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L’ho detto, l’ho scritto, sono costretto a gridarlo: LA CRISI E' FIGLIA DI UN SISTEMA PRODUTTIVO SFIANCATO E DI UN MERCATO STRABICO.
Altro che terra incognita.
Nel mercato del lavoro un eccesso di Domanda ha ridotto i redditi, aumentato i profitti; in quello delle merci l’eccesso di Offerta non ha ridotto i prezzi, nemmeno i profitti: nessuno si è accorto di nulla, tutti hanno taciuto.
Il credito drogato, che ha surrogato quel reddito insufficiente, ha sostenuto artificialmente la domanda.
Si sono fatti profitti, anzi si è prodotto ricchezza con il debito.
Per un po’ ha funzionato: oggi Sboom.
Credo sommessamente e con tracotante volontà ritengo si debba ricominciare daccapo.
Se la crescita economica si fa comandamento, tabù, il PIL diviene il totem attorno a cui danzare senza posa: il 70% del PIL il risultato di cotanto danzare dei Consumatori.
Ma quale esercizio di bisogno allora! Il consumare si fa esercizio produttivo, i Consumatori operatori economici.
Per questo esercizio occorre mettere in campo Tempo, Attenzione, Perizia, Costanza, pure Ottimismo: un vero e proprio Lavoro.
E se lavoro ha da essere, Reddito sia.
Sbigottiti?
Agli sbigottiti basta dare un'occhiata in giro: ci sono già occasioni di reddito, eccome.
Reddito, ancora occasionale, che si può intercettare in alcune proposte commerciali.
Reddito che si può estrarre da un acquisto sapiente.
Reddito dal “fai da te”.
Occhio ragazzi: occorre spulciare, indagare, farsi pure ficcanaso.
Le televisioni commerciali retribuiscono l’uso della mia attenzione, mi intrattengono: non pago il canone, ottengo vantaggi economici.
Le free press stessa cosa. La mia quotidiana attenzione venduta vale il costo del quotidiano: incasso pressappoco 365 euro l’anno e sono pure informato.
Ikea retribuisce, con il prezzo più basso, il lavoro necessario per montare il mobile acquistato: un bel guadagno.
C'è il costo più vantaggioso di alcune merci che serve per fidelizzarmi. Acchiappo tutte le carte fedeltà, fidelizzo i fidelizzatori, acquisto solo quelle merci convenienti: ci guadagno.
Se con la mia famiglia ed altre famiglie facciamo un Gruppo d’Acquisto, questa massa critica farà il prezzo e la qualità del prodotto: un bel guadagno.
C’è ancora il faidate.
Se invece di cibarmi ingrasso, spendo troppo e male; se invece di abbigliarmi vesto alla moda, che passa di moda, spendo troppo, spreco.
Risultato: bassa la redditività del mio reddito.
Se non ingrasso spendo meno, più salute: ci guadagno; se distillo la moda, scarto meno, spreco meno: ci guadagno.
Miglioro così quella redditività, rifocillo il reddito, aumento la capacità di spesa.
Occorre che quelle occasionalità lascino l'occasione per farsi Sistema; quegli acquisti sapienti dovranno farsi Regola; il faidate tornare a farsi “economia domestica”.
Certo, lasciare la gestione della domanda al faidate un azzardo.
Quel fardanoi un guaio per voi.
Per recuperare reddito verrebbe ridotta la domanda, quindi ancor più eccesso d'offerta; il valore svalutato, i profitti ridotti, i redditi pure, meno ricchezza per tutti: crisi nera.
Chi sarà disposto a correre questo rischio? Dio ve ne scampi e liberi.
Il Reddito da Consumo invece il male minore.
Lo si può estrarre dagli extra profitti ottenuti dalla compressione di stipendi e salari, quelli maturati dal forzato smaltimento dell'eccesso produttivo; quelli insomma scovati dalla Banca Regolamenti Internazionali
In cambio: garanzia di consumazione, smaltimento dell'offerta, continuità del ciclo produttivo; utili pochi, maledetti, certi, e profitti smilzi ma assicurati.
Di questi tempi, meglio di così si muore.
Ecco, l'ho detto tuttodunfiato: dati, fatti, opzioni, sta tutto qui.
Se ho torto ditelo; se ho ragione pagatelo quel maledetto reddito: buon pro ci faccia, a tutti.
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org

I redditi non bastano più per sostenere gli acquisti?
Dovremo fare dispensa di alimentarci oltre misura, smettere la moda; tenerci il telefonino, quello vecchiotto, e via di questo passo.
In cambio più salute, meno sprechi. Si ridurrà lo smaltimento, meno TARSU da pagare, meno inquinamento.
Magari anche meno timorati del prossimo: tutto in un sol colpo.
Se smettessimo di approvvigionarci, accadrebbe che la Domanda, già debole, cadrebbe; non crescerebbe il PIL, nemmeno la produzione, ancor meno lavoro in giro; meno reddito, meno ricchezza, meno IVA per le casse dell’erario, meno contributi alle casse pensionistiche.
Meno tutto, insomma.
Ma che cacchio di meccanismo abbiamo messo in piedi?
Se non ho redditi appropriati, riduco i consumi: cos’altro posso fare?
Se li riduco crolla tutto.
Si è provato ad uscire dall’empasse con il debito; ha funzionato per anni poi Sboom.
Una cosa posso ancora fare: cercare l’ausilio del credito.
Pah, non mi fa credito nessuno: divento matto.
Da matto, mi metto a dire che debbo essere retribuito: per far crescere l’economia ho l’obbligo di consumare.
Quest’obbligo pressappoco un lavoro; quel lavoro deve trovare pressappoco un reddito, pressappoco lo stesso reddito che occorre per sostenere la Domanda.
Okkei, io sono matto: voi che non lo siete, datemi un'altra dritta per uscire dal guado.
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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Meccanismo produttivo a fine corsa?
Non genera più ricchezza, satura la produzione di valore, depreda risorse, inquina; ha subito i processi di finanziarizzazione, funziona con il debito.
Non ha avuto però eguali per efficienza, ha il sostegno della democrazia politica.
Si dovrà rimetterlo in sesto, ristrutturarlo.
Andranno rimossi i gestori, quei produttori dell’eccesso produttivo: hanno più bisogno i gerenti di vendere che i Consumatori di acquistare.
Con tal ceto canuto: geriatri al capezzale o nuovo ceto al comando?
Candidi, si candidano i Consumatori.
Noi, si noi.
Chi più di noi occupa il centro della scena produttiva?
Trasformiamo, mediante l’acquisto, il valore in ricchezza; consumando l’acquistato facciamo ri-produrre. Questo ci ha indebitati fino al collo; per smaltire l’eccesso produttivo inquiniamo e, lo bisbiglio, abbiamo lacerato le relazioni umane.
Non tutto ma di tutto: onore al merito, altro che tutele.
Meritato il ruolo, la meritocrazia del ruolo impone di cambiare la ragione sociale del Capitalismo: da quello dei Produttori in quello dei Consumatori.
IL NOSTRO IMPEGNO: garantire la crescita economica, il 70% del PIL.
IL NOSTRO OBBLIGO: da operatori economici, consumare. Un lavoro!
LE CONDIZIONI: un Reddito da Consumo che compensi l’obbligo della nostra azione e ci affranchi dal debito.
I VANTAGGI: rigore nella gestione dei fattori produttivi; misura nell’azione, equilibrio tra domanda e offerta; responsabilità agli atti, oculata gestione delle risorse; dignità di ruolo alla pratica del consumare; equa distribuzione dei carichi di impresa e degli utili; soluzione alla crisi economica.
Mettiamo in gioco tutto: un bell’impegno da assumere tuttodunfiato.
Avremo bisogno di appoggio politico.
Garantiamo appoggio elettorale.
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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Ehi pssst, dico a voi.
Consumatori perdigiorno, anchilosati, arresi, dico a voi: il vostro reddito non basta più?
Occhio, sul mercato cominciano ad intravvedersi occasioni di guadagno: Reddito da Consumo insomma.
Le televisioni commerciali si sono date il compito di intrattenerci per fare business; io mi faccio intrattenere: mi pagano.
Incasso 109 euro l’anno: il valore di un canone televisivo non pagato.
In ogni angolo di strada vendono le free press: le acquisto a zero euro.
Tanto vale la mia attenzione alla loro pubblicità; non spendo, anzi, mi tengo il costo del quotidiano, lo moltiplico per 365, i giorni dell’anno, guadagno più o meno 365 euro e sono pure informato.
Io e la mia famiglia, con altre 25000 in Italia, facciamo Gruppi di Acquisto nel fare la spesa.
Massa critica si dice: Domanda consapevole di merci.
Si diventa appetiti dai produttori che pagano questo nostro appetito; si contratta il prezzo e pure la qualità della merce. Pure qui si guadagna.
Ho sposato la Ikea philosophy: ci guadagno.
Vendono mobili smontati, li acquisto, li monto: vengo pagato per farlo. Già, pago meno l'acquisto, guadagno così il prezzo più basso sul mercato dell’arredamento.
Ci sono poi, tra i commercianti, quelli che vogliono fidelizzarmi. Io ci sto a più non posso.
Prendo tutte le carte fedeltà, acquisto da ognuno di loro solo la merce veramente conveniente. Fidelizzo i fidelizzatori, spendo meno: guadagno.
C’è pure lo spazio per il “fai da te”. Chi vuole può farlo.
Se, per rispondere alle sollecitazioni di acquisto, invece di cibarmi ingrasso, basta mangiare meno. Sto meglio in salute, spendo meno: ci guadagno.
Se, invece di abbigliarmi, vesto alla moda che passa di moda, scarto abiti ancora zeppi di Valore: spreco.
Se mi sottraggo agli eccessi della moda, spendo meglio il denaro, aumento la capacità di utilizzo del valore della merce aquistata: guadagno maggiore capacità di spesa per il mio reddito.
Bene, tutto questo si può fare.
Nel farlo i Consumatori ottengono innegabili vantaggi, si prende in carico pure la responsabilità del nostro ruolo.
Attenzione! Vantaggi economici si, da non confondersi però con il risparmio.
Il vantaggio si ottiene mettendo in campo attenzione, tempo, perizia, organizzazione: un vero e proprio Lavoro.
Questo vantaggio sarà un reddito: Reddito da Consumo.
Mauro Artibani
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Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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Esimi colleghi Consumatori,
se i redditi non bastano più, per poter continuare a consumare per far crescere l’economia, siamo in un bel guaio.
La crisi, che molti si spingono fantasiosamente di interpretare ed altri vedono “Terra incognita”, sta tutta qui.
Dobbiamo guadagnare di più, direbbe Monsieur De la Palisse, e con cotanto conforto noi lapalissiani possiamo dire:”Dobbiamo avere redditi adeguati al compito”.
Beh, ad occhio e croce, la soluzione parrebbe risultare più facile del previsto.
“Da mano in pasta” qual sono allora intravvedo pure le soluzioni.
Se diminuisco gli acquisti e scarto meno, spendo meno, aumento il reddito disponibile.
Già, però così riduco il PIL, meno ricchezza, meno tutto: non è un bel guadagno.
Rivendico allora l’aumento dei Redditi da Lavoro.
Se però l’automazione dei processi produttivi ha ridotto l’offerta di lavoro; se le migrazioni verso il nord del mondo hanno fatto aumentare la domanda di lavoro; se le delocalizzazioni industriali verso il sud del mondo hanno fatto diminuire pure qui la domanda di lavoro e le basse retribuzioni nei paesi in via di sviluppo tengono bassi i redditi; se 2+2 fa 4: non c’è trippa per gatti, figuriamoci per i Redditi da lavoro.
Fin qui ciance: tocca andare al sodo.
La crescita economica rende la pratica del consumo indifferibile?
A tale indifferibilità corrisponde per i Consumatori un obbligo?
Tale obbligo un lavoro?
Beh, se lavoro ha da essere, Reddito sia!
Questa l’ultima opzione, non ne avvisto altre. E voi?
Col debito?
Già fatto: è stato un bluff.
Col credito?
Già fatto: è stato SBOOM.
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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Chi, tra i Consumatori, crede di potersi sottrarre al gioco al massacro della crisi economica, lo faccia.
Gli altri giochino.
Belleppronto un gioco sapiente, magnifico ancorchè munifico per entrare dentro il meccanismo produttivo che ha generato la crisi economica.
L’intento: riparare il guasto.
Si inizia passando in rassegna i punti critici che mostrano lo stress del sistema.
Un tour dentro gironi infernali.
Si inizia dal mercato del lavoro superaffollato che riduce i redditi.
Si passa poi a quell'eccesso di capacità produttiva che riduce i margini di profitto delle aziende e le risorse disponibili per i redditi.
Si da' un'occhiata alla riduzione del ciclo di vita dei prodotti che moltiplicano l’offerta; pure qui i redditi diventano insufficienti.
C'è poi la moltiplicazione dell’offerta e quella degli offerenti che mitiga i prezzi, contrae gli utili delle aziende quindi i redditi da lavoro.
Si scorge pure come l’aumento della disoccupazione riduca il reddito complessivo disponibile.
Prima di uscire a riveder le stelle non ci si può sottarre al rapporto 2008 della BRI: certifica le disparità tra profitti e redditi.
Queste le condizioni di stress per i redditi che hanno generato la crisi e che dalla crisi verranno aggravate.
Superato tra grida, improperi e qualche bestemmia il guado di quel mercato, brilla con forza la debolezza della Gente che lavora.
Ci si scorge tristi, avviliti, immiseriti, pronti a gettare la spugna.
Poi d’un tratto un bottone. Schiacciato, illumina una scritta multicolore che rischiara ed infonde vigore: TUTTI CONSUMATORI.
Una tecnica di anamnesi insomma, messa lì a bella posta.
Sottratti d’imperio all’imperio dell’happy hour, alè di corsa per rinverdire la memoria, scorgendo al fine le nostre Risorse.
Esposti a caratteri cubitali i nostri punti di forza, si debbono attraversare:
si passa per l'affrancamento dal bisogno che sottrae l'acquirente al consumo di necessità
si prende atto come il lavoro di consumazione disponga, confezioni, garantisca la crescita economica
ed ancora, come il 70% del PIL ratifichi il contributo dei Consumatori alla generazione della ricchezza.
Un grido ci accompagna all'uscita: Hanno più bisogno i Produttori di vendere che i Consumatori di acquistare.
Usciti fuori zuppi di orgoglio, rigenerati dal transito nelle ragioni economiche del nostro Fare, avvinti da rinnovato vigore: quel drink, un obbligo.
Siamo prossimi all'apoteosi.
Prima, l'ultima prova: LA SINTESI DEGLI OPPOSTI.
Trovare la migliore combinazione acciocchè la nostra debolezza reddituale, combinata con la forza del nostro ruolo, trovi soluzione per il nostro vantaggio.
Esercizio non facile, non impossibile.
Ci si lambicca, si improvvisa, si recalcitra; qualcuno scuote la testa; tutti ce la mettono tutta, avvinti da un fervore costituente.
Eccola l'apoteosi, la ratifica della costituzione di una lobby: “la lobby più forte di tutte le altre”.
La lobby di tutti, quella dei Consumatori dove si mostrano i muscoli, si impostano nuovi equilibri, si vince al gioco del reddito per uscire dall'economia della crisi.
Il premio? Il Reddito da Consumo che compensi l'insufficenza del reddito da lavoro e così tornare a recitare da protagonisti e senza affanni il notro ruolo.
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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Se il mondo è scarupato, le relazioni umane lacerate; se girano 3,7 punti di debito per ogni dollaro di PIL, ci sarà pure qualche responsabilità.
C’è il nostro zampino in tutto questo: Noi dilettanti del consumo che per bisogno ingrassiamo, che per bisogno vestiamo alla moda, che per bisogno cambiamo telefonino ad ogni piè sospinto. Consumatori che, per quel dannato bisogno, acquistano tutto ma proprio tutto.
Già, tutto questo tocca fare per dare sostegno alla crescita economica.
Nel fare questo abbiamo sprecato, come ci rimprovera L’Aduc; poi abbiamo inquinato, come ci rimproverano i cultori dell’ambiente; troppo debito, come ci rimproverano oggi quelli del credito; la vita spesa a fare la spesa ha svalutato le nostre risorse, riducendo all’osso la redditività del nostro reddito, come ci rimproverano gli scienziati delle scienze sociali.
Questo fare dilettante ha rimosso le nostre responsabilità; questo gioco è finito.
Tocca rimboccarci le maniche: farci seri, compiti.
La soluzione sta a portata di mano: con il 70% del PIL eccoci produttori di ricchezza; operatori economici qual siamo, Professionisti del Consumo dovremo essere.
Non v'è chi non veda, in questo nuovo Fare dei Consumatori, l'esercizio del Lavoro.
Lavoro, si lavoro.
Buono per dare nuovo senso al nostro agire, recuperare dignità all'azione, responsabilità agli atti necessari a tenere in ordine l'ambiente del nostro operare: il mercato, il mondo; perchè un ambiente consumato non possiamo consumarlo.
E se lavoro ha da essere, reclamare un Reddito di Scopo si può.
Reddito da spendere, magari con misura e garantire la crescita economica.
Fin quando, almeno, verrà partorito un modo diverso di generare ricchezza.
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009

Facciamo una capatina al mercato, là dove si forma il prezzo, dove si incontrano domanda e offerta; dove tu vendi io compro, dove il valore si trasforma in ricchezza, la ricchezza in reddito.
In questo luogo, da qualche tempo, quegli stessi individui non si incontrano; si scontrano invece due eccessi: la sovraccapacità produttiva, l’incapacità reddituale.
Et voilà: la crisi economica.
Personaggi ed interpreti: Produttori e Consumatori.
L’uno, il lattaio, troppo latte dopo tre giorni caglia; l’altro, manca di denaro per ciucciare tutto quel latte.
L’uno, che produce moda che passa di moda troppo in fretta; l’altro, ieri smodato, oggi senza il becco d’un quattrino.
L'uno, l’editore, costretto ad incartare pesce con i quotidiani del giorno dopo; l’altro che, esausto nelle finanze, manca al quotidiano informarsi.
Impicci, insomma, che svalutano Valore, bruciano Ricchezza.
Il primo eccesso, quello dell' offerta, preda risorse. Se consumate inquinano: Valore però.
Valore/merce che assolve bisogni, ristora passioni, sollecita emozioni: acquistate diventano ricchezza.
Altro eccesso: la domanda.
I Consumatori, hanno fatto il possibile e l’impossibile per rispondere spendendo reddito, risparmio, debito assolvendo bisogni, ristorando passioni ed emozioni, fino alla consunzione .
Che fare per uscire dal guado?
Stare fermi, appostati; non consumando non si depreda, non si inquina: pure questo un valore.
Se assoldati, allegri, vivaci consumeremo come prima, più di prima.
A buon intenditor, poche parole!
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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Solo per il settore auto gli incentivi messi a punto in diciannove paesi ammontano a 50 miliardi di $, come precisa la società di analisi Deloitte. Solo una parte dei 3.600 miliardi stimati per sostenere la crescita e stimolare la ripresa.
Crescita e ripresa sono insomma i precetti con cui i Consumatori vengono richiamati all'ordine; a cui dobbiamo corrispondere con il nostro esercizio di consumo.
Bei tempi quando bastavano gli incanti della pubblicità e le sapienti prodezze del marketing per potervi corrispondere!
Bei tempi quando bastava il reddito per poter consumare!
Bei tempi quando si poteva abusare dei risparmi!
Ancora ieri si poteva, con le scorribande del credito al consumo e poi con il debito.
Oggi no!
Oggi si propongono incentivi, magari bonus.
Quella crescita e quella ripresa reclamano montagne di debito pubblico che oscurano il domani.
Bene. Se vogliamo che quel domani sia un altro giorno occorre trovare nuovi equilibri, imporre una nuova misura al mercato.
Là, dove il lavoro produttivo svalutato e inflazionato non trova reddito adeguato; dove il lavoro di consumo non trova riconoscimento nè ristoro, là in mezzo, tra una produzione in eccesso e un consumo indefesso, il debito ha sostituito la moneta per produrre ricchezza.
Qui deve trovare albergo un Reddito di Scopo che integri quelle insufficienze, retribuisca l'esercizio professionale del consumare, dia la stura alla Domanda, stappi il tappo della crisi che imballa il meccanismo produttivo.
Altro che “terra incognita”!
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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Crisi, sempre crisi, fortissimamente crisi.
Le soluzioni poche, pasticciate, di corto respiro.
Noi Consumatori una chance l’avremmo: se la crisi è crisi della Domanda in eccesso per smaltire l’eccesso di Offerta con Redditi insufficienti, saremo costretti a ridurre questi eccessi.
Dovremo nutrirci senza dover ingrassare, abbigliarci senza andare alla moda, usare magari pure l’usato e via di questo passo.
Difficile, non impossibile!
Beh, a quelli della produzione toccherà, allora, chiudere gli impianti, non innovare, andare in vacanza.
Quelli del commercio dovranno spegnere i neon, abbassare le serrande.
Le banche non avranno denari da prendere, ancor meno da dare.
L’erario senza il becco di un quattrino.
Non ce ne sarà più per nessuno.
Maledetto Reddito!
Proprio qui vi volevo.
Proprio queste condizioni limite lasciano intravedere la soluzione: i produttori che di redditi ne hanno, impossibilitati a produrre, rischiano di perderli; i commercianti hanno anch’essi liquidità che rischia di asciugarsi non potendo smerciare merci.
Eccola la soluzione: fornire Reddito di Scopo ai Consumatori in affanno affinché possano tornare ad esercitare il lavoro di consumo.
Et voilà si tornerà ad investire, si dovrà lavorare, produrre per dare corso a quella Domanda.
Quella domanda verrà esposta dentro vetrine luccicanti, le banche avranno depositi da prestare, quelli dell’erario contenti come pasque.
Banale eh!
Mauro Artibani
P.S. Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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Io, dietrologo per professione, di fronte alla crisi mi cruccio, mi indigno; cinicamente ipotizzo.
Puoi, tu Consumatore, tentare di resistere, acquistando oltre il possibile?
Non ti bastano i soldi e fai debito?
Perché, diavolo di un Consumatore, non presenti il conto se reggi tu il meccanismo economico?
Chi paga?
Ti pagano, ti pagano!
Smetti di acquistare, si andrà in deflazione; i prezzi scenderanno, tu avrai vantaggi di spesa.
Se resisti e attendi, scenderanno ancora e poi ancora.
Con la deflazione le merci costeranno meno, recupererai capacità di spesa.
Et voilà: un Reddito da Consumo contrattato.
Contrattato si, perché sarai tu e per il tuo tornaconto economico a decidere quando, quanto e come acquistare.
Un consiglio: scordati il debito.
Se c’è deflazione il Valore del denaro da restituire aumenta: non è un bel vedere!
Mauro Artibani
P.S. Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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C’è ancora nebbia fitta nell’aria che non lascia scorgere con nitidezza l’efficacia delle azioni, dei fatti, delle soluzioni proposte per contrastare la crisi economica.
Stimoli fiscali e monetari, disponibilità di credito vanno per la maggiore; misure insomma che facciano aumentare la spesa dei Consumatori.
Perché sgravi fiscali?
Buon dio, per aumentare il reddito disponibile, cos’altro sennò? Con quell' incentivo finanzio il reddito e, da buon consumatore-contribuente, consumo.
Perché stimoli monetari?
Semplice: per integrare il reddito a sostegno dell’espansione della domanda.
Perché maggiore disponibilità di credito?
Per mettere pezze al debito, continuando a fare debito.
Ma che cacchio di soluzioni sono queste: coperte corte che lasciano i piedi al freddo.
Se torna a crescere l’inflazione, cresce il costo del denaro da restituire; con la deflazione cresce, invece, il valore di quel denaro. Brrrrrrr!
Se il debito pubblico si fa insostenibile, verremo richiamati all’ordine contributivo. Brrrrrrr!
Se tutto questo accade, chi metterà le pezze?
Ma come chi, i Consumatori, chi altri sennò?
Un new “new deal” dei Consumatori. Buono per chi investe, chi produce, chi lavora, chi commercia; pure per gli esattori, insomma per tutti.
Essipperchè se i Consumatori consumeranno ci sarà chi investirà per produrre, ci sarà chi vorrà produrre, ci sarà bisogno di lavoro per produrre e chi vorrà commerciare quel prodotto; rimpingueremo pure le casse erariali, anche gli altri dovranno farlo!
Per sostenere questo ruolo salvifico, occorre andare oltre il debito. Occorre denaro, reddito, piccioli, cash per compensare il valore produttivo delle azioni messe in campo, per retribuire quel Lavoro di Consumo; per garantirne la continuità, al riparo da rovesci congiunturali.
Chi altri potrà fare di più e meglio?
Dare ai Consumatori quel che è stato fin qui dei Cesari, questo quel che occorre.
Potrà Cesare sottrarsi?
Mauro Artibani
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La crisi finirà?
Certo, magari saremo più poveri perché quel maledetto debito non potrà più essere consentito, l'allegro credito neanche; tra Reddito e Consumi occorrerà trovare un diverso equilibrio; verrà comprensibilmente generata meno ricchezza, meno soldi da distribuire, insomma, meno PIL per tutti.
Egregi Consumatori, non tutto il male vien per nuocere, avremo forse meno sfizi, più spazi, meno inghippi, più tempo, meno stress; qualche sbadiglio e un po’ di noia.
A meno che,
a meno che non ci venga retribuito il Consumo di Eccesso.
Si, quello d'eccesso, proprio quello con cui si è prodotto ricchezza; che ha fatto crescere il PIL, a cui si è potuto dar corso con l’eccesso di debito, che ha ingolfato il credito; quello che ha prodotto sprechi, inquinamento, che ha speso la nostra esistenza a fare la spesa.
Signori l’occasione è ferma e risoluta.
Dovrete decidervi: la crisi morde, il tempo stringe e noi potremmo scegliere il fare probo.
Mauro Artibani
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Si è tentato, con il concorso attivo dei Consumatori, di fare di ogni cosa commercio, poi di smerciare ogni commercio. Per fare questo si è andati oltre il reddito, oltre il debito, oltre il credito et voilà: «L'economia globale calerà con ogni probabilità quest'anno per la prima volta dalla seconda guerra mondiale e la crescita sarà di almeno 5 punti percentuali al di sotto del suo potenziale». Questo prevedono gli economisti della banca mondiale nel rapporto preparato in vista del G20 dei ministri finanziari, in programma sabato a Londra. «La produzione industriale a livello globale per la metà del 2009 sarà scesa fino al 15% sotto i livelli di un anno fa e il commercio mondiale rischia di registrare il suo maggiore declino in 80 anni, con perdite molto significative nell'Estremo Oriente».
Signori attenzione, si prospetta per noi Consumatori un'occasione niente affatto trasurabile per uscire dalla crisi economica.
Bisogna commerciare la salvezza del commercio, non possiamo sottrarci.
Non paghi di aver dato fondo alle risorse economiche per sostenere la crescita, possiamo mettere all'asta la nostre istanze, le nostre attitudini, financo i nostri stili di vita tanto appetiti dai nostri estimatori.
Si, le risorse: istinto, ingordigia, cupidigia e prodigalità che sono il nostro vanto.
Il valore di questo armamentario: un tesoro.
Si un tesoro in grado di far tornar a splendere il sole, sta qui in bella mostra: acquistiamo ben oltre il bisogno, smaltiamo per far riprodurre, impieghiamo fiducia, utilizziamo il nostro tempo, l'attenzione pure i nostri denari.
Tutto questo ha reso prospero il commercio; questa la nostra merce.
Lotti di merci preziose per rifocillare il nostro reddito.
Signori l'asta è avviata: chi offre di più?
Mauro Artibani
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Quale individuo della specie umana in modo pressocchè costante impiega tempo, attenzione, perizia, nel suo fare quotidiano di consumo e per cotanto fare, paga?
Quale individuo della specie umana che nel suo fare, pressoché costante, genera crescita economica riceve in cambio Debito?
Quale individuo della specie umana in modo pressoché costante per sostenere quella crescita si approvvigiona in eccesso, spreca, inquina?
Quale individuo della specie umana, che acquista per dare ristoro ai bisogni, più che nutrirsi ingrassa, più che vestirsi sfoggia la moda, più che informarsi sperpera conoscenza?
Già chi può fare, disporre, impiegare, quotidianamente ed in modo pressoché costante il dovere, la responsabilità, la tenacia, l’insipienza e la sregolatezza?
Chi altri se non i Consumatori?
Noi, conformati da un istanza tecnica dell’esistere che avviluppa e sovrasta quella umana: pressappoco elettrodomestici.
Il precetto esistenziale: la vita spesa a fare la spesa!
Ma porc... siamo operatori di mercato; la nostra azione produce, con l’acquisto, il 70% del PIL.
Di più, con la nostra azione di consumazione forniamo l’impulso per la nuova produzione e continuità alla crescita economica.
Finiamola! Il dilettantismo apatico dei consumatori mortifica la nostra psiche acquirente.
Occorre un nuovo Fare per i Consumatori, andare oltre L'acquisto: la Domanda comanda.
Il Professional Consumer per esempio: colui che sappia gestire al meglio le prerogative di ruolo; che sappia utilizzare le proprie risorse per stare sul mercato; dosare il tempo impiegato e l’attenzione; declamare a voce alta le nostre virtù, esporre la nostra forza; rendere manifesta l’urgenza di veder compensato l’utilizzo del nostro merito.
Basta debito, vogliamo reddito.
Fare tutto questo senza proclami né clamori.
Chi ha orecchie per ascoltare ed occhi per vedere se ne avvedrà, sorrideranno, nicchieranno poi vedrete, verranno a cercarci.
Mauro Artibani
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Se il Reddito non è in grado di sostenere la Domanda, il meccanismo economico non è “en panne”: si deve rifare daccapo.
Lo squilibrio non fa sconti
Maggiore l’Offerta, maggiore la Domanda = Ricchezza.
Quando invece l’offerta si fa insostenibile per il reddito a disposizione, viene prodotto debito altrettanto insostenibile: questo il punto della crisi.
Per uscirne o si riducono i consumi, rendendo così sostenibile il reddito, o si aumenta il reddito per sostenere i consumi e smaltire l’offerta.
Possiamo girare e rigirare i fatti: non si intravedono terze vie.
Un adagio recita: “nessuno regala denari”.
Ecchì vuole regali! Abbiamo lavorato a più non posso per smaltire la domanda.
Lavorato, si lavorato impiegando Tempo, Attenzione; ci siamo pure informati; fiduciosi, abbiamo esportato fiducia a tutta la filiera produttiva; abbiamo impiegato i nostri denari fino a sprecare merci, ad inquinare fino ad impallarci: non è lavoro questo?
Quel denaro: guadagnato!
La soluzione, reddito per il Lavoro di Consumo, appare equa.
Diminuire invece i consumi porterebbe ad una riduzione dell’offerta e ad una diminuzione dei redditi per tutti.
Soluzione equa pure questa: soffriremmo la fame tutti, proprio tutti.
Qui prodest?
Mauro Artibani
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Quale crisi?
E' in crisi il meccanismo di generazione della ricchezza, quel meccanismo che per potersi sostenere ha finito con il produrre lavoro precario, redditi insufficienti, relazioni umane lacerate, inquinamento; in ultimo, smentendo clamorosamente la sua mission, debito.
Un'economia delle diseconomie da revisionare, buttare o da sostituire?
Questo sarà il dilemma che assillerà il dibattito economico-politico dei prossimi tempi.
I tempi stringono però, occorre mettere pezze.
Una facile facile.
Se venisse riconosciuto alla pratica del consumare l'esercizio di lavoro si otterrebe un reddito; la sempiterna pratica del consumare renderebbe istituto il lavoro a tempo indeterminato, altro che precarietà.
L'etica del lavoro troverebbe il modo di fare i conti con l'ambiente; la solidarietà nelle relazioni di lavoro potrebbe mitigare le solitudini; con due redditi poi potremmo rimettere i nostri debiti e ricominciare daccapo.
Sarà pure una pezza, che pezza però!
Mauro Artibani
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Toh, il bisogno, il tanto bistrattato bisogno con questa crisi torna a farsi prepotente.
La fa da padrone: esilia piacere, emozione, passione che avevano accompagnato, deliziando fin qui, la nostra vita.
Co 'sta crisi ho sicuramente bisogno di mangiare, non di ingrassare; di abbigliarmi, non di vestire alla moda; per essere informato bastano le free press; per comunicare, il telefonino vecchiotto è okkei; altro che fitness, per stare in forma basta camminare.
La crisi questo fa. Io mi adeguo, altri si stanno adeguando.
La Domanda scende, non ce la faccio a sostenerla, va tutto in vacca.
Un domanda allora: non è che si sia preteso di sostenere questa Domanda di tutto con redditi insufficienti?
Di retorica in retorica, altra domanda: non è che questo meccanismo produttivo, fatto per produrre ricchezza, oggi sia in grado di generare solo debito?
Ah bè allora, se la domanda non comanda, l’offerta deperisce e finisce nel bel mezzo di un’altra rima:
con i redditi randagi si fa strage di seguaci
per campare occorre soldo
se assoldati torneremmo tra i beati.
Ci faremmo allor gran vanto proprio tanto consumando
per cotanto adeguamento si fa tanto movimento.
Fieri?
Si ma stanchi pure, del gran far che fa scintille
si vabbè però che P.I.L.LE
Mauro Artibani
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Egregi leaders del G7, del G8, del G20, del G etc. etc.,
vi scruto, vi ascolto, prendo appunti ma:
Non vi è chi non veda che per garantire quella crescita economica, della quale siete garanti, il consumare debba darsi indifferibile.
Non vi è chi non veda che per dar corso a cotanta indifferibilità i Consumatori debbano mettere in campo il loro Tempo sottratto al tempo libero, l’Attenzione per dipanare l’offerta, il Denaro per smaltire il prodotto, la Fiducia prodroma alle fiducie altrui, necessaria per investire, per produrre, per commerciare, per……
Non vi è chi non veda che tale impiego di risorse renda esplicito un esercizio di Lavoro.
Non vi è chi non veda che, a fronte di tale lavoro, non si rintraccino redditi idonei a dare ristoro alla pratica e magari supporto alla Domanda.
Non vi è chi non veda come il Debito, surrogato di un insufficiente reddito da lavoro, abbia sostenuto egregiamente, per almeno 15 anni, il meccanismo economico.
Non vi è chi non veda che il Credito, surrogato del debito, abbia fatto altrettanto fino a fare SBOOM.
Non vi è chi non veda come quello stesso meccanismo economico che per decenni ha generato ricchezza, generi oggi debito.
Non vi è chi non veda come il tallone di Achille di tutto questo stia in quel reddito insufficiente, non nel credito creativo.
Chiarissimi, il problema sta tutto in quell’insufficienza che incaglia il meccanismo produttivo; sta qui pure la soluzione: fornire ristoro economico a chi lavora consumando.
Non oboli, né social card, nemmeno bonus: REDDITO.
Solo a Voi questo ordine di vedere sembra far difetto: con sguardi appannati proponete sgravi fiscali e politiche anticicliche finanziate da casse statali strozzate dal debito.
Lucido sguardo invece per rintracciare responsabilità a cui opporre standars etici che potranno avere ragione e corso solo dopo che si sarà diradata la nebbia che avvolge tutto.
Intanto, occhio alla penna.
Mauro Artibani
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Al World Economic Forum 2009 di Davos , il premier cinese Wen Jiabao, occupa il centro della scena:
«Bisogna ritrovare un equilibrio tra manifattura e finanza,tra chi consuma e chi risparmia. Solo così la primavera è dietro l'angolo e l'inverno passerà».
Prosa limpida, toni enfatici in questa epica orientale.
Personaggi e interpreti: le formiche cinesi, le cicale yankees.
La Cina produce Offerta, consuma poco = Risparmio.
Gli USA producono Domanda superiore alla loro capacità di spesa = Debito.
Questo lo squilibrio: la crisi.
Un nuovo equilibrio, dice Wen?
Fattomi più realista del re, mi metto a caccia di equilibri.
1 – I consumatori yankees, con redditi insufficienti, si fanno avari; quelli cinesi prodighi. Si produce quindi una riduzione del PIL USA da compensare con un aumento di Offerta al mondo. Impossibile, a fronte di un sistema inabile alle esportazioni.
2 – Il piano Obama prevede sgravi fiscali e politiche keynesiane per fornire lavoro e reddito agli stremati Consumatori, propensi però ad acquistare le convenienti merci cinesi. Barriere daziali allora. Già! E se i cinesi non finanziano più quel debito sempre più grande?
3 – I cinesi finanziano il Reddito per il consumo nazionale con il surplus di bilancio; si sfiancano e, finchè dura, si salvano. Gli americano no, il mondo neppure.
Ipotesi mistiche, accipicchia. Difficile scorgere l’equilibrio.
Nell’irrealismo delle ipotesi però si mostra lampante una costante: il Reddito, o meglio, l’insufficienza di quel Reddito per sostenere la Domanda, causa prima della crisi.
Riequilibrare questo squilibrio, sta qui un nuovo equilibrio.
Nel mondo sviluppato vivono consumatori che mancano di reddito adeguato per far fronte al carico di consumo necessario per generare ricchezza; sorte analoga per i consumatori dei paesi in via di sviluppo: poco reddito per dar corso alla pratica del consumo, per saldare le differenze rispetto al mondo abbiente. E che dire degli abitanti del terzo mondo? Con un reddito di 1 $ al giorno ma quale ricchezza!
Riconoscere allora, nell’esercizio obbligato del consumo, un Lavoro a garanzia della crescita economica risulta un punto di equilibrio possibile.
Toh! Con un tal lavoro di consumo si rigenera la produzione, si rigenera il lavoro, si ri-rigenera la ricchezza, la si distribuisce.
Non un’opzione: una necessità.
Il Reddito da Consumo: un doppio Ristoro.
A chi parrebbe di poter scorgere così un nuovo equilibrio di sistema, scorga. Scorga pure.
Mauro Artibani
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