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venerdì, 31 ottobre 2008

OGM: VAS,SE NON CI SONO IN ETICHETTA E’INGANNO PER CONSUMATORI

AGI) - Roma, 30 ott - Se gli ogm non si vedono in etichetta allora e’ un inganno per i consumatori. E’ quanto afferma Simona Capogna dell’Esecutivo Nazionale Verdi Ambiente e Societa’ (VAS). L’Europa procede con le autorizzazioni di nuove varieta’ di Ogm.

L’ultima, di ieri, consente l’importazione per 10 anni di una nuova varieta’ di cotone geneticamente modificato (LLCotton25) brevettato dalla Bayer CropScience. A settembre la stessa azienda multinazionale aveva esultato per essere riuscita a piazzare sul mercato europeo la soia transgenica A2704-12.

Questi prodotti vengono utilizzati soprattutto negli allevamenti (mangimi) e in parte come oli per l’alimentazione umana (per prodotti fritti, prodotti da forno e snack). In pratica, -rileva la Capogna - i consumatori hanno difficolta’ a rintracciare sull’etichetta la presenza degli Ogm: la legislazione non prevede di dichiarare l’utilizzo di Ogm nell’alimentazione animale, mentre per gli altri prodotti l’obbligatorieta’ subentra solo quando l’ingrediente transgenico supera la percentuale dello 0.9%. Mentre, quindi, e’ evidente il desiderio dei cittadini di informarsi per “mangiare sano” (il 78% degli italiani, secondo l’ultima indagine dell’istituto Demopolis non desidera mangiare Ogm), assistiamo ad un’invasione del mercato di prodotti “non desiderati” e non etichettati. (AGI)


domenica, 28 settembre 2008

Agenzie dell'Unione europea

PFEA's logoL'Agenzia esecutiva per la salute e i consumatori (l'ex Agenzia esecutiva per la sanità pubblica) è stata istituita il 1° gennaio 2005 per contribuire all'attuazione del programma UE per la sanità pubblica.

Nel 2008, il mandato dell'Agenzia è stato prolungato fino al 31 dicembre 2015 ed esteso anche agli interventi nel settore della tutela dei consumatori e della formazione per una maggiore sicurezza degli alimenti. Il nuovo mandato dell'EAHC comprende anche l'attuazione del programma per la salute, del programma per i consumatorie dell'iniziativa intitolata "Migliorare la formazione per rendere più sicuri gli alimenti".

L'Agenzia fornisce servizi professionali per l'esecuzione delle mansioni conferitele dalla Commissione europea e opera in stretta collaborazione con la direzione generale per la Salute e i Consumatori. L'EAHC gestisce i rapporti con circa 2200 beneficiari che partecipano a oltre 200 progetti nel settore della salute; essa conta circa 40 dipendenti e ha sede a Lussemburgo.

Sarà dalla parte dei consumatori... o dei grandi poli economici?... Rispota ovvia purtroppo... visto l'articolo qui sotto


Consumi: da gennaio allarme contaminazione OGM

Consumi: da gennaio allarme contaminazioneNonostante i consumi risultino in crescita dal primo gennaio 2009 scatta l'allarme contaminazione da organismi geneticamente controllati (Ogm) per il biologico italiano con il rischio di una inversione di tendenza per quanto riguarda la vendita.

A partire da gennaio, infatti, sarà ammessa la contaminazione con Ogm in percentuale dello 0,9% senza che ciò venga indicato nella etichettatura sulla base di quanto previsto dal regolamento CE 834/2007.

Per la Coldiretti significherebbe una perdita sul mercato nazionale di oltre 1 miliardo di euro.

Fonte: T. Rai


sabato, 13 settembre 2008

Legambiente accusa Efsa, tutela industria e dimentica consumatori

Roma, 12 set. (Adnkronos Salute) - L'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) "tutela gli interessi della grande industria, ma dimentica i consumatori". A lanciare l'accusa è Francesco Ferrante, della segreteria nazionale di Legambiente, a margine della conferenza stampa, oggi a Roma, in cui è stato presentato il quinto Rapporto sulla sicurezza alimentare 'Italia a tavola oggi'.

Fulmini e saette per l'Authority alimentare che ha sede a Parma: "ci siamo tanto battuti tanto per averla in Italia - ricorda Ferrante - ma se avessero scelto Helsinky come sede del centro non sarebbe cambiato proprio nulla". E così anche le armi da playboy usate dal premier Silvio Berlusconi per convincere la presidente finlandese, Tarja Halonen, a lasciare all'Italia la nuova istituzione europea - battuta del presidente del consiglio che sollevò malumori e polemiche della Finlandia - "si sarebbero rivelate del tutto vane", ironizza Ferrante. "Non ricordo un solo atto - sottolinea l'esponente di Legambiente - in cui l'Efsa abbia detto che un prodotto è pericoloso, sollevando così l'attenzione dei consumatori. Al contrario, ha addirittura dato il suo via libera a carni e latte provenienti da animali clonati, e in questo è stata smentita dallo stesso Europarlamento".

Sostanzialmente d'accordo Antonio Longo, presidente del Movimento difesa del cittadino, che all'accusa lanciata da Ferrante ne aggiunge un'altra: "Manca del tutto - fa notare - un'agenzia alimentare italiana, nonostante la nostra invidiabile cultura in materia".


mercoledì, 10 settembre 2008

FRODI ALIMENTARI: +15% NEL 2008

Ansa - ROMA - La tavola ed il piatto degli italiani sono sempre più a rischio 'frode': cibi contraffatti e prodotti con ingredienti avariati, di bassa qualità o surrogati; alimenti ogm commercializzati illegalmente e derrate che, invece di finire alla mensa di maiali e mucche, perché destinate appunto all'alimentazione animale, arrivano direttamente nelle cucine. E' allarme rosso per le sofisticazioni alimentari, tanto che nei soli primi otto mesi del 2008 le infrazioni sono aumentate del 15%, con un totale di sequestri di cibi e bevande per 121 milioni di euro.

 A riaccendere i riflettori sul fenomeno, dopo il recente caso del formaggio grattuggiato avariato, sono i Carabinieri per la tutela della salute (Nas), che oggi hanno siglato un accordo di collaborazione con la Coldiretti proprio per intensificare la lotta contro le frodi a tavola. Questo fenomeno, ha avvertito il presidente Coldiretti Sergio Marini, "rappresenta l'attacco più forte e dannoso al made in Italy agroalimentare, una mina vagante che può uccidere i nostri prodotti di qualità. Fondamentale - ha aggiunto - è innanzitutto rafforzare i controlli alle dogane, perché molti prodotti contraffatti o ogm arrivano da paesi extracomunitari".

E chi "avvelena i cittadini con prodotti contraffatti - ha affermato il Comandante dei Nas Saverio Cotticelli - è un vero criminale". In Italia, ha spiegato, "sono previste sanzioni penali e amministrative ma il problema è che i contraffattori possono reiterare il reato all'estero. Per questo stiamo studiando misure interdittive a livello europeo, per impedire che chi compie questi reati possa reiterarli aprendo magari aziende con altro nome all'estero".

- DOPO OLIO E VINO FALSI ANCHE CEREALI 'PER ANIMALI':
Non solo olio di oliva alla clorofilla, formaggi e insaccati con ingredienti avariati, vino contraffatto e false carni e prosciutti di marca. Ora il rischio è anche quello di cereali ogm (provenienti da paesi extracomunitari) o 'per animali', ovvero di scarto e per questo destinati all'alimentazione di bovini e suini e che, invece, vengono confezionati di tutto punto per arrivare sulle tavole di tutta Italia. Nei soli primi otto mesi dell'anno, con 16.804 ispezioni effettuate dai Nas sono state sequestrate derrate alimentari e bevande per 17,2 milioni di confezioni e per 30 mila tonnellate di prodotti allo stato sfuso, con l'arresto di 48 persone e sequestri di cibo e bevande per un valore di oltre 121 milioni di euro.

- 'FALSI D'AUTORE' MA IL PREZZO E' CAMPANELLO D'ALLARME
: Il problema, avvertono Nas e Coldiretti, è che per i consumatori é il più delle volte difficile accorgersi del fatto che un prodotto è contraffatto. Ma almeno due campanelli d'allarme cui prestare attenzione, afferma Cotticelli, ci sono: "I prezzi troppo bassi e le etichette poco chiare. Due condizioni dinanzi alle quali diffidare subito mentre, se si hanno sospetti concreti che un alimento sia contraffatto - è l'invito - segnalarlo subito i Carabinieri che interverranno tempestivamente, anche al domicilio del cittadino".

- NUTRIZIONISTA, IL CONSIGLIO E' VARIARE MOLTO: Il rischio maggiore per la salute, afferma il nutrizionista Carlo Cannella, è rappresentato dall'utilizzo nei cibi di sostanze avariate o chimiche non autorizzate. Nell'incertezza, e data la difficoltà di riconoscere i prodotti contraffatti, il consiglio, sottolinea l'esperto, "é di variare il più possibile i cibi e le marche che si acquistano per non consumare per un periodo troppo lungo lo stesso tipo di prodotto". Ed ancora: "Diffidare di marche sconosciute o troppo low-cost, puntando a marchi di qualità soprattutto per quanto riguarda l'alimentazione dei bambini".


martedì, 09 settembre 2008

Tante critiche al via libera dell'Ue alla soia transgenica

 colture ogm

La Commissione europea ha autorizzato l'immissione sul mercato Ue della soia geneticamente modificata denominata A2704-12 e destinata all'alimentazione soprattutto animale. L'autorizzazione riguarda l'importazione e la trasformazione e non la coltivazione sul suolo europeo.

La soia A2704-12, dopo aver ricevuto una valutazione dei rischi favorevole da parte dell'Essa (Autorità europea di sicurezza alimentare che ha sede a Parma), non aveva ottenuto la maggioranza qualificata a favore (ma neanche una bocciatura) dell'autorizzazione da parte degli Stati membri, nè nei comitati di regolamentazione, nè nel Consiglio dei ministri Ue, durante la sua riunione del 15 luglio scorso. A questo punto, secondo le procedure comunitarie per l'approvazione dei nuovi Ogm, la Commissione aveva il potere di decidere l'approvazione da sola, senza più consultare gli Stati membri.

L'autorizzazione sarà valida per dieci anni, e comporta l'etichettatura obbligatoria di tutti gli alimenti prodotti dall'Ogm in questione, che lo contengano o che ne contengano tracce oltre lo 0,9%. L'approvazione di questa varietà di soia faciliterà, per la Commissione europea, la gestione di un problema sorto negli ultimi mesi e riguardante la possibile contaminazione dei mangimi transgenici per animali importati nell'Ue con Ogm coltivati nei Paesi d'origine (soprattutto in America) ma non ancora autorizzati nell'Ue. Finora, la Commissione aveva pensato di rivedere le regole attuali, che prevedono la tolleranza zero per qualunque contaminazione da Ogm non autorizzati. Ora, invece, si potrà forse evitare questa revisione, una proposta che aveva già sollevato molte controversie e la forte opposizione dei gruppi ambientalisti e di tutela dei consumatori.

È un no secco quello che la Cia-Confederazione italiana coltivatori oppone alla decisione dell'Ue di dare il via libera all'immissione sul mercato Ue della soia geneticamente modificata denominata A2704-12 e destinata all'alimentazione soprattutto animale. Per l'organizzazione agricola, si tratta di «un'altra sconfitta per l'Europa, per i suoi produttori agricoli, per i suoi consumatori». Secondo i rappresenatanti dei produttori agricoli, la decisione della Commissione Ue «non ha un carattere democratico» e «non tiene conto delle indicazioni che vengono da istituzioni importanti come il Parlamento europeo». Oltre a tutto questo, la Cia sottolinea che misure del genere «vanno contro le aspettative dei consumatori europei che più volte si sono espressi contro le colture transgeniche, e disorienta gli stessi agricoltori, alimentando un clima di incertezza e di confusione in ambito Ue su un problema molto sentito come quello degli Ogm».

Legambiente parla di «grande favore agli Stati Uniti e alle multinazionali del Biotech» dopo il via libera alla soia transgenica della Bayer (la A2704-12) per scongiurare il rischio di scarsità di mangimi per l'allevamento zootecnico in Europa. «L'unica certezza - scrive l'associazione - è la volontà di spalancare le porte agli Ogm in Europa. Non ha alcun senso, infatti, questa autorizzazione». La crisi alimentare degli animali «si scongiura autorizzando gli Stati europei a produrre autonomamente e nella maniera più consona al proprio contesto le varietà necessarie al proprio sistema agroalimentare».

La soia transgenica è destinata principalmente all'alimentazione animale, ma «finirà inesorabilmente nei prodotti per l'alimentazione umana - afferma Legambiente - grazie alla mancata adozione di misure specifiche per scongiurare la contaminazione».

«I consumatori italiani e europei - conclude Legambiente - continuano ad opporsi agli ogm, il Parlamento europeo, dall'alto della sua autorità, si è recentemente espresso contro la clonazione animale per fini alimentari, eppure la Commissione apre alla commercializzazione di una soia transgenica di cui l'Europa non ha alcun bisogno e che mette seriamente a rischio le nostre produzioni agroalimentari tipiche e di qualità».

«È grave che la Commissione Europea continui ad approvare prodotti geneticamente modificati contro la volontà dei cittadini Ue, che più volte si sono espressi contro gli Ogm». Così la Fondazione Diritti Genetici commenta in una nota il via libera di Bruxelles alla soia ogm. «L'argomento della scarsità di alimenti per la zootecnia con cui la Commissione ha motivato la propria decisione, non regge - affermano dalla Fondazione -. Se l'Europa, la più grande area di consumo del pianeta, non è in grado di orientare le scelte del mercato in armonia con il volere dei propri cittadini-consumatori, è meglio che i suoi funzionari cambino mestiere».

da l'Unità


lunedì, 14 luglio 2008

ALIMENTAZIONE: VERONESI, OGM E MENO CARNE PER RISOLVERE CRISI

(Vada per la carne.... ma sugli ogm non sono convinta, ancora non sappiamo glia effetti che avranno sul nostro oeganismo e sull'equilibrio ambientale in futuro)

(AGI) - Milano, 11 lug. - Acqua e cibo, e un'apertura verso gli ogm per risolvere il problema della crisi alimentare. "La genetica - spiega Umberto Veronesi - applicata alla produzione agricola puo' aiutare a risolvere l'emergenza". Saranno questi gli argomenti chiave della Quarta conferenza mondiale sul futuro della scienza, che si terra' a Venezia dal 24 al 27 settembre. Il programma e' stato presentato a Milano dal presidente della Conferenza Umberto Veronesi, da Chiara Tonelli, segretario generale, e da Dario Casati, membro del Comitato di programma. I temi su cui discutere partono da un problema fondamentale, come assicurare il cibo per tutti in una situazione di boom demografico, aumento dei prezzi e spinta dei consumi nei paesi emergenti. "Possiamo contrastare l'ingiustizia alimentare - continua Veronesi - utilizzando da subito le conoscenze della scienza e assumendo un comportamento alimentare piu' responsabile. Non e' vera l'equazione ogm - scarsa qualita', spesso e' l'opposto. La genetica puo' garantire la qualita' e salvare specie che stanno sparendo rendendole resistenti ai virus. La cosa piu' ragionevole e' accelerare con la genetica, che puo' risolvere in pochi minuti quello che gli agricoltori ottenevano con gli anni". Un grosso passo avanti, secondo i relatori, sarebbe ridurre i consumi di carne. I dati presentati parlano di 15mila litri d'acqua necessari per produrre 1 kg di carne bovina, con il 50% dei cereali e il 75% della soia raccolti nel mondo che vengono usati per nutrire i circa 3 miliardi di animali d'allevamento.

Altro problema al centro dei lavori della conferenza saranno le risorse idriche, usate per il 70% per usi agricoli con il 1,4 miliardi di persone che non hanno acqua potabile a sufficienza.

"La ricerca sta gia' sperimentando piante resistenti alla siccita' - spiega Chiara Tonelli, docente di genetica all'Universita' degli studi di Milano - e alle malattie, adatte a terreni aridi e salini, e anche nuove piante che permettano incrementi si produttivita' rispettando i criteri di sicurezza e i valori nutritivi". Alla conferenza di Venezia parteciperanno economisti, politici e scienziati di tutto il mondo. Fra gli altri Shirin Ebadi, iraniana premio Nobel per la pace nel 2003, e Rita Levi Montalcini. (AGI)


domenica, 29 giugno 2008

APPARATO IBRIDO EOLICO-FOTOVOLTAICO PER PRODUZIONE ENERGIA ELETTRICA CON ACCUMULO

Un impianto ibrido eolico solare per produzione energia elettrica  ad accumulo di carica è composto fondamentalmente da un aereo generatore  , dal palo di sostegno(è un supporto atto a sostenere il generatore , normalmente ha un altezza da 6,9,12 metri ) , da un pannello fotovoltaico,da un regolatore di carica(controlla la carica delle batterie) , da un gruppo accumulatore(batterie) , e da un inverter  ( e un dispositivo in grado di trasformare  la corrente continua delle batterie in corrente alternata a 220-230 volt , in tensione di rete) .
Nota tutte le batterie da noi fornite sono al GEL di ultima generazione con performance eccezionali, ridottissima autoscarica e tempo di vita stimato di circa 15 anni

Questo tipo di impianto consente di produrre energia in luoghi dove il vento è a carattere sporadico Integrando la produzione solare durante le ore diurne e in caso di vento dall’eolico anche nelle ore notturne; questo tipo di impianto consente un notevole risparmio economico rispetto a un impianto totalmente solare, garantendo un buon funzionamento anche in caso di cielo nuvoloso o coperto; estremamente importane è pero il corretto dimensionamento dell’ impianto non solo per garantirne il funzionamento ma anche per ottenere  un costo corretto e non eccessivo.

http://www.kruberh.it/impianti_ibridi_solari_fotovoltaici_per_casa_o_altre_applicazioni.htm


giovedì, 12 giugno 2008

Ambiente, Rapporto Diritti Globali:Clima ed energia le emergenze

Roma, 9 giu (Velino) - Emergenza climatica e geopolitica dell’energia e aumento dei profughi ambientali a livello internazionale. Spreco idrico, incuria del territorio e crescita della mobilità “insostenibile” per quanto riguarda l’Italia. È la fotografia scattata dal Rapporto sui diritti globali 2008 presentato oggi per quanto riguarda il settore ambiente e beni comuni dal titolo “Rivoluzione verde od olocausto ambientale”.

EMERGENZA CLIMATICA E GEOPOLITICA ENERGIA – “L’uso delle risorse, in primo luogo quelle energetiche - spiega il rapporto -, è sempre più al centro della geopolitica. L’emergenza climatica rischia di tramutarsi in un’eredità devastante per le prossime generazioni. Come ormai afferma la gran parte della comunità scientifica internazionale, basti pensare al Rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), il nesso diretto tra cambiamenti climatici e modello energetico è pressoché una certezza. Basterebbe questo per porre al centro delle politiche internazionali, nazionali e locali la conversione ecologica dei sistemi energetici e dell’intera economia. Un obiettivo che è nello stesso tempo un impegno politico e morale: diffondere il benessere su scala planetaria, evitando una deflagrante contesa per il controllo delle risorse. La poderosa crescita dei consumi energetici (il 22 per cento solo negli ultimi 10 anni), trascinata dallo sviluppo economico dei Paesi asiatici, determina infatti una crescente competizione sulle energie fossili. Al di là dei limiti fisici di queste risorse, è la disponibilità e la garanzia degli approvvigionamenti che sta già determinando forti tensioni e conflitti. Se i sistemi energetici resteranno così largamente dipendenti dalle fonti fossili, il rischio di una guerra mondiale più o meno strisciante per l’energia diventerà realtà. Anche i temi della povertà e dell’equità sono strettamente connessi agli effetti dei mutamenti climatici e alle azioni che i singoli governi e la comunità internazionale devono intraprendere per rallentarne, e in prospettiva fermarne, i tragici effetti sugli ecosistemi e sull’umanità. Il global warming mette e metterà a dura prova la possibilità per tutti gli Stati di far fronte a tragedie di enorme portata, aree più ricche del mondo comprese. Ma la maggior sofferenza e i più grandi pericoli sono per i Paesi più poveri e vulnerabili, dove siccità, desertificazione e alluvioni faranno sempre di più crescere fame, povertà, malattie e guerre”. (segue)


PROFUGHI AMBIENTALI, CONSUMI PRO CAPITE, EMISSIONI - “Secondo l’United Nations Environment Programme (Unep), il programma ambiente delle Nazioni Unite - osserva il rapporto -, già oggi nel Sud del mondo il numero dei profughi ambientali ha superato quello delle vittime di guerra. Ma se è vero che la crescita assoluta dei consumi energetici si concentra soprattutto in Asia, resta enorme la distanza tra Nord e Sud del mondo in quanto a consumi energetici pro capite: per fare un esempio significativo, ogni cinese consuma il 13 per cento dell’energia di uno statunitense e il 30 per cento di quella di un italiano. Questa forbice dà all’Occidente una grande responsabilità nello sforzo per cambiare i modi di produzione e il consumo di energia, a partire dall’efficienza energetica e dalle fonti rinnovabili. Gli obiettivi necessari per evitare, nell’arco dei prossimi 20 o 30 anni, eventi catastrofici e irreversibili vanno ben oltre quelli, già di per sé difficili da raggiungere, fissati dal Protocollo di Kyoto. A livello globale le emissioni climalteranti superano infatti del 20 per cento quelle del 1990. I Paesi sviluppati devono tagliare di almeno il 20 per cento le emissioni entro il 2015 e del 30-35 per cento entro il 2020, per arrivare all’80 per cento entro la metà del secolo. Da parte loro, i cosiddetti Paesi in via di sviluppo devono attuare un radicale disaccoppiamento tra i tassi di crescita economica e il trend delle emissioni di CO2”.

RIDURRE I CONSUMI – “Gli ultimi due anni hanno segnato un deciso salto in avanti nella consapevolezza di questo problema - si legge nel rapporto -: l’evidenza scientifica che il global warming è in atto e che dipende in larga misura dal consumo di combustibili fossili ha costretto a fare marcia indietro anche gli ultimi negazionisti, almeno quelli in buona fede. Ridurre innanzitutto i consumi di petrolio e carbone è la condizione necessaria per fermare la crisi climatica. Una condizione vitale per l’umanità e decisiva anche per evitare che la crescita di tutti i Paesi in via di sviluppo finisca in un olocausto climatico. Una condizione difficile da realizzare perché si scontra sia con inerzie e resistenze soggettive che con tendenze oggettive. Prima fra tutte, come accennato, l’esplosione delle economie e dei consumi energetici di giganti del calibro di Cina e India, Paesi che da soli ospitano il 40 per cento dell’intera popolazione mondiale. Quello che serve è una rivoluzione dei sistemi energetici, di trasporto, degli assetti del territorio, dell’organizzazione stessa delle città. Per compiere questa rivoluzione bisogna utilizzare al meglio tutti gli strumenti a disposizione: il Protocollo di Kyoto, la ricerca e l’innovazione tecnologica, le politiche di incentivazione al miglioramento dell’efficienza energetica e allo sviluppo delle fonti rinnovabili. E, ancora, l’utilizzo della leva fiscale, spostando quote dell’imposizione dal lavoro e dalle imprese alle fonti energetiche a più elevato impatto climatico e inquinante. La rivoluzione necessaria per arrestare la spirale del riscaldamento globale, certamente ardua, è inoltre spinta da ragioni non esclusivamente ambientali. Quelle economiche, naturalmente, legate al costo esorbitante per gli Stati, le imprese e i cittadini dei cambiamenti climatici. Ma ci sono molte altre ragioni. Quelle del progresso tecnologico, per le quali un futuro in cui tutti gli uomini possano vivere dignitosamente è plausibile solo se il modo di produrre e consumare energia non si basi più sui soli combustibili fossili, altrimenti il global warming rischia di cancellare sia il benessere dei ricchi che la speranza di benessere dei poveri. Ragioni geopolitiche, che consigliano di ridimensionare lo strapotere oggi nelle mani di quei pochi che controllano le risorse petrolifere. Infine, e questo vale soprattutto per Paesi come il nostro, le ragioni dello sviluppo: solo acquistando una maggiore autonomia energetica potremmo essere competitivi nel mondo globalizzato”.

GLI SCENARI DEL RAPPORTO STERN - “Negli ultimi anni l’evidenza dei cambiamenti climatici - spiega il rapporto - ha reso possibile un altro mutamento di clima, questa volta positivo. In tempi straordinariamente rapidi si è diffusa infatti la consapevolezza, fino a pochi anni fa di fatto patrimonio esclusivo di ambientalisti e scienziati, che il global warming non è un pericolo futuro ma un processo in atto, che lo sforzo tecnologico ed economico per scongiurare i cambiamenti del clima potrebbe essere nei prossimi 20 anni ciò che l’Information Technology è stata in quelli precedenti: la forza trainante di un più vasto cambiamento economico e sociale. Una tappa decisiva di questo cambiamento è stata la pubblicazione nel 2006 del Rapporto The economics of climate change, preparato sotto la direzione dell’ex capo di Banca Mondiale, Nicholas Stern, su richiesta del governo britannico, che individua gli effetti dal punto di vista economico e sociale del surriscaldamento climatico. Una quota molto rilevante del Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale, tra il 5 e il 20 per cento, servirà a riparare i danni provocati dall’aumento dell’effetto serra. Il Rapporto analizza uno scenario al 2100 e paragona la crisi economica mondiale che deriverà dall’eventuale mancata azione di lotta ai cambiamenti climatici alla grande crisi del 1929. Secondo Stern per finanziare le politiche di mitigazione dei cambiamenti climatici servirebbe oggi una cifra pari all’1 per cento del PIL mondiale: prevenire la catastrofe costa insomma molto meno che pagarne i danni. Proprio il Rapporto Stern ha dato una grande spinta alle cancellerie mondiali affinché cominciassero a guardare a questo problema come alla principale sfida per l’umanità del XXI secolo. Oggi grandi leader, da Angela Merkel a Nicholas Sarkozy, per restare in Europa, parlano dei mutamenti climatici come della questione più urgente dell’agenda politica mondiale. E questo è diventato il terreno di una virtuosa competizione tra i Paesi per assumere la leadership del cambiamento ambientale necessario. Decisivo in questo senso potrebbe essere l’orientamento del futuro presidente degli Stati Uniti, anche se fino a oggi né Hillary Clinton o Barack Obama, da parte democratica, né John McCain, da quella repubblicana, sembrano desiderosi di mettere la questione climatica tra le priorità del loro mandato”.

NON DI SOLO PIL SI CIBA IL BENESSERE UMANO – “L’Europa, pur se tra contraddizioni e incertezze - si legge ancora nel rapporto -, ha invece raccolto la sfida posta dai mutamenti climatici. Una buona notizia per chi pensa che il Vecchio Continente sia chiamato a farsi alfiere di una “buona” globalizzazione, a spendersi perché tutti i Paesi industrializzati, a partire dagli Stati Uniti, si assumano la responsabilità che deriva dal fatto di essere la parte del mondo che pur rappresentando una minoranza dell’umanità incide per una quota molto grande sul global warming. Guidare lo sforzo per ridurre le emissioni è inoltre per l’Europa un interesse economico. Avendo poco petrolio e gas, l’innovazione energetica dovrebbe infatti rappresentare il terreno privilegiato per economie tecnologicamente avanzate come quelle europee. L’impegno di Bruxelles su questo terreno ha naturalmente anche un grande valore politico: fare fino in fondo la propria parte per neutralizzare i mutamenti climatici, sostenendo la necessità che Paesi ancora lontani dai nostri standard possano crescere lungo una via sostenibile, è indispensabile se vogliamo che per le centinaia di milioni di donne e uomini che vivono in Africa, Asia e America Latina l’Occidente non sia più visto come simbolo di egoismo e privilegi. Ma il problema del cambiamento climatico chiama la politica, l’economia, e più in generale l’intera organizzazione sociale, a riorientare le proprie idee sul bene comune, sul progresso e sullo stesso interesse economico. Oggi le persone e le comunità stanno via via sviluppando un’idea di progresso non riducibile alla sola misura del Pil. La ricchezza materiale resta un orizzonte importante ma nella valutazione personale e collettiva del benessere contano sempre più fattori diversi. In Australia, per esempio, nonostante da oltre 10 anni il PIL crescesse a ritmi vertiginosi, i conservatori al potere hanno nettamente perso le ultime elezioni politiche perché la maggioranza dei cittadini, da sette anni assediati da un’inedita siccità attribuita al riscaldamento globale, ha bocciato la scelta del precedente governo di non aderire al Protocollo di Kyoto”.

LO STATO DI SALUTE DELL’ITALIA – “Lo stato di salute del nostro Paese ha tante facce - prosegue il rapporto -. Alcune positive: la percentuale di territorio protetto è superiore alla media europea, l’agricoltura biologica e quella legata ai prodotti tipici ha conosciuto uno straordinario sviluppo, in molte parti della penisola è in costruzione un sistema efficiente e sostenibile di smaltimento dei rifiuti imperniato su una forte raccolta differenziata. Anche dalla politica è venuto qualche segnale positivo: il no agli OGM, le misure introdotte nelle due ultime leggi Finanziarie per incentivare l’efficienza energetica, il risparmio e le fonti rinnovabili. E poi atti e decisioni che arrivano dai territori: dall’ordinanza approvata a Roma, per la quale su tutte le nuove costruzioni almeno il 30 per cento del fabbisogno energetico deve venire da fonti rinnovabili, al timido road pricing partito a Milano. Ma gli esempi di pratiche innovative e coraggiose arrivano soprattutto da piccoli comuni come Capalbio (Gr), dove la prima cittadina Lucia Biagi ha fatto approvare un piano territoriale che evita altre migliaia di metri cubi di cemento o San Biagio di Callalta (Tv), in cui la raccolta differenziata dei rifiuti supera il 70 per cento o, ancora, Varese Ligure (Sp), primo comune italiano a utilizzare soltanto energia rinnovabile”.

CRESCONO MOBILITÀ INSOSTENIBILE ED ECOMAFIE - “Nel suo complesso l’Italia non si sta però muovendo verso la sostenibilità - continua il rapporto -. Basta un solo dato per rendersene conto: le emissioni di anidride carbonica, che in base al Protocollo di Kyoto dobbiamo ridurre del 6,5 per cento entro il 2012 rispetto ai valori del 1990, a oggi sono cresciute di oltre il 12 per cento. Ma sono tante le cose che non vanno nel nostro Paese. A cominciare dalla politica delle infrastrutture, incapace di definire con rigore le cose da fare e di selezionarle con l’obiettivo di spostare passeggeri e merci dalla strada alla ferrovia. Dalla Finanziaria 2008 sono, per esempio, scomparsi i 300 milioni di euro previsti per rinnovare e ampliare il parco treni per i pendolari, quei circa due milioni di italiani che ogni giorno scelgono di andare a lavorare in treno. Ci sono territori dove l’unica politica dei trasporti praticata è quella di costruire sempre nuove autostrade – BreBeMi, Nuova Romea, Tirrenica, Pedemontana veneta, Quadrilatero – inseguendo la domanda, senza mai tentare di orientarla ai fini di una mobilità più sostenibile. Un analogo obiettivo, quello cioè di ridurre la mobilità su gomma, dovrebbe ispirare con più decisione e forza le politiche urbane del traffico e le scelte urbanistiche: le nostre città, lo sappiamo, rischiano di morire di traffico e smog, l’inquinamento è una delle prime cause di malattia e le scelte per affrontare questa emergenza – sanitaria, logistica, ambientale – restano timide, estemporanee, incoerenti. Per quanto riguarda il capitolo rifiuti c’è un intero pezzo d’Italia ancora dominato dalle ecomafie e dai traffici illeciti, dove la raccolta differenziata è praticamente inesistente e dei rifiuti non si sa che fare. Questo determina un’emergenza sociale, un problema che ha radici lontane ma anche cause molto vicine. A partire dall’irresponsabilità di molti degli attori, istituzionali e non, coinvolti. Emblematica da questo punto di vista la questione Campania”.

SPRECO IDRICO E INCURIA DEL TERRITORIO - “Un altro punto dolente del nostro Paese è quello dell’incuria e del cattivo uso del territorio e delle sue risorse - sottolinea il rapporto -: dal dissesto idrogeologico all’acqua sprecata negli acquedotti e in agricoltura, ai fiumi sfigurati da regimazioni, captazioni selvagge e prelievi illegali, alla moltiplicazione di cave, all’attesa infinita per la bonifica e il recupero dei siti ex-industriali contaminati. Problemi con una storia antica, che ricevono attenzione solo quando si verificano emergenze ma che non entrano mai nell’agenda delle priorità di governo. In Italia continua inoltre a manifestarsi una fortissima tendenza a cementificare il suolo libero e a farlo disordinatamente. L’abusivismo in particolare nel Sud, la crescita a macchia d’olio delle città, l’integrale urbanizzazione di lunghi tratti di costa sono fenomeni che hanno pesantemente segnato il nostro sviluppo territoriale. Ma oggi si continua a cementificare fuori da qualsiasi motivazione sociale e demografica. E il consumo galoppante di suolo rischia di impoverire uno dei nostri tesori più grandi, il paesaggio. Un tesoro ambientale e identitario, ferendo il quale si colpiscono pezzi importanti della nostra economia, a cominciare da quelli legati al turismo. La tendenza a consumare sempre più territorio libero ci allontana dalle migliori esperienze europee, dove l’attività immobiliare si concentra nella riqualificazione, nella trasformazione delle aree ex-industriali. A Londra, per esempio, negli ultimi 10 anni la popolazione è cresciuta di un milione di abitanti ma non è stato toccato un solo metro di suolo naturale. A Bilbao e Monaco dagli anni Cinquanta a oggi - conclude il documento sui diritti globali - la popolazione è cresciuta più del consumo di suolo, mentre a Milano nello stesso periodo il consumo di suolo è più che raddoppiato sebbene la popolazione sia oggi di poco superiore rispetto a quella di 50 anni fa”.

lunedì, 09 giugno 2008

Messi in vendita in Europa vitelli nati da una mucca clonata

La carne clonata in Europa è ancora in stand by, ma vitelli nati da mucche clonate sono già stati messi in vendita in Inghilterra.

La nonna dei vitelli inglesi era una mucca da latte "normale" in America. Da un suo orecchio sono state prelevate cellule che hanno consentito di ottenere un'altra mucca con identico patrimonio genetico.

Questa seconda mucca - la fotocopia, diciamo - è stata sottoposta a fecondazione artificiale.
Gli embrioni sono stati prelevati ed impiantati in madri surrogate in Inghilterra.
Ne sono nati otto vitelli, due dei quali sono stati messi in vendita - e poi ritirati - all'inizio dell'anno.

Negli Stati Uniti la carne clonata ha ricevuto il vialibera. In Europa c'è stato il parere favorevole dell'Efsa - l'autorità per la sicurezza alimentare - secondo la quale la carne clonata ha le medesime proprietà della carne "normale".

Poi è scattato il semaforo rosso dell'Ege, European Group on Ethics. Ha sottolineato che non c'è alcuna necessità di clonare animali, e che la procedura provoca loro sofferenze.
Per decidere se consentire o no la carne clonata, la Commissione Europea attende la conclusione di un sondaggio sugli umori popolari.

Luca Bernardini - da sloweb.slowfood.it


mercoledì, 04 giugno 2008

OGM: MARINI (COLDIRETTI), DOVE SONO COLTIVATI LA FAME NON E' DIMINUITA

Le coltivazioni Ogm nel mondo non solo non hanno risolto il problema della fame, ma hanno anche aggravato la dipendenza economica dall'estero di molti Paesi in via di Sviluppo. E' quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini in riferimento alla diffusione di prodotti agricoli geneticamente modificati (Ogm) in riferimento all'emergenza cibo.
“Non si può usare demagogicamente il problema terribile della fame nel mondo per avallare operazioni commerciali di rilancio delle coltivazioni Ogm. Ad oggi, con la tecnologia disponibile, non risolvono il problema dell'alimentazione. Lo dimostra il fatto - ha precisato Marini - che nel resto del mondo, ove non ci sono norme restrittive alla coltivazione, sono stati introdotti in pochi Paesi. Nei Paesi poveri che speravano di risolvere le proprie difficoltà l'effetto misurato è stato in realtà l'aumento della fame e della dipendenza economica”.
Nel mondo ci sono 854 milioni di persone che soffrono la fame, un numero che non è mai calato dal 1990-1992 anche - ha sottolineato Marini - se sono aumentate le superfici coltivate con organismi geneticamente modificati (Ogm) che ammontano ora a 114 milioni di ettari in 23 paesi.
La diffusione di queste coltivazioni Ogm nei paesi poveri - ha continua Marini - si concentra peraltro sopratutto su produzioni destinate all'esportazione che non riforniscono il mercato interno dove lasciano una situazione aggravata dalla perdita di varietà locali e in generale della biodiversità.
Peraltro, una recente ricerca dell'Università del Kansas realizzata dal Professor Barney Gordon del dipartimento di agronomia ha dimostrato dopo tre anni di sperimentazione che – riferisce la Coldiretti - la soia geneticamente modificata per resistere al diserbante roundup, produce il 10 per cento in meno rispetto a quella convenzionale, evidenziando così la minore produttività del prodotto Ogm anche nei paesi sviluppati.
“E' questa una ragione in piu' per rispettare in Europa il principio della precauzione nei confronti dei consumatori che mostrano una forte opposizione agli Ogm in agricoltura” ha concluso il presidente della Coldiretti nel sottolineare che “lo dimostra il fatto che il 67 per cento dei cittadini italiani e il 63 per cento di quelli europei che esprimono una opinione ritengono che i prodotti alimentari contenenti Organismi geneticamente Modificati (Ogm) siano meno salutari rispetto a quelli tradizionali sulla base dei risultati dell'Indagine COLDIRETTI-SWG “Le opinioni di italiani e europei sull'alimentazione.

da Coldiretti.it