque. Il grembiule poi potrebbe evitare la tendenza a giudicare i compagni a seconda che indossino o meno abiti firmati".

da Quotidianonet.sole24ore


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categorie: politica, consumi, infanzia, social prosumer
lunedì, 23 giugno 2008

Bambini e uso Internet, computer e cellulare: etĂ  giuste per darglieli e come difenderli da pericoli

Warren Buckleitener, direttore ed editore della Children’s Software Revue, una pubblicazione con base negli USA creata per assistere gli educatori, i bibliotecari e i genitori nella ricerca e nell’uso dei mezzi interattivi per l’infanzia, propone un’interessante riflessione sul rapporto tra nuove tecnologie e bambini. L’articolo, pubblicato sul New York Times, è stato poi messo on line in versione italiana sul sito di Repubblica.

«Tutti sanno» scrive Buckleitener «che i bambini, prima di camminare, gattonano e che prima imparano ad andare sul triciclo e poi in bicicletta. Ma a che età un bambino dovrebbe avere il primo cellulare, il primo computer portatile o il primo amico virtuale?».

L’autore si rifà alla teoria dei quattro stadi dello sviluppo cognitivo introdotta dallo psicologo svizzero Jean Piaget.

Nella fascia d’età comprese tra zero e 2 anni, i prodotti tecnologici destinati ai bambini devono avere caratteristiche simili a una «busy box», ovvero a un giocattolo dotato di sportelli, pulsanti, luci e suoni che si attivano rispondendo a un’azione compiuta dal piccolo.

Per quanto riguarda la fascia di età compresa fra i 3 e i 5 anni, la professoressa Sandra Calvert, direttrice del Children’s Digital Media Center della Georgetown University spiega che i bambini in età prescolare crescono in un mondo digitale e vedono i propri genitori utilizzare cellulari e computer. «A loro piace giocare con finti telefonini, come se fossero oggetti veri» sottolinea Calvert.

Da 6 a 11 anni, invece, il bambino inizia ad acquisire la capacità di navigare su Internet e, quindi, diventa fondamentale attivare un controllo parentale per indirizzare il proprio figlio verso contenuti adatti. Esistono in tal senso anche programmi di parental control che impediscono al bambino di finire su siti con contenuti inappropriati, ma la presenza attiva dei genitori è quanto mai indispensabile e vivamente consigliata dagli esperti.

Infine, dai 12 anni in su, i ragazzi iniziano a usare i cellulari. Alcuni studiosi suggeriscono ai genitori di coinvolgere i propri figli nella lettura delle bollette del telefono, per responsabilizzarli e far capire loro i costi delle chiamate e degli SMS. Appare opportuno anche regalare un portatile al proprio figlio, per introdurlo alla conoscenza dei software e dei dispositivi che si riveleranno indispensabili al momento del college, quando non ci saranno più mamma e papà a dare una mano.

Autore: Arianna Bernardini -
WebmasterPoint.org


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categorie: giovani, consumi, infanzia, social prosumer
giovedì, 12 giugno 2008

Ambiente, Rapporto Diritti Globali:Clima ed energia le emergenze

Roma, 9 giu (Velino) - Emergenza climatica e geopolitica dell’energia e aumento dei profughi ambientali a livello internazionale. Spreco idrico, incuria del territorio e crescita della mobilità “insostenibile” per quanto riguarda l’Italia. È la fotografia scattata dal Rapporto sui diritti globali 2008 presentato oggi per quanto riguarda il settore ambiente e beni comuni dal titolo “Rivoluzione verde od olocausto ambientale”.

EMERGENZA CLIMATICA E GEOPOLITICA ENERGIA – “L’uso delle risorse, in primo luogo quelle energetiche - spiega il rapporto -, è sempre più al centro della geopolitica. L’emergenza climatica rischia di tramutarsi in un’eredità devastante per le prossime generazioni. Come ormai afferma la gran parte della comunità scientifica internazionale, basti pensare al Rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), il nesso diretto tra cambiamenti climatici e modello energetico è pressoché una certezza. Basterebbe questo per porre al centro delle politiche internazionali, nazionali e locali la conversione ecologica dei sistemi energetici e dell’intera economia. Un obiettivo che è nello stesso tempo un impegno politico e morale: diffondere il benessere su scala planetaria, evitando una deflagrante contesa per il controllo delle risorse. La poderosa crescita dei consumi energetici (il 22 per cento solo negli ultimi 10 anni), trascinata dallo sviluppo economico dei Paesi asiatici, determina infatti una crescente competizione sulle energie fossili. Al di là dei limiti fisici di queste risorse, è la disponibilità e la garanzia degli approvvigionamenti che sta già determinando forti tensioni e conflitti. Se i sistemi energetici resteranno così largamente dipendenti dalle fonti fossili, il rischio di una guerra mondiale più o meno strisciante per l’energia diventerà realtà. Anche i temi della povertà e dell’equità sono strettamente connessi agli effetti dei mutamenti climatici e alle azioni che i singoli governi e la comunità internazionale devono intraprendere per rallentarne, e in prospettiva fermarne, i tragici effetti sugli ecosistemi e sull’umanità. Il global warming mette e metterà a dura prova la possibilità per tutti gli Stati di far fronte a tragedie di enorme portata, aree più ricche del mondo comprese. Ma la maggior sofferenza e i più grandi pericoli sono per i Paesi più poveri e vulnerabili, dove siccità, desertificazione e alluvioni faranno sempre di più crescere fame, povertà, malattie e guerre”. (segue)


PROFUGHI AMBIENTALI, CONSUMI PRO CAPITE, EMISSIONI - “Secondo l’United Nations Environment Programme (Unep), il programma ambiente delle Nazioni Unite - osserva il rapporto -, già oggi nel Sud del mondo il numero dei profughi ambientali ha superato quello delle vittime di guerra. Ma se è vero che la crescita assoluta dei consumi energetici si concentra soprattutto in Asia, resta enorme la distanza tra Nord e Sud del mondo in quanto a consumi energetici pro capite: per fare un esempio significativo, ogni cinese consuma il 13 per cento dell’energia di uno statunitense e il 30 per cento di quella di un italiano. Questa forbice dà all’Occidente una grande responsabilità nello sforzo per cambiare i modi di produzione e il consumo di energia, a partire dall’efficienza energetica e dalle fonti rinnovabili. Gli obiettivi necessari per evitare, nell’arco dei prossimi 20 o 30 anni, eventi catastrofici e irreversibili vanno ben oltre quelli, già di per sé difficili da raggiungere, fissati dal Protocollo di Kyoto. A livello globale le emissioni climalteranti superano infatti del 20 per cento quelle del 1990. I Paesi sviluppati devono tagliare di almeno il 20 per cento le emissioni entro il 2015 e del 30-35 per cento entro il 2020, per arrivare all’80 per cento entro la metà del secolo. Da parte loro, i cosiddetti Paesi in via di sviluppo devono attuare un radicale disaccoppiamento tra i tassi di crescita economica e il trend delle emissioni di CO2”.

RIDURRE I CONSUMI – “Gli ultimi due anni hanno segnato un deciso salto in avanti nella consapevolezza di questo problema - si legge nel rapporto -: l’evidenza scientifica che il global warming è in atto e che dipende in larga misura dal consumo di combustibili fossili ha costretto a fare marcia indietro anche gli ultimi negazionisti, almeno quelli in buona fede. Ridurre innanzitutto i consumi di petrolio e carbone è la condizione necessaria per fermare la crisi climatica. Una condizione vitale per l’umanità e decisiva anche per evitare che la crescita di tutti i Paesi in via di sviluppo finisca in un olocausto climatico. Una condizione difficile da realizzare perché si scontra sia con inerzie e resistenze soggettive che con tendenze oggettive. Prima fra tutte, come accennato, l’esplosione delle economie e dei consumi energetici di giganti del calibro di Cina e India, Paesi che da soli ospitano il 40 per cento dell’intera popolazione mondiale. Quello che serve è una rivoluzione dei sistemi energetici, di trasporto, degli assetti del territorio, dell’organizzazione stessa delle città. Per compiere questa rivoluzione bisogna utilizzare al meglio tutti gli strumenti a disposizione: il Protocollo di Kyoto, la ricerca e l’innovazione tecnologica, le politiche di incentivazione al miglioramento dell’efficienza energetica e allo sviluppo delle fonti rinnovabili. E, ancora, l’utilizzo della leva fiscale, spostando quote dell’imposizione dal lavoro e dalle imprese alle fonti energetiche a più elevato impatto climatico e inquinante. La rivoluzione necessaria per arrestare la spirale del riscaldamento globale, certamente ardua, è inoltre spinta da ragioni non esclusivamente ambientali. Quelle economiche, naturalmente, legate al costo esorbitante per gli Stati, le imprese e i cittadini dei cambiamenti climatici. Ma ci sono molte altre ragioni. Quelle del progresso tecnologico, per le quali un futuro in cui tutti gli uomini possano vivere dignitosamente è plausibile solo se il modo di produrre e consumare energia non si basi più sui soli combustibili fossili, altrimenti il global warming rischia di cancellare sia il benessere dei ricchi che la speranza di benessere dei poveri. Ragioni geopolitiche, che consigliano di ridimensionare lo strapotere oggi nelle mani di quei pochi che controllano le risorse petrolifere. Infine, e questo vale soprattutto per Paesi come il nostro, le ragioni dello sviluppo: solo acquistando una maggiore autonomia energetica potremmo essere competitivi nel mondo globalizzato”.

GLI SCENARI DEL RAPPORTO STERN - “Negli ultimi anni l’evidenza dei cambiamenti climatici - spiega il rapporto - ha reso possibile un altro mutamento di clima, questa volta positivo. In tempi straordinariamente rapidi si è diffusa infatti la consapevolezza, fino a pochi anni fa di fatto patrimonio esclusivo di ambientalisti e scienziati, che il global warming non è un pericolo futuro ma un processo in atto, che lo sforzo tecnologico ed economico per scongiurare i cambiamenti del clima potrebbe essere nei prossimi 20 anni ciò che l’Information Technology è stata in quelli precedenti: la forza trainante di un più vasto cambiamento economico e sociale. Una tappa decisiva di questo cambiamento è stata la pubblicazione nel 2006 del Rapporto The economics of climate change, preparato sotto la direzione dell’ex capo di Banca Mondiale, Nicholas Stern, su richiesta del governo britannico, che individua gli effetti dal punto di vista economico e sociale del surriscaldamento climatico. Una quota molto rilevante del Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale, tra il 5 e il 20 per cento, servirà a riparare i danni provocati dall’aumento dell’effetto serra. Il Rapporto analizza uno scenario al 2100 e paragona la crisi economica mondiale che deriverà dall’eventuale mancata azione di lotta ai cambiamenti climatici alla grande crisi del 1929. Secondo Stern per finanziare le politiche di mitigazione dei cambiamenti climatici servirebbe oggi una cifra pari all’1 per cento del PIL mondiale: prevenire la catastrofe costa insomma molto meno che pagarne i danni. Proprio il Rapporto Stern ha dato una grande spinta alle cancellerie mondiali affinché cominciassero a guardare a questo problema come alla principale sfida per l’umanità del XXI secolo. Oggi grandi leader, da Angela Merkel a Nicholas Sarkozy, per restare in Europa, parlano dei mutamenti climatici come della questione più urgente dell’agenda politica mondiale. E questo è diventato il terreno di una virtuosa competizione tra i Paesi per assumere la leadership del cambiamento ambientale necessario. Decisivo in questo senso potrebbe essere l’orientamento del futuro presidente degli Stati Uniti, anche se fino a oggi né Hillary Clinton o Barack Obama, da parte democratica, né John McCain, da quella repubblicana, sembrano desiderosi di mettere la questione climatica tra le priorità del loro mandato”.

NON DI SOLO PIL SI CIBA IL BENESSERE UMANO – “L’Europa, pur se tra contraddizioni e incertezze - si legge ancora nel rapporto -, ha invece raccolto la sfida posta dai mutamenti climatici. Una buona notizia per chi pensa che il Vecchio Continente sia chiamato a farsi alfiere di una “buona” globalizzazione, a spendersi perché tutti i Paesi industrializzati, a partire dagli Stati Uniti, si assumano la responsabilità che deriva dal fatto di essere la parte del mondo che pur rappresentando una minoranza dell’umanità incide per una quota molto grande sul global warming. Guidare lo sforzo per ridurre le emissioni è inoltre per l’Europa un interesse economico. Avendo poco petrolio e gas, l’innovazione energetica dovrebbe infatti rappresentare il terreno privilegiato per economie tecnologicamente avanzate come quelle europee. L’impegno di Bruxelles su questo terreno ha naturalmente anche un grande valore politico: fare fino in fondo la propria parte per neutralizzare i mutamenti climatici, sostenendo la necessità che Paesi ancora lontani dai nostri standard possano crescere lungo una via sostenibile, è indispensabile se vogliamo che per le centinaia di milioni di donne e uomini che vivono in Africa, Asia e America Latina l’Occidente non sia più visto come simbolo di egoismo e privilegi. Ma il problema del cambiamento climatico chiama la politica, l’economia, e più in generale l’intera organizzazione sociale, a riorientare le proprie idee sul bene comune, sul progresso e sullo stesso interesse economico. Oggi le persone e le comunità stanno via via sviluppando un’idea di progresso non riducibile alla sola misura del Pil. La ricchezza materiale resta un orizzonte importante ma nella valutazione personale e collettiva del benessere contano sempre più fattori diversi. In Australia, per esempio, nonostante da oltre 10 anni il PIL crescesse a ritmi vertiginosi, i conservatori al potere hanno nettamente perso le ultime elezioni politiche perché la maggioranza dei cittadini, da sette anni assediati da un’inedita siccità attribuita al riscaldamento globale, ha bocciato la scelta del precedente governo di non aderire al Protocollo di Kyoto”.

LO STATO DI SALUTE DELL’ITALIA – “Lo stato di salute del nostro Paese ha tante facce - prosegue il rapporto -. Alcune positive: la percentuale di territorio protetto è superiore alla media europea, l’agricoltura biologica e quella legata ai prodotti tipici ha conosciuto uno straordinario sviluppo, in molte parti della penisola è in costruzione un sistema efficiente e sostenibile di smaltimento dei rifiuti imperniato su una forte raccolta differenziata. Anche dalla politica è venuto qualche segnale positivo: il no agli OGM, le misure introdotte nelle due ultime leggi Finanziarie per incentivare l’efficienza energetica, il risparmio e le fonti rinnovabili. E poi atti e decisioni che arrivano dai territori: dall’ordinanza approvata a Roma, per la quale su tutte le nuove costruzioni almeno il 30 per cento del fabbisogno energetico deve venire da fonti rinnovabili, al timido road pricing partito a Milano. Ma gli esempi di pratiche innovative e coraggiose arrivano soprattutto da piccoli comuni come Capalbio (Gr), dove la prima cittadina Lucia Biagi ha fatto approvare un piano territoriale che evita altre migliaia di metri cubi di cemento o San Biagio di Callalta (Tv), in cui la raccolta differenziata dei rifiuti supera il 70 per cento o, ancora, Varese Ligure (Sp), primo comune italiano a utilizzare soltanto energia rinnovabile”.

CRESCONO MOBILITÀ INSOSTENIBILE ED ECOMAFIE - “Nel suo complesso l’Italia non si sta però muovendo verso la sostenibilità - continua il rapporto -. Basta un solo dato per rendersene conto: le emissioni di anidride carbonica, che in base al Protocollo di Kyoto dobbiamo ridurre del 6,5 per cento entro il 2012 rispetto ai valori del 1990, a oggi sono cresciute di oltre il 12 per cento. Ma sono tante le cose che non vanno nel nostro Paese. A cominciare dalla politica delle infrastrutture, incapace di definire con rigore le cose da fare e di selezionarle con l’obiettivo di spostare passeggeri e merci dalla strada alla ferrovia. Dalla Finanziaria 2008 sono, per esempio, scomparsi i 300 milioni di euro previsti per rinnovare e ampliare il parco treni per i pendolari, quei circa due milioni di italiani che ogni giorno scelgono di andare a lavorare in treno. Ci sono territori dove l’unica politica dei trasporti praticata è quella di costruire sempre nuove autostrade – BreBeMi, Nuova Romea, Tirrenica, Pedemontana veneta, Quadrilatero – inseguendo la domanda, senza mai tentare di orientarla ai fini di una mobilità più sostenibile. Un analogo obiettivo, quello cioè di ridurre la mobilità su gomma, dovrebbe ispirare con più decisione e forza le politiche urbane del traffico e le scelte urbanistiche: le nostre città, lo sappiamo, rischiano di morire di traffico e smog, l’inquinamento è una delle prime cause di malattia e le scelte per affrontare questa emergenza – sanitaria, logistica, ambientale – restano timide, estemporanee, incoerenti. Per quanto riguarda il capitolo rifiuti c’è un intero pezzo d’Italia ancora dominato dalle ecomafie e dai traffici illeciti, dove la raccolta differenziata è praticamente inesistente e dei rifiuti non si sa che fare. Questo determina un’emergenza sociale, un problema che ha radici lontane ma anche cause molto vicine. A partire dall’irresponsabilità di molti degli attori, istituzionali e non, coinvolti. Emblematica da questo punto di vista la questione Campania”.

SPRECO IDRICO E INCURIA DEL TERRITORIO - “Un altro punto dolente del nostro Paese è quello dell’incuria e del cattivo uso del territorio e delle sue risorse - sottolinea il rapporto -: dal dissesto idrogeologico all’acqua sprecata negli acquedotti e in agricoltura, ai fiumi sfigurati da regimazioni, captazioni selvagge e prelievi illegali, alla moltiplicazione di cave, all’attesa infinita per la bonifica e il recupero dei siti ex-industriali contaminati. Problemi con una storia antica, che ricevono attenzione solo quando si verificano emergenze ma che non entrano mai nell’agenda delle priorità di governo. In Italia continua inoltre a manifestarsi una fortissima tendenza a cementificare il suolo libero e a farlo disordinatamente. L’abusivismo in particolare nel Sud, la crescita a macchia d’olio delle città, l’integrale urbanizzazione di lunghi tratti di costa sono fenomeni che hanno pesantemente segnato il nostro sviluppo territoriale. Ma oggi si continua a cementificare fuori da qualsiasi motivazione sociale e demografica. E il consumo galoppante di suolo rischia di impoverire uno dei nostri tesori più grandi, il paesaggio. Un tesoro ambientale e identitario, ferendo il quale si colpiscono pezzi importanti della nostra economia, a cominciare da quelli legati al turismo. La tendenza a consumare sempre più territorio libero ci allontana dalle migliori esperienze europee, dove l’attività immobiliare si concentra nella riqualificazione, nella trasformazione delle aree ex-industriali. A Londra, per esempio, negli ultimi 10 anni la popolazione è cresciuta di un milione di abitanti ma non è stato toccato un solo metro di suolo naturale. A Bilbao e Monaco dagli anni Cinquanta a oggi - conclude il documento sui diritti globali - la popolazione è cresciuta più del consumo di suolo, mentre a Milano nello stesso periodo il consumo di suolo è più che raddoppiato sebbene la popolazione sia oggi di poco superiore rispetto a quella di 50 anni fa”.

sabato, 05 aprile 2008

Buone Nuove : In soli 5 mesi costruita una struttura sociale di 940 mq completamente ecosostenibile ed energeticamente autonoma

Sono felice di segnalare il Comune di Basiglio (MI) che in soli 5 mesi è riuscito a realizzare un edificio socialmente utile, costruito in modo completamente ecologico ed energeticamente autosufficiente. E' la dimostrazione che se, c'e' la volontà, si può operare in modo efficiente, etico, veloce, ecosostenibile ed a costi inferiori. BRAVI AMMINISTRATORI DI QUESTO COMUNE! Fatti non parole! (Dilia)

Articolo di Daniela Uva - Il Giornale.it

Non solo un centro intergenerazionale dove giovani e anziani possono convivere e passare insieme il loro tempo libero. Ma anche una struttura all’avanguardia, costruita secondo i criteri dell’edilizia ecologica. La scuola della musica, della danza e centro anziani - inaugurata questa mattina a Basiglio, con il tradizionale taglio del nastro - è tutto questo e molto di più.
La struttura, che era stata promessa dall’amministrazione comunale ai cittadini, ospita una scuola di musica - due aule per lezioni teoriche e pratiche, un’aula coro e una sala prove -, una scuola di danza - due sale per i corsi collettivi e i relativi spogliatoi -, un centro anziani dotato di tutti i confort, uno spazio ricreativo multifunzionale e un’area ristoro. Il tutto racchiuso in 940 metri quadri interamente realizzati con materiali nobili e a zero impatto ambientale: legno, vetro, argilla, vernici atossiche, pannelli fotovoltaici e un impianto geotermico.
L’edificio è costato un milione 400mila euro circa, ma, tiene a precisare il sindaco di Basiglio Flavio cirillo, «i cittadini non hanno speso un solo euro. La scuola di musica faceva parte del programma elettorale. L’abbiamo realizzata come promesso. Si tratta di una risposta concreta, che ha necessitato di uno sforzo enorme». Che l’amministrazione di Basiglio ha realizzato in tempo record. La posa della prima pietra risale a soli cinque mesi fa: 24 novembre 2007. «Si tratta di una struttura poligenerazionale - continua il sindaco -. Crediamo sia importate mettere insieme giovani e anziani in uno spazio dove entrambi possano svolgere le proprie occupazioni e poi incontrarsi e confrontarsi».
L’edificio è autonomo dal punto di vista energetico e completamente eco-sostenibile. «Sarà certificato come classe A - conferma Cirillo - e sarà l’unica struttura pubblica polifunzionale in Italia ad avere queste caratteristiche». Il sistema costruttivo utilizzato è lo Steko, un sistema di elementi di legno componibili, con i quali sono state realizzate pareti e struttura esterna. Le rifiniture interne sono invece di intonaco di argilla, vetro e piastrelle. L’illuminazione, il riscaldamento e il condizionamento dell’aria sono autosufficienti, grazie a un sistema di pannelli fotovoltaici. Inoltre, l’edificio è orientato rispetto agli assi cardinali.

La scuola di musica è solo uno dei progetti realizzati a Basiglio. A breve sarà inaugurato il mulino della cascina Vione. Diventerà biblioteca, ludoteca, sala conferenze. E sarà dotato di piscina comunale e parco. Altro fiore all’occhiello dell’amministrazione è la rotonda che dà il benvenuto all’ingresso del comune di Basiglio.


domenica, 30 marzo 2008

Prevenire è importante, salva molte vite

Tumori: 150 mila morti l'anno in Italia, 50% per scarsa prevenzione

Roma (Adnkronos Salute) - E' come se un volo di linea cadesse ogni giorno senza alcun superstite, registrando 205 morti. E' l'immagine descritta da Francesco Schittulli, presidente della Lilt (Lega italiana per la lotta ai tumori), quella che più di ogni altra raffigura la strage che si consuma ogni giorno in Italia a causa della scarsa prevenzione dei tumori. Delle 150.000 persone che muoiono ogni anno di cancro nel nostro Paese, oltre 75.000 potrebbero salvarsi "se diventassero protagonisti della propria salute", sottolinea il presidente della Lilt, che ha illustrato i dati, oggi a Roma, in occasione della presentazione della Settimana nazionale per la prevenzione oncologica, in una conferenza a Palazzo Chigi.

Ogni giorno nel nostro Paese si ammalano di cancro più di 700 persone, per un totale di 270.000 nuovi casi all'anno. Il tasso di guaribilità è del 54%, "ma potrebbe raggiungere l'80% - sottolinea Schittulli - se ognuno di noi cominciasse ad adottare stili di vita corretti e a sottoporsi con regolare periodicità a opportuni controlli clinico-strumentali". Ma sono molti gli italiani che dimenticano di farlo. "Quattro 'morti bianche' al giorno sono inaccettabili - tuona Schittulli riferendosi agli incidenti mortali sul lavoro - ma altrettanto vergognosi sono 205 decessi al giorno che potremmo evitare". Ad oggi le persone che hanno un 'vissuto' di cancro alle spalle sono un milione e 800 mila - un numero superiore agli abitanti di una città come Milano - 900 mila quelle che si stanno sottoponendo a delle cure per combatterlo e 180 mila quelli in fase terminale.

Nell'ultimo quinquennio - ha riportato ancora la Lilt - al 23% della popolazione maschile è stato diagnosticato un cancro e il 9% dei pazienti non ce l'ha fatta a sopravvivere. Minori, anche se di poco, le percentuali relative alle popolazione femminile: 21% con un tasso di mortalità del 7,5%. Il tumore alla mammella registra la più alta percentuale di guaribilità (87%), seguito dai linfomi (85%), dal cancro al collo dell'utero e dal melanoma (84%), dal tumore al colon (59%), al retto (56%), all'ovaio (26%) e dal cancro al polmone (21%). Fondamentale, in una storia di tumore, è la diagnosi: più è precoce e maggiori sono le possibilità di salvarsi. Per questo, secondo Schittulli, "il nostro Servizio sanitario nazionale andrebbe ripensato - afferma il presidente della Lilt -

Dovremmo avere ambulatori dove sottoporre i cittadini a diagnosi in ogni quartiere, lasciando agli ospedali il solo compito di curare e coinvolgendo anche il 'privato' in questa importante sfida, perché il pubblico sta perdendo innegabilmente terreno. Solo così potremmo salvare vite umane e abbattere liste d'attesa. Se non riusciremo ad organizzarci, tra 70 anni saremo allo stesso punto". Ogni giorno, dunque, un virtuale aereo di linea continuerà a schiantarsi al suolo, bruciando la vita di 205 persone: "Quelle che - sottolinea ancora Schittulli - hanno perso di vista la prevenzione, ovvero non si sono sottoposti agli esami diagnostici previsti e non hanno seguito le regole di uno stile di vita sano. Non possiamo più permetterlo - conclude categorico Schittulli - E' ora di correre ai ripari".


sabato, 15 marzo 2008

Pedofilia online: scoperta galassia di 'Extreme Video'

Telefono Arcobaleno e il N.I.T. scoprono una galassia di “EXTREME VIDEO” che coinvolge Italia, Europa, Asia e America

Pedofilia online: scoperta galassia di 'Extreme Video'
MILANO - È di pochi giorni fa l'allarme di Telefono Arcobaleno che registrava un incremento della pedofilia in internet nel 2008, del 161%. Oggi, l'ennesima denuncia presentata alla Magistratura da Telefono Arcobaleno è all'origine dell'operazione del Nucleo Investigativo Telematico che ha localizzato, in Toscana e Liguria, i server principali di un'organizzazione criminale che vendeva in rete "Extreme video", un genere di lungometraggi dedicati alle peggiori aberrazioni pedofile compiute su bambini e bambine di tenerissima età.
Telefono Arcobaleno l'Associazione, da dodici anni in prima linea contro la pedofilia on line, sottolinea che, solo nei primi mesi del 2008, ha già segnalato al Nucleo Investigativo Telematico (N.I.T.) e alle polizie di tutto il mondo, ben 10.243 siti a contenuto pedofilo.
Con i sequestri odierni sale il numero dei siti internet pedofili sequestrati dal N.I.T in questo primo scorcio del 2008 tra Lombardia, Toscana e Liguria. Oggi questi siti internet legati al pedobusiness internazionale che registra volumi d'affari enormi, portano le indagini ad espandersi a livello Trasnazionale e a coinvolgere Europa, Asia e America oltre alle maggiori agenzie di intermediazione finanziaria.
Il "pedobusiness", come descritto nel Report annuale dell'International Observatory on child pornography (l'Osservatorio Internazionale sulla pedofilia e sulla pornografia minorile di Telefono Arcobaleno), è un chiaro indice del terribile meccanismo economico che alimenta il circuito criminale della domanda e offerta di nuovi materiali pedopornografici.
Giovanni Arena, Presidente di Telefono Arcobaleno, sottolinea: "La pedofilia on line è aumentata del 131% negli ultimi cinque anni, con il 2007 che si attesta anno record con 39.418 rilevazioni. Il ruolo dell'Italia purtroppo è sempre più triste, con un'incidenza di utenti e clienti pedofili italiani che triplica e passa dal 2,25% del 2004 al 6,14% del 2007. In tutto il mondo i clienti aumentano e l'offerta si adegua, ma nel mercato atipico del pedobusiness i prezzi comunque salgono e le opportunità di profitto ormai hanno attratto l'attenzione di professionisti del crimine. Oggi non è più possibile rinviare la necessità, ormai urgentissima di un adeguamento degli strumenti di contrasto di quello che è un vero e proprio crimine contro l'umanità; siamo di fronte ad un paradosso di dimensioni mondiali: mentre da una parte le organizzazioni criminali pedofile si avvantaggiano, per i loro traffici, delle possibilità di amplificare il proprio mercato che offre internet, dall'altro lato è difficile per i diversi Paesi coinvolti nel pedobusiness contrastarlo al di là dei limiti territoriali."

Il movimento per la liberazione dai pannolini

in Baby Boom

Nato in America, si sta diffondendo velocemente anche in Italia. La filosofia: bimbi più felici, meno inquinamento. Sul vasino sin dai primi giorni. Impossibile? Affatto

Un neonato nella culla e niente pannolini in casa. Un incubo? Una realtà in crescita. Nato nel 2004 da due mamme del Massachusetts (Usa), il movimento Diaper-free baby (il sito) sta prendendo piede anche in Italia.

I bambini - dicono i sostenitori di questa filosofia - sono perfettamente in grado di mandare dei segnali quando hanno dei bisogni, di cibo o di contatto o di cure, per esempio. Lo stesso vale per le funzioni fisiologiche. Sta al genitore imparare a cogliere il messaggio. Ergo, liberarsi dalla schiavitù dei pannolini è possibile, sin dalle prime settimane di vita del bebè. L'importante è avere i riflessi pronti e portare sempre con sè un contenitore da posizionare velocemente sotto il sederino del pupo. Poi tocca trovare un posto adatto per svuotare il tutto e lavare bebè e recipiente. Non praticissimo, insomma...

«Con attenzione, tempo e molto amore si impara (ma non lo sapevamo già ??....) che comprendere il proprio bambino anche sulle necessità di.... eliminazione e aiutarlo a soddisfarle è un modo per offrirgli del rispetto. L'uso dei pannolini non ha niente di universale ed è una introduzione recente dei paesi occidentali. È una abitudine che fa si che i bambini perdano il contatto con il propio corpo, che insegna loro a fare pipì e cacca nel pannolino e non fa altro che spostare nel tempo la comunicazione che si stabilisce su questo particolare argomento» si legge nel
forum italiano dedicato all'argomento.

Alla base di tutto c'è l'idea di un rapporto diverso tra genitore e figlio, più aperto e comunicativo. Poi i vantaggi: i bebè sono più felici, hanno una maggiore libertà di movimento, nessuna irritazione da pannolino; mamma e papà con coscienza ecologista sono più sollevati, inquinano meno e - dettaglio non trascurabile - hanno meno spese da sostenere.

Tutto sta a iniziare. La funzione principale di Diaperfreebaby.org e dei
siti italiani sul tema è fornire consigli da esperti e precursori su come allenare i bambini a utilizzare il vasetto prima dell'età minima comunemente indicata dagli esperti. I miracoli sono possibili, come dimostra Lucia Arnesen, una bimba di Boston che a 14 settimane d'età era già libera da imbottiture. Ma le testimonianze sul tema si sprecano.

Il problema è che la civiltà occidentale, dicono, non sembra pronta ad accettare l'idea di pupi che gattonano senza protezione, pronti a farla ovunque e in qualunque momento. Una delle difficoltà maggiori, poi, raccontano i genitori, è trovare mutandine che non debbano contenere i pannolini. Ma il movimento cresce e online nascono anche negozi dedicati, per comprare libri, vasini a dimensione di neonato, riduttori per l'asse del wc. Anche in Italia, nel frattempo, è stato pubblicato un testo sul tema. Un unico dubbio: non è che si liberano i bambini dalla schiavitù del pannolino ma si vincolano i genitori alla schiavitù dell'imprevedibilità della vescica dei bambini? In fondo i pannolini sono soprattutto una comodità.

da donna.libero.it


domenica, 09 marzo 2008

Neuroblastoma e l'iniziativa "Un sorriso lungo un anno" - ADERITE! NON VI COSTA NULLA!!!!

SCRIVI UN POST SUL SORRISO (nel corso di tutto il 2008 puoi fare tutti i post che vuoi!) E SEGNALALO A questa mail, DONERANNO 2 EURO PER OGNI POST ALL' Associazione Italiana per la lotta al Neuroblastoma O.N.L.U.S.

Comicomix vara una nuova iniziativa per sostenere la Lotta al Neuroblastoma (un tumore dell'infanzia che rappresenta la prima causa di morte in età pediatrica)

L'iniziativa si chiama Un sorriso lungo un anno, ed è rivolta a tutti i bloggers e in generale agli amici del web.

L'inizativa è semplice.

Chiunque lo desideri, nel corso del 2008 può fare un post dedicato al tema del sorriso. Il sorriso come forma di relazione, verso gli altri, verso chi si ama, o semplicemente verso il prossimo. Non il sorriso da cartolina, quello falso o di cortesia. Il sorriso che è sostenere senza odio le proprie idee, ma con la disponibilità ad ascoltare (e, se possibile) capire le ragioni degli altri. Prendendo spunto da una vostra vicenda personale, un fatto di cronaca, di politica, di quello che volete.

Aderire è facile.

Basta scrivere il post, segnalarcelo a questa mail, e noi lo aggiungeremo alla lista qui sotto, indicando il nome del Blog, e il link al post. Nel post basta semplicemente specificare che si aderisce a questa iniziativa, che vuole sostenere la lotta al Neuroblastoma, il tumore dell'infanzia che rappresenta la prima causa di morte in età prescolare

Tu non dovrai fare altro!

Per ogni post segnalato, Comicomix donerà 2 euro alla Fondazione per la lotta al neuroblastoma

Comicomix pubblicherà in questa pagina tutti i post che ci verranno segnalati. Alla fine dell’anno, invieremo una donazione di importo equivalente al numero di post.

Non useremo i tuoi dati né li invieremo a nessuno. Ci servono solo per la pubblicazione sul nostro sito. Non comunicheremo a nessuno e per nessuna ragione la tua e-mail. Stai tranquillo!

Non ti va di fare un post? Aiutaci a far conoscere l'iniziativa, inserendo un banner che linka a questa pagina, che altro non è che il disegno riportato sopra.

Puoi scaricarlo qui: Preleva il banner

Se invece vuoi sostenere direttamente la Fondazione per la Lotta al Neuroblastoma, puoi farlo con un piccolo gesto

PERCHE' COMICOMICS FA QUESTO

L'Associazione Italiana per la lotta al Neuroblastoma O.N.L.U.S. nasce il 23 luglio 1993 per iniziativa di alcuni genitori di bambini ammalati e di medici oncologi dell'Istituto "G. Gaslini" di Genova, la cui divisione di Ematologia e Oncologia Pediatrica, costituisce il principale punto di riferimento in Italia per la ricerca e la cura del Neuroblastoma tumore dell'età pediatrica.
Il 26 aprile 1994, con Decreto Ministeriale emesso dal ministero della Sanità, l'Associazione ottiene il riconoscimento di personalità giuridica da parte della Repubblica Italiana.

Testimonials

Re Juan Carlos di Spagna
Il Principe Alberto di Monaco
Pino Caruso
Silvio Orlando
Paolo Conte
Folco Quilici
Giuseppe Tornatore
Roberto Vecchioni
Stefania Belmondo
I Pooh
Alex Britti
Francesco Guccini
Giorgia
Max Biaggi
Francesco Giorgino
Fabrizio Frizzi

ll Neuroblastoma è la prima causa di morte per malattia in età prescolare.
Il Neuroblastoma è una forma tumorale che colpisce le cellule nervose dei gangli simpatici.
Nell'età pediatrica rappresenta la terza neoplasia per frequenza dopo le leucemie e i tumori cerebrali.
Può colpire soprattutto la ghiandola surrenale (presentandosi come una tumefazione addominale) e i gangli simpatici paraspinali (potendo comparire in qualsiasi tratto della colonna vertebrale: addominale e toracica). I sintomi più diffusi della malattia sono: febbri, anemia, inappetenza, ecchimosi alle palpebre. Le metastasi, frequenti e precoci, colpiscono le ossa, i linfonodi, il fegato e il midollo osseo. La diagnosi di Neuroblastoma va eseguita e confermata in un centro di ricerca specializzato, effettuando analisi mirate; questa è una fase importante per stabilire il grado di estensione della malattia (stadio) e decidere la cura appropriata.

"Le sorelle del piccolo Alessandro Cipiciani hanno pubblicato insieme ad alcuni amici un sito internet sui fumetti (Comicomix). Hanno dedicato ad Alessandro ed ai suoi disegni un'intera sezione. D'accordo con i genitori hanno lanciato un'iniziativa che si chiama "Regala un sorriso" nel 2007.  In pratica Comicomix pubblicherà sul sito tutti i disegni o fumetti che verranno inviati, indicando nome cognome età e città dell’autore. Alla fine dell’anno, invieranno una donazione di € 2,00 per ogni singolo disegno ricevuto e pubblicato.

Dal Gennaio 2008 Comicomix propone l'iniziativa "Un Sorriso lungo un anno" che è rivolta a tutti i bloggers ed in generale agli amici del web. Chiunque lo desideri, nel corso del 2008 può fare un post dedicato al tema del sorriso. Per ogni post segnalato, Comicomix donerà 2 euro alla Fondazione per la Lotta al Neuroblastoma. Comicomix pubblicherà tutti i post che verranno segnalati.

Ringraziamo di cuore la Fam. Cipiciani e tutto lo staff di Comicomix."

da neuroblastoma.org/


venerdì, 15 febbraio 2008

Campania e diossina

Tratto da vari articoli giornalistici.

Un vero paradosso: nella regione Campania dove proseguono gli incendi di scarti industriali nocivi e dove nel solo triangolo Acerra-Nola-Basso casertano e nel litorale domizio-flegreo per anni sono stati sversati grandi quantità di rifiuti tossici, il Piano nazionale residui, definito ogni anno dal ministero della Salute per le analisi sulle diossine, ha previsto di sottoporre solo una manciata di campioni ad analisi specifiche.

Ma c’è un altro paradosso, in questa regione manca anche un laboratorio dedicato alle diossine. “Lo chiediamo da tanto tempo, ora forse dopo quattro anni si realizzerà”, dice lo sconsolato commissario dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Meridione con sede a Portici, in provincia di Napoli. Per questo hanno una convenzione con l’Istituto zooprofilattico di Roma.

E’ ovvio che la diossina è presente sugli alimenti ma lo screening ambientale diossine, sul terreno e sull’erba, effettuato dall’Agenzia regionale per l’ambiente (l’Arpa Campania) non segnala problemi, se non in maniera localizzata. Un giallo che in molti non si spiegano facilmente, a meno di non essere maliziosi. Tanto che nel dicembre scorso è stato varato un Piano triennale straordinario di sorveglianza sulla contaminazione di diossina e così in questo anno 2008 i campioni saliranno a 120 e per la prima volta saranno sottoposti a test anche i vegetali.

Ricordiamo che l’emergenza diossina non è tanto legata all’immondizia lasciata per strada, quanto invece agli sversamenti illegali di sostanze tossico-nocive che per decenni hanno ammorbato i paesi tra le province di Napoli e Caserta. E gli incendi di questi inquinanti, sprigionano diossine che per deposizione contaminano ambiente e coltivazioni.

 

E’ nato anche il Sebiorec (Studio epidemiologico biomonitoraggio regione Campania), tramite esso sono appena cominciati prelievi di sangue e latte materno che coinvolgeranno 780 cittadini e 50 donne in allattamento di 14 comuni della provincia di Napoli e Caserta. I prelievi sono realizzati per il più ampio screening mai effettuato in Italia , sulla presenza di diossine, furani e metalli pesanti nel corpo umano.

Nelle due province sono stati censiti 226 siti di smaltimento, comprese le discariche ed i siti illegali, e di questi la maggior parte ed anche quelli in condizioni peggiori sono concentrati nei sette comuni ad elevata pressione ambientale.

Volete sapere quali comuni a rischio?

Castel Volturno, Villa Literno Marcianise, Aversa, Giugliano in Campania, Caivano, Acerra sono quelli a rischio ambientale elevato.

Maddaloni, Qualiano, Villaricca, Nola sono i comuni con rischio ambientale intermedio.

Casapesenna, Mugnoano di Napoli, Brusciano sono i comuni con rischio ambientale basso.

Volete sapere quali sono i cibi inquinati?

A forte rischio: latte, formaggi, carne, pesce e molluschi.

A rischio: zucchine, cavoli, carciofi, mais.

Dubbi: finocchi, patate.

Quindi “prendiamo tutto ciò che è possibilmente a rischio e mandiamoli al macero”, più che una provocazione è il monito di Giorgio Calabrese, docente universitario di alimentazione e nutrizione. Soprattutto perché i prodotti agroalimentari della Campania sono a forte rischio di immagine.

 

Dopo l’inchiesta pubblicata dalla rivista “Il Salvagente” su questi temi finalmente anche la macchina istituzionale sembra muoversi alla stessa velocità della cronaca. Una riunione si è tenuta la settimana scora a Napoli alla presenza del ministero della Salute, delle autorità sanitarie campane, dell’Agenzia regionale per l’ambiente e dei servizi veterinari locali, per capire qual è la situazione del rischio diossina nella regione. Anche se molti sono scettici sul loro da fare, perché tutti hanno il timore che nelle istituzioni potrebbero esserci interessi poco raccomandabili.

 

In ogni caso sia l’emergenza rifiuti che l’incubo, taciuto, della diossina stanno paralizzando le vendite dei prodotti alimentari provenienti dalla Campania. I consumatori se non messi nella condizione di capire l’esatta entità del problema si tutelano non comprando i prodotti locali.

 

30 tonnellate di rifiuti bruciati in 3 mesi sono dati che fanno tremare.

Secondo il rapporto Ecomafia 2007 di Legambiente la Campania si conferma in testa alla classifica sull’illegalità nel cicolo dei rifiuti. Con 448 infrazioni accertate, 422 persone denunciate, 31 arresti e 175 sequestri, lo scorso anno nessuna regione d’Italia ha fatto peggio. Soprattutto il Triangolo dei veleni, tra Acerra, Marigliano e Nola. Ma anche la Terra dei fuochi, il territorio tra Giugliano, Villaricca e Qualiano. Sono queste, secondo il rapporto ecomafia le zone in cui i clan camorristici organizzano principalmente lo sversamento e poi l’incenerimento abusivo di scarti di conceria, fanghi industriali, solventi ed altre materie tossico-nocive. Nella Terra dei fuochi è facile vedere colonne di fumo nero che si liberano in cielo: le sostanze da bruciare vengono infatti sistemate sopra un letto di combustione fatto di copertoni.


domenica, 10 febbraio 2008

Fai un regalo diverso per San Valentino

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venerdì, 08 febbraio 2008

ALLERGICO IL 30% BIMBI, NO AI PICCOLI SUPER-IGIENIZZATI

ROMA - Il 30% circa dei bambini italiani soffre di allergie: una vera e propria 'epidemia', affermano i pediatri, se si considera che negli anni '50 l'incidenza di questa patologia non superava il 10%. Varie le cause, e non ultima anche un eccesso di 'igienizzazione' tipico delle nostre società occidentali. A puntare i riflettori sul pianeta allergie, gli esperti riuniti a Roma in occasione della 'Terza giornata del bambino allergico'. I numeri, dunque, sono notevoli: "Il 10% dei bimbi sotto i 14 anni - ha sottolineato Giovanni Cavagni, responsabile Allergologia pediatrica all'Ospedale Bambino Gesù di Roma - soffre di asma bronchiale che, nell'80% dei casi, è provocata da allergie; il 18-20% soffre di rinite allergica e il 5% di dermatite". Le intolleranze alimentari colpiscono invece il 7% dei bambini, mentre le allergie alimentari gravi riguardano fortunatamente una percentuale ridotta (0,5%). Alla base del fenomeno allergie, spiegano i pediatri, vi possono essere cause genetiche predisponenti ed anche i fattori ambientali, a partire dall'inquinamento, giocano un ruolo importante. Smog ed aria sporca però, precisano gli esperti, aggravano le allergie nei soggetti già colpiti, ma non ne sono la causa primaria. La vera ragione alla base di questo 'boom' di allergie, affermano, sta invece in un fenomeno preciso: la diminuzione del 'carico batterico ambientale'. In altre parole, nei paesi occidentali si è sempre di meno a contatto con vari tipi di batteri, che hanno tra le proprie caratteristiche anche quella di inibire le reazioni allergiche. Una società sempre più 'asettica', dunque, e segnata da un 'eccesso di igienizzazione' di cui sono spesso le mamme e rendersi colpevoli. Niente di più sbagliato: "Il 'naturale' contatto con microbi e batteri - ha sottolineato il coordinatore del Dipartimento di medicina pediatrica del Bambino Gesù, Alberto Ugazio - in qualche modo serve anche a rafforzare le difese immunitarie dei bambini; il nostro sistema di memoria immunologica 'ricorda', infatti, i batteri con cui siamo entrati in contatto evitandoci infezioni successive". Insomma, anche con l'igiene bisogna non eccedere. Un consiglio pratico? Il bagnetto al bebé, ad esempio, non c'é alcun bisogno di farlo ogni giorno. Due volte a settimana, avvertono i medici, è la frequenza ottimale. 


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sabato, 19 gennaio 2008

Pannolini per bebe' sotto accusa, sono superinquinanti

Ogni giorno in Italia ne vengono utilizzati sei milioni, il 10% di tutti i rifiuti urbaniPannolini per bebe' sotto accusa, sono superinquinantiPer produrli si utilizzano sostanze nocive e si distruggono preziose foreste. Inoltre necessitano di tempi di smaltimento lunghissimi, circa 500 anni

Ogni bambino italiano utilizza, nei primi tre anni di vita, circa 4500 pannolini
Roma, 18 mar. - (Adnkronos) - Gettare via i pannolini usati dei bambini e' uno dei gesti che, in assoluto, inquina di piu' l'ambiente. Per produrre un tradizionale pannolino usa e getta, come quelli che nel mondo ogni giorno miliardi di mamme mettono ai loro bebe', c'e' bisogno di polpa di legno, plastica e di processi chimici per realizzare materiali in grado di garantire il massimo assorbimento. E l'utilizzo di questi materiali, sostiene una ricerca di Greenplanet, nuoce moltissimo all'ambiente.
Secondo la ricerca, ogni bambino italiano utilizza, nei primi tre anni di vita, circa 4500 pannolini, che corrispondono a 20 alberi di grandi dimensioni.
''Nel nostro paese - scrive Greenplanet- ogni giorno vengono utilizzati circa sei milioni di pannolini che, una volta gettati via diventano una pericolosa fonte di inquinamento. Non solo per i materiali e i processi per realizzarli ma anche perche', sommati insieme, rappresentano ben il 10% di tutti i rifiuti urbani; inoltre si tratta di rifiuti con tempi di smaltimento lunghissimi che necessitano di circa 500 anni per decomporsi. Ma c'e' anche un'altra problematica legata ai pannolini usa e getta per i bebe': la presenza di rifiuti organici rischia di provocare contaminazioni sia nel terreno sia nelle falde acquifere".
Secondo il dossier di Greenplanet nei cassonetti e nelle discariche, si accumulano microbi che possono trasformarsi in focolai infettivi.
L'aspetto ambientale non e' il solo problema generato dall'uso dei pannolini. A livello di singoli nuclei familiari c'e' anche il problema dei costi che vanno a incidere in misura consistente sui bilanci: calcolando che una confezione "usa e getta" costa circa 10 euro e l´utilizzo medio e' di almeno un pacco a settimana si spendono circa 40 euro mensili che diventano 500 euro nell´arco di un anno. Un esborso non indifferente.
Anche per questo, Greenplanet cita le esperienze di chi in Italia ha pensato addirittura di dare un aiuto economico concreto alle famiglie che scelgono l´utilizzo di pannolini ecologici. E' il caso, per ora isolato, del sindaco di Acquanegra in provincia di Cremona, che ha offerto un contributo pari al 50 per cento della spesa alle famiglie che compreranno i pannolini a basso impatto ambientale al posto di quelli "tradizionali".
Di che cosa si tratta? I pannolini usa e getta ecologici non sono trattati chimicamente e sono prodotti senza utilizzare resine sintetiche con materiali quali Mater bi o in Pla, un prodotto costituito dagli zuccheri degli amidi vegetali. Sono anallergici e sono reperibili in commercio in tutte le misure a prezzi simili ai pannolini "normali" , anche se sono ancora poche le aziende che li producono.
Il problema e' che la diffusione dei pannolini ecologici nei normali supermercati per ora e' abbastanza limitata. Il luogo piu' semplice per trovarli e' internet, semplicemente digitando la parola 'pannolini ecologici', sui motori di ricerca. Un'altra soluzione sono i pannolini lavabili che consentono un risparmio iniziale molto elevato che, compresi i costi del lavaggio arriva fino al 50 per cento. Ne esistono differenti tipologie, suddivise soprattutto in base all´eta' del bambino.
Per i primi mesi si utilizzano i "ciripa'", pannolini in cotone da avvolgere intorno al bebe', all´interno dei quali va messo un inserto assorbente e all´esterno una mutandina impermeabile. Quando i bambini diventano piu' grandi, si passa ad altri modelli, piu' adatti. Secondo la ricerca di Greenplanet i migliori sono quelli a mutandina, disponibili in varie taglie.

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categorie: consumi, infanzia, social prosumer, abitare sostenibile
giovedì, 17 gennaio 2008

"Il Ritalin arresta la crescita dei bambini; il rischio a lungo termine per la salute è sconosciuto"

di Mike Adams del 23 luglio 2007
tradotto dal sito
http://www.newstarget.com/ da Pamio Lodovico
vedi articolo originale
http://www.newstarget.com/021944.html

Una nuova ricerca pubblicata sul numero di Agosto 2007 del Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry prova che il Ritalin, l'anfetamina usata per trattare l'immaginario disturbo definito ADHD, Attention Deficit Hyperactivity Disorder (Sindrome da Iperattività e Disattenzione), arresta la crescita dei bambini. I ricercatori hanno dimostrato che, dopo tre anni di utilizzo del farmaco psicotropo, i bambini risultano più bassi di un pollice (cm 2,54) e più magri di 4.4 libbre (quasi 2 chili) dei loro coetanei.
Naturalmente, l'industria psichiatrica sta tentando da almeno un decennio, di minimizzare gli effetti della bassa-crescita del Ritalin. Una ricerca condotta negli ultimi anni da psichiatri che lavorano per il National Institutes of Health ha inizialmente trovato evidenza tra il farmaco e la bassa crescita dei bambini, tuttavia alla fine conclusero che il Ritalin non comporta, a lungo termine, rischi di crescita per i bambini. (Questi ricercatori, comunque, trascurarono di rivelare il loro conflitto di interessi con le aziende farmaceutiche).
A causa di questa conclusione gli psichiatri evitarono di avvertire i genitori del fatto che il Ritalin arresta la crescita dei loro bambini, focalizzando l'attenzione invece sul fatto che i loro bambini hanno bisogno del trattamento per correggere un disturbo chimico del cervello, in realtà inventato da Big Pharma con l'avallo dell'industria psichiatrica, come un modo per vendere più farmaci ai bambini, che non ne hanno bisogno.

Trasformare gli studenti in tossicodipendenti.
Il Ritalin è un anfetamina. Nel linguaggio della strada è chiamata "speed" (anfetamina).
Vendere anfetamina ai bambini è un reato, ma fornire anfetamina ai bambini sotto prescrizione medica è definito "trattamento". La pratica di somministrare ai bambini potenti droghe, che alterano la mente è, in realtà, una forma di abuso chimico, che è oggi ancora tollerato perchè è formulato nel linguaggio medico. I genitori e gli insegnanti sono tutti d'accordo nel trattare gli studenti con i farmaci perchè apparentemente fanno sparire i sintomi dell'ADHD. Questa pratica di utilizzare farmaci è, fondamentalmente, seguita per la convenienza di coloro che si prendono cura dei bambini e per i profitti delle potenti aziende farmaceutiche, senza aver nulla a che fare con la salute dei bambini. 

Clicca qui vedere collegato cartone CounterThink, "Adderall vs. Metamfetamine".

Una ricerca nutrizionale ha dimostrato che i sintomi dell'ADHD possono essere completamente annullati, nell'80% dei bambini, in solo due settimane, eliminando dalla loro dieta i cibi trattati e gli additivi chimici. Il cosiddetto "disturbo" dell'ADHD è in realtà solo un espressione del comportamento causato dai gravi squilibri della dieta. L'intera teoria dell'ADHD può essere completamente smontata se diamo ad un bambino affetto da ADHD una console X-Box o Wii Nintendo, vedremo che il bambino si siederà e si impegnerà in un'attenta e concentrata attività di gioco , fino anche a sei ore, senza una singola pausa e senza alcuna distrazione. Se fosse  presente realmente il disturbo dell'ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), tutto ciò non sarebbe possibile.
La verità è che i bambini affetti da ADHD non sono per nulla malati: molte scuole sono semplicemente noiose oltre ogni immaginazione e i bambini non imparano agevolmente essendo forzati a sedere nei loro banchi ad ascoltare professori  divagare a modo loro attraverso la memorizzazione di esercitazioni senza senso denominate "storia" o "scienze" o altro. I bambini imparano facendo cose e tutta questa extra energia iperattiva  ha una funzione utile solo se è incanalata in esercizi "esperienziali" di apprendimento.

Il Ritalin causa danni permanenti alla salute?
Questa nuova ricerca sull'utilizzo del Ritalin e l'arresto della crescita nei bambini non risponde alla questione se i bambini recuperano mai il loro peso ed altezza normali, o se il Ritalin causa un'arresto permanente della crescita, che non può essere invertito. Ci chiediamo, comunque, se un farmaco che blocca la crescita fisica può anche bloccare la crescita delle cellule cerebrali e del sistema nervoso, portando a dei bambini oltre che fisicamente non sviluppati anche intellettualmente bloccati.
In anni precedenti gli psichiatri, con una gran faccia tosta, provarono a dimostrare che non era il Ritalin che causava il blocco della crescita - era il disturbo stesso dell'ADHD. E perciò, il trattamento con il Ritalin era il solo modo per riportare i bambini ad una crescita normale.
Questo tipo di logica contorta e tortuosa caratterizza la moderna medicina psichiatrica, che automaticamente invoca l'esistenza di numerosi "disturbi" psichiatrici, nell'esatto momento nel quale lucrosi prodotti farmaceutici diventano disponibili per trattarli. La logica della psichiatria funziona così: l'ADHD è un disturbo reale perchè è contenuto nel manuale DSIM-IV (la bibbia dei falsi disturbi psichiatrici). L'ADHD è elencato nel manuale DSIM-IV perchè è un disturbo reale, secondo un gruppo di psichiatri finanziati da Big Pharma, che se lo sono inventato. Perciò, l'ADHD è reale perchè gli psichiatri lo dicono! (Vedi il nostro cartone collegato, Fabbricatore di Disturbi, Inc., per vedere una divertente rappresentazione di questo processo).

Trattare i bambini come cavie
Nessuno conosce gli effetti dell'uso del Ritalin sui bambini. Come conseguenza, l'industria psichiatrica sta trattando i bambini come cavie, aspettando di vedere che cosa può succedere, se qualcuno prende queste anfetamine per un decennio o più. Per quanto ne sappiamo, il Ritalin potrebbe anche arrestare la crescita degli organi riproduttivi, comportando futuri problemi di fertilità. Forse la "generazione Ritalin" non sarà in grado di avere bambini. Questa è solo una supposizione, ma il punto importante qui è che anche l'industria psichiatrica lo sta supponendo. Nessuno lo sa. Test a lungo termine non sono stati fatti. E' in pratica un esperimento del tipo "diamo questi farmaci ai bambini e vediamo cosa succede". E' abbastanza tipico oggi di Big Pharma, che tratta la gente come cavie produttrici di reddito, troppo stupide per svegliarsi e capire che dovrebbero mettere in dubbio le eccessive richieste di trattamento associate a dannose prescrizioni mediche.

Questi effetti collaterali di arresto della crescita e di alterazione della chimica del cervello nei bambini potrebbero plausibilmente valere la pena se il Ritalin stesse trattando un disturbo vero. Se il Ritalin, ad esempio, prevenisse il cancro al cervello nei bambini a rischio, potrebbe essere anche ragionevole scambiare una riduzione del rischio del cancro con un blocco della crescita. Ma il Ritalin non ha alcun uso medico giustificabile ed è, in verità, più una forma di controllo chimico della mente che qualcosa di paragonabile ad una reale medicina. Mettere a rischio la crescita dei bambini, allo scopo di dare loro un farmaco così potente, che se fosse venduto ai bambini in strada sarebbe illegale, è una follia medica. Non c'è alcuna giustificazione per il trattamento di massa dei bambini con questo farmaco, salvo che l'abile sfruttamento di esseri umani per profitto.

Il solo uso medico dimostrato del Ritalin, che ne risulta, sarebbe per i genitori che vogliono i loro figli più bassi e rachitici. Date a questi bambini abbastanza anfetamine e non cresceranno alti e muscolosi come i loro coetanei. Sarebbe una strategia molto utile per preparare i bambini ad una carriera come fantino o allevare un ginnasta di livello internazionale (che sono tutti piuttosto bassi per il vantaggio di avere corpo e arti più corti), ma per quei genitori che badano in realtà ad allevare bambini sani, che esprimano il loro pieno potenziale, il Ritalin sembra essere insufficiente. 
Per quei genitori, che cercano di rovinare la salute dei loro bambini, d'altra parte, somministrare tre volte al giorno anfetamine sembra essere abbastanza utile. Ma perchè fermarsi li? Perchè non passare allora alle metanfetamine, e iniziare a dare ai vostri figli le metanfetamine di strada (droghe) come già l'esercito da ai loro soldati. Ha lo stesso senso che dare a loro il Ritalin, ma credete a me, se Big Pharma trovasse un modo per controllare e legalizzare le metanfetamine, gli psichiatri non avrebbero dubbi nel sostenerle, pronti ad inventarsi un falso disturbo "trattato" con le metanfetamine. (Ricordate, anche, che le metanfetamine di strada sono fabbricate dalle aziende farmaceutiche e vendute ai bambini senza prescrizione medica.)

Viene da chiedersi perchè l'Associazione For a Drug-Free America (Droga Libera)  non lo fà? Questa è un organizzazione fondata in parte da aziende farmaceutiche, che sembra non avere alcun problema per quanto riguarda la prescrizione di massa ai bambini dell'anfetamina Ritalin. L'Associazione, secondo me, non vuole legalizzare la droga in America, vuole rendere l'America assuefatta ai farmaci di Big Pharma, nello stesso tempo limitando l'uso delle concorrenti droghe di strada. L'Associazione sostiene, che "il Ritalin è una medicina preziosa." Sono fatti di crack? 
Non c'è da stupirsi, se si arriva all'uso del Ritalin e a drogare i bambini, è tutto per il profitto. Il miglior modo per lanciare sul mercato un farmaco è prima di tutto costruire un disturbo, poi lanciare il farmaco come il solo trattamento conosciuto per quel disturbo. 

L'abuso chimico dei bambini
Secondo me quello che sta succedendo oggi nella medicina psichiatrica è un crimine contro l'umanità e una forma di abuso chimico verso i bambini. Piuttosto che fingere che questi psichiatri abbiamo una qualsiasi reale autorità medica, dovremmo invece rinchiuderli e processarli per questi attacchi chimici alla popolazione di stile nazista. La psichiatria moderna, attraverso il dilagante avvelenamento chimico della gente ha dimostrato di essere molto più pericolosa, per la sicurezza degli Americani, di ogni minaccia terroristica, e in qualsiasi società onesta, queste persone sarebbero private del loro diritto a praticare la "medicina" e sarebbe loro negato il diritto di accesso ai bambini. Abbiamo bisogno di un ordine nazionale che reprima i professionisti della moderna psichiatria.
Credo sia arrivato il tempo per abolire l'industria psichiatrica ed i suoi disastrosi trattamenti dei bambini con pericolosi prodotti chimici, che alterano la mente. Se noi continuiamo a permettere a questi dottori dediti al profitto di drogare un'intera generazione con le anfetamine, le conseguenze a lungo termine per la società saranno, senza dubbio, devastanti. I bambini non hanno bisogno di farmaci che alterano la mente per dimostrare un comportamento equilibrato. Hanno semplicemente bisogno di un'alimentazione genuina, un'educazione responsabile e di essere tenuti lontani da zuccheri raffinati, additivi chimici e cibi trattati. 

Tossicomani di Ritalin/Adderall (1) sniffano le medicine come fosse cocaina
Ecco qui una Q&A (domanda e risposta) da GoAskAlice (www.goaskalice.columbia.edu/3703.html) che spiega, in dettaglio, perchè il Ritalin e l'Adderall sono, di fatto, pericolose droghe di strada:  

Cara Alice,
recentemente ho iniziato a sniffare Ritalin e Adderall (non nello stesso tempo però). Ho riscontrato che gli effetti assomigliano molto allo sniffare cocaina, ma sono meno intensi. In realtà mi piace farlo perchè è molto più economico che comprare cocaina. Comunque, mi stavo chiedendo quanto pericoloso possa essere, considerando che è un farmaco prescrivibile e io non ho mai sniffato più della dose media, che si prenderebbe oralmente. Sarebbe grande se tu potessi dirmi qual'è il pericolo nel sniffare queste sostanze e che cosa possa fare al mio corpo.
Grazie
Tossico di Adderall

(Risposta di Alice)
Caro tossico di Adderall,
Il Ritalin e l'Adderall sono due dei più comuni farmaci usati nel trattamento dell'ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder) e dell'ADD (Attention Deficit Disorder). Entrambi questi farmaci sono classificati nella Tabella II delle droghe, nella classe delle anfetamine. Sebbene siano stimolanti, quando sono prescritti secondo le istruzioni, da un medico, in dosi stantard per persone affette da ADHD e ADD, aiutano la gente con ADHD a mantenere la loro attenzione per un più lungo periodo di tempo. Questo permette di studiare o completare i compiti molto più efficacemente, senza le sensazioni associate agli effetti delle anfetamine.
Le droghe della Tabella II come il Ritalin e l'Aderall, comunque, hanno un'alta propensione al cattivo uso, all'abuso e la dipendenza. Largamente prescritte per i bambini di età scolare da medici, molti adolescenti e giovani adulti sniffano Ritalin e Adderall poichè credono che siano alternative più sicure della cocaina. Questo non può essere più lontano dal vero. Per prima cosa, sia la potenzialità del Ritalin che dell'Adderall aumentano in maniera esponenziale quando sono sniffati o iniettati perchè entrano direttamente nel flusso sanguigno. Secondo cosa, le prescrizioni mediche, specialmente quando non sono prescritte per l'utilizzatore, come con le droghe illecite, non diminuiscono il loro potenziale di danno. Per questi fatti e da quando l'utilizzatore crede che sniffare Adderall e Ritalin sia più sicuro, rende il cattivo uso/abuso di queste sostanze più nocivo della cocaina.

I pericolosi effetti collaterali dello sniffare Ritalin e Adderall includono:

- problemi respiratori, come la distruzione del setto nasale e del tessuto polmonare
- battito cardiaco irregolare (aritmia cardiaca)
- problemi di circolazione
- episodi psicotici
- crescente aggressività
- shock tossico
- morte, in casi estremi

Siccome l'Adderall è simile nella sua composizione chimica alle metanfetamine, pone dei pericoli aggiuntivi.
Un prolungato, continuo abuso può determinare un accrescimento dei problemi relativi al cervello e cambiamenti negativi nell'attività delle onde cerebrali. Se qualcuno fa cattivo uso/abuso del Ritalin, dell'Adderall o di entrambi, necessita di aiuto per smettere, non solo per prevenire un danno ulteriore, ma anche per proteggere la persona durante la disintossicazione.

Una volta che uno diventa dipendente da queste sostanze, smettere potrebbe causare sintomi di disintossicazione simili a quelli della cocaina, come:
-         forte depressione
-         psicosi
-         irrequietezza
-         gravi sentimenti di ansia

Puoi pensare di essere più sicuro e più sobrio sniffando Ritalin e Adderall, piuttosto che la cocaina, ma ti stai danneggiando allo stesso modo. Inoltre per possedere o usare queste sostanze, senza prescrizione medica, corri il rischio di essere arrestato.

(1) Adderall XR, è un farmaco per il disturbo da deficit di attenzione ed iperattività, ritirato dal commercio in Canada per gravi effetti indesiderati. Health Canada ha imposto il ritiro di Adderall XR, un farmaco che trovava indicazione nel trattamento del disturbo da deficit di attenzione ed iperattività ( ADH ), perché ritenuto responsabile di morti improvvise, morti cardiache ed ictus nei bambini e negli adulti.
I gravi effetti indesiderati si sono presentati alle dosi raccomandate. Adderall XR è il nome commerciale dell’Amfetamina a rilascio prolungato. La decisione di Health Canada è stata presa dopo aver ricevuto 20 segnalazioni, a livello internazionale, di pazienti morti improvvisamente. Queste morti non erano associate ad overdose, ad un non-corretto impiego del farmaco o ad abuso. Quattordici morti sono avvenute nei bambini, e 6 tra gli adulti. Ci sono state 12 segnalazioni di ictus, 2 delle quali hanno riguardato bambini.
Adderall XR era stato approvato in Canada il 23 gennaio 2004.(Xagena2005)
Fonte: Health Canada, 2005


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ATTENZIONE AL GARDASIL, IL VACCINO CONTRO IL CANCRO CERVICALE

Il Gardasil è il nuovo vaccino fortemente promosso presso i genitori delle ragazze, già dai nove anni di età. Si dice che agisca come protezione da due ceppi del papilloma virus umano (HPV), ritenuto la causa di circa il 70 per cento dei cancri della cervice. Tuttavia l'HPV è assai comune e lo si può trovare in circa l’80 per cento degli individui dì ambo i sessi. In qualche momento la maggior parte di noi ha avuto il virus HPV, ma non ne abbiamo risentito né siamo morti a causa di carcinoma cervicale. Nel 2000 il tasso di mortalità dovuto a tale affezione ammontava a 3,3 donne ogni 100.000 negli USA e a quattro donne ogni 100.000 in Australia.

Il National Cancer lnstitute degli USA sostiene che il rapporto di causalità diretta non è stato dimostrato. Da uno studio controllato su donne accoppiate in base all'età è emerso che il 67 per cento di quelle affette da cancro cervicale e il 43 per cento di quelle non affette sono risultate positive all'HPV; questi cancri vengono rilevati solo da 20 a 50 anni dopo l'infezione.

Quindi cosa sta accadendo? Il virus provoca il cancro cervicale?

In Vaccine Madness Nicholas Regush ha scritto: "Nel 1992 furono sollevate obiezioni - mosse dai biologi molecolari della University of California di Berkeley Peter Duesberg e Jody Schwartz - alla sempre più arroccata teoria dominante secondo la quale l'HPV provoca il cancro cervicale.

Fra le varie argomentazioni sollevate dagli studiosi in merito all'accettazione dell'HPV come causa del cancro cervicale vi era la loro fondamentale preoccupazione inerente alla mancanza di coerenti sequenze di DNA dell'HPV e coerente espressione genetica dell'HPV nei tumori positivi all'HPV stesso. Al contrario, essi indicarono che “rare anomalie cromosomiche spontanee o indotte chimicamente, osservate coerentemente nei cancri della cervice DNA-HPV negativi e positivi, inducono il carcinoma cervicale". In sintesi, Duesberg e Schwartz puntavano alla possibilità che "invece che l'HPV, i principali responsabili di un'anomala proliferazione cellulare potrebbero essere agenti cancerogeni".

Ecco il punto cruciale: "Dato che le cellule che proliferano [cellule cancerose che si dividono in modo selvaggio] sarebbero maggiormente sensibili all'infezione rispetto alle cellule quiescenti, i virus sarebbero soltanto degli indicatori di proliferazione anomala piuttosto che la loro causa."

In che modo siamo dunque giunti alla conclusione che il papilloma virus umano provoca il cancro della cervice?

Gli scienziati ritengono che i cancri siano per 1'80 per cento collegati all'uso di tabacco, a quello che beviamo e mangiamo o, in misura minore, all'esposizione a radiazioni o agenti cancerogeni presenti nell'ambiente e sul posto di lavoro.

Forse la verità è che sono agenti cancerogeni, e non virus, a provocare la proliferazione cellulare.

Ci si augura ed aspetta che il vaccino contro il cancro cervicale Gardasil sia stato adeguatamente testato e che la sua somministrazione tramite iniezione alle ragazze, e magari ai ragazzi, sia sicura. Tuttavia, secondo la Alliance for Human Research Production (AHRP), le cose non stanno affatto in questi termini:


la AHRP sostiene che nelle prove cliniche il vaccino non si è dimostrato sicuro né efficace.


Il fatto è che la Food and Drug Administration USA (FDA – Ente statunitense preposto al controllo alimentare e farmacologico –, ndt) ha consentito alla Merck (produttrice del vaccino, ndt) di usare, invece di un placebo a soluzione salina non reattiva, un placebo contenente alluminio potenzialmente reattivo come controllo per la maggior parte dei partecipanti alla prova. Il suddetto placebo a base di alluminio viene utilizzato in quanto in una prova clinica può accrescere artificialmente la falsa impressione di sicurezza di un farmaco o vaccino sperimentale.

Per di più, il vaccino Gardasil contiene 225mcg di alluminio; sappiamo che i coadiuvanti all'alluminio nei vaccini possono permettere all'alluminio di penetrare nel cervello e di provocare infiammazione nel punto dell'iniezione, determinando affaticamento e dolori cronici alle giunture e ai muscoli. Circa il 60 per cento di coloro cui è stato somministrato il Gardasil o il placebo all'alluminio ha sofferto di effetti collaterali quali mal di testa, febbre, nausea, vertigini, vomito, diarrea e mialgia, tuttavia coloro che hanno ricevuto il Gardasil hanno manifestato effetti collaterali più gravi quali mal di testa, gastroenterite, appendicite, disturbi infiammatori pelvici, asma, broncospasmi ed artrite.

Quindi, dato che il carcinoma cervicale provoca circa l'uno per cento di tutti i decessi da cancro nelle donne e che il rapporto di causalità è dubbio, per non parlare della mancanza di sicurezza manifestatasi nelle prove dei vaccini, dobbiamo domandarci per quale motivo i genitori vengano sollecitati a far vaccinare le proprie figlie con il Gardasil.

La ovvia risposta è che dal successo del Gardasil dipendono molte cose. Si prevede che il Gardasil possa rappresentare la più importante fonte di introiti della Merck, con vendite previste nell'ordine di almeno 2 miliardi di dollari; si tratta di introiti di cui la Merck, dopo gli scandali legati al Vioxx, ha disperatamente bisogno.

Per raggiungere tale scopo, il vaccino Gardasil verrà richiesto come prerequisito per l'ammissione a scuola.


(Fonte: di Helen Lobato, hlobato@dodo.com.au; http://www.informyourself.com.au)

tratto da “Nexus” n°66, edizione italiana di Nexus Magazine


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mercoledì, 16 gennaio 2008

Aderite anche Voi all'iniziativa e divulgatela!

 

Comicomix vara una nuova iniziativa per sostenere la Lotta al Neuroblastoma (un tumore dell'infanzia che rappresenta la prima causa di morte in età pediatrica)

L'iniziativa si chiama Un sorriso lungo un anno, ed è rivolta a tutti i bloggers e in generale agli amici del web.

L'inizativa è semplice.

Chiunque lo desideri, nel corso del 2008 può fare un post dedicato al tema del sorriso. Il sorriso come forma di relazione, verso gli altri, verso chi si ama, o semplicemente verso il prossimo. Non il sorriso da cartolina, quello falso o di cortesia. Il sorriso che è sostenere senza odio le proprie idee, ma con la disponibilità ad ascoltare (e, se possibile) capire le ragioni degli altri. Prendendo spunto da una vostra vicenda personale, un fatto di cronaca, di politica, di quello che volete.

Aderire è facile.

Basta scrivere il post, segnalarcelo a questa mail, e noi lo aggiungeremo alla lista qui sotto, indicando il nome del Blog, e il link al post. Nel post basta semplicemente specificare che si aderisce a questa iniziativa, che vuole sostenere la lotta al Neuroblastoma, il tumore dell'infanzia che rappresenta la prima causa di morte in età prescolare

Tu non dovrai fare altro!


Per ogni post segnalato, Comicomix donerà 2 euro alla Fondazione per la lotta al neuroblastoma

Comicomix pubblicherà in questa pagina tutti i post che ci verranno segnalati. Alla fine dell’anno, invieremo una donazione di importo equivalente al numero di post.

Non useremo i tuoi dati né li invieremo a nessuno. Ci servono solo per la pubblicazione sul nostro sito. Non comunicheremo a nessuno e per nessuna ragione la tua e-mail. Stai tranquillo!

Non ti va di fare un post? Aiutaci a far conoscere l'iniziativa, inserendo un banner che linka a questa pagina, che altro non è che il disegno riportato sopra.

Puoi scaricarlo qui: Preleva il banner

Se invece vuoi sostenere direttamente la Fondazione per la Lotta al Neuroblastoma, puoi farlo con un piccolo gesto